Un sultanato dove la legge non è uguale per tutti

Articolo su “La Nuova Sardegna” del 14 luglio 2008

La persona del Re è sacra e inviolabile. Così suonava nel 1848 lo Statuto Albertino. Così, più o meno, dice da giovedì sera (approvazione alla Camera, adesso andrà al Senato) il cosiddetto Lodo Alfano, che stabilisce la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato. Le alte cariche (espressione che ammucchia insieme cose diverse, con diverse legittimazioni e diversi compiti costituzionali) sarebbero il presidente della Repubblica, quello del Consiglio e quelli delle due Camere. Sono quattro, ma il vero beneficiario del provvedimento è uno solo, e tutti lo sanno: è il presidente del Consiglio in carica Silvio Berlusconi. Se non lo avessimo capito, sarebbe bastato guardare all’ansia spasmodica con la quale governo e maggioranza hanno voluto in tre giorni l’approvazione della la legge, in tempi da record e senza sentire le ragioni di nessuno, neppure quelle di oltre cento giuristi tra i quali due presidenti emeriti della Corte costituzionale.

Viene introdotto così nel nostro ordinamento – e con legge ordinaria, non costituzionale – un corpo estraneo che nulla ha a che fare con l’impianto voluto dai padri costituenti. Quelli immaginavano una Costituzione democratica e liberale, nella quale le responsabilità del potere fossero sempre bilanciate da opportune garanzie e un delicato sistema di pesi e contrappesi consentisse il perfetto funzionamento del sistema. La Costituzione, insomma, e la distribuzione dei poteri che ne deriva, è come un sofisticato meccanismo di precisione, un orologio dalle tante rotelle ognuna delle quali si innesta nelle altre e con esse produce il movimento delle lancette della democrazia. Il Lodo Alfano, senza alcun riguardo per l’insieme, introduce un’immunità (sia pure temporanea) a vantaggio dei vertici, violando il principio dell’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e producendo uno strappo nel mirabile meccanismo dei doveri e dei diritti. In tempi di casta e di politica sotto tiro, Lorsignori ci dicono semplicemente questo: che se ne infischiano bellamente, e che d’ora innanzi il cittadino Silvio Berlusconi, accusato d’avere riempito di danaro le tasche di un avvocato d’affari inglese per condizionarne la testimonianza a suo favore, non potrà più essere processato.

In nessun Paese del mondo esiste una norma simile. Alcuni (pochi) ordinamenti la prevedono per i capi dello Stato (e del resto il nostro presidente della Repubblica è parzialmente coperto sin da oggi dall’articolo 90 della Costituzione). Nessuno però parla dei presidenti del Consiglio. Essi – come dicono i giuristi – sono assimilabili ai semplici ministri, e hanno dunque una responsabilità “ministeriale”. Del resto ci sono grandi Paesi (il Paese leader dell’Occidente, tanto per fare un esempio a caso) nei quali una norma simile farebbe semplicemente inorridire: vi ricordate Nixon alle prese con il caso Watergate? O Clinton indagato senza riguardi dai giudici per il caso Levinsky? A nessuno negli Usa venne in mente di promuovere una legge per salvarli.

In Italia, invece, siamo all’immunità assoluta del potere. al sultanato da paesello delle banane. E un Parlamento intero, con tanto di commissioni giustizia e affari costituzionali, si inchina al volere di Sua Maestà. E giuristi domestici si arrampicano sugli specchi per cavillare che è legittimo, anzi che è nell’interesse complessivo del sistema. E un’opinione pubblica distratta e depressa dalla crisi economica inghiotte tutto senza fiatare.

Guido Melis

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