L’allegra incoscienza del Pd sardo che non vuole cambiare

aprile 27, 2010

26.04.2010

Come gli spensierati passeggeri del Titanic, i dirigenti del Pd sardo, di quello sassarese in particolare, ballano incoscienti prima della tragedia. Porto Torres, Ittiri, Alghero, soprattutto Nuoro, il Medio Campidano, Cagliari: non c’è scenario elettorale in Sardegna che non veda tensioni mortali tra una maggioranza del Pd (esigua, per altro) che si crede protervamente padrona delle liste e una minoranza (pure consistente sino a sfiorare il 40%) sistematicamente tenuta sotto scacco.  Giova a qualcuno un simile stato delle cose? Chiunque, dotato di medio buon senso (non occorre, per capirlo, grande cultura politica) risponderebbe di no. Ma lorsignori sono grandi strateghi, per bacco. Occupano la scena politica da decenni, sono figli d’arte, hanno la tattica nel sangue. Vuoi che si affidino al normale buon senso della gente comune? Di più. Accade in Italia qualcosa di inaudito. Il partito di plastica di Berlusconi si sta spaccando, il sovrano è apertamente contestato da quello che anni fa era il suo fedele compagno d’armi. Forse (lo auspichiamo) nascerà una nuova destra, più europea e “normale”. Il re è su tutte le furie. Risponde minacciando catastrofi epocali: muoia Sansone con tutti i filistei. C’è la seria prospettiva di andare a nuove elezioni anticipate, senza che il Pd sia pronto, in un quadro di confusione, con il possibile risultato di un rafforzamento, e questa volta per sempre, della dittatura berlusconiana sul Paese.  Se non siamo al fascismo degli anni Duemila, poco ci manca. E in un passaggio storico come questo, mentre tutto traballa, che fanno i nostri dirigenti, i piccoli machiavellini sardi e sassaresi? Lottizzano i posti in lista, si dividono i collegi, escludono componenti forti del 40%, costringendo ai margini del Pd interi pezzi di elettorato. E se non ci stai, minacciano espulsioni e non so che altro.  Si va alle elezioni allegramente, come se si trattasse di una scadenza qualunque. Ma dopo le deludenti prove della giunta Cappellacci (nessuna delle promesse elettorali è stata mantenuta dal centro-destra) sarebbe questa l’occasione buona per rilanciare la questione sarda, per parlare seriamente del nostro destino nella fase storica del federalismo realizzato. Il momento di parlare di chimica da salvare e da rilanciare, di agricoltura e pastorizia da difendere con i denti, di scuola da preservare dai tagli, di precari da sistemare, di ragazzi ai quali dare una prospettiva del domani. Sarebbe il momento di far capire alla gente (che è sfiduciata e minaccia di astenersi dal votare) che esiste la possibilità di cambiare, di uscire dalla crisi e rilanciare l’economia, se solo lo vogliamo. L’occasione – anche – per rinnovarci, candidando persone nuove, magari anche gente con un mestiere alle spalle, con un’esperienza, e non sempre, eternamente, i soliti amici dei soliti, quelli che sono nati nella politica politicante e lì sempre sono rimasti inchiodati. Invece diamo lo spettacolo che diamo. E mentre la destra si spacca, e vengono al pettine i nodi dei loro eterni opportunismi (si sono messi insieme per fare affari, e adesso ne pagano le conseguenze), noi del centro-sinistra facciamo come i polli di Renzo: ci becchiamo a morte tra di noi in attesa del macellaio. Deputato del Pd – Guido Melis

