02.12.2009
GOVERNO: MELIS (PD), ANDRO’ AL ‘NO B-DAY’ =
Roma, 2 dic. – (Adnkronos) – “Sabato andro’ anch’io, come molti militanti del Pd, in piazza San Giovanni a Roma, al ‘No B day’. Ho deciso di farlo dopo avere sperato invano sino ad oggi che il mio Partito, uscendo da un’incomprensibile esitazione, assumesse ufficialmente la stessa decisione’. Lo dichiara il deputato del Pd Guido Melis.
“Il gruppo dirigente ha traccheggiato per un mese circa. Ha prima dichiarato che si va solo alle manifestazioni che si indicono come partito, poi che i partiti ‘fanno politica’ nelle sedi deputate e non nelle piazze, poi che in fondo si puo’ andarci ma non in via ufficiale, poi che e’ bene andarci ma individualmente .prosegue Melis-. E’ la nostra gente, quella che ci vota e ci chiede di rappresentarla. Quella che pretende da noi coerenza, comportamenti etici irreprensibili, corrispondenza tra le parole e i fatti’.
(Pol/Ct/Adnkronos) 02-DIC-09 16:17
02.12.2009
No B-Day, Melis (Pd): Sabato anche io in piazza
Roma, 02 DIC (Velino) – “Sabato andro’ anch’io, come molti militanti del Pd, in piazza San Giovanni a Roma, al No B. Day. Ho deciso di farlo dopo avere sperato invano sino ad oggi che il mio Partito, uscendo da un’incomprensibile esitazione, assumesse ufficialmente la stessa decisione”. Lo dichiara il deputato Pd Guido Melis, secondo il quale “il gruppo dirigente ha traccheggiato per un mese circa. Ha prima dichiarato che si va solo alle manifestazioni che si indicono come partito, poi che i partiti ‘fanno politica’ nelle sedi deputate e non nelle piazze, poi che in fondo si puo’ andarci ma non in via ufficiale, poi che e’ bene andarci ma individualmente. E’ la nostra gente, quella che ci vota e ci chiede di rappresentarla. Quella che pretende da noi coerenza – termina Melis -, comportamenti etici irreprensibili, corrispondenza tra le parole e i fatti”. (com/gas) 021507 DIC 09 NNNN
26.11.2009
CUCCHI: MELIS, BUROCRATISMO TRA CAUSE MORTE STEFANO
(ANSA) – ROMA, 26 NOV – ‘La nostra impressione e’ che nell’ area detenuti dell’ospedale Sandro Pertini la burocrazia si affermi sulla ragione umana e sul buonsenso. E’ il burocratismo una delle ragioni della morte di Stefano Cucchi’. E’ quanto ha detto nel corso di una conferenza stampa alla Camera il parlamentare Guido Melis, che questa mattina, insieme con i colleghi Renato Farina, Melania Rizzoli, Rita Bernardini e Jean-Leonard Touadi’ ha visitato la struttura detentiva dell’ ospedale dove lo scorso 22 ottobre e’ morto Stefano Cucchi, parlando con medici, infermieri e responsabili.
Melis e Rizzoli hanno riconosciuto come, sebbene in sottorganico, la struttura sia ‘piu’ che dignitosa e mediamente molto pulita, con camere singole che differiscono da quelle d’ospedale solo per la porta ferrata’. Ma ci sono punti poco chiari, ha affermato Melis, in particolare ‘il tempo che trascorre tra la morte di Cucchi e l’avviso alla famiglia, per cui non ci sono state date spiegazioni convincenti’ e ‘il mancato accesso dei parenti alle informazioni sullo stato di salute di Stefano’. ‘Ho chiesto da settimane copia del famoso protocollo Amministrazione penitenziaria-Asl che lo vieterebbe – ha detto il coordinatore del comitato ‘Verita’ per Stefano Cucchi’ Luigi Manconi – ma non ce n’e’ traccia. Ho il timore che tutti lo citino, ma che esso non esista’.(ANSA).
26.11.2009
Cucchi è passato per 5 medici e nessuno ha denunciato le botte. Un altro morto a Regina Coeli
Conferenza stampa del Comitato per la verità sulla morte del ragazzo. Le accuse.
Un’altra morte “sospetta” a Regina Coeli
Per il caso Cucchi un interrogatorio bis nei prossimi giorni
Farefuturo, la fondazione di Fini: per Stefano omaggio alla memoria
Cosa può fare adesso la società per Stefano Cucchi? “Giustizia, prima di tutto. Ma ecco che l’idea di un riconoscimento alla memoria per Stefano, infine, potrebbe essere un segnale ufficiale che lo Stato dà a un suo cittadino che ha avuto la sfortuna di imbattersi in esecutori vigliacchi di una legge che non esiste”: così Farefuturo, il periodico on line dell’omonima Fondazione presieduta da Gianfranco Fini, nel lungo articolo dedicato al giovane romano.
Che più avanti spiega: “Un riconoscimento alla memoria, dunque, perché da oggi tutto il paese non potrà non avercene una ricordando quello che ha subito quel povero ragazzo. Proprio da quello Stato che doveva proteggerlo. Non solo giudicarlo”.
Cucchi è un eroe, immigrati e drogati sono sempre persone
Antonio Rapisarda, nel suo pezzo, definisce Cucchi un “eroe di fatto”.
“Un eroe suo malgrado – si legge - come tanti in un’epoca in cui le guerre non si fanno più ma si subiscono. Un eroe insieme e grazie alla sua famiglia che con coraggio e determinazione ha portato davanti a tutti l’evidenza di una storia dai tratti parossistici. Una storia paradigmatica, però, che preannuncia forse un cambio di registro non solo nel mondo delle carceri ma anche nell’approccio della società verso alcune categorie che troppo sbrigativamente vengono derubricate come “emarginate”.
Ecco poi che l’argomento suscita una riflessione sul tema dell’immigrazione tanto caro al presidente della Camera: “Vuoi che siano ragazzi con problemi connessi alla droga, o con problemi di violenza o immigrati: sempre ‘persone’ sono e da tali devono essere trattate”, si legge su Farefuturo.
Dopo la riesumazione lesione non rilevate
Si capirà se i segni sono bruciature di sigarette
Gli accertamenti medico-legali disposti dalla procura di Roma dopo la riesumazione del corpo, cominciati ieri nell’istituto di Medicina legale dell’Università La Sapienza, serviranno a fare chiarezza anche sui segni sul coropo che si pensa essere bruciature di sigaretta.
Il corpo di Stefano non verrà riconsegnato alla famiglia, quindi, prima della prossima settimana.
24.11.2009
Carcere Alghero sul tavolo di Alfano
Dettagliata interrogazione sulle condizioni in cui versa la struttura penitenziaria di Alghero, presentata al Ministro della Giustizia dall´onorevole sassarese del Partito democratico Guido Melis
ALGHERO – Il Carcere circondariale di Alghero, come gran parte degli istituti penitenziari sardi, versa in condizioni critiche, specialmente per le gravi deficienze che vi si riscontrano nel personale addetto, in particolare, oltre che negli educatori e negli pscicologi, in quello della Polizia penitenziaria. A scrivere al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo le lamentele dei sindacati di polizia penitenziaria, è l’onorevole sassarese Guido Melis, che lunedì ha presentato una dettagliata interrogazione in Parlamento.
Il 14 luglio 2009 nel carcere si è verificato il suicidio del detenuto Eugenio La Ferla, 32 anni, di Vibo Valentia, Calabria, arrestato poco tempo prima dalla Polizia di Sassari all’interno di un’inchiesta su un traffico internazionale di droga – ricorda Melis – al momento in attesa di giudizio, impiccatosi legando un lenzuolo alle grate della cella senza che nessuno abbia potuto impedirlo;
Nel 1998 – sottolinea l’onorevole del partito democratico – quando fu aperto l’Istituto, esistevano tre sole sezioni detentive aperte con la presenza di 90 detenuti e 110 unità di personale; oggi, data la rilevanza via via assunta dal carcere, esistono 7 sezioni, con 235 detenuti e appena 77 unità di personale. «Con questo organico ridotto occorre farsi carico della sorveglianza ma anche, contemporaneamente, delle attività trattamentali necessarie per stemperare un po’ la tensione: corsi scolastici (scuola alberghiera), corsi di falegnameria, biblioteca, panetteria e tipografia; inoltre delle visite ospedaliere e naturalmente delle traduzioni in tribunale».
Secondo Guido Melis, è urgente procedere alla rideterminazione della pianta organica, e comunque all’attuazione immediata di quella vigente, e ciò per evidenti ragioni connesse con il buon svolgimento del servizio e con l’effettuazione se non a livelli ottimali per lo meno a livelli ordinari delle funzioni di custodia. Melis chiede al Ministro Alfano di provvedere, con gli opportuni provvedimenti immediati, ad assicurare l’attuazione dell’organico vigente e altresì di provvedere al suo allargamento onde corrispondere alle accresciute esigenze dell’Istituto.
15.11.2009
Petizione per l avvicinamento dei detenuti
la Nuova Sardegna — 15 novembre 2009 pagina 26 sezione: SASSARI
13.11.2009
INTERCETTAZIONI: A SASSARI CONVEGNO SU DDL ALFANO E STAMPA
(AGI) – Sassari, 13 nov. – Se la legge Alfano sulle intercettazioni fosse stata in vigore ai tempi di Mani pulite, il pool di Milano non avrebbe potuto lavorare per scoprire la corruzione del Paese nei primi anni Novanta. L’hanno detto oggi a Sassari i deputati Guido Melis e Donatella Ferranti (PD) e Federico Palomba (IdV), assieme a Elias Vacca, responsabile nazionale Giustizia del PdCI, presentando in una conferenza stampa il convegno “Intercettazioni, ddl Alfano e liberta’ di stampa”, che si terra’ stasera nella sala conferenze dell’hotel Grazia Deledda a Sassari.
Il convegno, organizzato da Partito Democratico e Italia dei Valori e cui partecipera’ anche l’europarlamentare Luigi De Magistris (IdV), analizzera’ gli effetti del disegno di legge sulla Giustizia, approvato dalla Camera e in arrivo al Senato.
“Il provvedimento, passato a colpi di fiducia come da prassi per questo governo – ha ricordato Melis – rappresenta un attacco grave alla liberta’ di stampa e alla democrazia”. Il convegno di oggi, hanno spiegato gli organizzatori, non nasce “per caso, ma da una congiunzione fortunata sviluppata nel lavoro della commissione Giustizia della Camera”, di cui Palomba e’ vicepresidente. In quella sede, ha aggiunto lo stesso deputato dell’Italia dei Valori, e’ emersa una volonta’ comune di rappresentare, anche attraverso incontri come quello odierno, la contrarieta’ delle opposizioni a questo modo di governare, inteso come una vera “emergenza democratica”.
Interverranno ai lavori, dalle 16, anche la giornalista Maria Francesca Chiappe, presidente dell’Unione Cronisti Sardi e Giommaria Uggias, europarlamentare dell’Italia dei Valori.
Presentera’ l’avvocato Giovanni Isetta, responsabile Giustizia del Pd per Sassari e Provincia. L’incontro sara’ moderato da Alberto Statera, giornalista di Repubblica. AGI
02.11.2009
CARCERI: MELIS-TOUADI(PD),ALLARME DA TERAMO DOPO CASO CUCCHI
(ANSA) – ROMA, 2 NOV – ‘Restiamo allibiti nel sentire su internet l’audio del breve ma sconvolgente colloquio tra due guardie carcerarie del carcere di Teramo, nel quale si fa esplicita menzione al pestaggio di un detenuto’. Lo dichiarano i deputati del Pd Guido Melis e Jean-Leonard Touadi, membri della commissione giustizia della Camera, in una nota congiunta.
‘A solo pochi giorni dal caso di Stefano Cucchi, il ragazzo arrestato dai carabinieri e restituito ai familiari cadavere, con i segni inequivocabili di gravi percosse in ogni parte del corpo – affermano i due deputati Pd – ecco ora un altro segnale allarmante. Insomma: cosa sta succedendo nelle carceri italiane?
Temiamo che la situazione di sovraffollamento (63mila detenuti quando se ne potrebbero ospitare a stento 43mila), le drastiche riduzioni di personale ed altre gravi ristrettezze stiano dando luogo ad una tragica degenerazione di quelle condizioni minime di rispetto dell’uomo cui dovrebbe ispirarsi l’applicazione della pena’.
Touadi e Melis indicano anche responsabilita’ del governo: ‘Si continuano a non colpire i responsabili degli abusi, quasi che il carcere fosse diventata una zona franca dove i diritti costituzionali sono sospesi e i detenuti non fossero cittadini come gli altri, sebbene colpiti da una condanna (quelli che lo sono, perche’ piu’ della meta’ sono semplicemente in attesa di giudizio’. ‘Pretendiamo, nel caso Cucchi come nell’episodio di Teramo, il massimo di trasparenza – aggiungono i deputati del Pd – vogliamo sapere se l’Italia e’ diventata un Paese nel quale chi finisce in carcere, oltre a scontare come e’ giusto la pena cui e’ condannato, deve anche subire in silenzio pestaggi ed angherie di ogni genere’.(ANSA).
COM-PNZ 02-NOV-09 17:19 NNNN
02.11.2009
Carceri, Melis-Touadi’: Pestaggi a Teramo, e’ allarme degrado
Roma, 02 NOV (Velino) – “Restiamo allibiti nel sentire su internet l’audio del breve ma sconvolgente colloquio tra due guardie carcerarie del carcere di Teramo, nel quale si fa esplicita menzione al pestaggio di un detenuto”. Lo dichiarano i deputati del Pd Guido Melis e Jean-Leonard Touadi, membri della commissione giustizia della Camera, in una nota congiunta. “A solo pochi giorni di distanza dal caso di Stefano Cucchi – continuano -, il ragazzo arrestato dai carabinieri e restituito ai familiari cadavere, coi segni inequivocabili di gravi percosse in ogni parte del corpo, ecco ora un altro segnale allarmante. Insomma: cosa sta succedendo nelle carceri italiane? Temiamo che la situazione di sovraffollamento (63 mila detenuti quando se ne potrebbero ospitare a stento 43 mila), le drastiche riduzioni di personale e altre gravi ristrettezze stiano dando luogo a una tragica degenerazione di quelle condizioni minime di rispetto dell’uomo cui dovrebbe ispirarsi l’applicazione della pena”.
Touadi e Melis mettono anche in rilievo le responsabilita’ del governo: “Si continuano a non colpire i responsabili degli abusi, quasi che il carcere fosse diventata una zona franca dove i diritti costituzionali sono sospesi e i detenuti non fossero cittadini come gli altri, sebbene colpiti da una condanna (quelli che lo sono, perche’ piu’ della meta’ sono semplicemente in attesa di giudizio). Pretendiamo, nel caso Cucchi come nell’episodio di Teramo, il massimo di trasparenza: vogliamo sapere se l’Italia e’ diventata un paese nel quale chi finisce in carcere, oltre a scontare come e’ giusto la pena cui e’ condannato, deve anche subire in silenzio pestaggi ed angherie di ogni genere”. (com/mlm) 021737 NOV 09 NNNN
02.11.2009
CUCCHI. Melis e Touadì denunciano altro caso
Si tratta di un pestaggio avvenuto nel carcere di Teramo
«Restiamo allibiti nel sentire su internet l’audio del breve ma sconvolgente colloquio tra due guardie carcerarie del carcere di Teramo, nel quale si fa esplicita menzione al
pestaggio di un detenuto». Lo dichiarano i deputati del Pd Guido Melis e Jean-Leonard Touadi, membri della commissione giustizia della Camera, in una nota congiunta.
«A solo pochi giorni di distanza dal caso di Stefano Cucchi, il ragazzo arrestato dai carabinieri e restituito ai familiari cadavere, coi segni inequivocabili di gravi
percosse in ogni parte del corpo – affermano i due deputati Pd – , ecco ora un altro segnale allarmante».
«Insomma: cosa sta succedendo nelle carceri italiane? Temiamo che la situazione di sovraffollamento (63 mila detenuti quando se ne potrebbero ospitare a stento 43 mila), le drastiche riduzioni di personale ed altre gravi ristrettezze stiano dando luogo ad una tragica degenerazione di quelle condizioni minime di rispetto dell’uomo cui dovrebbe ispirarsi l’applicazione della pena».
Touadi e Melis mettono anche in rilievo le responsabilità del Governo: “Si continuano a non colpire i responsabili degli abusi, quasi che il carcere fosse diventata una zona
franca dove i diritti costituzionali sono sospesi e i detenuti non fossero cittadini come gli altri, sebbene colpiti da una condanna (quelli che lo sono), perchè più della metà sono semplicemente in attesa di giudizio».
«Pretendiamo – nel caso Cucchi come nell’episodio di Teramo – il massimo di trasparenza: vogliamo sapere se l’Italia è diventata un Paese nel quale chi finisce in
carcere, oltre a scontare come e’ giusto la pena cui è condannato, deve anche subire in silenzio pestaggi ed angherie di ogni genere», concludono.
Vita.it
28.10.2009
Risolta la contesa Enac-Sogeaal Decisivo l’intervento di Melis
ALGHERO. Un contenzioso tra l’Enac e la Sogeaal, che con un briciolo di buon senso si sarebbe potuto evitare, è stato risolto nel pomeriggio di ieri nell’aula di Montecitorio dove il sottosegretario ai Trasporti, onorevole Mantovani, ha dato risposta a una interrogazione presentata dal parlamentare sassarese, il professor Guido Melis, accogliendola di fatto, nel merito e nel principio.
La vicenda risale al 2000 quando l’Enac stipula con Sogeaal (società di gestione dell’aeroporto) una convenzione per ampliamento delle strutture nella quale è previsto che la consegna alla società aeroportuale avverrà a opere finite e collaudate in base a una serie di passaggi di proprietà (prima andranno al Ministero, poi da questo all’Enac, poi finalmente a Sogeal). Ma, per abbreviare i tempi, nel 2003 si trasferiscono le opere già pronte, che cominciano a funzionare determinando le abituali procedure concessorie. Nel caso specifico quella che riguarda gli spazi utilizzati dalla compagnia aerea AirOne. L’allora direttore locale dell’Enac, guarda caso il dottor Carlo Luzzati, attuale presidente della Sogeaal, eccepisce l’inesistenza di uno specifico atto di concessione e quindi AirOne non deve pagare alla società di gestione alcuna locazione. Si rimedia nel 2006, ma lasciando apparentemente «scoperto» il periodo 2003-2006, col risultato che Sogeaal si vede intentare causa dalla subconcessionaria Air One, che in quegli anni le ha pagato il canone. Una commissione Enac da però ragione a Sogeaal, disattentendo di fatto l’operato della direzione locale e anzi documenta che la società di gestione aveva le carte in regola sin dall’inizio.
«C’è voluta la mia interrogazione alla Camera perché l’Enac si decidesse a fare quel che doveva fare da tempo, firmando la concessione alla Sogeal delle opere realizzate all’aeroporto di Alghero- Fertilia», è il commento soddisfatto di Guido Melis, deputato del Pd, dopo che il sottosegretario ai trasporti Mantovani ha replicato alla sua interrogazione in aula, presentata il 13 maggio, sulle inspiegabili inadempienze dell’Ente nazionale per l’aviazione civile circa quello che era diventato ormai il “caso dell’aeroporto di Alghero”. «Inspiegabilmente – ha detto alla Camera dei deputati Melis – l’Enac lascia trascorrere diversi anni, col rischio che Sogeal perda la causa e venga condannata al rimborso». Finalmente, pochi giorni prima della discussione in aula, l’Enac ha firmato la sospirata concessione.
«Si sarebbe potuto fare molto prima, e senza andare in tribunale o dover investire del problema il Parlamento e soprattutto perdere tanto tempo – commenta ancora Melis -, mi domando se qualcuno non dovrebbe essere chiamato a risponderne». Un quesito legittimo, quello che si pone il parlamentare sassarese, dopo la conclusione di una vicenda intricata.
La Nuova Sardegna
08.10.2009
Bocciato il lodo Alfano, viola gli articoli 3 e 138 della Costituzione. Le reazioni in Sardegna
Il lodo Alfano è stato totalmente bocciato per violazione dell’articolo 138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale - e non ordinaria – per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Violato anche l’articolo 3. Lo ha deciso a maggioranza (9 a 6) la Corte Costituzionale. Saranno riaperti i due processi a carico di Berlusconi per corruzione dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.
I media stranieri - Massiccia la presenza di giornalisti stranieri alla Consulta per l’udienza sul Lodo Alfano: 13 le testate di quotidiani accreditate. Tra questi il New York Times. Poi, anche dieci agenzie di stampa tra cui France Press, Associated Press, Reuters, e Bloomberg. Per le Tv sono presenti i 3 canali svizzeri in lingua francese, tedesca e italiano, i 2 canali tedeschi, la Cnn,l’Associated Press tv e Bloomberg.
Le reazioni in Sardegna.
Renato Soru, ex presidente della Regione, consigliere regionale del Pd: “La legge è uguale per tutti”.
Guido Melis, deputato del Pd: “Come volevasi dimostrare. Il Lodo Alfano, cioè lo scudo per impedire i processi di Berlusconi, è incostituzionale. Lo avevamo detto sino alla nausea, noi del Pd, in tutte le sedi e in particolare in parlamento. Ora la Corte boccia il Lodo perché viola il principio di eguaglianza e comunque non avrebbe potuto essere adottato se non ricorrendo alla particolare procedura della legge costituzionale. Siamo ancora uno Stato di diritto, dunque. Dove i cittadini sono tutti eguali davanti alla legge e non è vero – come ha detto ieri l’avvocato del premier Ghedini – che la legge si deve applicare in modo diseguale”.
Emanuele Sanna, ex deputato, ex presidente del Consiglio regionale: “Nonostante le pressioni vergognose da parte di esponenti istituzionali del Popolo delle libertà e della Lega contro organismi di garanzia come la Consulta, mi conforta che sia stato ripristinato il diritto che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Questa sentenza onora l’Italia in campo internazionale, la rende un Paese di civiltà giuridica”.
Pietro Soddu, ex deputato, ex presidente della Regione: “Come dicevano a Berlino in questo Paese c’è ancora un giudice. Una bella notizia non tanto nel merito quanto per la dignità dell’ordinamento e per il riequilibrio dei poteri. I cittadini sono uguali davanti alle legge, lo è anche il presidente del Consiglio”.
Giampaolo Diana, consigliere regioinale Pd: “Dio c’è. E c’è l’Italia, patria del diritto”.
Massimo Deiana, preside di Giurisprudenza, Cagliari: “Si tratta di una salutare affermazione del diritto, della ragione, della giustizia sull’arroganza di un potere troppo spesso rozzo e incolto. La Corte ha ribadito un principio sacrosanto in uno Stato di diritto: la deroga a un principio fondamentale della carta costituzionale, come l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, deve essere largamente condivisa e meditata. Per garantire l’ampiezza del consenso e la necessaria meditazione è necessario intervenire con una legge costituzionale, che necessita di ampie convergenze parlamentari e della doppia lettura conforme a distanza di un congruo lasso di tempo. Si tratta di una regola equa e ragionevole, ma soprattutto di una regola. Che era stata (come tante e come troppe) deliberatamente ignorata al momento dell’approvazione della legge ormai nota come lodo Alfano.
Grazie alla decisione della Corte Costituzionale oggi l’Italia è un Paese che può tornare guardare con maggiore rispetto e fiducia alle proprie istituzioni fondamentali. A prescindere da chi potrà essere processato o meno, a prescindere dalle conseguenze politiche che la decisione potrà avere, oggi è veramente una bella giornata per il diritto e per tutti quelli che da esso vengono guidati nella loro esistenza e nel loro agire”.
Gianmario Demuro, ordinario di Diritti Costituzionale, università di Cagliari: “La Corte ristabilisce il diritto degli eguali, ricordando a tutti che le situazioni eguali devono essere trattate in modo eguale. Un principio chiaro sin dalla rivoluzione francese. Un sentenza che rifonda la legalità costituzionale perduta”.
Paola Piras, poreside di Scienze politiche, Cagliari: “Il pensiero corre a Calamandrei e alla ‘fede nel diritto‘: la decisione della Consulta rispetta il principio che le leggi sono uguali per tutti a conferma della virtù civilizzatrice del diritto”.
07.10.2009
| LODO ALFANO: MELIS (PD), CORTE RIPRISTINA ABC DEL DIRITTO | |||
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07.10.2009
Ghedini, Pecorella e la nobile arte di salire sugli specchi
Gli avvocati del premier si stanno esibendo in un gioco retorico privo di fondamento: sostenere che la Costituzione si possa adattare alle necessità di una sola persona
Come si fa a sostenere e magari far sentenziare che (cito testualmente l’avvocato Ghedini) «la legge è eguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione»? L’avvocato Gaetano Pecorella è stato ieri un maestro in questo genere di esercizio retorico, altrimenti definibile come arrampicata in stile libero sugli specchi. Secondo l’avvocato del presidente del Consiglio la forma di governo in Italia è negli ultimi anni drasticamente cambiata. In virtù della legge elettorale sulla cui scorta votiamo liste con indicazione in testa del candidato premier, la figura del presidente eletto è diventata “apicale”, profondamente diversa da quella tradizionale del vecchio presidente del Consiglio ( primus inter pares). Discende da questa trasformazione di fatto un di più di garanzie (e tutele) del quale il premier dev’essere necessariamente munito. Egli pertanto non può più essere processato, per lo meno nel periodo di esercizio della carica, il che giustificherebbe pienamente il Lodo Alfano che direttamente lo protegge. Tesi suggestiva, che certo coglie una dinamica della prassi istituzionale sotto gli occhi di tutti. Tra Prima e Seconda Repubblica (posto che questa distinzione giornalistica sia valida sul piano giuridico) il sistema politico si è evoluto (o involuto) nella direzione indicato da Pecorella. Ma il sistema costituzionale? Si consenta, ci consenta l’ardito arrampicatore sugli specchi, di dubitarne. L’Italia è e resta – a rigore di Costituzione vigente, sinché non decidiamo di adattarla (e nelle forme dovute) – una Repubblica parlamentare. Il presidente “eletto” (come amano dire i neopresidenzialisti) riceve l’incarico dal capo dello Stato e deve ottenere il voto (e poi il costante sostegno) della maggioranza parlamentare. Se perde questa maggioranza, e cade, non è automatico che si ritorni alle urne, ma spetta al presidente della Repubblica sperimentare se esistano nel quadro politico altre soluzioni. Può non piacere (non piace a molti, e non necessariamente solo a destra) ma tale è la forma di governo vigente, ed è per questo motivo che non si possono inventare forme di tutela o immunità penali che la Costituzione esclude, in particolare per reati extrafunzionali. I Ghedini, i Pecorella vorrebbero convincerci che è la politica, con la forza delle sue investiture popolari e delle sue maggioranze, a disegnare le regole del gioco, forgiandole ogni volta a seconda del profitto del vincitore. Non è così, invece, sin quando vigono la divisione dei poteri e il regime parlamentare: le regole sono sacre, e non sono nella disponibilità della maggioranza del momento, per quanto essa possa apparire forte e duratura. E lo Stato di diritto, con buona pace degli avvocati del premier, è ancora, per fortuna, una realtà vitale.
Di Guido Melis, Deputato Pd e docente di Storia delle Istituzioni all’Università la Sapienza di Roma
21.09.2009
Franceschini: «Più coraggio in politica»
Attacco dell’ex presidente al centrodestra: «Svende l’ambiente e chiude l’industria»
SASSARI. Nonna Angiolina era di Sassari, «ecco perchè ho la testa dura». La confessione di Dario Franceschini manda per la seconda volta in visibilio il popolo del Pd, che poco prima si è spellato le mani di fronte a un Renato Soru inedito: sul palco con un balzo atletico.
Il terzo boato arriva quando Franceschini e Soru si abbracciano e il segretario nazionale del Pd dice di essere «molto orgoglioso del sostegno di Renato e della candidatura di Francesca Barracciu». Donna in carne e ossa, «non come quella ragazza ritratta nel manifesto della mozione Bersani-Lai – dice il deputato del Pd Guido Melis -. Noi nelle donne ci crediamo, siamo gli unici a farlo». E Francesca «è anche bella», grida un signore dal pubblico che riempie come un uovo l’auditorium della parrocchia di Mater Ecclesiae. Duecentocinquanta posti a sedere non bastano per tutti, accovacciati per terra ci sono tanti giovani. Anche fuori c’è il pienone. Renato Soru prende la parola subito dopo la Barracciu, che ha appena sottolineato il bisogno di unità, all’interno del Pd e di un centrosinistra lacerato dal fuoco amico: «Bersani parla di grandi alleanze, ricorda i fasti del passato ma tralascia le lotte intestine che ne hanno provocato la caduta. I contrasti vanno superati, dobbiamo puntare a cacciare la destra di Cappellacci e Berlusconi per tutelare gli interessi dell’Italia e della Sardegna, valorizzando la scuola pubblica e l’ambiente». Lui, Soru, al discorso sull’ambiente si riaggancia subito. «I nostri avversari dicevano frasi stupide tipo “pensano agli alberi e agli stambecchi e non agli uomini”. Nessuno di loro capiva che tutelare l’ambiente vuol dire garantirsi un futuro. La ricchezza della nostra isola non sono le aree sfruttate sino all’osso, ma quelle intonse. La Sardegna non può diventare un mega complesso industriale abbandonato o una distesa di case inutilizzate». Ancora: «Il piano casa dovrebbe chiamarsi “piano seconde case al mare”: non darà neppure un’abitazione in più, sarà solo uno strumento in mano agli speculatori». Poi l’affondo: «La chimica è morta, l’industria sepolta nonostante le promesse in campagna elettorale e le telefonate all’amico Putin. E oggi vogliono costruire una centrale nucleare in Sardegna». Ce n’è anche per «la lottizzazione della sanità, con direttori generali che non sono altro che servi dei servi dei servi».
