Sul Pacchetto sicurezza

 

07.07.2008

Grazie signor presidente. Questo decreto non ci piace per tanti aspetti che riguardano la sua articolazione e i suoi contenuti, ma questo articolo 2 ter è il punto cruciale del dissenso. Qui si concentra tutta la nostra indisponibilità, per una ragione molto semplice: perché qui –più che altrove – viene in questione un problema di principio. Ora, la politica – diceva un grande democratico come Pietro Nenni, ha da essere “politicienne”, talvolta “poloitique d’abord”, cioè duttile, flessibile, e entro certi limiti anche disposta ai compromessi, Ma su un punto non può recedere, a rischio altrimenti di negare la sua stessa ragion d’essere: quando sono in gioco le grandi questioni di principio. Qui noi abbiamo di fronte una di queste questioni: quella – fondamentale – dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, del loro diritto eguale ad avere giustizia. Qui siamo di fronte ad un provvedimento che – arbitrariamente e per scelta del potere politico – stabilisce due categorie di processi, una di serie A (con corsia preferenziale) e una di serie B (destinata alla sospensione e – lo sappiamo – ad un purgatorio che prepara il macero). Qui si fissano date arbitrarie (non ci avete ancora spiegato perché è stata introdotto il termine che figura nel decreto), al fine – anche questo lo sappiamo – di colpire un particolare processo, che interessa personalmente il presidente del Consiglio. E per farlo si devasta l’ordinamento, si introduce un principio letale, si fa un danno incalcolabile. E’ come se si sparasse con un cannone in un negozio di cristalli.

Vorrei che non perdessimo la nostra capacità di scandalizzarci, perché questo è uno scandalo inammissibile.

Non avremo, con questo provvedimento, uno snellimento dell’attività penale. Avremo un aggravamento dei suoi problemi strutturali (un po’ come con l’indulto non abbiamo risolto il problema dell’affollamento delle carceri). In compenso accantoniamo ogni serio progetto di riforma organizzativa della giustizia, accettiamo lo stato di fatto. E irrigidiamo lo scontro politico, rendendo difficile, se non impossibile, qualunque idea di razionalizzazione condivisa.

Sento dire, leggo sui giornali, che sarebbe alle viste nelle prossime ore uno scambio tra questa norma nefasta e il cosiddetto Lodo Alfano. L’altro giorno, parlando con Guido Napoletano, il figlio del presidente della Repubblica che è mio collega e amico, gli ho detto scherzando: “Ora tuo padre potrà rubare impunemente l’argenteria del Quirinale. Ma noi sappiamo, sappiamo tutti benissimo, che non è per consentire al presidente della Repubblica di rubare l’argenteria del Quirinale che si vuole varare il Lodo Alfano.  Condivido sul punto quanto ha appena detto la collega Pollastrini. Anche io, come lei, non ci sto.

Vede, signor presidente, io sono capitato in politica un po’ per caso. Sono un professore universitario che a 59 anni ha deciso di presentarsi alle elezioni, in una posizione di lista per lo più precaria e non garantita. Se l’ho fatto, è stato perché credo in una certa idea della politica, e nella possibilità di concorrere a realizzarla. Forse sono un illuso, ma vorrei tener fede a questa speranza. Per questo mi accingo a votare contro l’articolo 2 ter.

 

 

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: