«Primarie d obbligo»

marzo 31, 2010

28.03.2010

CAGLIARI. Il deputato del Pd Guido Melis e Giorgio Macciotta hanno scritto una lettera aperta al segretario regionale Silvio Lai sullo stato del partito democratico, «sul complicarsi della gestione interna». «Lo strumento delle primarie», scrivono Melis e Macciotta a Silvio Lai, «come elemento di apertura del partito e dei suoi gruppi dirigenti non solo non è valorizzato ma viene apertamente osteggiato: i casi di Nuoro (elezioni provinciali) e di Portotorres (elezioni comunali) indicano i guasti che da tale scelta possono derivare». In almeno tre consultazioni provinciali – scrivono Melis e Macciotta – le primarie potrebbero essere il modo per dare slancio in situazioni di difficoltà. Pensiamo al Sulcis, a Cagliari (le vicende extra politiche impongono se si decide la candidatura dell’uscente una sua legittimazione attraverso primarie); a Sassari dove per cancellare l’impressione che le modalità di deleggitimazione del presidente siano la conclusione di una congiura di palazzo, primarie partecipate sarebbero non solo formalmente dovute ma politicamente più opportune.

La Nuova Sardegna


Il Pd ozierese è per l autonomia dell ospedale Segni

marzo 31, 2010

19.03.2010

OZIERI. Era attesa ed è giunta, qualche giorno fa, la presa di posizione del Partito democratico sulla proposta di autonomia dell’ospedale e del distretto sanitario di Ozieri. Il pieno appoggio all’idea è emerso dal convegno «Sanità. Quale futuro?». La consonanza di vedute tra gli esponenti delle forze politiche è stato il filo conduttore del dibattito, dove non sono comunque mancate alcune critiche del Pd alla nascente riforma. Ma bisogna agire, hanno concluso i convenuti, e portare avanti l’idea di autonomia. La parola spetta ora a Sassari, dove questa sera la segretaria del Pd locale Rosa Serra e il sindaco Leonardo Ladu presenzieranno a un convegno del Pd sulla Sanità. «Crediamo sia un’idea realistica, concreta e responsabile – ha chiosato Rosa Serra -, perché è condivisa e deriva da un dibattito che ha coinvolto tutte le forze politiche del territorio, che hanno dimostrato grande maturità politica». Al convegno, davanti a un pubblico di esponenti del Pd e di altri partiti, di cittadini, medici, rappresentanti sindacali e di enti locali, l’impegno a portare avanti la proposta di autonomia della Sanità del territorio è stata fatta propria dal capogruppo nel consiglio regionale Mario Bruno e ha incassato il sì della presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici. Importanti gli interventi del segretario regionale Silvio Lai e del deputato Guido Melis. È stato un coro a più voci, con gli interventi di Nanni Terrosu e Antonio Doneddu del Pdl, Vanni Fadda dei Riformatori, Vittorio Budroni della Cisl e del sindaco di Anela Giovanni Flore. (b.m.)

La Nuova Sardegna


Sassari con la Costituzione

marzo 31, 2010

14.03.2010

SASSARI. L’ondata più consistente arriva verso le 17, quando in piazza d’Italia si riversa il corteo dei precari della scuola. In testa, gli esponenti della rete costituita nei mesi scorsi per organizzare la protesta. Al loro fianco sfilano i rappresentanti del territorio, dal sindaco Gianfranco Ganau al presidente della Provincia Alessandra Giudici, dal deputato Guido Melis al capogruppo del partito democratico in consiglio regionale Mario Bruno. Sassari risponde compatta all’appello lanciato a Roma dal segretario Pierluigi Bersani a sostegno dello stato di diritto, contro i decreti salvaliste.  In piazza è tutto pronto dalle 15, un maxischermo montato all’angolo tra Palazzo Giordano e l’edificio della banca di Credito sardo spara le immagini in diretta da piazza del Popolo a Roma. Nel momento di massima concentrazione, il colpo d’occhio è notevole, gli esperti di folla stimano oltre millecinquecento persone. Discreto, ma presente il cordone di forze dell’ordine ai bordi della piazza. Diverse le bandiere, testimoni inconsapevoli di questo composito popolo del centro sinistra: Pd e Idv, in testa, ma ci sono anche quelle dei Rosso Mori e del popolo viola, e poi la Rete degli studenti, i precari dell’istruzione e qualche bandiera anche dei sindacati.  Gli interventi dal palco non si fanno attendere. Per prima parla Alessandra Giudici con parole di solidarietà nei confronti dei precari dell’istruzione, ma il pensiero corre anche agli operai di Porto Torres in lotta, all’Asinara e sulla torre aragonese, per salvare il posto e la dignità. «Siamo qui per difendere la democrazia – taglia corto Gianfranco Ganau – contro la logica dei decreti che cambiano le regole del gioco». Christian Ribichesu rappresenta centinaia di precari che incuranti del freddo sferzante sono lì a esprimere la loro rabbia, testimoni di storie drammatiche che strappano applausi sentiti.  Tra la folla numerosa, a ridosso del palco, diversi esponenti politici a esprimere la loro solidarietà. «Siamo qui per difendere i precari della scuola – spiega il deputato Guido Melis – e per dire no ai decreti truffa, a tutela della democrazia e della Costituzione». Gli fa eco Mario Bruno, capogruppo del Pd in consiglio regionale: «Vogliamo salvaguardare lo stato di diritto e stare vicini ai precari che vivono una stagione veramente critica». «Le regole del gioco non si cambiano in corsa», incalza Marco Foddai, segretario regionale della Feneal Uil.  Ma c’è anche tanta gente comune ad animare la piazza che col passare delle ore diventa sempre meno ospitale. Intanto si aprono gli intermezzi musicali e il jazzista Enzo Favata invita la folla ad accostarsi al palco: «Se stiamo più vicini – esorta – non sentiamo il freddo». Le note del sax contribuiscono a stemperare per qualche minuto il freddo intenso che comincia a farsi sentire, mentre sul palco continuano gli interventi. L’eurodeputato Giommaria Uggias (Idv) lancia le sue accuse contro il capo del governo e punta l’indice contro i decreti che «cambiano le regole».  Parte il volantinaggio del Movimento per la difesa della scuola, con una serie di richieste che disegnano uno scenario desolante. Una per tutte, l’uso dei fondi regionali destinati all’istruzione per stipulare contratti ai docenti precari. A rincarare la dose, gli interventi dei responsabili per l’istruzione di Comune e Provincia. «Nei giorni scorsi – racconta Antonietta Duce – una delegazione di insegnanti mi ha chiesto se il Comune può pagare il toner per le fotocopie». «Nella scuola mancano i regolamenti di attuazione – denuncia Laura Paone – il governo non può fare finta di niente».  Il pomeriggio scivola piacevolmente grazie alla musica, gradevole colonna sonora di una manifestazione intensa e pacifica.