La Nuova Sardegna


La forza delle parole, dai racconti di De Luca alle canzoni di Tenco

aprile 27, 2010

21.04.2010

 SASSARI. Il 23 aprile di ogni anno viene celebrata nel mondo la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore promossa dall’Unesco. La data prescelta è simbolica e rappresenta un omaggio a tre grandi autori la cui vita si spense per una singolare coincidenza proprio quel giorno nello stesso anno 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega.  La Biblioteca comunale di Sassari – in collaborazione con la libreria Koinè, l’associazione culturale Coilibrì e con il patrocinio del Comune – festeggiano la Giornata mondiale del libro con una serie di appuntamenti.  Le occasioni di incontro e di approfondimento si snodano nel corso di cinque giornate in cui libri e scrittori saranno i protagonisti. Gli appuntamenti con i lettori si terranno nella sede della Biblioteca di Sassari, in piazza Tola, alle ore 18.  Si è cominciato l’altro ieri con la presentazione del libro di Riccardo Staglianò «Grazie: ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti» (Chiarelettere). L’Italia e gli italiani non possono ignorare il fatto che gli immigrati, regolari e non, rappresentano una vera e propria ricchezza, e soprattutto quanto siano fondamentali perché la vita economica e sociale del nostro Paese non crolli miseramente. Una famiglia italiana su dieci dipende da una badante straniera. Ospedali, campi, la Chiesa, persino il campionato di calcio di serie A, senza stranieri non potrebbero funzionare. Abbiamo bisogno di loro, fanno i lavori che noi non vogliamo e ci permettono di continuare a lavorare e guadagnare. Il giornalista di «Repubblica» ripercorre una normale giornata di lavoro in Italia, un modo semplice per capire cosa veramente succede da nord a sud. Insieme all’autore alla presentazione sono intervenuti Graziano Tidore, Jean Leonard Touadi, Guido Melis e Don Francesco Soddu.  Ieri, sempre alle 18 nella Biblioteca comunale, Simone Perotti – con gli interventi di Sergio Salis e di Marco Tarantola – ha presentato il suo «Adesso basta. Lasciare il lavoro e cambiare vita» (Chiarelettere). Lavoro-supermarket-casa, lavoro-centro commerciale-casa: la routine quotidiana del lavoratore-consumatore può diventare una triste gabbia dalla quale si cerca il coraggio di scappare. Ma cambiare vita non sempre è facile, sembra quasi impossible potercela fare da soli: però in molti ce l’hanno fatta, hanno rallentato il ritmo – oggi si dice fare downshifting. Ormai nel mondo sono milioni le persone che hanno deciso di riprendersi il loro tempo: uno di questi è proprio Simone Perotti, che racconta la sua esperienza, da come ha preso la decisione alle sue conseguenze.  La festa del libro prosegue oggi, con la presentazione del libro di Mario Faticoni «Tumulti quotidiani: Sardegna tra scena e società» (vedi il pezzo qui sotto), alla quale interverranno Manlio Brigaglia e Leonardo Sole. Domani invece la giornata è dedicata ai piccoli lettori, a partire dalle 16 in piazza Tola, dove si svolgerà un divertente Gioco dell’oca in tema libresco. Poi, a partire dalle 18, ci sarà lo spettacolo «Il gufo Rosmarino» con Giancarlo Biffi. Rosmarino è un gufetto che, insieme alla sua famiglia intreprende un lungo viaggio alla ricerca di una nuova casa, incontrando nuovi amici e affrontando insieme a loro e ai suoi fratellini alcune difficili situazioni avventurose.  La festa del libro si conclude venerdì 23, Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, con Erri De Luca protagonista dell’incontro dal titolo «La forza delle parole», realizzato in collaborazione con l’associazione culturale Materia Grigia e la compagnia teatrale «La botte e il cilindro». Un’iniziativa che si snoda e si concentra intorno al rapporto tra parola e musica, partendo dall’opera di Luigi Tenco.