Una malattia, secondo Dario Franceschini, «diffusa in tutta l’Italia. Perchè non devono essere gli assessori a scegliere i dirigenti delle Asl, la gente che ha bisogno di cure non può finire nelle mani di chi è stato nominato per le sue amicizie politiche. Io dico no alla politica basata sulla rete di protezioni, mi batto per le scelte coraggiose. Quindi mi oppongo al nucleare e sostengo la necessità del rinnovamento in politica. Qualche giorno fa a Napoli alcuni giornalisti mi hanno chiesto che cosa pensassi della possibile candidatura di Bassolino a sindaco. Ho detto che non va bene, che dopo tanti anni deve farsi da parte». Franceschini difende il bipolarismo, dice no alle grandi alleanze verso il centro e garantisce lealtà assoluta «verso il vincitore delle primarie, chiunque sia, perchè il Pd deve smetterla di litigare su giornali e tv e marciare in una strada condivisa, a prescindere dalla storia politica di ciascuno. Qualche giorno fa a Gallipoli un signore mi ha abbracciato e mi ha detto “non mi importa da dove arrivi ma dove vuoi arrivare. Era l’ultimo segretario del Pci». L’invito alla platea è di votare alle primarie secondo coscienza, «senza seguire passivamente i suggerimenti di qualcuno che ha potere all’interno del partito. Il voto deve essere libero, altrimenti il cambiamento non ci sarà mai». E la libertà, quella dell’informazione, sarà la prima battaglia del Pd, che parteciperà alla manifestazione del 3 ottobre. Franceschini fa il mea culpa: «Il centrosinistra doveva risolvere la questione del conflitto d’interessi. Ora ci ritroviamo con un presidente del Consiglio che crede di essere padrone dello Stato. E che considera la magistratura e la libertà di stampa sgradevoli interferenze».
La Nuova Sardegna
05.09.2009
Soru: con la mia giunta la Regione è rimasta fuori dal «termitaio»
ALGHERO. Come il sale sulla ferita. La presentazione del libro dell’autorevole editorialista della Repubblica Alberto Statera è stato il potente detonatore di un’appassionata riflessione pubblica sull’intreccio perverso tra affari e politica e sulla fine dell’innocenza della sinistra. Cioé sulla fine di quella «diversità», anche morale, di cui parlava Enrico Berlinguer, rispetto al sistema corrotto della politica. Ma il libro “Il termitaio” di Statera, impietosa radiografia di un Paese nel quale i «padroni del danaro» sono diventati anche i padroni dei partiti, ha avuto l’effetto di creare un momento di autocoscienza all’interno del Partito democratico, scosso dei suoi tormenti interni e della sua incapacità di tradurre il progetto in linee condivise. Ma soprattutto della sua difficoltà di superare antiche appartenenze culturali e di liberarsi da incrostazioni che hanno un’origine generazionale. Al Quartè Sayàl, l’iniziativa dell’Obra Cultural di Alghero ha segnato anche il ritorno a una manifestazione pubblica di Renato Soru. Al dibattito, moderato dal giornalista Giacomo Mameli, oltre a Statera hanno partecipato la candidata alla segreteria regionale del Pd Francesca Barracciu (mozione Franceschini), il consigliere regionale Carlo Sechi, il deputato Guido Melis e il segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi. Ha dato invece forfait Silvio Lai, candidato alla segreteria del Pd per la mozione Bersani. Il clima dell’incontro non poteva non essere influenzato dagli eventi degli ultimi giorni e soprattutto da quell’emergenza informazione che ha vissuto proprio l’altro ieri il drammatico capitolo delle dimissioni del direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, aggredito con una violenza inusitata dal quotidiano della famiglia Berlusconi, Il Giornale. E proprio da Renato Soru è partito un attacco feroce al presidente del Consiglio accusato di usare «il telefono di Palazzo Chigi per parlare con ragazze minorenni e con spacciatori di droga». Una freccia al curaro scagliata dopo un intervento nel quale l’ex presidente della Regione, con qualche ruvidità, aveva contestato le tesi di Statera, presentando una Sardegna nella quale, almeno negli anni del suo governo, non c’è stata quella grave contaminazione della moralità politica descritta dall’editoralista di Repubblica. Politica e affari, dunque, ma anche politica e informazione. Un’emergenza della quale ha parlato con grande passione civile Franco Siddi. Il segretario della Fnsi ha infatti descritto le enormi difficoltà che si incontrano nelle redazioni nel portare avanti la propria «testimonianza professionale». Spiegando poi le ragioni che hanno spinto il sindacato dei giornalisti ad organizzare la manifestazione per la libertà di informazione per il prossimo 19 settembre a Roma, Siddi ha parlato di una «stagione drammatica» per il giornalismo italiano e di una «pericolosissima riduzione degli spazi di libertà». Il deputato democratico Guido Melis ha detto di condividere l’analisi di Statera sul progressivo imbarbarimento della politica, ma ha anche detto che «esiste una speranza», perché nel Paese ci sono le risorse culturali e morali per restituire alla politica stessa quella credibilità che si sta smarrendo. Per Melis uno dei punti sui quali si deve intervenire è l’informazione: «Non si deve lasciare il giornalismo solo», anche perché la «corretta informazione è la migliore garanzia per una formazione libera della pubblica opinione». Pur riconoscendo il momento difficile del partito, Francesca Barracciu si è detta ottimista su un recupero, da parte del Pd, della capacità di saper «tradurre in azione politica i valori ideali del centrosinistra». E infine Carlo Sechi, ex sindaco di Alghero e ora consigliere regionale. Per lui è possibile ricucire gli strappi all’interno dell’arcipelago della sinistra e il primo esempio arriva proprio dal consiglio regionale con la formazione di un «gruppo unico e coeso».
18.08.2009
Sassari – «Ferragosto in carcere»
SASSARI. Nell’ambito dell’iniziativa dei Radicali, «Ferragosto in carcere», Irene Testa, radicale e presidente nazionale dell’associazione «Il Detenuto Ignoto» e i deputati Guido Melis del Partito democratico ed Emerenzio Barbieri del Pdl hanno visitato le carceri di San Sebastiano e di Alghero. Ad accogliere i tre politici a Sassari è stata la nuova direttrice, Teresa Mascolo e il sostituto comandante degli agenti penitenziari Cataldo Fusco.
Durante la visita, i deputati hanno potuto visitare il vecchio carcere (ma quando mai sarà pronto il nuovo?) e affrontare con la direttrice i problemi più delicati come la capienza, la tipologia dei detenuti e le condizioni di lavoro degli agenti penitenziari.
Al termine delle due visite è stato espresso un giudizio positivo per il penitenziario di Alghero mentre è ritenuto non conforme agli standard quello di San Sebastiano.
«L’obiettivo della delegazione era quella di unirsi alla «comunità penitenziaria» per una ricognizione approfondita della difficile situazione delle carceri italiane – hanno spiegato al termine della visita Irene Testa, Guido Melis ed Emerenzio Barbieri -. È necessario conoscere meglio e direttamente la realtà quotidiana di direttori, agenti, medici, psicologi, educatori e detenuti, per essere così capaci di interpretare i loro bisogni e proporre soluzioni legislative e organizzative adeguate».
30.07.2009
Libri della Camera in dono ai detenuti
SASSARI. Il progetto, nato dal feeling tra sardi, è diventato realtà in pochi giorni. Antonio Casu, gallurese doc e direttore della biblioteca della Camera, ha regalato uno stock di libri alla casa circondariale di Sassari. È successo dopo una chiacchierata tra Casu e il deputato sassarese Guido Melis, componente della commissione Giustizia. Teresa Mascolo, la nuova direttrice di San Sebastiano, si è detta entusiasta per il dono e ieri il primo stock di volumi (altri seguiranno) è stato spedito in Sardegna. Non appena sarà completato il primo lotto dei lavori nel nuovo carcere, in costruzione a Bancali, i libri saranno trasferiti nella confortevole biblioteca che la struttura ospiterà. Nel frattempo, a San Sebastiano si vive in condizioni difficili, con il problema del sovraffollamento aggravato dalla chiusura di una sezione.
23.07.2009
Filo-Soru contro vecchia guardia in Sardegna avanza la Barracciu
SASSARI – La vendetta barbaricina, che Antonio Pigliaru considerava un ordinamento giuridico, ha oggi il volto di Francesca Barracciu. Penetranti occhi scuri, lunghi capelli corvini, tendenza antropologica al matriarcato, che rivela inconsciamente anche quando definisce i suoi avversari politici all´interno del Pd «uomini piccoli piccoli», è lei l´”uomo” del regolamento dei conti nel Pd sardo (e non solo). Il partito regionale che con l´esplosione degli scontri intestini provocò la caduta del governatore Renato Soru e le susseguenti dimissioni a Roma di Walter Veltroni.
Classe 1966, sindaco di Sorgono, Francesca è una Serracchiani misconosciuta in continente. Non parlò come Debora con frasi uscite dal cuore dinanzi al segretario Dario Franceschini, ma alle europee prese in Sardegna 116.935 voti di preferenza, 19 mila più di Berlusconi, più di quanti fin dai tempi di Berlinguer il Pci abbia mai raggranellato nell´isola.
L´altro giorno Francesca si è presentata a Santa Cristina di Paulilatino, luogo nuragico e magico in provincia di Nuoro, dove troneggia un pozzo sacro che si narra ogni ventisei anni venga illuminato verticalmente dalla luna. Di fronte a duecentocinquanta “soriani” ha annunciato la sua candidatura alla segreteria regionale. I soriani non sono i mici di casa, ma gli orfani del governatore Soru che, in appoggio alla mozione Franceschini per la segreteria nazionale, lanciano la Barracciu contro «la vecchia oligarchia» che con Silvio Lai corre al fianco di Pierluigi Bersani.
C´era anche Soru intorno alla bocca del pozzo sacro, non più personaggio scespiriano semi-autistico come viene dipinto, ma politico assai loquace, nonostante i giorni decisivi per il problematico salvataggio della sua Tiscali e il rinvio a giudizio per un appalto da 60 milioni in cui da governatore avrebbe favorito la Saatchi & Saatchi. Finchè non sarò assolto – annuncia ai fans l´ex piccolo Obama di Sanluri – non parteciperò a competizioni elettorali. E poi? Poi si vedrà.
Intanto, gratificando il suo Io spesso alquanto ipertrofico, l´ex governatore dice che nel progettare il partito, Franceschini l´ha copiato. Ed ecco qui, in tutto il suo splendore, lo sbocciare della Francesca, l´unica considerata capace di fermare il “comitato d´affari” che ha colonizzato il Pd nella patria di Berlinguer. E favorito la vittoria alle regionali del figlio del commercialista di Berlusconi, oggi balbettante alle prese con gli esiti del mancato G8 della Maddalena e la crisi industriale che morde dal Sulcis a Porto Torres.
Molti dei duecentocinquanta di Santa Caterina non hanno preso la tessera del Pd, ma hanno destinato i 15 euro necessari all´Associazione “Sardegna Democratica”, che l´ex governatore ha appena fondato in attesa di tempi migliori e che sabato sera – star lui, l´Obama di Sanluri – fa il suo vero esordio a Sassari, città dove l´ex governatore vinse la partita persa delle regionali, che costò il posto a Veltroni, e dove il Pd conserva oltre il 40%. E un record nazionale di nuovi tesserati, persino superiore a quello napoletano. Trecentoventi per cento è all´incirca l´incremento che ha portato in poche settimane le tessere sassaresi da 750 a 3.196, più del triplo rispetto a quelle di Cagliari, che ha cinquantamila abitanti in più.
Difficile stabilire chi siano i grandi buyers, dal momento che la prima denuncia è venuta da Arturo Parisi, il cui plenipotenzario sassarese Bruno Dettori è accusato egli stesso di aver avuto parte non irrilevante nell´incetta di vecchio stile dc, che non risparmia neanche i defunti. «E´ vero, è stato un tesseramento selvaggio e sicuramente anomalo», dice l´assessore alla Pubblica istruzione di Sassari Maria Antonietta Duce, che implora la revisione dello statuto, quel mostro dalle cento teste prodotto dal dottor Stranamore (copyright Franco Marini), al secolo Salvatore Vassallo, giurista amico di Parisi e Veltroni e oggi deputato. E Guido Melis, storico e deputato sassarese schierato con Franceschini: «Vedo vecchie modalità e antichi vizi in totale dispregio del codice etico. Reclutamento massiccio di anime morte, iscrizioni di contumaci ignari persino dell´esistenza del Pd, arruolamento un tanto al chilo e promesse di prebende e favori». Per che cosa? Per una forma di partito novecentesca, un partito degli iscritti, pedagogo e ferrigno, fortemente strutturato e gerarchicamente ordinato.
E´ il modello emiliano che effettivamente vuole Bersani? O gli oppositori si nutrono soltanto dell´ansia di vendetta barbaricina per la sconfitta alle ragioniali favorita dai “castosauri” del Pd? «Guardi – risponde Francesca Barracciu – io sono orgogliosa di essere barbaricina anche se non amo il sapore della vendetta in politica. Ma quando si supera il segno! Se tornano le vecchie logiche di controllo militaresco, attraverso i picchi anomali di tesseramento cui abbiamo assistito, io tiro fuori la mia anima barbaricina. Anche perché competo per la segreteria regionale con Lai, l´uomo che è stato l´esecutore della linea interna che ha determinato le dimissioni di Soru per l´opposizione al suo piano urbanistico». «Ma, per favore, basta con questa storia delle tessere – sbuffa Luigi Zanda, cagliaritano, vicepresidente dei senatori del Pd – se dobbiamo scannarci su questo, allora facciamo una legge che regoli la democrazia nei partiti».
Lai, quarantaduenne dentista sassarese, ex consigliere regionale dei Cristiano Sociali, signore della formazione professionale che tanti milioni di euro ha assorbito tra botteghe di barbieri e di altre professioni in disuso, è accreditato come uno dei baroncini delle tessere locali, accanto a Giacomo Spissu, ex presidente del Consiglio regionale fatto fuori da Soru con l´imposizione del massimo di due legislature, a Giovanni Giagu, figlio del mitico Nino, per trent´anni grande cerimoniere della Dc del Nord Sardegna, che diede il potere a Francesco Cossiga come al sempiterno Beppe Pisanu, e a Bruno Dettori, quel vassallo feudale un po´ stralunato che cura gli interessi politici locali di Parisi.
Antonello Cabras e Paolo Fadda, i grandi “castosauri” che fecero fuori il governatore Soru, che secondo lo storico Antonello Mattone si sentiva come Lorenzo il Magnifico, siedono a Roma in parlamento e non nutrono dubbi sulla mozione Bersani. Il povero Marino dovrà affidarsi qui al presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia, non proprio un campione storico dei diritti civili.
Resta Francesca che, specchiatasi nel pozzo sacro con la capigliatura corvina e lo sguardo di bragia, promette la resa dei conti barbaricina nel Pd in Sardegna. Ma non solo.
La Repubblica
21.07.2009
Veterinaria, interrogazioni di Melis e Amadu
Approda in Parlamento e in Regione il taglio delle iscrizioni nella facoltà universitaria
SASSARI. Il caso della facoltà di Veterinaria approda in Parlamento. I deputati del Partito Democratico, Guido Melis e Caterina Pes, hanno presentato un’interrogazione al ministro della Pubblica istruzione sollecitando un suo immediato intervento per risolvere un problema che sta mettendo in crisi una delle facoltà universitarie più prestigiose d’Italia. «Vogliamo risposte certe sul futuro di Veterinaria, dopo che il decreto ministeriale del 3 luglio 2009 ha limitato a soli 26 i posti disponibili per le matricole nella facoltà sassarese (erano 43 nei due anni precedenti e 85 all’inizio degli anni Duemila) – hanno scritto Guido Melis e Caterina Pes -. Veterinaria, istituita come istituto superiore nel 1928 è facoltà dal 1934 e oltre a una brillante tradizione di ricerche e di studi di elevata qualità, essendo l’unica facoltà di Veterinaria dell’isola è frequentata da studenti provenienti da tutte la Sardegna. Sono in via di realizzazione le strutture per l’accreditamento europeo, che naturalmente accrescerà le sue potenzialità. Nella classifica del Censis, Veterinaria è al quinto posto in Italia, precedendo altre facoltà già accreditate dall’UE».
Analoga interrogazione è stata presentata dal consigliere regionale sassarese del Pdl, Salvatore Amadu, al presidente della Giunta Ugo Cappellacci.
La Nuova Sardegna
09.07.2009
«Questa è alta politica»
ROMA. Numerosi gli interventi di maggioranza e opposizione al vertice romano voluto da Cappellacci, tutti, pur con diverse sfumature, favorevoli a una lotta unitaria. Come succede spesso in queste occasioni, il dibattito è a tratti ripetitivo e talvolta sulle questioni generali. Tanto che il senatore Antonello Cabras (Pd), che di vertenze di questo tipo ne ha condotto anche da assessore e da presidente della Regione, è esplicito: “La battaglia va finalizzata avendo ben preciso il quadro della situazione. L’Eni ha avuto il via libera a uscire dalla chimica ma non riesce a piazzare gli impianti, il governo dice che la chimica può essere strategica anche senza l’Eni. Che fare? E’ di questo che dobbiamo discutere”. Nessuno, ovviamente, può avee al momento soluzioni a questi interrogativi e il dibattito si concentra su come arrivare al confronto del 17 tra il governo e la giunta. Giacomo Sanna (Psd’Az) non esclude la possibilità di denunce “penali e civili” per l’inquinamento. Luciano Uras (Sinistra) dice che se il governo non convince l’Eni a ritirare il provvedimento “significa che non conta nulla per cui sarà inutile andare il 17”. Guido Melis (Pd) invita Cappellacci e Pisanu a “recuperare la politica contestativa della Dc sarda” e cerca di ridimensionare il peso dell’Eni: “Scaroni non è Mattei”. Mariano Delogu nega che il Pdl voglia evitare di coinvolgere il governo: “Lo abbiamo interpellato subito chiedendo risposte”. Settimo Nizzi (Pdl): “Io non ho paura, qui dobbiamo decidere di far rispettare gli impegni presi dal governo. Da Berlusconi dovremmo andare tutti insieme”. Pierpaolo Vargiu (Riformatori): “E’ obbligatorio dare fiducia piena al presidente, ma poi, risolta la vertenza, siano i sardi a decidere il modello di sviluppo”. C’è anche la presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, che però non interviene. A una domanda sulle proposte di dimissioni in massa, risponde: “Sono cose che non servono, l’Eni se ne infischia. Se servisse, mi dimetterei oggi stesso”. Cappellacci alla fine è soddisfatto. “Una giornata di alta politica”. Ma Federico Palomba (Idv) lo avverte mentre, finita la riunione, la sala si svuota: “Sì, ma si vada sino in fondo”.
01.07.2009
Passa all’unanimità un emendamento del Pd sul costo dell’energia
SASSARI. «Grazie all’unità delle forze politiche il costo dell’energia elettrica per le imprese sarde sarà ridotto e migliaia di posti di lavoro potranno essere salvati». È il commento dei deputati democratici sardi Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Guido Melis, Arturo Parisi, Caterina Pes e Amalia Schirru all’approvazione all’unanimità da parte dell’aula di Montecitorio dei commi 9 e 10 dell’articolo 30 del ddl sviluppo che, dopo l’approvazione definitiva, dovrebbero garantire prezzi di mercato anche nell’isola attraverso un rafforzamento della concorrenza. Positivo anche il giudizio di Federico Palomba, Idv, che perà lancia un allarme: se si protrae l’iter parlamentare è «a rischio l’assetto economico finanziario dell’Alcoa e delle altre imprese energivore» e si può arrivare alla «chiusura negativa della procedura da parte dell’Unione europea».
30.06.2009
«Il governo restituisca i 14 milioni delle bonifiche sottratti per l’Alitalia»
PORTO TORRES. Un «centro d’ascolto» per salvare la chimica da una morte annunciata. E un tavolo nazionale, a Palazzo Chigi, per chiedere che fine hanno fatto gli Accordi di Programma siglati negli ultimi dieci anni e mai diventati operativi, ma anche per sapere perchè i soldi delle bonifiche per il Sito nazionale di Porto Torres, usciti dalla finestra per «soccorrere» un altro malato grave, l’Alitalia, non sono mai rientrati (neppure con l’ultima delibera Cipe). Infine, la proposta di un commissario straordinario – proprio per le bonifiche – da individuare nel presidente della Regione Ugo Cappellacci, per fare in modo che si sblocchi la situazione e si possa procedere senza più ritardi e incertezze. E la richiesta al ministro Claudio Scajola di fare valere concretamente quel no al Piano industriale dell’Eni che prevede la chiusura di Porto Torres. Sono queste le cose più importanti che finiscono nell’agenda della X Commissione permanente Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati che ieri ha trascorso una intera giornata tra Porto Torres e Sassari per sentire organizzazioni sindacali, parlamentari sardi, amministratori e consiglieri regionali, sindaci, dirigenti del petrolchimico e lavoratori. Audizioni a ritmi serrati, dalla mattina alla sera, con l’impegno di non buttare via niente e di dare più forza alla vertenza Sardegna. Guidata dal leghista Andrea Gibelli, uomo del Nord che evidenzia concetti chiari e una profonda conoscenza della materia, la commissione arriva nel palazzo comunale di Porto Torres alle 11. Si comincia subito. «Sono i parlamentari della Sardegna che hanno suggerito questa visita – dice Andrea Gibelli – e io condivido, perchè vale più la presenza sul campo che un incontro a Roma, seppure bene organizzato». E il presidente mette in chiaro i possibili limiti: «Non siamo nelle condizioni di fare ciò che vorremmo – afferma – ma ciò che si può fare». Il sindaco Luciano Mura, che solo pochi giorni fa ha messo in mora Governo e Eni sulla questione delle bonifiche, annunciando una richiesta di risarcimento danni se entro tre mesi non saranno avviati gli interventi, apre puntando sul nocciolo del problema. «L’Eni ha chiesto di chiudere Porto Torres, il ministro Scajola ha risposto che il Piano non gli piace, ma questo non basta. Serve una azione forte per cambiare direzione e trovare le soluzioni». L’idea di arroccarsi solo sulla chimica non c’è, e la linea che si profila è quella di puntare «su un processo di reindustrializzazione, avendo come prospettiva un mercato che ha delle sigenze che, a volte, ci vengono imposte da altre realtà ecnomiche». La commissione Attività produttive è presente con Catia Polidori (Pdl) e Ludovico Vico (Pd), anche lui esperto del problema e autore di due risoluzioni (con Fava della Lega) proprio sul rilancio della chimica. Insieme a loro anche i parlamentari sardi Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Amalia Schirru e Guido Melis (tutti del Pd). L’avvio dell’incontro è segnato da un lungo applauso dei tanti lavoratori presenti nella sala consiliare, quando Cgil, Cisl e Uil rendono omaggio alle vittime dell’incidente alla raffineria Saras di Sarroch: solidarietà e profondo cordoglio alle famiglie. Paolo Fadda dice: «Grazie per la sensibilità, erano tutti e tre del mio paese». Poi si va avanti con il «centro d’ascolto» appena nato. Lo sciopero del 10 luglio non è per l’assistenza ma per il lavoro. E Tore Corveddu, segretario nazionale dei chimici della Cgil, sostiene che «bisogna passare dal dire al fare, che l’attenzione è stata dimostrata solo a parole. Se l’Eni non è in grado di fare la chimica non deve creare le condizioni perchè altri non possano farla». L’assessore regionale all’Industria Andreina Farris, porta la posizione della giunta e sottolinea che «se viene tolto un tassello cade tutto, si causa l’effetto domino. A rischio, solo in Sardegna, ci sono cinquemila posti di lavoro». Punta decisa sulle bonifiche: «Siamo pronti a rispettare tutti gli impegni – dice – ma chiariamo subito che quel Piano industriale dell’Eni che non piace al ministro Scajola non piace neanche a noi. Quella delle bonifiche è una problematica molto seria, e deve essere considerata la necessità che il presidente della Regione venga nominato commissario. Serve per velocizzare le procedure». Ricorda l’Osservatorio regionale sulla chimica riattivato dopo anni di silenzio «che hanno fatto perdere anche contatto con il riferimento nazionale». Giulio Calvisi (Pd) chiede conto dei 14 milioni per le bonifiche già deliberati: «La Regione si faccia dire dal Governo dove sono finiti, sono spariti per il risanamento Alitalia e mai più reintegrati. Il problema di oggi non è Scajola che è d’accordo con i sindacati ma ha dimostrato l’incapacità di incidere sull’Eni. Il vero nodo è Palazzo Chigi». Il presidente della commissione Andrea Gibelli torna sulla Sardegna, «sulle grandi potenzialità di quest’isola che la mettono al centro del dibattito per il rilancio della chimica nel Paese». E poi guarda i lavoratori in sala, molti già licenziati, altri a rischio imminente: «Meglio trattenere una persona in azienda piuttosto che lasciarla a casa. Questo è rispetto per la persona. Ho visto trasformare delle realtà in ragione delle opportunità del luogo stesso, vuol dire che si può fare». Trovare soluzioni, guardare oltre senza disperdere il patrimonio di conoscenze e di professionalità, risanare il territorio e ripartire con iniziative valide. La commissione si sposta nello stabilimento petrolchimico, l’Eni da Milano ribadisce due dati: «Il cracker è l’unico rimasto im Europa, è superato. Dal 2002 a oggi Porto Torres ha gravato sui conti Eni per 500 milioni di euro, di cui 100 milioni solo nel 2008. Il livello di stoccaggio dei prodotti è di 170 giorni contro la media attuale del mercato che è di 45-70 giorni». Una croce sopra. Di nuovo al Comune di Porto Torres. C’è la commissione Industria del consiglio regionale guidata da Nicola Rassu (Pdl), insieme a lui una decina di consiglieri regionali. Il suo è un intervento appassionato. Chiede «di non andare più a mode», parla «della scelta subita cinquant’anni fa» e dice che «oggi non si può subire la scelta opposta» che si deve ripartire dalle bonifiche. L’ultima tappa della commissione è in Provincia, con il Comitato per l’Area di crisi guidato dal presidente Alessandra Giudici. Informazioni e richieste, l’esigenza di un tavolo nazionale, quello di Palazzo Chigi. Per avere certezze e non promesse.
25.06.2009
Chimica, operai a Roma per non morire
Lo sciopero – Sit-in a Montecitorio
Cappellacci assente, una delegazione ricevuta dal Pd
ROMA. In centinaia, arrampicati sulle transenne, avvolti nelle bandiere dei quattro mori e di Cgil, Cisl e Uil. Pronti a una lotta che diventerà dura come rare volte è stato in passato. Salvare la chimica significa combattere per difendere 20mila posti a rischio e garantire un futuro alle proprie famiglie. Ieri, dal presidio dei sardi davanti a Montecitorio, l?ultimo «avviso al Governo e all?Eni».
Si comincia lentamente, alle 9 del mattino. Tutti si aspettano il concentramento davanti a Palazzo Chigi, invece a piccoli gruppi i lavoratori si presentano davanti a Montecitorio, si affiancano ai rappresentanti sindacali, ai sindaci (quasi tutti del Nord della Sardegna, di centrosinistra e centrodestra) e al presidente della Provincia di Sassari. Arrivano alla spicciolata per evitare di essere fermati e il numero massimo indicato dalla questura viene superato. C?è tanta gente, arrivata in nave e in aereo. E? un presidio vero, senza finzioni, con una partecipazione che rafforza anche il risultato importante delle adesioni allo sciopero nazionale di otto ore che – nei petrolchimici – sfiora quasi il 98 per cento. Magliette, fischietti e bandiere, slogan irriverenti – molti all?indirizzo del premier Silvio Berlusconi, con una scelta quasi obbligata per le ultime vicende extra-politiche – e una sola speranza: salvare e rilanciare la chimica. Si fondono le anime degli stabilimenti italiani: insieme ai sardi ci sono i colleghi dell?Emilia, della Sicilia, della Puglia e del Veneto. Spiccano i camici bianchi del Centro Ricerche di Monterotondo. Le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno mandato gli inviti a tutti i capigruppo per un incontro formale, ma c?è qualcosa di strano nell?aria. Passa il tempo e solo dopo le 11 arriva la «convocazione». E? da parte del Partito democratico che incontra una delegazione dei segretari nazionali dei chimici e del settore industria. Niente sindaci e presidenti di provincia. «Non è un segnale positivo – dice Alessandra Giudici, presidente della Provincia di Sassari – noi stiamo chiedendo un tavolo di confronto nazionale, oggi siamo qui perchè niente è cambiato. Il presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci si doveva incatenare insieme a noi, bene noi ci siamo e lui no. E allora il nostro impegno sarà quello di incatenare il Governo alle proprie responsabilità». Il presidente della Regione sarda in realtà c?è ma non si vede. Esce mezz?ora dopo la manifestazione, fila via veloce, lo notano dei lavoratori, lo fotografano con un telefonino.
«Ha perso una occasione importante – commenta Giampiero Murgia, segretario generale dei chimici della Cisl di Sassari – io spero che abbia uno scatto di orgoglio, che sappia opporsi con decisione all’Eni e al Governo, che rappresenti davvero tutti i sardi. Altrimenti il 10 luglio lo sciopero sarà anche contro di lui». Mariano Delogu, senatore del Pdl, è insieme al sindaco di Alghero Marco Tedde, fa una analisi diversa: «La questione della chimica non nasce oggi, è un problema grave e complesso. So che il ministro Scajola e il presidente Cappellacci si stanno impegnando al massimo per trovare una soluzione valida».
L?incontro a Montecitorio finisce poco prima di mezzogiorno, e le facce dei segretari che ritornano nella piazza non sono proprio allegre. «Noi avevano invitato tutti i capigruppo ad ascoltarci – afferma Tore Corveddu, segretario nazionale dei chimici della Cgil – e invece l?unico gruppo che ci ha accolto è quello del Partito democratico guidato da Antonello Soro e formato da una folta delegazione». E il capogruppo del Pd, poco dopo, sintetizza: «Porteremo all?attenzione della Camera il problema della chimica e chiederemo alla conferenza dei capigruppo l?immediata calendarizzazione della nostra mozione per costringere il Governo a impegnare l’Eni alla difesa e al rilancio della chimica italiana».
Alla spicciolata arrivano in piazza i parlamentari del Pd Giulio Calvisi e Guido Melis che chiama in causa il Governo: «Dice che la chimica è strategica per il Paese, e allora lo dimostri con atti concreti. E il ministro Scajola faccia davvero il ministro, non lasci comandare l?Eni».