La Nuova Sardegna


Prezzi delle bombole, maximulta a Butangas e Liquigas

marzo 31, 2010

28.03.2010

Dovranno pagare 22 milioni. Le associazioni dei consumatori sardi chiedono i  risarcimenti. L’inchiesta è partita dall’isola

SASSARI. Hanno ragione i sardi a lamentarsi del prezzo delle bombole di gas, tra i più cari d’Italia. È l’effetto del «cartello» tra Butangas, Liquigas ed Eni che mettendosi segretamente d’accordo hanno penalizzato gli acquirenti. La conferma è arrivata dall’A ntitrust che ha sanzionato pesantemente le prime due società con multe per un totale di 22 milioni di euro. Per l’Eni, che «pentita» ha cantato fornendo le prove dell’intesa, nessuna «condanna» a pagare.

Si chiude così l’istruttoria avviata dall’Autorità garante per la concorrenza due anni fa dopo le rimostranze dei consumatori sardi che pagano la bombola di gpl a peso d’oro rispetto ai prezzi nelle altre regioni. Nel dettaglio Butangas è stata multata per 4.888.121 euro e Liquigas per 17.142.188 euro per un’attività che è andata avanti per dieci anni, dal 1995 al 2005. L’Eni non ha pagato dazio in considerazione del suo comportamento collaborativo. Ma non si può dimenticare che la società del cane a sei zampe è partecipata dal ministero per l’Economia. Insomma, lo Stato non fa una bella figura in tutta la vicenda. Vicenda da cui rimangono invece fuori altre tre imprese imbottigliatrici di gpl operanti in Sardegna, finite anche loro nel mirino. Per Fiamma 2000, Sardagas e Ultragas Tirrena nel corso dell’indagine Antitrust non sono infatti emersi elementi che provassero la loro partecipazione a un’intesa per il mercato sardo.

Come funzionasse l’accordo tra società, in spregio alle norme sulla concorrenza e gravando sulle tasche di cittadini e imprese sarde, lo ha descritto l’Eni che lo ha denunciato nell’ottobre del 2008 all’Autorità ottenendo di essere ammessa al «trattamento favorevole di non imposizione della sanzione». Un resoconto dettagliato arrivato grazie alle informazioni fornite da un ex dipendente della società (non si sa se diventato ex proprio in seguito alla combine), al vertice del business del gpl.

Amministratori delegati e alti responsabili si incontravano periodicamente e con frequenza, lontano da occhi e orecchie indiscreti, e concordavano variazioni dei prezzi di listino nella stessa misura in seguito agli aggiornamenti delle quotazioni internazionali della materia prima. Ovviamente nessuna traccia scritta, ma l’Antristrust ricorda che «le variazione avvenivano per tutte le voci del listino (relative a ripartizioni territoriali e tipologie di prodotto) e questo sia per il listino del canale bombole che per quello del canale piccoli serbatoi». E i ritocchi alla fin fine venivano fatti anche indipendentemente dal costo della materia prima. Un po’ come avviene per la benzina: il prezzo del barile di petrolio scende ma alla pompa l’automobilista non se ne accorge.

La supermulta ha fatto esultare le associazioni dei consumatori. Federconsumatori Sardegna studia se sia possibile ottenere un risarcimento. Federcontribuenti chiede un intervento della magistratura penale. Esulta anche Gavino Sale, presidente dell’Irs, che aveva portato in piazza d’Italia a Sassari la protesta vendendo bombole a 18 euro. «Ora la nostra battaglia si sposta sulla Saras, che fornisce il gpl nell’isola facendolo pagare 100 euro in più a tonnellata rispetto a quanto avviene in Italia», annuncia il leader indipendentista.

Infine esprimono soddisfazione i deputati sardi del Pd, che, ricorda Guido Melis, avevano presentato per primi un’interrogazione sul «caro bombole» sulla base delle indicazioni di Tore Sanna, un ex tecnico del petrolchimico di Porto Torres e dirigente del partito sassarese.

Resta però una domanda: la scure dell’Antitrust avrà qualche effetto? Ancora ieri, a Sassari, una bombola portata a domicilio, costava 39 euro: il doppio del prezzo medio praticato nella penisola.

La Nuova Sardegna


Pd, fronte comune a Roma e in Consiglio

marzo 9, 2010

06.03.2010

Interrogazione di sette parlamentari a quattro ministri e interpellanza di otto consiglieri al presidente della Regione e a tre assessori

I deputati e i consiglieri regionali del Pd fanno fronte comune contro il progetto del parco eolico nel golfo di Cagliari e chiedono spiegazioni ai ministri interessati e al presidente della Giunta e agli assessori regionali.
In una interrogazione ai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Ambiente e della tutela del territorio, dello Sviluppo economico e del Turismo i parlamentari del Pd Giulio Calvisi, Caterina Pes, Paolo Fadda, Siro Marroccu, Guido Melis, Arturo Parisi e Amalia Schirru hanno scritto di ritenere che il procedimento per l’autorizzazione degli impianti off-shore sia «illegittimo perché non sono mai state coinvolte le autorità preposte alla tutela paesaggistica come la Soprintendenze ed Uffici Tutela del Paesaggio».
I parlamentari del Partito democratico sottolineano che «i contenuti dei progetti, tra i quali quello della società Trevi Energy di Cesena che prevede l’installazione di ben 33 pale alte 90 metri in prossimità della costa cagliaritana, non sono ancora noti e neppure gli enti locali, chiamati a dare il parere, sono stati messi nella condizione di poterli esaminare con la dovuta attenzione. Grave è inoltre il rischio ambientale per la prateria di posidonia del fondale che provocherebbe il previsto cavo marino di 10 chilometri»
SARDEGNA SATURA «Ad oggi i parchi eolici installati in Sardegna», dicono gli interroganti, «e quelli già autorizzati coprono le possibilità di effettivo utilizzo della rete elettrica sarda e qualsiasi ulteriore impianto è da ritenersi superfluo».
I deputati del Pd Aggiungono che «il procedimento di autorizzazione degli impianti off-shore, è stato recentemente modificato e, in caso di dissenso di una amministrazione locale, la competenza a decidere non è più attribuita alle Regioni. A seguito di tale modifica, la disposizione di cui all’articolo 12 nel testo vigente è risultata palesemente incostituzionale e, pertanto, ogni autorizzazione che dovesse essere rilasciata può considerarsi illegittima».
I parlamentari ritengono anche che «i tempi stabiliti per l’esame e la valutazione dei progetti da parte degli enti locali coinvolti siano insufficienti» e chiedono al Governo una ripartizione territoriale della produzione elettrica con quote regionali per evitare pericolose «concentrazioni».
I CONSIGLIERI REGIONALI Anche consiglieri regionali del Pd Chicco Porcu, Giampaolo Diana, Marco Espa, Cesare Moriconi, Marco Meloni, Gavino Manca, Francesco Sabatini e Antonio Solinas, ripropongono quanto espresso dai colleghi deputati eprendono precisa e ferma posizione contro il progetto dei parchi eolici lungo le coste sarde. Chiedono, in un’interpellanza al Presidente della Regione, agli assessori dell’Industria, della Difesa dell’ambiente, della Pubblica istruzione, del Turismo, Artigianato e commercio, delle iniziative da intraprendere per contrastare i procedimenti illegittimi autorizzativi di impianti off-shore in Sardegna. I consiglieri del Pd rimarcano ancora che «il Consiglio regionale della Sardegna ha recentemente approvato la legge regionale 23 ottobre 2009, n° 4, che all’articolo 13, vieta nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia la realizzazione di linee elettriche diverse da quelle strettamente necessarie e funzionali agli insediamenti urbanistico-edilizi. E ancora «Sono stati approvati recentemente due ordini del giorno in materia di impianti eolici off-shore che impegnano la Regione ad opporsi formalmente, in sede di autotutela, al rilascio delle concessioni demaniali».
I consiglieri del Pd chiedono perciò alla Giunta regionale di rivendicare le proprie competenze violate dal Governo e fare pressioni per ottenere una delega per quanto riguarda i parchi eolici off-shore nell’isola.