La Nuova Sardegna


Il parco non può attendere

aprile 27, 2010

17.04.2010

CAGLIARI. L’immagine è da cartolina: un panorama mozzafiato, che abbraccia Tuvumannu e Tuvixeddu. Da via Castelfidardo il presidente di Legambiente Vincenzo Tiana, il senatore Roberto Della Seta (già presidente nazionale di Legambiente), la deputata Amalia Schirru e il consigliere regionale Chicco Porcu (tutti e tre del Pd) hanno ribadito l’attenzione per la formazione del parco di Tuvixeddu-Tuvumannu. Secondo l’associazione ambientalista dovrebbe andare da via Is Mirrionis sino a via Sant’Avendrace, «in modo da comprendere anche Tuvumannu. Dopo l’approvazione dell’ordine del giorno unitario per la creazione di un grande parco regionale – ha informato Tiana – ora presenteremo un’ipotesi di planimetria alla Regione, chiedendo di non far costruire gli edifici previsti su Tuvumannu e di bloccare i lavori della strada del tunnel che dovrebbe poi passare per il canyon».  Si dovrebbe tenere la settimana prossima, invece, un incontro tra il presidente della Regione Ugo Cappellacci e alcuni parlamentari, sardi e non, che hanno sollecitato il governatore a un confronto sul futuro di Tuvixeddu-Tuvumannu. Lo ha annunciato ieri il senatore Della Seta che ha assunto questa iniziativa assieme ai parlamentari Amalia Schirru, Guido Melis e Francesco Sanna (tutti del Pd). «Cappellacci ha risposto l’altro ieri alla richiesta di incontro per sollecitare l’attuazione dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale sul futuro dell’area archeologica. Il governatore – ha spiegato il senatore – si è reso disponibile a un incontro a Roma».  L’importanza della nascita del parco Tuvixeddu-Tuvumannu è ormai acquisita anche a ivello internazionale data la presenza della necropoli punico romana più grande del Mediterraneo. «Noi – ha continuato Della Seta – chiederemo al presidente di bloccare i lavori della Coimpresa, ripresi dopo la sentenza del Tar Sardegna. Rispetto a luglio ascorso, l’ultima mia visita a Tuvixeddu, devo infatti constatare con rammarico che in via Is Maglias sono già stati costruiti due degli otto palazzi previsti. La mia impressione è che non ci sia più tempo. E credo che la questione non possa essere risolta solo per via giudiziaria. Noi chiederemo al governatore Cappellacci che intervenga per sospendere i lavori che si stanno facendo. Ma siamo consapevoli che bisognerà agire anche in termini finanziari per risarcire chi ha avuto le concessioni, indipendentemente dal fatto che queste siano giuste o sbagliate. Ed è per questo che pensiamo debba esserci uno sforzo sia della Regione che del ministero competente».  Su Tuvixeddu e Tuvumannu, ricorda Schirru, «nel 2000 venne firmato un accordo di programma tra Regione, Comune e Coimpresa per una lottizzazione integrata. Assieme ai colleghi sardi abbiamo fatto due interrogazioni, ma alla seconda (del febbraio del 2010) il ministro Sandro Bondi non ha risposto. Ora chiediamo di accelerare la proposa di perimetrazione del parco regionale e di sostenere l’aspetto finanziario per i risarcimenti. Anche il governo centrale di Roma deve fare la sua parte». Su questo aspetto, Chicco Porcu ha precisato che una parte dei fondi per l’acquisizione delle aree potrebbe essere inserita nel collegato alla Finanziaria regionale, in aula a maggio, o inserita nel testo che modifica la legge sull’edilizia di novembre.  Tiana ha poi ribadito che, «al contrario di quanto si afferma, l’area punica non riguarda solo Sant’Avendrace. In via Is Maglias i lavori della facoltà di Ingegneria sono stati autorizzati dalla Sovrintendenza con esclusione di un blocco di roccia con tombe puniche e di una cava romana. E proprio in quel punto oggi l’archeologo Stiglitz terrà una lezione sulla storia della presenza punica in Sardegna».

La Nuova Sardegna


Giustizia: Pd, aderiamo a manifestazione del 24 contro smantellamento

aprile 27, 2010

21.04.2010

Roma, 21 apr. – (Adnkronos) – ”Diamo la nostra solidarieta’ ai lavoratori della giustizia e aderiamo manifestazione del 24 aprile per protestare contro la politica di un governo disinteressato all’efficace funzionamento della giustizia”. Lo dichiarano i deputati del Pd componenti della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti a nome di tutto il gruppo parlamentare della commissione Giustizia.

Cinzia Capano, Mario Cavallaro, Pasquale Ciriello, Paola Concia, Gianni Cuperlo, Gianni Farina, Guido melis, Anna Rossomando, Marilena Samperi, Lanfranco Tenaglia, Pietro Tidei, Jean Leonard Touadi, e Guglielmo Vaccaro aggiungono che ”senza un progetto organico e investimenti adeguati, le giuste aspirazioni dei cittadini ad una giustizia efficiente ed efficace andranno purtroppo deluse. Noi -concludono- continueremo a chiedere l’urgente calendarizzazione in parlamento del nostro disegno di legge per l’efficienza della giustizia che contiene anche la soluzioni ai problemi del personale giudiziario”.

