Libri: Fini alla presentazione di ‘Romeni, la minoranza decisiva per l’Italia di domani

maggio 19, 2010

19.05.2010

Roma, 19 mag. (adnkronos) – Nella Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio sara’ presentato mercoledi’ prossimo alle 15 il libro ”Romeni, la minoranza decisiva per l’Italia di domani” di Alina Harja e Guido Melis. Parteciperanno Giuliano Amato, Luigi Manconi, Giuseppe Pisanu. Interverra’ il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini . I romeni: quanti sono, chi sono, da dove vengono, come e dove vivono e lavorano, cosa pensano di se stessi e degli italiani, quali sono le loro simpatie politiche, quali preoccupazioni e speranze nutrono per se’ e per i propri figli. Attraverso una serie di interviste e l’attenta ricognizione della cronaca (non solo di quella nera) emerge la realta’ di un popolo di quasi un milione di persone, con le sue ansie e le sue passioni: un popolo che qualcuno vorrebbe rappresentare sotto l’etichetta di «delinquenti naturali», ma che rifiuta con sdegno tale definizione, considerandola un insulto.

Parlano in prima persona le ragazze e i ragazzi, i giornalisti corrispondenti di Bucarest a Roma, il vescovo greco-ortodosso e il suo clero, gli imprenditori a capo delle 27.000 aziende romene in Italia, i musicisti, gli operai, i lavoratori dell’agricoltura, le colf e le badanti. E’ un’umanita’ ricca di cultura, orgogliosa della sua identita’ e animata da una volonta’ di riscatto che si traduce nella richiesta di una sempre maggiore integrazione. La porzione piu’ consistente dell’immigrazione straniera in Italia e la piu’ numerosa componente di quella comunitaria (anche se troppo spesso trattata come se non lo fosse). Una critica feroce alla xenofobia e al razzismo di una certa Italia; un libro risentito, polemico, che non fa sconti a nessuno. Ma al tempo stesso rigorosamente documentato.

Libero


I ladroni sono migliori

maggio 19, 2010

19.05.2010

Come diceva Antonio Pigliaru, l’indimenticabile studioso sardo del «codice della vendetta barbaricina», anche la società dei ladroni ha le sue leggi.
Quelle della nuova delinquenza in guanti gialli però sono molto diverse dalle ataviche regole della comunità pastorale sarda. Lì, nonostante tutto, c’era il senso corale della comunità e delle sue superiori ragioni rispetto a uno Stato che si sentiva (e forse era davvero) lontano, ostile, nemico. Qui al contrario il codice è tutto interno allo Stato, nasce anzi proprio deformando e strumentalizzando i suoi istituti giuridici, la sua amministrazione pubblica, le sue stesse leggi.
È una metastasi che gioca di sponda, avvocatescamente, con le controverse regole dell’appalto e con le loro mille eccezioni, fa lo slalom tra norme e normette scritte nei codici ufficiali per favorire i potenti e per tagliar fuori i poveracci, si avvale della complicità di chi dovrebbe controllare e non controlla, di chi dovrebbe denunciare e non denuncia, di chi dovrebbe legiferare e non legifera. Unisce, infine, il massimo della confidenza coi meccanismi finanziari moderni con l’antica filosofia italica del teniamo famiglia.
Nasce così un nuovo diritto, un’anti-legge più efficace e osservata della legge stessa. Un sistema di regole nel quale tutti gli attori si sentono garantiti: chi corrompe e chi è corrotto. Nel gioco c’entra il danaro, naturalmente, ma non nella forma elementare della bustarella stile Tangentopoli e neanche in quella (più pittoresca ma ugualmente na?ve) del puff in salotto ricolmo di gioielli. Piuttosto case, meglio se con vista esclusiva, appartamenti a figli ed amanti, ristrutturazioni e lavori edili. O, ancor meglio, prestazioni sessuali, da consumarsi – s’intende – in esclusivi appartamenti d’hotel per nababbi.