L’Unione Sarda


Nelle celle è tornata la luce

marzo 9, 2010

07.03.2010

6 Marzo 2010   Ore 6.30. Non sappiamo, a 56 anni, da dove tolga questa energia Pietro Marongiu. È andato a dormire come tutti noi alle 3, dopo poche ore si è svegliato e di fronte al mare ha invocato Manitou (divinità degli indiani d’America), a squarciagola. Siamo stati costretti ad alzarci dai tavolacci delle nostre celle di Cala d’Oliva.   Ore 7.30. Il rito propiziatorio di Pietro le prime volte ci appariva incomprensibile, ora riusciamo a decifrare il suo linguaggio primordiale. Non vorremmo essere nei panni dei dirigenti Eni e del Governo a cui sono indirizzati i suoi strali.   Ore 8.30. Adunata nell’atrio del carcere. Ricordiamo la lezione di scienze forestali di Venanzio Cadoni, Pietro Piga e Alessandro Colombino (Corpo forestale). Hanno torchiato Gianmario, prossimo all’esame di porto d’armi, pretendendo da lui i nomi in latino di piante e animali sconosciuti.   Ore 9.30. Il nostro ministro degli Esteri, noto Viveur, si sveglia con la vestaglia di raso granata e chiede alla servitù un caffè americano. A voi lettori lasciamo le risposte irripetibili dei cassintegrati dell’isola.  Ore 10. Arrivano da Cala Reale i nostri colleghi con i viveri. Ci vengono a visitare insieme all’onorevole Guido Melis che, siamo certi, continuerà a interessarsi di noi.  Ore 10.30. Approda anche il direttore del nostro stabilimento con una sgargiante giacca a vento rosso fuoco: il padovano Federico Bordin. Ad accompagnarlo il capo impianto del Pvc Peppino Mundula. Rappresentano la fusione tra la cultura sarda e la migliore tradizione padana.  Ore 11. Come d’incanto ci appaiono dei veterani della torre aragonese, per la prima volta nell’isola: l’indomito Pinuccio Bongiorno col suo capellino d’ordinanza nero, Pier Franco Serra, giovane ma esperto navigatore, in forza alla chimica. Rivediamo la nostra vedetta Gavino Mura, e il dinamico Gianni Nieddu.  Ore 11.30. Altri arrivi: ecco l’analista Salvatore Mureddu, dal Vcm il tenace Diego Falzoi, e il leggendario Ignazio Ruggiu.  Ore 12. Tutti i nuovi arrivati vogliono andare a visitare l’abitazione, in riva a Cala d’Oliva, da dove Borsellino e Falcone istruirono per 4 lunghi mesi il maxi processo. L’idea è di apporre nell’uscio una targa in onore dei 2 grandi servitori dello Stato. Ne faremo richiesta all’amministrazione e all’Ente parco.  Ore 13.30. Federico Bordin si rivolge a noi confidando in un nostro ritorno al lavoro e in un imminente riavvio delle nostre produzioni. E’ chiaramente un augurio.  Ore 15. Discussione sulla nostra vertenza. Anche oggi il pensiero unanime è che il Governo sinora sia stato totalmente assente. Lamentiano la poca determinazione del sindacato chimici nazionale e la totale sudditanza nei confronti dell’Eni. Rammaricandoci, un sindacalista nazionale è portotorrese d’adozione.   Ore 16. Ritorno all’imbarco dei visitatori.   Ore 17. Cala il vento. Cerchiamo di comunicare con i nostri cari, è tornata la corrente elettrica. Un saluto a tutti i lettori.

La Nuova Sardegna


Disagi per le raccomandate, interrogazione al ministero

marzo 9, 2010

05.03.2010

SASSARI. L’ufficio unico per la consegna delle raccomandate di Predda Niedda diventa un caso nazionale. Il deputato del Partito Democratico, Guido Melis, nei giorni scorsi ha presentato una interrogazione a risposta scritta al ministro delle Comunicazioni, Claudio Scajola. «L’ufficio si trova nell’estrema periferia della città – si legge nell’interrogazione – e sta creando enormi disagi ai cittadini, obbligati a raggiungere il nuovo ufficio con mezzi propri (data anche la difficoltà dei collegamenti con i mezzi pubblici), in orari disagevoli, in locali inadatti a sostare in lunghe file».  Guido Melis spiega che il disagio è particolarmente acuto per coloro che – come a esempio gli anziani – non possono guidare e non hanno la possibilità di accedere al servizio. «A questo si aggiunga che l’informazione sul servizio è carente – continua Melis -. Per esempio si deposita nelle caselle postali degli utenti un avviso nel quale l’ufficio viene dato per aperto il sabato mattina, mentre ciò non corrisponde a verità».  Di questi gravi disagi e delle proteste dei cittadini, oltre che la Nuova con diversi articoli, si è occupato il sindaco con una lettera al direttore di Poste Italiane.  «Nella lettera – spiega Melis nell’interrogazione – si denuncia il disservizio e si chiedono urgenti provvedimenti che vi pongano immediatamente fine. Chiediamo se il ministro non ritenga di intervenire tempestivamente presso Poste Italiane per sollecitare il ritorno alle precedenti modalità di espletamento del servizio, favorendo così le legittime richieste della cittadinanza e mettendo fine a un serio disagio che colpisce le categorie più deboli dell’utenza».

La Nuova Sardegna


L’isola dei cassintegrati. IL DIARIO

marzo 9, 2010

06.03.2010

Sono più di 4 mila gli utenti che su Facebook sostengono la lotta dei dipendenti Vinyls, giunti al nono giorno di presidio sull’ex isola-carcere. Intanto i lavoratori continuano a raccontare, nel loro diario, come trascorrono le giornate di protesta pacifica

ASINARA. Terzo giorno di black out all’Asinara e disagi non indifferenti per gli operai della Vinyls e dell’Eurocoop giunti al nono giorno sull’Isola dei cassintegrati. Ma c’è grande soddisfazione perché ormai i riflettori sono accesi in permanenza sulla vertenza del petrolchimico. Come dimostrano le 4 mila adesioni al gruppo creato su Facebook in sostegno alla lotta degli operai. Ecco il diario dall’Asinara.

Ore 9.30.
Pietro Marongiu, a Cala Reale per accogliere una delegazione di lavoratori dell’Electa che da mesi hanno perso il loro posto di lavoro ma lottano con tanta determinazione. Sono sei ragazze (Luisa, Cinzia, Giovanna, Giuseppina, Giusy, Roberta) ed un ragazzo (Giuseppe), accompagnati dai sindacalisti.

Ore 10.30.
La comitiva è simpaticissima, le ragazze vogliono subito andare a visitare la casa in cui Borsellino e Falcone istruirono il maxiprocesso.

Ore 11. Le guardie forestali ci invitano a vedere a liberazione di un gheppio da loro salvato e curato poi in seguito a Bonassai. È stato ferito da una poiana. L’uccello esce dalla scatola come un razzo. È sicuramente spaventato. Immaginiamo la sua gioia nel ritrovare le sue amate scogliere e i suoi volteggi nell’a ria. Dopo un po’ lo perdiamo di vista.

Ore 12. Le ragazze del call center dell’Electa ci parlano della loro situazione e di come sono state prese in giro dagli imprenditori. Perchè le istituzioni non controllano a dovere?

Ore 14.30. Ci dicono di un atteggiamento infastidito di automobilisti al seguito di un piccolo corteo improvvisato dai sulcitani dell’Alcoa a Porto Torres, e dalla nostra lotta per la sopravvivenza del Petrolchimico. Facciamo notare a costoro che senza la nostra realtà industriale, in assenza di alternative certe, Porto Torres diventerebbe un posto di pescatori. Il problema è che non sappiamo più neanche pescare.

Ore 15.30. Ci comunicano l’arrivo domani (oggi per chi legge – ndr) del presidente della commissione Asinara del Comune di Porto Torres e del deputato Guido Melis, uno dei pochi parlamentari a seguirci con attenzione. A quest’ultimo chiederemo anche di rintracciare la lettera di cassa integrazione degli oltre 200 lavoratori e lavoratrici del call center Electa, dispersa nei meandri oscuri di qualche ministero.

Ore 16.30. Partenza delle nostre carissime amiche e amici. Siamo di nuovo soli nell’isola. Gradiremmo una visita, una menzione, un segno di vita da parte dei sindacalisti nazionali.

Ore 17.30.
Inizia a fare buio, dobbiamo «dettare» il diario con mezzi di fortuna. Iniziamo ad accendere le steariche, nelle celle di Cala d’Oliva cala la penombra. Un saluto a tutti i lettori.

La Nuova Sardegna


Intervento in aula “Disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei ministri e alla Protezione civile”

