Ghedini, Pecorella e la nobile arte di salire sugli specchi

07.10.2009

Gli avvocati del premier si stanno esibendo in un gioco retorico privo di fondamento: sostenere che la Costituzione si possa adattare alle necessità di una sola persona

Come si fa a sostenere e magari far sentenziare che (cito testualmente l’avvocato Ghedini) «la legge è eguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione»? L’avvocato Gaetano Pecorella è stato ieri un maestro in questo genere di esercizio retorico, altrimenti definibile come arrampicata in stile libero sugli specchi. Secondo l’avvocato del presidente del Consiglio la forma di governo in Italia è negli ultimi anni drasticamente cambiata. In virtù della legge elettorale sulla cui scorta votiamo liste con indicazione in testa del candidato premier, la figura del presidente eletto è diventata “apicale”, profondamente diversa da quella tradizionale del vecchio presidente del Consiglio ( primus inter pares). Discende da questa trasformazione di fatto un di più di garanzie (e tutele) del quale il premier dev’essere necessariamente munito. Egli pertanto non può più essere processato, per lo meno nel periodo di esercizio della carica, il che giustificherebbe pienamente il Lodo Alfano che direttamente lo protegge. Tesi suggestiva, che certo coglie una dinamica della prassi istituzionale sotto gli occhi di tutti. Tra Prima e Seconda Repubblica (posto che questa distinzione giornalistica sia valida sul piano giuridico) il sistema politico si è evoluto (o involuto) nella direzione indicato da Pecorella. Ma il sistema costituzionale? Si consenta, ci consenta l’ardito arrampicatore sugli specchi, di dubitarne. L’Italia è e resta – a rigore di Costituzione vigente, sinché non decidiamo di adattarla (e nelle forme dovute) – una Repubblica parlamentare. Il presidente “eletto” (come amano dire i neopresidenzialisti) riceve l’incarico dal capo dello Stato e deve ottenere il voto (e poi il costante sostegno) della maggioranza parlamentare. Se perde questa maggioranza, e cade, non è automatico che si ritorni alle urne, ma spetta al presidente della Repubblica sperimentare se esistano nel quadro politico altre soluzioni. Può non piacere (non piace a molti, e non necessariamente solo a destra) ma tale è la forma di governo vigente, ed è per questo motivo che non si possono inventare forme di tutela o immunità penali che la Costituzione esclude, in particolare per reati extrafunzionali. I Ghedini, i Pecorella vorrebbero convincerci che è la politica, con la forza delle sue investiture popolari e delle sue maggioranze, a disegnare le regole del gioco, forgiandole ogni volta a seconda del profitto del vincitore. Non è così, invece, sin quando vigono la divisione dei poteri e il regime parlamentare: le regole sono sacre, e non sono nella disponibilità della maggioranza del momento, per quanto essa possa apparire forte e duratura. E lo Stato di diritto, con buona pace degli avvocati del premier, è ancora, per fortuna, una realtà vitale. 

Di Guido Melis, Deputato Pd e docente di Storia delle Istituzioni all’Università la Sapienza di Roma

L’Unità