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19.05.2010

I ladroni sono migliori

Come diceva Antonio Pigliaru, l’indimenticabile studioso sardo del «codice della vendetta barbaricina», anche la società dei ladroni ha le sue leggi.
Quelle della nuova delinquenza in guanti gialli però sono molto diverse dalle ataviche regole della comunità pastorale sarda. Lì, nonostante tutto, c’era il senso corale della comunità e delle sue superiori ragioni rispetto a uno Stato che si sentiva (e forse era davvero) lontano, ostile, nemico. Qui al contrario il codice è tutto interno allo Stato, nasce anzi proprio deformando e strumentalizzando i suoi istituti giuridici, la sua amministrazione pubblica, le sue stesse leggi.
È una metastasi che gioca di sponda, avvocatescamente, con le controverse regole dell’appalto e con le loro mille eccezioni, fa lo slalom tra norme e normette scritte nei codici ufficiali per favorire i potenti e per tagliar fuori i poveracci, si avvale della complicità di chi dovrebbe controllare e non controlla, di chi dovrebbe denunciare e non denuncia, di chi dovrebbe legiferare e non legifera. Unisce, infine, il massimo della confidenza coi meccanismi finanziari moderni con l’antica filosofia italica del teniamo famiglia.
Nasce così un nuovo diritto, un’anti-legge più efficace e osservata della legge stessa. Un sistema di regole nel quale tutti gli attori si sentono garantiti: chi corrompe e chi è corrotto. Nel gioco c’entra il danaro, naturalmente, ma non nella forma elementare della bustarella stile Tangentopoli e neanche in quella (più pittoresca ma ugualmente na?ve) del puff in salotto ricolmo di gioielli. Piuttosto case, meglio se con vista esclusiva, appartamenti a figli ed amanti, ristrutturazioni e lavori edili. O, ancor meglio, prestazioni sessuali, da consumarsi – s’intende – in esclusivi appartamenti d’hotel per nababbi.

L’Unità

19.05.2010

Libri: Fini alla presentazione di ‘Romeni, la minoranza decisiva per l’Italia di domani

Roma, 19 mag. (adnkronos) – Nella Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio sara’ presentato mercoledi’ prossimo alle 15 il libro ”Romeni, la minoranza decisiva per l’Italia di domani” di Alina Harja e Guido Melis. Parteciperanno Giuliano Amato, Luigi Manconi, Giuseppe Pisanu. Interverra’ il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini . I romeni: quanti sono, chi sono, da dove vengono, come e dove vivono e lavorano, cosa pensano di se stessi e degli italiani, quali sono le loro simpatie politiche, quali preoccupazioni e speranze nutrono per se’ e per i propri figli. Attraverso una serie di interviste e l’attenta ricognizione della cronaca (non solo di quella nera) emerge la realta’ di un popolo di quasi un milione di persone, con le sue ansie e le sue passioni: un popolo che qualcuno vorrebbe rappresentare sotto l’etichetta di «delinquenti naturali», ma che rifiuta con sdegno tale definizione, considerandola un insulto.

Parlano in prima persona le ragazze e i ragazzi, i giornalisti corrispondenti di Bucarest a Roma, il vescovo greco-ortodosso e il suo clero, gli imprenditori a capo delle 27.000 aziende romene in Italia, i musicisti, gli operai, i lavoratori dell’agricoltura, le colf e le badanti. E’ un’umanita’ ricca di cultura, orgogliosa della sua identita’ e animata da una volonta’ di riscatto che si traduce nella richiesta di una sempre maggiore integrazione. La porzione piu’ consistente dell’immigrazione straniera in Italia e la piu’ numerosa componente di quella comunitaria (anche se troppo spesso trattata come se non lo fosse). Una critica feroce alla xenofobia e al razzismo di una certa Italia; un libro risentito, polemico, che non fa sconti a nessuno. Ma al tempo stesso rigorosamente documentato.

Libero

12.05.2010

Vinyls, Melis (Pd): “Governo obblighi Eni a risolvere problema”

“La decisione della Ramco di ritirarsi dalla trattativa apre uno scenario drammatico per i lavoratori, per l’economia del Nord Sardegna e per le sorti stessi della chimica nazionale” – dichiara in una nota il deputato PD, Guido Melis, ricordando le due interrogazioni parlamentari rivolte al governo nel recente passato .

“Non posso non ricordare che questa traumatica rottura è il frutto congiunto della pervicace sordità dell’Eni, che ha fatto di tutto (da ultimo demolendo la banchina e impedendo la cessione delle saline, Contivecchi e Ciro Marina, in Calabria) per scoraggiare gli acquirenti arabi, ma anche della debole e incerta iniziativa del governo nei lunghi mesi delle trattative”.

Secondo Melis, “vengono cosi al pettine una volta di più le false promesse di Berlusconi in campagna elettorale, che ad una ad una si stanno rivelando delle bufale: Euroallumina, Alcoa, Porto Torres, Sassari-Olbia, ecc. Non c’è una di queste assicurazioni che si sia rivelata veritiera. “

“Mi auguro” – conclude il deputato del PD – “che ora almeno il Governo obblighi l’Eni, sia pure in fase transitoria, a riavviare gli impianti di Porto Torres (che sono moderni e produttivi e che non devono essere rottamati), ricomponendo l’intera filiera produttiva in modo da poterla rimettere presto sul mercato con migliori e più efficaci prospettive di cessione. Ma bisogna fare in fretta. I lavoratori non possono stare eternamente sull’isola o nella torre.”

Rassegna.it

12.05.2010

PD NUORO: PARLAMENTARI SARDI, ESPULSIONE RIGURGITO STALINISMO

(AGI) – Cagliari, 12 mag. – “Come dirigenti del Partito democratico e come parlamentari apprendiamo con vivissima preoccupazione la notizia della espulsione dal nostro Partito del sindaco di Ollolai Efisio Arbau e di numerosi altri iscritti della provincia di Nuoro”. Lo affermano in una nota i parlamentari sardi del Pd Guido Melis, Caterina Pes, Giampiero Scanu e Antonello Soro che parlano di “rigurgito di stalinismo” sottolineando di “non conoscere le norme statutarie invocate dalla commissione provinciale di garanzia” e sottolineando “che la disciplina sanzionatoria nel nostro partito e’ ancora largamente indefinita”. Gli esponenti nazionali del Pd pensano “che la questione non possa essere risolta in questo modo” e affermano che “quando si impediscono scientemente – come si e’ fatto a Nuoro e altrove in Sardegna – le primarie, ignorandone la richiesta formalmente presentata a termini di statuto, ostacolandone l’organizzazione nei tempi e con le modalita’ che sono loro fisiologiche, se si impedisce agli iscritti di misurarsi nel Partito in base a quanto stabiliscono le nostre regole comuni, non ci si puo’ poi sorprendere delle conseguenze che possono derivarne”.
“Operare in tal modo – proseguono i quattro – in una situazione come quella sarda, dove il Pd e’ allo stato nascente, e’ certamente sbagliato. Espellere decine di dirigenti alla vigilia del voto, poi, e’ anche controproducente, perche’ pregiudica qualunque possibilita’ di future convergenze nel ballottaggio. Siamo seriamente preoccupati per quanto sta accadendo in Sardegna. Ci opponiamo fermamente a questa paralisi del confronto politico. Invitiamo tutti i democratici a ragionare nell’interesse comune del Partito. E gli organi dirigenti del Partito sardo a mobilitarsi perche’ la politica prevalga e le sanzioni vengano revocate”.
(AGI) Red/Cog 121827 MAG 10

03.05.2010

Quante emozioni

1º Maggio   Ore 9. Bella giornata oggi. Ci narrano di una grande adunata al porto di Porto Torres. Tutto procede per il meglio. Fra poco l’isola sarà invasa.   Ore 11-13. Sono tantissimi, tutti colorati, tutti contenti di partecipare a una giornata straordinaria. L’atmosfera è bellissima, iniziano gli Istentales e cantano con noi la loro e nostra «Isola ribelle». Alla fine applausi e lacrime, di dignità e di coraggio. Dall’Asinara un grido di libertà, un grido di lotta per l’occupazione e contro il precariato.   Ore 13.15. Canta il coro di Neoneli, gli Etnias, con la canzone «Terra soberana» a noi dedicata, i giovanissimi rappers portotorresi Volti Strani.   Ore 16. Comincia la ritirata. Tutto è andato per il meglio. Anche la Torre ha fatto il 1º Maggio, tantissima gente anche lì, emozione e commozione. Vi salutiamo, cari amici della Torre. Siete sempre con noi.   2 maggio   Ore 9-12. Altra grande giornata. Salpa da Porto Torres altra folla, trasportata dal mitico comandante Carannante e dai suoi pirati arancioni. Arrivano nell’isola Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, con Giommaria Bellu, sardissimo condirettore e la cronista parlamentare Maria Zegarelli. Nella compagnia c’è anche Renato Soru che dice di preferire l’isola dell’Asinara, schietta, popolare e genuina a mille Billionaire di Briatore.   Ore 12-16. Il tiranno Pietro e Gianmario illustrano la nostra vertenza di cui conoscono ogni particolare. Parla Vincenzo Tiana di Legambiente, indispensabile per la riuscita della manifestazione, e Francesco Barbato, impetuoso parlamentare dell’Italia dei Valori. Intervengono altri bravissimi relatori, come Concita e Guido Melis, parlamentare del Pd. I tenores di Bitti «Remundu ’e locu» tanto cari a Peter Gabriel, riempiono di voci potenti di Sardegna l’atrio del carcere. Tutto finisce in fretta, troppo in fretta, ma sono stati grandi giornate. Ha piovuto un po’, anche il cielo si è commosso per un manipolo di operai e per tanta gente che in questi due giorni ha partecipato a un grande evento su un’isola incantata. Vogliamo ringraziare i partecipanti e tutti coloro che si sono uniti a noi nell’organizzazione. Intanto guardiamo il calendario: mercoledì c’è l’incontro tra l’Eni e la Ramco, ci auguriamo che porti buone notizie, ne abbiamo bisogno. Un saluto ai lettori dai profughi dell’isola dell’Asinara.

La Nuova Sardegna

03.05.2010

Asinara, festa per il lavoro che non c è

ASINARA. Hanno una maglietta azzurra, c’è scritto “Ravenna c’è”. Sono sette colleghi della Vinyls romagnola, con loro anche due operai dello stabilimento di Porto Marghera. Stesse storie, stessa cassa integrazione che non basta neppure per pagare le bollette a fine mese. È per loro l’abbraccio più fraterno, nell’isola presa d’assalto il giorno della festa del lavoro. Ottocento persone sabato, poco più di un centinaio ieri. Dal deserto alla folla.  All’Asinara si celebra la festa del “lavoro non c’è”, che da mesi ha stravolto la vita di 130 operai e messo di fronte a un bivio l’esistenza di almeno 4mila famiglie. C’è un’azienda, la Vinyls, che viaggia verso il fallimento e trascina con sè nel baratro anche le due cooperative Eurocoop e Tecnicoop. C’è una multinazionale, la Ramco, che ha presentato la sua proposta per l’acquisizione dei tre stabilimenti Vinyls e dell’intero ciclo del cloro, e un’altra, l’Eni, che sembra vedere di buon occhio l’offerta. Mercoledì 5 Eni e Ramco si incontreranno: potrebbe essere quello il giorno decisivo.La storia è finita su giornali e tv di tutto il mondo dopo l’occupazione dell’isola dell’Asinara e della torre aragonese a Porto Torres da parte dei cassintegrati. Ma, tra gli 800 che il 1º Maggio varcano l’ingresso del carcere di Cala d’Oliva, forse non tutti la conoscono.  Il cortile della diramazione centrale si riempie come un uovo intorno a mezzogiorno, dopo lo sbarco dei visitatori dai 4 traghetti partiti da Porto Torres e Stintino. I cassintegrati sono lì ad aspettare, rimangono senza parole di fronte alla folla: «Siete grandiosi», dice Andrea Spanu. Tantissimi i cappellini gialli di Legambiente, poco rosso Cgil, che pure è il principale sindacato di riferimento per gli operai. Lo fa notare Pierfranco Delogu, segretario territoriale Filctem-Cgil: quando lo chiamano sul palco insieme a Giovanni Tavera della Uil dice che è curioso che «i sindacalisti vengano invitati sul palco il 1º Maggio». Una polemica neanche poco sottile che però muore lì, perchè, dicono i cassintegrati, «questa deve essere una giornata di festa». È festa è, con gli Istentales che cantano l’inno ufficiale «Isola ribelle» insieme agli operai con in braccio i loro bambini, mentre nel pubblico tutti applaudono, molti hanno le lacrime agli occhi e alcuni corrono ad acquistare il cd, nella bancarella apparecchiata dalla band barbaricina all’ingresso. «È una pausa che ci siamo concessi dopo due mesi di occupazione – dice Gianmario Sanna, cassintegrato di Siligo -. Ma sappiamo tutti perchè siamo qui: rivogliamo il nostro lavoro, ce lo riprenderemo». Tino Tellini e Pietro Marongiu ricordano l’appuntamento del 5, il tiranno si appella al governo, che ha il potere di regalare il lieto fine a questa lunga battaglia.  Lo sanno bene i colleghi Vinyls di Ravenna e Porto Marghera. Dice Michele Garofalo (Ravenna): «Noi viviamo la stessa identica situazione. Ma loro sono stati più bravi, perchè hanno messo in piedi una protesta così efficace da farci sperare che tutto si risolva». Se lo augura il sindaco di Porto Torres, Luciano Mura, che dal palco ribadisce che «industria e parco possono convivere. Dobbiamo renderci conto che in Sardegna il turismo da solo non basta». Annuiscono Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente, e Giampiero Samuri, presidente nazionale Federparchi: loro, che l’industria l’hanno sempre osteggiata, dicono che l’occupazione dell’Asinara può essere occasione di rilancio per il parco nazionale.  In mezzo al pubblico ci sono anche i consiglieri regionali Luigi Lotto (Pd) e Claudia Zuncheddu (Rossomori), in giro si vedono assessori e consiglieri comunali. A pranzo tutti a Cala d’Oliva, pietanze preparate dalla Pro Loco di Sorso. Ieri nuovi sbarchi: la redazione dell’Unità, Renato Soru, Guido Melis, la musica di Enzo Favata.  Oggi si riparte, dita incrociate e occhi puntati sul calendario.

La Nuova Sardegna

21.04.2010

Giustizia: Pd, aderiamo a manifestazione del 24 contro smantellamento

Roma, 21 apr. – (Adnkronos) – ”Diamo la nostra solidarieta’ ai lavoratori della giustizia e aderiamo manifestazione del 24 aprile per protestare contro la politica di un governo disinteressato all’efficace funzionamento della giustizia”. Lo dichiarano i deputati del Pd componenti della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti a nome di tutto il gruppo parlamentare della commissione Giustizia.

Cinzia Capano, Mario Cavallaro, Pasquale Ciriello, Paola Concia, Gianni Cuperlo, Gianni Farina, Guido melis, Anna Rossomando, Marilena Samperi, Lanfranco Tenaglia, Pietro Tidei, Jean Leonard Touadi, e Guglielmo Vaccaro aggiungono che ”senza un progetto organico e investimenti adeguati, le giuste aspirazioni dei cittadini ad una giustizia efficiente ed efficace andranno purtroppo deluse. Noi -concludono- continueremo a chiedere l’urgente calendarizzazione in parlamento del nostro disegno di legge per l’efficienza della giustizia che contiene anche la soluzioni ai problemi del personale giudiziario”.

Libero

17.04.2010

Il parco non può attendere

CAGLIARI. L’immagine è da cartolina: un panorama mozzafiato, che abbraccia Tuvumannu e Tuvixeddu. Da via Castelfidardo il presidente di Legambiente Vincenzo Tiana, il senatore Roberto Della Seta (già presidente nazionale di Legambiente), la deputata Amalia Schirru e il consigliere regionale Chicco Porcu (tutti e tre del Pd) hanno ribadito l’attenzione per la formazione del parco di Tuvixeddu-Tuvumannu. Secondo l’associazione ambientalista dovrebbe andare da via Is Mirrionis sino a via Sant’Avendrace, «in modo da comprendere anche Tuvumannu. Dopo l’approvazione dell’ordine del giorno unitario per la creazione di un grande parco regionale – ha informato Tiana – ora presenteremo un’ipotesi di planimetria alla Regione, chiedendo di non far costruire gli edifici previsti su Tuvumannu e di bloccare i lavori della strada del tunnel che dovrebbe poi passare per il canyon».  Si dovrebbe tenere la settimana prossima, invece, un incontro tra il presidente della Regione Ugo Cappellacci e alcuni parlamentari, sardi e non, che hanno sollecitato il governatore a un confronto sul futuro di Tuvixeddu-Tuvumannu. Lo ha annunciato ieri il senatore Della Seta che ha assunto questa iniziativa assieme ai parlamentari Amalia Schirru, Guido Melis e Francesco Sanna (tutti del Pd). «Cappellacci ha risposto l’altro ieri alla richiesta di incontro per sollecitare l’attuazione dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale sul futuro dell’area archeologica. Il governatore – ha spiegato il senatore – si è reso disponibile a un incontro a Roma».  L’importanza della nascita del parco Tuvixeddu-Tuvumannu è ormai acquisita anche a ivello internazionale data la presenza della necropoli punico romana più grande del Mediterraneo. «Noi – ha continuato Della Seta – chiederemo al presidente di bloccare i lavori della Coimpresa, ripresi dopo la sentenza del Tar Sardegna. Rispetto a luglio ascorso, l’ultima mia visita a Tuvixeddu, devo infatti constatare con rammarico che in via Is Maglias sono già stati costruiti due degli otto palazzi previsti. La mia impressione è che non ci sia più tempo. E credo che la questione non possa essere risolta solo per via giudiziaria. Noi chiederemo al governatore Cappellacci che intervenga per sospendere i lavori che si stanno facendo. Ma siamo consapevoli che bisognerà agire anche in termini finanziari per risarcire chi ha avuto le concessioni, indipendentemente dal fatto che queste siano giuste o sbagliate. Ed è per questo che pensiamo debba esserci uno sforzo sia della Regione che del ministero competente».  Su Tuvixeddu e Tuvumannu, ricorda Schirru, «nel 2000 venne firmato un accordo di programma tra Regione, Comune e Coimpresa per una lottizzazione integrata. Assieme ai colleghi sardi abbiamo fatto due interrogazioni, ma alla seconda (del febbraio del 2010) il ministro Sandro Bondi non ha risposto. Ora chiediamo di accelerare la proposa di perimetrazione del parco regionale e di sostenere l’aspetto finanziario per i risarcimenti. Anche il governo centrale di Roma deve fare la sua parte». Su questo aspetto, Chicco Porcu ha precisato che una parte dei fondi per l’acquisizione delle aree potrebbe essere inserita nel collegato alla Finanziaria regionale, in aula a maggio, o inserita nel testo che modifica la legge sull’edilizia di novembre.  Tiana ha poi ribadito che, «al contrario di quanto si afferma, l’area punica non riguarda solo Sant’Avendrace. In via Is Maglias i lavori della facoltà di Ingegneria sono stati autorizzati dalla Sovrintendenza con esclusione di un blocco di roccia con tombe puniche e di una cava romana. E proprio in quel punto oggi l’archeologo Stiglitz terrà una lezione sulla storia della presenza punica in Sardegna».

La Nuova Sardegna

10.04.2010

Editoria, nasce comitato nazionale per disciplinare rese

Roma, 20 APR (Il Velino) – Un comitato nazionale per disciplinare in modo certo e uniforme su tutto il territorio le rese della stampa invenduta dal distributore all’editore, cosi’ da evitare il rischio di truffe e contenziosi, e’ stato costituito a Roma, a seguito della riunione, a Palazzo Valentini, dei distributori di giornali di varie sedi e regioni italiane. Presenti all’incontro anche il presidente dell’associazione nazionale distributori Anadis, Paolo Cocozza, i parlamentari Giancarlo Lehner (Pdl), Guido Melis (Pd), Antonio Rugghia (Pd), e i senatori Angelo Maria Cicolani (Pdl), Mario Gasbarri (Pd), Vincenzo Vita (Pd) e il consigliere della provincia di Roma Ruggero Ruggeri (Pd).
Proprio quest’ultimo ha spiegato: “nel corso della riunione i distributori hanno denunciato un problema comune che ha costretto addirittura a chiudere alcune attivita’. Da tempo numerose agenzie del settore sono infatti costrette a sostenere un costoso contenzioso giudiziario con una societa’: Accademia Marketing e Comunicazioni srl, riconducibile all’architetto Gaetano Sapienza, editore fiorentino specializzatosi in pubblicazioni, che si autodefiniscono ‘per l’infanzia’. Si tratta di prodotti di cui, rimane regolarmente invenduto circa il 90 per cento.
Questo editore – aggiunge Ruggeri – nonostante i solleciti, i vigenti accordi sindacali e la prassi consolidata, omette sistematicamente di ritirare le rese delle proprie pubblicazioni invendute per poi pretendere dal distributore, a distanza di molto tempo, il pagamento dell’importo integrale, come se i prodotti fossero stati venduti”. Il presidente dell’Anadis Cocozza ha ricordato che “la cosa grave e’ che il Tribunale di Firenze ha emanato nei confronti dei vari distributori una serie di decreti ingiuntivi, munito di formula di provvisoria esecutorieta’. Tali decreti ingiuntivi – aggiunge – sono per di piu’ emessi in assenza della necessaria prova scritta e risultano particolarmente onerosi per i distributori, costretti a pagare somme, spesso per migliaia di euro, in via provvisoria, prima ancora che la causa venga decisa. Il comitato – conclude Cocozza – intende promuovere iniziative, anche sul piano normativo, al fine di evitare il ripetersi di simili episodi e fare in modo che la disciplina delle rese sia definita secondo criteri chiari e uniformi sul territorio nazionale, tenendo conto dei principi consolidati e rintracciabili nei protocolli solitamente applicati al settore”. (com/gas) 201330 APR 10 NNNN

30.03.2010

Caso Uva, Pd: su sua morte Governo dia risposte chiare

Roma, 30 MAR (Velino) – “La dinamica che ha portato alla morte di Giuseppe Uva, il 14 giugno del 2008, e’ con ogni evidenza incompatibile con le poche spiegazioni e con i molti silenzi venuti finora dalle autorita’. Il ministro della Giustizia e il ministro della Difesa vengano in Parlamento per dire senza reticenza come sono andate le cose”. A chiederlo, in una nota, sono i deputati del Pd Guido Melis e Jean Leonard Touadi’, membri della commissione Giustizia della Camera. “Vogliamo capire intanto come mai sia Uva che il suo amico, Biggiogero, sono stati trattenuti per un’ora e mezza senza aver commesso alcun reato particolarmente grave. Inoltre – prosegue la nota -, ci meravigliamo del fatto che le gravi lesioni sul corpo di Uva descritte dagli ultimi referti non sono state in alcun modo registrate nel rapporto o nei verbali dei Carabinieri. Sulla segnalazione dell’associazione ‘A Buon Diritto’, promossa da Luigi Manconi, abbiamo presentato oggi un’interrogazione dettagliata ai due ministri proprio per far luce su questo caso. Speriamo – concludono i due esponenti del Pd – di avere una risposta chiara dal Governo, anche se con quasi due anni di ritardo. Non e’ mai tardi per fare giustizia”. (com/gas) 301951 MAR 10 NNNN

28.03.2010

«Primarie d obbligo»

CAGLIARI. Il deputato del Pd Guido Melis e Giorgio Macciotta hanno scritto una lettera aperta al segretario regionale Silvio Lai sullo stato del partito democratico, «sul complicarsi della gestione interna». «Lo strumento delle primarie», scrivono Melis e Macciotta a Silvio Lai, «come elemento di apertura del partito e dei suoi gruppi dirigenti non solo non è valorizzato ma viene apertamente osteggiato: i casi di Nuoro (elezioni provinciali) e di Portotorres (elezioni comunali) indicano i guasti che da tale scelta possono derivare». In almeno tre consultazioni provinciali – scrivono Melis e Macciotta – le primarie potrebbero essere il modo per dare slancio in situazioni di difficoltà. Pensiamo al Sulcis, a Cagliari (le vicende extra politiche impongono se si decide la candidatura dell’uscente una sua legittimazione attraverso primarie); a Sassari dove per cancellare l’impressione che le modalità di deleggitimazione del presidente siano la conclusione di una congiura di palazzo, primarie partecipate sarebbero non solo formalmente dovute ma politicamente più opportune.