L’Unità


Vinyls, Melis (Pd): “Governo obblighi Eni a risolvere problema”

maggio 12, 2010

12.05.2010

“La decisione della Ramco di ritirarsi dalla trattativa apre uno scenario drammatico per i lavoratori, per l’economia del Nord Sardegna e per le sorti stessi della chimica nazionale” – dichiara in una nota il deputato PD, Guido Melis, ricordando le due interrogazioni parlamentari rivolte al governo nel recente passato .

“Non posso non ricordare che questa traumatica rottura è il frutto congiunto della pervicace sordità dell’Eni, che ha fatto di tutto (da ultimo demolendo la banchina e impedendo la cessione delle saline, Contivecchi e Ciro Marina, in Calabria) per scoraggiare gli acquirenti arabi, ma anche della debole e incerta iniziativa del governo nei lunghi mesi delle trattative”.

Secondo Melis, “vengono cosi al pettine una volta di più le false promesse di Berlusconi in campagna elettorale, che ad una ad una si stanno rivelando delle bufale: Euroallumina, Alcoa, Porto Torres, Sassari-Olbia, ecc. Non c’è una di queste assicurazioni che si sia rivelata veritiera. “

“Mi auguro” – conclude il deputato del PD – “che ora almeno il Governo obblighi l’Eni, sia pure in fase transitoria, a riavviare gli impianti di Porto Torres (che sono moderni e produttivi e che non devono essere rottamati), ricomponendo l’intera filiera produttiva in modo da poterla rimettere presto sul mercato con migliori e più efficaci prospettive di cessione. Ma bisogna fare in fretta. I lavoratori non possono stare eternamente sull’isola o nella torre.”

Rassegna.it


PD NUORO: PARLAMENTARI SARDI, ESPULSIONE RIGURGITO STALINISMO

maggio 12, 2010

12.05.2010

(AGI) – Cagliari, 12 mag. – “Come dirigenti del Partito democratico e come parlamentari apprendiamo con vivissima preoccupazione la notizia della espulsione dal nostro Partito del sindaco di Ollolai Efisio Arbau e di numerosi altri iscritti della provincia di Nuoro”. Lo affermano in una nota i parlamentari sardi del Pd Guido Melis, Caterina Pes, Giampiero Scanu e Antonello Soro che parlano di “rigurgito di stalinismo” sottolineando di “non conoscere le norme statutarie invocate dalla commissione provinciale di garanzia” e sottolineando “che la disciplina sanzionatoria nel nostro partito e’ ancora largamente indefinita”. Gli esponenti nazionali del Pd pensano “che la questione non possa essere risolta in questo modo” e affermano che “quando si impediscono scientemente – come si e’ fatto a Nuoro e altrove in Sardegna – le primarie, ignorandone la richiesta formalmente presentata a termini di statuto, ostacolandone l’organizzazione nei tempi e con le modalita’ che sono loro fisiologiche, se si impedisce agli iscritti di misurarsi nel Partito in base a quanto stabiliscono le nostre regole comuni, non ci si puo’ poi sorprendere delle conseguenze che possono derivarne”.
“Operare in tal modo – proseguono i quattro – in una situazione come quella sarda, dove il Pd e’ allo stato nascente, e’ certamente sbagliato. Espellere decine di dirigenti alla vigilia del voto, poi, e’ anche controproducente, perche’ pregiudica qualunque possibilita’ di future convergenze nel ballottaggio. Siamo seriamente preoccupati per quanto sta accadendo in Sardegna. Ci opponiamo fermamente a questa paralisi del confronto politico. Invitiamo tutti i democratici a ragionare nell’interesse comune del Partito. E gli organi dirigenti del Partito sardo a mobilitarsi perche’ la politica prevalga e le sanzioni vengano revocate”.
(AGI) Red/Cog 121827 MAG 10


Falla semplice, Ugo

maggio 4, 2010

03.05.2010

Regionamenti/Sardegna     Già quando era a capo di Publitalia, parlando ai suoi venditori, Berlusconi sosteneva che la gente è di una credulità totale, quella gente che vuole sentirsi avvolta, protetta in un mondo pieno di colori non disturbato da faccende complesse, noiose. In occasione dell’avvio della campagna elettorale in Sardegna per il rinnovo dei consigli provinciali, perché non farla quindi semplice e proporre ai sardi creduloni la nomina del governatore regionale a commissario straordinario per l’esecuzione dei lavori nella Sassari-Olbia?