marzo 2, 2010

18.02.2010

Signor Presidente, in questi giorni mi sono interrogato sul significato della parola «emergenza» e sull’esatta definizione dell’espressione «stato di emergenza». È un vocabolo che forse meriterebbe sul piano lessicale e semantico qualche approfondimento, perché «emergenza» ha un significato preciso e non si può utilizzare per tutti gli usi. Per esempio, non vuol dire “urgenza”. Emergenza – leggo su un vocabolario della lingua italiana – significa “circostanza, difficoltà imprevista o, ancora, situazione critica, di grave pericolo, da cui deriva lo stato di emergenza”.
Urgenza significa, invece, “obbligo di immediata attuazione o intervento, da cui deriva procedura di urgenza”. Sono due termini diversi ed è evidente che il primo, l’emergenza, nasce in situazioni eccezionali, di enfatizzazione estrema dello stato di urgenza; nasce in ragione di un’imprevedibilità dell’evento (in questo il dizionario è chiarissimo) ed è caratterizzata dalla presenza di un grave pericolo. Entrambe le situazioni devono essere affrontate naturalmente con tempestività estrema, ma la prima, l’emergenza, consente e suggerisce l’uso di mezzi eccezionali (la proclamazione dello stato di emergenza lo è), la seconda no. Ora, voi avete fatto della Protezione civile in Italia non più l’apparato che fronteggia le emergenze, le situazioni di pericolo, le situazioni critiche e le drammatiche emergenze, come sono le catastrofi naturali o come è stato il terribile terremoto in Abruzzo, ma ne avete fatto e ne state facendo lo strumento da mobilitare ordinariamente ogni volta che si profila una qualunque urgenza. A volte viene utilizzato per urgenze, come fossero emergenze, in tutte le situazioni più disparate, fino a svilire lo strumento e a farne un mezzo di ordinario intervento. Ma cosa tiene insieme queste urgenze, che voi chiamate anche, con una definizione pomposa, ma che è anche molto ambigua sul piano lessicale, «i grandi eventi»? Qual è l’attinenza che esiste tra materie così diverse come, da una parte, i terremoti, le alluvioni, le catastrofi e i grandi disastri naturali, e, dall’altra parte, le gare sportive, sia pure impegnative, le sagre dei santi patroni, i pellegrinaggi, i funerali dei Papi o anche il piano carceri, che è stato definito come una situazione di emergenza? Adesso l’ho capito, perché l’altro giorno ho letto sul giornale della mia città, La Nuova Sardegna di Sassari, una cronaca che vorrei riferire. Sulla base di una documentazione inequivocabile, i giornalisti de La Nuova Sardegna hanno scoperto che le carceri in costruzione in Sardegna, in particolare a Cagliari, Sassari e Tempio, sono state appaltate con affidamento dei lavori coperti da segreto di Stato, con gare secretate, precisamente alle seguenti imprese: Opere Pubbliche Spa, alias Gariazzo, Anemone Srl (sappiamo di cosa stiamo parlando) e Gia.Fi costruzioni Spa (sappiamo di cosa stiamo parlando). Sono esattamente le tre imprese sulle prime pagine dei giornali per aver appaltato i più significativi lavori de La Maddalena a condizioni esorbitanti nell’ambito del G8, poi spostato a L’Aquila. Mi viene in mente allora questa considerazione: quello che tiene unito questo composito minestrone di materie, che voi chiamate grandi eventi, è soltanto un fattore, e cioè che in tutti i casi i destinatari degli appalti sono – mi verrebbe da dire saranno – sempre gli stessi, più o meno la stessa platea. Insisto anche sulle modalità: cosa accomuna tutte queste cose? Niente bandi nella Gazzetta Ufficiale, in nome del decreto del 2003 dell’allora ministro Castelli, che stabilisce che gli appalti carcerari si possono fare con particolare misure di sicurezza, cioè segretamente. Gare veloci, velocissime, il più delle volte con un solo concorrente, gestite, anche queste delle carceri come quelle altre, dal SIIT del Lazio, Servizio integrato infrastrutture e trasporti, braccio operativo del Ministero delle infrastrutture, con decisore ultimo – manco a farlo apposta – il signor Angelo Balducci. Una società esclusa dagli appalti delle carceri sarde, la Pizzarotti Spa, ha presentato al TAR del Lazio un ricorso, lamentando di essere stata esclusa dall’accesso agli atti della gara per le carceri di Sassari. Il ricorso è stato respinto dal TAR perché «la costruzione di un penitenziario può essere secretata». Stiamo parlando, signor Presidente, di appalti per milioni di euro di tre grandi istituti penitenziari nella sola Sardegna: chissà cosa sta succedendo nel resto del Paese, e cosa succederà col Piano carceri, se il Piano carceri, come sembra, verrà messo sotto l’ombrello della Protezione civile. Vorrei parlare, in questo intervento, di una prassi amministrativa: di un nucleo ristretto, ristrettissimo di decisori, sempre gli stessi, e di una piccola platea di interessi, sempre gli stessi. Piccola la platea, perché i nomi di questi imprenditori, appunto, ricorrono in tutti gli appalti, e chissà in quali altri settori, legati per più fili a chi decide l’appalto. In giugno Alberto Statera, uno dei nostri migliori giornalisti, ha pubblicato un libro, significativamente intitolato Il Termitaio. Alle pagine 57-59 di quel libro, che è uscito prima che scoppiasse lo scandalo attuale, già si parlava con nome e cognome di Alberto Balducci, e si diceva che la residenza della società del signor Anemone a Grottaferrata, via IV Novembre 32, coincideva per indirizzo guarda caso con la sede della Erretifilm Spa, la cui proprietaria era ed è la moglie del signor Balducci, la signora Tau, socia a sua volta della signora Pascucci, amministratore unico di un’altra impresa edile legata al signor Anemone, la Redim 2002; a sua volta socia, la Pascucci, dell’Arsenale scarl, società costituita appunto per il cantiere dell’ex arsenale de La Maddalena. Curiose, vero, queste coincidenze? È possibile che nessuno, al Dipartimento della protezione civile o altrove, al Governo, se ne sia incuriosito, che nessuno si sia insospettito? Ho la massima stima di quanto ha fatto in passato il dottor Bertolaso, ma è possibile che il dottor Bertolaso non abbia letto questo libro, che il suo ufficio stampa non gliel’abbia segnalato?
Penso, signor Presidente, che siamo di fronte in realtà ad una situazione molto grave. Si dice: ma la corruzione è sempre esistita. È vero, almeno in parte questo è vero. Tuttavia vi sono state epoche nella nostra storia, anche recente, nelle quali la corruzione, pur presente ed attiva, è stata combattuta, con norme efficaci, con controlli ispettivi penetranti e soprattutto con il conforto di una moralità pubblica, in primo luogo del personale politico, che ne ha isolato gli effetti e che ha condannato i protagonisti prima ancora che intervenissero le condanne del giudice: perché una buona pubblica amministrazione sa agire prima che intervenga il giudice. Quello a cui stiamo assistendo da qualche tempo, da qualche decennio almeno con ricadute sistematiche, è invece l’instaurarsi di un sistema corruttivo che ha creato intorno a sé connivenza e consenso, che si avvale dell’inerzia della pubblica amministrazione, che prospera sulla fragilità morale di un ceto amministrativo e politico che non sa trovare in sé la forza di reagire, e che invece di apprestare rimedi preventivi indulge in tentazioni, come è questa sciagurata tentazione, per fortuna da noi scongiurata, della Protezione civile Spa. Scongiurata per ora, ma non sappiamo se non la riproporrete in qualche provvedimento futuro. La ricerca dell’efficienza e della rapidità esecutiva nei pubblici apparati è un obiettivo sacrosanto, è fuori di discussione: tutti noi lo sentiamo come prioritario. Anni fa ho avuto la fortunata occasione di stare accanto all’allora ministro della Funzione pubblica Sabino Cassese, in un’epoca molto difficile, quella del Governo Ciampi – molti di voi la ricorderanno -, nella quale tuttavia già si individuava saggiamente nella riforma dell’amministrazione una delle chiavi di volta, se non la chiave di volta principale, per uscire dalla crisi italiana. Ricordo benissimo quella stagione vissuta a Palazzo Vidoni, e soprattutto la resistenza contro quella politica riformatrice del ministro, enorme resistenza, bipartisan: i sindacati del pubblico impiego, preoccupati che non venissero violati certi santuari; e la classe politica. Uno degli avversari era l’attuale ministro Sacconi, che allora militava in altra parte politica. Ricordo benissimo l’alleanza tra la cattiva burocrazia e la cattiva politica, che fronteggiò quel coraggioso tentativo fatto quasi senz’armi: il Governo Ciampi era un Governo provvisorio, Cassese era un ministro prestato alla politica, che visse solo quella stagione al vertice