La Nuova Sardegna

28.03.2010

Prezzi delle bombole,  maximulta a Butangas e Liquigas

Dovranno pagare 22 milioni. Le associazioni dei consumatori sardi chiedono i  risarcimenti. L’inchiesta è partita dall’isola

SASSARI. Hanno ragione i sardi a lamentarsi del prezzo delle bombole di gas, tra i più cari d’Italia. È l’effetto del «cartello» tra Butangas, Liquigas ed Eni che mettendosi segretamente d’accordo hanno penalizzato gli acquirenti. La conferma è arrivata dall’A ntitrust che ha sanzionato pesantemente le prime due società con multe per un totale di 22 milioni di euro. Per l’Eni, che «pentita» ha cantato fornendo le prove dell’intesa, nessuna «condanna» a pagare.

Si chiude così l’istruttoria avviata dall’Autorità garante per la concorrenza due anni fa dopo le rimostranze dei consumatori sardi che pagano la bombola di gpl a peso d’oro rispetto ai prezzi nelle altre regioni. Nel dettaglio Butangas è stata multata per 4.888.121 euro e Liquigas per 17.142.188 euro per un’attività che è andata avanti per dieci anni, dal 1995 al 2005. L’Eni non ha pagato dazio in considerazione del suo comportamento collaborativo. Ma non si può dimenticare che la società del cane a sei zampe è partecipata dal ministero per l’Economia. Insomma, lo Stato non fa una bella figura in tutta la vicenda. Vicenda da cui rimangono invece fuori altre tre imprese imbottigliatrici di gpl operanti in Sardegna, finite anche loro nel mirino. Per Fiamma 2000, Sardagas e Ultragas Tirrena nel corso dell’indagine Antitrust non sono infatti emersi elementi che provassero la loro partecipazione a un’intesa per il mercato sardo.

Come funzionasse l’accordo tra società, in spregio alle norme sulla concorrenza e gravando sulle tasche di cittadini e imprese sarde, lo ha descritto l’Eni che lo ha denunciato nell’ottobre del 2008 all’Autorità ottenendo di essere ammessa al «trattamento favorevole di non imposizione della sanzione». Un resoconto dettagliato arrivato grazie alle informazioni fornite da un ex dipendente della società (non si sa se diventato ex proprio in seguito alla combine), al vertice del business del gpl.

Amministratori delegati e alti responsabili si incontravano periodicamente e con frequenza, lontano da occhi e orecchie indiscreti, e concordavano variazioni dei prezzi di listino nella stessa misura in seguito agli aggiornamenti delle quotazioni internazionali della materia prima. Ovviamente nessuna traccia scritta, ma l’Antristrust ricorda che «le variazione avvenivano per tutte le voci del listino (relative a ripartizioni territoriali e tipologie di prodotto) e questo sia per il listino del canale bombole che per quello del canale piccoli serbatoi». E i ritocchi alla fin fine venivano fatti anche indipendentemente dal costo della materia prima. Un po’ come avviene per la benzina: il prezzo del barile di petrolio scende ma alla pompa l’automobilista non se ne accorge.

La supermulta ha fatto esultare le associazioni dei consumatori. Federconsumatori Sardegna studia se sia possibile ottenere un risarcimento. Federcontribuenti chiede un intervento della magistratura penale. Esulta anche Gavino Sale, presidente dell’Irs, che aveva portato in piazza d’Italia a Sassari la protesta vendendo bombole a 18 euro. «Ora la nostra battaglia si sposta sulla Saras, che fornisce il gpl nell’isola facendolo pagare 100 euro in più a tonnellata rispetto a quanto avviene in Italia», annuncia il leader indipendentista.

Infine esprimono soddisfazione i deputati sardi del Pd, che, ricorda Guido Melis, avevano presentato per primi un’interrogazione sul «caro bombole» sulla base delle indicazioni di Tore Sanna, un ex tecnico del petrolchimico di Porto Torres e dirigente del partito sassarese.

Resta però una domanda: la scure dell’Antitrust avrà qualche effetto? Ancora ieri, a Sassari, una bombola portata a domicilio, costava 39 euro: il doppio del prezzo medio praticato nella penisola.

La Nuova Sardegna

24.03.2010

MANIFESTAZIONE PDL: DEPUTATI PD A MARONI, ENCOMIO A QUESTORE ROMA

(AGI) – Cagliari, 24 mar. – Sette deputati sardi del Pd propongono, in un’interrogazione al ministro dell’Interno, un encomio solenne per il questore di Roma “che ha avuto il coraggio di comunicare i dati veri e non asserviti alla necessita’ propagandistica degli organizzatori” in occasione della manifestazione del Pdl sabato scorso a Roma. “Secondo gli organizzatori i manifestanti erano un milione; il questore di Roma ha certificato che gli stessi in piazza San Giovanni non superavano i 150.000”, ricordano Paolo Fadda (primo firmatario), Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Guido Melis, Arturo Parisi, Caterina Pes e Amalia Schirru. “I capigruppo di Camera e Senato del Pdl, con dichiarazioni anche offensive e irriguardose nei confronti del questore e delle forze dell’ordine hanno confermato i dati forniti il giorno stesso della manifestazione dagli organizzatori. Il sindaco di Roma, in maniera salomonica ha ridotto la stima valutando le presenze in 500.000 persone. Lo stesso ministro dell’Interno ha poi confermato il dato della questura”.
Il questore di Roma, secondo i firmatari dell’interrogazione al ministro Roberto Maroni, merita un encomio solenne perche’ “quantunque offeso nella propria dignita’ umana e professionale, sta mostrando un altissimo rispetto nei confronti delle istituzioni, non alimentando la polemica”. I deputati chiedono inoltre al ministro se non ritenga necessario impartire alle questure direttive “su sistemi univoci” per rilevare le presenze durante le manifestazioni all’aperto.
I firmatari suggeriscono anche una preventiva comunicazione da parte delle questure agli organizzatori sia del sistema di rilevamento che della capienza massima delle piazze e degli spazi adiacenti e la pubblicare sul sito del ministero delle capienze delle principali piazze d’Italia solitamente utilizzate per manifestazioni pubbliche.(AGI) Red-Rob

19.03.2010

Il Pd ozierese è per l autonomia dell ospedale Segni

OZIERI. Era attesa ed è giunta, qualche giorno fa, la presa di posizione del Partito democratico sulla proposta di autonomia dell’ospedale e del distretto sanitario di Ozieri. Il pieno appoggio all’idea è emerso dal convegno «Sanità. Quale futuro?». La consonanza di vedute tra gli esponenti delle forze politiche è stato il filo conduttore del dibattito, dove non sono comunque mancate alcune critiche del Pd alla nascente riforma. Ma bisogna agire, hanno concluso i convenuti, e portare avanti l’idea di autonomia. La parola spetta ora a Sassari, dove questa sera la segretaria del Pd locale Rosa Serra e il sindaco Leonardo Ladu presenzieranno a un convegno del Pd sulla Sanità. «Crediamo sia un’idea realistica, concreta e responsabile – ha chiosato Rosa Serra -, perché è condivisa e deriva da un dibattito che ha coinvolto tutte le forze politiche del territorio, che hanno dimostrato grande maturità politica». Al convegno, davanti a un pubblico di esponenti del Pd e di altri partiti, di cittadini, medici, rappresentanti sindacali e di enti locali, l’impegno a portare avanti la proposta di autonomia della Sanità del territorio è stata fatta propria dal capogruppo nel consiglio regionale Mario Bruno e ha incassato il sì della presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici. Importanti gli interventi del segretario regionale Silvio Lai e del deputato Guido Melis. È stato un coro a più voci, con gli interventi di Nanni Terrosu e Antonio Doneddu del Pdl, Vanni Fadda dei Riformatori, Vittorio Budroni della Cisl e del sindaco di Anela Giovanni Flore. (b.m.)

La Nuova Sardegna

12.03.2010

La Cassazione: via i clandestini anche se hanno figli a scuola

UNA MATERIA CONTROVERSA. Verdetto innovativo sul caso di un irregolare albanese: ribaltata un’altra sentenza della corte
Per i giudici la tutela della legalità delle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori. I dubbi dell’Alto commissario dell’Onu

Marcia indietro della Cassazione in tema di immigrazione: gli stranieri irregolari, con figli minori che studiano in Italia, non potranno chiedere di restare nel nostro Paese adducendo la motivazione che la loro espulsione provocherebbe un trauma «sentimentale» e un calo nel rendimento scolastico dei figli. È il nuovo orientamento della Suprema corte che – smentendo una sua recente sentenza – ha deciso di far prevalere la garanzia della tutela alla legalità delle frontiere rispetto a quella del diritto allo studio dei minori.
LA SENTENZA. Con la sentenza n.5856, la prima sezione civile della Cassazione ha respinto il ricorso di un clandestino albanese, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori residente a Busto Arsizio (Varese), che voleva l’autorizzazione a restare in Italia in nome del diritto del «sano sviluppo psicofisico» dei suoi bambini che sarebbe stato danneggiato dall’allontanamento del loro papà. I supremi giudici hanno risposto che ai clandestini è consentita la permanenza in Italia per un tempo determinato solo in nome di «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d’emergenza».
Con questa pronuncia, i giudici hanno capovolto la precedente decisione che aveva autorizzato un papà clandestino a restare, definendola come «riduttiva in quanto orientata alla sola salvaguardia delle esigenze del minore, omettendone l’inquadramento sistematico nel complessivo impianto normativo» della legge sull’immigrazione.
LE REAZIONI. La decisione non è piaciuta all’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, la sudafricana Navi Pillay. Al termine della sua visita di due giorni in Italia, ha sottolineato che la sentenza desta «una grande e seria preoccupazione». «Esiste una giurisprudenza sui diritti dell’infanzia e la protezione dell’infanzia», ha spiegato Pillay, «nell’incontro con il ministro degli Esteri, Frattini, quest’ultimo mi ha dato la garanzia dell’impegno dell’Italia sulla difesa dei diritti dell’infanzia. Seguiremo la questione».
Ma non sono mancate altre reazioni. «La sentenza non dovrebbe rappresentare un pericolo», ha dichiarato Oliviero Forti, responsabile dell’Immigrazione della Caritas osservando che la Cassazione «verifica caso per caso». Per il portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, si tratta invece di una «sentenza inumana e indegna di un Paese civile». Il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, plaude invece alla Suprema Corte: «L’infanzia non può essere strumentalizzata e non si può fare carta straccia della legalità con la scusa dell’istruzione ai minori». «La sentenza condanna i bambini con i genitori», dicono invece i deputati del Pd Jean-Leonard Touadi e Guido Melis, mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, con delega alle politiche familiari, sottolinea che va visto «caso per caso».
Per il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini la sentenza della Cassazione è «giusta». Ma aggiunge: «Il nostro sistema d’istruzione ha sempre incluso e mai escluso e le colpe dei genitori non possono ricadere sui figli ma allo stesso modo non si può giustificare chi strumentalizza i bambini per sanare situazioni di illegalità».

Brescia Oggi

07.03.2010

Nelle celle è tornata la luce

6 Marzo 2010   Ore 6.30. Non sappiamo, a 56 anni, da dove tolga questa energia Pietro Marongiu. È andato a dormire come tutti noi alle 3, dopo poche ore si è svegliato e di fronte al mare ha invocato Manitou (divinità degli indiani d’America), a squarciagola. Siamo stati costretti ad alzarci dai tavolacci delle nostre celle di Cala d’Oliva.   Ore 7.30. Il rito propiziatorio di Pietro le prime volte ci appariva incomprensibile, ora riusciamo a decifrare il suo linguaggio primordiale. Non vorremmo essere nei panni dei dirigenti Eni e del Governo a cui sono indirizzati i suoi strali.   Ore 8.30. Adunata nell’atrio del carcere. Ricordiamo la lezione di scienze forestali di Venanzio Cadoni, Pietro Piga e Alessandro Colombino (Corpo forestale). Hanno torchiato Gianmario, prossimo all’esame di porto d’armi, pretendendo da lui i nomi in latino di piante e animali sconosciuti.   Ore 9.30. Il nostro ministro degli Esteri, noto Viveur, si sveglia con la vestaglia di raso granata e chiede alla servitù un caffè americano. A voi lettori lasciamo le risposte irripetibili dei cassintegrati dell’isola.  Ore 10. Arrivano da Cala Reale i nostri colleghi con i viveri. Ci vengono a visitare insieme all’onorevole Guido Melis che, siamo certi, continuerà a interessarsi di noi.  Ore 10.30. Approda anche il direttore del nostro stabilimento con una sgargiante giacca a vento rosso fuoco: il padovano Federico Bordin. Ad accompagnarlo il capo impianto del Pvc Peppino Mundula. Rappresentano la fusione tra la cultura sarda e la migliore tradizione padana.  Ore 11. Come d’incanto ci appaiono dei veterani della torre aragonese, per la prima volta nell’isola: l’indomito Pinuccio Bongiorno col suo capellino d’ordinanza nero, Pier Franco Serra, giovane ma esperto navigatore, in forza alla chimica. Rivediamo la nostra vedetta Gavino Mura, e il dinamico Gianni Nieddu.  Ore 11.30. Altri arrivi: ecco l’analista Salvatore Mureddu, dal Vcm il tenace Diego Falzoi, e il leggendario Ignazio Ruggiu.  Ore 12. Tutti i nuovi arrivati vogliono andare a visitare l’abitazione, in riva a Cala d’Oliva, da dove Borsellino e Falcone istruirono per 4 lunghi mesi il maxi processo. L’idea è di apporre nell’uscio una targa in onore dei 2 grandi servitori dello Stato. Ne faremo richiesta all’amministrazione e all’Ente parco.  Ore 13.30. Federico Bordin si rivolge a noi confidando in un nostro ritorno al lavoro e in un imminente riavvio delle nostre produzioni. E’ chiaramente un augurio.  Ore 15. Discussione sulla nostra vertenza. Anche oggi il pensiero unanime è che il Governo sinora sia stato totalmente assente. Lamentiano la poca determinazione del sindacato chimici nazionale e la totale sudditanza nei confronti dell’Eni. Rammaricandoci, un sindacalista nazionale è portotorrese d’adozione.   Ore 16. Ritorno all’imbarco dei visitatori.   Ore 17. Cala il vento. Cerchiamo di comunicare con i nostri cari, è tornata la corrente elettrica. Un saluto a tutti i lettori.

La Nuova Sardegna

06.03.2010

L’isola dei cassintegrati. IL DIARIO

Sono più di 4 mila gli utenti che su Facebook sostengono la lotta dei dipendenti Vinyls, giunti al nono giorno di presidio sull’ex isola-carcere. Intanto i lavoratori continuano a raccontare, nel loro diario, come trascorrono le giornate di protesta pacifica

ASINARA. Terzo giorno di black out all’Asinara e disagi non indifferenti per gli operai della Vinyls e dell’Eurocoop giunti al nono giorno sull’Isola dei cassintegrati. Ma c’è grande soddisfazione perché ormai i riflettori sono accesi in permanenza sulla vertenza del petrolchimico. Come dimostrano le 4 mila adesioni al gruppo creato su Facebook in sostegno alla lotta degli operai. Ecco il diario dall’Asinara.

Ore 9.30.
Pietro Marongiu, a Cala Reale per accogliere una delegazione di lavoratori dell’Electa che da mesi hanno perso il loro posto di lavoro ma lottano con tanta determinazione. Sono sei ragazze (Luisa, Cinzia, Giovanna, Giuseppina, Giusy, Roberta) ed un ragazzo (Giuseppe), accompagnati dai sindacalisti.

Ore 10.30.
La comitiva è simpaticissima, le ragazze vogliono subito andare a visitare la casa in cui Borsellino e Falcone istruirono il maxiprocesso.

Ore 11. Le guardie forestali ci invitano a vedere a liberazione di un gheppio da loro salvato e curato poi in seguito a Bonassai. È stato ferito da una poiana. L’uccello esce dalla scatola come un razzo. È sicuramente spaventato. Immaginiamo la sua gioia nel ritrovare le sue amate scogliere e i suoi volteggi nell’a ria. Dopo un po’ lo perdiamo di vista.

Ore 12. Le ragazze del call center dell’Electa ci parlano della loro situazione e di come sono state prese in giro dagli imprenditori. Perchè le istituzioni non controllano a dovere?

Ore 14.30. Ci dicono di un atteggiamento infastidito di automobilisti al seguito di un piccolo corteo improvvisato dai sulcitani dell’Alcoa a Porto Torres, e dalla nostra lotta per la sopravvivenza del Petrolchimico. Facciamo notare a costoro che senza la nostra realtà industriale, in assenza di alternative certe, Porto Torres diventerebbe un posto di pescatori. Il problema è che non sappiamo più neanche pescare.

Ore 15.30. Ci comunicano l’arrivo domani (oggi per chi legge – ndr) del presidente della commissione Asinara del Comune di Porto Torres e del deputato Guido Melis, uno dei pochi parlamentari a seguirci con attenzione. A quest’ultimo chiederemo anche di rintracciare la lettera di cassa integrazione degli oltre 200 lavoratori e lavoratrici del call center Electa, dispersa nei meandri oscuri di qualche ministero.

Ore 16.30. Partenza delle nostre carissime amiche e amici. Siamo di nuovo soli nell’isola. Gradiremmo una visita, una menzione, un segno di vita da parte dei sindacalisti nazionali.

Ore 17.30.
Inizia a fare buio, dobbiamo «dettare» il diario con mezzi di fortuna. Iniziamo ad accendere le steariche, nelle celle di Cala d’Oliva cala la penombra. Un saluto a tutti i lettori.

La Nuova Sardegna

06.03.2010

Pd, fronte comune a Roma e in Consiglio

Interrogazione di sette parlamentari a quattro ministri e interpellanza di otto consiglieri al presidente della Regione e a tre assessori

I deputati e i consiglieri regionali del Pd fanno fronte comune contro il progetto del parco eolico nel golfo di Cagliari e chiedono spiegazioni ai ministri interessati e al presidente della Giunta e agli assessori regionali.
In una interrogazione ai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Ambiente e della tutela del territorio, dello Sviluppo economico e del Turismo i parlamentari del Pd Giulio Calvisi, Caterina Pes, Paolo Fadda, Siro Marroccu, Guido Melis, Arturo Parisi e Amalia Schirru hanno scritto di ritenere che il procedimento per l’autorizzazione degli impianti off-shore sia «illegittimo perché non sono mai state coinvolte le autorità preposte alla tutela paesaggistica come la Soprintendenze ed Uffici Tutela del Paesaggio».
I parlamentari del Partito democratico sottolineano che «i contenuti dei progetti, tra i quali quello della società Trevi Energy di Cesena che prevede l’installazione di ben 33 pale alte 90 metri in prossimità della costa cagliaritana, non sono ancora noti e neppure gli enti locali, chiamati a dare il parere, sono stati messi nella condizione di poterli esaminare con la dovuta attenzione. Grave è inoltre il rischio ambientale per la prateria di posidonia del fondale che provocherebbe il previsto cavo marino di 10 chilometri»
SARDEGNA SATURA «Ad oggi i parchi eolici installati in Sardegna», dicono gli interroganti, «e quelli già autorizzati coprono le possibilità di effettivo utilizzo della rete elettrica sarda e qualsiasi ulteriore impianto è da ritenersi superfluo».
I deputati del Pd Aggiungono che «il procedimento di autorizzazione degli impianti off-shore, è stato recentemente modificato e, in caso di dissenso di una amministrazione locale, la competenza a decidere non è più attribuita alle Regioni. A seguito di tale modifica, la disposizione di cui all’articolo 12 nel testo vigente è risultata palesemente incostituzionale e, pertanto, ogni autorizzazione che dovesse essere rilasciata può considerarsi illegittima».
I parlamentari ritengono anche che «i tempi stabiliti per l’esame e la valutazione dei progetti da parte degli enti locali coinvolti siano insufficienti» e chiedono al Governo una ripartizione territoriale della produzione elettrica con quote regionali per evitare pericolose «concentrazioni».
I CONSIGLIERI REGIONALI Anche consiglieri regionali del Pd Chicco Porcu, Giampaolo Diana, Marco Espa, Cesare Moriconi, Marco Meloni, Gavino Manca, Francesco Sabatini e Antonio Solinas, ripropongono quanto espresso dai colleghi deputati eprendono precisa e ferma posizione contro il progetto dei parchi eolici lungo le coste sarde. Chiedono, in un’interpellanza al Presidente della Regione, agli assessori dell’Industria, della Difesa dell’ambiente, della Pubblica istruzione, del Turismo, Artigianato e commercio, delle iniziative da intraprendere per contrastare i procedimenti illegittimi autorizzativi di impianti off-shore in Sardegna. I consiglieri del Pd rimarcano ancora che «il Consiglio regionale della Sardegna ha recentemente approvato la legge regionale 23 ottobre 2009, n° 4, che all’articolo 13, vieta nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia la realizzazione di linee elettriche diverse da quelle strettamente necessarie e funzionali agli insediamenti urbanistico-edilizi. E ancora «Sono stati approvati recentemente due ordini del giorno in materia di impianti eolici off-shore che impegnano la Regione ad opporsi formalmente, in sede di autotutela, al rilascio delle concessioni demaniali».
I consiglieri del Pd chiedono perciò alla Giunta regionale di rivendicare le proprie competenze violate dal Governo e fare pressioni per ottenere una delega per quanto riguarda i parchi eolici off-shore nell’isola.

L’Unione Sarda

05.03.2010

Disagi per le raccomandate, interrogazione al ministero

SASSARI. L’ufficio unico per la consegna delle raccomandate di Predda Niedda diventa un caso nazionale. Il deputato del Partito Democratico, Guido Melis, nei giorni scorsi ha presentato una interrogazione a risposta scritta al ministro delle Comunicazioni, Claudio Scajola. «L’ufficio si trova nell’estrema periferia della città – si legge nell’interrogazione – e sta creando enormi disagi ai cittadini, obbligati a raggiungere il nuovo ufficio con mezzi propri (data anche la difficoltà dei collegamenti con i mezzi pubblici), in orari disagevoli, in locali inadatti a sostare in lunghe file».  Guido Melis spiega che il disagio è particolarmente acuto per coloro che – come a esempio gli anziani – non possono guidare e non hanno la possibilità di accedere al servizio. «A questo si aggiunga che l’informazione sul servizio è carente – continua Melis -. Per esempio si deposita nelle caselle postali degli utenti un avviso nel quale l’ufficio viene dato per aperto il sabato mattina, mentre ciò non corrisponde a verità».  Di questi gravi disagi e delle proteste dei cittadini, oltre che la Nuova con diversi articoli, si è occupato il sindaco con una lettera al direttore di Poste Italiane.  «Nella lettera – spiega Melis nell’interrogazione – si denuncia il disservizio e si chiedono urgenti provvedimenti che vi pongano immediatamente fine. Chiediamo se il ministro non ritenga di intervenire tempestivamente presso Poste Italiane per sollecitare il ritorno alle precedenti modalità di espletamento del servizio, favorendo così le legittime richieste della cittadinanza e mettendo fine a un serio disagio che colpisce le categorie più deboli dell’utenza».

La Nuova Sardegna

27.02.2010

Carceri, appalti agli indagati del G8

Interrogazione dei deputati del Pd sui lavori nei penitenziari di Cagliari, Tempio e Sassari

«Dopo la risposta del Governo abbiamo la certezza che alcune imprese della cosiddetta cricca della Ferratella hanno avuto anche l’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione dei nuovi istituti di pena in Sardegna».
La denuncia è della capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, e del deputato Guido Melis che hanno rivolto un’interpellanza urgente al ministro della Giustizia.
«Gli appalti sono stati affidati alla ditta Anemone per il carcere di Sassari, alla Giafi per quello di Tempio Pausania e alla Opere pubbliche per il penitenziario di Cagliari. Si tratta di società al centro dell’inchiesta del G8 della Maddalena che hanno ottenuto questi appalti attraverso gare informali, in cui si è derogato alle procedure ordinarie con decreto del ministro della Giustizia del 2 ottobre 2003 che ha dichiarato l’urgenza e la segretezza, senza darne motivazione effettiva». Poiché i lavori sono iniziati nel dicembre del 2005 e non si sa ancora quando saranno ultimati (il Governo su questo punto è stato reticente, sostiene Donatella Ferranti) «non si capisce a cosa sia servita realmente la dichiarazione d’urgenza». È certo però che a tutt’oggi «Anemone ha incassato 26 milioni di euro (il 35% dell’importo totale dell’appalto di Sassari), la Giafi 31 milioni di euro (che è il 52% dell’importo totale dell’appalto di Tempio Pausania), le Opere pubbliche 39 milioni di euro (che è il 52% dell’importo totale di Cagliari), senza contare poi tutte le opere date in sub-appalto». Secondo i deputati del Pd è l’ennesima dimostrazione che «con la straordinarietà e l’urgenza si è sicuramente operato in una zona grigia, in deroga alle ordinarie procedure per le gare d’appalto, ma non si sono raggiunti risultati concreti. Chiediamo ai ministri Alfano e Matteoli di procedere con la massima trasparenza ed efficacia per il completamento di queste opere e, relativamente al piano straordinario per le carceri, recentemente varato, si adoperino procedure che, seppur semplificate, siano in grado di garantire trasparenza, economicità, buona amministrazione del denaro pubblico e finalmente risultati concreti».

L’Unione Sarda

26.02.2010

«Carceri sarde, le mani della cricca»

LA MADDALENA. «Dopo la risposta del governo, abbiamo la certezza che alcune imprese della cosiddetta cricca della Ferratella hanno avuto l’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione dei nuovi istituti di pena in Sardegna». Lo denunciano la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, e il deputato sassarese Guido Melis commentando la replica del ministero della Giustizia all’interpellanza urgente presentata sul tema dal gruppo dopo la pubblicazione di un servizio sulla «Nuova Sardegna». Si parla, riferiscono gli esponenti dell’opposizione, della «Anemone per il carcere di Sassari, della Giafi per Tempio e della Opere Pubbliche per Cagliari.

La Nuova Sardegna

24.02.2010

ITALIA-ROMANIA:COOPERAZIONE PARLAMENTI,PRESTO CONVEGNO ROMA

ANSA) – BUCAREST, 24 FEB – Entro estate al Parlamento italiano sara’ organizzato un convegno sulla presenza imprenditoriale italiana in Romania e quella romena in Italia. Lo ha annunciato oggi all’ANSA il deputato Guido Melis (Pd), al termine di una visita di due giorni in Romania, dove ha incontrato colleghi romeni e imprenditori italiani. Salutando la creazione del Gruppo di amicizia con la Romania nel Parlamento italiano, di cui e’ presidente, l’on. Melis ha ricordato che al momento in Italia si contano circa 25.000 imprese romene. ”Mentre in Romania sono presenti anche le grandi imprese italiane, insieme alle piccole e medie, le aziende romene in Italia sono prevalentemente di piccola dimensione”, ha detto. In Romania sono registrate ora circa 28.000 imprese italiane. Un altro progetto riguarda la collaborazione culturale, che contempla la pubblicazione di un libro per i bambini romeni e italiani, per far meglio conoscere le realta’ dei due Paesi. La cooperazione va sviluppata in tutti i campi, da cultura ed economia ai romeni in Italia e italiani in Romania, hanno sottolineato da parte loro il senatore Sorin Bota, il presidente del Gruppo di amicizia parlamentare con l’Italia del Parlamento romeno, e il deputato della minoranza italiana, Mircea Grosaru, dopo aver incontrato ieri il collega italiano, insieme agli altri deputati e senatori romeni del Gruppo. (ANSA).

23.02.2010

Collaborazione parlamentare – il deputato Guido Melis, in visita a Bucarest 23.02.2010

Il presidente del Gruppo di amicizia con la Romania del Parlamento italiano, l’on Guido Melis, ha visitato in questi giorni la Romania, per incontrare autorità e imprenditori italiani. L’agenda ha incluso naturalmente un incontro con i colleghi deputati e senatori del Gruppo di amicizia con l’Italia del Parlamento di Bucarest. Le prospettive dei rapporti sono ottime, ha detto l’on. Melis, in un’intervista a Radio Romania Internazionale. La cooperazione bilaterale con l’Italia sarà sviluppata in tutti i campi, hanno sottolineato da parte loro il senatore Marius Sorin Bota, il presidente del Gruppo parlamentare di amicizia con l’Italia e il deputato della minoranza italiana di Romania Mircea Grosaru, membro del Gruppo.

Radio Romania International – Audio

20.02.2010

In parlamento i tempi lunghi del nuovo carcere

Sassari. Ordine del giorno sui lavori

A ccelerare i lavori per la costruzione del nuovo carcere di Sassari. È l’impegno preso dalla Camera dei deputati, che ieri ha accolto un ordine del giorno presentato dal parlamentare del Partito democratico, Guido Melis. Nell’ordine del giorno si chiede al Governo «di garantire poteri straordinari al Commissario per l’attuazione del piano delle carceri», in modo che ci possa essere, «lo spostamento immediato del carcere di Sassari in una struttura più idonea».
Impossibile venire a sapere quando il nuovo carcere in costruzione a Bancali potrà essere pronto per il trasferimento dei detenuti: tutto l’iter è coperto dal segreto di Stato.
I lavori, iniziati nell’autunno 2007 e affidati a un’associazione di imprese con la Anemone capofila, si sarebbero dovuti concludere il 19 marzo, fra un mese. Ma l’andamento decisamente a rilento delle opere dovrebbe far slittare la consegna al 2011, nella più rosea delle previsioni. L’area su cui sta sorgendo il nuovo carcere di Sassari si sviluppa su una superficie di circa 133mila metri quadrati, nella borgata di Bancali, in prossimità della strada che collega Sassari con l’Argentiera.
La struttura, secondo il progetto, risulterà composta in due blocchi. Il primo agglomerato accoglierà le strutture di detenzione vere e proprie: la sezione circondariale (duecentocinquanta posti in tutto), la divisione di alta sicurezza (cento posti), il blocco detenzione femminile (quindici posti), il reparto infermeria, la chiesa, la sala polivalente, la palestra, la cucina, l’insieme dei laboratori e dei magazzini, la sezione dei prigionieri sotto protezione (cinquanta posti).
Il secondo blocco del carcere, accoglierà invece tutte le attività di supporto alla detenzione, dal controllo di accesso, alla caserma per gli agenti (ottanta posti), l’autorimessa, le centrali tecnologiche, la portineria, gli uffici della direzione, l’edificio che ospita i detenuti in semilibertà (quindici posti), sei alloggi di servizio. Il primo lotto dei lavori era stato finanziato con quaranta milioni di euro, ma per il completamento sono necessari altri trentun milioni di cui non si conosce la disponibilità.

L’Unione Sarda

20.02.2010

Dal governo sì al trasferimento

SASSARI. Spostamento immediato del carcere di San Sebastiano in una struttura idonea: ieri mattina il governo ha accolto un ordine del giorno presentato dal deputato sassarese del Partito Democratico Guido Melis. «Continuare a far vivere i detenuti a San Sebastiano, quattro per cella in pochi metri quadrati, è intollerabile – spiega il parlamentare -. L’ho già visitato tre volte da quando sono deputato, è una situazione drammatica. Non bastano l’abnegazione del personale di custodia (sotto organico) e la competenza della direttrice per superare le evidenti carenze strutturali. Il nuovo carcere a Bancali, dove si sta costruendo la nuova sede (con ritardi e con un appalto secretato attribuito alla nota impresa Anemone spa, coinvolta anche nell’inchiesta sul G8), è previsto per il 2011, ma potrebbe ancora slittare. Speriamo che l’ordine del giorno valga ad accelerare la situazione o almeno a individuare qualche provvedimento, sia pure temporaneo, per alleviare le attuali condizioni di vita all’interno del carcere».  Una situazione, quella del carcere, più volte posta all’attenzione dell’opinione pubblica. Nei giorni scorsi anche i sindacati della polizia penitenziaria avevano chiesto a gran voce soluzioni al drammatico e cronico sovraffollamento nelle celle e alla mancanza di organico che costringe a turni massacranti gli agenti in servizio.

La Nuova Sardegna

20.02.2010

Sondaggio-choc: il 47% dei giovani italiani odia i romeni
Sergio Bagnoli

L’istituto demoscopico Swg di Trieste ha reso noti con crudeltà i dati di un’approfondita indagine statistica compiuta su un campione di duemila giovani italiani, rappresentativi dei loro coetanei con entrambi i genitori originari della penisola. Il 47% per cento degli intervistati afferma di odiare i rom ed i romeni, confondendo spesso gli uni con gli altri. No ai matrimoni misti ed alle amicizie con giovani originari della nazione danubiana, asserisce categorico quasi un giovane italiano su due. Il rifiuto ad intessere relazioni sociali con i romeni è trasversale e riguarda sia giovani di destra che loro coetanei di sinistra che persone politicamente completamente agnostiche. Un po’ meglio, ma in fondo non di tanto, va agli albanesi; decisamente più accettati i magrebini, i cinesi ed i neri. I più desiderati comunque rimangono i sudamericani, respinti solamente dal 7% degli intervistati. Ciò, nonostante l’esistenza nelle nostre realtà urbane di parecchie bande di “ latinos” composte da giovani, quasi sempre minorenni, ecuadoriani, domenicani e peruviani figli di quelle badanti e colf tanto ricercate che, completamente sradicati dalla loro realtà sociale d’origine ed assolutamente estranei al tessuto sociale italiano, non di rado, in preda gli effetti dell’alcol e delle droghe, rapinano, stuprano ed ammazzano come nel caso di Via Padova a Milano. I romeni, invece, stando almeno a sentire il Ministro degli Interni di Roma, il leghista Roberto Maroni dovrebbero essere la nazionalità meglio integrata in Italia. Perché allora questo accanimento, che inizia già sui banchi scolastici, contro i nuovi cittadini comunitari emigrati in Italia in cerca di lavoro? “ Perché i politici, anche e troppo spesso di sinistra, cercano attraverso l’uso della stampa, una stampa che in Italia è particolarmente servile verso chi detiene ad ogni livello il potere, amano diffondere quotidianamente lo stereotipo del romeno stupratore, assassino e dalla romena arpia, rapinatrice, sfascia- famiglie e prostituta” ci dicono gli esponenti delle Associazioni della diaspora del paese neo- comunitario. Ieri il quotidiano nazionale vicino al mondo ambientalista, e cioè Terra, ha rivelato come l’odio che parecchi esponenti politici del centro- sinistra da loro intervistati nutrono verso questa nazionalità fa il paio con l’avversione leghista anti- rom ed anti- extracomunitari. Se da una parte, infatti, vi è l’onorevole Guido Melis del Partito Democratico che combatte, anche attraverso iniziative parlamentari, la romenofobia diffusa, i cittadini di Bucarest non hanno ancora dimenticato ciò che l’allora segretario del partito di Melis, e contemporaneamente Sindaco di Roma, Walter Veltroni disse alla televisore, primo canale romeno e primo canale italiano, all’indomani del feroce omicidio della signora Reggiani a Tor di Quinto. “ Sino a che la Romania non è entrata nell’Unione europea, Roma era una delle città più sicure al mondo”, chiosò il “ democratico” Veltroni, insinuando nella mente degli italiani il tarlo che i romeni siano all’origine di tutti i nostri mali in termini di sicurezza. Se poi oggi quasi un giovane su due è razzista e li odia è solo perché ha raccolto i frutti avvelenati di tante, troppe dichiarazioni di quel tenore.

Cento Movimenti

18.02.2010

Il Pd contro la salva-Cualbu

CAGLIARI. Otto parlamentari sardi del centrosinistra capeggiati da Guido Melis (Pd) chiedono al ministro dei beni culturali Sandro Bondi se è vero o no che sia in vista un provvedimento del governo destinato a togliere la competenza sui nullaosta paesaggistici alle sovrintendenze per restituirla alle regioni e ai comuni.  Un provvedimento – ipotizzano i deputati – costruito ad hoc per rimettere in pista il progetto del gruppo Cualbu su Tuvixeddu, bloccato dal Consiglio di Stato che ha dato ragione all’ex responsabile dell’ufficio sardo Fausto Martino sulla nullità delle autorizzazioni concesse dal comune di Cagliari nell’agosto 2008.  L’interpellanza – firmata anche dai parlamentari Schirru, Soro, Pes, Calvisi, Fadda, Marrocu e Parisi, tutti del Pd – fa riferimento alle «voci insistenti provenienti da ambienti ministeriali per le quali sarebbe allo studio un’ulteriore proroga del regime transitorio definito dal citato articolo 159 del Codice Urbani sebbene la scadenza del 31 dicembre 2009 sia superata da tempo proprio con lo scopo di restituire al comune di Cagliari il potere di rilasciare autorizzazioni paesaggistiche e, con esso, la possibilità di reiterare le autorizzazioni annullate dal Soprintendente della Sardegna».  I parlamentari chiedono di conoscere «quali azioni intenda porre in essere il ministro per i beni e le attività culturali per smentire immediatamente tali voci incontrollate, che gettano discredito sull’istituzione rappresentata e alimentano sospetti in ordine ad un provvedimento di portata nazionale che sarebbe emesso per favorire l’edificazione dell’area di Tuvixeddu, iniziativa giudicata devastante dall’intero mondo della cultura».  La norma salva-Cualbu doveva far parte del decreto ‘Milleproroghe’ approvato la scorsa settimana dalla Camera e destinato ora all’esame del Senato, la cui approvazione è scontata. Contenuta in due emendamenti, la disposizione è stata cassata in commissione per ragioni imprecisate. Comunque è scomparsa dal testo finale, quello andato al voto. Ora si parla di un ritorno all’idea della proroga in un’altra forma e l’iniziativa dei parlamentari è tesa proprio a sollecitare un chiarimento da parte del ministro. Anche perchè dal primo gennaio ad oggi le sovrintendenze hanno ricevuto numerose richieste di nullaosta paesaggistico e si sono organizzate per farvi fronte. Un ritorno della competenza alle regioni provocherebbe una situazione di caos negli uffici.  Il comune di Cagliari, su delega della Regione – è scritto nell’interpellanza – aveva concesso alla Nuova Iniziative Coimpresa di realizzare sulla collina punica 28 unità immobiliari per un volume di 14.630 metri cubi, autorizzazione successivamente annullata dall’allora soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Sardegna, ma poi ritenuta legittima nella sentenza, pronunciata su ricorso della Nuova Iniziative Coimpresa, del Tar di Cagliari in data 8 febbraio 2008, sentenza nella quale si bocciavano i provvedimenti sospensivi dei lavori emanati dalla Regione sarda. Regione sarda – va avanti il documento – che interveniva ancora, con un analogo provvedimento del 4 settembre 2008, per scongiurare il pericolo del venir meno dei connotati primari e qualificanti il patrimonio storico e archeologico di Tuvixeddu e con proprio provvedimento d’urgenza imponeva il blocco dei lavori. Da qui il contenzioso giudiziario, che appare ancora lontano dal capolinea. (m.l)

La Nuova Sardegna

18.02.2010

Montecitorio. Interrogazione dei deputati sardi del Pd al ministro dei Beni culturali: «Colle da tutelare»

«Le autorizzazioni paesaggistiche restino nella gestione della Sovrintendenza»

Tuvixeddu di nuovo in Parlamento. Otto deputati del Pd, primo firmatario Guido Melis, hanno presentato al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi un’interrogazione per chiedergli di smentire le voci su una possibile proroga del regime transitorio sulle autorizzazioni paesaggistiche, scaduto nel dicembre scorso. Secondo gli interroganti, la proroga restituirebbe al Comune la competenza sulle autorizzazioni per i progetti edilizi di Coimpresa sul colle di Tuvixeddu. Mentre, ricordano i firmatari del documento (oltre a Melis, Amalia Schirru, Antonello Soro, Caterina Pes, Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marrocu e Arturo Parisi) dal 1 gennaio scorso le autorizzazioni devono essere rilasciate dalla regioni in base a un parere vincolante delle soprintendenze per i Beni architettonici e paesaggistici. Le voci insistenti “provenienti da ambienti ministeriali”, scrivono i deputati, sull’eventuale proroga del vecchio regime «gettano discredito sull’istituzione e alimentano sospetti su un provvedimento di portata nazionale che sarebbe emesso per favorire l’edificazione dell’area di Tuvixeddu, iniziativa giudicata devastante dall’intero mondo della cultura». Al ministro gli esponenti dell’opposizione chiedono anche quali iniziative intenda assumere «per garantire definitivamente la piena tutela dei valori culturali e paesaggistici posti a rischio nel caso di Tuvixeddu». Dopo vari passaggi alla giustizia amministrativa, quasi tutti a favore di Coimpresa, qualche settimana fa il Consiglio di Stato ha ritenuto legittimo il primo decreto di annullamento dell’autorizzazione comunale firmato dalla Soprintendenza.

Il Sardegna

12.02.2010

Rimuovere gli ostacoli e favorire il riconoscimento dei titoli conseguiti nei paesi dell’Est. Lo chiede al ministro Fazio e Gelmini l’On Melis

Visto che in italia operano un cospicuo numero di medici romeni mostrando competenza professionale indiscutibilmente comparabile con quella dei loro colleghi provenienti dalle università italiane perché non rimuovere gli ostacoli al pieno riconoscimento dei titoli conseguiti nei paesi dell’Est?

A chiederlo è l’On Guido Melis (PD) –laureto in giurisprudenza; Professore ordinario di Storia delle Istituzioni politiche- attraverso una interpellanza parlamentare al Ministero della Salute ed a quello dell’Università. In realtà l’On Melis riporta all’attenzione dei ministeri competenti sulla vicenda di alcuni cittadini italiani che nel 1989, si legge nell’interrogazione,  frequentano con profitto l’accademia europea di Torreberretti Pavia e successivamente si recano presso l’università statale Jagiellonski di Cracovia, facoltà di stomatologia, per sostenere gli esami finali su un programma identico a quello delle università italiane vedendosi poi negare la validità di tali esami ai fini dell’esercizio della professione in Italia. Alcuni di loro, spiega l’On Melis, nel 2006-2007 hanno ottenuto, sulla base della frequentazione in Polonia, l’iscrizione all’università Carol Davila di Bucarest (facoltà di odontoiatria) e sostenuti gli esami integrativi, ottengono il secondo diploma di laurea in odontoiatria presso quella università. Nonostante questo, evidenza il deputato del PD, si sono visti ulteriormente negato il diritto di esercitare la professione in Italia nonostante le autorità accademiche polacche e romene abbiano attestato con dichiarazioni scritte che i programmi di studi stomatologici eseguiti dai suddetti laureati sono perfettamente rispettosi di quelli impartiti nelle università italiane. Peraltro, nota l’On Melis, in alcuni casi risulterebbe invece il riconoscimento di alcuni titoli di laurea di odontoiatria e rispettiva abilitazione rilasciati da altre università straniere su identici programmi.

Ricordando le disposizioni in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali stabilite dalla direttiva europea n. 2005/36/CE del 7 settembre 2005 del Parlamento europeo, il parlamentare chiede ai ministeri competenti “quali siano le ragioni che hanno sinora indotto a negare il riconoscimento dei diplomi di laurea e di abilitazione conseguiti nelle università citate ed in genere in quelle dei Paesi comunitari dell’Est europeo e se non si ritenga opportuno, vista la vigente normativa europea, rimuovere gli ostacoli al pieno riconoscimento dei titoli conseguiti in questi Paesi”.

Il dentale

12.02.2010

Romania: denuncia del deputato Guido Melis (PD) “i sindaci leghisti hanno iniziato una vera e propria persecuzione contro i romeni”.
Due amministrazioni leghiste negano le sedi ad associazioni romene.

Una nota del deputato Guido Melis (PD), presidente del Gruppo Interparlamentare di Amicizia Italia-Romania, denuncia che “in poco tempo due strutture associazionistiche romene sono state colpite dal pugno duro della Lega Nord”. Secondo quanto riportato da Melis, il 4 febbraio scorso, il sindaco leghista di Pontevico (BS) “ha chiuso con una ordinanza il circolo privato dell’associazione culturale romena Garden dopo che un’ispezione delle forze dell’ordine con identificazione di tutti i presenti, ha riscontrato che era in atto “un intrattenimento danzante con musica”.
Secondo Melis “le motivazioni dell’ordinanza sono veramente da considerarsi aberranti, oltreché futili” come “lavello sporco senza installazione di salviettine e sapone mono uso”. Per il deputato è evidente che alcune di queste contestazioni possono essere facilmente respinte “tenuto conto dell’ora dell’ispezione e del fatto che da alcune ore 300 persone sostavano nel locale consumando bevande e utilizzando i servizi igienici. Ed è ancora più evidente la fatica che ha dovuto fare il Sindaco per trovare il capello nell’uovo, quando in realtà la sua mira è palesemente tutt’altra”.
“Negli stessi giorni, – prosegue la nota – nel comune di San Giorgio in Bosco (Padova) il sindaco Renato Roberto Miatello, appartenente alla Lega Nord, ha revocato il provvedimento col quale il suo predecessore Leopoldo Marcolongo del Pd aveva concesso l’uso temporaneo per una partita settimanale del campo sportivo comunale all’Associazione Alleanza Romena, cui si riferisce una squadretta dilettantistica iscritta al campionato amatori”. Gravi e “aberranti” le motivazioni date dal Sindaco: “non capisco perché devo dare il campo dei miei concittadini a una squadra tutta di romeni. Non capisco perché fanno una squadra di sole persone che vengono dalla Romania e ogni volta che giocano piantano la bandiera del loro Paese. Sono loro che non vogliono integrarsi, ma noi non ci facciamo mettere i piedi in testa da questa gente qua. Lo sponsor della loro squadra è l’ex sindaco del Pd”. Il deputato Melis informa anche che,  insieme ai colleghi, Jean-Leonard Touadi e Paolo Corsini, ha presentato un’interrogazione con la quale “speriamo di ricevere una risposta civile”.
(Red.)