25.06.2009
Chimica e ciminiere ma niente candeline
Sciopero nazionale del settore a Roma: i lavoratori sardi ci sono, Cappellacci no
Impegni per la crisi dei parlamentari Pd
Neppure ricevuti da un esponente del governo, eppure sotto Palazzo Chigi erano in tanti. I lavoratori della chimica italiana, a Roma per lo sciopero nazionale indetto da Cgil, Cisl, Uil e Ugl: 120 solo dalla Sardegna, 85 da Porto Torres e gli altri da Macchiareddu, Ottana, Sarroch. Con loro i dirigenti regionali e territoriali dei sindacati, la presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici e i rappresentanti istituzionali di 18 comuni del territorio. Nessuno dalla Regione, né Ugo Cappellacci né un suo assessore: ché protestare contro l’azione di Silvio Berlusconi e dei suoi ministri, dopo l’aiutone farcito di promesse durante la campagna elettorale di febbraio, non è conveniente. Come se il governo, con la crisi del settore in Italia e in Sardegna, dove da padrone la fa l’Eni controllata dallo Stato per oltre il 30 per cento, non c’entrasse niente.
Non è così. Lo sanno bene i sindacati e la delegazione di deputati sardi e veneti del Partito democratico che ieri hanno incontrato i rappresentanti dei lavoratori. Almeno loro: gli altri, i parlamentari della maggioranza, fanno finta di niente: in attesa del compimento delle promesse messianiche del premier. Eppure i sindacati hanno le idee e gli obiettivi chiari: l’esecutivo del Cavaliere da una parte e il colosso a sei zampe dall’altra.
Il primo non ha nessun piano per il rilancio del comparto: il rischio, dicono Cgil, Cisl e Uil, è che il paese perda una risorsa fondamentale «che ha valore strategico per l’economia nazionale e che costituisce uno dei primati dell’Italia a livello internazionale». Il secondo, l’Eni, il piano lo ha invece ben definito: la dismissione della chimica per puntare esclusivamente sull’energia. Con annessa la volontà di non agevolare il lavoro di eventuali acquirenti degli impianti per non avere concorrenti in futuro. In Sardegna insegna il caso Sartor, l’imprenditore veneto costretto a dichiarare fallimento a poche settimane dall’acquisto degli stabilimenti di Porto Torres destinati alla fermata. Motivo: il mancato rispetto degli accordi da parte della multinazionale sul prezzo delle materie prime, senza nessun intervento del governo.
In Sardegna la situazione è drammatica: c’è Porto Torres ma non solo. C’è Assemini, ci sono Sarroch e Ottana: la chiusura di uno stabilimento provocherebbe una reazione a catena di proporzioni allarmanti, in un settore in cui la cassa integrazione a livello nazionale è cresciuta del 700 per cento. C’è la convocazione dell’Osservatorio regionale sulla chimica e la nomina, da parte del governo nell’ambito della vicenda Vinyls, di un commissario straordinario sardo, Franco Appeddu. Con che poteri e quali margini di manovra è difficile da stabilire.
La via da seguire è soprattutto quella istituzionale. Lo chiarisce il capogruppo dei democratici a Montecitorio Antonello Soro: «Porteremo all’attenzione della Camera il problema della chimica e chiederemo alla conferenza dei capigruppo l’immediata calendarizzazione della mozione del Pd per chiedere al governo di impegnare l’Eni alla difesa e al rilancio della chimica italiana». Per ora c’è una risoluzione votata da tutta la commissione competente, ma il documento è fermo negli uffici. Nel frattempo, ricorda Giulio Calvisi – che insieme ai colleghi Guido Melis, Amalia Schirru e Caterina Pes ha partecipato all’incontro con sindacati e lavoratori – «il governo taglia i fondi per le bonifiche e per l’innovazione e la ricerca, fondamentali per il comparto chimico». C’erano, quelle risorse, previste dal decreto Bersani e confermate dall’esecutivo attuale: prima del dirottamento dei soldi per il salvataggio di Alitalia.
Dall’incontro tra deputati e sindacati vengono fuori altri due impegni: il primo riguarda l’annunciato decreto per il rilancio dell’economia, che dovrà contenere un pacchetto di misure specifiche per la chimica; il secondo è di strettissima attualità, sulla visita della commissione industria della Camera in Sardegna: «Chiederemo», dice Calvisi, «che la delegazione passi anche da Assemini e non si fermi solo a Porto Torres». Una missione, quella dei parlamentari, utile per ascoltare le segreterie regionali dei sindacati sulla difficile situazione produttiva e occupazionale dell’isola e i ritardi e le inadempienze relativi agli accordi di programma sulla chimica e sull’energia.
I sindacati intendono denunciare «i silenzi sull’impegno assunto di rivedere l’intesa Stato-Regione con uno specifico accordo di programma quadro per rilanciare le attività produttive in Sardegna». Sul tavolo non ci sarà solo la chimica, però: Cgil, Cisl e Uil denunceranno anche le inadempienze su Ottana, sul settore tessile e le difficoltà delle industrie energivore del Sulcis.
«La decisione della Commissione industria della Camera di verificare direttamente in Sardegna lo stato di crisi dell’economia isolana», spiegano in una nota, «assume una notevole rilevanza alla luce della decisione assunta da Cgil, Cisl e Uil di tenere lo sciopero generale dei settori produttivi e dei servizi a rete per il 10 luglio. Non bisogna infatti perdere più tempo di fronte alla continua e costante perdita di posti di lavoro in tutti i settori economici. L’Istat ha rilevato nel primo trimestre 2009 un tasso di disoccupazione al 14,1 per cento, mentre il tasso di occupazione è sceso al 49,4 per cento e il tasso di attività al 57,6 per cento: sono i dati più bassi degli ultimi cinque anni. L’industria continua a perdere posti di lavoro: meno 10mila negli ultimi dodici mesi. Ai parlamentari sardi e a quelli nazionali verrà dunque chiesto non solo di registrare le drammatiche difficoltà produttive dell’isola ma di farsi interpreti presso il Governo di riaprire i tavoli del confronto con le parti sociali e la Regione e di rilanciare insieme al sindacato una nuova vertenza con l’Unione europea sul tema energetico, delle telecomunicazioni e trasporti e sul riconoscimento dell’insularità».
19.06.2009
«Stacanovisti o fannulloni? Indagine non credibile»
CAGLIARI. «Né stacanovisti né fannulloni, quell’indagine non è credibile». Immediata la reazione dei parlamentari sardi alla notizia che la loro produttività era data sotto la media generale (2,09 contro il 2,30). La «radiografia» è stata fatta da tre associazioni: Cittadinanzattiva, Controllo cittadino e Openpolis che hanno istituito un osservatorio civico per monitorare la «Casta». L’indagine è contestata perché il criterio usato non è qualitativo ma quantitativo (oltre al numero delle presenze le firme alle proposte di legge, relazioni scritte, interventi in aula e in commissione). Il deputato Arturo Parisi (Pd) ha detto che ««fannullone non é una qualifica che nessuno può accettare alla leggera, non fossaltro perché è un dovere dare conto agli elettori». L’ex ministro ha affermato che «la lettura del rapporto dimostra che non basta saper contare. I ministri non si valutano sulla base della quantitá delle presenze in parlamento, ma invece della qualitá della loro attivitá di governo. Per quello che riguarda i parlamentari la partecipazione alle attivitá é un dovere, la modalitá con cui la svolgono una scelta. Poiché la graduatoria é stata fatta sulla base delle proposte di legge, e della partecipazione ai lavori, ma ordinata solo rispetto alla prima, sono finito in fondo. Mentre la mia partecipazione é stata all’84%, il numero di proposte di legge é stato invece minimo. Ma questo é per me motivo di vanto in un Paese che ha centomila leggi». Anche Guido Melis (Pd) ha detto che «l’indagine è condotta con criteri quanto meno opinabili», perché «si si sa che alcuni deputati firmano quasi senza leggere, per far piacere ai colleghi proponenti, leggi e talvolta leggine di non particolare valore». Mentre «io mi sono attenuto alla regola di non firmare troppo, anche per ridurre la mole ingombrante della microlegislazione che grava sul lavoro delle Camere». Quanto alle presenze in aula «ho un’altissima presenza alle votazioni, il 92-93%, stando all’unica classifica attendibile, quella nel sito della Camera). Poi «l’indagine «non tiene conto delle presenze in commissione, dove si svolge la parte più incisiva e faticosa». Inoltre «interrogazioni, mozioni, ordini del giorno, frequenza degli interventi in aula sono rilevabili dagli atti parlamentari. Su questi posso definire un deputato mediamente laborioso». Anche perché «c’è tutto il lavoro che non si vede». Le stesse considerazioni sono state fatte dal senatore Francesco Sanna (Pd) e dal deputato Mauro Pili (Pdl). Un esempio: l’indagine presa in esame dalle associazioni civiche registra come «intervento» sia la semplice richiesta del voto elettronico sia la relazione in aula su una legge importante.
18.06.2009
Scippo del G8, è scontro alla Camera
Acceso dibattito tra deputati sardi dei due schieramenti sulle garanzie per l’isola
di Roberto Morini
ROMA. Sarà solo il cemento, quello concreto dei fabbricati, a decidere se ha ragione il centrosinistra quando sostiene che lo scippo del G8 alla Maddalena si trascina dietro anche lo scippo di soldi e opere pubbliche o il centrodestra, secondo il quale non si tocca né un euro né un metro cubo. Ieri alla Camera si è consumato il nuovo scontro tra deputati sardi di opposizione e di maggioranza. Dalle quattro e mezzo alle cinque e mezzo del pomeriggio, mentre si discuteva del decreto Abruzzo, si è parlato solo di Sardegna, di scippo del G8, di garanzie, di compensazioni. Per un’ora la lingua italiana è stata articolata con accento sardo, talvolta urlando, in altri momenti ironizzando, una volta anche sbottando in gallurese, come quando Nizzi ha zittito una deputata leghista. Federico Palomba, Giulio Calvisi, Guido Melis, Caterina Pes, Paolo Fadda, Siro Marrocu, Idv e Pd, con i loro emendamenti finalizzati ad avere la certezza che lo scippo sia limitato all’immagine e alla sede del summit. Mauro Pili e Settimo Nizzi, Pdl, con gli interventi in aula, Bruno Murgia, Paolo Vella, Piero Testoni e Carmelo Porcu, firmatari con loro dell’ordine del giorno, che è stato fatto proprio dal governo, in cui si confermerebbero tutti gli impegni.
Il primo assalto lo ha portato Palomba, con il primo emendamento. Battuto. «La Camera respinge», ha annunciato dopo il voto il presidente dell’assemblea. E lo ha ripetuto con monotonia per un’ora. La maggioranza sembra non avere cedimenti. E il governo conclude facendo proprio – e così sostanzialmente approvandolo – l’ordine del giorno dei deputati sardi del Pdl.
Così alla fine i commenti sono duri, secchi come il dibattito in aula. «È l’ennesimo schiaffo per i sardi», dice Caterina Pes, che aveva tentato di far riconoscere, con un emendamento, un risarcimento agli operatori turistici sardi per i mancati incassi. «I deputati sardi del Pdl sono d’accordo con lo scippo del G8 perpetrato ai danni della regione Sardegna da questo governo», commenta Palomba. E Guido Melis: «Abbiamo chiesto inutilmente uno straccio di documento ufficiale in cui si dica che in Sardegna si farà almeno il G8 dell’ambiente, come promesso da Berlusconi. Niente». Resta, bianco su nero, solo il passaggio contestato dell’articolo 17, quello che il Pd voleva emendare: «Le ordinanze continuano ad applicarsi per assicurare il completamento delle opere in corso di realizzazione e programmate nella regione Sardegna, nonché di quelle ivi da programmare nei limiti delle risorse rese disponibili dalla regione Sardegna e dagli enti locali». Per Pili una garanzia. Per l’opposizione no.
La Nuova Sardegna
18.06.2009
Oggi 18 giugno, alle 16,30, alla Camera dei Deputati, preso la prestigiosa sala della Regina nel palazzo di Montecitorio, la compagnia stabile Assai della Casa di reclusione di Rebibbia, animata dall’educatore Antonio Turco, ha messo in scena la rappresentazione teatrale “Roma la Capitale”, testo liberamente ispirato alla vicenda della banda della Magliana.
L’iniziativa è frutto del lavoro del gruppo Pd nella Commissione giustizia e della proposta dell’on. Guido Melis, cui ha subito aderito con entusiasmo il presidente della Camera on. Gianfranco Fini. Sono stati presenti la presidente della Commissione giustizia on. Giulia Bongiorno e il direttore generale del Dipartimento penitenziari pres. Franco Ionta
E’ questa in assoluto la prima volta che una compagnia teatrale di detenuti ed ex detenuti (più un agente di custoria e pochi attori professionisti) recita alla Camera dei deputati. Il significato non solo simbolico dell’evento è chiaro: attraverso una attività che si segnala anche per il livello tecnico-artistico raggiunto, il mondo separato del carcere si propone alla Camera e al Paese non più solo come luogo di repressione e di pena ma come sede di rieducazione e di riscatto umano.

16.06.2009
G8 a L’Aquila, Melis e Calvisi (Pd): governo latita su Sardegna
Roma, 16 GIU (Velino) – “I deputati Pd Guido Melis e Giulio Calvisi nel corso dell’esame parlamentare del decreto Abruzzo, hanno posto con forza la questione dello ’scippo’ del G8 a La Maddalena e dei danni che ne sono derivati per il nord dell Sardegna”. Lo si legge in una nota, nella quale i due esponenti del Pd sostengono: “A questi danni non e’ corrisposto nessun vantaggio concreto per le popolazioni terremotate dell’Abruzzo perche’ il G8 si risolvera’ in una parata sotto le tende, mentre poi si trasferira’ tutto a Roma”. I due parlamentari sardi hanno chiesto espressamente che “sia stabilito in legge il G8 dell’ambiente sara’ a La Maddalena, che sia garantito il completamento delle opere avviato e il pagamento alle imprese (con particolare riguardo a quelle in regime di subappalto) e che il governo dia serie garanzie circa l’insieme delle opere a suo tempo programmate, a cominciare dal rifacimento a quattro corsie della Sassari-Olbia. Il silenzio del governo su tutti questi temi la dice lunga sull’atteggiamento dell’esecutivo nei confronti dei problemi della Sardegna. Fatto il pieno dei voti alle elezioni regionali l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi semplicemente non risponde, non prende impegni, si da’ alla latitanza”. (com/mat) 161944 GIU 09 NNNN
16.06.2009
Nuove promesse per La Maddalena post G8
Pili&Co.: «Le opere sono tutte confermate»
Il Pd presenta 13 emendamenti alla Camera:
«Fondi spariti, certezze su tempi e risorse»
È questione tutta romana. Sul futuro della Maddalena e del nord Sardegna la Regione non conta nulla: Ugo Cappellacci neppure risponde agli inviti della presidente della provincia gallurese, Pietrina Murrighile, per discutere della situazione del territorio. Lei parla di sgarbo istituzionale, ma è niente al confronto della decisione di Silvio Berlusconi di trasferire il G8 a L’Aquila senza neancheavvisare il governatore. Ecco: tutte le conseguenze dello scippo – fondi spariti, opere da completare, imprese da pagare – sono ancora da discutere. Ci sarebbe più del tanto per un fronte unico dei parlamentari isolani a Roma, il decreto legge sull’Abruzzo ha iniziato ieri il suo iter di approvazione alla Camera, ma così non è: con tanti saluti ai proclami sull’unità di intenti in vista del bene comune, buoni solo per le celebrazioni dell’autonomia regionale e dell’autogoverno.
La realtà è altra cosa: la Sardegna dipende dal governo nazionale in tutto e per tutto, e guai a opporsi alle decisioni del premier. I primi cento giorni della giunta Cappellacci sono la dimostrazione lampante: in attesa della realizzazione delle promesse a gran voce del Cavaliere in campagna elettorale, a febbraio, e niente di più. C’è chi ci crede ancora, i sardi del Pdl; e chi non ci ha mai creduto, i deputati del Pd. Risultato: incertezza totale, in attesa di nuove da Roma.
Sul fatto che saranno buone non hanno dubbi i parlamentari del Popolo della Libertà: annunciano che tutte le opere prospettate per la Maddalena e quelle che sarebbero dovute essere collaterali al G8 saranno completate. «Sono tutte confermate», sottolineano Mauro Pili, Settimo Nizzi, Bruno Murgia, Paolo Vella (c’è anche lui, tra i parlamentari eletti in Sardegna: imposto da Berlusconi dopo l’approvazione di nuovi lavori a Villa Certosa, avvenuta quando erano già completati), Carmelo Porcu e Piero Testoni. Hanno parlato, alla vigilia della discussione conclusiva alla Camera del decreto, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè, delegato Cipe: che ha confermato che tutto procederà secondo i programmi iniziali e che le opere saranno a carico dello Stato. Niente di scritto, niente nero su bianco: in sostanza, c’è poco da stare tranquilli.
Soprattutto c’è poco da fidarsi, sottolineano i parlamentari dell’opposizione: in Aula presenteranno tredici emendamenti, quelli rimasti in piedi dopo la scrematura per accelerare i lavori. In Sardegna servono certezze, è il ragionamento. Ma la partenza non è delle migliori, visto che nel Pdl assicurano che tutto sarà completato con risorse stanziate dallo Stato. A mettere i puntini sulle i sono i deputati del Pd Giulio Calvisi, Guido Melis e Caterina Pes. Parlano da Olbia a nome di tutti i colleghi: e assicurano che il problema non è tanto lo spostamento del G8 quanto la sottrazione dei fondi assegnati all’isola che sono stati dirottati altrove.
« Pensiamo che i fondi previsti in origine per il G8 maddalenino siano finiti nel Fondo Strategico allocato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Un fondo cospicuo, da nove miliardi di euro». Quanto debba arrivare in Sardegna non è stabilito: «Per ora, stando ai provvedimenti in campo, i fondi non ci sono. Il Pdl parla di accreditamento dei fondi Fas come se fosse una cortesia che viene fatta alla Sardegna. Dimenticano che sono soldi della Sardegna. E che le strade non si fanno con i comunicati stampa». Il riferimento è tutto alla Sassari-Olbia: «Il finanziamento, infatti, era stato disposto dal Governo Prodi: ora devono restituire i soldi. È un’opera collaterale al G8 anche se qualcuno (Pili, ndr) tenta di spacciare come intervento previsto nell’ambito dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Senza gli emendamenti non vi sarà la Sassari-Olbia e non ci saranno le misure per le imprese».
Il Pd chiede che il decreto Abruzzo contenga una specifica garanzia sui tempi e sulle risorse disponibili, ma anche tutela per le imprese esecutrici dei lavori: «Al momento le uniche ad aver percepito i fondi stanziati sono quelle appaltatrici, per le subappaltatrici non vi è il becco di un quattrino e si tratta soprattutto di ditte sarde. Chiediamo anche dei risarcimenti per gli albergatori, i ristoratori, chiunque abbia creduto nel rilancio dell’isola attraverso il summit». Dalla fiction alla realtà il passo è breve. La prima, sottolinea Melis, è quella orchestrata da Berlusconi: uno scippo studiato, perché «voleva trasferirlo fin dall’inizio, prima a Napoli e oggi a L’Aquila. La tragedia del subappalto, invece, è reale. I grandi appaltatori non hanno problemi ma gli altri sì».
Chi li tocca con mano, tutti i giorni, è il sindaco Angelo Comiti. Un esempio su tutti: «L’ex ospedale militare rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Ci sono problemi che ne impediscono il concreto utilizzo e che vanno eliminati perché solo così si potrà fare un bando di affidamento. Dovremo discutere delle opere collaterali il prossimo 23 giugno nella conferenza di servizi che è stata rimandata per ben cinque volte. Il Governo deve fare la sua parte, deve dare risorse. Non possono esserci solo i fondi Fas».
16.06.2009
Tre forti boati, arriva il terremoto. Ma si tratta di esercitazioni militari
PAURA DA OLBIA A BUDONI
I deputati Melis e Calvisi interrogano il ministro
OLBIA. Tre boati, la terra trema per alcuni secondi. Nelle case vibrano i vetri, nelle spiagge gli ombrelloni oscillano. Migliaia di persone vanno nel panico e le linee telefoniche dei vigili del fuoco di Olbia si intasano.
Le scosse si avvertono su tutta la parte nord orientale dell’isola, da San Teodoro a Porto San Paolo fino a Budoni ma anche in città. In molti pensano al terremoto e in quel momento nessuno, neppure alla centrale del 115, sa dare risposte certe nè è in grado di tranquillizzare chi chiama. Solo dopo più di un’ora si viene a sapere che si tratta di esercitazioni militari. Le squadre lanciano missili e razzi, il rumore è impressionante e l’effetto da paura. Dall’8 al 18 giugno un ampio tratto di mare davanti alla costa nord orientale della Sardegna è stato interdetto alla navigazione per permettere l’addestramento degli specialisti del Poligono interforze del Salto di Quirra. Mezzi aerei e navali e uomini si trovano nel Tirreno centrale, per «esercitazioni militari con lancio di missili e razzi superficie-superficie, superficie-aria e aria-superficie, sperimentali e di addestramento», si legge nell’ordinanza firmata dal comandante della capitaneria di porto di Olbia il 27 maggio scorso.
Lo specchio d’acqua off-limit copre longitudinalmente la costa da punta Li Pidriani, fra Ottiolu e Budoni, e capo Monte Santu, poco a sud del golfo di Orosei. Ma l’area si allunga verso il largo fin nel cuore del Tirreno, a parecchie miglia di distanza.
Non si è trattato, dunque, di un movimento tellurico, come confermato subito dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il timore che potesse trattarsi di un terremoto ha gettato nel panico molti abitanti della zona che già il 5 febbraio scorso avevano percepito, nella stessa area, due scosse. Movimenti, in quel caso, registrati intorno alle 17 e ancora un’ora dopo dagli strumenti della rete sismica nazionale dell’Istituto di geofisica, di intensità non elevata (rispettivamente di magnitudo 3,65 e 2,8 della scala Richter). Allora gli scienziati avevano individuato l’origine del sisma nel distretto del Tirreno centrale al largo della Sardegna nord orientale a una profondità di 10-20 chilometri.
Ma sull’episodio di ieri è già polemica. I deputati Giulio Calvisi e Guido Melis con un’interrogazione al ministro della Difesa chiedono chiarimenti immediati. «Turisti e residenti di San Teodoro e Budoni – scrivono i due parlamentari – hanno temuto scosse di terremoto, chiedendo l’intervento dei vigili del fuoco: in realtà, il panico è stato causato dalle vibrazioni dei mezzi militari. Il ministro spieghi questa anomala circostanza, quali siano le eventuali conseguenze anche per l’ecosistema e, in ogni caso, perchè la popolazione non sia stata avvisata delle possibili conseguenze della manovre in corso proprio al fine di evitare il panico tra i cittadini».
La Nuova Sardegna
15.06.2009
Pd-Idv contro Pdl sui fondi del G8
la Nuova Sardegna — 15 giugno 2009 pagina 05 sezione: SARDEGNA
15.06.2009
G8: Pd presenta emendamenti al Decreto Abruzzo
“Vorremo che il nome de La Maddalena sia legato a eventi internazionali che proiettino l’immagine dell’isola a livello internazionale, così come sarebbe stato col G8” – ha detto Giulio Calvisi. Il Pd chiede che il decreto Abruzzo contenga una specifica garanzia sui tempi e sulle risorse disponibili, ma i deputati sardi del Pd richiedono anche tutela per le imprese esecutrici dei lavori.
“Al momento le uniche ad aver percepito i fondi stanziati sono quelle appaltatrici, per le subappaltatrici non vi è il becco di un quattrino e si tratta soprattutto di ditte sarde. Ma chiediamo – hanno aggiunto i deputati del Pd – anche dei risarcimenti per gli albergatori, i ristoratori, chiunque abbia creduto nel rilancio dell’isola attraverso il summit. Per ora, stando ai provvedimenti in campo, i fondi non ci sono. Le strade non si fanno con i comunicati stampa. Il Pdl parla di accreditamento dei fondi Fas come se fosse una cortesia che viene fatta alla Sardegna. Dimenticano che sono soldi della Sardegna. Il finanziamento della Olbia-Sassari, infatti, era stato disposto dal Governo Prodi, devono restituire i soldi. Senza gli emendamenti non vi sarà la Sassari-Olbia e non ci saranno le misure per le imprese”.
“Gli emendamenti hanno tutti una copertura economica – ha sottolineato Calvisi – si tratta di 750 milioni di euro che possono essere presi dal Fondo strategico per interventi di opere pubbliche della Presidenza del Consiglio”. Per i deputati infatti anche gli oltre 500 milioni di euro per la Olbia-Sassari sono finiti nel Fondo strategico per le Infrastrutture.
« DL TERREMOTO: EMENDAMENTI PD SU GARANZIE OPERE G8 LA MADDALENA
LA MADDALENA: EMENDAMENTI PD A DL SU G8 PER GARANZIE SU OPERE
(AGI) – Olbia, 15 giu. – “Pensiamo che i fondi previsti in origine per il G8 maddalenino siano finiti nel Fondo Strategico allocato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Un fondo cospicuo, da nove miliardi di euro, di cui solo due gia’ utilizzati”, ha ipotizzato Calvisi. “I parlamentari sardi del Pdl dicono che i fondi per la nuova Olbia-Sassari ci sono e che la strada si fara’ ma al momento, stando ai provvedimenti in campo, i soldi non ci sono. Le strade non si fanno con i comunicati stampa. Quelli del Pdl parlano di accreditamento dei fondi Fas come se fosse una cortesia che viene fatta alla Sardegna ma dimenticano che sono soldi della Sardegna”. Secondo Melis, e’ evidente che sulla questione G8 “c’e’ stato uno scippo basato su una fiction. Berlusconi voleva trasferirlo fin dall’inizio, prima a Napoli e oggi a L’Aquila. La tragedia del subappalto, invece – ha concluso Melis – e’ reale. I grandi appaltatori non hanno problemi ma gli altri si”. Alla conferenza stampa era presente anche il sindaco di La Maddalena, Angelo Comiti. “L’ex ospedale militare – ha detto il primo cittadino – rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Ci sono problemi che ne impediscono il concreto utilizzo e che vanno eliminati perche’ solo cosi’ si potra’ fare un bando di affidamento. Dovremo discutere delle opere collaterali – ha annunciato Comiti – il prossimo 23 giugno nella conferenza di servizi che e’ stata rimandata per ben cinque volte. Il Governo deve fare la sua parte, deve dare risorse. Non possono esserci solo i fondi Fas”. Critiche al governatore Ugo Cappelaci sono giunte dall’assessore all’Ambiente della provincia di Olbia-Tempio, Piefranco Zanchetta: “C’e’ un governo regionale assente che non presta alcuna attenzione a cio’ che sta succedendo in Gallura e a La Maddalena. E ci sono cose incomprensibili come il bando di gara aggiudicato dalla Mita Resort di Emma Marcegaglia che prevedeva una concessione di 30 anni successivamente portata a 40 anni con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri”. (AGI) Cli/Rob/Cog
25.05.2009
Cavalcata sarda, storia e spettacolo
Gran caldo e folla record a Sassari
Una folla record ha assistito a Sassari alla sessantesima edizione della Cavalcata Sarda, la più grande festa laica della Sardegna. La prima edizione risale al 1899, quando la città indossò i suoi abiti migliori per onorare il re Umberto e la regina Margherita di Savoia in visita in città.
I gruppi, a piedi e a cavallo, hanno sfilato sotto un sole cocente partendo da via Asproni e arrivando, dopo la parata in piazza d’Italia davanti alla tribuna vip, in via Manno. Tra i più applauditi, come al solito, i Mamuthones e gli Isohhadores di Mamoiada e i Merdules di Ottana. Molto apprezzate anche le cornamuse del gruppo ospite, i Lothian & Bordees Police Pipe Band di Edimburgo. Nella tribuna riservata alle autorità, insieme al padrone di casa, il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau, e al presidente della Provincia Alessandra Giudici, hanno preso posto gli assessori regionali al Turismo e alla Cultura, Bastianino Sannittu e Lucia Baire. Presenti anche i parlamentari Piero Testoni (Pdl) e Guido Melis (Pd) e la candidata alle Europee Rita Borsellino. “E’ una festa bellissima, il futuro viene dal passato – ha osservato la signora Borsellino – E’ bello affondare le radici nella propria terra, è un modo di caratterizzarsi ma di guardare anche al domani. Mi ricorda – ha aggiunto – una festa che si fa da noi in Sicilia a Pasqua, in un paesino che si chiama Prizzi”. “E’ stato un sessantennale per riuscito – ha commentato il sindaco Gianfranco Ganau – La città ha accolto con grande piacere la folla di turisti che hanno scelto di assistere a questa festa di colori, di suoni e di profumi della Sardegna”. Nel pomeriggio, dalle 16, la festa prosegue all’ippodromo Pinna con le pariglie, poi, dalle 18.30 fino a notte fonda, canti e balli in piazza d’Italia.
14.05.2009
Canoni Airone, caso Sogeaal in Parlamento
La questione dei canoni per i transiti nello scalo catalano che l’Airone avrebbe dovuto versare alla Sogeaal dal 2000 fino ad oggi, è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare a firma del deputato Guido Melis. In esclusiva alleghiamo l’intero documento.
ALGHERO – Non si placano le fibrillazioni in relazione alle situazione presenti e passate dell’aeroporto di Alghero. Lunedi ci sarà l’attesa nomina del presidente e il rinnovo delle cariche sociali. Si parla di Carlo Luzzati, visto l’indirizzo della Regione, ma non sono escluse sorprese dell’ultimo momento.