Libero


Editoria, nasce comitato nazionale per disciplinare rese

aprile 27, 2010

10.04.2010

Roma, 20 APR (Il Velino) – Un comitato nazionale per disciplinare in modo certo e uniforme su tutto il territorio le rese della stampa invenduta dal distributore all’editore, cosi’ da evitare il rischio di truffe e contenziosi, e’ stato costituito a Roma, a seguito della riunione, a Palazzo Valentini, dei distributori di giornali di varie sedi e regioni italiane. Presenti all’incontro anche il presidente dell’associazione nazionale distributori Anadis, Paolo Cocozza, i parlamentari Giancarlo Lehner (Pdl), Guido Melis (Pd), Antonio Rugghia (Pd), e i senatori Angelo Maria Cicolani (Pdl), Mario Gasbarri (Pd), Vincenzo Vita (Pd) e il consigliere della provincia di Roma Ruggero Ruggeri (Pd).
Proprio quest’ultimo ha spiegato: “nel corso della riunione i distributori hanno denunciato un problema comune che ha costretto addirittura a chiudere alcune attivita’. Da tempo numerose agenzie del settore sono infatti costrette a sostenere un costoso contenzioso giudiziario con una societa’: Accademia Marketing e Comunicazioni srl, riconducibile all’architetto Gaetano Sapienza, editore fiorentino specializzatosi in pubblicazioni, che si autodefiniscono ‘per l’infanzia’. Si tratta di prodotti di cui, rimane regolarmente invenduto circa il 90 per cento.
Questo editore – aggiunge Ruggeri – nonostante i solleciti, i vigenti accordi sindacali e la prassi consolidata, omette sistematicamente di ritirare le rese delle proprie pubblicazioni invendute per poi pretendere dal distributore, a distanza di molto tempo, il pagamento dell’importo integrale, come se i prodotti fossero stati venduti”. Il presidente dell’Anadis Cocozza ha ricordato che “la cosa grave e’ che il Tribunale di Firenze ha emanato nei confronti dei vari distributori una serie di decreti ingiuntivi, munito di formula di provvisoria esecutorieta’. Tali decreti ingiuntivi – aggiunge – sono per di piu’ emessi in assenza della necessaria prova scritta e risultano particolarmente onerosi per i distributori, costretti a pagare somme, spesso per migliaia di euro, in via provvisoria, prima ancora che la causa venga decisa. Il comitato – conclude Cocozza – intende promuovere iniziative, anche sul piano normativo, al fine di evitare il ripetersi di simili episodi e fare in modo che la disciplina delle rese sia definita secondo criteri chiari e uniformi sul territorio nazionale, tenendo conto dei principi consolidati e rintracciabili nei protocolli solitamente applicati al settore”. (com/gas) 201330 APR 10 NNNN


Presentazione degli Studi in onore di Luigi Berlinguer

aprile 14, 2010

10.04.2010

Si è svolta, venerdì, 9 aprile 2010, alla Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, la presentazione del volume TRA DIRITTO E STORIA – STUDI IN ONORE DI LUIGI BERLINGUER . Sono intervenuti: AURELIO CERNIGLIARO, ENNIO CORTESE, GUIDO MELIS, STEFANO RODOTÀ, VIRGINIO ROGNONI

L’intervento di Guido Melis:

Tocca a me, come allievo anziano (si dice così) di Luigi Berlinguer, il compito di tracciarne una sintetica scheda scientifico-biografica.

Compito non facile, reso ancor più arduo dagli antichi rapporti personali che ci legano. Era, se non sbaglio, il 1968-69, il mio primo anno di giurisprudenza a Sassari, quando ho conosciuto Luigi. Ho frequentato i suoi corsi e sono rimasto subito affascinato dalle sue lezioni, ma ancora di più sono stato colpito dalla sua concezione rigorosa, quasi operaia, del lavoro scientifico anche nei suoi aspetti più di dettaglio; e insieme dal suo attivismo febbrile.

Il 1968. Anno fatidico per l’università italiana, importante per me. Mi ero iscritto alla facoltà giuridica per fare poi tranquillamente, come lasciava presupporre la tradizione di famiglia, l’avvocato nello studio legale di mio padre. Luigi – diciamo così –  mi traviò, contagiandomi la passione per gli studi storici, in particolare per quelli storico-istituzionali.