ImmigrazioneOggi

12.02.2010

Romania. Viaggio lungo il Danubio nella Nuova Europa

Roma (TidPress) – La storia scorre lungo il fiume. E porta con sé un’alternanza di popoli, tradizioni e ricchezze culturali e naturali. Il Danubio romeno sta vivendo una nuova giovinezza e, quando nel 2011 l’Unione Europea istituirà la Regione Danubiana, tornerà a pieno titolo ad appartenere al cuore pulsante dell’Europa.

Nell’incontro “Bun venit – Benvenuto. Viaggio nella Romania occidentale e lungo il corso del Danubio, tra storia, natura e cultura dell’accoglienza ”, svoltosi l’11 febbraio a Roma presso l’Accademia di Romania si è parlato delle nuove prospettive politiche, economiche, nei trasporti e nel turismo della regione centrale danubiana, divisa prima dalla Guerra Fredda, poi dalle vicende belliche dei Balcani.

Quest’area turisticamente poco conosciuta ha grandi potenzialità di sviluppo. “La navigazione di questo tratto del Danubio offre solo un assaggio delle scoperte sorprendenti che si possono fare esplorando da vicino i siti archeologici, le grotte, i villaggi multietnici, la flora e la fauna”, ha sottolineato Paolo Gianfelici nel suo intervento. Un mondo racchiuso in parte nel Parco Naturale delle Porte di Ferro. “Un mondo che è anche un’ideale porta d’ingresso in una Romania intima e accogliente, che si offre come punto di partenza per un’esperienza di turismo caratterizzato da un coinvolgimento emotivo del visitatore”, ha aggiunto Elvira D’Ippoliti. L’idea di considerare il viaggio come un’esperienza interiore fatta di arricchimento misto a stupore, è alla base di una teorizzazione di un turismo slow. Dove slow che non significa stare fermi in un unico luogo o muoversi con lentezza, ma concedersi di vivere appieno l’esperienza turistica assimilandola nel profondo di sé.

L’Onorevole Franco Narducci, vice Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha parlato durante l’incontro di “un turismo che non può prescindere dalla sensibilità dei cittadini e dalla cultura dell’accoglienza che contraddistingue i nostri due Paesi. Il turismo contribuisce in maniera essenziale alla crescita, all’occupazione e alle nuove tecnologie di comunicazione e d’informazione e come tale è uno dei settori con maggiore potenzialità di sviluppo se si affrontano in maniera opportuna le questioni relative alla formazione e alle competenze professionali degli operatori, settori in cui l’Italia potrebbe avviare un’ottima collaborazione con la Romania grazie alla grande tradizione turistica del nostro Paese”.

I cittadini di questo territorio danubiano sono i primi strumenti di sviluppo del loro ambiente di vita per renderne partecipi i cittadini del mondo. Un auspicio che si allinea a un modello di ospitalità semplice ma efficace che è già messo in atto soprattutto negli agriturismi romeni.

Il lavoro di informazione e di documentazione sulla Romania di TidPress – Terre d’Europa è stato particolarmente apprezzato dall’Ambasciatore romeno in Italia Razvan Rusu, il quale ha anche assicurato l’impegno di Bucarest all’interno dell’asse della cooperazione europea, sull’onda dell’incontro del Consiglio Europeo del giugno 2009 e della recente Conferenza di Ulm che hanno invitato la Commissione a elaborare entro il 2011 una strategia dell’UE per la regione danubiana.

Ha presieduto l’incontro il direttore dell’Accademia di Romania Mihai Barbulescu, salutando l’iniziativa di TidPress Terre d’Europa come elemento costruttivo e trainante di un’idea di turismo destinata a diventare un reale punto di contatto tra i paesi catturati dal fascino di un grande fiume europeo.

All’incontro era presente l’On. Guido Melis, presidente dell’associazione parlamentare “Amici della Romania” che ha parlato di quest’ area danubiana come di un crogiolo di identità che confrontandosi e mescolandosi possono esaltare un grande patrimonio naturale e artistico.
La direttrice dell’Ente Nazionale della Romania in Italia, Ligia Hofnar, ha illustrato le attrattive turistiche del suo Paese in un’ottica di scoperta paesaggistica ed architettonica.

Tid Press

11.02.2010

«Dalla torre non cadranno gli operai»

PORTO TORRES. Da metà gennaio a tanti quesiti ha cercato di avere risposte, fra gli altri, un gruppo di deputati sardi del Pd: Guido Melis, Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marrocu, Arturo Parisi, Caterina Pes, Antonello Soro. Ma sinora non hanno avuto successo. La loro interrogazione, per quanto urgente e firmata dallo stesso capogruppo nella commissione attività produttive, Ludovico Vico, pugliese di estrazione sindacale, non ha avuto seguito. «Con tecniche dilatorie il dibattito è stato evitato o rinviato», dicono. I firmatari volevano che la maggioranza di governo spiegasse le ragioni dell’omertà nei confronti della chimica. Eppure, il ministro per lo Sviluppo economico si è guardato dal fornire i chiarimenti.  Nell’elencare le tappe della lunga vicenda, il commissariamento e il fatto che la Vinyls è «parte integrante della filiera del cloro», i parlamentari ricordano come «gli impianti dovessero ripartire il 15 dicembre, dietro il presupposto che la società avrebbe intanto ottenuto fidejussioni». Dall’autunno, invece, la sorte dei 137 dipendenti diretti e di altre migliaia collegati è appesa a un filo. «Il Governo in primis avrebbe dovuto esercitare una moral suasion sulle banche – sostengono i deputati – Ma nessuno ha chiesto il rispetto degli impegni. Mentre l’Eni, fornitore unico della materia necessaria alla produzione Vinyls, nella delicatissima fase ha concorso al perdurare delle difficoltà: prima col fissare prezzi iniqui e in seguito rifiutando ogni forma di garanzia che non comportasse l’evidentemente impossibile finanziamento».  Nel frattempo la Regione, tramite Sfirs, ha concesso fidejussioni sino a 20 milioni. Ma, dato che lo stanziamento è soggetto al parere della Commissione europea e che i tempi di valutazione si sono dilatati, la situazione è precipitata nonostante la mobilitazione sindacale e le lotte degli operai asserragliati nella torre aragonese.  Da tutto ciò Guido Melis argomenta una conclusione: «I chimici sardi sono qualificatissimi, la loro professionalità è indiscussa, il settore rimane strategico. Meraviglia allora la latitanza delle banche. Così come la posizione di governo ed Eni. Insomma, è come un cane che si morde la coda: come si può tornare all’ordinario senza crediti? Siamo di fronte per l’ennesima volta ai soliti castelli di parole sul rilancio dell’economia e sulla promozione delle nostre aziende, quando di fatto si smantella pezzo dopo pezzo l’industria chimica».  «Per non parlare della Sardegna, regione che dopo le elezioni è stata abbandonata – prosegue in ultima analisi Melis – E non ci vengano a dire, come fa oggi qualcuno per spiegare i ritardi sull’interrogazione, che prima si devono risolvere i nodi Alcoa. Questo è il gioco delle tre carte: alluminio e chimica hanno pari dignità, non possono venire messi sullo stesso piano perché i maggiori stabilimenti si trovano nell’isola. Nessuno scambio: non saranno gli operai Vinyls a venire buttati giù dalla torre». (pgp)

La Nuova Sardegna

09.02.2010

SARDEGNA TUVIXEDDU – Guido Melis: «Ora serve un atto di tutela pubblica»

CAGLIARI. «A questo punto penso sia necessario procedere a un atto di tutela pubblica di Tuvixeddu: farù in tal senso un’interrogazione al ministro competente», afferma il parlamentare del Pd Guido Melis commentando la sentenza del Consiglio di Stato e quella che proscioglie la Giunta guidata da Renato Soru dall’accusa di irregolarità avanzate dalla Coimpresa. Soddisfatto per l’ultima sentenza anche Fausto Martino, il soprintendente ai Beni architettonici, che nell’agosto del 2008 annullù le due autorizzazioni paesaggistiche date dal Comune alla Coimpresa, poi ripristinate dal Tar e successivamente cassate per incompletezza dal Consiglio di Stato. «Ora io non sono piì a Cagliari, ma una valutazione di merito sulla lottizzazione la sovrintendenza l’ha già fatta ed è negativa. E le future richieste di autorizzazione paesaggistica andranno viste all’interno di questo quadro». La Regione da parte sua, spiega l’assessore regionale Lucia Baire (Cultura), «ha attivato un tavolo di lavoro regionale con tutti gli assessorati competenti e le sovrintendenze locali». Come preocederete ora? «Premesso che partiamo dalla tutela e conservazione del bene pubblico della necropoli di Tuvixeddu, cercheremo una soluzione che rispetti tutti i diritti delle parti in campo ». Per il sindaco di Cagliari Emilio Floris «la morale è che oggi non abbiamo ancora un parco. Come Municipio siamo disposti a discutere: avevamo ipotizzato che la strada fosse sotterranea e non passasse per il canyon e di non edificare nel catino». Per Vincenzo Tiana, responsabile regionale di Legambiente, invece «la sentenza del Consiglio di Stato renderà molto piì problematico, per il Comune, avere le concessioni. Per questo non ci sembra corretto che la Coimpresa metta in vendita anche case per le quali non ha ancora le autorizzazioni paesaggistiche».

La Nuova Sardegna 09/02/2010

08.02.2010

Veleni tra le tombe di Tuvixeddu

Intercettati politici e imprenditori, continua l’inchiesta su Santoni

CAGLIARI. Nuove sentenze, politica e veleni su Tuvixeddu. I fantasmi della necropoli del colle forse avranno qualche difficoltà a capire i nostri tempi. L’ultimo risultato di una saga politico ambientale vede, da un lato, l’ennesimo pronunciamento della magistratura (amministraiva in questo caso) che annulla due autorizzazioni paesaggistiche per la lottizzazione targata Coimpresa; e, dall’altro, la comparsa di una serie di intercettazioni telefoniche che, seppure non di rilevanza penale, sono significative in termini di costume politico.
L’antefatto. L’odissea dei fantasmi inizia da lontano e riguarda il modo di tutelare e valorizzare la necropoli punico-romana più ampia del Mediterraneo, che si trova a Tuvixeddu. L’oggetto del contendere è la lottizzazione integrata della Coimpresa che si sta realizzando nel colle. E la cui storia parte da un accordo di programma, firmato nel 2000 dalla Regione, dal Comune e dall’impresa interessata. Questa intesa prevedeva sia un parco di 23 ettari (per la zona archeologica), che una edificazione di 400 appartamenti in un’altra parte del colle, a lato di via Is Maglias, e ai piedi di Tuvumannu. Ma dagli anni Novanta ambientalisti e intellettuali (tra cui Giovanni Lilliu) avevano chiesto la tutela integrale di Tuvixeddu perché «valore unitario paesaggistico e memoria storica».
Il contenzioso. Nel 2004 c’è stato il Codice Urbani che, tra le altre cose, ha precisato il valore culturale del paesaggio («non commercializzabile») e nel 2007 l’intervento della giunta di Renato Soru, che ha bloccato l’intervento della Coimpresa. Poi esposti e contro esposti hanno portato la questione nelle aule dei tribunali. I vincoli imposti da Soru sono stati cassati e i lavori della Coimpresa ripresi.
L’ultima sentenza. In questo quadro, nell’agosto del 2008, Fausto Martino (l’allora responsabile della sovrintendenza per i beni architettonici) ha annullato le due autorizzazioni paesaggistiche date dal Comune alla Coimpresa per altrettante licenze edilizie. Alcuni mesi dopo il Tar, a cui aveva fatto ricorso la società di costruzioni, ha depennato la decisione di Martino, mentre il Consiglio di Stato (la cui motivazione è stata resa pubblica tre giorni fa) ha ripristinato l’atto del soprintendente.
Il nuovo quadro. La sentenza, disconoscendo come fondante l’autorizzazione paesaggistica del 1999, impone che per ogni concessione edilizia si abbia l’autorizzazione paesaggistica: non come un atto automatico, ma con una istruttoria che passa per il Ppr regionale.
Le intercettazioni. In ultimo sono comparse una serie di intercettazioni telefoniche legate all’inchiesta penale conclusasi recentemente con la richiesta di archiviazione delle accuse alla giunta regionale guidata da Renato Soru, mosse dalla Coimpresa e la continuazione delle indagini per l’ex soprindentente Vincenzo Santoni. In questo materiale, che non ha rilevanza penale ma di costume politico, vi sono diverse telefonate, comprese quelle tra l’imprenditore Gualtiero Cualbu (a cui fa capo Coimpresa) e il consigliere regionale Paolo Maninchedda, e di Cualbu con Giulio Steri, controparte del costruttore in un processo davanti al Tar. Tutte conversazioni legate alle vertenze della Coimpresa.
I commenti. Sull’argomento il parlamentare del Pd Guido Melis è netto: «Comportamenti inammissibili, quelli di Steri e di Maninchedda. Per motivi diversi avrebbero dovuto mantenere un distacco decisamente diverso». Renato Soru preferisce non parlare e annuncia un suo intervento in consiglio regionale. Mentre il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, liquida come «crastulate, o petegolezzi, che lasciano il tempo che trovano» i commenti negativi da parte di Cualbu.

La Nuova Sardegna

03.02.2010

«Celle affollate e pochi agenti»

SASSARI. «Nei bracci promiscui i reparti sono saturi. Nelle celle a posto singolo ci sono almeno tre letti a castello e chi dorme in quello più alto si trova a 40 centimetri dalla volta: il sovraffollamento determina una condizione di precarietà, con esalazioni malsane che provengono dagli ambienti in cui vivono i detenuti e creano una situazione di disagio anche per il poliziotto in servizio».  L’ultima denuncia in ordine di tempo del Sappe (il Sindacato autonomo polizia penitenziaria) evidenzia l’emergenza nel carcere di San Sebastiano. Non si tratta di una novità, ma la riproposizione dei soliti problemi conferma che è davvero difficile, se non impossibile, modificare una realtà che deriva anche dalla vetustà dell’istituto di via Roma, ormai non più in grado di assolvere alle funzioni nel rispetto delle esigenze dei detenuti e del personale che vive nel carcere.  Il Sappe ha segnalato al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e al Provveditorato regionale, che il reparto maschile della casa circondariale San Sebastiano «è attualmente privo di un adeguato riferimento gestionale in quanto il vice commissario titolare è stato distaccato e non ancora sostituito. Le funzioni – afferma il segretario generale del Sappe Donato Capece – vengono esercitate da un ispettore superiore che, sino a poco tempo fa, comandava una motovedetta della sezione navale e quindi non indossa neanche la stessa uniforme del personale che dirige».  La richiesta di intervenire per migliorare le condizioni del vecchio carcere riporta d’attualità la necessità di avere a disposizione il nuovo penitenziario in fase di realizzazione a Bancali. Ma i lavori – che procedono con una certa lentezza – potrebbero richiedere ancora due anni di tempo. Il deputato del Pd Guido Melis, componente della commissione Giustizia della Camera, proprio di recente ha chiesto al Governo di accelerare i tempi per la costruzione del nuovo carcere di Bancali e chiudere San Sebastiano.  Il parlamentare – che dall’inizio della legislatura ha visitato per tre volte la casa circondariale di via Roma – ha sottolineato «che la situazione mi sembra ogni volta peggiorata, e questo nonostante gli sforzi eroici della direttrice e della polizia penitenziaria (per altro sotto organico: 168 contro la necessità di 212); la struttura è fatiscente e le celle prive dei più elementari standard di abitabilità». Di fronte alle risposte evasive del Governo circa il completamento dei lavori nel nuovo carcere di Bancali, il deputato del Pd ha affermato che «si dovrà tenere in funzione San Sebastiano ben oltre il 2010, data prevista per la sua chiusura». Proprio sulla questione carceri, i deputati del Partito democratico hanno annunciato una serie di iniziative in commissione Giustizia e in aula.  Attualmente nel cantiere del nuovo carcere, a Bancali, 30 lavoratori sono stati collocati in cassa integrazione per tre mesi ed è previsto che, nella seconda fase di lavori, possano dare la disponibilità a svolgere mansioni diverse da quelle attuali per poter essere reinseriti. Il nuovo carcere, che alla fine costerà circa 71milioni di euro, potrà ospitare 250 detenuti comuni, 100 in regime di massima sicurezza, 15 in semilibertà, 50 protetti e 15 donne. – Gianni Bazzoni

La Nuova Sardegna

29.01.2010

Paesi piccoli senza futuro, rilanciare l agricoltura

SILIGO. «Il futuro (meno ingiusto del presente)», questo il tema dell’incontro dibattito che si è svolto domenica davanti a una folta cornice di pubblico nel centro di Aggregazione sociale di Piazza Maria Carta. Organizzata dal locale circolo del Partito democratico, la manifestazione politica è stata coordinata dal segretario Giorgio Bianco, che ha spiegato come il convegno abbia preso spunto da un articolo apparso sulla rivista silighese “Biddanoa”. Nel pezzo, lo studioso Fabrizio Manca ha tracciato un’analisi sulle prospettive future dei comuni del Meilogu e dell’interno dell’isola, a partire dai dati pubblici relativi allo spopolamento.  Un problema che interessa l’intera provincia italiana. Il Meilogu e il Goceano appaiono tra le zone più colpite, come logica conseguenza del fenomeno della disoccupazione e della mancanza di servizi essenziali nei piccoli centri dell’isola. La parola è quindi passata a Fabrizio Manca che ha spiegato che un paese è “a rischio insediativo” quando presenta contemporaneamente una bassa densità demografica, un basso tasso di occupazione, un alto indice di vecchiaia e dei pubblici esercizi e servizi carenti rispetto ai bisogni dei residenti.  All’interno di questa fascia rientrano 271 comuni della Sardegna su 377, circa il 70 per cento del totale, di cui nel 2016 un centinaio sono destinati a diventare “ghost towns”: città a rischio di estinzione. Un dato impressionante e allarmante. Questa classifica vede Siligo agli ultimi posti con un tasso di natalità pari al 4,1 per cento e un tasso di celibato altrettanto negativo.  Dopo la presentazione dei dati oggettivi scaturiti dall’analisi, compito dei politici invitati è stato quello cercare di dare risposte al problema. A cominciare dal deputato Guido Melis che ha indicato come soluzioni immediate quelle di un turismo compatibile con la tradizione agroalimentare delle zone interne, che tenga conto delle peculiarità dell’identità regionale. Parere condiviso dal consigliere regionale Luigi Lotto che ha indicato nell’agricoltura una risorsa fondamentale da potenziare fortemente nelle zone interne. Agricoltura che abbia l’ambizione di salvaguardare il territorio e di offrire servizi al turismo.  A chiudere gli interventi dei politici è stato un’amministratore ed esponente dell’Anci Sardegna, il sindaco di Banari Giampiero Cordedda. «Solo unendo le forze tra noi e con le altre realtà della società possiamo sperare di combattere e di vincere questa battaglia difficile – ha spiegato il primo cittadino – lamentando che alcuni comuni rischiano di non poter più offrire ai residenti servizi essenziali a causa dei tagli alle risorse da parte dello Stato e della Regione».  Al termine degli interventi dei politici è toccato alla società civile esprimersi. Varie e articolate le proposte dell’ex dirigente scolastico Gavino Cabras, del parroco don Luca Collu, dell’architetto Frank Pittui e dell’ex assessore comunale Giampaolo Ledda. Tutti hanno concordato sulla necessità immediata di utilizzare al meglio le ricchezze ambientali e le risorse del territorio cercando di fare gruppo.  «Uniti si vince, da soli si scompare», questa sarà per tutti la scommessa dei prossimi anni. – Antonio Carboni

La Nuova Sardegna

14.01.2010

Sardegna, Melis: “La chiusura della Vinyls, risultato mancati impegni Scaiola”

“Nonostante l’accordo del 12 novembre scorso tra il Ministero dello Sviluppo Economico, la Vinyls e l’Eni, gli impianti di Porto Torres continuano ad essere fermi “ – denuncia in una nota il deputato PD Guido Melis – “ed i 137 dipendenti Vinyls sono costretti ad occupare la Torre aragonese di Porto Torres per far valere le proprie legittime ragioni. Sto parlando di operai qualificatissimi, la cui professionalità specifica è indiscussa e che non possono essere impiegati in altri settori di attività. E si tratta di una produzione strategica per l’intero compatto chimico nazionale, ovvero quella dei cloro derivati, un settore nel quale per lungo tempo siamo stati all’avanguardia”.
“Meraviglia la latitanza degli istituti bancari” – prosegue il deputato PD –  “che hanno ritenuto non finanziabile la posizione di un’azienda chiave che si trova solo provvisoriamente in stato di amministrazione straordinaria. È come un cane che si morde la coda: vorrei sapere come si può tornare ad una situazione di ordinarietà senza finanziamenti. Ed è sconcertante che il Governo, dopo infinite dichiarazioni sulla importanza strategica di questa industria, non sia in grado neppure di influenzare l’Eni per quanto riguarda i prezzi della materia prima necessaria alla produzione. Siamo di fronte per l’ennesima volta ai soliti castelli di parole sul rilancio dell’economia nazionale, sulla promozione delle nostre aziende, quando di fatto si sta smantellando pezzo dopo pezzo tutta l’industria chimica. Per non parlare della Sardegna, una regione che, dopo le elezioni regionali, è stata letteralmente abbandonata, nel più totale disinteresse del Governo e della maggioranza.”
“Su questi problemi, insieme ai miei colleghi sardi del PD, ho presentato un’interrogazione al Ministro delle Attività Produttive. Anche di questo discuterò domani mattina, venerdì 15 gennaio, nell’incontro che avrò con i lavoratori della Vinyls. Vista la drammaticità della  situazione, mi auguro che il Ministro risponda alla nostra interrogazione celermente ed in modo più convincente e sincero di quanto fin’ora non abbia fatto, “ – conclude Melis.