In questi tempi di bizzarrie di ogni genere e tipo, se immaginassimo Silvio Berlusconi inviare un kiss a Ugo Cappellacci potremmo pensare che, a dirla con il cardinal Bertone, davvero non c’è più religione e che anche il più macho dei presidenti del Consiglio che l’Italia repubblicana abbia mai avuto (negli ultimi 150 anni), cominci a manifestare qualche preoccupante defaillance.
Invece no, tranquilli. La celebrata, mitica, virile e sempre giovane eterosessualità del premier è fatta salva come pure quella del governatore della Sardegna.

Si tratta solo di un ipotetico incitamento che immaginiamo Berlusconi abbia potuto rivolgere a Cappellacci per aiutarlo ad uscire dalle secche paludose (gli ossimori, come pure le iperboli, le bugie e le smentite fanno strutturalmente parte del “senso di Silvio per la verità e la coerenza”) in cui lo stesso Cavaliere ha posto il suo prescelto, quello su cui aveva a suo tempo scommesso la faccia.
Parliamo dunque non di bacio ma di un acronimo, KISS (Keep It Simple, Stupid), che letteralmente è traducibile in “falla semplice, stupido”, acronimo che richiama in qualche modo il principio filosofico del rasoio di Occam che, semplificando, sostiene che non vi è motivo alcuno per complicare ciò che è semplice e che va ricercata la semplicità in quanto tra le varie spiegazioni possibili di un evento è la più semplice quella che ha maggiori possibilità di apparire più credibile. In effetti complicare è facile, difficile è semplificare. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: ragionamenti, osservazioni, forme, azioni, personaggi, ambienti. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare e fra questi pochi eccelle il presidente del Consiglio che utilizza un linguaggio semplice, fatto di pochi concetti ma ripetuti. E’un linguaggio che deve poter essere compreso da tutti, anche dalle persone più elementari e con poca istruzione.

Già quando era a capo di Publitalia, parlando ai suoi venditori, Berlusconi sosteneva che la gente è di una credulità totale, quella gente che vuole sentirsi avvolta, protetta in un mondo pieno di colori non disturbato da faccende complesse, noiose. Quella gente che vuole essere ottimista, che affida all’abile venditore di sicurezze i propri problemi, nella certezza che verranno risolti con le soluzioni più semplici, con un semplice KISS.
In occasione dell’avvio della campagna elettorale in Sardegna per il rinnovo dei consigli provinciali, perché non farla quindi semplice e proporre ai sardi creduloni la nomina del governatore della Sardegna a commissario straordinario per l’esecuzione dei lavori nella Sassari-Olbia quale soluzione facile di un problema di grande gravità, quello di una strada pericolosissima che ha causato tantissimi incidenti e morti?

Proprio per la sua pericolosità la strada era stata inserita durante la legislatura Soru tra le infrastrutture urgenti in vista del G8 che si sarebbe dovuto tenere alla Maddalena e che invece fu dirottato a L’Aquila. Berlusconi in campagna elettorale aveva promesso finanziamenti pari a 722 milioni di euro per la realizzazione della strada a quattro corsie. Il ministro Matteoli aveva ulteriormente assicurato: «E’ tra le opere prioritarie per la Sardegna e non ci saranno problemi per la sua realizzazione». Successivamente, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, rispondendo ad una interrogazione dei parlamentari del nord Sardegna Giulio Calvisi e Guido Melis, aveva specificato che l’intervento sulla Sassari-Olbia rientrava invece in una programmazione prevista per il 2010.

Situazione piuttosto complicata, occorreva farla semplice. Perché allora non far dichiarare ad Ugo Cappellacci che i cantieri saranno aperti entro l’anno per le quattro corsie con la disponibilità di oltre 200 milioni di euro provenienti dal Fondo Opere Strategiche e dalla Programmazione Nazionale? E perché non farla ancora più facile annunciando che “sarebbero” in arrivo anche i soldi dei fondi Par-Fas, presumibilmente gli stessi persi nel luglio del 2009 per non aver presentato per tempo il Programma per l’utilizzo dei fondi Fas regionali, non avendo voluto presentare quello già approvato dalla Giunta Soru necessitante, a giudizio di Cappellacci, di non meglio precisate rimodulazioni? Infine, la semplicità per la semplicità: la Giunta Cappellacci annuncia una campagna nelle scuole sulla sicurezza stradale.