Luigi aveva allora 36 anni. Nato a Sassari nel 1932, in una grande famiglia che degli studi umanistici e dell’impegno civile aveva fatto tutt’uno da almeno due generazioni, aveva studiato nel Liceo classico “Azuni”, la fucina di quasi tutta la classe colta sassarese del Novecento. Iscrittosi a giurisprudenza, vi aveva incontrato Antonio Era, allievo di Enrico Besta, professore di storia delle istituzioni giuridiche ed economiche della Sardegna, cultore di una storiografia giuridica locale attenta alle tradizioni e alle fonti, bibliofilo appassionato, frequentatore assiduo di archivi, personalità – anche dal punto di vista umano – niente affatto banale. Un conservatore – anzi, politicamente parlando, un monarchico: ma disposto ad assumere come allievo, introducendolo nell’insegnamento universitario, quello che era allora un giovane dirigente comunista. Ed erano – vale la pena di ricordarlo – i terribili, anche feroci anni Cinquanta.

Da quell’incontro sarebbe derivata in Luigi la sensibilità filologica, persino un certo gusto per l’erudizione; ma anche una percezione acuta, mai più dimenticata in avvenire, per le potenzialità di una storiografia locale non provincialistica, fortemente basata sul controllo delle fonti, metodologicamente consapevole della lezione delle grandi storiografie nazionali europee.

Sotto la guida di Era, Berlinguer si laurea nel 1955, con una tesi che verte sul moto antifeudale sardo del 1795-96 (il testo, rivisitato, diverrà poi la sua prima pubblicazione scientifica).

Frattanto ha avuto inizio il suo apprendistato politico come militante del Partito comunista: segretario provinciale e poi regionale della Federazione giovanile comunista sarda, consigliere provinciale, consigliere comunale di Sennori, un piccolo centro rurale alle porte di Sassari, dal 1956 al 1960. Quell’anno, 1960, a Sennori diviene sindaco. Nel 1963 viene eletto alla Camera dei deputati.

Università e politica, capire la storia del mondo e sforzarsi al tempo stesso di contribuire a cambiarla. Fatica individuale sulle carte e impegno collettivo nell’azione. Si delineavano così, sin da allora, i versanti solo apparentemente giustapposti di un’attività intensissima, fitta di responsabilità in entrambi i campi: quello della ricerca e specialmente dell’organizzazione scientifico-accademica, quello della testimonianza politica e della rappresentanza politico-istituzionale.

Cessato il mandato parlamentare, nel 1968, Berlinguer rientra a pieno titolo nell’università, per esservi profondamente segnato dal secondo cruciale incontro intellettuale del suo apprendistato accademico: quello con Domenico Maffei, a Siena, che lo introduce in uno dei laboratori di ricerca più prestigiosi d’Italia, in cui si affinano le predilezioni filologiche e si saldano rapporti culturali ed umani destinati a pesare a lungo. Nel 1968 consegue la libera docenza in storia del diritto italiano e ottiene l’incarico a Sassari di esegesi delle fonti del diritto italiano, ma l’anno accademico successivo, 1969-70, ancora come professore incaricato, si trasferisce nell’ateneo senese. Nel 1970, infine, vinta la cattedra sassarese che era stata di Antonio Era, quella di istituzioni giuridiche ed economiche della Sardegna, ritorna nell’ateneo sardo come professore straordinario.

Frattanto ha trascorso un proficuo soggiorno di studi in Gran Bretagna ed ha pubblicato i suoi primi, apprezzati studi d’esordio. Tra i quali spiccano specialmente, per rilevanza del tema e novità di impostazione, quelli sulla figura e l’opera di Domenico Alberto Azuni, fondatore sette-ottocentesco del moderno diritto internazionale del mare (specialmente il volume del 1966, Domenico Alberto Azuni, giornalista e politico. Un contributo bio-bibliografico e il successivo Sui progetti di codice di commercio del Regno d’Italia. Considerazioni su un inedito di D.A. Azuni, del 1970), attraverso i quali prende corpo, sulla scorta di rigorose ricerche condotte negli archivi e nelle biblioteche di vari paesi, una biografia intellettuale originalissima, al tempo stesso esplorazione acuta del momento di fondazione di quel diritto del commercio e dei traffici sovranazionali che, nascendo dalla pratica degli affari, rappresentò un settore decisivo delle scienze giuridiche dell’Europa tra XVIII e XIX secolo.