E intanto la questione dei canoni per i transiti nello scalo catalano che l’Airone avrebbe dovuto versare alla Sogeaal dal 2000 fino ad oggi, è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare a firma del deputato Guido Melis. L’esponente di centrosinistra chiede di “dare corso senza ulteriori ritardi, ove le notizie da lui riportate nell’aula parlamentare, alla sanatoria del contenzioso con l’Agenzia del Demanio, fornendo rapidamente alla Sogeaal l’atto amministrativo conclusivo previsto dalla commissione Enac, ciò per difendersi nella causa intentata da Airone per la restituzione dei canoni attualmente pendenti presso il Tribunale di Chieti”. Di seguito l’interrogazione completa:
Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che:
in data 6 luglio 2000, l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) stipulava con la Sogeaal spa una convenzione per realizzare l’ampliamento della aerostazione, della centrale tecnologica, della viabilità e del parcheggio auto dell’aeroporto di Alghero-Fertilia;
tale convenzione prevedeva al punto 4 dell’articolo 11: «le opere realizzate e collaudate verranno consegnate dal soggetto contraente al Ministero dei trasporti e della navigazione, che ne assumerà la titolarità mediante loro iscrizione nel demanio dello Stato [....] per l’assegnazione in uso gratuito all’Ente e per la successiva consegna da parte di quest’ultimo alla società di gestione aeroportuale in qualità di concessionaria della gestione di aeroporto»;
prevedeva inoltre che, al fine di non penalizzare l’operatività aeroportuale, «fino al trasferimento definitivo delle opere il soggetto contraente, d’intesa con l’Ente, e previa verifica agibilità, al fine di assicurare la continuità del pubblico servizio, potrà utilizzare in tutto o in parte le opere realizzate»;
di conseguenza, a seguito della conclusione parziale delle opere e della prevista dichiarazione di agibilità, le attività svolgentesi nella vecchia aerostazione sono state trasferite sin dal 24 giugno 2003, nel nuovo corpo in allestimento;
in data 22 dicembre 2005, il direttore ad interim dello scalo di Alghero dottor Carlo Luzzatti rilevava l’inesistenza di uno specifico atto concessorio nei confronti della Sogeaal avente per oggetto i beni occupati dalla Air One e destinati da questa a banchi di check in; di ciò il direttore ad interim dava notizia all’Agenzia del demanio;
in data 15 maggio 2006, su istanza di concessione della Sogeaal, l’allora direttore pro tempore dello scalo, nelle more del certificato di collaudo, emanava un provvedimento di concessione dell’intera aerostazione con decorrenza 1° giugno 2006;
tuttavia per il periodo giudicato «scoperto» (2002-2006) l’Agenzia del demanio, a seguito degli atti trasmessi dalla direzione aeroportuale nel 2005, chiedeva alla Sogeaal il rimborso di somme a questa corrisposte dalla Air one pari a circa euro 849.852;
sull’intera vicenda si esprimeva il 30 settembre 2008 una Commissione incaricata dall’Enac;
tale Commissione, dopo un accurato esame degli atti, rilevava:
a) come l’autorizzazione della Sogeaal allo svolgimento del servizio di handling fosse stata in realtà sancita sin dal 1995 da un provvedimento (n. 124870 del 10 maggio di quell’anno) nel quale detta Società veniva autorizzata (ai sensi e per gli effetti dell’articolo 38 del c.n.) all’anticipata occupazione di beni ed aree necessari all’espletamento del servizio di handling;
b) come tale provvedimento condizionasse l’attività all’applicazione di convenzioni di concessione di linea all’epoca stipulate con le compagnie di navigazione aerea e vincolasse il concreto esercizio a preventivi accordi di subconcessione tra le parti;
c) come tale atto prevedesse anche il subentro della Sogeaal nei beni in uso alla ATI spa;
d) come esistesse verbale di constatazione di occupazione dei beni redatto dalla locale direzione aeroportuale in data 11 febbraio 1999 (con espressa menzione dei banchi check in all’epoca concessi in subconcessione da Sogeaal ad Alitalia);
e) come esistesse altro verbale, in data 24 maggio 2003, con il quale la direzione aeroportuale, in considerazione dell’entrata in funzione della nuova aerostazione, riprendeva in consegna dalla Sogeaal i beni di cui sopra, accertati in specifico verbale di consistenza dell’11 febbraio 1999;
La Commissione accertava altresì:
f) l’esistenza di un provvedimento (n. 709 del 29 maggio 2002) col quale la direzione aeroportuale autorizzava Sogeaal alla subconcessione in favore di Air One, frattanto subentrata alla Alitalia, di aree demaniali per servizio di handling in subconcessione (rinnovata con note successive agli atti della Commissione);
g) l’esistenza di una nota (n. 01779 del 9 dicembre 2004) indirizzata al Dipartimento Economia nella quale la direzione aeroportuale, nel trasmettere tabelle relative ai corrispettivi applicati da Sogeaal al vettore Air One, faceva espresso riferimento ai canoni relativi ai banchi check in;
h) l’esistenza di una nota in data 12 aprile 2005 (n. 00445), nella quale la direzione aeroportuale comunicava a Sogeaal come l’accoglimento della richiesta di rinnovo della subconcessione, con decorrenza 29 maggio 2005, risultasse subordinata alla definizione dei rapporti conflittuali con Air One;
pertanto la Commissione concludeva stabilendo:
a) che la autorizzazione della Sogeaal allo svolgimento del servizio di handling era stata certamente sancita dal provvedimento di anticipata occupazione del 1995;
b) che il rapporto di subconcessione Sogeaal-Air One con decorrenza 2002 era ampiamente provato agli atti;
c) che – forse anche per effetto degli spostamenti degli uffici dovuti ai lavori in corso – sembrava «potersi ragionevolmente concludere che in tale situazione [...] sia sfuggito il passaggio formale (articolo 11 della Convenzione lavori stipulata in data 6 luglio 2000)», ma che ciò «nulla ha comportato dal punto di vista sostanziale in merito all’effettiva occupazione ed esercizio dell’aerostazione da parte della Sogeaal»;
la Commissione invitava dunque l’Enac a comunicare subito, «a tutela dell’Ente», l’esito di quanto emerso all’Agenzia del demanio «per le necessarie azioni di competenza»; ciò che a tutt’ oggi non risulta avvenuto, con gravi ripercussioni sugli interessi di Sogeaal e sull’intero assetto dell’aeroporto di Alghero-Fertilia;
successivamente la Corte dei conti apriva sull’intera vicenda un procedimento, ciò che rende ancora più urgente l’intervento del Ministro -:
se le notizie sopra riassunte risultino anche al Ministero e, ove lo fossero, quali atti immediati il Ministro intenda adottare, anche sollecitando l’Enac a dare corso senza ulteriori ritardi alla sanatoria del contenzioso con l’Agenzia del demanio;
se non ritenga opportuno fornire rapidamente a Sogeeal l’atto amministrativo conclusivo previsto dalla commissione Enac, onde consentire alla società di gestione dell’aeroporto di Alghero di difendersi nella causa intentatale da Air One per la restituzione dei canoni attualmente pendente presso il Tribunale di Chieti.
09.05.2009
GIORNALISTI: SIDDI A SASSARI, RIFORMA EDITORIA E ORDINE
(AGI) – Sassari, 9 mag. – “No ai bavagli” e’ per Siddi un imperativo democratico. “La sfida sulla privacy e sulla lealta’ dell’informazione si fa e si vince su altro terreno: quello della qualificazione e dell’autonomia dell’informazione che passa per gli statuti della professione (da riformare, certo), dalla tenuta del contratto di lavoro dei giornalisti e, finalmente, dallo statuto di autonomia dell’impresa editoriale”. Tra i relatori della giornata dell’informazione di Sassari, il consigliere nazionale dell’Ordine Giancarlo Ghirra, che ha illustrato le linee guida per una riforma condivisa della legge professionale, e Maria Francesca Chiappe, presidente dell’Unione dei cronisti sardi, che si e’ soffermata sui danni del ddl Alfano rispetto al diritto deo cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie. Oltre Beppe Pisanu sono intervenuti numerosi esponenti della politica sarda e nazionale: Federico Palomba, Piero Testoni, Guido Melis, Giulio Calvisi, Silvestro Ladu, Mario Bruno. E’ intervenuto, inoltre, il prorettore dell’Universita’ di Sassari, Attilio Mastinu. Presenti, nell’affollata aula delle conferenze della Nuova Sardegna, il presidente dell’Anci Sardegna, Tore Cherchi, e i deputati Carmelo Porcu e Bruno Murgia. (AGI)
23.04.2009
Il G8 a L’Aquila per il sindaco de La Maddalena è fantascienza. Berlusconi: finiremo quanto cominciato
“Tutto procede normalmente. Trasferire il G8 a L’Aquila è pura fantascienza. L’ipotesi mi sembra talmente inverosimile che non la prendo neppure in considerazione”. Lo ha detto il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, in un’intervista a R101. “La macchina non si può fermare – ha aggiunto il sindaco – perché quando si spendono soldi e risorse pubbliche si risponde ad organismi che non scherzano, come la magistratura e la Corte dei Conti. Abbiamo già ricevuto le delegazioni di tutti i Paesi partecipanti, che hanno già fatto sopralluoghi e stabilito questioni che riguardano la sicurezza. Sono già state realizzate strutture importanti”. “Ci sono centinaia di operai che stanno continuando a lavorare – ha concluso il sindaco – con un investimento di risorse pubbliche spaventoso. Non credo che siano questioni che possono essere decise con un battito di ciglia. Il G8 non è una festa di compleanno tra compagni di scuola. E’ un meccanismo importante che comporta la mobilitazione di migliaia di persone”.
Ci sono stati diversi contatti telefonici tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, dopo la delibera del Consiglio del Ministri con l’indicazione di trasferire il G8 da La Maddalena a l’Aquila.
Lo ha rivelato all’ANSA lo stesso Cappellacci riferendo che il premier ha ribadito l’impegno di ‘compensare’ l’isola di La Maddalena con il G8 dell’ambiente voluto dal presidente Usa Barack Obama.
“Durante le telefonata il presidente Berlusconi ha assicurato che tutte le strutture previste a La Maddalena andranno avanti – ha spiegato il governatore sardo – Inoltre,
motivando la scelta dell’Abruzzo, mi ha accennato alle contestazioni che accompagnano sempre il G8 e che potrebbero non esserci in una zona colpita da un evento calamitoso di tale portata”.
Il Pd sardo: Berlusconi non ha mai creduto al G8 a La Maddalena
“Berlusconi non ha mai creduto nel G8 a La Maddalena. Ha sempre lavorato per non far svolgere il vertice in Sardegna, sin dall’inizio del suo mandato di governo. La notizia del suo spostamento non ci lascia quindi di sorpresa”. Lo affermano in una nota i deputati sardi del Pd, Guido Melis e Giulio Calvisi, commentando il trasferimento del G8 da La Maddalena in Abruzzo.”Ora si spiega la cancellazione di tutte le opere collaterali, a partire dalla Sassari-Olbia – dicono – e il mancato trasferimento nella struttura di missione dei finanziamenti gia’ disposti per l’isola di La Maddalena. Tutte cose che abbiamo denunciato con atti parlamentari sin dal mese di settembre dello scorso anno. Berlusconi le ha provate tutte per non fare il vertice in Sardegna. Ora – proseguono gli esponenti del Pd – dice che si fara’ in Abruzzo. Comprendiamo il favore con il quale la notizia e’ stata accolta dagli amministratori, dalla popolazione abruzzese e in generale dall’opinione pubblica. Ma attenzione. Proprio perche’ siamo solidali con l’Abruzzo e perche’ ci preoccupiamo dei tempi e delle modalita’ della sua rapida ricostruzione, dubitiamo fortemente di una scelta improvvisata che rischia soltanto di accrescere il caos in quella sfortunata regione senza portarle alcun beneficio”. “Spostare un evento internazionale come il G8 in una terra martoriata come l’Abruzzo nel giro di soli due mesi – proseguono – non e’ cosa facile. Il presidente del Consiglio parla poi di un risparmio di 225 milioni di euro. Vorremo sommessamente ricordare che quelli destinati all’isola di La Maddalena non erano fondi dello Stato, ma fondi Fas gia’ destinati dalla programmazione nazionale alla Sardegna e che il Governo Prodi e la giunta Soru avevano deciso di utilizzare per la trasformazione dell’economia di La Maddalena dopo l’abbandono della presenza militare americana. Invitiamo il presidente del Consiglio a risparmiare sulle risorse nazionali, non solo su quelle dei sardi”. “Ricordiamo infine che la localizzazione del G8 a La Maddalena, frutto di una lunga istruttoria durata anni, in sedi nazionali ed internazionali, ha gia’ comportato la pianificazione di opere dai costi elevatissimi, alcune delle quali sono gia’ in avanzata fase di realizzazione. Ci sono a La Maddalena imprese al lavoro, manodopera assunta ad hoc, programmi stabiliti in relazione a quella localizzazione. C’e’ un intero indotto,- concludono – che gravita sul G8 sardo e un’economia regionale che dipende da quell’evento. Che fine fara’ tutto questo?”.
“Se questa decisione venisse confermata non dovrebbe arrecare o distruggere quanto ipotizzato e stabilito per la Maddalena e l’intero territorio sardo”. Lo ha detto il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli commentando la proposta del governo di spostare il G8 a L’Aquila.
“Fermo restando la solidarieta’ per le popolazioni dell’Abruzzo – ha sottolineato – si deve necessariamente tenere conto delle aspettative generate in Sardegna e degli impegni che coinvolgono decine di imprese e centinaia di lavoratori e di coloro che in ragione dell’evento si sono resi disponibili a programmare la loro attivita’ proprio in vista del summit”.
“I progetti di riconversione – ha aggiunto il sindaco – sono preziosi, il percorso avviato non puo’ interrompersi senza una precisa assunzione di impegno e responsabilita’. Se il G8 non si dovesse piu’ fare a La Maddalena – si chiede Giovannnelli come
si completeranno le opere? Quale seguito si potrebbe dare agli impegni presi?”.
21.04.2009
«Ogliastra, polizia da potenziare»
LANUSEI. Il deputato del Pd, Guido Melis, ha proposto al Ministro della Giustizia un’interrogazione in riferimento all’intervista apparsa sulla Nuova nella quale il procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, parlava dell’esistenza in Ogliastra di aree sottoposte a un controllo militare simile a quello mafioso. Melis chiede se il Ministro sia al corrente delle affermazioni, quale giudizio dia della situazione in Ogliastra e se intenda potenziare gli apparati delle forze di polizia nella zona.
La Nuova Sardegna
09.04.2009
Niente ronde e governo battuto sulle espulsioni
ROMA. Giornata nera per il governo. Prima è stato costretto dall’ostruzionismo dell’opposizione a ritirare la norma sulle ronde dal decreto sulla sicurezza. Poi è stato battuto, grazie a 17 franchi tiratori sui banchi della maggioranza, sul prolungamento della permanenza degli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione. Infine è passata una mozione del Pd sulle fondazioni bancarie. «Una bella giornata per la democrazia parlamentare», ha commentato Guido Melis.
Il governo ha accettato di eliminare dal dl sicurezza le norme sulle ronde duramente contestate dall’opposizione. L’accordo è stato raggiunto nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Esulta l’opposizione la quale ha interrotto il suo ostruzionismo, consentendo di dare il via libera al resto del testo. La norma sulle ronde verrà molto probabilmente inserita in un disegno di legge. «Quando prevalgono la saggezza e la ragionevolezza non vince nessuno ma sono tutti a vincere», spiega il capogruppo del Pd Antonello Soro. «Oggi è una bella giornata per la democrazia parlamentare – aggiunge Guido Melis, Pd – dopo una dura battaglia siamo riusciti a ottenere il ritiro di una misura che avrebbe introdotto in Italia una serie di polizie private al di fuori di ogni controllo di legalità. È ora di fermare la deriva razzista imposta dalla Lega». E Michele Vietti, Udc: «Siamo molto soddisfatti che il governo abbia cambiato parere su una nostra proposta molto ragionevole».
Per il ministro Roberto Maroni si è trattato di una «scelta di responsabilità che andava fatta anche considerato l’ostruzionismo, dal mio punto di vista immotivato, dell’opposizione». «Ho incontrato il presidente del Consiglio. Le strade erano soltanto due: mettere la fiducia, forzando la mano all’opposizione, oppure togliere dal decreto le norme contestate e inserirle nel disegno di legge sulla sicurezza, chiedendo alla conferenza dei capigruppo di garantire la calendarizzazione immediata della discussione».
«E’ una cosa che abbiamo fatto senza gioia, ma per senso di responsabilità. In ogni caso c’è l’impegno di Berlusconi a farle in un secondo momento». Così il leghista Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione normativa.
Soddisfazione anche a destra: «L’eliminazione delle ronde è stata una cosa buona e giusta – dice Alessandra Mussolini – al sud sarebbero state molto nocive».
02.04.2009
CGIL: ‘ANCHE NOI IN PIAZZA’, IL DOCUMENTO DI 73 DEPUTATI PD
(AGI) – Roma, 2 apr. – “La crisi non e’ uno spettro agitato per strumentalizzazioni politiche. Esiste ed e’ il dramma patito, in maniera particolare, ogni giorno dalle milioni di famiglie, precari, lavoratori dipendenti e pensionati del nostro Paese.
Per questa ragione non faremo finta di non vedere e accoglieremo l’appello della Cgil che il 4 aprile lancera’ il segnale che vuole guardare al futuro ed esorcizzare ogni tipo di ritorno al passato”. E’ quanto affermano 73 deputati Pd, tra i quali D’Alema, Bersani, Cuperlo, Verini, Madia, Pollastrini, in un documento congiunto che prosegue dicendo: “Non tornare indietro significa scegliere oggi le politiche piu’ adeguate per fronteggiare la crisi. Scelte che sinora il governo Berlusconi ha superficialmente corroso tagliando gli investimenti pubblici, riducendo i trasferimenti a Comuni e Regioni, tagliando ancora su sanita’, politiche sociali, per la scuola e privando il Sud delle sue risorse comunitarie. Un addio alla formazione, all’assistenza, alla pari dignita’ tra diverse zone del nostro paese”.
“In poche parole – prosegue la nota – un addio allo sviluppo della nazione. Bisogna da subito rendere effettivamente disponibili le risorse per gli ammortizzatori sociali e garantire lo strumento anche a tutti i lavoratori precari. Crediamo, inoltre, sostenere la battaglia condotta da tanti sindaci del nostro Paese che chiedono di allentare i vincoli del Patto di stabilita’ che impediscono ai Comuni di spendere tutto quanto e’ possibile per una vasta azione di piccole e diffuse opere pubbliche che sarebbero in grado, ad esempio, di dare sollievo in termini occupazionali e di rilancio dell’economia, ma anche di spendere piu’ velocemente e con maggiore efficacia i fondi europei. Siamo, infine, fermamente convinti che bisogna realizzare rapidamente l’unita’ di tutti i lavoratori con i precari e percorrere il sentiero comune dell’unita’ sindacale.
Le adesioni diffuse in calce alla nota comprendono: Bersani, Vico, Lulli, Marchignoli, Scarpetti, Zunino, Lenzi, Tullo, Nannicini, Bossa, Samperi, Ghizzoni, Froner, Fontanelli, Velo, Marantelli, Villecco Calipari, Bellanova, Sbrollini, Concia, Albonetti, Schirru, Motta, Rossa, Rampi, Murer, Madia, Fiorio, Fiano, Lovelli, Rugghia, D’Alema, Carra Marco, Beretta, Cenni, Gatti, Codurelli, Pollastrini, Brandolini, Zucchi, Mariani, Mastromauro, Ginefra, Verini, Pompili, Ferranti, Cuperlo, Corsini, Giovannelli, Misiani, Colombo, Siragusa, Capano, Calvisi, Melis, Coscia, Debiasi, Marini Cesare, Ceccuzzi, Boccuzzi, Esposito, Luongo, Capodicasa, Sposetti, Vannucci, Meta, Peluffo, Marchi, Martella, Quartiani, Picierno, Sani, Tocci.
01.04.2009
BIOTESTAMENTO: EMENDAMENTI BIPARTISAN PRONTI ALLA CAMERA
VINCOLANTE VOLONTA’ PAZIENTE, MA POSSIBILE DISATTENDERLA (ANSA) – ROMA, 1 APR – Tre emendamenti bipartisan alla legge sul testamento biologico. Per offrire una soluzione di ‘buonsenso’ alla questione della nutrizione e idratazione, eliminando le rigidita’ del testo approvato dal Senato. Sono pronti per essere presentati alla Camera, su iniziativa di alcuni deputati del Partito democratico, che stanno raccogliendo adesioni anche tra i colleghi di altri partiti, inclusi quelli del Popolo della liberta’. ‘Si e’ mossa una sorta di anonima deputati’, scherza il primo firmatario, Eugenio Mazzarella (Pd), ‘per un dibattito senza protagonismi e divisioni in gruppi identitari’.
Ecco i punti fondanti della proposta: alimentazione e idratazione sono ‘assicurate’ al paziente in quanto forme di sostegno vitale, conformemente ai principi della deontologia medica. Ma, al contrario di quanto deciso al Senato, le dichiarazioni espresse dal paziente che rifiuti quei trattamenti, devono considerarsi ‘impegnative’ e percio’ vincolanti per fiduciario, medici e familiari.
Sara’ inoltre possibile, per poter valutare ciascun caso concreto, disattendere la volonta’ del paziente di sospensione nutrizione e idratazione, quando il medico prospetti effettive possibilita’ di ‘beneficio terapeutico’. In una circostanza del genere, se medico, fiduciario e familiari non trovassero un accordo, la decisione spetterebbe a un collegio medico della struttura in cui il paziente e’ ricoverato.
La proposta include anche una valutazione della legge sul testamento biologico a cinque anni dall’entrata in vigore, in modo che possano essere apportate modifiche alla prova dei fatti.
I firmatari al momento sono i deputati del Pd Eugenio Mazzarella, Sandra Zampa, Paolo Corsini, Pasquale Ciriello, Roberto Zaccaria, Guido Melis, Luigi Nicolais, Maria Letizia De Torre, Salvatore Piccolo e Mimmo Luca’. Per il Pdl hanno aderito Fabio Granata, Stefano Caldoro e Gabriella Giammarco. Ci sono anche le firme di Franco Barbato (Idv) e Francesco Pionati (Misto). (ANSA)
29.03.2009
L’ idea di Sgarbi «Un ristorante per Racz a Salemi»
SALEMI (Trapani) – Se il celebre chef Filippo La Mantia ha dovuto fare un passo indietro, Vittorio Sgarbi ne fa due avanti. Il sindaco di Salemi offre un lavoro a Karol Racz, «faccia da pugile», il romeno ingiustamente arrestato per lo stupro della Caffarella. «Gli diamo un lavoro per questioni di principio e di legalità – spiega Sgarbi – allo stesso tempo chiedo a Filippo La Mantia, attraverso Fulvio Pierangelini che della città è l’ assessore alle mani in pasta, di aprire un ristorante a Salemi. Gli offriamo spazio nella sede del palazzo del sindaco, al pian terreno, perché possa far lavorare nella tollerante città di Salemi Karol Racz vittima della cattiva giustizia». In un primo momento anche La Mantia aveva offerto un lavoro al romeno, ma aveva dovuto far marcia indietro dopo le lamentele del personale del suo locale. «Sono indignato – commenta il deputato del Pd Guido Melis, promotore dell’ associazione parlamentare Amici della Romania -. Prima si sbatte il mostro in prima pagina – poi si impedisce un minimo di recupero sociale a chi è stato ingiustamente accusato. A. Sc.
Il romeno scagionato, Corriere della sera,domenica 29 marzo 2009, p. 18
17.03.2009
Passoni apre il dibattito sulla sconfitta
Assemblea a Sassari con Ganau e Melis su “errori e sottovalutazioni”
SASSARI. Non si limita a leccarsi le ferite. Il Pd entra nel profondo e cerca di vivisezionare il suo malessere. Ne vien fuori una radiografia della sconfitta elettorale molto composita, e una grande voglia di riprovare a camminare. Nella sala conferenze dell’Hotel Grazia Deledda, a confrontarsi c’è una grande fetta del partito. C’è il commissario Achille Passoni, il deputato Guido Melis, il sindaco Gianfranco Ganau, più una larghissima rappresentanza della base. Mancano invece molti di quelli che l’assemblea definirà i capicorrenti, ovvero gli eterni ex. Gli ex Margherita, gli ex Progetto Sardegna, gli ex qualcosa: quelli che, dirà Guido Melis, «si riuniscono segretamente in summit e prendono le decisioni. Quelli che vorrebbero che il partito restasse ancora così: con i suoi conflitti e le sue guerre di trincea». Che il Pd sia ancora un aggregato di vecchi clan politici, con padrini e affiliati, lo si è visto chiaramente alle regionali. E’ stato uno dei punti a suo sfavore. E ad ogni analisi post sconfitta, ad ogni esame di coscienza, questo peccato originale viene puntualmente stigmatizzato. E allora, come molto tempo fa, ecco che la panacea di tutti i mali è sempre quella: i circoli che spuntano in ogni paese, il tesseramento, altra linfa, il rinnovamento che dalle radici si propaga ai vertici, prima i congressi periferici e poi quelli regionali.
E infine le primarie. «Con candidati – suggerisce Melis – che niente abbiano a che fare con le recenti dispute per la segreteria. Tutto questo da un punto di vista logistico organizzativo. L’altra sfida, la più difficile, riguarda invece la ricucitura col tessuto sociale: «Abbiamo perso consensi su tutti i fronti – dice Passoni – operai, casalinghe, imprenditori, disoccupati maschi, donne: tutti hanno votato dall’altra parte. Gli unici che hanno capito il nostro messaggio sono stati i giovani» Un gap di comunicazione c’è stato.
Quello di Soru viene definito come un “riformismo illuminato, dove il cambiamento viene spiegato e offerto al popolo da una sola persona. «Invece, perché il cambiamento venga vissuto, deve passare attraverso un riformismo di massa». Occorre cioè che i partiti lo accompagnino dentro la società, e facciano da filtro anche altri enti intermedi, come i sindacati o i comuni. Questa iniezione graduale del cambiamento invece non c’è stata. Agli occhi dei sardi è arrivata una trasformazione dal volto deformato, con tratti eccessivamente identitari: il vellutino come simbolo di appartenenza. Poi sarà anche vero, come dice Giulia Lombardo, che Soru non è solamente vellutino: «Se siamo qui a scannarci è per merito della sua rivoluzione, che ha smantellato il sistema dei partiti». Il problema è che certe rivoluzioni hanno bisogno di tempo per essere metabolizzate, e ogni scossa tellurica crea scompensi e fratture nel corpo sociale. «Non ci siamo accorti del blocco elettorale che si stava cementando intorno al centrodestra – dice Melis – abbiamo sottovalutato il dissenso che si allargava. Non basta fare buone leggi, bisogna anche farle capire e avere anche il coraggio di modificarle, se necessario, sulla base delle istanze del territorio». L’errore e la leggerezza più grave, infine, sono stati non concentrarsi abbastanza sulla crisi economica in atto. «Abbiamo lasciato i ceti più esposti alla recessione soli davanti alla televisione – dice Passoni – e il messaggio che arrivava dallo schermo era un “Ci penso io”. Questa è la grande forza del Berlusconismo. Perché la Sardegna doveva essere refrattaria? Perché la ventata di centrodestra qui doveva arrivare meno impetuosa che altrove? Noi invece ci siamo intestarditi sulle cose già fatte, senza parlare del futuro, del modo in cui affrontare la crisi».
Molte delle riflessioni emerse ieri a Sassari, oggi pomeriggio verranno messe in campo a Cagliari durante la riunione del direttivo, nella sede del Pd. «La prima cosa che proporrò ai vertici – conclude Passoni – sarà di sancire il legittimo riconoscimento delle posizioni diverse dentro il partito. Se questo meccanismo perverso dell’additare come nemico chi la pensa in modo diverso, continua a vivere nel Pd, allora non andremo da nessuna parte».
17.03.2009
SCUOLA: 70 DEPUTATI DEL PD ADERISCONO A SCIOPERO CGIL
(ASCA) – Roma, 17 mar – ”Domani saremo in piazza con la Flc-Cgil per manifestare contro i tagli del governo Berlusconi e le manovre che hanno impoverito e messo in crisi tutto il settore della conoscenza”.
Lo annunciano un gruppo di circa settanta deputati del Pd in un comunicato appello per sottolineare quanto ”la situazione dell’istruzione pubblica, dell’universita’ e della ricerca si e’ aggravata enormemente in seguito alle scelte adottate dal governo. I tagli operati, infatti, sono assolutamente insostenibili e compromettono seriamente anche i livelli minimi di funzionalita’ delle scuole e delle universita’. In questo quadro cosi’ drammatico per il sistema formativo, ci uniamo, dunque, al mondo del sapere per ribadire il nostro dissenso e la nostra dura opposizione contro le scelte del governo. Abbiamo, infatti, una forte consapevolezza del valore e del ruolo fondamentale che nel nostro Paese rappresentano i sistemi dell’educazione, dell’istruzione, della formazione e della ricerca. Siamo, pertanto, vicini a tutte le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza che stanno combattendo una giusta battaglia contro i tagli indiscriminati e i provvedimenti approvati dal Governo”.
Hanno firmato il comunicato-appello: Manuela Ghizzoni, Maria Coscia, Mariangela Bastico, Mariapia Garavaglia, Marilena Adamo, Silvana Amati, Sesa Amici, Giovanni Bachelet, Giuliano Barbolini, Fiorenza Bassoli, Teresa Bellanova, Tamara Blazina, Luisa Bossa, Chiara Braga, Sandro Brandolini, Marco Causi, Marco Carra, Lucia Codurelli, Paola Concia, Paolo Corsini, Giovanni Cuperlo, Cesare Damiano, Olga D’Antona, Emilia De Biasi, Mauro Del Vecchio, Rosa De Pasquale, Cecilia Donaggio, Stefano Esposito, Marco Fedi, Vittoria Franco, Laura Froner, Maria Grazia Gatti, Rita Ghedini, Dario Ginefra, Marialuisa Gnecchi, Maria Fortuna Incosante, Franco Laratta, Donata Lenzi, Ricardo Levi, Giovanni Lolli, Marianna Madia, Maino Marchi, Raffaella Mariani, Alberto Maritati, Donatella Mattesini, Eugenio Mazzarella, Guido Melis, Michele Meta, Ivano Miglioli, Roberto Morassut, Carmen Motta, Delia Murer, Luigi Nicolais, Caterina Pes, Pina Picierno, Massimo Pompili, Sabina Rossa, Antonio Rugghia, Antonino Russo, Marilena Samperi, Amalia Schirru, Anna Serafini, Alessandra Siragusa, Walter Tocci, Walter Verini, Ludovico Vico, Luigi Vimercati, Vincenzo Vita, Walter Vitali.
min/sam/alf
16.03.2009
MINORI. INTERPELLANZA PD SU DATI ISCRIZIONI A SCUOLE PRIMARIE
(DIRE – notiziario Minori) Roma, 16 mar. – Un’interpellanza urgente per chiedere al ministro dell’Istruzione Gelmini di riferire in Parlamento in merito ai dati sulle iscrizioni alla scuola primaria. A presentarla il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro. Questo il testo:
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, per sapere – premesso che: nei giorni scorsi sono stati resi noti dal Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca i dati sulle iscrizioni degli alunni alle prime classi della scuola primaria per il prossimo anno scolastico 2009/2010 relativi ad un campione di circa 900 scuole rappresentative e distribuite su tutto il territorio nazionale; da tali dati risulta che solo il 3 per cento delle famiglie che hanno iscritto i propri figli alla prima classe della scuola primaria ha scelto l’orario settimanale di 24 ore con il maestro unico, solo il 7 per cento ha scelto l’orario di 27 ore, ben il 56 per cento ha scelto l’orario con i moduli a 30 ore e oltre il 34 per cento ha scelto il tempo pieno con l’orario di 40 ore; i dati dimostrano che e’ stata bocciata dalla quasi totalita’ delle famiglie italiane la scelta del Governo del maestro unico.