14.01.2010

VINYLS: COMMISSIONE INDUSTRIA DA LAVORATORI SU TORRE P.TORRES

(AGI) – Sassari, 14 gen. – Alle 15.30 la commissione Industria del Consiglio regionale andra’ in missione alla torre aragonese di Porto Torres (Sassari), occupata da una settimana a turno dai 140 operai della Vinyls in cassa integrazione a rotazione.
Ai commissari, i manifestanti chiederanno chiarimenti sulla fideiussione garantita dalla Regione, tramite la Sfirs, il 24 dicembre scorso e sostegno alla vertenza presso il governo.
Domani, intanto, saranno alla torre i deputati Guido Melis (Pd) e Mauro Pili (Pdl), gli unici due deputati eletti in Sardegna che avevano risposto nei giorni scorsi alla richiesta di sostegno dei manifestanti. Mentre proseguono le trattative di vendita da parte dei commissari straordinari, che reggono l’azienda in amministrazione straordinaria, i lavoratori non escludono nei prossimi giorni un inasprimento delle iniziative di lotta. (AGI) Cli/Rob/Cog 141339 GEN 10

13.01.2010

Lavoro, Pd: Rimuovere nuove disposizioni su romeni e bulgari

Roma, 13 GEN (Velino) – “Rimuovere immediatamente le nuove disposizioni sui cittadini romeni e bulgari”. Lo chiedono con una interrogazione al ministro dell’Interno i deputati del Pd, Guido Melis e Jean Leonard Touadi’, i quali spiegano che “la Circolare n. 7881 del 3 dicembre 2009 del ministero dell’Interno ha prorogato il regime vincolistico sull’accesso al mondo del lavoro per i cittadini romeni e bulgari anche per l’anno 2010. In pratica – aggiungono – significa che i cittadini di queste due importanti comunita’ europee non possono accedere liberamente a tutte le occupazioni ma solo ad alcune, restando per molte altre l’obbligo di una specifica autorizzazione. Questa disposizione, in contrasto con quanto si fa in altri Paesi (per esempio in Spagna), e’ in palese contraddizione con le promesse del nostro governo e con gli interessi dell’economia italiana a integrare pienamente questi lavoratori, combattendo le forma di lavoro nero che derivano dall’attuale regime. Non solo – continuano i due deputati – ma e’ un provvedimento assolutamente inutile perche’ non c’e’ alcun vincolo di numeri e nessuna verifica delle competenze professionali. Piu’ che altro serve a creare un ulteriore intoppo burocratico al sistema delle assunzioni per le imprese e per i lavoratori. Per non parlare – concludono Melis e Touadi’ – dei costi che gravano sugli uffici e dei ritardi che ne conseguono”. (com/gas) 131854 GEN 10 NNNN

LAVORO: PD, INUTILE E DANNOSA CIRCOLARE MARONI SU ROMENI

ANSA) – ROMA, 13 GEN – ‘Rimuovere immediatamente le nuove disposizioni sui cittadini romeni e bulgari’. Lo chiedono con una interrogazione al ministro dell’Interno i deputati del PD, Guido Melis e Jean Leonard Touadi’.
‘La Circolare n. 7881 del 3 dicembre 2009 del Ministero dell’Interno ha prorogato il regime vincolistico sull’accesso al mondo del lavoro per i cittadini romeni e bulgari anche per l’anno 2010. In pratica – spiegano – significa che i cittadini di queste due importanti comunita’ europee non possono accedere liberamente a tutte le occupazioni ma solo ad alcune, restando per molte altre l’obbligo di una specifica autorizzazione.
Questa disposizione, in contrasto con quanto si fa in altri Paesi (per esempio in Spagna), e’ in palese contraddizione con le promesse del nostro governo e con gli interessi dell’economia italiana a integrare pienamente questi lavoratori, combattendo le forma di lavoro nero che derivano dall’attuale regime. Non solo – continuano i due deputati – ma e’ un provvedimento assolutamente inutile perche’ non c’e’ alcun vincolo di numeri e nessuna verifica delle competenze professionali. Piu’ che altro serve a creare un ulteriore intoppo burocratico al sistema delle assunzioni per le imprese e per i lavoratori. Per non parlare -concludono Melis e Touadi’ – dei costi che gravano sugli uffici e dei ritardi che ne conseguono’.(ANSA).

SPA 13-GEN-10 19:11 NNNN

IMMIGRATI. PD: DANNOSA CIRCOLARE MARONI SU ROMENI E BULGARI

(DIRE) Roma, 13 gen. – “Rimuovere immediatamente le nuove disposizioni sui cittadini romeni e bulgari”. Lo chiedono con una interrogazione al ministro dell’Interno i deputati del Pd, Guido Melis e Jean Leonard Touadi’ i quali spiegano che “la Circolare n. 7881 del 3 dicembre 2009 del ministero dell’Interno ha prorogato il regime vincolistico sull’accesso al mondo del lavoro per i cittadini romeni e bulgari anche per l’anno 2010″. Gli esponenti democratici spiegano che “in pratica significa che i cittadini di queste due importanti comunita’ europee non possono accedere liberamente a tutte le occupazioni ma solo ad alcune, restando per molte altre l’obbligo di una specifica autorizzazione. Questa disposizione, in contrasto con quanto si fa in altri Paesi (per esempio in Spagna), e’ in palese contraddizione con le promesse del nostro governo e con gli interessi dell’economia italiana a integrare pienamente questi lavoratori, combattendo le forma di lavoro nero che derivano dall’attuale regime”.
Non solo, continuano i due deputati, “ma e’ un provvedimento assolutamente inutile perche’ non c’e’ alcun vincolo di numeri e nessuna verifica delle competenze professionali. Piu’ che altro serve a creare un ulteriore intoppo burocratico al sistema delle assunzioni per le imprese e per i lavoratori. Per non parlare -concludono Melis e Touadi’ – dei costi che gravano sugli uffici e dei ritardi che ne conseguono”.

(Com/Rai/ Dire) 19:14 13-01-10

16.12.2009

I deputati del Pd all Inpredil

SAN SPERATE. Non abbassano la guardia i lavoratori dell’Inpredil. Un nuovo presidio dei dipendenti della fabbrica di laterizi, ai bordi della Carlo Felice, è previsto oggi alle 10.30 davanti ai cancelli della fabbrica. L’annuncio arriva dai deputati sardi del Partito democratico che parteciperanno alla manifestazione: ‹‹Gli operai dello stabilimento, insieme alle organizzazioni sindacali e ai sindaci cominceranno una nuova mobilitazione in difesa dei 70 posti di lavoro››. I parlamentari del centrosinistra, prima firmataria Amalia Schirru, auspicano una soluzione della vertenza: ‹‹L’Inpredil era, fino a qualche settimana fa – recita il documento – l’unica azienda del territorio che sembrava non essere interessata dalla crisi ma l’azienda deciso di chiudere i battenti».  La deputata non esclude che la vicenda possa essere portata anche all’attenzione della Camera: ‹‹Nell’esprimere la solidarietà ai lavoratori c’è da sperare che da parte dell’azienda, nonostante le difficoltà esistenti, come i debiti pregressi, i costi energetici, ci sia un attento ascolto dei lavoratori che chiedono l’approvvigionamento dei forni per mantenere la produzione, nonché il rispetto degli impegni per le commesse››. I parlamentari dei democratici promettono un sostegno ai dipendenti in lotta per la salvaguardia del posto di lavoro: ‹‹In attesa di una verifica della situazione contabile e gestionale dell’azienda, come pure la messa a punto delle misure di sostegno richieste dal gruppo regionale del Pd alla Giunta vogliamo sperare che si continui a fare il possibile per salvare questa realtà produttiva», conclude il documento sottoscritto da Caterina Pes, Giulio Calvisi, Guido Melis, Siro Marroccu e Paolo Fadda. (lp)

La Nuova Sardegna

13.12.2009

Melis: «Questo carcere è una vergogna»

SASSARI. Accelerare i tempi per la costruzione del nuovo carcere a Bancali e chiudere San Sebastiano. È la pressante richiesta al Governo del deputato Guido Melis, commissione Giustizia della Camera, che ieri ha visitato la casa circondariale. La visita si inseriva nel quadro delle iniziative promosse dal Pd sulla questione carceri.  Per Melis, è stata la terza visita a San Sebastiano dall’inizio della legislatura. «La situazione mi sembra ogni volta peggiorata – ha dichiarato il parlamentare -. Nonostante gli sforzi eroici della direttrice e della polizia penitenziaria (per altro sotto organico: 168 contro un organico di 212) la struttura è fatiscente e le celle prive dei più elementari standard di abitabilità». Grave il problema del sovraffollamento anche «per l’impraticabilità di un piano dell’edificio a rischio di crollo». Il carcere, per il deputato pd, «è stato lasciato degradare sino a un livello che non esito a definire vergognoso».  Guido Melis insiste sull’urgenza di trasferire tutto il carcere nella nuova sede in costruzione a Bancali: «Ho interrogato sul punto più volte sia il ministro Alfano sia il direttore generale del Dap – ha aggiunto -, ma non riesco a sapere con precisione né a che punto sono i lavori né quando si potrà effettuare il trasferimento. Temo che i tagli del ministro Tremonti stiano incidendo anche su quest’opera, con la conseguenza gravissima che si dovrà tenere in funzione San Sebastiano ben oltre il 2010, data prevista per la sua chiusura». Melis ha annunciato che i deputati del Pd preparano sulla questione delle carceri una serie di iniziative sia in commissione Giustizia che in aula.

La Nuova Sardegna

02.12.2009

GOVERNO: MELIS (PD), ANDRO’ AL ‘NO B-DAY’ =

Roma, 2 dic. – (Adnkronos) – “Sabato andro’ anch’io, come molti militanti del Pd, in piazza San Giovanni a Roma, al ‘No B day’. Ho deciso di farlo dopo avere sperato invano sino ad oggi che il mio Partito, uscendo da un’incomprensibile esitazione, assumesse ufficialmente la stessa decisione’. Lo dichiara il deputato del Pd Guido Melis.

“Il gruppo dirigente ha traccheggiato per un mese circa. Ha prima dichiarato che si va solo alle manifestazioni che si indicono come partito, poi che i partiti ‘fanno politica’ nelle sedi deputate e non nelle piazze, poi che in fondo si puo’ andarci ma non in via ufficiale, poi che e’ bene andarci ma individualmente .prosegue Melis-. E’ la nostra gente, quella che ci vota e ci chiede di rappresentarla. Quella che pretende da noi coerenza, comportamenti etici irreprensibili, corrispondenza tra le parole e i fatti’.
(Pol/Ct/Adnkronos) 02-DIC-09 16:17

02.12.2009

No B-Day, Melis (Pd): Sabato anche io in piazza

Roma, 02 DIC (Velino) – “Sabato andro’ anch’io, come molti militanti del Pd, in piazza San Giovanni a Roma, al No B. Day. Ho deciso di farlo dopo avere sperato invano sino ad oggi che il mio Partito, uscendo da un’incomprensibile esitazione, assumesse ufficialmente la stessa decisione”. Lo dichiara il deputato Pd Guido Melis, secondo il quale “il gruppo dirigente ha traccheggiato per un mese circa. Ha prima dichiarato che si va solo alle manifestazioni che si indicono come partito, poi che i partiti ‘fanno politica’ nelle sedi deputate e non nelle piazze, poi che in fondo si puo’ andarci ma non in via ufficiale, poi che e’ bene andarci ma individualmente. E’ la nostra gente, quella che ci vota e ci chiede di rappresentarla. Quella che pretende da noi coerenza – termina Melis -, comportamenti etici irreprensibili, corrispondenza tra le parole e i fatti”. (com/gas) 021507 DIC 09 NNNN

26.11.2009

CUCCHI: MELIS, BUROCRATISMO TRA CAUSE MORTE STEFANO

(ANSA) – ROMA, 26 NOV – ‘La nostra impressione e’ che nell’ area detenuti dell’ospedale Sandro Pertini la burocrazia si affermi sulla ragione umana e sul buonsenso. E’ il burocratismo una delle ragioni della morte di Stefano Cucchi’. E’ quanto ha detto nel corso di una conferenza stampa alla Camera il parlamentare Guido Melis, che questa mattina, insieme con i colleghi Renato Farina, Melania Rizzoli, Rita Bernardini e Jean-Leonard Touadi’ ha visitato la struttura detentiva dell’ ospedale dove lo scorso 22 ottobre e’ morto Stefano Cucchi, parlando con medici, infermieri e responsabili.
Melis e Rizzoli hanno riconosciuto come, sebbene in sottorganico, la struttura sia ‘piu’ che dignitosa e mediamente molto pulita, con camere singole che differiscono da quelle d’ospedale solo per la porta ferrata’. Ma ci sono punti poco chiari, ha affermato Melis, in particolare ‘il tempo che trascorre tra la morte di Cucchi e l’avviso alla famiglia, per cui non ci sono state date spiegazioni convincenti’ e ‘il mancato accesso dei parenti alle informazioni sullo stato di salute di Stefano’. ‘Ho chiesto da settimane copia del famoso protocollo Amministrazione penitenziaria-Asl che lo vieterebbe – ha detto il coordinatore del comitato ‘Verita’ per Stefano Cucchi’ Luigi Manconi – ma non ce n’e’ traccia. Ho il timore che tutti lo citino, ma che esso non esista’.(ANSA).

26.11.2009

Cucchi è passato per 5 medici e nessuno ha denunciato le botte. Un altro morto a Regina Coeli
Conferenza stampa del Comitato per la verità sulla morte del ragazzo. Le accuse.

Stefano Cucchi è stato “visitato” da 5 medici diversi: al Palazzo di Giustizia di Roma, a Regina Coeli, al Fatebenefratelli, poi di nuovo a Regina Coeli e, infine, al Pertini. Ma nessuno di loro ha fatto la denuncia – obbligatoria per legge – all’Autorità giudiziaria. È questa una delle accuse emerse,  oggi pomeriggio, nel corso della conferenza stampa indetta dal Comitato per la verità sulla morte di Stefano Cucchi, a cui ha partecipato anche la sorella Ilaria.
Ma la mancata denuncia all’Autorità giudiziaria – evidenziata da Guido Melis – non è l’unica delle note dolenti del caso.
Luigi Manconi, ad esempio, dice che “non è mai riuscito a vedere il protocollo interno del Pertini, che non prevede che i medici avvertino i familiari, anche quando il malato peggiora”.
“L’ho chiesto a tutti – spiega Manconi a Il Salvagente.it – e non sono mai riuscito ad averlo, sa qual’è l’ultima? Mi hanno detto che c’è, ma non è mai stato firmato. Che significato e valore ha un protocollo senza firma”?. La conclusione di Manconi, a questo punt, è scontata: “Ho la sensazione che non esiste”.
Anche Melania Rizzoli (medico e parlamentare del Pdl) accusa i medici: “Hanno sottovalutato – dice – lo stato di salute di Stefano. E anche le cause della morte. Dal primo referto risulta, infatti, che è morto per ‘cause naturali’. E questo è un po’ nella norma, ma il fatto sconcertamente è che Stefano risulta morto alle 6, ma era deceduto – in realtà – un’ora prima, quindi la rianimazione tentata è stata completamente inutile”.
Infine Ilaria Cucchi: “Io fin dal primo momento  –  racconta – pur non sapendone di più, ho pensato a una responsabilità dei medici”. Poi si è rivolta direttamente ai media: “Basta alle illazioni sullo stato di salute precedente di mio fratello e su presunti problemi con i familiari”.

Un’altra morte “sospetta” a Regina Coeli

Intanto fa scalpore la notizia che un altro detenuto, Simone La Penna di 32 anni, è morto apparentemente per cause naturali nel centro clinico del carcere romano di Regina Coeli.
Lo rende noto il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni.
A quanto si è appreso, l’uomo era in carcere per reati legati alla droga ed è stato trovato morto questa mattina nel suo letto.
Soffriva di anoressia nervosa e, stando alle analisi del sangue, aveva una carenza di potassio.
A Regina Coeli era arrivato dal reparto medico per detenuti dell’ospedale “Belcolle” di Viterbo.
“Si allunga l’elenco dei morti in carcere – ha commentato il Garante – ed è giusto che, anche se sembra una morte naturale, la magistratura faccia chiarezza.
In generale io credo che siano maturi i tempi per una riflessione complessiva: il carcere non è certamente il luogo più adatto per i malati gravi”.

Per il caso Cucchi un interrogatorio bis nei prossimi giorni

È previsto per i prossimi giorni, al Palazzo di Giustizia, un nuovo interrogatorio della guardia carceraria che, intervenuta ieri sera nella trasmissione “Matrix”, ha testimoniato a proposito del pestaggi subito da Stefano Cucchi.
A Matrix l’agente ha riferito che la mattina del 16 ottobre, mentre veniva riportato in carcere dopo l’udienza di convalida del suo arresto, Cucchi avrebbe detto agli altri detenuti: “La scorsa notte ho avuto un incontro di pugilato”.
Ciò ha fatto ritenere che abbia potuto riferirsi alla notte trascorsa nella caserma dei carabinieri di Tor Sapienza, e che qui sia avvenuto il pestaggio. Versione che contraddice quanto emerso finora in base alle testimonianze di alcuni detenuti, che vede Stefano colpito nel Palazzo di Giustizia escludendo, di fatto, la responsabilità dei carabinieri.
I sei avvisi di garanzia inviati finora riguardano infatti 3 medici  del Pertini e 3 agenti di Polizia Penitenziaria.
La guardia sarà interrogata su questa circostanza dai pubblici ministeri Vincenzo Barba e Francesca Loi ai quali l’indagine è affidata. Gli stessi magistrati oggi hanno interrogato il direttore del Regina Coeli Mauro Mariani ed anche alcuni medici in servizio presso l’infermeria di questo carcere.

Farefuturo, la fondazione di Fini: per Stefano omaggio alla memoria

Cosa può fare adesso la società per Stefano Cucchi? “Giustizia, prima di tutto. Ma ecco che l’idea di un riconoscimento alla memoria per Stefano, infine, potrebbe essere un segnale ufficiale che lo Stato dà a un suo cittadino che ha avuto la sfortuna di imbattersi in esecutori vigliacchi di una legge che non esiste”: così Farefuturo, il periodico on line dell’omonima Fondazione presieduta da Gianfranco Fini, nel lungo articolo dedicato al giovane romano.
Che più avanti spiega: “Un riconoscimento alla memoria, dunque, perché da oggi tutto il paese non potrà non avercene una ricordando quello che ha subito quel povero ragazzo. Proprio da quello Stato che doveva proteggerlo. Non solo giudicarlo”.

Cucchi è un eroe, immigrati e drogati sono sempre persone

Antonio Rapisarda, nel suo pezzo, definisce Cucchi un “eroe di fatto”.
“Un eroe suo malgrado – si legge –  come tanti in un’epoca in cui le guerre non si fanno più ma si subiscono. Un eroe insieme e grazie alla sua famiglia che con coraggio e determinazione ha portato davanti a tutti l’evidenza di una storia dai tratti parossistici. Una storia paradigmatica, però, che preannuncia forse un cambio di registro non solo nel mondo delle carceri ma anche nell’approccio della società verso alcune categorie che troppo sbrigativamente vengono derubricate come “emarginate”.
Ecco poi che l’argomento suscita una riflessione sul tema dell’immigrazione tanto caro al presidente della Camera: “Vuoi che siano ragazzi con problemi connessi alla droga, o con problemi di violenza o immigrati: sempre ‘persone’ sono e da tali devono essere trattate”, si legge su Farefuturo.

Dopo la riesumazione lesione non rilevate

Novità dopo la riesumazione della salma di Stefano Cucchi, il giovane di 31 anni arrestato per droga e morto il 22 ottobre nel reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini di Roma.
A distanza di un mese dal decesso “ci sono ancora moltissime e vistose lesioni da traumi recentissimi, al cranio e in altre parti del corpo”, ha spiegato il legale della famiglia Fabio Anselmo. Che mette l’accento su un elemento nuovo passato sotto silenzio: “C’è inoltre una lesione alla mandibola, non rilevata prima”, dice l’avvocato. Mentre “sono state confermate le fratture alla colonna vertebrale”.

Si capirà se i segni sono bruciature di sigarette

Gli accertamenti medico-legali disposti dalla procura di Roma dopo la riesumazione del corpo, cominciati ieri nell’istituto di Medicina legale dell’Università La Sapienza, serviranno a fare chiarezza anche sui segni sul coropo che si pensa essere bruciature di sigaretta.
Il corpo di Stefano non verrà riconsegnato alla famiglia, quindi, prima della prossima settimana.

Il Salvagente

24.11.2009

Carcere Alghero sul tavolo di Alfano

Dettagliata interrogazione sulle condizioni in cui versa la struttura penitenziaria di Alghero, presentata al Ministro della Giustizia dall´onorevole sassarese del Partito democratico Guido Melis

ALGHERO – Il Carcere circondariale di Alghero, come gran parte degli istituti penitenziari sardi, versa in condizioni critiche, specialmente per le gravi deficienze che vi si riscontrano nel personale addetto, in particolare, oltre che negli educatori e negli pscicologi, in quello della Polizia penitenziaria. A scrivere al Ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo le lamentele dei sindacati di polizia penitenziaria, è l’onorevole sassarese Guido Melis, che lunedì ha presentato una dettagliata interrogazione in Parlamento.

Il 14 luglio 2009 nel carcere si è verificato il suicidio del detenuto Eugenio La Ferla, 32 anni, di Vibo Valentia, Calabria, arrestato poco tempo prima dalla Polizia di Sassari all’interno di un’inchiesta su un traffico internazionale di droga – ricorda Melis – al momento in attesa di giudizio, impiccatosi legando un lenzuolo alle grate della cella senza che nessuno abbia potuto impedirlo;

Nel 1998 – sottolinea l’onorevole del partito democratico – quando fu aperto l’Istituto, esistevano tre sole sezioni detentive aperte con la presenza di 90 detenuti e 110 unità di personale; oggi, data la rilevanza via via assunta dal carcere, esistono 7 sezioni, con 235 detenuti e appena 77 unità di personale. «Con questo organico ridotto occorre farsi carico della sorveglianza ma anche, contemporaneamente, delle attività trattamentali necessarie per stemperare un po’ la tensione: corsi scolastici (scuola alberghiera), corsi di falegnameria, biblioteca, panetteria e tipografia; inoltre delle visite ospedaliere e naturalmente delle traduzioni in tribunale».

Secondo Guido Melis, è urgente procedere alla rideterminazione della pianta organica, e comunque all’attuazione immediata di quella vigente, e ciò per evidenti ragioni connesse con il buon svolgimento del servizio e con l’effettuazione se non a livelli ottimali per lo meno a livelli ordinari delle funzioni di custodia. Melis chiede al Ministro Alfano di provvedere, con gli opportuni provvedimenti immediati, ad assicurare l’attuazione dell’organico vigente e altresì di provvedere al suo allargamento onde corrispondere alle accresciute esigenze dell’Istituto.

