Bocciato il lodo Alfano, viola gli articoli 3 e 138 della Costituzione. Le reazioni in Sardegna

08.10.2009

Il lodo Alfano è stato totalmente bocciato per violazione dell’articolo 138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale - e non ordinaria – per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Violato anche l’articolo 3. Lo ha deciso a maggioranza (9 a 6) la Corte Costituzionale. Saranno riaperti i due processi a carico di Berlusconi per corruzione dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

I media stranieri - Massiccia la presenza di giornalisti stranieri alla Consulta per l’udienza sul Lodo Alfano: 13 le testate di quotidiani accreditate. Tra questi il New York Times. Poi, anche dieci agenzie di stampa tra cui France Press, Associated Press, Reuters, e Bloomberg. Per le Tv sono presenti i 3 canali svizzeri in lingua francese, tedesca e italiano, i 2 canali tedeschi, la Cnn,l’Associated Press tv e Bloomberg.

 

Le reazioni in Sardegna.

Renato Soru, ex presidente della Regione, consigliere regionale del Pd: “La legge è uguale per tutti”.

Guido Melis, deputato del Pd: “Come volevasi dimostrare. Il Lodo Alfano, cioè lo scudo per impedire i processi di Berlusconi, è incostituzionale. Lo avevamo detto sino alla nausea, noi del Pd, in tutte le sedi e in particolare in parlamento. Ora la Corte boccia il Lodo perché viola il principio di eguaglianza e comunque non avrebbe potuto essere adottato se non ricorrendo alla particolare procedura della legge costituzionale. Siamo ancora uno Stato di diritto, dunque. Dove i cittadini sono tutti eguali davanti alla legge e non è vero – come ha detto ieri l’avvocato del premier Ghedini – che la legge si deve applicare in modo diseguale”.

Emanuele Sanna, ex deputato, ex presidente del Consiglio regionale: “Nonostante le pressioni vergognose da parte di esponenti istituzionali del Popolo delle libertà e della Lega contro organismi di garanzia come la Consulta, mi conforta che sia stato ripristinato il diritto che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Questa sentenza onora l’Italia in campo internazionale, la rende un Paese di civiltà giuridica”.

Pietro Soddu, ex deputato, ex presidente della Regione: “Come dicevano a Berlino in questo Paese c’è ancora un giudice. Una bella notizia non tanto nel merito quanto per la dignità dell’ordinamento e per il riequilibrio dei poteri. I cittadini sono uguali davanti alle legge, lo è anche il presidente del Consiglio”.

Giampaolo Diana, consigliere regioinale Pd: “Dio c’è. E c’è l’Italia, patria del diritto”.

Massimo Deiana, preside di Giurisprudenza, Cagliari: “Si tratta di una salutare affermazione del diritto, della ragione, della giustizia sull’arroganza di un potere troppo spesso rozzo e incolto. La Corte ha ribadito un principio sacrosanto in uno Stato di diritto: la deroga a un principio fondamentale della carta costituzionale, come l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, deve essere largamente condivisa e meditata. Per garantire l’ampiezza del consenso e la necessaria meditazione è necessario intervenire con una legge costituzionale, che necessita di ampie convergenze parlamentari e della doppia lettura conforme a distanza di un congruo lasso di tempo. Si tratta di una regola equa e ragionevole, ma soprattutto di una regola. Che era stata (come tante e come troppe) deliberatamente ignorata al momento dell’approvazione della legge ormai nota come lodo Alfano.
Grazie alla decisione della Corte Costituzionale oggi l’Italia è un Paese che può tornare guardare con maggiore rispetto e fiducia alle proprie istituzioni fondamentali. A prescindere da chi potrà essere processato o meno, a prescindere dalle conseguenze politiche che la decisione potrà avere, oggi è veramente una bella giornata per il diritto e per tutti quelli che da esso vengono guidati nella loro esistenza e nel loro agire”.

Gianmario Demuro, ordinario di Diritti Costituzionale, università di Cagliari: “La Corte ristabilisce il diritto degli eguali, ricordando a tutti che le situazioni eguali devono essere trattate in modo eguale. Un principio chiaro sin dalla rivoluzione francese. Un sentenza che  rifonda la legalità costituzionale perduta”.

Paola Piras, poreside di Scienze politiche, Cagliari: “Il pensiero corre a Calamandrei e alla ‘fede nel diritto‘: la decisione della Consulta rispetta il principio che le leggi sono uguali per tutti a conferma della virtù civilizzatrice del diritto”.

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