Infatti, il decreto-legge 1o settembre 2008 n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 169 del 30 ottobre 2008 all’articolo 4 prevede che «le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali» e non il maestro unico di riferimento per tutte le tipologie di orario come si ostina a dichiarare il Ministro interpellato; in data 27 febbraio 2009 il Governo ha approvato, in attuazione dell’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 25 giugno 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 6 agosto 2008, i regolamenti relativi rispettivamente al primo ciclo dell’istruzione e alla rete scolastica; i predetti regolamenti prevedono di attribuire alle scuole una dotazione organica di istituto in misura tale da garantire alle prime classi solo il personale corrispondente ad un orario settimanale medio di 27 ore settimanali; e’ del tutto evidente che quanto previsto dai predetti regolamenti non si concilia con le richieste della famiglie e che anzi impedisce di tener fede alle promesse piu’ volte fatte dal Governo, non solo dal Ministro dell’istruzione ma dallo stesso Presidente del Consiglio, di esaudire tali richieste non solo nella misura garantita nell’anno scolastico in corso ma anche e soprattutto di far fronte alle eventuali maggiori richieste per il tempo pieno fino ad un incremento del 50 per cento della sua attuale consistenza; non sono stati ancora resi noti dati, seppur parziali, relativi alle iscrizioni alle prime classi della scuola secondaria di primo grado -: se intenda riferite al Parlamento sui dati definitivi sulle iscrizioni alla scuola primaria e alla scuola secondaria di 1° grado e sulle misure che intende attivare per soddisfare, come promesso, le richieste dei vari moduli orari avanzate dalle famiglie, con particolare riferimento alle 30 e alle 40 ore per la scuola primaria e al tempo prolungato per la scuola secondaria di primo grado e se non ritenga al tal fine adottare iniziative per la modifica dei regolamenti approvati dal Consiglio dei ministri il 27 febbraio 2009.
(2-00336) «Soro, Coscia, Ghizzoni, De Pasquale, De Torre, Pes, Tocci, Siragusa, Antonino Russo, Bachelet, De Biasi, Mazzarella, Rossa, Lolli, Nicolais, Ginefra, Levi, Picierno, Fluvi, Cesare Marini, Mogherini Rebesani, Scarpetti, Agostini, Melis, Marrocu, Tidei, Carella, Enzo Carra, Marco Carra, Lulli, Naccarato, Lanzillotta, Lovelli, Pedoto, Trappolino, Ria, Grassi, Binetti, Ventura, Bossa».
(Wel/ Dire) 16:03 16-03-09
13.03.2009
Apc-Sicurezza/ Pd: “Ronde ricordano Camicie nere”. Scontro sul dl

Democratici all’attacco. Pdl e Lega difendono “volontari”
Roma, 13 mar. (Apcom) – Le ‘ronde’ ricordano in maniera “allarmante” la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, il corpo militare dell’Italia fascista costituitosi nel 1923. La preoccupazione è stata espressa dai deputati del Pd in commissione Giustizia alla Camera, dove ieri si è concluso l’esame preliminare del decreto sicurezza.
E’ stato Guido Melis ad avanzare per primo il paragone con le Camicie nere: “Non è dato ravvisare precedenti apprezzabili tali da giustificare il fenomeno delle ronde – ha detto – storicamente l’unico precedente che presenta qualche allarmante analogia è rappresentato dalla costituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale”. L’attività svolta dalle ronde “presuppone una specifica preparazione, della quale le ‘ronde’, a differenza delle forze dell’ordine, non sembrano disporre”. Quindi sono “inutili, dannose e rappresentano un chiaro segno di degrado politico-istituzionale”.
A difendere la norma è Maurizio Scelli del Pdl, che rileva come “il termine ‘ronda’ sia del tutto improprio ed irrispettoso nei confronti di un movimento che, gratuitamente, si mette a disposizione di chi ne ha bisogno offre la propria collaborazione nell’attività di contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa, entro i limiti in cui ciò sia consentito dal nostro ordinamento.
Il provvedimento in esame è un riconoscimento della rilevanza del volontariato, dello spirito di servizio di coloro che vi partecipano”.
Una spiegazione, quella di Scelli, che Cinzia Capano del Pd definisce “poco tranquillizzante” ricordando che “anche le camicie nere erano associazioni di volontari”. Mentre il capogruppo dei Democratici in Commissione, Donatella Ferranti, fa sapere che il Pd “non intende assolutamente sminuire il ruolo e l’importanza del volontariato” invitando “i colleghi di maggioranza a non utilizzare questa argomentazione tendenziosa”.
Secondo Ferranti “non si può parlare certamente di associazionismo e volontariato con riferimento alle ‘ronde’, trattandosi di un fenomeno ben diverso, come dimostra la forte l’ingerenza dei poteri pubblici nella disciplina prevista dal decreto: si tratta di ’squadre’, che saranno connotate geograficamente e politicamente, senza considerare che, di fatto, gli ex appartenenti alle forze armate in congedo ben potrebbero essere armati o comunque non più idonei a svolgere funzioni di polizia”.
A difendere con le unghie e con i denti l’articolo 6 del provvedimento è stata anche la Lega, prima sostenitrice dei cosiddetti “volontari per la sicurezza”: “L’opposizione – afferma Fulvio Follegot – li dipinge come se fossero delle associazioni a delinquere. Queste realtà non hanno una qualificazione politica, e spesso sono state organizzate da sindaci di sinistra”. Luca Paolini ricorda che “la parola ‘ronde’ non è contemplata nel decreto, ma è un termine che è stato tendenziosamente attribuito alle associazioni di cui all’articolo 6 per diffondere nell’opinione pubblica un’immagine negativa, creando una una sorta di analogia con le organizzazioni paramilitari”.
Luc
131628 mar 09
13.03.2009
Manifestazione unitaria e trasversale di protesta per la Olbia-Sassari
Una folta rappresentanza di amministratori del Nord-Sardegna ha protestato contro il blocco dei finanziamenti, quasi 500 milioni di euro, destinati alla strada Olbia-Sassari. Molti gli esponenti delle forze sindacali e delle associazioni di categoria che hanno accolto l’invito del sindaco di Oschiri Antonio Perinu. E’ stato lui ad aprire la serie degli interventi con queste parole: “Abbiamo segnalato che questa strada doveva essere fatta con procedure celeri.
A noi non interessa averla tra quarant’anni. La nostra mobilitazione non ha colore; non ci sono strade, incidenti, vittime di destra o di sinistra. Siamo qui per rivendicare il nostro diritto allo sviluppo che, allo stato attuale, passa attraverso una strada piena di croci, in attesa di un intervento serio da 40 anni”. Duro e determinato il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli che ha dichiarato: “La nostra non sarà una semplice protesta ma attueremo azioni concrete. Io non mi fermo alle rassicurazioni avute anche stamattina dal presidente Cappellacci. Ci faremo sentire a tutti i livelli e sarà mobilitazione ad oltranza fino a quando non verranno aperti i cantieri per la realizzazione della 4 corsie. Chiediamo che il Governo faccia marcia indietro e ripristini le risorse che sono state dirottate altrove. Il nostro compito è anche quello di tenere alta la protesta per far valere i nostri diritti affinchè non ci vengano scippati”. Il presidente della Provincia Olbia-Tempio Pietrina Murrighile, il presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici, insieme ai sindaci, ai sindacalisti e ai rappresentanti delle associazioni di categoria, hanno chiesto che “la Regione intervenga con forza sul governo perché ripristini i finanziamenti per la Sassari-Olbia e sblocchi le procedure di appalto interrotte”. Dopo il comizio, tenuto nella piazza del Municipio di Oschiri , si è formato un corteo che ha raggiunto la strada in questione bloccando il traffico per una decina di minuti.
Unanime, pacifica e trasversale l’adesione alla protesta che ha visto anche la partecipazione del neo-assessore regionale al Turismo Bastianino Sannitu, del senatore Gian Piero Scanu e dei deputati Giulio Calvisi e Guido Melis. Oltre agli amministratori locali, appartenenti ai diversi schieramenti politici, c’erano numerosi cittadini e rappresentanti delle associazioni di volontariato.
08.03.2009
Leader del centrodestra spiazzati
SASSARI. Nessuno se l’aspettava. Il finanziamento della Sassari-Olbia cancellato dal governo ha colto in contropiede i politici sassaresi. Spiazzato il centrosinistra, che, preso per stanchezza dalle continue rassicurazioni di Berlusconi, aveva finito per crederci. Molto in imbarazzo il centrodestra, che su quelle promesse ci aveva invece costruito mezza campagna elettorale. Il parlamentare del Pdl Carmelo Porcu alla quattro corsie quasi ci crede ancora. Sarà che l’intervista arriva proprio all’intervallo della partita dell’Inter, la sua squadra è in vantaggio per 1-0, quindi l’ottimismo vola. Dice: «La telenovela della Sassari-Olbia dura da anni e ci ha abituato a continui colpi di scena. Non mi stupirei che alla prossima riunione del Cipe il quadro cambiasse ancora una volta. E infatti prima di esprimere giudizi, vorrei vederci più chiaro. Voglio capire cosa è successo, se realmente i fondi per la nuova strada non ci sono più o se sono stati momentaneamente congelati». Pesano come macigni le dichiarazioni generosamente elargite durante la campagna elettorale dai vari leader del Pdl che hanno fatto tappa in Sardegna: «Anche a me è capitato di sentire, durante le varie convention, continue rassicurazioni sulla certezza dei finanziamenti. E confido molto sul mantenimento degli impegni da parte di Berlusconi e del ministro Matteoli. E’ stato detto che la Sassari-Olbia è una infrastruttura di rilevanza internazionale e vitale per la Sardegna: non voglio pensare che ci si possa rimangiare tutto questo». In ogni modo i parlamentari e i senatori sardi del centrodestra corrono subito ai ripari: «Martedì abbiamo una riunione e sicuramente affronteremo questo delicato argomento – continua Carmelo Porcu – se poi i timori dovessero rivelarsi fondati, allora ci mobilitermo per un’azione forte di convincimento verso il governo. Lo stesso pressing, però, dovrebbe fare anche il nuovo Governatore Cappellacci». Il deputato del Pd Guido Melis è anche lui un tantino incredulo, ma almeno non si sente tradito. «Le promesse di Berlusconi le conosciamo – dice – ed Euroallumina è solo un altro esempio di bufala. Però sulla Sassari-Olbia il Pdl aveva insistito talmente tanto, con una serie di assicurazioni ufficiali durante la campagna elettorale, che pareva quasi impossibile un simile voltafaccia a pochi giorni dal voto. Tutto questo è gravissimo e offensivo nei confronti dei sardi. E’ una presa in giro. Purtroppo non abbiamo grossi strumenti per difenderci. La delegazione sarda in Parlamento farà subito un’interrogazione. Poi toccherà anche a Cappellacci ricordare al premier gli impegni assunti. Sempre che il nuovo Governatore se la senta di farlo». (lu.so.)
05.03.2009
Il carcere di Sassari, descritto dall’On. Melis
Tempo fa, l’On. Guido Melis (Pd) ha posto un’interrogazione al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, attraverso la quale descriveva la situazione del carcere di Sassari. Era settembre, tema dominante della cronaca politica erano la riforma della scuola e quella della Giustizia. I mesi passano, ma le condizioni dei carcerati restano sempre le stesse. Il testo del documento parlamentare …
“La casa circondariale di Sassari è ospitata nel vecchio edificio di San Sebastiano; il carcere è stato progettato a cavallo dell’unità d’Italia, e inaugurato, come attesta lo storico locale Enrico Costa, nel 1871, ben 137 anni fa; ai tempi era, forse, un gioiello di edilizia carceraria, ma adesso si può parlare di un vero e proprio rudere da museo archeologico; l’intero secondo piano dell’edificio è attualmente inagibile, a causa della continua minaccia di crolli e le celle, per lo più fatiscenti nonostante i vari restauri succedutisi negli anni, sono di pochi metri quadri, hanno muri scrostati, sono buie, umide e malsane con servizi alla turca divisi dai letti da un muretto alto appena 80, 90 centimetri, e ospitano ciascuna 4 o 5 detenuti.
All’interno della struttura per i detenuti non vi è nessuna possibilità di lavorare né di imparare un mestiere, il personale di custodia, lodevole per abnegazione, si trova perennemente sotto organico (l’ultimo concorso è stato espletato nel 1993), e gli educatori, che sono pochissimi, in tutto tre, devono dividersi tra il carcere di Sassari e quello di Alghero; da tempo si attende il completamento del nuovo carcere, che dovrebbe sorgere nella zona di Bancali, alla periferia della città, ma i lavori, come può constatare chiunque visiti la zona, languono o procedono con inspiegabile lentezza; l’addensamento dei detenuti a San Sebastiano ha, nel frattempo, aggiunto limiti decisamente al di là della soglia di tolleranza della struttura.
Il fenomeno del sovraffollamento nelle carceri rappresenta un’emergenza non solo in Sardegna, dove i dati più recenti ci dicono che nei dodici istituti penitenziari presenti nella regione sono ospitati 1888 detenuti, di cui 51 donne e di cui solo 991 condannati in via definitiva, ma in tutto il Paese; l’emergenza viene fronteggiata in modo dissennato con una politica volta a penalizzare, invece che a depenalizzare, che riempie le celle di ragazze e ragazzi che, responsabili di piccoli reati, alla scuola del carcere naturalmente diventano quei veri delinquenti che magari ancora non sono; inoltre con il decreto-legge n.112 del 2008 sono stati tagliati i fondi per l’edilizia carceraria, è stato gravemente penalizzato il reclutamento degli agenti di custodia che attualmente si trovano a dover sostenere turni che vanno dalle 6 alle 12, per poi tornare in servizio dalla mezzanotte all’alba, a fronte di stipendi assolutamente inadeguati: si chiude la porta alle riforme e si arriva a minacciare la stessa legge Gozzini, che negli anni scorsi ebbe almeno il merito di ridare una parvenza di civiltà a un ordinamento penitenziario di stampo medievale, totalmente inadeguato agli standard europei.
28.02.2009
Al Forum giovani si parla di politica con Guido Melis e Carmelo Porcu
SASSARI. Saranno i parlamentari Guido Melis e Carmelo Porcu i protagonisti del prossimo seminario del Forum giovani del Comune. Lunedì 2 marzo alle 15,30 nella Biblioteca comunale di piazza Tola, i due esponenti politici parleranno con i giovani del ruolo dei partiti e del rapporto fra istituzioni e cittadini. Saranno presenti anche alcuni rappresentanti delle organizzazioni della società civile e dell’associazionismo culturale ed economico cittadino: Franco Uda responsabile regionale dell’Arci, Giuseppe Lendini responsabile della Federconsumatori e Alberto Cossu presedente della Confcommercio. Con l’incontro di lunedì si apre il secondo ciclo di seminari del Forum organizzati dall’assessorato per le Politiche giovanili, per favorire l’incontro tra gli studenti e importanti testimoni del mondo della cultura e della politica. Le prime due giornate degli incontri sul tema “La cultura, la città e lo sviluppo locale” hanno visto i partecipanti discutere con operatori culturali di rilievo nel mondo della cultura regionale: Isola delle Storie di Gavoi, Container e Cooperativa Teatro e/o Musica di Sassari. Il calendario di seminari proseguirà con questi appuntamenti: per il ciclo “La cultura, la città e lo sviluppo locale: come fare?”, il 3 marzo si discuterà di politiche regionali per la cultura, il 10 marzo di circuiti turistico-culturali e il 17 marzo di politiche culturali del Comune; per il ciclo “Essere cittadini: conosciamo la politica e le istituzioni locali, il 2 marzo si parlerà di partiti politici e società civile, il 12 marzo di democrazia partecipativa: esperienze locali, e il 19 marzo di democrazia partecipativa e i giovani, il 26 marzo del consiglio comunale, la giunta, il sindaco, le commissioni, il 31 marzo del rapporto fra politica e media. Il numero massimo di partecipanti per ciascun ciclo è di 30 persone. Ci si può iscrivere lasciando un post sul Forum Giovani del Comune nell’area di discussione (www.comune.sassari.it/forumgiovani.htm), sul profilo Facebook del Forum, oppure compilando il modulo d’iscrizione nei locali dell’assessorato, in viale Umberto 72, (tel. 079/2018702). Sarà possibile iscriversi ai seminari nella Biblioteca comunale, presentandosi al banco di accettazione della Sala Multimediale. Verranno considerate prioritarie la motivazione dei partecipanti, la loro eventuale partecipazione a iniziative del Forum nel 2007-2008, l’ordine di arrivo delle richieste. I partecipanti riceveranno un attestato di frequenza e potranno partecipare alle iniziative successive del Forum (progetti internazionali di scambio, iniziative formative). Per informazioni www.comune.sassari.it/forumgiovani.htm, profilo Facebook del Forum (ForumGiovani Sassari), assessorato Pubblica istruzione, viale Umberto 72.
14.02.2009
Sardegna: Melis, ad Alfano, “Su corte appello Sassari propaganda elettorale scorretta”.
”Ieri a Sassari abbiamo assistito ad un piccolo ma eloquente esempio di propaganda elettorale scorretta”. A denunciarlo è il deputato del Pd, componente della commissione Giustizia della Camera, Guido Melis che contesta quanto avvenuto nel corso del comizio sassarese del ministro Alfano, ‘uno dei tanti ministri mobilitati contro Soru dal cavaliere’.
“Nei giorni precedenti al comizio del ministro della Giustizia – ricostruisce Melis – si era fatta circolare ad arte la falsa notizia a che la Corte di Appello sassarese fosse a rischio immediato di soppressione (notizia falsa perché non esiste uno stralcio di documento che la attesta, salvo una indagine di routine sulla produttività di quelli uffici). In questo quadro, il Presidente del consiglio dell’ordine forense di Sassari, l’avvocato Giancarlo Cugiolu, ha invitato i suoi iscritti a partecipare alla manifestazione del ministro promettendo notizie certe sulle sorti della Corte d’appello. Sarebbe bastato un incontro istituzionale con il Consiglio dell’ordine, magari tenuto in tribunale. E in effetti l’incontro c’è stato qualche ora prima del comizio. Ma ciononostante gli avvocati sono stati invitati dal loro presidente a partecipare alla manifestazione del Pdl, a tre giorni dalle elezioni. Nella quale manifestazione Alfano ha smentito quella che giornalisticamente era e resta una non notizia. Ora, Alfano fa la sua parte e cerca voti dove può, ma – si chiede in conclusione Melis – non sarebbe stato meglio tenere il consiglio dell’ordine, istituzione neutrale, al di fuori delle strumentalizzazioni elettorali?”.
10.02.2009
(AGI) INTERCETTAZIONI: PD, GOVERNO FACCIA MARCIA INDIETRO
Politica
martedì 10 febbraio 2009 13.19
(AGI) – Roma, 10 feb. – “Il Partito democratico e’ fortemente contrario al ddl intercettazioni che giudica un provvedimento ‘ammazza indagini’, che mina il sistema investigativo, mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini, compromette l’esercizio del diritto di cronaca e non risolve il problema della tutela della privacy”. Lo dichiarano i deputati del Pd della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, Cinzia Capano, Mario Cavallaro, Pasquale Ciriello, Anna Paola Concia, Guido Melis, Anna Rossomando, Marilena Samperi, Lanfranco Tenaglia, Pietro Tidei a poche ore dall’esame in commissione degli emendamenti al ddl governativo. “Il Pd – annunciano i parlamentari – votera’ contro ogni proposta volta che indebolisce uno strumento essenziale ed insostituibile per la ricerca della prova. Per questo abbiamo presentato un pacchetto di emendamenti volto che modifica radicalmente l’impianto di un testo che ‘lega le mani’ alla polizia giudiziaria e alla magistratura inquirente. Nel merito – aggiungono – la richiesta di ‘gravi indizi di colpevolezza’ per attivare le intercettazioni comprime fortemente la possibilita’ di utilizzarle efficacemente. E’ un’ipotesi gravissima che rivela come il governo e la maggioranza siano disposti a sacrificare uno strumento importantissimo per la ricerca della prova sull’altare di un astratto concetto di riservatezza perche’ non introduce una effettiva responsabilizzazione per coloro che hanno accesso alle intercettazioni e non realizza un filtro efficace per evitare che le intercettazioni irrilevanti per le indagini e quelle relative a soggetti estranei alle indagini rimangano segrete e siano distrutte. Il testo del governo – sottolineano – non evitera’ infatti l’uso strumentale delle intercettazioni, ma avra’ l’unico effetto di bloccare l’efficace contrasto della criminalita’, anche quella organizzata. Inoltre – proseguono – il ddl intercettazioni e’ un attacco al diritto di cronaca e un bavaglio all’informazione: il diritto ad informare e ad essere informati viene calpestato perche’ il governo ha deciso di impedire la cronaca giudiziaria, vietando la pubblicazione (‘anche parziale, o per riassunto o nel contenuto’, e ‘anche se non sussiste piu’ il segreto’) degli atti di indagine fino al termine dell’udienza preliminare’. Siamo molto critici – concludono – ed oggi in commissione chiederemo convintamente al governo di fare marcia indietro su questo testo ammazza indagini.
04.02.2009
Antitrust: Pd, “Bene estensione istruttoria su GPL”.
Così i deputati del Pd Gianluca Benamati e Guido Melis commentando la decisione dell’Antitrust di estendere a livello nazionale l’istruttoria per verificare l’esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza nel settore del gpl in bombole per uso domestico in Sardegna.
“Lo scorso dicembre – ricordano Benemati e Melis – avevamo presentato un’interrogazione al ministro per lo Sviluppo Economico per denunciare i prezzi particolarmente elevati del gas di petrolio liquefatto nella regione Sardegna e la conseguente penalizzazione dei consumatori sardi. Inoltre – aggiungono i due deputati – da uno studio condotto a livello nazionale nel novembre 2008 è emerso che il prezzo delle bombole da 10 Kg, a fronte di un costo medio nazionale di euro 20,00, era di 24,07 per la regione Sardegna. Dunque aspettiamo di conoscere quanto prima l’esito dell’indagine dell’Antitrust e di sapere cosa sia accaduto anche nelle altre Regioni in questo delicato settore”.
30.01.2009
L’on. Melis visita il carcere di Alghero
Venerdì 30 gennaio Guido Melis, accompagnato dall’avv. Giovanni Isetta, ha visitato il carcere circondariale di Alghero. Nel corso della visita, durata due ore, il deputato del Pd è stato accompagnato dal dirigente dell’Ufficio detenuti e trattamento dott. Giampaolo Cassitta, del provveditorato regionale della Sardegna, nonché dall’educatore dott. Salvatore Spina. Oltre che col direttore del carcere dott. Gigante si è inoltre trattenuto con le educatrici impegnate nel carcere e con il capo del personale penitenziario. Ha quindi visitato diverse sezioni, nonché gli ambienti comuni, i servizi medici, la biblioteca ecc. “Il carcere di Alghero – dichiara Melis – con 198 detenuti (capienza massima 203) e 80 agenti di custodia (dovrebbero essere 198, un organico fissato nel 2001, quando i detenuti erano 70), appare carente di personale, tanto più che molti detenuti sono tossicodipendenti, il che richiede un surplus di assistenza, anche psicologica (15 ore di presenza dello psicologo in un mese sono davvero poche). Gli educatori sono 6, ma a scavalco con Tempio e Macomer. Le attività, pure ben strutturate in locali adatti (falegnameria, tipografia ecc.), sono rese impossibili dalle carenze di personale”.
22.01.2009
Comunicato Stampa dei Deputati PD della Commissione Giustizia – Camera dei Deputati:
La Commissione Giustizia della Camera ha esaminato ieri il decreto legge 200/08 che abroga quasi 29.000 leggi.
Il Gruppo del Pd ha fatto rilevare le gravi incongruenze del documento che abroga norme che tuttora disciplinano l’accesso alle professioni, le modalità del loro esercizio, la costituzione di società tra professionisti e la stessa disciplina degli Ordini Professionali e dei relativi albi.
Il Pd ha, infatti, criticato il metodo seguito che si affida a una verifica di congruità delle abrogazioni solo successiva all’approvazione della legge, evidenziando le gravi conseguenze in materia di certezza dei rapporti giuridici di un tale metodo ed ha chiesto che detta verifica sia svolta prima dell’approvazione della Legge.
Ha quindi richiesto che nel parere della Commissione Giustizia sia prevista come condizione la valutazione preventiva dell’impatto complessivo sul sistema normativo del Decreto 200/08.
Roma, giovedì 22 gennaio 2009
Commissione Giustizia della Camera – Gruppo PD
Donatella FERRANTI (capogruppo)
Rita BERNARDINI , Cinzia CAPANO , Mario CAVALLARO , Pasquale CIRIELLO , Anna Paola CONCIA , Giovanni CUPERLO , Gianni FARINA , Pierluigi MANTINI , Guido MELIS , Anna ROSSOMANDO , Marilena SAMPERI , Lanfranco TENAGLIA , Pietro TIDEI , Guglielmo VACCARO.
14.01.2009
Crisi. 100 deputati: Flop social card, 190 mila senza copertura
Roma, 14 gen. – “Delle 520 mila card assegnate, risulta che circa 190mila non avevano alcuna copertura”. Al punto che “le persone povere si sono viste beffate e umiliate quando si sono presentate alle casse dei supermercati per pagare con la ‘tessera dei poveri’ che pure era stata regolarmente assegnata”. Sulla social card in parlamento scoppia la polemica e arriva la denuncia dell’esponente del Pd, Franco Laratta, che parla di “una vera e propria truffa del Governo nei confronti della povera gente” e chiede al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, “di riferire con urgenza in Aula”.
Nel frattempo circa cento deputati dell’opposizione hanno firmato la richiesta di Laratta, chiedendo di conoscere i dati al 31 dicembre 2008 dell’operazione ’social card’, “quante tessere sono state distribuite, quante sono quelle effettivamente coperte e cosa inoltre intende fare il governo per rispondere alla drammatica situazione economica in cui si trovano le famiglie italiane, i precari, gli anziani, i disoccupati”. Secondo i deputati dell’ opposizione, infatti, al 31 dicembre 2008 “sono state consegnate 520.000 social card su 1.400.000 previste. E delle 520 mila card assegnate, risulta che circa 190mila non avevano alcuna copertura”.
“E’ evidente- aggiunge l’esponente del partito Democratico- che per ottenere la social card si e’ voluto sommare troppi requisiti e si e’ cosi’ ridotta drasticamente la platea in modo non equo”. Tra le altre cose, aggiunge l’esponente del Pd, Franco Laratta, “appare molto discutibile applicare sia l’Isee, che e’ un parametro familiare che gia’ considera piu’ fonti di reddito compreso il patrimonio, sia il reddito individuale. In questo modo il parametro famiglia viene usato per ridurre e non per ampliare la platea, si tiene conto delle risorse della famiglia ma non del carico”. Era dunque “chiaro e prevedibile sin dall’inizio, anche alla luce di questi criteri- prosegue l’esponente del Pd- il fallimento dell’intera operazione, tanto che la grande maggioranza delle tessere non sono state nemmeno assegnate”. Per questo Laratta spera che il Governo dia numeri certi e inconfutabili.
“In sostanza- spiega- chiediamo che Tremonti non imbrogli il parlamento cosi’ come ha fatto con i poveri cittadini italiani presi in giro e umiliati. Ci dica la verita’ e soprattutto chieda scusa a tanta povera gente”. Tra i deputati che hanno sottoscritto l’interpellanza urgente di Laratta, ci sono: Ermete Realacci, Marco Minniti, Sandro Gozi, Paola Binetti, Gianni Dal Moro, Marialuisa Gnecchi, Anna Paola Concia, Enrico Farinone, Mario Cavallaro, Gianluca Benamati, Marco Fedi, Carmen Motta, Stefano Graziano, Tommaso Ginoble, Maino Marchi, Carlo Emanuele Trappolino, Antonio Boccuzzi, Angelo Zucchi, Franco Barbato, Ivano Strizzolo, Giuseppe Berretta, Guido Melis, Alessandro Bratti, Gerolamo Grassi, Olga D’Antona, Rosa Calipari, Maria Grazia Lagana’ Fortugno, Andrea Sarubbi, Cesare Marini, Doris Lo Moro.
17.12.2008
Riforme, più aiuti alle isole
In commissione via libera ai fondi aggiuntivi
CAGLIARI. La commissione costituzionale e bicamerale ha approvato ieri il disegno di legge sul federalismo fiscale e vi ha inserito il concetto di «insularità». Un passaggio importante per il riconoscimento di una battaglia storica: il provvedimento passa ora all’esame del Senato; l’approvazione da parte della commissione è avvenuta a maggioranza con l’astensione del Pd.
«Per la prima volta nella riforma federalista si introduce la questione dell’insularità», spiega Mauro Pili (Pdl), «con una precisa disposizione che sancisce che al costo standard delle prestazione erogate sia affiancato un piano di riallineamento definito per obiettivi e risorse certe e si tenga conto di un riconoscimento fiscale ed economico aggiuntivo, compensativo e permanente in relazione alla specificità insulare». Pili, in commissione, aveva ricordato le ragioni che ancora oggi caratterizzano la specialità di alcune regioni fra cui la Sardegna.
Il deputato del Pd Guido Melis spiega il perché dell’astensione da parte del Partito democratico: «La nostra astensione prende atto dell’accelerazione di gran parte degli emendamenti presentati dall’opposizione in commissione», afferma Melis, «il progetto di governo, però, resta ancora un involucro essendo indeterminati punti decisivi quali quello della tutela dell’unità nazionale». E su tutti questi aspetti e su altri (compreso il ruolo spettante alle regioni a statuto speciale – conclude Guido Melis – il Pd condurrà nelle prossime settimane la sua battaglia costruttiva perché si affermi in Italia un federalismo equo e solidale».