Alguer.it

15.11.2009

Petizione per l avvicinamento dei detenuti

SASSARI. Una petizione perché Bruno Bellomonte e i detenuti che si trovano nelle sue condizioni possano godere di un trattamento degno di uno stato democratico e le loro famiglie e i legali non siano costretti a spese notevoli per tenere i contatti con loro. L’ha predisposta il Comitato territorialità della pena, che l’ha presentata nella libreria Odradek. La vicenda di Bellomonte è un punto di partenza per una battaglia di più ampio respiro. Il leader di «A manca» fu incarcerato a Roma il 10 giugno con la pesante accusa di preparare un attentato al G8 della Maddalena. Dopo 45 giorni di isolamento, il 25 luglio fu trasferito nel carcere di Catanzaro («il viaggio è durato 12 ore, in una gabbia dentro un pullmino, con le manette, a una temperatura insopportabile e con solo un panino e una bottiglietta d’acqua» denuncia il comitato) dov’è attualmente in attesa di giudizio.  «Il disagio determinato dall’insularità è logistico, psicologico e economico – spiega Rosa Foddai -. Per visitare Bruno Bellomonte, i familiari devono fare un viaggio di due giorni del costo di oltre 400 euro, rendendo impossibile le quattro visite mensili previste dal regolamento penitenziario. E anche le trasferte degli avvocati incidono notevolmente.  Il Comitato si appella semplicemente all’applicazione delle leggi già esistenti: la 354/75, che all’articolo 42 stabilisce la detenzione in zone raggiungibili dalle famiglie, con ulteriore attenzione per i sardi, ma anche al protocollo d’intesa tra Regione e ministero della Giustizia.  Tra gli intervenuti, il deputato del Pd Guido Melis (componente Commissione giustizia della Camera) che ha allargato il discorso alla situazione di degrado delle carceri italiane annunciando un’ interrogazione. C’erano Paolo Pisu (Prc, autore di un libro sulla detenzione), i consiglieri comunali Dolores lai (Pd) e Vinicio Tedde (Sdi) e il consigliere provinciale del Pd Alba Canu, oltre a Gian Piero Muroni («Sassari Viva)».  «A Bruno questa mobilitazione fa piacere – dice la moglie Caterina Tani – ma ha chiesto di non focalizzare tutto su di lui, sono in tanti nella sua situazione».  In Provincia è stato votata una mozione, in Comune dev’essere discussa. Si può firmare la petizione a Sassari nella libreria Odradek (via Torre Tonda), nel circolo Sandalia (via Dessì), nel circolo Aggabachela (via Diaz), nella libreria Dessì (Largo Cavallotti) e al Sindacadu Natzione Sarda (via Don Minzoni 2). Ad Alghero al Cantiere Sociale dell’Alguer (via Ferret). A Porto Torres nel circolo Margutta (via delle Vigne 28). Sinora sono state raccolte oltre 1000 firme. – Antonello Palmas

la Nuova Sardegna — 15 novembre 2009   pagina 26   sezione: SASSARI

13.11.2009

INTERCETTAZIONI: A SASSARI CONVEGNO SU DDL ALFANO E STAMPA

(AGI) – Sassari, 13 nov. – Se la legge Alfano sulle intercettazioni fosse stata in vigore ai tempi di Mani pulite, il pool di Milano non avrebbe potuto lavorare per scoprire la corruzione del Paese nei primi anni Novanta. L’hanno detto oggi a Sassari i deputati Guido Melis e Donatella Ferranti (PD) e Federico Palomba (IdV), assieme a Elias Vacca, responsabile nazionale Giustizia del PdCI, presentando in una conferenza stampa il convegno “Intercettazioni, ddl Alfano e liberta’ di stampa”, che si terra’ stasera nella sala conferenze dell’hotel Grazia Deledda a Sassari.
Il convegno, organizzato da Partito Democratico e Italia dei Valori e cui partecipera’ anche l’europarlamentare Luigi De Magistris (IdV), analizzera’ gli effetti del disegno di legge sulla Giustizia, approvato dalla Camera e in arrivo al Senato.
“Il provvedimento, passato a colpi di fiducia come da prassi per questo governo – ha ricordato Melis – rappresenta un attacco grave alla liberta’ di stampa e alla democrazia”. Il convegno di oggi, hanno spiegato gli organizzatori, non nasce “per caso, ma da una congiunzione fortunata sviluppata nel lavoro della commissione Giustizia della Camera”, di cui Palomba e’ vicepresidente. In quella sede, ha aggiunto lo stesso deputato dell’Italia dei Valori, e’ emersa una volonta’ comune di rappresentare, anche attraverso incontri come quello odierno, la contrarieta’ delle opposizioni a questo modo di governare, inteso come una vera “emergenza democratica”.
Interverranno ai lavori, dalle 16, anche la giornalista Maria Francesca Chiappe, presidente dell’Unione Cronisti Sardi e Giommaria Uggias, europarlamentare dell’Italia dei Valori.
Presentera’ l’avvocato Giovanni Isetta, responsabile Giustizia del Pd per Sassari e Provincia. L’incontro sara’ moderato da Alberto Statera, giornalista di Repubblica. AGI

02.11.2009

CARCERI: MELIS-TOUADI(PD),ALLARME DA TERAMO DOPO CASO CUCCHI

(ANSA) – ROMA, 2 NOV – ‘Restiamo allibiti nel sentire su internet l’audio del breve ma sconvolgente colloquio tra due guardie carcerarie del carcere di Teramo, nel quale si fa esplicita menzione al pestaggio di un detenuto’. Lo dichiarano i deputati del Pd Guido Melis e Jean-Leonard Touadi, membri della commissione giustizia della Camera, in una nota congiunta.
‘A solo pochi giorni dal caso di Stefano Cucchi, il ragazzo arrestato dai carabinieri e restituito ai familiari cadavere, con i segni inequivocabili di gravi percosse in ogni parte del corpo – affermano i due deputati Pd – ecco ora un altro segnale allarmante. Insomma: cosa sta succedendo nelle carceri italiane?
Temiamo che la situazione di sovraffollamento (63mila detenuti quando se ne potrebbero ospitare a stento 43mila), le drastiche riduzioni di personale ed altre gravi ristrettezze stiano dando luogo ad una tragica degenerazione di quelle condizioni minime di rispetto dell’uomo cui dovrebbe ispirarsi l’applicazione della pena’.
Touadi e Melis indicano anche responsabilita’ del governo: ‘Si continuano a non colpire i responsabili degli abusi, quasi che il carcere fosse diventata una zona franca dove i diritti costituzionali sono sospesi e i detenuti non fossero cittadini come gli altri, sebbene colpiti da una condanna (quelli che lo sono, perche’ piu’ della meta’ sono semplicemente in attesa di giudizio’. ‘Pretendiamo, nel caso Cucchi come nell’episodio di Teramo, il massimo di trasparenza – aggiungono i deputati del Pd – vogliamo sapere se l’Italia e’ diventata un Paese nel quale chi finisce in carcere, oltre a scontare come e’ giusto la pena cui e’ condannato, deve anche subire in silenzio pestaggi ed angherie di ogni genere’.(ANSA).
COM-PNZ 02-NOV-09 17:19 NNNN

02.11.2009

Carceri, Melis-Touadi’: Pestaggi a Teramo, e’ allarme degrado

Roma, 02 NOV (Velino) – “Restiamo allibiti nel sentire su internet l’audio del breve ma sconvolgente colloquio tra due guardie carcerarie del carcere di Teramo, nel quale si fa esplicita menzione al pestaggio di un detenuto”. Lo dichiarano i deputati del Pd Guido Melis e Jean-Leonard Touadi, membri della commissione giustizia della Camera, in una nota congiunta. “A solo pochi giorni di distanza dal caso di Stefano Cucchi – continuano -, il ragazzo arrestato dai carabinieri e restituito ai familiari cadavere, coi segni inequivocabili di gravi percosse in ogni parte del corpo, ecco ora un altro segnale allarmante. Insomma: cosa sta succedendo nelle carceri italiane? Temiamo che la situazione di sovraffollamento (63 mila detenuti quando se ne potrebbero ospitare a stento 43 mila), le drastiche riduzioni di personale e altre gravi ristrettezze stiano dando luogo a una tragica degenerazione di quelle condizioni minime di rispetto dell’uomo cui dovrebbe ispirarsi l’applicazione della pena”.
Touadi e Melis mettono anche in rilievo le responsabilita’ del governo: “Si continuano a non colpire i responsabili degli abusi, quasi che il carcere fosse diventata una zona franca dove i diritti costituzionali sono sospesi e i detenuti non fossero cittadini come gli altri, sebbene colpiti da una condanna (quelli che lo sono, perche’ piu’ della meta’ sono semplicemente in attesa di giudizio). Pretendiamo, nel caso Cucchi come nell’episodio di Teramo, il massimo di trasparenza: vogliamo sapere se l’Italia e’ diventata un paese nel quale chi finisce in carcere, oltre a scontare come e’ giusto la pena cui e’ condannato, deve anche subire in silenzio pestaggi ed angherie di ogni genere”. (com/mlm) 021737 NOV 09 NNNN

02.11.2009

CUCCHI. Melis e Touadì denunciano altro caso

Si tratta di un pestaggio avvenuto nel carcere di Teramo

«Restiamo allibiti nel sentire su internet l’audio del breve ma sconvolgente colloquio tra due guardie carcerarie del carcere di Teramo, nel quale si fa esplicita menzione al
pestaggio di un detenuto». Lo dichiarano i deputati del Pd Guido Melis e Jean-Leonard Touadi, membri della commissione giustizia della Camera, in una nota congiunta.

«A solo pochi giorni di distanza dal caso di Stefano Cucchi, il ragazzo arrestato dai carabinieri  e restituito ai familiari cadavere, coi segni inequivocabili di gravi
percosse in ogni parte del corpo – affermano i due deputati Pd – , ecco ora un altro segnale allarmante».

«Insomma: cosa sta succedendo nelle carceri italiane? Temiamo che la situazione di sovraffollamento (63 mila detenuti quando se ne potrebbero ospitare a stento 43 mila), le drastiche riduzioni di personale ed altre gravi ristrettezze stiano dando luogo ad una tragica degenerazione di quelle condizioni minime di rispetto dell’uomo cui dovrebbe ispirarsi l’applicazione della pena».

Touadi e Melis mettono anche in rilievo le responsabilità del Governo: “Si continuano a non colpire i responsabili degli abusi, quasi che il carcere fosse diventata una zona
franca dove i diritti costituzionali sono sospesi e i detenuti non fossero cittadini come gli altri, sebbene colpiti da una condanna (quelli che lo sono), perchè più della metà sono semplicemente in attesa di giudizio».

«Pretendiamo – nel caso Cucchi come nell’episodio di Teramo – il massimo di trasparenza: vogliamo sapere se l’Italia è diventata un Paese nel quale chi finisce in
carcere, oltre a scontare come e’ giusto la pena cui è condannato, deve anche subire in silenzio pestaggi ed angherie di ogni genere», concludono.
Vita.it

28.10.2009

Risolta la contesa Enac-Sogeaal Decisivo l’intervento di Melis

guido_sardegnaALGHERO. Un contenzioso tra l’Enac e la Sogeaal, che con un briciolo di buon senso si sarebbe potuto evitare, è stato risolto nel pomeriggio di ieri nell’aula di Montecitorio dove il sottosegretario ai Trasporti, onorevole Mantovani, ha dato risposta a una interrogazione presentata dal parlamentare sassarese, il professor Guido Melis, accogliendola di fatto, nel merito e nel principio.
La vicenda risale al 2000 quando l’Enac stipula con Sogeaal (società di gestione dell’aeroporto) una convenzione per ampliamento delle strutture nella quale è previsto che la consegna alla società aeroportuale avverrà a opere finite e collaudate in base a una serie di passaggi di proprietà (prima andranno al Ministero, poi da questo all’Enac, poi finalmente a Sogeal). Ma, per abbreviare i tempi, nel 2003 si trasferiscono le opere già pronte, che cominciano a funzionare determinando le abituali procedure concessorie. Nel caso specifico quella che riguarda gli spazi utilizzati dalla compagnia aerea AirOne. L’allora direttore locale dell’Enac, guarda caso il dottor Carlo Luzzati, attuale presidente della Sogeaal, eccepisce l’inesistenza di uno specifico atto di concessione e quindi AirOne non deve pagare alla società di gestione alcuna locazione. Si rimedia nel 2006, ma lasciando apparentemente «scoperto» il periodo 2003-2006, col risultato che Sogeaal si vede intentare causa dalla subconcessionaria Air One, che in quegli anni le ha pagato il canone. Una commissione Enac da però ragione a Sogeaal, disattentendo di fatto l’operato della direzione locale e anzi documenta che la società di gestione aveva le carte in regola sin dall’inizio.
«C’è voluta la mia interrogazione alla Camera perché l’Enac si decidesse a fare quel che doveva fare da tempo, firmando la concessione alla Sogeal delle opere realizzate all’aeroporto di Alghero- Fertilia», è il commento soddisfatto di Guido Melis, deputato del Pd, dopo che il sottosegretario ai trasporti Mantovani ha replicato alla sua interrogazione in aula, presentata il 13 maggio, sulle inspiegabili inadempienze dell’Ente nazionale per l’aviazione civile circa quello che era diventato ormai il “caso dell’aeroporto di Alghero”. «Inspiegabilmente – ha detto alla Camera dei deputati Melis – l’Enac lascia trascorrere diversi anni, col rischio che Sogeal perda la causa e venga condannata al rimborso». Finalmente, pochi giorni prima della discussione in aula, l’Enac ha firmato la sospirata concessione.
«Si sarebbe potuto fare molto prima, e senza andare in tribunale o dover investire del problema il Parlamento e soprattutto perdere tanto tempo – commenta ancora Melis -, mi domando se qualcuno non dovrebbe essere chiamato a risponderne». Un quesito legittimo, quello che si pone il parlamentare sassarese, dopo la conclusione di una vicenda intricata.

La Nuova Sardegna

08.10.2009

Bocciato il lodo Alfano, viola gli articoli 3 e 138 della Costituzione. Le reazioni in Sardegna

Il lodo Alfano è stato totalmente bocciato per violazione dell’articolo 138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale – e non ordinaria – per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Violato anche l’articolo 3. Lo ha deciso a maggioranza (9 a 6) la Corte Costituzionale. Saranno riaperti i due processi a carico di Berlusconi per corruzione dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

I media stranieri – Massiccia la presenza di giornalisti stranieri alla Consulta per l’udienza sul Lodo Alfano: 13 le testate di quotidiani accreditate. Tra questi il New York Times. Poi, anche dieci agenzie di stampa tra cui France Press, Associated Press, Reuters, e Bloomberg. Per le Tv sono presenti i 3 canali svizzeri in lingua francese, tedesca e italiano, i 2 canali tedeschi, la Cnn,l’Associated Press tv e Bloomberg.

Le reazioni in Sardegna.

Renato Soru, ex presidente della Regione, consigliere regionale del Pd: “La legge è uguale per tutti”.

Guido Melis, deputato del Pd: “Come volevasi dimostrare. Il Lodo Alfano, cioè lo scudo per impedire i processi di Berlusconi, è incostituzionale. Lo avevamo detto sino alla nausea, noi del Pd, in tutte le sedi e in particolare in parlamento. Ora la Corte boccia il Lodo perché viola il principio di eguaglianza e comunque non avrebbe potuto essere adottato se non ricorrendo alla particolare procedura della legge costituzionale. Siamo ancora uno Stato di diritto, dunque. Dove i cittadini sono tutti eguali davanti alla legge e non è vero – come ha detto ieri l’avvocato del premier Ghedini – che la legge si deve applicare in modo diseguale”.

Emanuele Sanna, ex deputato, ex presidente del Consiglio regionale: “Nonostante le pressioni vergognose da parte di esponenti istituzionali del Popolo delle libertà e della Lega contro organismi di garanzia come la Consulta, mi conforta che sia stato ripristinato il diritto che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Questa sentenza onora l’Italia in campo internazionale, la rende un Paese di civiltà giuridica”.

Pietro Soddu, ex deputato, ex presidente della Regione: “Come dicevano a Berlino in questo Paese c’è ancora un giudice. Una bella notizia non tanto nel merito quanto per la dignità dell’ordinamento e per il riequilibrio dei poteri. I cittadini sono uguali davanti alle legge, lo è anche il presidente del Consiglio”.

Giampaolo Diana, consigliere regioinale Pd: “Dio c’è. E c’è l’Italia, patria del diritto”.

Massimo Deiana, preside di Giurisprudenza, Cagliari: “Si tratta di una salutare affermazione del diritto, della ragione, della giustizia sull’arroganza di un potere troppo spesso rozzo e incolto. La Corte ha ribadito un principio sacrosanto in uno Stato di diritto: la deroga a un principio fondamentale della carta costituzionale, come l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, deve essere largamente condivisa e meditata. Per garantire l’ampiezza del consenso e la necessaria meditazione è necessario intervenire con una legge costituzionale, che necessita di ampie convergenze parlamentari e della doppia lettura conforme a distanza di un congruo lasso di tempo. Si tratta di una regola equa e ragionevole, ma soprattutto di una regola. Che era stata (come tante e come troppe) deliberatamente ignorata al momento dell’approvazione della legge ormai nota come lodo Alfano.
Grazie alla decisione della Corte Costituzionale oggi l’Italia è un Paese che può tornare guardare con maggiore rispetto e fiducia alle proprie istituzioni fondamentali. A prescindere da chi potrà essere processato o meno, a prescindere dalle conseguenze politiche che la decisione potrà avere, oggi è veramente una bella giornata per il diritto e per tutti quelli che da esso vengono guidati nella loro esistenza e nel loro agire”.

Gianmario Demuro, ordinario di Diritti Costituzionale, università di Cagliari: “La Corte ristabilisce il diritto degli eguali, ricordando a tutti che le situazioni eguali devono essere trattate in modo eguale. Un principio chiaro sin dalla rivoluzione francese. Un sentenza che  rifonda la legalità costituzionale perduta”.

Paola Piras, poreside di Scienze politiche, Cagliari: “Il pensiero corre a Calamandrei e alla ‘fede nel diritto‘: la decisione della Consulta rispetta il principio che le leggi sono uguali per tutti a conferma della virtù civilizzatrice del diritto”.

SardiNews

07.10.2009

LODO ALFANO: MELIS (PD), CORTE RIPRISTINA ABC DEL DIRITTO
(9Colonne) Roma, 7 ott – “Berlusconi è un cittadino come gli altri e se, fuori delle sue funzioni istituzionali, viola la legge deve essere giudicato come chiunque altro. Questo è l’abc dello Stato di diritto ed è consolante che la Corte, con una sentenza esemplare, lo abbia ricordato all’intero paese”. Lo dichiara Guido Melis, deputato del Pd e membro della Commissione Giustizia della Camera. “Il Lodo Alfano – prosegue – è incostituzionale perché prevedeva, come ha riconosciuto nella sua arringa lo stesso avvocato Ghedini, che la legge (o la sua applicazione) non è eguale per tutti, in aperta violazione dell’articolo 3 della Costituzione: dovevano dunque provare a cambiare la Costituzione ma evidentemente non hanno avuto il coraggio di farlo”. (red)

07.10.2009

Ghedini, Pecorella e la nobile arte di salire sugli specchi

Gli avvocati del premier si stanno esibendo in un gioco retorico privo di fondamento: sostenere che la Costituzione si possa adattare alle necessità di una sola persona

Come si fa a sostenere e magari far sentenziare che (cito testualmente l’avvocato Ghedini) «la legge è eguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione»? L’avvocato Gaetano Pecorella è stato ieri un maestro in questo genere di esercizio retorico, altrimenti definibile come arrampicata in stile libero sugli specchi. Secondo l’avvocato del presidente del Consiglio la forma di governo in Italia è negli ultimi anni drasticamente cambiata. In virtù della legge elettorale sulla cui scorta votiamo liste con indicazione in testa del candidato premier, la figura del presidente eletto è diventata “apicale”, profondamente diversa da quella tradizionale del vecchio presidente del Consiglio ( primus inter pares). Discende da questa trasformazione di fatto un di più di garanzie (e tutele) del quale il premier dev’essere necessariamente munito. Egli pertanto non può più essere processato, per lo meno nel periodo di esercizio della carica, il che giustificherebbe pienamente il Lodo Alfano che direttamente lo protegge. Tesi suggestiva, che certo coglie una dinamica della prassi istituzionale sotto gli occhi di tutti. Tra Prima e Seconda Repubblica (posto che questa distinzione giornalistica sia valida sul piano giuridico) il sistema politico si è evoluto (o involuto) nella direzione indicato da Pecorella. Ma il sistema costituzionale? Si consenta, ci consenta l’ardito arrampicatore sugli specchi, di dubitarne. L’Italia è e resta – a rigore di Costituzione vigente, sinché non decidiamo di adattarla (e nelle forme dovute) – una Repubblica parlamentare. Il presidente “eletto” (come amano dire i neopresidenzialisti) riceve l’incarico dal capo dello Stato e deve ottenere il voto (e poi il costante sostegno) della maggioranza parlamentare. Se perde questa maggioranza, e cade, non è automatico che si ritorni alle urne, ma spetta al presidente della Repubblica sperimentare se esistano nel quadro politico altre soluzioni. Può non piacere (non piace a molti, e non necessariamente solo a destra) ma tale è la forma di governo vigente, ed è per questo motivo che non si possono inventare forme di tutela o immunità penali che la Costituzione esclude, in particolare per reati extrafunzionali. I Ghedini, i Pecorella vorrebbero convincerci che è la politica, con la forza delle sue investiture popolari e delle sue maggioranze, a disegnare le regole del gioco, forgiandole ogni volta a seconda del profitto del vincitore. Non è così, invece, sin quando vigono la divisione dei poteri e il regime parlamentare: le regole sono sacre, e non sono nella disponibilità della maggioranza del momento, per quanto essa possa apparire forte e duratura. E lo Stato di diritto, con buona pace degli avvocati del premier, è ancora, per fortuna, una realtà vitale.

Di Guido Melis, Deputato Pd e docente di Storia delle Istituzioni all’Università la Sapienza di Roma

L’Unità

21.09.2009

Franceschini: «Più coraggio in politica»
Attacco dell’ex presidente al centrodestra: «Svende l’ambiente e chiude l’industria»

SASSARI. Nonna Angiolina era di Sassari, «ecco perchè ho la testa dura». La confessione di Dario Franceschini manda per la seconda volta in visibilio il popolo del Pd, che poco prima si è spellato le mani di fronte a un Renato Soru inedito: sul palco con un balzo atletico.
Il terzo boato arriva quando Franceschini e Soru si abbracciano e il segretario nazionale del Pd dice di essere «molto orgoglioso del sostegno di Renato e della candidatura di Francesca Barracciu». Donna in carne e ossa, «non come quella ragazza ritratta nel manifesto della mozione Bersani-Lai – dice il deputato del Pd Guido Melis -. Noi nelle donne ci crediamo, siamo gli unici a farlo». E Francesca «è anche bella», grida un signore dal pubblico che riempie come un uovo l’auditorium della parrocchia di Mater Ecclesiae. Duecentocinquanta posti a sedere non bastano per tutti, accovacciati per terra ci sono tanti giovani. Anche fuori c’è il pienone. Renato Soru prende la parola subito dopo la Barracciu, che ha appena sottolineato il bisogno di unità, all’interno del Pd e di un centrosinistra lacerato dal fuoco amico: «Bersani parla di grandi alleanze, ricorda i fasti del passato ma tralascia le lotte intestine che ne hanno provocato la caduta. I contrasti vanno superati, dobbiamo puntare a cacciare la destra di Cappellacci e Berlusconi per tutelare gli interessi dell’Italia e della Sardegna, valorizzando la scuola pubblica e l’ambiente». Lui, Soru, al discorso sull’ambiente si riaggancia subito. «I nostri avversari dicevano frasi stupide tipo “pensano agli alberi e agli stambecchi e non agli uomini”. Nessuno di loro capiva che tutelare l’ambiente vuol dire garantirsi un futuro. La ricchezza della nostra isola non sono le aree sfruttate sino all’osso, ma quelle intonse. La Sardegna non può diventare un mega complesso industriale abbandonato o una distesa di case inutilizzate». Ancora: «Il piano casa dovrebbe chiamarsi “piano seconde case al mare”: non darà neppure un’abitazione in più, sarà solo uno strumento in mano agli speculatori». Poi l’affondo: «La chimica è morta, l’industria sepolta nonostante le promesse in campagna elettorale e le telefonate all’amico Putin. E oggi vogliono costruire una centrale nucleare in Sardegna». Ce n’è anche per «la lottizzazione della sanità, con direttori generali che non sono altro che servi dei servi dei servi».
Una malattia, secondo Dario Franceschini, «diffusa in tutta l’Italia. Perchè non devono essere gli assessori a scegliere i dirigenti delle Asl, la gente che ha bisogno di cure non può finire nelle mani di chi è stato nominato per le sue amicizie politiche. Io dico no alla politica basata sulla rete di protezioni, mi batto per le scelte coraggiose. Quindi mi oppongo al nucleare e sostengo la necessità del rinnovamento in politica. Qualche giorno fa a Napoli alcuni giornalisti mi hanno chiesto che cosa pensassi della possibile candidatura di Bassolino a sindaco. Ho detto che non va bene, che dopo tanti anni deve farsi da parte». Franceschini difende il bipolarismo, dice no alle grandi alleanze verso il centro e garantisce lealtà assoluta «verso il vincitore delle primarie, chiunque sia, perchè il Pd deve smetterla di litigare su giornali e tv e marciare in una strada condivisa, a prescindere dalla storia politica di ciascuno. Qualche giorno fa a Gallipoli un signore mi ha abbracciato e mi ha detto “non mi importa da dove arrivi ma dove vuoi arrivare. Era l’ultimo segretario del Pci». L’invito alla platea è di votare alle primarie secondo coscienza, «senza seguire passivamente i suggerimenti di qualcuno che ha potere all’interno del partito. Il voto deve essere libero, altrimenti il cambiamento non ci sarà mai». E la libertà, quella dell’informazione, sarà la prima battaglia del Pd, che parteciperà alla manifestazione del 3 ottobre. Franceschini fa il mea culpa: «Il centrosinistra doveva risolvere la questione del conflitto d’interessi. Ora ci ritroviamo con un presidente del Consiglio che crede di essere padrone dello Stato. E che considera la magistratura e la libertà di stampa sgradevoli interferenze».