della funzione pubblica. In realtà è un antico vizio del nostro sistema, di fronte alle inefficienze e alle lentezze della burocrazia, di non affrontarle mai di petto, di fare i compromessi con la burocrazia, di non mettere mai in campo adeguate e coraggiose politiche di riforma, bensì di aggirare i problemi lasciando vivere, anzi vivacchiare l’esistente, creando fuori dall’amministrazione un’altra amministrazione. Questo gli studiosi lo sanno: la chiamano da tanti anni l’amministrazione parallela. È un tema antico, persino Giolitti, per fronteggiare il terribile terremoto di Messina nel 1908, creò poteri ed uffici speciali e persino un ente pubblico, l’Unione edilizia messinese, che poi divenne Unione edilizia italiana (perché questi enti, uffici ed apparati nascono e poi si stabiliscono, mettono radici e non c’è più verso di spostarli dall’ordinamento), che sopravvisse infatti a lungo all’emergenza che aveva creato e naturalmente con esiti non certo brillanti dal punto di vista dei risultati e dell’efficienza. In altri Paesi, quando si verifica un’emergenza, una grande catastrofe, questa serve da stimolo per migliorare l’amministrazione esistente; se ci si rende conto che l’amministrazione non funziona ci si mette mano e nel giro di pochi anni la si mette in grado di lavorare. Da noi le emergenze servono per creare continuamente nuove amministrazioni lasciando vegetare le vecchie nella loro inerzia e nel loro lassismo. La «fuga dello Stato», così è stata definita da Cassese questa tendenza; l’outsourcing, si direbbe oggi, con un linguaggio contemporaneo. Protezione civile Spa, a quanto si capisce dal provvedimento in oggetto, avrebbe dovuto essere una sorta di braccio esecutivo del Dipartimento a sua volta gerarchicamente soggetto alla Presidenza del Consiglio: Dipartimento che già oggi è dotato di poteri autonomi oltre che di una discreta agilità esecutiva. Il Dipartimento della protezione civile che ha una breve ed abbastanza dignitosa storia alle spalle soprattutto negli anni, lo riconosciamo volentieri, in cui lo ha guidato Guido Bertolaso, non ha dato cattiva prova di sé. Fino a quando si è occupato del suo mestiere, cioè di emergenze, solo di emergenze, e non di urgenze e grandi eventi o chissà che altro, anzi è apparso perfettamente in grado di fronteggiarle. Perché allora smontare questa macchina così soddisfacente per ricostituirla priva di regole senza capire se con gli stessi criteri organizzativi o con altre modalità. Mi viene un sospetto, signor Presidente, che i veri motivi di questa repentina fuga dallo Stato non siano nel bisogno di una maggiore efficienza, come ci si è detto, ma in altri meno nobili e più reconditi scopi. E ritorno al tema dei destinatari, che forse il mio collega Ghedini chiamerebbe «gli utilizzatori finali», del flusso di danaro pubblico gestito dalla Protezione civile. Questo Governo proseguendo con maggiore spudoratezza una linea già annunciatasi in occasione delle precedenti esperienze degli esecutivi Berlusconi, mira in realtà ad un unico scopo che io chiamerei la riforma istituzionale strisciante. Lo scopo è svuotare lo Stato, svuotare le amministrazioni dello Stato, farle funzionare ancora peggio di come funzionano adesso lasciando soltanto il guscio e trasportare tutte le funzioni che contano, specialmente quelle che implicano rapporti stretti con gli interessi privati, diciamo così, quelle che fruttano, in uno Stato parallelo costituito ad hoc senza più controlli né vincoli, direttamente gestito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Lo si voleva fare con la Protezione civile, lo si farà col Piano carceri, lo si sta facendo con la polizia a vantaggio persino adesso delle agenzie private di vigilanza che vengono immesse in compiti per i quali non sono preparate e che a loro non spettano; lo si vuol fare con la difesa. È un’epidemia, signor Presidente, l’epidemia della fuga dallo Stato e nella fattispecie dalle regole dello Stato, dalla legalità, dai controlli contabili, dai giudici dello Stato e mi aspetto che prima o poi avremo una magistratura parallela che servirà per bypassare la magistratura attuale. È in atto, se sappiamo leggerla, una grande manovra che sarebbe bene non sottovalutare e che si basa su tre punti salienti che riassumerei così. Il primo: l’Esecutivo deve avere per sé tutto il potere senza più quel sistema di pesi e contrappesi che caratterizza ovunque in Occidente il funzionamento delle democrazie contemporanee, riducendo il Parlamento, e sta succedendo, a mera camera di registrazione delle decisioni governative e deve quindi dotarsi di apparati esecutivi particolarmente efficienti. Secondo: la riforma della pubblica amministrazione in nome dell’efficienza, mi perdonerà il ministro Brunetta se mi ascolta, è solo puro fumo negli occhi; mentre ci si trastulla sui fannulloni e si fanno grandi battaglie per mettere i cartellini agli impiegati, tutte le attività rilevanti della pubblica amministrazione tendono a passare ad altri soggetti ad essa estranei. Terzo: l’outsourcing appunto, che un tempo era l’eccezione, diventa la regola; in quasi tutti i ministeri qualunque grande evento diventa campo per l’intervento di nuovi soggetti svincolati dalle regole e dai controlli; si utilizzano poteri eccezionali, si concentrano risorse finanziarie eccezionali e si procede con modalità di spesa eccezionali. In realtà si sta svuotando lo Stato, si sta svuotando quella che era un tempo l’amministrazione per ministeri, quella che è descritta nella Costituzione della Repubblica. La si sta sostituendo con soggetti di diritto privato sottoposti a controlli a consuntivo di problematica efficacia portando in questi soggetti, quasi fossero contenitori privi di una precisa missione, quante più funzioni pubbliche si riesce a portarvi (alla rinfusa, come dimostra il provvedimento, poi ritirato, sulla Protezione civile Spa).
Non a caso protestano tutti i corpi che si occupano di queste cose: vi è una protesta tra i vigili del fuoco, esprime dubbi seri la Croce rossa (che, tra l’altro, è un’organizzazione internazionale e mal tollera di essere subordinata a soggetti forti e così incontrollati), non a caso si dissociano le regioni (alcune regioni), non a caso prendono le distanze associazioni di categoria e sindacati che sul territorio esercitano preziose funzioni.
L’indeterminatezza stessa della norma genera dubbi e resistenze perché qui non si parla più di emergenza e di politiche di coordinamento in vista dell’emergenza; qui si predispongono in realtà strumenti autonomi, acefali, nelle mani – ripeto – del Presidente del Consiglio, neanche del Ministero dell’economia e delle finanze che normalmente controlla le società per azioni (questa società per azioni – che ripeto per fortuna è caduta, ma che chissà che non rispunti da qualche altra parte – dipendeva infatti direttamente dal Presidente del Consiglio). Si tratta di strumenti impiegabili a discrezione quando il Presidente lo decida, senza più confini di materia o di scopo né gradazione di bisogni o valutazione di opportunità sottoposte a qualsivoglia controllo o autorizzazione.
L’amministrazione tradizionale – si è sempre detto – era ed è troppo circoscritta, era ed è troppo imbalsamata dalle norme, ma qui si inventa un soggetto libero di fare quello che vuole senza criteri di sorta che non siano la volontà politica del Governo, che ne detiene – soggetto unico e a sua volta incontrollato – il controllo. Sono soggetti pericolosi, questi, quando si radicano nell’ordinamento perché alla fine, alla lunga, quando si moltiplicano tendono a scardinare l’ordinamento nei suoi gangli costituzionali. Noi – lo ripetiamo al ministro Brunetta – siamo, come lui dice di essere, per una amministrazione che funzioni, per un’amministrazione pubblica moderna al passo con gli apparati amministrativi dei grandi Stati (d’Europa ed altrove), rispettosa della legalità ed al servizio dei cittadini, che dell’amministrazione in ultima analisi – non dovremmo mai dimenticarcelo – sono gli unici, veri padroni. Su una sola cosa siamo in radicale dissenso e non consentiremo mai, cioè il fatto che in nome di presunte modernizzazioni o peggio strumentalizzando il giusto bisogno di efficienza espresso da tutto il Paese (dal sistema delle imprese, dall’economia, dai cittadini) si smantelli la struttura pubblica svendendo intere funzioni dello Stato e professionalità a lungo coltivate nella struttura pubblica a soggetti esterni incontrollati e incontrollabili. Questo non lo possiamo ammettere: noi pensiamo che lo scopo, anziché di realizzare l’interesse pubblico dei molti, di soddisfare quello privato dei pochi non deve passare. Grazie.