L’insularità, cioè il riconoscimento dello svantaggio economico per le isole e le zone periferiche d’Europa, era stata inserita anche in un Trattato dell’Ue a cui non era stato dato un seguito. Il Concetto era stato ripreso più volte ma solo adesso c’è un atto scritto, un punto di partenza su cui costruire un eventuale sostegno concreto allo sviluppo delle isole. Per Mauro Pili «il provvedimento approvato dalla commissione aggiunge alcuni elementi decisivi: prima di tutto il riconoscimento fiscale aggiuntivo». In pratica, oltre all’utilizzo del fondo perequativo per i parametri dei costi alla Sardegna verrebbero riconosciuti le compensazioni drivanti dalla misurazione dei divari infrastrutturali e strutturali permanenti causati dall’insularità».
16.12.2008
Federalismo: Melis, “Lavoriamo in modo costruttivo per federalismo equo e solidale”
“Oggi la Commissione bicamerale per le Questioni regionali ha approvato, con l’astensione del Gruppo del Pd, il parere favorevole sul disegno di legge del Governo sul federalismo fiscale”. Lo rende noto il deputato del Pd, componente della Commissione bicamerale sulle Questioni regionali, Guido Melis, che aggiunge, “ci siamo astenuti perchè, sebbene nel corso del dibattito la maggioranza abbia accolto la gran parte dei nostri emendamenti, il progetto del Governo resta ancora un involucro con molti punti indeterminati. Tra questi: la perequazione tra le regioni, la definizione dei costi standard e, in genere, la tutela dell’unità nazionale”.
“Su tutti questi aspetti, e su altri (compreso il ruolo spettante alle regioni a statuto speciale), il Pd – conclude – condurrà nelle prossime settimane una azione costruttiva perché si affermi in Italia un federalismo equo e solidale”.
13.12.2008
Contro il disegno di legge sulle intercettazioni a Cagliari
Sabato 13 dicembre 2008 dibattito su “Intercettazioni e diritto dell’informazione” al Tribunale di Cagliari. Lo ha promosso l’Associazione stampa sarda, d’intesa con l’Unione nazionale cronisti italiani (gruppo sardo), l’Associazione nazionale magistrati e l’Ordine degli avvocati di Cagliari. Eccellenti le relazioni, tutte estremamente preoccupate per il disegno di legge presentato dal Governo. Hanno parlato il prof. Leonardo Filippi (avvocato e docente di procedura penale), il dott. Mario Marchetti (magistrato della Procura di Cagliari), la giornalista Maria Francesca Chiappe dell’ “Unione sarda” (presidente del gruppo cronisti sardi), l’avvocato Roberto Nati (del Consiglio dell’Ordine), il maggiore della Guardia di finanza Stefano Rebechesu (comandante del Gico di Cagliari). Ha introdotto e coordinato il presidente dell’Associazione stampa sarda Francesco Birocchi. Tra gli interventi nel dibattito quello di Guido Melis, che ha illustrato la battaglia del Pd in commissione giustizia Camera contro il disegno di legge ed ha presentato la proposta di legge alternativa Veltroni-Tenaglia.
13.12.2008
Melis: «I miei primi sette mesi»
Il parlamentare Pd si è occupato di chimica e giustizia
SASSARI. Sette mesi sono sufficienti per tirare le prime somme. E Guido Melis, parlamentare designato in quota Pd, dall’iperuranio di nominati della politica ridiscende tra i suoi elettori per raccontare che aria tira lassù. Dice: «La prima sensazione che ho avuto è quella di un grande acquario popolato di pesci ben pasciuti, all’interno del quale arrivano i rumori ovattati della realtà».
Un mondo altrove, cioè, dove spesso gli inquilini si concentrano su se stessi e perdono contatto con i problemi veri. Dove capita di infervorarsi per questioni di cui alla gente non frega assolutamente nulla. «Non che non si lavori – spiega – perché si entra alle 8 del mattino e si va via anche alle 9 di sera. Solo che spesso, nonostante i ritmi sostenuti, la produttività è deludente». I risultati scarseggiano soprattutto se alla Camera si resta seduti nelle poltrone di minoranza. «E’ molto frustrante il rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo. 20 decreti legge rappresentano un record e la dicono lunga sul modo di gestire la dialettica politica». Anche perché, a detta di Melis, i decreti legge sono studiati dal Governo in maniera chirurgica: «Quando il Presidente li firma contengono 2 articoli, quando poi arrivano in aula per diventare legge, i commi si moltiplicano: le 2 paginette della Gazzetta Ufficiale diventano 10». Si tratta perlopiù di decreti blindati, quasi impossibili da ritoccare, anche perché per l’opposizione il Parlamento si è trasformato in un luogo «dove si gioca a premere dei pulsantini, e dove generalmente si perde». Il centrodestra detta legge a suon di numeri, «abusa dello strumento del decreto, che invece si dovrebbe mettere in campo solo quando esiste il requisito dell’urgenza, e mortifica l’attività parlamentare». Le battaglie, per chi siede nei banchi della minoranza, si fanno con le interrogazioni, con gli ordini del giorno, i tentativi di emendamento e le mozioni. Melis si è concentrato essenzialmente su due temi: i problemi della Sardegna, e quelli della giustizia. Per quanto riguarda i primi, l’emergenza è senza dubbio la crisi della chimica. «Ho assistito allo scontro tra il deputato Paolo Fadda e l’amministratore delegato dell’Eni. Ho sentito Scaroni che definiva la chimica come un ferro arrugginito, il fenolo e il cumene come impianti improduttivi. Da parte mia ho fatto un’interrogazione dove ho chiesto al Governo un intervento sull’Eni per indurla a cambiare rotta». Un mese fa, alla Camera di Commercio, i parlamentari sardi, sia di destra che di sinistra, avevano ipotizzato un fronte comune bipartisan, una specie di “santa alleanza” per sostenere con forza la vertenza del petrolchimico. «Un incontro vero e proprio alla fine non c’è mai stato – ammette Melis – però anche loro si sono mossi con un’interrogazione del tutto simile alla nostra. Anche se non formalizzata, una sintonia esiste». Se le questioni del territorio uniscono, a creare un solco invalicabile ci pensa la riforma della giustizia. «Il progetto del Governo è quello di asservire la magistratura al potere politico. Si parte dal “blocca processi” (con una selezione fatta sulla base dei reati), per arrivare al “lodo Alfano” (immunità per le alte cariche dello Stato), sino al “lodo Matteoli” (immunità anche per i ministri) che giace nei cassetti della commissione giustizia. E ancora la separazione delle carriere tra giudici e pm, un altra grande ferita al sistema giustizia. L’ l’operato del pm diventerebbe molto più complicato, primo perché sarebbe sottoposto al ministro e poi perchè non avrebbe più il controllo delle indagini svolte dalla polizia».
12.12.2008
A Cagliari con Soru per parlare di welfare
«Persona, famiglia comunità. Welfare, lavoro, sviluppo: il modello Sardegna, le idee del PD». Ne hanno discusso sabato 13 dicembre, alle 17,30 presso l’Hotel Mediterraneo a Cagliari, Enrico e Renato Soru, presidente della Regione Sardegna, in un affollato incontro organizzato da TrecentoSessanta Sardegna. Ha aperto il convengno Guido Melis, deputato del PD e presidente dell’Associazione TrecentoSessanta Sardegna, che ha illustrato gli scopi dell’associazione, insistendo sul bisogno di “laboratori per la politica” che elaborino idee e filtrino proposte mobilitando le risorse della società civile. “In Sardegna – ha detto Melis – si tratta di ripensare la questione sarda negli anni Duemila”. Introduzione di Marco Meloni, consigliere regionale e segretario generale di TrecentoSessanta nazionale.
Alla tavola rotonda iniziale su “Cittadino al centro: diritti, salute, welfare territoriale”, coordinata dal giornalista Rai Paolo Piras, hanno partecipato Nerina Dirindin, assessore regionale per Igiene, sanità e assistenza sociale; don Ettore Cannavera, sacerdote e psicologo, responsabile della comunità di recupero La Collina di Serdiana; Mario Bruno, consigliere regionale; Gigi Ruggeri, sindaco di Quartu Sant’Elena; Carlo Tedde, presidente di Federsolidarietà Sardegna e Francesco Sanna, senatore PD, che ha descritto i principali interventi del governo in materia nella sessione “Dal Parlamento, scacco al welfare”. Ha concluso la manifestazione l’atteso faccia a faccia tra Enrico Letta e Renato Soru. Nell’occasione molte le adesioni al Pd.
03.12.2008
I deputati sardi del Pd a fianco dei lavoratori di Porto Torres
ROMA. I deputati sardi del Partito democratico, in continuità con l’azione già svolta e in svolgimento alla Camera (in particolare con la presentazione dell’interpellanza urgente sul blocco del fenolo e del cumene alla Polimeri di Porto Torres), non potendo intervenire alla manifestazione perché impegnati alla Camera nei lavori parlamentari, sono a fianco dei lavoratori chimici in lotta per la difesa del posto di lavoro, dei livelli di occupazione e delle prospettive della chimica in Sardegna. Insistono perché il Governo, intervenendo presso l’ENI e nel quadro del tavolo nazionale della chimica, garantisca il mantenimento, in Sardegna e altrove, delle attività produttive e dei posti di lavoro in questo settore strategico per il nostro Paese.
Giulio Calvisi
Paolo Fadda
Siro Marrocu
Guido Melis
Arturo Parisi
Caterina Pes
Amalia Schirru
Antonello Soro
02.12.2008
Un gruppo di 54 deputati del Pd ha sottoscritto questo appello, nell’intento di contribuire a superare la grave crisi nella quale versa il Partito. Tra i firmatari anche Guido Melis.
PER RIPARTIRE.
Siamo nel cuore di una “crisi storica” segnata da una recessione globale e dalla minaccia costante di quel terrorismo che ha segnato il mondo dopo l’11 settembre. L’economia – non solo la finanza speculativa – è investita da previsioni allarmanti. Del resto basta guardare a noi. Un milione i posti di lavoro a rischio da qui a un anno. Quattrocentomila i precari a casa entro Natale, e tra questi moltissime donne. Una diffusione della povertà che lambisce e recluta parte del ceto medio. Imprese, anche coraggiose nel modo di stare sui mercati, dal futuro ipotecato. Il tutto in un Paese col bilancio pubblico che conosciamo, coi ritardi e le anomalie note. Fino a ieri eravamo una Nazione perennemente in bilico dentro un G8 che dominava il mondo. Oggi muore il G8 sostituito da un altro club dove per noi difficilmente ci sarà uno spazio significativo. Mentre restiamo una Nazione che non ha risolto il suo problema di fondo: l’aver rinviato per anni una profonda e giusta modernizzazione in termini di crescita e di espansione di opportunità, diritti, responsabilità. Un’Italia declassata: questo è il rischio. Un Paese isolato nelle sue lentezze, burocrazie, ineguaglianze. Dove le élites della politica e della società, in questo appaiate, potrebbero continuare nella mortificazione di talenti e persone per tutelare gli interessi e le rendite di pochi. Un grande paese che letteralmente può perdersi. Spegnersi. Eppure le risorse per reagire ci sono. Ma vanno viste, riconosciute, valorizzate. Il che è una delle ambizioni morali e politiche del Pd.
Questo è il quadro: un mondo che cambia in modo vorticoso. Un’Europa alla ricerca della propria funzione. Un’Italia che dovrebbe avere il coraggio, soprattutto adesso, di una “rivoluzione dolce”. Rivoluzione di idee, mentalità, contenuti economici e sociali. E che invece è in mano a un governo – a una destra – che si limita a rinnovare le cause della nostra decadenza in nome della triade “Dio Patria e Famiglia”. La realtà è che mai come ora siamo di fronte a snodi che investono il nostro destino. Il futuro per le prossime cinque o sei generazioni. La sorte stessa della “democrazia repubblicana”. E non perché siano in pericolo principi costituzionali formali ma per lo slittamento progressivo da una democrazia rappresentativa a un “autoritarismo subdolo”. Un processo che svuota delle sue prerogative un Parlamento “nominato”, che riduce gli spazi della partecipazione, che amplifica l’ossessione mediatica, che prosciuga le residue forme di civismo in un Paese di suo poco incline al rispetto delle regole e dell’etica pubblica.
Sono solo alcuni dei temi che il Pd deve affrontare. E la ragione che ha spinto molti tra noi a porre da tempo il nodo della sua cultura politica e del significato autentico di una “vocazione maggioritaria” che non va intesa come “autosufficienza”. Che ruolo immaginiamo per l’Italia dei prossimi anni? Che modello di democrazia scegliamo di difendere o promuovere, a partire dal “nostro” federalismo? Come pensiamo di affrontare il tema della crescita: quali terapie d’urto per creare nuova occupazione, per una più equa distribuzione dei redditi, per ridare dignità al lavoro? Che concezione abbiamo di sicurezza e legalità, della cittadinanza, del dialogo sulla pace e sui diritti umani? E come pensiamo di rapportarci a quelle domande di senso che ovunque investono le coscienze e responsabilizzano i parlamenti, a partire dalla difesa del principio della laicità nell’epoca dei fondamentalismi e di temi etici inediti? Insomma la vera domanda è come una politica “autonoma” intende rinnovare quella trama di diritti e doveri, quella comune responsabilità che distingue una società libera e consapevole, e che è l’unica strada per rilanciare una crescita competitiva, giusta socialmente e sostenibile nel suo impatto ambientale.
Si dice che guardiamo a Obama. Ma a quale dimensione di Obama? Quella che coltiva nel presente le grandi passioni civili del popolo americano? O anche l’Obama promotore di un programma di innovazione dell’economia e della coesione sociale? O ancora, l’Obama dei diritti civili e della tutela di ogni minoranza? E l’Europa? Possiamo noi – Democratiche e Democratici italiani – costruire oltre Atlantico il nostro campo di riferimenti ideali e culturali? O non è anche dalla storia e dalle radici profonde dell’Europa – della nostra civiltà e memoria – che dobbiamo trarre spunto per consolidare l’innovazione che ci siamo candidati a promuovere e governare? Questione che attiene anche al nodo della nostra collocazione futura nel Parlamento di Strasburgo.
Domande serie. Fino a quella – non la meno rilevante – che riguarda il modello di Partito che vogliamo costruire. Quale sarà nei fatti la sua articolazione territoriale, il suo radicamento. Quale sarà il peso dell’autonomia dei partiti regionali, nella definizione della propria cultura politica, delle alleanze, della selezione delle classi dirigenti. Perché una cosa è un partito federale. Altra sarebbe una confederazione di partiti. E ancora: come combineremo la spinta alla partecipazione delle primarie a tutti i livelli con una vita democratica che non si riduca solo a quell’aspetto, pure fondamentale?
Non è solo un elenco di temi. Il punto è che la risposta a questi e altri snodi fisserà la cornice culturale del Partito Democratico. Quel Partito che è la risorsa sulla quale abbiamo investito. E che rappresenta per ciascuno di noi la vera speranza di avvenire per il Paese.
Non possiamo assistere in silenzio a ciò che avviene sotto i nostri occhi. Un grande progetto di unità e innovazione rischia di smarrirsi dentro logiche di rendita e logoramento. A tutti i livelli. Prima di tutto al vertice, talvolta insofferente verso un confronto di merito sulle scelte che si compiono. Sul territorio dove i conflitti si moltiplicano, e spesso per ragioni di assetto o di potere. Nonostante ciò un “popolo democratico” esiste. Resiste. Reagisce, a partire dai nostri Circoli. Come si è visto al Circo Massimo. O nelle proteste di studenti, insegnati, lavoratori. Ma è lo scarto tra le due dimensioni – il paese reale e la vita politica e democratica del Pd – a creare incertezza, sconcerto, e in alcuni casi un abbandono silenzioso. Di fronte a questa situazione ognuno deve rimboccarsi le maniche. Non basta più dire che siamo nati solo da un anno, che si sono fatte molte cose buone e che il tempo premierà il nostro coraggio. Né il punto è una “resa dei conti” che riduca tutto alla questione della leadership. Noi dobbiamo affrontare e risolvere i problemi. E per farlo non è sufficiente ripetere che le “correnti” sono il male da combattere. E’ una frase di buon senso ma prescinde dal fatto che le correnti ci sono. Selezionano le persone sulla base della fedeltà più che del merito, e la maggioranza di chi le contesta – fino dentro il coordinamento nazionale – non può dire di esserne estraneo. Il risultato è che per i più “le correnti fanno male”, salvo la propria. Ma non è pensando a questo modo che si fanno dei passi avanti.
Per tutte queste ragioni è consolatorio ridurre la discussione sul nostro futuro allo scontro tra singole personalità. Soprattutto non aiuta. Il dovere di ognuno è dibattere dell’avvenire dell’Italia e della nostra democrazia. Senza reticenze. Proprio in nome dell’unità di un partito nel quale potersi sentire “comunità” è giusto confrontarsi in modo libero e limpido su idee e proposte per dare vita finalmente a un “pensiero democratico”. Un confronto dove l’appartenenza ai luoghi di tutti sia più forte del sostegno a singole componenti. Che poi è la condizione per una mescolanza che possa dar vita a un pluralismo di segno diverso. Certo, le emergenze incombono. La crisi economica e sociale, le elezioni europee e amministrative. E soprattutto l’azione quotidiana, il “fare”. Che passa dal sostegno alle nostre amministrazioni. E dalla qualità della nostra opposizione. In Parlamento, nella società, in ogni comune, provincia, regione. Ma proprio quelle emergenze impongono di affrontare i nodi non risolti nella costruzione del Pd. Perché un equivoco va superato. L’idea che la costruzione paziente dell’unità derivi dall’accantonamento della discussione sulle scelte. Scelte chiare e comprensibili a tutti. La realtà è che il Partito Democratico se vuole riacquistare quella credibilità delle “sue” parole, che oggi pare aver smarrito, deve puntare sulla limpidezza delle sue posizioni. E quella limpidezza non può essere il frutto di rimozioni o unanimismi di facciata ma il prodotto di una discussione franca e appassionata. Noi vogliamo contribuire a farlo, nelle sedi e nei luoghi dove ciò sarà concretamente possibile e nella stessa Conferenza Programmatica. Lo vogliamo fare con umiltà. Per amore della politica. Per passione verso il Partito nel quale crediamo. E per un’idea di partecipazione che dia valore a ogni persona, alla sua autonomia critica e all’impegno di ciascuno.
25.10.2008
Alluvione Cagliari: Interrogazione 9 deputati sardi al premier
(AGI) – Cagliari, 25 ott. – Nove deputati sardi, di maggioranza e opposizione, hanno presentato un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio dei ministri per sollecitare l’immediato stanziamento di risorse per fronteggiare l’emergenza alluvione nel Cagliaritano, ripristinare le infrastrutture danneggiate e dare sostegno alle popolazioni interessate.
Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Guido Melis, Giorgio Oppi, Arturo Parisi, Caterina Pes e Amalia Schirru chiedono al governo quali provvedimenti intenda adottare e l’entita’ delle risorse da destinare anche per finanziare interventi necessari “a scongiurare il rischio che eventi drammatici come quello di ieri possano ripetersi”.
17.11.2008
Assemblea sulla chimica a Sassari. Guido Melis: troviamo subito un’intesa tra tutti i parlamentari sardi.
Affollata riunione alla Camera di commercio di Sassari lunedì 17 novembre. Convocata dal presidente della Camera Gavino Sini come consiglio camerale pubblico e allargato, l’assemblea ha visto la partecipazione di numerosi esponenti delle istituzioni e della politica, attentamente ascoltati da un centinaio di lavoratori chimici del polo di Porto Torres. Tema dell’incontro, naturalmente, la crisi, specialmente quella della chimica, all’ordine del giorno dopo la decisione della Polimeri-Europa (una azienda d’avanguardia della zona industriale) di smettere la produzione del fenolo e del rumene, due reparti-chiave per l’intera filiera della chimica sarda. Presenti tra gli altri il sindaco di Porto Torres Luciano Mura (che ha anche insistito sul tema della bonifica del territorio, requisito fondamentale perché si possano ospitare nuovi investimenti), la presidente della Provincia Alessandra Giudici, il sindaco di Alghero Marco Tedde, l’assessore Pani in rappresentanza del sindaco di Sassari Ganau, il consigliere regionale Mario Bruno. Dagli assessori regionali Rau e Morittu, impegnati a Cagliari in una riunione di Giunta, sono arrivati messaggi di adesione.
Molto dettagliata ed esauriente (quasi una relazione introduttiva) la ricognizione dei problemi della chimica fatta dall’ing. Franco Appeddu, indiscusso esperto del settore e dirigente di Ineos (una azienda a sua volta sulle prime pagine, perché in procinto – sembra – di essere acquistata dal gruppo capeggiato dal veneto cav. Sartor). Appassionati gli interventi dei dirigenti sindacali. Gavino Sini ha insistito sull’esigenza che i parlamentari sardi di ogni schieramento trovino, in questa drammatica occasione, una linea unitaria a difesa della chimica e dell’occupazione. Guido Melis, rispondendo a nome del Pd, e ricordando di aver presentato sul punto una circostanziata interrogazione urgente alla Camera, si è detto disposto da subito a partecipare ad un tavolo unitario. Meno entusiasti sono sembrati gli esponenti della maggioranza, specie Salvatore Cicu e Settimo Nizzi (quest’ultimo protagonista di un intervento fuori le righe, nel quale ha teorizzato che vale più l’amicizia personale con il ministro Scajola che non presentare interrogazioni “che non si negano a nessuno”). Le elezioni regionali imminenti, evidentemente, consigliano alla maggioranza di arroccarsi su posizioni di intransigenza: con buona pace, però, degli interessi veri della Sardegna.
16.11.2008
Petrolchimico in crisi? Vertenza regionale
Operai in assemblea a Porto Torres “Messa in pericolo l’intera filiera”
All’incontro gli assessori Rau e Morittu e il deputato Guido Melis: «Faremo la nostra parte contro la chiusura degli impianti». A rischio 140 posti su 720 «Le linee sono in attivo». Altri scioperi
PORTO TORRES. Stavolta il messaggio è passato: la crisi del petrolchimico di Porto Torres non è una questione locale ma investe l’intero territorio e, in seconda battuta, rischia di travolgere la filiera della chimica in Sardegna. Un concetto che gli «addetti ai lavori» hanno ripetuto agli amministratori locali, provinciali e regionali che hanno partecipato all’assemblea che organizzata dal Pd, ieri mattina si è tenuta nella stazione marittima di Porto Torres.
E che il messaggio sia passato si è capito dalla presenza dei sindaci di Sassari Gianfranco Ganau, di Sorso Antonio Spano, di Florinas Giovanna Sanna, di Valledoria Tore Terzitta, del consigliere comunale di Alghero Enrico Daga, dell’assessore all’Ambiente della Provincia di Sassari Pino Ortu, di alcuni consiglieri regionali. Il petrolchimico, come ha sottolineato il sindaco di Porto Torres Luciano Mura aprendo i lavori dell’assemblea, è infatti patrimonio dell’intera provincia, un territorio la cui economia non può fare a meno dell’industria. Un’industria che ha causato danni ambientali di portata ancora da quantificare, e che ora non può decidere di non rispettare più gli impegni presi con il territorio chiudendo due linee di produzione, fenolo e cumene, annunciando una riduzione di 140 unità lavorative su 720. Ad ascoltare sindacalisti e lavoratori, gli assessori regionali all’Ambiente Cicito Marittu e all’Industria Concetta Rau e il parlamentare del Pd Guido Melis, che hanno raccolto il grido di allarme (ma anche il timore per il futuro) lanciato dai segretari territoriali del sindacato.
I chimici hanno proclamato uno sciopero che da una settimana sta bloccando il pontile liquidi e di conseguenza l’approvvigionamento dei carburanti per riscaldamento e autotrazione. «Siamo in sciopero da 10 giorni, e andremo avanti, perché dobbiamo portare la vertenza sino ai tavoli romani – ha detto Antonio Cabitta, un dipendente di Polimeri Europa -. I numeri di questo stabilimento li conoscete tutti, ma non tutti sanno che nei primi 10 mesi di esercizio, l’Eni ha registrato un aumento del 75% degli utili. E ora l’Eni vuol chiudere fenolo e cumene, cioè la fabbrica». «Non si tratta di mandare a casa lavoratori al limite della pensione – ha aggiunto un altro lavoratore del petrolchimico, Enrico Crescio -: io ho 38 anni e sono uno degli “anziani” del reparto. Manca una progetto per la chimica, mancano quei 100 milioni di investimenti su Porto Torres che Polimeri Europa aveva annunciato solo otto mesi fa». E altri numeri, importanti, sono stati forniti da Franco Appeddu, ex direttore degli impianti Ineos. «Negli ultimi dieci mesi sono stati assunti nel petrolchimico 180 giovani diplomati e 10 laureati – ha spiegato Appeddu – per far marciare una fabbrica che dal 1978 non ha preso un soldo dai finanziamenti pubblici». Occorre quindi mettere l’Eni davanti alle proprie responsabilità ed è per questo che, come ha sottolineato il segretario nazionale della Filcem-Cgil Tore Corveddu, il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola deve tradurre in atti concreti la dichiarazione che affida alla chimica un ruolo strategico nell’industria italiana. Certo, si deve attendere la conclusione dell’accordo Ineos-Sartor (è necessario il via libera dell’Eni), ma occorre anche che riparta l’accordo di programma sulla chimica. «Noi faremo la nostra parte – ha detto Concetta Rau – come abbiamo già fatto con l’accordo (con Endesa e ora con E.On) per la fornitura di energia alle imprese energivore a costi di mercato». Manca, però, un progetto complessivo per la chimica nazionale. Ed è per questo motivo che il governo deve diventare protagonista di questo progetto, anche attraverso l’azione del parlamento. «Ho già presentato un’interpellanza al ministro Scajola sulla situazione della chimica in Sardegna – ha spiegato Guido Melis – ed è mia intenzione coinvolgere tutti i parlamentari sardi perché questo è un problema che coinvolge tutta l’isola. Occorre un fronte comune fra politica, sindacato e territori, da Porto Torres ad Assemini, perché in questa partita o ci salviamo tutti o non si salva nessuno».
13.11.2008
Carceri/ Pd: Il governo intervenga contro il sovraffollamento
Melis e Samperi: “a Regina Coeli 5 morti dall’inizio dell’anno”
Roma, 13 nov. (Apcom) – “Il governo intervenga urgentemente sulla emergenza delle carceri italiane che sono super affollate e con personale sottodimensionato”. Lo chiedono i deputati Marilena Samperi e Guido Melis, esponenti del Pd in commissione Giustizia. “Questa mattina abbiamo visitato Regina Coeli dove martedì è deceduto un detenuto algerino di 20 anni – proseguono i deputati democratici – ed è stata l’occasione per raccogliere elementi importanti sulla elevata mortalità determinatasi negli ultimi mesi nelle carceri romane e laziali”.
“Solo nel carcere romano – si legge in una nota – da gennaio sono morti 5 detenuti. Dalla visita è emerso anche lo stato di super affollamento del carcere Regina Coeli il quale, a fronte di una capienza di 650 persone, ne ospita 950 per di più ristretti in sei sezioni per la impraticabilità di due delle otto previste. Il personale di custodia risulta inferiore all’organico di 189 unità”.
“Durante la visita – proseguono i due deputati – abbiamo avuto un incontro con il commissario capo Menichini il quale ci ha informati che il giovane aveva assunto droghe e che le cause della morte sembrano naturali anche se si attende la perizia medica. La situazione di Regina Coeli si collega alla drammatica situazione delle carceri in Italia. Solo nel Lazio da gennaio si sono registrati 15 decessi. Questi dati allarmanti – concludono i due esponenti dell’opposizione – pongono seri interrogativi sulla idoneità delle strutture attuali ad accogliere persone portatrici di patologie e disagi molto spesso legati alla tossicodipendenza. In questo senso il Pd ha chiesto al governo specifiche misure senza trovare adeguate risposte”.
13 novembre 2008
Ufficio stampa | Comunicato stampa
Carceri. Pd, il governo intervenga per il sovraffollamento
“Questa mattina abbiamo visitato Regina Coeli dove martedì è deceduto un detenuto algerino di 20 anni – proseguono i deputati democratici -. È stata l’occasione per raccogliere elementi importanti sulla elevata mortalità determinatasi negli ultimi mesi nelle carceri romane e laziali. Solo nel carcere romano da gennaio sono morti 5 detenuti. Dalla visita è emerso anche lo stato di super affollamento del carcere Regina Coeli il quale, a fronte di una capienza di 650 persone, ne ospita 950 per di più ristretti in sei sezioni per la impraticabilità di due delle otto previste. Il personale di custodia risulta inferiore all’organico di 189 unità. Durante la visita abbiamo avuto un incontro con il commissario capo Menichini il quale ci ha informati che il giovane aveva assunto droghe e che le cause della morte sembrano naturali anche se si attende la perizia medica. La situazione di Regina Coeli si collega alla drammatica situazione delle carceri in Italia. Solo nel Lazio da gennaio si sono registrati 15 decessi. Questi dati allarmanti pongono seri interrogativi sulla idoneità delle strutture attuali ad accogliere persone portatrici di patologie e disagi molto spesso legati alla tossicodipendenza. In questo senso il Pd ha chiesto al governo specifiche misure senza trovare adeguate risposte”.