I primissimi anni Settanta trascorrono tra Sassari (dove Berlinguer nel 1972 viene eletto preside della facoltà) e Siena (dove vive e mantiene un incarico di insegnamento e saldi collegamenti di ricerca: formerà anche qui, come a Sassari, un agguerrito nucleo di giovani allievi). In Sardegna un finanziamento Cnr gli consente di raccogliere attorno a sé un piccolo gruppo di ricerca di giovani e giovanissimi, tutti laureandi o quasi: quelli che – con un’autoironia certo non estranea alle corde del fondatore – si autodefiniranno d’ora innanzi “la scoletta di Berlinguer”. Ne verrà comunque una vasta ricerca sulla storia dei partiti popolari sardi nel Novecento tutta condotta negli archivi sardi e romani, destinata in parte a contribuire a quella riscoperta della storia della Sardegna contemporanea che nel decennio successivo avrebbe raggiunto i suoi più maturi e stabili sviluppi con la pubblicazione del volume della Storia d’Italia Einaudi per Regioni, affidato appunto alla cura di Luigi e di Antonello Mattone. 

Da preside, nell’arco di poco meno di un anno, Berlinguer avvia nella facoltà giuridica sassarese il corso di laurea in scienze politiche, chiamando ad insegnarvi alcuni dei giovani docenti più brillanti d’Italia: dai giuristi Valerio Onida, Tullio Treves, Gustavo Zagrebelsky, Franco Bassanini agli storici Roberto Ruffilli, Mario Ascheri, Mario Da Passano, Paolo Nardi, Renato Monteleone, Nicola Gallerano, Andreina De Clementi, all’economista Sebastiano Brusco, al filosofo del diritto Riccardo Guastini, al sociologo Ezio Moriondo (i primi studi sociologici sulla magistratura), al politologo Danilo Zolo. Irripetibile stagione di ricerche, confronti, dibattiti anche pubblici, dalla quale sarebbero derivati, anche per i giovanissimi ricercatori sassaresi esordienti, stimoli, insegnamenti, reti preziose di relazioni future.

Studioso, dunque. Ma anche (e starei per dire specialmente) organizzatore e animatore di studi collettivi. Nel 1971 Berlinguer assume la direzione di “Democrazia e diritto”, la rivista dei giuristi che si rifanno al Partito comunista, indirizzandola subito verso i temi della riforma dello Stato, delle istituzioni, dell’amministrazione pubblica. Dal 1975 al 1982 viene eletto consigliere regionale della Toscana. Sarà tra i principali promotori, in quegli stessi anni, della ricerca e collana editoriale sul “Sistema delle autonomie, rapporti tra Stato e società civile”, dedicata dal Consiglio regionale della Toscana al trentennale della Repubblica e della Costituzione.

Nel 1974, intanto, ha pubblicato su “Studi storici”, all’epoca diretta da Ernesto Ragionieri, un illuminante saggio intitolato Considerazioni su storiografia e diritto. Polemico intervento: sia sui limiti della storiografia giuridica italiana e anche dell’insegnamento accademico delle relative discipline, indicati con severa puntualità nel pervicace rifiuto di oltrepassare, nella ricerca universitaria, l’epoca dell’alto e basso Medioevo; sia sui gravi ritardi della tradizione marxista italiana del dopoguerra rispetto al tema delle istituzioni contemporanee, della loro evoluzione storica, specialmente della loro relativa autonomia rispetto alla struttura economica delle società occidentali. Il saggio, per la sede in cui appare e soprattutto per i suoi contenuti innovatori, non mancherà di suscitare reazioni, incontrando una domanda di rinnovamento storiografico che investe ormai un’intera nuova generazione di giovani studiosi.