La Nuova Sardegna

05.09.2009

Soru: con la mia giunta la Regione è rimasta fuori dal «termitaio»

dall’inviato Piero Mannironi
ALGHERO. Come il sale sulla ferita. La presentazione del libro dell’autorevole editorialista della Repubblica Alberto Statera è stato il potente detonatore di un’appassionata riflessione pubblica sull’intreccio perverso tra affari e politica e sulla fine dell’innocenza della sinistra. Cioé sulla fine di quella «diversità», anche morale, di cui parlava Enrico Berlinguer, rispetto al sistema corrotto della politica. Ma il libro “Il termitaio” di Statera, impietosa radiografia di un Paese nel quale i «padroni del danaro» sono diventati anche i padroni dei partiti, ha avuto l’effetto di creare un momento di autocoscienza all’interno del Partito democratico, scosso dei suoi tormenti interni e della sua incapacità di tradurre il progetto in linee condivise. Ma soprattutto della sua difficoltà di superare antiche appartenenze culturali e di liberarsi da incrostazioni che hanno un’origine generazionale.  Al Quartè Sayàl, l’iniziativa dell’Obra Cultural di Alghero ha segnato anche il ritorno a una manifestazione pubblica di Renato Soru. Al dibattito, moderato dal giornalista Giacomo Mameli, oltre a Statera hanno partecipato la candidata alla segreteria regionale del Pd Francesca Barracciu (mozione Franceschini), il consigliere regionale Carlo Sechi, il deputato Guido Melis e il segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi. Ha dato invece forfait Silvio Lai, candidato alla segreteria del Pd per la mozione Bersani.  Il clima dell’incontro non poteva non essere influenzato dagli eventi degli ultimi giorni e soprattutto da quell’emergenza informazione che ha vissuto proprio l’altro ieri il drammatico capitolo delle dimissioni del direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, aggredito con una violenza inusitata dal quotidiano della famiglia Berlusconi, Il Giornale. E proprio da Renato Soru è partito un attacco feroce al presidente del Consiglio accusato di usare «il telefono di Palazzo Chigi per parlare con ragazze minorenni e con spacciatori di droga». Una freccia al curaro scagliata dopo un intervento nel quale l’ex presidente della Regione, con qualche ruvidità, aveva contestato le tesi di Statera, presentando una Sardegna nella quale, almeno negli anni del suo governo, non c’è stata quella grave contaminazione della moralità politica descritta dall’editoralista di Repubblica.  Politica e affari, dunque, ma anche politica e informazione. Un’emergenza della quale ha parlato con grande passione civile Franco Siddi. Il segretario della Fnsi ha infatti descritto le enormi difficoltà che si incontrano nelle redazioni nel portare avanti la propria «testimonianza professionale». Spiegando poi le ragioni che hanno spinto il sindacato dei giornalisti ad organizzare la manifestazione per la libertà di informazione per il prossimo 19 settembre a Roma, Siddi ha parlato di una «stagione drammatica» per il giornalismo italiano e di una «pericolosissima riduzione degli spazi di libertà».  Il deputato democratico Guido Melis ha detto di condividere l’analisi di Statera sul progressivo imbarbarimento della politica, ma ha anche detto che «esiste una speranza», perché nel Paese ci sono le risorse culturali e morali per restituire alla politica stessa quella credibilità che si sta smarrendo. Per Melis uno dei punti sui quali si deve intervenire è l’informazione: «Non si deve lasciare il giornalismo solo», anche perché la «corretta informazione è la migliore garanzia per una formazione libera della pubblica opinione». Pur riconoscendo il momento difficile del partito, Francesca Barracciu si è detta ottimista su un recupero, da parte del Pd, della capacità di saper «tradurre in azione politica i valori ideali del centrosinistra». E infine Carlo Sechi, ex sindaco di Alghero e ora consigliere regionale. Per lui è possibile ricucire gli strappi all’interno dell’arcipelago della sinistra e il primo esempio arriva proprio dal consiglio regionale con la formazione di un «gruppo unico e coeso».
La Nuova Sardegna

18.08.2009

Sassari – «Ferragosto in carcere»

SASSARI. Nell’ambito dell’iniziativa dei Radicali, «Ferragosto in carcere», Irene Testa, radicale e presidente nazionale dell’associazione «Il Detenuto Ignoto» e i deputati Guido Melis del Partito democratico ed Emerenzio Barbieri del Pdl hanno visitato le carceri di San Sebastiano e di Alghero. Ad accogliere i tre politici a Sassari è stata la nuova direttrice, Teresa Mascolo e il sostituto comandante degli agenti penitenziari Cataldo Fusco.
Durante la visita, i deputati hanno potuto visitare il vecchio carcere (ma quando mai sarà pronto il nuovo?) e affrontare con la direttrice i problemi più delicati come la capienza, la tipologia dei detenuti e le condizioni di lavoro degli agenti penitenziari.
Al termine delle due visite è stato espresso un giudizio positivo per il penitenziario di Alghero mentre è ritenuto non conforme agli standard quello di San Sebastiano.
«L’obiettivo della delegazione era quella di unirsi alla «comunità penitenziaria» per una ricognizione approfondita della difficile situazione delle carceri italiane – hanno spiegato al termine della visita Irene Testa, Guido Melis ed Emerenzio Barbieri -. È necessario conoscere meglio e direttamente la realtà quotidiana di direttori, agenti, medici, psicologi, educatori e detenuti, per essere così capaci di interpretare i loro bisogni e proporre soluzioni legislative e organizzative adeguate».

La Nuova Sardegna

30.07.2009

Libri della Camera in dono ai detenuti

SASSARI. Il progetto, nato dal feeling tra sardi, è diventato realtà in pochi giorni. Antonio Casu, gallurese doc e direttore della biblioteca della Camera, ha regalato uno stock di libri alla casa circondariale di Sassari. È successo dopo una chiacchierata tra Casu e il deputato sassarese Guido Melis, componente della commissione Giustizia. Teresa Mascolo, la nuova direttrice di San Sebastiano, si è detta entusiasta per il dono e ieri il primo stock di volumi (altri seguiranno) è stato spedito in Sardegna. Non appena sarà completato il primo lotto dei lavori nel nuovo carcere, in costruzione a Bancali, i libri saranno trasferiti nella confortevole biblioteca che la struttura ospiterà. Nel frattempo, a San Sebastiano si vive in condizioni difficili, con il problema del sovraffollamento aggravato dalla chiusura di una sezione.

La Nuova Sardegna

23.07.2009

Filo-Soru contro vecchia guardia in Sardegna avanza la Barracciu

SASSARI – La vendetta barbaricina, che Antonio Pigliaru considerava un ordinamento giuridico, ha oggi il volto di Francesca Barracciu. Penetranti occhi scuri, lunghi capelli corvini, tendenza antropologica al matriarcato, che rivela inconsciamente anche quando definisce i suoi avversari politici all´interno del Pd «uomini piccoli piccoli», è lei l´”uomo” del regolamento dei conti nel Pd sardo (e non solo). Il partito regionale che con l´esplosione degli scontri intestini provocò la caduta del governatore Renato Soru e le susseguenti dimissioni a Roma di Walter Veltroni.
Classe 1966, sindaco di Sorgono, Francesca è una Serracchiani misconosciuta in continente. Non parlò come Debora con frasi uscite dal cuore dinanzi al segretario Dario Franceschini, ma alle europee prese in Sardegna 116.935 voti di preferenza, 19 mila più di Berlusconi, più di quanti fin dai tempi di Berlinguer il Pci abbia mai raggranellato nell´isola.
L´altro giorno Francesca si è presentata a Santa Cristina di Paulilatino, luogo nuragico e magico in provincia di Nuoro, dove troneggia un pozzo sacro che si narra ogni ventisei anni venga illuminato verticalmente dalla luna. Di fronte a duecentocinquanta “soriani” ha annunciato la sua candidatura alla segreteria regionale. I soriani non sono i mici di casa, ma gli orfani del governatore Soru che, in appoggio alla mozione Franceschini per la segreteria nazionale, lanciano la Barracciu contro «la vecchia oligarchia» che con Silvio Lai corre al fianco di Pierluigi Bersani.
C´era anche Soru intorno alla bocca del pozzo sacro, non più personaggio scespiriano semi-autistico come viene dipinto, ma politico assai loquace, nonostante i giorni decisivi per il problematico salvataggio della sua Tiscali e il rinvio a giudizio per un appalto da 60 milioni in cui da governatore avrebbe favorito la Saatchi & Saatchi. Finchè non sarò assolto – annuncia ai fans l´ex piccolo Obama di Sanluri – non parteciperò a competizioni elettorali. E poi? Poi si vedrà.
Intanto, gratificando il suo Io spesso alquanto ipertrofico, l´ex governatore dice che nel progettare il partito, Franceschini l´ha copiato. Ed ecco qui, in tutto il suo splendore, lo sbocciare della Francesca, l´unica considerata capace di fermare il “comitato d´affari” che ha colonizzato il Pd nella patria di Berlinguer. E favorito la vittoria alle regionali del figlio del commercialista di Berlusconi, oggi balbettante alle prese con gli esiti del mancato G8 della Maddalena e la crisi industriale che morde dal Sulcis a Porto Torres.
Molti dei duecentocinquanta di Santa Caterina non hanno preso la tessera del Pd, ma hanno destinato i 15 euro necessari all´Associazione “Sardegna Democratica”, che l´ex governatore ha appena fondato in attesa di tempi migliori e che sabato sera – star lui, l´Obama di Sanluri – fa il suo vero esordio a Sassari, città dove l´ex governatore vinse la partita persa delle regionali, che costò il posto a Veltroni, e dove il Pd conserva oltre il 40%. E un record nazionale di nuovi tesserati, persino superiore a quello napoletano. Trecentoventi per cento è all´incirca l´incremento che ha portato in poche settimane le tessere sassaresi da 750 a 3.196, più del triplo rispetto a quelle di Cagliari, che ha cinquantamila abitanti in più.
Difficile stabilire chi siano i grandi buyers, dal momento che la prima denuncia è venuta da Arturo Parisi, il cui plenipotenzario sassarese Bruno Dettori è accusato egli stesso di aver avuto parte non irrilevante nell´incetta di vecchio stile dc, che non risparmia neanche i defunti. «E´ vero, è stato un tesseramento selvaggio e sicuramente anomalo», dice l´assessore alla Pubblica istruzione di Sassari Maria Antonietta Duce, che implora la revisione dello statuto, quel mostro dalle cento teste prodotto dal dottor Stranamore (copyright Franco Marini), al secolo Salvatore Vassallo, giurista amico di Parisi e Veltroni e oggi deputato. E Guido Melis, storico e deputato sassarese schierato con Franceschini: «Vedo vecchie modalità e antichi vizi in totale dispregio del codice etico. Reclutamento massiccio di anime morte, iscrizioni di contumaci ignari persino dell´esistenza del Pd, arruolamento un tanto al chilo e promesse di prebende e favori». Per che cosa? Per una forma di partito novecentesca, un partito degli iscritti, pedagogo e ferrigno, fortemente strutturato e gerarchicamente ordinato.
E´ il modello emiliano che effettivamente vuole Bersani? O gli oppositori si nutrono soltanto dell´ansia di vendetta barbaricina per la sconfitta alle ragioniali favorita dai “castosauri” del Pd? «Guardi – risponde Francesca Barracciu – io sono orgogliosa di essere barbaricina anche se non amo il sapore della vendetta in politica. Ma quando si supera il segno! Se tornano le vecchie logiche di controllo militaresco, attraverso i picchi anomali di tesseramento cui abbiamo assistito, io tiro fuori la mia anima barbaricina. Anche perché competo per la segreteria regionale con Lai, l´uomo che è stato l´esecutore della linea interna che ha determinato le dimissioni di Soru per l´opposizione al suo piano urbanistico». «Ma, per favore, basta con questa storia delle tessere – sbuffa Luigi Zanda, cagliaritano, vicepresidente dei senatori del Pd – se dobbiamo scannarci su questo, allora facciamo una legge che regoli la democrazia nei partiti».
Lai, quarantaduenne dentista sassarese, ex consigliere regionale dei Cristiano Sociali, signore della formazione professionale che tanti milioni di euro ha assorbito tra botteghe di barbieri e di altre professioni in disuso, è accreditato come uno dei baroncini delle tessere locali, accanto a Giacomo Spissu, ex presidente del Consiglio regionale fatto fuori da Soru con l´imposizione del massimo di due legislature, a Giovanni Giagu, figlio del mitico Nino, per trent´anni grande cerimoniere della Dc del Nord Sardegna, che diede il potere a Francesco Cossiga come al sempiterno Beppe Pisanu, e a Bruno Dettori, quel vassallo feudale un po´ stralunato che cura gli interessi politici locali di Parisi.
Antonello Cabras e Paolo Fadda, i grandi “castosauri” che fecero fuori il governatore Soru, che secondo lo storico Antonello Mattone si sentiva come Lorenzo il Magnifico, siedono a Roma in parlamento e non nutrono dubbi sulla mozione Bersani. Il povero Marino dovrà affidarsi qui al presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia, non proprio un campione storico dei diritti civili.
Resta Francesca che, specchiatasi nel pozzo sacro con la capigliatura corvina e lo sguardo di bragia, promette la resa dei conti barbaricina nel Pd in Sardegna. Ma non solo.

La Repubblica

21.07.2009

Veterinaria, interrogazioni di Melis e Amadu
Approda in Parlamento e in Regione il taglio delle iscrizioni nella facoltà universitaria

SASSARI. Il caso della facoltà di Veterinaria approda in Parlamento. I deputati del Partito Democratico, Guido Melis e Caterina Pes, hanno presentato un’interrogazione al ministro della Pubblica istruzione sollecitando un suo immediato intervento per risolvere un problema che sta mettendo in crisi una delle facoltà universitarie più prestigiose d’Italia. «Vogliamo risposte certe sul futuro di Veterinaria, dopo che il decreto ministeriale del 3 luglio 2009 ha limitato a soli 26 i posti disponibili per le matricole nella facoltà sassarese (erano 43 nei due anni precedenti e 85 all’inizio degli anni Duemila) – hanno scritto Guido Melis e Caterina Pes -. Veterinaria, istituita come istituto superiore nel 1928 è facoltà dal 1934 e oltre a una brillante tradizione di ricerche e di studi di elevata qualità, essendo l’unica facoltà di Veterinaria dell’isola è frequentata da studenti provenienti da tutte la Sardegna. Sono in via di realizzazione le strutture per l’accreditamento europeo, che naturalmente accrescerà le sue potenzialità. Nella classifica del Censis, Veterinaria è al quinto posto in Italia, precedendo altre facoltà già accreditate dall’UE».
Analoga interrogazione è stata presentata dal consigliere regionale sassarese del Pdl, Salvatore Amadu, al presidente della Giunta Ugo Cappellacci.

La Nuova Sardegna

09.07.2009

«Questa è alta politica»

ROMA. Numerosi gli interventi di maggioranza e opposizione al vertice romano voluto da Cappellacci, tutti, pur con diverse sfumature, favorevoli a una lotta unitaria. Come succede spesso in queste occasioni, il dibattito è a tratti ripetitivo e talvolta sulle questioni generali.  Tanto che il senatore Antonello Cabras (Pd), che di vertenze di questo tipo ne ha condotto anche da assessore e da presidente della Regione, è esplicito: “La battaglia va finalizzata avendo ben preciso il quadro della situazione. L’Eni ha avuto il via libera a uscire dalla chimica ma non riesce a piazzare gli impianti, il governo dice che la chimica può essere strategica anche senza l’Eni. Che fare? E’ di questo che dobbiamo discutere”.  Nessuno, ovviamente, può avee al momento soluzioni a questi interrogativi e il dibattito si concentra su come arrivare al confronto del 17 tra il governo e la giunta. Giacomo Sanna (Psd’Az) non esclude la possibilità di denunce “penali e civili” per l’inquinamento. Luciano Uras (Sinistra) dice che se il governo non convince l’Eni a ritirare il provvedimento “significa che non conta nulla per cui sarà inutile andare il 17”. Guido Melis (Pd) invita Cappellacci e Pisanu a “recuperare la politica contestativa della Dc sarda” e cerca di ridimensionare il peso dell’Eni: “Scaroni non è Mattei”. Mariano Delogu nega che il Pdl voglia evitare di coinvolgere il governo: “Lo abbiamo interpellato subito chiedendo risposte”. Settimo Nizzi (Pdl): “Io non ho paura, qui dobbiamo decidere di far rispettare gli impegni presi dal governo. Da Berlusconi dovremmo andare tutti insieme”. Pierpaolo Vargiu (Riformatori): “E’ obbligatorio dare fiducia piena al presidente, ma poi, risolta la vertenza, siano i sardi a decidere il modello di sviluppo”.  C’è anche la presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, che però non interviene. A una domanda sulle proposte di dimissioni in massa, risponde: “Sono cose che non servono, l’Eni se ne infischia. Se servisse, mi dimetterei oggi stesso”.  Cappellacci alla fine è soddisfatto. “Una giornata di alta politica”. Ma Federico Palomba (Idv) lo avverte mentre, finita la riunione, la sala si svuota: “Sì, ma si vada sino in fondo”.

La Nuova Sardegna

01.07.2009

Passa all’unanimità un emendamento del Pd sul costo dell’energia

SASSARI. «Grazie all’unità delle forze politiche il costo dell’energia elettrica per le imprese sarde sarà ridotto e migliaia di posti di lavoro potranno essere salvati». È il commento dei deputati democratici sardi Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Guido Melis, Arturo Parisi, Caterina Pes e Amalia Schirru all’approvazione all’unanimità da parte dell’aula di Montecitorio dei commi 9 e 10 dell’articolo 30 del ddl sviluppo che, dopo l’approvazione definitiva, dovrebbero garantire prezzi di mercato anche nell’isola attraverso un rafforzamento della concorrenza.  Positivo anche il giudizio di Federico Palomba, Idv, che perà lancia un allarme: se si protrae l’iter parlamentare è «a rischio l’assetto economico finanziario dell’Alcoa e delle altre imprese energivore» e si può arrivare alla «chiusura negativa della procedura da parte dell’Unione europea».

La Nuova Sardegna

30.06.2009

«Il governo restituisca i 14 milioni delle bonifiche sottratti per l’Alitalia»

PORTO TORRES. Un «centro d’ascolto» per salvare la chimica da una morte annunciata. E un tavolo nazionale, a Palazzo Chigi, per chiedere che fine hanno fatto gli Accordi di Programma siglati negli ultimi dieci anni e mai diventati operativi, ma anche per sapere perchè i soldi delle bonifiche per il Sito nazionale di Porto Torres, usciti dalla finestra per «soccorrere» un altro malato grave, l’Alitalia, non sono mai rientrati (neppure con l’ultima delibera Cipe). Infine, la proposta di un commissario straordinario – proprio per le bonifiche – da individuare nel presidente della Regione Ugo Cappellacci, per fare in modo che si sblocchi la situazione e si possa procedere senza più ritardi e incertezze. E la richiesta al ministro Claudio Scajola di fare valere concretamente quel no al Piano industriale dell’Eni che prevede la chiusura di Porto Torres.  Sono queste le cose più importanti che finiscono nell’agenda della X Commissione permanente Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati che ieri ha trascorso una intera giornata tra Porto Torres e Sassari per sentire organizzazioni sindacali, parlamentari sardi, amministratori e consiglieri regionali, sindaci, dirigenti del petrolchimico e lavoratori. Audizioni a ritmi serrati, dalla mattina alla sera, con l’impegno di non buttare via niente e di dare più forza alla vertenza Sardegna. Guidata dal leghista Andrea Gibelli, uomo del Nord che evidenzia concetti chiari e una profonda conoscenza della materia, la commissione arriva nel palazzo comunale di Porto Torres alle 11. Si comincia subito.  «Sono i parlamentari della Sardegna che hanno suggerito questa visita – dice Andrea Gibelli – e io condivido, perchè vale più la presenza sul campo che un incontro a Roma, seppure bene organizzato». E il presidente mette in chiaro i possibili limiti: «Non siamo nelle condizioni di fare ciò che vorremmo – afferma – ma ciò che si può fare».  Il sindaco Luciano Mura, che solo pochi giorni fa ha messo in mora Governo e Eni sulla questione delle bonifiche, annunciando una richiesta di risarcimento danni se entro tre mesi non saranno avviati gli interventi, apre puntando sul nocciolo del problema. «L’Eni ha chiesto di chiudere Porto Torres, il ministro Scajola ha risposto che il Piano non gli piace, ma questo non basta. Serve una azione forte per cambiare direzione e trovare le soluzioni».  L’idea di arroccarsi solo sulla chimica non c’è, e la linea che si profila è quella di puntare «su un processo di reindustrializzazione, avendo come prospettiva un mercato che ha delle sigenze che, a volte, ci vengono imposte da altre realtà ecnomiche». La commissione Attività produttive è presente con Catia Polidori (Pdl) e Ludovico Vico (Pd), anche lui esperto del problema e autore di due risoluzioni (con Fava della Lega) proprio sul rilancio della chimica. Insieme a loro anche i parlamentari sardi Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Amalia Schirru e Guido Melis (tutti del Pd).  L’avvio dell’incontro è segnato da un lungo applauso dei tanti lavoratori presenti nella sala consiliare, quando Cgil, Cisl e Uil rendono omaggio alle vittime dell’incidente alla raffineria Saras di Sarroch: solidarietà e profondo cordoglio alle famiglie. Paolo Fadda dice: «Grazie per la sensibilità, erano tutti e tre del mio paese».  Poi si va avanti con il «centro d’ascolto» appena nato. Lo sciopero del 10 luglio non è per l’assistenza ma per il lavoro. E Tore Corveddu, segretario nazionale dei chimici della Cgil, sostiene che «bisogna passare dal dire al fare, che l’attenzione è stata dimostrata solo a parole. Se l’Eni non è in grado di fare la chimica non deve creare le condizioni perchè altri non possano farla».  L’assessore regionale all’Industria Andreina Farris, porta la posizione della giunta e sottolinea che «se viene tolto un tassello cade tutto, si causa l’effetto domino. A rischio, solo in Sardegna, ci sono cinquemila posti di lavoro». Punta decisa sulle bonifiche: «Siamo pronti a rispettare tutti gli impegni – dice – ma chiariamo subito che quel Piano industriale dell’Eni che non piace al ministro Scajola non piace neanche a noi. Quella delle bonifiche è una problematica molto seria, e deve essere considerata la necessità che il presidente della Regione venga nominato commissario. Serve per velocizzare le procedure». Ricorda l’Osservatorio regionale sulla chimica riattivato dopo anni di silenzio «che hanno fatto perdere anche contatto con il riferimento nazionale». Giulio Calvisi (Pd) chiede conto dei 14 milioni per le bonifiche già deliberati: «La Regione si faccia dire dal Governo dove sono finiti, sono spariti per il risanamento Alitalia e mai più reintegrati. Il problema di oggi non è Scajola che è d’accordo con i sindacati ma ha dimostrato l’incapacità di incidere sull’Eni. Il vero nodo è Palazzo Chigi».  Il presidente della commissione Andrea Gibelli torna sulla Sardegna, «sulle grandi potenzialità di quest’isola che la mettono al centro del dibattito per il rilancio della chimica nel Paese». E poi guarda i lavoratori in sala, molti già licenziati, altri a rischio imminente: «Meglio trattenere una persona in azienda piuttosto che lasciarla a casa. Questo è rispetto per la persona. Ho visto trasformare delle realtà in ragione delle opportunità del luogo stesso, vuol dire che si può fare».  Trovare soluzioni, guardare oltre senza disperdere il patrimonio di conoscenze e di professionalità, risanare il territorio e ripartire con iniziative valide. La commissione si sposta nello stabilimento petrolchimico, l’Eni da Milano ribadisce due dati: «Il cracker è l’unico rimasto im Europa, è superato. Dal 2002 a oggi Porto Torres ha gravato sui conti Eni per 500 milioni di euro, di cui 100 milioni solo nel 2008. Il livello di stoccaggio dei prodotti è di 170 giorni contro la media attuale del mercato che è di 45-70 giorni». Una croce sopra.  Di nuovo al Comune di Porto Torres. C’è la commissione Industria del consiglio regionale guidata da Nicola Rassu (Pdl), insieme a lui una decina di consiglieri regionali. Il suo è un intervento appassionato. Chiede «di non andare più a mode», parla «della scelta subita cinquant’anni fa» e dice che «oggi non si può subire la scelta opposta» che si deve ripartire dalle bonifiche. L’ultima tappa della commissione è in Provincia, con il Comitato per l’Area di crisi guidato dal presidente Alessandra Giudici. Informazioni e richieste, l’esigenza di un tavolo nazionale, quello di Palazzo Chigi. Per avere certezze e non promesse.