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=64303
09.11.2008
«La nuova era dopo la Costituzione»
FLORINAS Incontro al centro sociale
FLORINAS. Cittadini, sindaci, insegnanti e poi tanti bambini e ragazzi delle elementari e medie, interessati e mai annoiati. Il convegno organizzato dal Comune al centro sociale, in occasione dei 60 anni della Costituzione e dello Statuto sardo, è stato trasformato in una piacevole lezione di storia contemporanea. Il sindaco Giovanna Sanna, presenti assessori e consiglieri, si è limitata alla presentazione dei protagonisti della serata. Guido Melis, deputato del Pd e docente di storia delle istituzioni all’università La Sapienza di Roma, ha fatto fare un passo indietro, al 2 febbraio del 1946: «Quando gli italiani poterono tornare a votare liberamente per uomini e partiti, dopo il ventennio fascista che imponeva il plebiscito, tra un si o un no. E con il voto democratico – ha sottolineato Melis – poterono andare alle urne anche le donne. Grazie a quel suffragio gli italiani scelsero la forma di governo repubblicana. Fu nominata l’Assemblea costituente, per scrivere una nuova costituzione che sostituisse lo Statuto albertino del 1848». Il deputato sassarese ricordava che i 556 “padri costituenti” erano giovani, e arrivavano da tutte le regioni, cosa non usuale per quel tempo. La politica usciva dal palazzo e penetrava nel territorio nazionale. «Poche modifiche sono state apportate alla Costituzione – ha concluso Giudo Melis – che resta salda nel futuro della nostra democrazia». Gianmario Demuro, docente di diritto costituzionale all’università di Cagliari, ha fatto notare come già l’articolo 1 dello Statuto speciale sardo parla di autonomia. Con lo Statuto speciale la Sardegna gode di particolari forme e condizioni di autonomia, con proprie regole e una propria rappresentanza amministrativa. «La costituzione europea non esiste – ha risposto Demuro a una domanda dei ragazzi – e sono forti le resistenze dei Paesi per crearla. Ma capita spesso che la Comunità europea intervenga sul diritto di altri paesi con proprie determinazioni». Accorato l’intervento dell’ex presidente della Provincia Pietrino Soddu, che ha sottolineato come oggi talvolta siamo più partecipi agli avvenimenti di altri paesi che a quelli di casa nostra. «Ci sentiamo più cittadini del mondo – ha detto Soddu – coinvolti anche dalle ingerenze che spesso avvengono tra nazioni. Quando sono stato sindaco io, a 26 anni, la povertà qui era tangibile, così come la sensazione di oppressione e colonizzazione, che solo la “rinascita”, già prevista dall’articolo 13 dello Statuto, seppe alleggerire facendoci avvertire concretamente la solidarietà nazionale».
A intervenire subito dopo è stato lo storico Manlio Brigaglia. «Il periodo post bellico che per l’Italia segnò la ricostruzione, fu per noi quello della costruzione. Dai servizi più elementari, all’amministrazione, alla scuola, avevamo bisogno di tutto. Il 1950 fu per noi quello della liberazione dalla malaria. Nel 55 anticipammo il governo centrale privatizzando l’elettricità. Dal 62 viene avviato il Piano di Rinascita, che negli anni Settanta perde importanza. Nel decennio seguente entra in crisi il sistema petrolifero e con lui il miraggio della nostra grande industria». Le conclusioni dell’assessore regionale Massimo Dadea sono partite dal ricordo del 90º anniversario della fine della Grande Guerra. Il secolo scorso ha dunque annoverato un evento impensabile, con la nascita della pacificata Comunità Europea. «Il 1948 era pronto per la nostra Costituzione – ha osservato Dadea – ma non per lo Statuto speciale, che fu scritto in tempi ristretti, per l’evolversi degli eventi di allora. Ancora oggi non riusciamo ad entrare nel merito di questa necessità, cioè riscriverlo riformulando alcuni concetti che dopo sessant’anni sono cambiati». Commentando una domanda sul diritto allo studio, il sindaco ha chiesto l’aiuto dei politici sardi per evitare la probabile chiusura della scuola media locale, determinata dalle disposizioni del decreto Gelmini.
Pietro Saba
31.10.2008
Dibattito sulla Scuola a Ploaghe
Si è tenuto il 31 ottobre a Ploaghe (Sassari) un partecipato incontro su “Tagli all’istruzione, quali prospettive?”. L’incontro, promosso dalla sezione locale del Pd, ha visto la partecipazione dell’on. Guido Melis, del prof. Ciriaco Carru (docente della facoltà di Medicina di Sassari), del prof. Eraldo Sanna Passino (docente della facoltà di Veterinaria di Sassari), della prof. Maria Tedde (dirigente scolastica I.C.), del prof. Gianni Saba (vicepreside Istituto tecnico industriale di Sassari). Ha introdotto e moderato per il Pd Carlo Sotgiu. Al vivace dibattito ha partecipato un pubblico di un’ottantina di persone, per lo più giovani e giovanissimi. Melis ha preso le mosse dalla manifestazione del giorno precedente (quella di Roma, ma anche quella, riuscitissima, di Sassari) per tracciare un rapido identikit del movimento nato sui temi della difesa della scuola pubblica e della lotta ai tagli del Governo. Ha quindi criticato a fondo la politica dell’esecutivo, prospettando l’esigenza che il Pd, come già accada, stia all’interno del movimento degli studenti e degli insegnanti e ne condivida gli obiettivi di riforma.
28.10.2008
Un’inchiesta del Sole 24 ore: cosa vorrebbero i deputati
Di seguito la risposta di Guido Melis all’inchiesta di Nicoletta Cottone pubblicata sul sito del Sole 24 Ore.
Magistrati, lavoro e scuola
Guido Melis (Pd)
Melis propone soluzioni in 3 ambiti diversi: come componente della commissione giustizia della Camera propone un forte intervento sugli organici dei magistrati delle sedi disagiate, specialmente nel Sud. Come parlamentare sardo vorrebbe una politica del lavoro per inserire i precari e salvare salari e stipendi più bassi. Come professore universitario, scrive, «non posso non pensare alla scuola (il decreto Gelmini è pannicelli caldi, anzi tiepidi: i tagli saranno devastanti) e specialmente alla situazione degli atenei. Insomma, non le ho risposto. Per fortuna non accetteranno neanche un emendamento (o porranno la fiducia), sicché ci siamo tolti il pensiero».
23.10.2008
contributo inviato da PD Sardegna
Le dichiarazione del Presidente del Consiglio in merito al possibile intervento della polizia per porre fine alle proteste studentesche nelle scuole e nelle università sono di una gravità inaudita. Speriamo che vengano smentite al più presto,come ha chiesto il capogruppo del PD Soro intervenendo alla Camera dei deputati. Tuttavia, anche se ne fossero smentite o ridimensionate, a nessuno sfugge che esse minano alla radice i principi di uno stato democratico nel quale la prima regola è la garanzia della libera manifestazione del pensiero. Siamo convinti che gli studenti e i docenti della Sardegna che in tutte le scuole sarde hanno dato vita a manifestazioni civili e non violente ,cosi come gli studenti, i professori,i ricercatori delle università di Sassari e Cagliari non si lasceranno intimorire. A loro va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Le ragioni della loro contestazione non solo sono più che giustificate alla luce dei tagli indiscriminati che questo Governo ha operato con il decreto Gelmini sulla scuola e l’università . Il punto è che mai può succedere in uno stato democratico e di diritto che sia il governo a giudicare giusta o sbagliata una protesta. Fuori dalla legalità sarebbero quindi gli interventi della polizia e non le proteste civili e composte degli studenti. Il Ministro dell’Interno lasci stare i ragazzi e le ragazze delle scuole e delle università e ci si concentri nel perseguire i crimini del nostro paese e della nostra ragione. Lo stato di diritto si difende perseguendo e assicurando alla giustizia chi oggi mette le bombe o minaccia impunemente gli amministratori e i sindaci dei nostri comuni sardi e non certo ragazzi e ragazze che manifestano liberamente e pacificamente le proprie idee.
(giulio calvisi, siro marrocu, amalia schirru, caterina pes, paolo fadda, guido melis).
21.10.2008
Quasi un secolo, a sinistra
La ricerca dell’unità il filo rosso del suo impegno
Vittorio Foa è morto ieri nella sua casa di Formia. Aveva 98 anni, era nato a Torino il 18 settembre del 1910 da una famiglia di origini ebraiche. Nel 1933 entrò in Giustizia e Libertà. Il 15 maggio 1935, all’età di 25 anni, venne arrestato a Torino in seguito alla segnalazione di un confidente dell’Ovra, quindi denunciato al Tribunale speciale fascista, che lo condannò a quindici anni di reclusione (nel 1936) per attività antifascista. Condivise la stessa cella con Ernesto Rossi, Massimo Mila e Riccardo Bauer. Dopo la Resistenza è stato deputato alla Costituente per il Partito d’azione. Dirigente della Cgil, è stato parlamentare socialista e poi senatore del Pds.
A 95 anni si era sposato con Maria Teresa Tatò, sua compagna da ventisei anni (in precedenza era stato sposato con Lisa Giua). Quest’anno, in occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione, la comunità ebraica di Roma gli aveva conferito l’iscrizione onoraria.
La vita di Foa è quasi un riassunto di un secolo di storia della sinistra italiana. Era diventato, anche grazie all’autorevolezza che gli veniva dalla sua storia, un padre nobile per tutta la sinistra. E se aveva scelto infine il Partito democratico, ciò non impediva che la sua voce, lontana dai condizionamenti della politica quotidiana e libera di pungolare i conservatorismi ovunque si nascondessero, venisse ascoltata con rispetto anche dagli uomini della sinistra (molti dei quali sono stati suoi allievi). Anche perché la ricerca dell’unità a sinistra è stata la costante del suo impegno, politico e intellettuale.
di Guido Melis
Ho conosciuto Vittorio Foa negli ormai lontanissimi anni Settanta, quando venne a Sassari insieme alla sua compagna di allora (Lisa, la Lisetta Giua figlia dell’antifascista sardo Michele). Li accompagnava un gruppetto di fedelissimi nel quale ricordo due ragazzi che sarebbero diventati professori universitari ed ottimi storici: Fabio Levi e Guido Crainz. Li ospitava, in un’aula dell’università, un altro indimenticabile amico, Giampiero Bozzolato, per un curioso seminario aperto dalla provocatoria relazione di uno storico francese amico di Mao, polemicissimo con la storiografia ufficiale del suo paese, autore di un manualetto su come fare la storia dalla parte delle masse: Jean Chesneaux.
Foa mi apparve già allora fisicamente un vecchio. Veniva da una storia che conoscevo bene: irriducibile nemico del fascismo, ne aveva patito i rigori subendo carcere e confino; aveva preso parte alla Resistenza nelle file del Partito d’Azione sfuggendo alla cattura e alla morte; aveva poi combattuto una lunga battaglia nel campo politico e sindacale, diventando uno dei leader di maggior spicco della Cgil del dopoguerra.
Foa era uno dei padri della democrazia repubblicana, ma come accadeva a molti altri suoi compagni di lotta, di quella sua creatura non condivideva più molti aspetti, giudicando che tanti degli ideali dell’antifascismo fossero stati traditi nella pratica compromissoria del dopoguerra. Era laico, ma attento ai valori religiosi; non comunista, per quanto si dichiarasse marxista; sempre curioso del nuovo ovunque ne cogliesse l’apparire. A noi studenti (erano quelli gli anni della cosiddetta rivoluzione studentesca) guardava con interesse e insieme con la speranza che fossimo capaci i riprendere i suoi stessi ideali, e di portarli avanti. Aveva seguito la sua Lisa (più tardi se ne sarebbe separato per innamorarsi, ottantenne, di un’altra donna) nelle peregrinazioni intorno al mondo: la Cina di Mao, l’Africa e l’America Latina e i movimenti i liberazione. Era un quasi settantenne vivo, stimolante, mai banale, pieno di interrogativi, dotato di un eloquio accattivante e di un fascino cui era difficile resistere.
Quel seminario sassarese durò troppo poco. A ripensarci adesso mi dolgo di non averne profittato per conoscerlo meglio. Erano tempi un po’ estremistici. Io ed altri studenti sassaresi più o meno «rivoluzionari» intervenimmo per accusare gli ospiti di un loro vero o presunto peccato intellettuale («Gli scopritori», mi ricordo che li chiamai in un intervento un po’ arrabbiato. La citazione era da Antonio Gramsci, che bollava a quel modo le comitive di parlamentari in gita nella Sardegna del primo Novecento).
Lisa l’avrei rivista molti anni dopo e avremmo riso insieme di quella polemica un po’ infantile (anzi lei ne avrebbe anche scritto, descrivendomi in un libro di ricordi in un improbabile maglione rosso). Vittorio invece non sarebbe più capitato di incontrarlo.
La scomparsa di Vittorio Foa non è una perdita da nulla. E’ un lutto collettivo della sinistra italiana e della democrazia. Muore con lui non solo il testimone, onesto e rigoroso, di un’epoca intera della storia d’Italia che va dall’avvento del fascismo sino agli anni Duemila. Scompare anche, più in generale, la coscienza critica della sinistra italiana, la voce che forse più di ogni altra, nei frangenti cruciali, aveva saputo trovare le parole giuste, i toni appropriati per riflettere, per discutere quel che sembrava indiscutibile, per capire quello che nessuno capiva. Una mente lucidissima, accompagnata da una onestà intellettuale assoluta: sia che si applicasse ai limiti antidemocratici dell’esperienza sovietica (come a lungo aveva fatto, quando a sinistra il farlo non era né comodo né scontato), sia che cogliesse i vizi del capitalismo e demistificasse i miti dell’Occidente.
Ricordo una pagina, una sola delle tante che potrei citare, nel bellissimo saggio scritto nel 1975 per la «Storia d’Italia» Einaudi: descrivendo l’avvento della fabbrica industriale nell’Italia di Giolitti, Foa vi coglieva la contraddizione tra un sistema (quello del lavoro industriale) basato tassativamente sulla «dittatura» dell’imprenditore in tutta l’organizzazione del lavoro e i principi della democrazia liberale. La società – diceva – è democratico-liberale, ma il suo nocciolo duro, la fabbrica moderna, è autoritaria. Cortocircuito ineliminabile, tragico, dal quale sarebbero derivati molti dei patemi della democrazia del Novecento.
Limpidissimo, dotato di una scrittura nitida e antiretorica, Foa era sempre «moderno», sempre «contemporaneo». Sia che ponesse in evidenza i limiti delle politiche sindacali, parlando autorevolmente dalle tribune congressuali della Cgil, sia che denunciasse i ritardi culturali della sinistra di cui si sentiva profondamente partecipe. Era anche un uomo generoso, che non si ritraeva dalle proprie responsabilità. Negli ultimi anni, dalla sua casa di Formia dove si era praticamente ritirato, aveva seguito con simpatia il processo costituente del Partito democratico. La mia amica Dora Marucco, che gli voleva bene e andava spesso a trovarlo, lo ricorda come un grande vecchio affascinato dal mondo in trasformazione. Che con chiunque avesse davanti, piuttosto che ricordare il passato, preferiva fare domande.
18.10.2008
TrecentoSessanta nasce anche in Sardegna. Durante una conferenza stampa tenutasi questa mattina, venerdì 10 ottobre, a Cagliari, sono state presentati gli obiettivi di fondo dell’associazione, il suo programma di attività, i prossimi appuntamenti. In sintonia con il network nazionale, TrecentoSessanta Sardegna sarà un luogo di elaborazione e di approfondimento politico, di collegamento tra politica e società, di promozione della partecipazione democratica. In particolare, nei prossimi mesi verranno sviluppate attività di formazione e, attraverso l’attività di gruppi di lavoro, seminari e convegni, si contribuirà all’elaborazione di contenuti funzionali alla costruzione del programma del Partito democratico per le elezioni regionali ed europee del 2009.
Durante la conferenza stampa è stato presentato il programma del Sud Camp, la due giorni che il network nazionale ha organizzato a Napoli il 17 e 18 ottobre p.v. per riprendere a pensare alle politiche per il Mezzogiorno e le Isole. Al Sud Camp l’Associazione regionale porterà le proposte della Sardegna, anche alla luce delle riforme attuate dal governo del centrosinistra nell’Isola.
Alla conferenza stampa hanno preso parte molti dei soci fondatori dei principali esponenti di TrecentoSessanta Sardegna: Guido Melis, deputato del PD e docente universitario, che presiederà TrecentoSessanta Sardegna, Marco Meloni, consigliere regionale PD e segretario generale di TrecentoSessanta, i parlamentari Francesco Sanna e Caterina Pes, Mario Bruno, consigliere regionale del PD, gli Assessori regionali Sandro Broccia, Concetta Rau e Eliseo Secci.
12.10.2008
Comunicato stampa dei Deputati sardi sul futuro del poligono di Perdasdefogu e sul progetto dell’aereo senza pilota.
Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Guido Melis, Paolo Fadda, Caterina Pes , Siro Marrocu,
Il senso di una interrogazione – presentata al Ministro della Difesa dai noi deputati sardi e dal collega Lulli – sul futuro del poligono interforze del Salto di Quirra e sulla possibilità di far partecipare la Sardegna al progetto europeo di sviluppo di aereo senza pilota ci pare sia stato ampiamente frainteso e strumentalizzato. Da alcuni esponenti del mondo pacifista siamo stati accusati di essere diventati guerrafondai e di far venire meno l’impegno di questi anni del centrosinistra al governo regionale e nazionale per la riduzione delle servitù e delle presenze militari nell’isola.
Vogliamo tranquillizzare: non c’è nessun cambio di linea al proposito. Il punto è un altro: a livello europeo è partito un progetto per la sperimentazione sui due prototipi di aereo senza pilota (Sky X e Neuron). Stiamo parlando di un progetto a cosiddetta tecnologia duale, cioè tecnologia militare, ma con considerevoli possibilità di sviluppi dal punto di vista civile, in molteplici campi: telecomunicazioni, agricoltura, sorveglianza del territorio, industria energetica controllo del territorio per la prevenzione di incendi, interventi nel corso di calamità naturali, controllo dei flussi migratori, sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Un po’ come è accaduto per internet e per il gsm: tecnologie nate in ambito militare che hanno cambiato, applicate in ambito civile, il vivere quotidiano di ognuno di noi.
Tale progetto vede in primo piano il gruppo italiano Alenia-Finmeccanica. In Italia si è costituito da poco con il diretto coinvolgimento delle regioni interessate, delle loro imprese e delle loro università il Metadistretto italiano dell’Aerospazio tra le Regioni Piemonte, Puglia e Calabria per lo sviluppo di tale tecnologia. Non ci pare che Niki Vendola , Mercedes Bresso e Antonio Bassolino siano accusati per questo di essere dei guerrafondai.
La Sardegna al momento pare essere stata è stata tagliata fuori, nonostante rappresenti con il Poligono del Salto di Quirra il quarto vertice naturale del sistema, indispensabile per chiudere il quadrilatero delle sperimentazioni più impegnative in Italia. Pensiamo che questo sia una scelta sbagliata e abbiamo chiesto al governo di chiarire le ragioni di tale esclusione.
La nascita del Polo Aerospaziale può rappresentare, quindi, per quei territori sardi, una possibilità di un futuro industriale e di sbocco lavorativo altamente qualificato. Sono impegnati in questo senso, non solo le forze politiche, ma i sindacati e gli amministratori dell’Ogliastra, uniti al fine di recuperare al territorio un ruolo adeguato in un contesto di sviluppo di industria ad alto contenuto tecnologico. E giustamente preoccupati di non rinunciare a cuor leggero ad un progetto di investimento del valore prossimo ai 5 miliardi di euro. Non si tratta quindi di “martoriare” o mortificare la nostra terra. Si tratta, piuttosto, di avere il coraggio di investire sul futuro dei nostri giovani, affinché si dia loro l’opportunità di impegnare braccia e intelligenza nella propria Regione. Solo strumentalmente si può pensare che tutto ciò voglia dire mettere in discussione la battaglia di tutte le forze autonomiste, alla quale abbiamo partecipato e partecipiamo in prima persona, e del governo regionale in questi anni per la riduzione delle servitù militari in Sardegna e per un riequilibrio del loro peso con le altre regioni del paese.
Cogliamo anzi questa occasione per ribadire il nostro impegno a fianco del governo regionale e del Presidente Soru per completare il processo, gia concordato dalla Regione e dal governo Prodi, per liberare quanto previsto dagli accordi a La Maddalena e contrastiamo con forza ogni tentativo dell’attuale governo di rimettere in discussione quelli accordi.
Confermiamo la nostra contrarietà a qualsiasi tipo di insediamento
militare che possa creare ulteriori interdizioni temporanee o permanenti di aree
marittime, terrestri e aeree nella nostra regione.
Confermiamo il nostro impegno per liberare dalla presenza militare Teulada e Capofrasca e condividiamo quanto va facendo a questo fine la Regione sarda.
Contrastiamo con forza ogni tentativo di interrompere o rinviare il processo avviato in questi anni di anni di riduzione delle servitù militari in Sardegna.
07.10.2008
Allarme inascoltato
“Tutto funziona” assicura la relazione eppure nelle celle piccole, puzzolenti e con poca aria i detenuti sono stipati
Il sottosegretario di Stato alla giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati è, come diceva Shakespeare di Bruto, una donna d’onore. Dovremmo dunque crederle quando, in risposta alla interrogazione del Partito democratico sul carcere sassarese di San Sebastiano, ci assicura che tutto va bene: corsi di alfabetizzazione per italiani e stranieri, un corso di scuola media di 150 ore, una convenzione in atto con l’Università, moduli per l’insegnamento dell’informatica e, nella sezione femminile, addirittura per stiliste di moda (sì, avete capito bene, per stiliste di moda). E inoltre un servizio “voce amica”, un servizio “nuovi giunti” con una esperta criminologa e un medico, uno sportello informativo per detenuti stranieri e uno per gli italiani, attività di biblioteca con convenzione esterna, una collaborazione con la Asl per i detenuti con problemi psichici.
Insomma, un paradiso in terra. Peccato che il giorno di Ferragosto, in visita al carcere come parlamentare, io abbia visto coi miei occhi detenuti stipati malamente in celle fatiscenti, servizi di custodia largamente sotto organico, caldo opprimente, scarsa luce e poca aria, il bugliolo maleodorante nel pavimento delle celle; e, ancora, assenza totale di attività formative, un bugigattolo adibito pomposamente ad officina privo di qualunque attrezzatura, l’acqua per bere della sezione maschile raffreddata alla meno peggio involgendo le bottiglie nelle calze bagnate, insetti nel cibo, un detenuto con il viso deturpato perché – mi è stato detto – la notte sente le voci e sbatte la testa alle sbarre. Non avrebbe dovuto, quella persona malata, essere ricoverata in una struttura psichiatrica? Non avrebbero potuto quelle bottiglie d’acqua essere raffreddate in frigorifero? Non avrebbe dovuto quell’invasione di insetti essere combattuta con adeguate disinfestazioni? L’onorevole Maria Elisabetta Alberti Casellati non ha risposto, limitandosi a leggere compitamente la nota fornitale dai suoi uffici. Lei crede ciecamente che a San Sebastiano le detenute imparino a fare le stiliste di moda.
Ho letto intanto, proprio sulle pagine della “Nuova” la denuncia disperata di uno degli ospiti di questo presunto hotel a quattro stelle che invoca il trasferimento ad altro carcere: dovunque, purché sia. Ho parlato con gli agenti di custodia, largamente sotto organico (questo, bontà sua, lo ammette anche la sottosegretaria), che l’altro giorno hanno dovuto persino fare un sit-in in via Roma per denunciare la loro insopportabile situazione. Ho controllato su fonti ufficiali i dati sul personale: tre soli educatori per tre carceri come Sassari, Tempio ed Alghero, 192 unità nella polizia penitenziaria a Sassari contro le 212 previste. E c’è qualche detenuto che compila la classifica: meglio Badu ‘e Carros, che almeno è moderno, dello scempio di San Sebastiano.
Si aspetta con ansia che apra la nuova struttura in costruzione a Bancali. La sottosegretaria dice che il nuovo istituto (430 posti) potrà ospitare i primi 125 detenuti solo dal marzo 2010 (primo lotto, finanziato e appaltato). Per il completamento bisognerà trovare altri 31 milioni di euro, ma non si sa dove né quando. E intanto ci terremo la vergogna di San Sebastiano.
06.10.2008
La Caporetto della destra: fiducia in Soru, ora nuovo slancio per vincere le elezioni
È stata la Caporetto della destra. Disertando in massa un referendum esplicitamente indirizzato dai suoi promotori contro la Giunta regionale i sardi hanno detto con chiarezza di approvare la politica di tutela delle coste e di avere fiducia nel presidente Soru.
La destra esce da questa prova da lei stessa testardamente voluta (e con costi finanziari non indifferenti per la collettività) pesantemente sconfitta. E non solo sul tema della legge salva-coste ma anche su quello altrettanto importante dell’acqua, dove è stato respinto il tentativo dei referendari di bocciare la gestione pubblica e coordinata delle risorse idriche in nome di interessi privati e localistici.
In entrambi i casi gli elettori, astenendosi dalle urne, mandano alla politica un messaggio chiarissimo: vogliono la tutela, senza se e senza ma, delle coste sarde; e vogliono una gestione di quel bene prezioso che è rappresentato dall’acqua in nome dell’interesse collettivo. Viene premiata insomma in entrambi i campi la politica della Giunta, del suo presidente, dei suoi assessori, dell’intero centro-sinistra.
Tutto ciò è ancora più significativo se si pensa che nelle ultime ore era sceso in campo (come lui stesso ama dire) il presidente del Consiglio in persona, pronunciando con la consueta arroganza dichiarazioni faziose contro la Giunta Soru che non trovano precedenti in tutta la lunga storia dell’autonomia sarda. I sardi hanno evidentemente sentito quell’intervento di Berlusconi come un’indebita ingerenza del governo in questioni che non lo riguardano e lo hanno punito, facendo fallire il referendum.
Mi auguro che ora il Partito democratico, superando lo stallo nel quale lo hanno posto da troppi mesi le sue stesse divisioni interne, sappia riprendere in mano l’iniziativa, sfruttando a fondo l’apertura di credito che il fallimento del referendum rappresenta.
Nelle prossime elezioni regionali del 2009 il centrosinistra non parte affatto sconfitto. Può anzi godere di ottime probabilità di successo, solo che impari a parlare con chiarezza agli elettori e a rivendicare a viso aperto i successi di questi quattro anni e mezzo di governo della Regione. Occorre però, lo dico a tutti i militanti del Pd qualunque ne sia la collocazione nel dibattito interno, uno sforzo comune per uscire dalle divisioni e per fondare materialmente il Partito in Sardegna, costituendo i circoli e le strutture provinciali e rafforzando l’azione della segretaria regionale Francesca Barracciu.
Si preparano settimane decisive, non solo per il Pd sardo ma per le stesse sorti dell’opposizione a livello nazionale. Il prossimo 25 ottobre parteciperemo tutti alla grande manifestazione di Roma contro la politica del governo Berlusconi, ma già nei prossimi giorni, e in quelli dopo il 25, saremo chiamati ad una attività di spiegazione, incontro coi cittadini, mobilitazione sul territorio. Sarà un’occasione per uscire dal chiuso del dibattito interno e per ritornare tra la nostra gente, che attende con giusta impazienza che il Pd svolga il ruolo al quale lo ha destinato il voto popolare.
È ora, anche in Sardegna, di riprendere la parola. Il risultato di oggi dimostra che esiste lo spazio per un rilancio vittorioso nei confronti di una destra drasticamente ridimensionata dal suo fallimento. Facciamo in modo di non lavorare per perdere. Costruiamo insieme al candidato Renato Soru le basi per rivincere e governare altri cinque anni la Sardegna.
03.10.2008
La Scuola di Formazione Politica 2008/2009 dell’Associazione “Nino Carrus”
Venerdì 3 ottobre 2008, alle ore 17,30 presso l’Hotel Nuscadore di Birori, è stata presentata la Scuola di Formazione Politica 2008/2009 dell’Associazione “Nino Carrus”.
L’inaugurazione delle attività è stata affidata ad Antonello Soro, Presidente del Gruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, con una lezione sul tema: “La società e il senso della politica”. La Scuola di Politica, giunta alla seconda edizione, è rivolta ad una platea di 50 partecipanti circa. Sono disponibili gli ultimi posti, per i quali è possibile scrivere all’indirizzo info@ninocarrus.it. Le lezioni si terranno principalmente l’ultimo venerdì di ogni mese, e proseguiranno per tutto il 2009. Verranno affrontati i temi dell’Autonomia e della legge statutaria, le riforme istituzionali e il federalismo fiscale, la pianificazione territoriale e il ruolo degli Enti locali, il ruolo della comunicazione politica, l’Europa e la programmazione comunitaria, ecc. Il Collegio dei Docenti della Scuola è composto da personalità provenienti dall’Università, della Politica e della Cultura. Le adesioni sono state finora numerose, tra le quali quella di Umberto Cocco, Mariangela Bastico, Gianmario Demuro, Gian Luigi Gessa, Giorgio Macciotta, Paolo Maninchedda, Guido Melis, Salvatore Mereu, Vincenzo Migaleddu, Gianni Mura, Francesco Maria Licheri, Francesco Pigliaru, Gianvalerio Sanna, Francesco Sanna, Mario Segni, Francesco Soddu, Antonello Soro, Filippo Spanu, Silvano Tagliagambe, Salvatore Vassallo, ed altri.
24.09.2008
Interrogazione: “Troppi detenuti a San Sebastiano”
ROMA. L’indeguatezza delle carceri sassaresi sovraffollate è arrivata, ancora una volta, alla commissione parlamentare per la Giustizia. A presentare un’interrogazione sono stati gli onorevoli Guido Melis e Donatella Ferranti, che chiedono di conoscere quali siano le linee programmatiche per le carceri sarde, in genere, e notizie sugli impegni presi dal governo per il completamento dei lavori del nuovo carcere sassarese di Bancali, considerando che i fondi per l’edilizia carceraria hanno subito tagli.
18.09.2008
Europee, Melis: Sardegna non avrà deputati europei
Ancora una volta promesse Pdl vengono tradite
“Berlusconi ha chiaramente detto di volere una legge elettorale europea con uno sbarramento al 5%, con 5 circoscrizioni, senza preferenze e con liste preparate dalle forze politiche. Questa proposta non consentirà a tutti i territori di essere rappresentati nel parlamento europeo e viene così tradita la promessa di una circoscrizione autonoma della Sardegna. Ancora una volta in Europa non ci saranno deputati sardi, con buona pace degli amici sardi di Berlusconi che si vantavano in proposito di avere ottenuto chissà quali successi”.
“Aspettiamo adesso di sapere – conclude – come il Popolo delle Libertà spiegherà ai sardi che il diritto della Sardegna di esprimere autonomamente parlamentari europei è stato ancora una volta ignorato dalla maggioranza”.
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=59303
16.09.2008
Come cittadino e anche come storico di professione mi sento poco coinvolto nel dibattito di fine estate apertosi con le improvvide dichiarazioni del sindaco di Roma sul razzismo male assoluto e sul fascismo in parte da salvare.