Si conferma qui uno dei dati peculiari della personalità di Luigi Berlinguer. Rispetto ad una tradizione universitaria come quella italiana, storicamente imperniata sulla figura prestigiosa ma al tempo stesso individuale del grande maestro, cui corrisponde poi una più o meno radicata scuola accademica composta di altrettante individualità, gerarchicamente sottordinate ma che insistono tutte sul medesimo settore di studi, Berlinguer per molti aspetti costituisce un’eccezione. La sua irreprimibile curiosità culturale, e la quasi naturale capacità di raccogliere intorno a sé équipes di ricercatori, lo conducono verso modelli di organizzazione della ricerca piuttosto simili a quelli della tradizione anglosassone, con forti contaminazioni interdisciplinari e collegamenti orizzontali, rapporti “alla pari” con altri gruppi di studiosi, allievi impegnati su temi e in settori di ricerca talvolta anche distanti da quelli del promotore. Tipica di questa concezione aperta della ricerca è l’imponente impresa messa in piedi negli anni Ottanta sulla “Leopoldina”, con il coinvolgimento di decine di ricercatori italiani e stranieri, culminata nella pubblicazione di una serie di importanti volumi. Il tema (“Criminalità e giustizia criminale nelle riforme del ‘700 europeo”) segnala un altro degli interessi costanti di Berlinguer: quello verso la storia della giustizia e del diritto penale, forse suscitato alle origini dalla frequentazione sassarese di Antonio Pigliaru, il non dimenticato filosofo del diritto autore alla fine degli anni Cinquanta di una originale monografia sulla Vendetta barbaricina come ordinamento giuridico. Qui però quell’antica ispirazione si è ormai tradotta in un impianto interamente storiografico, consapevole (nell’articolazione della ricerca, nella stessa scelta degli studiosi chiamati a parteciparvi) della complessità del fenomeno criminale, delle sue molteplici  valenze sociali e culturali, della profonda connessione tra il suo disciplinamento e il ruolo cruciale assunto allora dal diritto, specialmente da quello penale, nell’ambito della storia moderna come storia della civilizzazione. “Ma la civiltà penale – cito da un breve intervento di Luigi Berlinguer su “Repubblica” dei primi dell’ ’87 – è conquista difficile, del sentimento e della ragione. E’ quasi un lusso […]. E’ un lusso che bisogna meritarsi, conquistarsi; e non con atti velleitari di un isolato garantismo di pochi, o per semplice decreto illuminato, bensì attraverso un complicato intreccio fra stabilità ed equilibrio sociale, cultura penale evoluta e politica riformatrice di progresso. Tutti ingredienti che è difficile ma necessario coniugare congiuntamente”.

Parole, mi si consenta questo solo inciso, che suonano oggi di preoccupante attualità.

Segue, nella biografia di Berlinguer, un nuovo periodo di intensa partecipazione a responsabilità politiche  e di governo. Dal 1985 al 1994 rettore di Siena (con un impegno straordinariamente efficace in direzione dell’internazionalizzazione dei rapporti di quell’ateneo), nel 1989-94 segretario assai influente della Conferenza dei rettori, membro del Consiglio nazionale della scienza e della tecnologia, presidente del consiglio dei rettori nel Consorzio delle università a distanza, membro dal 1986 della commissione ministeriale per lo sviluppo dell’università.

Nel 1993, chiamatovi da Carlo Azeglio Ciampi, accetta la responsabilità del Ministero dell’università e della ricerca scientifica, ma deve dimettersi il giorno successivo alla nomina per sopravvenute, insormontabili difficoltà politiche (circolò in quei giorni a Siena una deliziosa vignetta, rimasta inedita, del suo amico Emilio Giannelli, nella quale lo spirito di Enrico Berlinguer preconizzava solennemente al cugino Luigi, studentello, vestito coi pantaloni alla zuava e i libri scolastici sotto il braccio: “Sarai ministro, un giorno!”). Nel 1994 è eletto alla Camera, capogruppo, membro della commissione affari costituzionali. Lo sarà ancora nel 1996, assumendo nel primo governo Prodi la guida dei due ministeri (Pubblica istruzione e Università) e poi, negli esecutivi successivi sino al 2000, quella della sola Pubblica istruzione. Di quest’ultimo, intenso e controverso periodo, trarrà un bilancio nel volume laterziano del 2001 su La scuola nuova. Nel 2001 sarà rieletto, questa volta al Senato.

Nel 2002 è designato dal Parlamento come membro laico nel Consiglio superiore della magistratura, dove sino al 2006 svolgerà un’intensa attività della quale merita qui d’essere almeno rammentata la nascita strategica della Rete europea dei consigli di giustizia, di cui dal 2004 al 2007 gli viene conferita la presidenza. Nel 2009 è eletto deputato europeo nella circoscrizione del Nord-Est per il Partito democratico. Fonda e dirige frattanto la rivista digitale “education 2.0”.

Non siamo in grado di prevedere, attualmente, quali altri incarichi aspettino nei prossimi decenni questo giovane settantenne.

Sono arrivato così alle conclusioni, dopo un percorso certo troppo sommario. Insufficiente – lo so benissimo – a dire quello che Luigi ha rappresentato.