Pd Sardo Porto Torres


Montecitorio. Interrogazione dei deputati sardi del Pd al ministro dei Beni culturali: «Colle da tutelare»

marzo 2, 2010

18.02.2010

«Le autorizzazioni paesaggistiche restino nella gestione della Sovrintendenza»

Tuvixeddu di nuovo in Parlamento. Otto deputati del Pd, primo firmatario Guido Melis, hanno presentato al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi un’interrogazione per chiedergli di smentire le voci su una possibile proroga del regime transitorio sulle autorizzazioni paesaggistiche, scaduto nel dicembre scorso. Secondo gli interroganti, la proroga restituirebbe al Comune la competenza sulle autorizzazioni per i progetti edilizi di Coimpresa sul colle di Tuvixeddu. Mentre, ricordano i firmatari del documento (oltre a Melis, Amalia Schirru, Antonello Soro, Caterina Pes, Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marrocu e Arturo Parisi) dal 1 gennaio scorso le autorizzazioni devono essere rilasciate dalla regioni in base a un parere vincolante delle soprintendenze per i Beni architettonici e paesaggistici. Le voci insistenti “provenienti da ambienti ministeriali”, scrivono i deputati, sull’eventuale proroga del vecchio regime «gettano discredito sull’istituzione e alimentano sospetti su un provvedimento di portata nazionale che sarebbe emesso per favorire l’edificazione dell’area di Tuvixeddu, iniziativa giudicata devastante dall’intero mondo della cultura». Al ministro gli esponenti dell’opposizione chiedono anche quali iniziative intenda assumere «per garantire definitivamente la piena tutela dei valori culturali e paesaggistici posti a rischio nel caso di Tuvixeddu». Dopo vari passaggi alla giustizia amministrativa, quasi tutti a favore di Coimpresa, qualche settimana fa il Consiglio di Stato ha ritenuto legittimo il primo decreto di annullamento dell’autorizzazione comunale firmato dalla Soprintendenza.

Il Sardegna