Dal punto di vista etico-politico il fascismo è stato condannato dalla storia: è andato al potere con la violenza squadristica, ha compiuto nel 1922 un colpo di Stato con l’avallo del re, ha imposto leggi liberticide cancellando i diritti di libertà, ha istituito un tribunale speciale per condannare i suoi oppositori, ha instaurato un regime di polizia che si è macchiato di efferati assassinii, ha ingannato generazioni intere portandole alla cieca nel baratro della guerra a fianco di Hitler. Le leggi razziali sono arrivate solo nel 1938, d’accordo, forse per scimmiottare l’alleato tedesco: ma certo se ne possono rintracciare facilmente i germi nella concezione fascista delle razze (vedi tutta la propaganda africana del regime) e in generale in quel mito della forza prevaricatrice e delle ragioni supreme della violenza che sta alla base della concezione fascista sin dal 1919.
Dunque, sotto questo profilo, non c’è nulla da dire. O, come dicevano un tempo gli oratori ufficiali delle cerimonie del 25 aprile, c’è solo da ricordare che i conti, col fascismo, li abbiamo chiusi a suon di fucilate partigiane nel 1945.
Come storico, per di più specificamente impegnato sul periodo fascista, sento però il dovere di capire, e di distinguere.
Oggi la storiografia italiana è molto più avanti della vecchia diatriba degli anni Settanta tra Renzo De Felice e i suoi oppositori di sinistra. Oggi sappiamo tutti, bene o male, che il fascismo, come tutti i fenomeni storici, è stato complesso e ha racchiuso in sé più di una contraddizione. Dunque oggi studiamo il compromesso tra Mussolini e le vecchie classi dirigenti italiane, il carattere ambiguo della diarchia tra il duce e il re, il dibattito (che ci fu, e fu di qualche significato) tra le varie anime del fascismo. Alberto Beneduce, vale a dire il fondatore nei primi anni Trenta dell’Iri e dello Stato imprenditore, era fascista solo formalmente, ma veniva da una cultura liberale, era un ex collaboratore di Nitti e certamente il suo progetto di governo dell’economia collimava solo in parte con le linee portanti della teoria corporativa. Intere branche del diritto (penso a tutto il diritto civile) subirono solo parzialmente l’influenza del fascismo. E il guardasigilli Grandi chiamò a riscrivere i codici civile e di procedura civile giuristi certamente non fascisti, come – primo tra tutti – Piero Calamandrei. Infatti bastò poi far cadere la Carta del lavoro, che era stata posta a premessa posticcia del codice, perché quelle stesse norme tornassero buone anche dopo il 25 luglio.
Vuol dire questo che il fascismo è stato «poco fascista»? Certamente no. Vuol dire che il progetto totalitario del regime, realizzato per fasi e in gradi diversi nei vari settori dell’ordinamento, ha subito qua e là dei temperamenti, delle battute d’arresto. Ferocemente illiberale nel cancellare le libertà politiche, il fascismo lo è stato molto meno nell’aggredire quelle economiche (i diritti dei padroni, per dirla con una battuta). Tanto è vero che nell’epilogo fosco della Repubblica sociale Mussolini, ormai libero da lacci e laccioli, ha gridato ai quattro venti di voler realizzare adesso il fascismo vero, rivoluzionario, dopo che per vent’anni aveva dovuto mediare con la vecchia classe dirigente.
Tutto questo non sposta un ette, come si dice, il giudizio morale sulla dittatura. La quale ebbe responsabilità terribili ben prima della sciagurata entrata in guerra. Distinguere nel fascismo, come se si fosse al mercato, il buono e il cattivo, per portare a casa l’uno e buttare l’altro è un’operazione sciocca, ed anche inutile. A meno che – come nel caso di Alemanno – non si voglia, rifacendo la storia, trovare l’alibi personale per essere stati sino a ieri in camicia nera, impettiti nel saluto romano.
04.09.2008
Pd, si spacca il fronte anti-Barracciu Emanuele Sanna contro Cabras per il ricorso giudiziario: giochi riaperti
Ha voglia Francesca Barracciu a lanciare l’ennesimo appello distensivo. A pochi giorni dal doppio passaggio in direzione regionale e poi in assemblea, giovedì e sabato prossimi, la segretaria regionale del Partito democratico sardo sceglie il palcoscenico del Tg3 per ribadire le sue intenzioni: «Vorrei che ci si sedesse attorno a un tavolo, tutti insieme, per tornare finalmente a parlare di politica». C’è un partito da rinnovare e radicare nel territorio, dice, da costruire «per vincere le elezioni regionali del 2009». Ma la situazione si è parzialmente sbloccata: il fronte anti-Barracciu si divide, con il gruppo che fa capo ad Emanuele Sanna (con Silvio Cherchi, Silvio Lai, Antonio Calledda, Billia Pes e altri) che prende le distanze da Antonello Cabras e rompe l’unità degli oppositori alla segretaria eletta e poi legittimata dalla commissione di garanzia nazionale presieduta da Luigi Berlinguer. E’ decisamente una svolta anche se motivata abilmente con il dissenso sul ricorso alla “via giudiziaria”, ovvero l’esposto al Tribunale civile di Cagliari per invalidare l’elezione di Barracciu. Il ricorso era stato presentato da Tonio Lai, vicesindaco di Quartu, ma si era poi visto platealmente chi c’era dietro: Antonello Cabras si era presentato alla prima udienza con Massimo Deiana, preside di Giurisprudenza, per sostenere il ricorso. Dal quale ora Emanuele Sanna prende ufficialmente le distanze, prendendole di fatto da tutta la linea di Cabras. A beneficio della Barracciu? Difficile esprimersi per ora. I pontieri che hanno lavorato al cambio di passo del gruppo Sanna sono consapevoli che un azzeramento della situazione è poco praticabile e farebbe letteralmente implodere tutto il partito. In una prima fase, si potrebbe rilanciare la candidatura fatta abortire di Silvio Cherchi: per non rompere malamente con Cabras e i pasdaran, anche se i distinguo parziali non coprono la sostanza di una divergenza ormai strategica. Certificata nel documento diffuso dalla corrente di Sanna: «Il dispositivo del comitato nazionale di garanzia non soltanto non ha risolto i problemi di gestione interna del Pd sardo ma anzi apre a dubbi di coerenza interpretativa dello statuto nazionale. È evidente che resta ancora incerta la rappresentatività politica di un segretario eletto con 64 voti su 155 aventi diritto, tuttavia il rispetto delle regole interne, principio fondamenta- le di qualsiasi forza politica, non può tradursi, seppur criticamente, nella presa d’atto e nel rispetto del pronunciamento del supremo organismo di garanzia interna. Aldilà del merito – precisa il comunicato – è perciò da ritenersi anomalo e fuorviante il ricorso alla magistratura ordinaria per vicende che necessitano soluzioni politiche che il partito nella sua interezza ha il dovere di trovare. Il non riconoscimento del ruolo dell’organismo di garanzia aprirebbe la strada a pericolose e confuse prese di distanza dallo stesso partito nazionale, inaccettabile per tutti coloro che hanno innanzitutto a cuore il rafforzamento e il radicamento del pd sardo. per questi motivi andrebbe rivista la decisione di adire il giudice civile confidando nella capacità del partito sardo di superare gli attuali problemi attraverso l’esercizio dei naturali percorsi politici». Insomma, non si va da nessuna parte scegliendo le aule di giustizia e ricusando le decisioni nazionali del partito.
Cosa accadrà ora? Domani gli ormai ex autoconvocati anti-Barracciu si riuniranno per valutare le novità, forse contarsi e confrontare le posizioni ormai diversificate col gruppo di Emanuele Sanna. La cui mossa sembra far venire meno la maggioranza necessaria per sfiduciare la Barracciu, forse obbligando gli irriducibili a prendere atto di una situazione cambiata che richiede un compromesso per non trovarsi comunque in minoranza nella prossima assemblea regionale.
Dall’inizio di agosto a oggi, infatti, molto è cambiato. Prima di tutto il pronunciamento della commissione nazionale di garanzia, il “tribunale” del partito: che ha confermato l’elezione del 28 e 29 luglio a Tramatza, quindi la Barracciu come successore di Cabras, bocciando il ricorso presentato dagli stessi ammutinati. Tutta gente, per essere chiari, che ha pochissimo da perdere: tra chi ha il posto assicurato a Roma, in Parlamento, e chi ha esaurito le legislature previste in Consiglio regionale. Lo sanno anche i fedelissimi: è il motivo per cui l’assemblea di domani potrebbe spaccare interna il composito schieramento Cabras, Paolo Fadda, Marrocu e altri.Con i big oltranzisti da una parte e dall’altra chi non ha intenzione di schierarsi apertamente contro la segreteria nazionale.
Un altro segnale di avvicinamento potrebbe essere quello che arriva dai parlamentari “giovani”. Al di là degli schieramenti interni, Amalia Schirru e Giulio Calvisi (vicini a Cabras) insieme a Guido Melis e Caterina Pes (soriani di ferro) escono dalle stanze segrete per tornare sul territorio: con una visita, ieri, al centro di accoglienza e primo transito per gli immigrati clandestini di Elmas. Fa parte di un programma iniziato il giorno di Ferragosto con la visita di Melis al carcere sassarese di San Sebastiano, ma assume un significato particolare per come il governo Berlusconi sta affrontando la partita sugli irregolari: « Il ministero dell’Interno», sottolinea Calvisi, «dovrebbe chiarire la reale natura del centro di Elmas perché gli standard richiesti e i servizi offerti nei centri per i richiedenti asilo sono molto diversi rispetto a quelli previsti nei centri di prima accoglienza».
Le condizioni della struttura sembrano all’altezza degli standard previsti da altre strutture nazionali, ma vanno perfezionati i servizi per i richiedenti asilo e quelli per i minori non accompagnati: gli ospiti del Cpa sono attualmente 134, con due donne e otto minorenni. Il centro – ricordano i parlamentari – oltre a rispondere alle esigenze poste dagli sbarchi dei clandestini sulle coste sarde, ha dovuto ospitare in questa prima fase anche più di duecento richiedenti asilo in transito da altri centri italiani, assolvendo quindi a funzioni inizialmente non previste. Impegno garantito perché nei prossimi mesi siano migliorati e ampliati da parte del Ministero i servizi erogati agli ospiti e, soprattutto, venga chiarito il futuro la funzione e la natura del centro inaugurato il quattro giugno nell’aeroporto militare alle porte di Cagliari.
http://www.altravoce.net/2008/09/04/pd.html
03.09.2008
Delegazione di parlamentari sardi del PD visita Centro per Immigranti di Elmas
Una delegazione di parlamentari del PD sardo composta da Amalia Schirru, Guido Melis, Giulio Calvisi e Caterina Pes ha visitato questa mattina il centro di accoglienza e primo transito degli immigrati clandestini situato nell’aeroporto militare di Elmas.
Hanno accolto la delegazione la direttrice del centro, dott.essa Danese; la responsabile del servizio immigrazione della Prefettura di Cagliari, dott.essa Garau; il responsabile per la Questura, dottor Amat. La delegazione ha visitato per circa due ore e mezzo i locali, si è intrattenuta con gli operatori e ha incontrato gli ospiti stranieri del centro, che sono attualmente 134, dei quali 2 donne e 8 minori.
Le condizioni della struttura sono sembrate all’altezza degli standard previsti da altre strutture nazionali come centri di prima accoglienza (sistemi di vigilanza, kit da assegnare agli immigrati per il sostentamento durante i giorni di presenza nel centro, separazione fra uomini e donne, unità dei nuclei familiari, infermeria e assistenza medica, spazio mensa e servizi ricreativi) . Il sito (un’ex caserma) presenta requisiti logistici e funzionali in grado di sostenere per la prima accoglienza il flusso attuale di immigrati clandestini che sbarcano sulle coste della Sardegna. Vanno però sicuramente perfezionati i servizi per i richiedenti asilo, per permettere a coloro che intendono presentare domanda di asilo nel nostro paese di poterlo effettivamente fare; e vanno curati i servizi per i minori non accompagnati.
Il centro di Elmas, inaugurato il 4 giugno, oltre a corrispondere alle esigenze poste dagli sbarchi dei clandestini sulle coste sarde, ha dovuto ospitare in questa prima fase anche più di duecento richiedenti asilo in transito da altri centri italiani, assolvendo quindi a funzioni inizialmente non previste.
Si ritiene a questo proposito che per il futuro il Ministero dell’interno dovrebbe chiarire la reale natura del centro di Elmas, perché gli standard richiesti ed i servizi offerti nei centri per i richiedenti asilo sono molto diversi rispetto a quelli previsti nei centri di prima accoglienza.
I parlamentari sardi del PD, preso atto della situazione e apprezzata la professionalità degli operatori che, in base ad una specifica convenzione, gestiscono il centro, hanno garantito il loro impegno affinché nei prossimi mesi siano migliorati e ampliati da parte del Ministero i servizi oggi erogati agli ospiti e affinché, soprattutto, venga chiarita meglio per il futuro la funzione e la natura del centro stesso.
28.08.2008
La segretaria: impegno di tutti per l’unità – Melis rilancia, Sanna “radicare il partito”
Marrocu irriducibile, Milia “testa nel frigo”
Era serena e serena rimane. Però Francesca Barracciu un po’ se la gode: a pochi minuti dal pronunciamento della commissione nazionale di garanzia del Pd che la conferma alla guida del partito in Sardegna, risponde a due telefoni insieme e ride. «Ho atteso questa decisione con massimo rispetto», dice, «però in cuor mio sapevo che quella elezione era legittima. A ragion veduta, perché si era seguito il regolamento; ma anche perché se avessi avuto un solo dubbio non sarei andata avanti». Lo aveva già detto: è il tono della voce, molto più rilassato rispetto a quello delle scorse settimane, a sottolineare che quella di ieri potrebbe essere davvero la giornata decisiva.
Potrebbe, perché le contestazioni non mancano. Dall’altra parte, tra le fila dei suoi oppositori, si parla di «decisione tutta politica». Graziano Milia, a esempio: «Non sono sorpreso: in tanti anni non ho mai visto una commissione di garanzia che smentisca l’operato di una assemblea». Però, aggiunge il presidente della provincia di Cagliari, «c’è un fatto politico nuovo: il Re è nudo», con un chiaro riferimento alle volontà soddisfatte della segreteria nazionale. C’è anche il pronunciamento ufficiale di un organismo presieduto da Luigi Berlinguer, mica l’ultimo arrivato: in casi come questo «mi hanno insegnato che serve mettere la testa dentro il frigorifero e ragionare sul da farsi a mente fredda». Dice anche «borsa del ghiaccio», che sarebbe più assimilabile a una botta in testa.
Chi non la accetta proprio è Siro Marroccu: «Francesca Barracciu non è stata mai eletta e non è segretaria: neanche nei condomini si decide qualcosa senza maggioranza». Niente di nuovo, nelle parole del deputato di Villacidro, neanche alla luce di quella decisione: «Mantengo le stesse posizioni. Quello della commissione è un pronunciamento politico, viene dalla segreteria nazionale e vuol dire che dietro c’è dell’altro». Non lo dice, ma è il segreto di Pulcinella: la candidatura di Renato Soru alle regionali della prossima primavera, già benedetta anche da Veltroni. A dirla tutta, però, è lo stesso motivo per cui una fetta del partito non riconosce ancora oggi l’incarico alla Barracciu.
Lei glissa ma non troppo, e torna seria: «Il dispositivo non lascia nessun margine di manovra a qualunque dubbio interpretativo». È il momento dei messaggi e delle mani tese: «Chi mantiene ancora un barlume di appartenenza politica, di rispetto per il partito e le regole, anche per la storia politica di ciascuno di noi, già da domani lavori con me alla costruzione e al radicamento del Pd in Sardegna. Perché ancora non c’è». Idee chiare, già espresse nei giorni immediatamente successivi alla elezione nonostante la bufera e gli attacchi anche personali: «Andrò davanti ai delegati regionali a presentare il documento politico programmatico: poi l’assemblea sarà sovrana».
Tutto già previsto anche nel pronunciamento della commissione: l’elezione è valida ma «occorre peraltro sottolineare che il comma 9 del medesimo art. 15 dello Statuto prevede espressamente che la maggioranza assoluta dei componenti l’assemblea regionale possa in qualsiasi momento sfiduciare il segretario. Ciò implica che il segretario medesimo debba comunque evitare di trovarsi nella condizione di conflitto con la maggioranza dei componenti l’assemblea, anche attraverso un proficuo rapporto con l’assemblea medesima».
La disponibilità c’è tutta: «È fondamentale per me ricercare un consenso ampio di tutte le componenti dell’assemblea, sulla via del rinnovamento». Ma è importante anche «avere massimo rispetto del pronunciamento». Il riferimento, in questo caso, è al ricorso presentato davanti ai giudici del tribunale di Cagliari: «Chiunque andasse avanti anche su quella strada dovrebbe riconoscersi, lui per primo, fuori dal partito: perché una cosa del genere non era mai successa in nessuno dei nostri vecchi partiti. I nemici sono fuori, sono nel centrodestra: quello che dobbiamo fare è radicarci nel territorio e vincere le elezioni regionali».
Dal deputato e docente sassarese Guido Melis arriva la soddisfazione per l’interpretazione data dalla commissione nazionale. Con lo sguardo rivolto al futuro immediato: «Leggo alcuni passaggi del dispositivo della Commissione come un implicito invito a tutti i democratici sardi a voler superare l’attuale impasse politico, ripristinando la normale dialettica e l’unità d’azione del partito, anche in vista delle prossime impegnative scadenze elettorali. La segretaria regolarmente eletta Francesca Barracciu, interpretando con lodevole sensibilità politica questo invito, si è subito dichiarata disponibile a ritornare in assemblea per chiedere ai delegati un secondo voto di conferma».
Messaggio chiaro: «Credo che questo importante atto di buona volontà della segretaria eletta dovrebbe convincere adesso chi dissente a ritirare il ricorso, evitando così che nella vita interna del partito debba ingerirsi dall’esterno l’attività della magistratura. Mi auguro che nelle sedi proprie, e principalmente in Assemblea regionale, si possa riprendere il dibattito interrotto e ricomporre sul nome di Francesca Barracciu l’unità, condizione indispensabile per vincere, con Renato Soru come candidato, le prossime elezioni regionali».
Radicamento nel territorio e sforzo unitario nella composizione della segreteria. Per il sindaco di Villasimius Tore Sanna la via da ricercare è quella «dell’accordo con tutte le correnti, condizione unica per la crescita del partito in Sardegna». Come se fosse facile. Sanna confida in settembre: non per il tempo a disposizione ma «perché agosto è quasi passato, speriamo che il sole faccia meno male». Batta meno forte, in sostanza, a partire dai prossimi giorni. In caso contrario resta il frigorifero di Milia.
http://www.altravoce.net/2008/08/28/segretaria.html
15.08.2008
Intervento Radio Radicale – Visita al Carcere “San Sebastiano” di Sassari
05.08.2008
Presto una chiesa per i romeni ortodossi di Monterotondo
ROMA - Il prefetto di Roma, Carlo Mosca ha ricevuto alcuni rappresentanti della comunità romena, accompagnati da Guido Melis, parlamentare del Pd e fra i fondatori del gruppo interparlamentare “Amici della Romania”. All’incontro, dedicato ai problemi della chiesa ortodossa di Monterotondo, hanno partecipato Diana Alina Harja, presidente dell’Associazione “Amici della Romania”; padre Petre Bogdan, parroco della chiesa ortodossa di Monterotondo; i diacono Tudor Cristian Chelaru; Mihai Muntean, vice-segretario del partito Identità Romena e Cristiano Acquaroli, segretario dell’associazione “Amici della Romania.
Il 15 giugno scorso, la chiesa in uso dalla comunità romena di Monterotondo è stata chiusa per problemi strutturali. Da allora la messa domenicale viene celebrata in piazza, all’aperto. per i rappresentanti della comunità romena “è una vergogna che una comunità di 10.000 persone non abbia nemmeno un posto per pregare”. Il prefetto Mosca, già a conoscenza della situazione, ha espresso la sua solidarietà alla comunità e si è impegnato a trovare al più presto una soluzione.
http://temi.repubblica.it/metropoli-online/presto-una-chiesa-per-i-romeni-ortodossi-di-monterotondo/
25.07.2008
Discussa l’intrepellanza di trenta deputati del Pd
Alla Camera il caso Tuvixeddu
ROMA. E’ stata discussa alla Camera l’interpellanza presentata da 30 deputati del Pd (tra i quali tutti i sette eletti in Sardegna più il capogruppo Antonello Soro) sulla tutela del sito archeologico di Tuvixeddu. Amalia Schirru, nel presentare l’interpellanza, ha insistito sull’importanza culturale di quella che è forse la più grande e significativa necropoli fenicio-punica dell’intero Mediterraneo, «oggi minacciata – ha detto – dalla decisione del comune di Cagliari di dar luogo a opere di urbanizzazione invasive e di costruire sul colle 260 mila metri cubi di nuove case.Le ha risposto per il governo il sottosegretario alla pubblica istruzione Pizza, che si é detto consapevole della rilevanza culturale di Tuvixeddu e disponibile ad opporre i necessari vincoli. In replica Guido Melis si è detto solo parzialmente soddisfatto: «Le buone intenzioni del governo – ha detto – contrastano con le cattive pratiche: ad esempio con l’inspiegabile comportamento della soprintendenza archeologica di Cagliari, contraria a porre nuovi vincoli nonostante scavando le fondamenta dei nuovi palazzi siano state scoperte 431 nuove tombe».
26.07.2008
Tuvixeddu: in arrivo nuovi vincoli?
26.07.2008
Tutela del patrimonio: incontro con Guido Melis
25.07.2008
Alla Camera il caso Tuvixeddu
25.07.2008
Tuvixeddu, interpellanza dei parlamentari Pd
A proposito di speculazioni edilizie e tutela del paesaggio, due giorni fa, alla Camera è stata discussa l’interpellanza presentata da 30 deputati del Partito democratico (tra i quali tutti i 7 eletti in Sardegna più il capogruppo Antonello Soro) sulla tutela del sito archeologico di Tuvixeddu. . Amalia Schirru, nel presentare l’interpellanza a nome dei colleghi, ha insistito sull’importanza culturale di quella che è forse la più grande e significativa necropoli fenicio-punica dell’intero Mediterraneo, «oggi minacciata dalla decisione del Comune di Cagliari di dar luogo a opere di urbanizzazione invasive e di costruire sul colle 260 mila metri cubi di nuove case». Il sottosegretario alla pubblica istruzione Pizza, replicando per il Governo, si é detto consapevole della rilevanza culturale di Tuvixeddu-Tuvumannu e disponibile ad opporre i necessari vincoli. Solo parzialmente soddisfatto si è dichiarato Guido Melis nella sua contro replica: «Le buone intenzioni del Governo contrastano con le cattive pratiche: ad esempio con l’inspiegabile comportamento della sovrintendenza archeologica di Cagliari, contraria a porre nuovi vincoli nonostante scavando le fondamenta dei nuovi palazzi siano state scoperte 431 nuove tombe».
http://www.altravoce.net/2008/07/25/betile.html
25.06.2008
Pd, le due anime pronte per venerdì scontro finale e giorno del giudizio sul candidato di Cabras e Renato Soru
Il Pd si gioca tutto in 48 ore, e saranno due giorni di attesa e tensioni. Venerdì è in programma la direzione regionale del partito, a Cagliari: in cui le due anime del gruppo, quella legata al segretario Antonello Cabras e quella del presidente della Regione Renato Soru, si ritroveranno allo stesso tavolo dopo gli incontri separati di lunedì pomeriggio. Soprattutto sarà il giorno della verità in vista delle primarie: con la corrente del senatore che presenta il suo candidato nella corsa contro il governatore per le regionali del 2009.
Tutto normale se non fossimo in Sardegna, con il precedente imbarazzante di ottobre: appuntamento fratricida che si ripresenterà dopo un anno esatto. Solo che a questo giro non si tratta più della battaglia interna per la segreteria: il vincitore dovrà rappresentare la coalizione nella guerra di primavera contro il centrodestra.
Figurarsi se qualcuno potesse obiettare qualcosa: c’erano Paolo Fadda e Tore Ladu, in quella sala riservata dell’Ala Birdi, Giulio Calvisi e Piersandro Scanu. Tutti fautori delle primarie senza se e senza ma, purché contro il presidente della Regione. Perché Cabras dirà pure che non c’è nessuno scontro in atto su Soru ma Fadda ha ricordato che proprio il governatore «disse che non si sarebbe riproposto in caso di sconfitta alle primarie per la segreteria». Invece eccolo qua, candidato naturale secondo lo Statuto. Lo avevano sottolineato anche Emanuele Sanna e Silvio Cherchi durante una assemblea regionale: è lui, dissero. Salvo poi stizzirsi per i titoli sui giornali dei giorni dopo: la loro, spiegarono poi, era semplicemente l’interpretazione delle norme del partito. Ecco perché due giorni fa sono tornati senza difficoltà tra i sostenitori tout court delle primarie.
La stanza è blindata: dentro i dirigenti, fuori tutti gli altri. Neanche un operatore della tv per raccogliere qualche immagine: troppo disturbo. In quella sala Cabras e soci decidono i nomi dei possibili candidati, contano le firme raccolte e tirano il sospiro di sollievo: le primarie si faranno. Soru contro uno tra Tore Cherchi, Graziano Milia e Giacomo Spissu: chi sarà si saprà solo dopodomani, anche se il sindaco di Carbonia resta il favorito. Era stato proprio lui, durante l’incontro, a respingere l’ipotesi di un ticket con Soru per scongiurare la consultazione.
Abbastanza perché dall’altra parte i buoni propositi andassero a farsi benedire. Praticamente in tempo reale, a Tramatza saliva la tensione: tanto tra i partecipanti semplici («Questa non è politica, sono intrallazzi»), quanto tra i fedelissimi del presidente. «Se c’è qualcuno che giudica negativi questi quattro anni, abbia il coraggio di dirlo», ha tuonato il deputato Siro Marroccu: «Nel partito non ne abbiamo mai discusso, impossibile farlo dentro una riunione di corrente».
A spaventare sono proprio i giochetti. Guido Melis, deputato voluto fortemente dal governatore: «È la prima volta nella storia dell’autonomia regionale che il segretario del partito del presidente organizza una riunione per cercare un altro candidato» e comunque «sono favorevole alle primarie, che consentiranno a Soru di avere una legittimazione più forte».Allarma il metodo: quello di «raccogliere le firme su un documento in bianco, durante una riunione della corrente del segretario del partito in cui il segretario dirige i lavori», sottolinea il consigliere regionale Sandro Frau. In quella lista di nomi – dovrebbero essere oltre 70 – quella di Cabras è la prima sottoscrizione.
Si saprà il giorno dopo, questo: quando Frau ha già annunciato che «chiederemo formalmente le dimissioni del segretario». Viste le premesse, la direzione regionale di venerdì sarà tutto fuorché il «naufragar m’è dolce in questo mare» utilizzato da Gianluigi Gessa per descrivere la situazione di chi vuole le primarie per forza. Si annuncia tempesta, altroché: e potrebbe proseguire sino alla fine della legislatura.persone: salvo poi mutare tono man mano che da Arborea arrivavano le notizie dell’altro incontro del giorno. Una riunione di corrente, presieduta dal segretario regionale e aperta ai soli dirigenti: nessun dubbio sull’azione riformatrice del governatore, nelle parole di Cabras, ma le amministrative hanno dato un altro segnale. Bisogna tenerne conto: servono le primarie e che siano di coalizione.
12.06.2008
Sull’articolo 138 della Costituzione
E’ stata presentata alla Camera la proposta di legge costituzionale sulle “Modifiche all’articolo 138 della Costituzione, concernenti la procedura per l’approvazione delle leggi costituzionali” .
La proposta porta la firma dell’onorevole Giovanni Bachelet, di Antonello Soro, Presidente del Gruppo PD, del vicepresidente della Camera Rosy Bindi, del vicepresidente del Gruppo PD Gianclaudio Bressa, e dei deputati Roberto Zaccaria, Luigi Bobba, Leoluca Orlando, Linda Lanzillotta, Savino Pezzotta, Bruno Tabacci, Livia Turco, Alessandra Siragusa, Doris Lo Moro, Sesa Amici, Sabina Rossa, Guido Melis, Giuseppe Giulietti, Angelo Cera, Paolo Corsini, Caterina Pes.
Tale proposta viene contemporaneamente presentata con identico testo al Senato dal presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Essa riprende una sua proposta, presentata nella precedente legislatura e non esaminata per via dello scioglimento anticipato delle Camere, ed ha un precedente nella XII legislatura, nella quale una proposta analoga fu presentata dagli onorevoli Bassanini ed Elia e sottoscritta, fra gli altri, anche dall’onorevole Veltroni.
La proposta è finalizzata a riaffermare la garanzia di rigidità della nostra Carta Fondamentale, votata 60 anni fa a larghissima maggioranza dalla Assemblea Costituente e ancora oggi forte nella coscienza dei cittadini, come ha dimostrato il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, del quale ricorre fra pochi giorni il secondo anniversario.
L’attenzione dei firmatari della proposta è rivolta al fatto che le leggi elettorali, sia quella a prevalenza maggioritaria approvata dopo il referendum del ‘93, sia quella proporzionale con premio di maggioranza adottata nel 2005, trasformano maggioranze relative di elettori in maggioranze assolute di deputati e senatori in grado di modificare, come già avvenuto, parti della Carta Costituzionale. La Costituzione non dovrebbe, invece, essere esposta alle opinioni o peggio alle convenienze dei vincitori di turno delle competizioni elettorali, e va, di conseguenza, sottratta alla disponibilità della maggioranza: ciò rappresenta il presidio più robusto delle libertà e dei diritti di tutti e di ciascuno, come in quasi tutte le grandi democrazie, nelle quali si è ritenuto e si ritiene che le leggi di revisione costituzionale debbano essere il prodotto di larghe intese tra maggioranza e opposizione.
Per queste ragioni i presentatori della proposta di legge propongono di elevare a due terzi dei componenti delle Camere il quorum attuale previsto per l’approvazione, in seconda votazione, di leggi di modifica o di revisione della Costituzione. Nonché di stabilire che non si faccia luogo a referendum solo se la legge di revisione costituzionale sia stata approvata, nella seconda votazione di ciascuna Camera, a maggioranza dei quattro quinti dei suoi componenti.
27.04.2008

L’ALTRA VOCE