E’ stato – lo possiamo ben dire noi, che abbiamo avuto la fortuna di essergli stati allievi – innanzitutto un maestro eccellente. Esigente, severo, mai incline ad accontentarsi di sé stesso e di noi. Non c’è stato scritto, in tutti questi anni, che non gli abbiamo sottoposto senza riceverne in cambio annotazioni e critiche impietose. Non incontro, colloquio, discussione nei quali non ci abbia trasmesso il suo entusiasmo del fare, la sua voglia di fissare sempre più in là l’obiettivo dei nostri studi. Si sarebbe potuta immaginare, dato il suo impegno diretto nella politica, una gestione prudente e curiale della ricerca, dei suoi temi, delle sue impostazioni: non sempre la politica è compagna discreta della libertà scientifica. Viceversa Berlinguer è stato, con noi suoi allievi, un autentico maestro del dubbio, nemico di impostazioni ideologiche e autoreferenziali, spesso metodologicamente eversivo. Pronto all’atto pratico (ciò che non sempre avviene in accademia, dove spesso predomina la gelosia delle appartenenze) a incoraggiare le letture eterodosse, le frequentazioni di altre scuole, i collegamenti anche organici con altri maestri.    

Come intellettuale e come uomo politico non c’è dubbio che Berlinguer appartenga ad una tradizione del dopoguerra italiano che chiamerei gramsciana. In lui i due termini del dilemma – la professione dell’intellettuale e la militanza in politica e nelle istituzioni – hanno potuto convivere armonicamente, l’una nutrendo l’altra, in un rapporto mai interrotto e vitale. Può darsi che questa tradizione oggi appaia – e sia –  effettivamente inattuale, per complesse cause che non è qui il caso di evocare. Ma mi sia consentito, in conclusione, di osservare che una politica senza radici culturali profonde non comprende il mondo che cambia, e una cultura incapace di interrogarsi sui destini collettivi della società tradisce la sua missione.

Questa missione Luigi Berlinguer, giurista, storico, accademico, organizzatore di cultura, uomo della politica e delle istituzioni, non l’ha mai tradita.


Lettera Al Presidente della Regione Autonoma della Sardegna

aprile 14, 2010

02.04.2010

On. Ugo Cappellacci

S.P.M.

Oggetto: Richiesta d’incontro sull’area archeologico-paesaggistica di Tuvixeddu.

Egregio Presidente,

Le scriviamo in riferimento alle problematiche della tutela e valorizzazione del complesso morfologico dei colli di Tuvixeddu-Tuvumannu, sul quale noi sottoscritti Parlamentari abbiamo dato vita dal 2008 ad un Osservatorio parlamentare per coordinare le iniziative rivolte a salvaguardare l’integrità e la fruibilità del sito, svolgendo un primo sopralluogo sempre nel novembre 2008, su richiesta dell’Associazione Legambiente Sardegna, accompagnati dall’archeologo Alfonso Stiglitz. Il sopralluogo interessò le zone di S. Avendrace, Is Maglias e la sommità del colle di Tuvixeddu. Infine fu effettuata una visita alla mostra tematica dei reperti della necropoli fenicio-punica, allestita nel Museo Archeologico Nazionale. All’Osservatorio ha aderito anche il deputato  Fabio Granata, con il quale si svolse una visita nell’area lo scorso 3 luglio.

Per approfondire la questione, fin da allora da noi ritenuta di rilevanza nazionale per la eccezionale e rara compresenza di peculiarità archeologiche, paesaggistiche e storico-culturali in un compendio esteso per oltre 60 ettari nel cuore della vostra città, torneremo a Cagliari il giorno 16 aprile, anche in questo caso su invito di Legambiente Sardergna.

Con la presente Le chiediamo, nell’occasione di questa nostra seconda visita, un incontro per poterLe sottoporre le nostre valutazioni e proposte per scongiurare definitivamente il rischio che l’area possa essere compromessa da massicci interventi edificatori, e poter conoscere – alla luce del recente Odg del Consiglio Regionale della Sardegna  – quali interventi la Giunta da Lei presieduta intenda intraprendere per fare di Tuvixeddu-Tuvumannu un grande Parco Archeologico-Paesaggistico in applicazione al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

 

Cordiali saluti, 

Sen. Roberto Della Seta

On. Fabio Granata

On. Guido Melis

Sen. Francesco Sanna

On. Amalia Schirru