Questo si che si chiama semplificare, in contrapposizione ai detrattori che complicano le situazioni semplici aggiungendo ragionamenti e osservazioni. Il governo dell’amore, dell’ottimismo e del fare non può accettare che l’opposizione ricordi come Cappellacci annunci per l’ennesima volta il finanziamento della Sassari-Olbia, che venga denunciato come i riscontri sia in sede Cipe che in sede di Regione evidenzino che siano a malapena disponibili le risorse per la realizzazione di qualche svincolo.
Questo si chiama complicare, non semplificare, cribbio! E come la fanno complicata quelli che, ricordando lo scippo delle risorse per la Sassari – Olbia operato dal Governo Berlusconi, esigono risposte concrete e immediate durante tutto il mandato e non solo a pochi giorni dal voto e che esprimono anche il forte dubbio che, nonostante i poteri straordinari attribuiti al governatore Cappellacci, gli appalti possano essere aggiudicati entro giugno.

Per restare in tema di dubbi Cappellacci ha invitato chi intravede negli importi, tempi e scadenze snocciolati dal governatore, solo delle invenzioni da dare in pasto ai distratti e chi richiede di avere certezze e non indiscrezioni di fonte ignota sulla convocazione del Cipe, a concedere “il beneficio del dubbio a chi in questi mesi ha dimostrato con atti concreti impegno costante”. Il governatore, nella sostanza, invita a non dubitare delle assicurazioni del portavoce del già capo di Publitalia, che ai suoi venditori spiegava come la gente fosse di una credulità totale.
Lui, Cappellacci, ce la sta mettendo davvero tutta per farla semplice.

AprileOnline


Quante emozioni

maggio 4, 2010

03.05.2010

1º Maggio   Ore 9. Bella giornata oggi. Ci narrano di una grande adunata al porto di Porto Torres. Tutto procede per il meglio. Fra poco l’isola sarà invasa.   Ore 11-13. Sono tantissimi, tutti colorati, tutti contenti di partecipare a una giornata straordinaria. L’atmosfera è bellissima, iniziano gli Istentales e cantano con noi la loro e nostra «Isola ribelle». Alla fine applausi e lacrime, di dignità e di coraggio. Dall’Asinara un grido di libertà, un grido di lotta per l’occupazione e contro il precariato.   Ore 13.15. Canta il coro di Neoneli, gli Etnias, con la canzone «Terra soberana» a noi dedicata, i giovanissimi rappers portotorresi Volti Strani.   Ore 16. Comincia la ritirata. Tutto è andato per il meglio. Anche la Torre ha fatto il 1º Maggio, tantissima gente anche lì, emozione e commozione. Vi salutiamo, cari amici della Torre. Siete sempre con noi.   2 maggio   Ore 9-12. Altra grande giornata. Salpa da Porto Torres altra folla, trasportata dal mitico comandante Carannante e dai suoi pirati arancioni. Arrivano nell’isola Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, con Giommaria Bellu, sardissimo condirettore e la cronista parlamentare Maria Zegarelli. Nella compagnia c’è anche Renato Soru che dice di preferire l’isola dell’Asinara, schietta, popolare e genuina a mille Billionaire di Briatore.   Ore 12-16. Il tiranno Pietro e Gianmario illustrano la nostra vertenza di cui conoscono ogni particolare. Parla Vincenzo Tiana di Legambiente, indispensabile per la riuscita della manifestazione, e Francesco Barbato, impetuoso parlamentare dell’Italia dei Valori. Intervengono altri bravissimi relatori, come Concita e Guido Melis, parlamentare del Pd. I tenores di Bitti «Remundu ’e locu» tanto cari a Peter Gabriel, riempiono di voci potenti di Sardegna l’atrio del carcere. Tutto finisce in fretta, troppo in fretta, ma sono stati grandi giornate. Ha piovuto un po’, anche il cielo si è commosso per un manipolo di operai e per tanta gente che in questi due giorni ha partecipato a un grande evento su un’isola incantata. Vogliamo ringraziare i partecipanti e tutti coloro che si sono uniti a noi nell’organizzazione. Intanto guardiamo il calendario: mercoledì c’è l’incontro tra l’Eni e la Ramco, ci auguriamo che porti buone notizie, ne abbiamo bisogno. Un saluto ai lettori dai profughi dell’isola dell’Asinara.

La Nuova Sardegna


L’allegra incoscienza del Pd sardo che non vuole cambiare

aprile 27, 2010

26.04.2010

Come gli spensierati passeggeri del Titanic, i dirigenti del Pd sardo, di quello sassarese in particolare, ballano incoscienti prima della tragedia. Porto Torres, Ittiri, Alghero, soprattutto Nuoro, il Medio Campidano, Cagliari: non c’è scenario elettorale in Sardegna che non veda tensioni mortali tra una maggioranza del Pd (esigua, per altro) che si crede protervamente padrona delle liste e una minoranza (pure consistente sino a sfiorare il 40%) sistematicamente tenuta sotto scacco.  Giova a qualcuno un simile stato delle cose? Chiunque, dotato di medio buon senso (non occorre, per capirlo, grande cultura politica) risponderebbe di no. Ma lorsignori sono grandi strateghi, per bacco. Occupano la scena politica da decenni, sono figli d’arte, hanno la tattica nel sangue. Vuoi che si affidino al normale buon senso della gente comune? Di più. Accade in Italia qualcosa di inaudito. Il partito di plastica di Berlusconi si sta spaccando, il sovrano è apertamente contestato da quello che anni fa era il suo fedele compagno d’armi. Forse (lo auspichiamo) nascerà una nuova destra, più europea e “normale”. Il re è su tutte le furie. Risponde minacciando catastrofi epocali: muoia Sansone con tutti i filistei. C’è la seria prospettiva di andare a nuove elezioni anticipate, senza che il Pd sia pronto, in un quadro di confusione, con il possibile risultato di un rafforzamento, e questa volta per sempre, della dittatura berlusconiana sul Paese.  Se non siamo al fascismo degli anni Duemila, poco ci manca. E in un passaggio storico come questo, mentre tutto traballa, che fanno i nostri dirigenti, i piccoli machiavellini sardi e sassaresi? Lottizzano i posti in lista, si dividono i collegi, escludono componenti forti del 40%, costringendo ai margini del Pd interi pezzi di elettorato. E se non ci stai, minacciano espulsioni e non so che altro.  Si va alle elezioni allegramente, come se si trattasse di una scadenza qualunque. Ma dopo le deludenti prove della giunta Cappellacci (nessuna delle promesse elettorali è stata mantenuta dal centro-destra) sarebbe questa l’occasione buona per rilanciare la questione sarda, per parlare seriamente del nostro destino nella fase storica del federalismo realizzato. Il momento di parlare di chimica da salvare e da rilanciare, di agricoltura e pastorizia da difendere con i denti, di scuola da preservare dai tagli, di precari da sistemare, di ragazzi ai quali dare una prospettiva del domani. Sarebbe il momento di far capire alla gente (che è sfiduciata e minaccia di astenersi dal votare) che esiste la possibilità di cambiare, di uscire dalla crisi e rilanciare l’economia, se solo lo vogliamo. L’occasione – anche – per rinnovarci, candidando persone nuove, magari anche gente con un mestiere alle spalle, con un’esperienza, e non sempre, eternamente, i soliti amici dei soliti, quelli che sono nati nella politica politicante e lì sempre sono rimasti inchiodati. Invece diamo lo spettacolo che diamo. E mentre la destra si spacca, e vengono al pettine i nodi dei loro eterni opportunismi (si sono messi insieme per fare affari, e adesso ne pagano le conseguenze), noi del centro-sinistra facciamo come i polli di Renzo: ci becchiamo a morte tra di noi in attesa del macellaio. Deputato del Pd – Guido Melis

La Nuova Sardegna