La Nuova Sardegna

25.06.2009

Chimica, operai a Roma per non morire
Lo sciopero – Sit-in a Montecitorio
Cappellacci assente, una delegazione ricevuta dal Pd

ROMA. In centinaia, arrampicati sulle transenne, avvolti nelle bandiere dei quattro mori e di Cgil, Cisl e Uil. Pronti a una lotta che diventerà dura come rare volte è stato in passato. Salvare la chimica significa combattere per difendere 20mila posti a rischio e garantire un futuro alle proprie famiglie. Ieri, dal presidio dei sardi davanti a Montecitorio, l?ultimo «avviso al Governo e all?Eni».
Si comincia lentamente, alle 9 del mattino. Tutti si aspettano il concentramento davanti a Palazzo Chigi, invece a piccoli gruppi i lavoratori si presentano davanti a Montecitorio, si affiancano ai rappresentanti sindacali, ai sindaci (quasi tutti del Nord della Sardegna, di centrosinistra e centrodestra) e al presidente della Provincia di Sassari. Arrivano alla spicciolata per evitare di essere fermati e il numero massimo indicato dalla questura viene superato. C?è tanta gente, arrivata in nave e in aereo. E? un presidio vero, senza finzioni, con una partecipazione che rafforza anche il risultato importante delle adesioni allo sciopero nazionale di otto ore che – nei petrolchimici – sfiora quasi il 98 per cento. Magliette, fischietti e bandiere, slogan irriverenti – molti all?indirizzo del premier Silvio Berlusconi, con una scelta quasi obbligata per le ultime vicende extra-politiche – e una sola speranza: salvare e rilanciare la chimica. Si fondono le anime degli stabilimenti italiani: insieme ai sardi ci sono i colleghi dell?Emilia, della Sicilia, della Puglia e del Veneto. Spiccano i camici bianchi del Centro Ricerche di Monterotondo. Le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno mandato gli inviti a tutti i capigruppo per un incontro formale, ma c?è qualcosa di strano nell?aria. Passa il tempo e solo dopo le 11 arriva la «convocazione». E? da parte del Partito democratico che incontra una delegazione dei segretari nazionali dei chimici e del settore industria. Niente sindaci e presidenti di provincia. «Non è un segnale positivo – dice Alessandra Giudici, presidente della Provincia di Sassari – noi stiamo chiedendo un tavolo di confronto nazionale, oggi siamo qui perchè niente è cambiato. Il presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci si doveva incatenare insieme a noi, bene noi ci siamo e lui no. E allora il nostro impegno sarà quello di incatenare il Governo alle proprie responsabilità». Il presidente della Regione sarda in realtà c?è ma non si vede. Esce mezz?ora dopo la manifestazione, fila via veloce, lo notano dei lavoratori, lo fotografano con un telefonino.
«Ha perso una occasione importante – commenta Giampiero Murgia, segretario generale dei chimici della Cisl di Sassari – io spero che abbia uno scatto di orgoglio, che sappia opporsi con decisione all’Eni e al Governo, che rappresenti davvero tutti i sardi. Altrimenti il 10 luglio lo sciopero sarà anche contro di lui». Mariano Delogu, senatore del Pdl, è insieme al sindaco di Alghero Marco Tedde, fa una analisi diversa: «La questione della chimica non nasce oggi, è un problema grave e complesso. So che il ministro Scajola e il presidente Cappellacci si stanno impegnando al massimo per trovare una soluzione valida».
L?incontro a Montecitorio finisce poco prima di mezzogiorno, e le facce dei segretari che ritornano nella piazza non sono proprio allegre. «Noi avevano invitato tutti i capigruppo ad ascoltarci – afferma Tore Corveddu, segretario nazionale dei chimici della Cgil – e invece l?unico gruppo che ci ha accolto è quello del Partito democratico guidato da Antonello Soro e formato da una folta delegazione». E il capogruppo del Pd, poco dopo, sintetizza: «Porteremo all?attenzione della Camera il problema della chimica e chiederemo alla conferenza dei capigruppo l?immediata calendarizzazione della nostra mozione per costringere il Governo a impegnare l’Eni alla difesa e al rilancio della chimica italiana».
Alla spicciolata arrivano in piazza i parlamentari del Pd Giulio Calvisi e Guido Melis che chiama in causa il Governo: «Dice che la chimica è strategica per il Paese, e allora lo dimostri con atti concreti. E il ministro Scajola faccia davvero il ministro, non lasci comandare l?Eni».

L’Espresso

25.06.2009

Chimica e ciminiere ma niente candeline
Sciopero nazionale del settore a Roma: i lavoratori sardi ci sono, Cappellacci no
Impegni per la crisi dei parlamentari Pd

Neppure ricevuti da un esponente del governo, eppure sotto Palazzo Chigi erano in tanti. I lavoratori della chimica italiana, a Roma per lo sciopero nazionale indetto da Cgil, Cisl, Uil e Ugl: 120 solo dalla Sardegna, 85 da Porto Torres e gli altri da Macchiareddu, Ottana, Sarroch. Con loro i dirigenti regionali e territoriali dei sindacati, la presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici e i rappresentanti istituzionali di 18 comuni del territorio. Nessuno dalla Regione, né Ugo Cappellacci né un suo assessore: ché protestare contro l’azione di Silvio Berlusconi e dei suoi ministri, dopo l’aiutone farcito di promesse durante la campagna elettorale di febbraio, non è conveniente. Come se il governo, con la crisi del settore in Italia e in Sardegna, dove da padrone la fa l’Eni controllata dallo Stato per oltre il 30 per cento, non c’entrasse niente.

Non è così. Lo sanno bene i sindacati e la delegazione di deputati sardi e veneti del Partito democratico che ieri hanno incontrato i rappresentanti dei lavoratori. Almeno loro: gli altri, i parlamentari della maggioranza, fanno finta di niente: in attesa del compimento delle promesse messianiche del premier. Eppure i sindacati hanno le idee e gli obiettivi chiari: l’esecutivo del Cavaliere da una parte e il colosso a sei zampe dall’altra.

Il primo non ha nessun piano per il rilancio del comparto: il rischio, dicono Cgil, Cisl e Uil, è che il paese perda una risorsa fondamentale «che ha valore strategico per l’economia nazionale e che costituisce uno dei primati dell’Italia a livello internazionale». Il secondo, l’Eni, il piano lo ha invece ben definito: la dismissione della chimica per puntare esclusivamente sull’energia. Con annessa la volontà di non agevolare il lavoro di eventuali acquirenti degli impianti per non avere concorrenti in futuro. In Sardegna insegna il caso Sartor, l’imprenditore veneto costretto a dichiarare fallimento a poche settimane dall’acquisto degli stabilimenti di Porto Torres destinati alla fermata. Motivo: il mancato rispetto degli accordi da parte della multinazionale sul prezzo delle materie prime, senza nessun intervento del governo.

In Sardegna la situazione è drammatica: c’è Porto Torres ma non solo. C’è Assemini, ci sono Sarroch e Ottana: la chiusura di uno stabilimento provocherebbe una reazione a catena di proporzioni allarmanti, in un settore in cui la cassa integrazione a livello nazionale è cresciuta del 700 per cento. C’è la convocazione dell’Osservatorio regionale sulla chimica e la nomina, da parte del governo nell’ambito della vicenda Vinyls, di un commissario straordinario sardo, Franco Appeddu. Con che poteri e quali margini di manovra è difficile da stabilire.

La via da seguire è soprattutto quella istituzionale. Lo chiarisce il capogruppo dei democratici a Montecitorio Antonello Soro: «Porteremo all’attenzione della Camera il problema della chimica e chiederemo alla conferenza dei capigruppo l’immediata calendarizzazione della mozione del Pd per chiedere al governo di impegnare l’Eni alla difesa e al rilancio della chimica italiana». Per ora c’è una risoluzione votata da tutta la commissione competente, ma il documento è fermo negli uffici. Nel frattempo, ricorda Giulio Calvisi – che insieme ai colleghi Guido Melis, Amalia Schirru e Caterina Pes ha partecipato all’incontro con sindacati e lavoratori – «il governo taglia i fondi per le bonifiche e per l’innovazione e la ricerca, fondamentali per il comparto chimico». C’erano, quelle risorse, previste dal decreto Bersani e confermate dall’esecutivo attuale: prima del dirottamento dei soldi per il salvataggio di Alitalia.

Dall’incontro tra deputati e sindacati vengono fuori altri due impegni: il primo riguarda l’annunciato decreto per il rilancio dell’economia, che dovrà contenere un pacchetto di misure specifiche per la chimica; il secondo è di strettissima attualità, sulla visita della commissione industria della Camera in Sardegna: «Chiederemo», dice Calvisi, «che la delegazione passi anche da Assemini e non si fermi solo a Porto Torres». Una missione, quella dei parlamentari, utile per ascoltare le segreterie regionali dei sindacati sulla difficile situazione produttiva e occupazionale dell’isola e i ritardi e le inadempienze relativi agli accordi di programma sulla chimica e sull’energia.

I sindacati intendono denunciare «i silenzi sull’impegno assunto di rivedere l’intesa Stato-Regione con uno specifico accordo di programma quadro per rilanciare le attività produttive in Sardegna». Sul tavolo non ci sarà solo la chimica, però: Cgil, Cisl e Uil denunceranno anche le inadempienze su Ottana, sul settore tessile e le difficoltà delle industrie energivore del Sulcis.

«La decisione della Commissione industria della Camera di verificare direttamente in Sardegna lo stato di crisi dell’economia isolana», spiegano in una nota, «assume una notevole rilevanza alla luce della decisione assunta da Cgil, Cisl e Uil di tenere lo sciopero generale dei settori produttivi e dei servizi a rete per il 10 luglio. Non bisogna infatti perdere più tempo di fronte alla continua e costante perdita di posti di lavoro in tutti i settori economici. L’Istat ha rilevato nel primo trimestre 2009 un tasso di disoccupazione al 14,1 per cento, mentre il tasso di occupazione è sceso al 49,4 per cento e il tasso di attività al 57,6 per cento: sono i dati più bassi degli ultimi cinque anni. L’industria continua a perdere posti di lavoro: meno 10mila negli ultimi dodici mesi. Ai parlamentari sardi e a quelli nazionali verrà dunque chiesto non solo di registrare le drammatiche difficoltà produttive dell’isola ma di farsi interpreti presso il Governo di riaprire i tavoli del confronto con le parti sociali e la Regione e di rilanciare insieme al sindacato una nuova vertenza con l’Unione europea sul tema energetico, delle telecomunicazioni e trasporti e sul riconoscimento dell’insularità».

L’Altra Voce

19.06.2009

«Stacanovisti o fannulloni? Indagine non credibile»

CAGLIARI. «Né stacanovisti né fannulloni, quell’indagine non è credibile». Immediata la reazione dei parlamentari sardi alla notizia che la loro produttività era data sotto la media generale (2,09 contro il 2,30). La «radiografia» è stata fatta da tre associazioni: Cittadinanzattiva, Controllo cittadino e Openpolis che hanno istituito un osservatorio civico per monitorare la «Casta».  L’indagine è contestata perché il criterio usato non è qualitativo ma quantitativo (oltre al numero delle presenze le firme alle proposte di legge, relazioni scritte, interventi in aula e in commissione).  Il deputato Arturo Parisi (Pd) ha detto che ««fannullone non é una qualifica che nessuno può accettare alla leggera, non fossaltro perché è un dovere dare conto agli elettori». L’ex ministro ha affermato che «la lettura del rapporto dimostra che non basta saper contare. I ministri non si valutano sulla base della quantitá delle presenze in parlamento, ma invece della qualitá della loro attivitá di governo. Per quello che riguarda i parlamentari la partecipazione alle attivitá é un dovere, la modalitá con cui la svolgono una scelta. Poiché la graduatoria é stata fatta sulla base delle proposte di legge, e della partecipazione ai lavori, ma ordinata solo rispetto alla prima, sono finito in fondo. Mentre la mia partecipazione é stata all’84%, il numero di proposte di legge é stato invece minimo. Ma questo é per me motivo di vanto in un Paese che ha centomila leggi».  Anche Guido Melis (Pd) ha detto che «l’indagine è condotta con criteri quanto meno opinabili», perché «si si sa che alcuni deputati firmano quasi senza leggere, per far piacere ai colleghi proponenti, leggi e talvolta leggine di non particolare valore». Mentre «io mi sono attenuto alla regola di non firmare troppo, anche per ridurre la mole ingombrante della microlegislazione che grava sul lavoro delle Camere». Quanto alle presenze in aula «ho un’altissima presenza alle votazioni, il 92-93%, stando all’unica classifica attendibile, quella nel sito della Camera). Poi «l’indagine «non tiene conto delle presenze in commissione, dove si svolge la parte più incisiva e faticosa». Inoltre «interrogazioni, mozioni, ordini del giorno, frequenza degli interventi in aula sono rilevabili dagli atti parlamentari. Su questi posso definire un deputato mediamente laborioso». Anche perché «c’è tutto il lavoro che non si vede». Le stesse considerazioni sono state fatte dal senatore Francesco Sanna (Pd) e dal deputato Mauro Pili (Pdl). Un esempio: l’indagine presa in esame dalle associazioni civiche registra come «intervento» sia la semplice richiesta del voto elettronico sia la relazione in aula su una legge importante.

La Nuova Sardegna

18.06.2009

Scippo del G8, è scontro alla Camera
Acceso dibattito tra deputati sardi dei due schieramenti sulle garanzie per l’isola

di Roberto Morini
ROMA. Sarà solo il cemento, quello concreto dei fabbricati, a decidere se ha ragione il centrosinistra quando sostiene che lo scippo del G8 alla Maddalena si trascina dietro anche lo scippo di soldi e opere pubbliche o il centrodestra, secondo il quale non si tocca né un euro né un metro cubo. Ieri alla Camera si è consumato il nuovo scontro tra deputati sardi di opposizione e di maggioranza. Dalle quattro e mezzo alle cinque e mezzo del pomeriggio, mentre si discuteva del decreto Abruzzo, si è parlato solo di Sardegna, di scippo del G8, di garanzie, di compensazioni. Per un’ora la lingua italiana è stata articolata con accento sardo, talvolta urlando, in altri momenti ironizzando, una volta anche sbottando in gallurese, come quando Nizzi ha zittito una deputata leghista. Federico Palomba, Giulio Calvisi, Guido Melis, Caterina Pes, Paolo Fadda, Siro Marrocu, Idv e Pd, con i loro emendamenti finalizzati ad avere la certezza che lo scippo sia limitato all’immagine e alla sede del summit. Mauro Pili e Settimo Nizzi, Pdl, con gli interventi in aula, Bruno Murgia, Paolo Vella, Piero Testoni e Carmelo Porcu, firmatari con loro dell’ordine del giorno, che è stato fatto proprio dal governo, in cui si confermerebbero tutti gli impegni.
Il primo assalto lo ha portato Palomba, con il primo emendamento. Battuto. «La Camera respinge», ha annunciato dopo il voto il presidente dell’assemblea. E lo ha ripetuto con monotonia per un’ora. La maggioranza sembra non avere cedimenti. E il governo conclude facendo proprio – e così sostanzialmente approvandolo – l’ordine del giorno dei deputati sardi del Pdl.
Così alla fine i commenti sono duri, secchi come il dibattito in aula. «È l’ennesimo schiaffo per i sardi», dice Caterina Pes, che aveva tentato di far riconoscere, con un emendamento, un risarcimento agli operatori turistici sardi per i mancati incassi. «I deputati sardi del Pdl sono d’accordo con lo scippo del G8 perpetrato ai danni della regione Sardegna da questo governo», commenta Palomba. E Guido Melis: «Abbiamo chiesto inutilmente uno straccio di documento ufficiale in cui si dica che in Sardegna si farà almeno il G8 dell’ambiente, come promesso da Berlusconi. Niente». Resta, bianco su nero, solo il passaggio contestato dell’articolo 17, quello che il Pd voleva emendare: «Le ordinanze continuano ad applicarsi per assicurare il completamento delle opere in corso di realizzazione e programmate nella regione Sardegna, nonché di quelle ivi da programmare nei limiti delle risorse rese disponibili dalla regione Sardegna e dagli enti locali». Per Pili una garanzia. Per l’opposizione no.

La Nuova Sardegna

18.06.2009

Oggi 18 giugno, alle 16,30, alla Camera dei Deputati, preso la prestigiosa sala della Regina nel palazzo di Montecitorio, la compagnia stabile Assai della Casa di reclusione di Rebibbia, animata dall’educatore Antonio Turco, ha messo in scena la rappresentazione teatrale “Roma la Capitale”, testo liberamente ispirato alla vicenda della banda della Magliana.

L’iniziativa è frutto del lavoro del gruppo Pd nella Commissione giustizia e della proposta dell’on. Guido Melis, cui ha subito aderito con entusiasmo il presidente della Camera on. Gianfranco Fini. Sono stati presenti la presidente della Commissione giustizia on. Giulia Bongiorno e il direttore generale del Dipartimento penitenziari pres. Franco Ionta

E’ questa in assoluto la prima volta che una compagnia teatrale di detenuti ed ex detenuti (più un agente di custoria e pochi attori professionisti) recita alla Camera dei deputati. Il significato non solo simbolico dell’evento è chiaro: attraverso una attività che si segnala anche per il  livello tecnico-artistico raggiunto, il mondo separato del carcere si propone alla Camera e al Paese non più solo come luogo di repressione e di pena ma come sede di rieducazione e di riscatto umano.

carceri

16.06.2009

G8 a L’Aquila, Melis e Calvisi (Pd): governo latita su Sardegna

Roma, 16 GIU (Velino) – “I deputati Pd Guido Melis e Giulio Calvisi nel corso dell’esame parlamentare del decreto Abruzzo, hanno posto con forza la questione dello ‘scippo’ del G8 a La Maddalena e dei danni che ne sono derivati per il nord dell Sardegna”. Lo si legge in una nota, nella quale i due esponenti del Pd sostengono: “A questi danni non e’ corrisposto nessun vantaggio concreto per le popolazioni terremotate dell’Abruzzo perche’ il G8 si risolvera’ in una parata sotto le tende, mentre poi si trasferira’ tutto a Roma”. I due parlamentari sardi hanno chiesto espressamente che “sia stabilito in legge il G8 dell’ambiente sara’ a La Maddalena, che sia garantito il completamento delle opere avviato e il pagamento alle imprese (con particolare riguardo a quelle in regime di subappalto) e che il governo dia serie garanzie circa l’insieme delle opere a suo tempo programmate, a cominciare dal rifacimento a quattro corsie della Sassari-Olbia. Il silenzio del governo su tutti questi temi la dice lunga sull’atteggiamento dell’esecutivo nei confronti dei problemi della Sardegna. Fatto il pieno dei voti alle elezioni regionali l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi semplicemente non risponde, non prende impegni, si da’ alla latitanza”. (com/mat) 161944 GIU 09 NNNN

16.06.2009

Nuove promesse per La Maddalena post G8
Pili&Co.: «Le opere sono tutte confermate»
Il Pd presenta 13 emendamenti alla Camera:
«Fondi spariti, certezze su tempi e risorse»

È questione tutta romana. Sul futuro della Maddalena e del nord Sardegna la Regione non conta nulla: Ugo Cappellacci neppure risponde agli inviti della presidente della provincia gallurese, Pietrina Murrighile, per discutere della situazione del territorio. Lei parla di sgarbo istituzionale, ma è niente al confronto della decisione di Silvio Berlusconi di trasferire il G8 a L’Aquila senza neancheavvisare il governatore. Ecco: tutte le conseguenze dello scippo – fondi spariti, opere da completare, imprese da pagare – sono ancora da discutere. Ci sarebbe più del tanto per un fronte unico dei parlamentari isolani a Roma, il decreto legge sull’Abruzzo ha iniziato ieri il suo iter di approvazione alla Camera, ma così non è: con tanti saluti ai proclami sull’unità di intenti in vista del bene comune, buoni solo per le celebrazioni dell’autonomia regionale e dell’autogoverno.

La realtà è altra cosa: la Sardegna dipende dal governo nazionale in tutto e per tutto, e guai a opporsi alle decisioni del premier. I primi cento giorni della giunta Cappellacci sono la dimostrazione lampante: in attesa della realizzazione delle promesse a gran voce del Cavaliere in campagna elettorale, a febbraio, e niente di più. C’è chi ci crede ancora, i sardi del Pdl; e chi non ci ha mai creduto, i deputati del Pd. Risultato: incertezza totale, in attesa di nuove da Roma.

Sul fatto che saranno buone non hanno dubbi i parlamentari del Popolo della Libertà: annunciano che tutte le opere prospettate per la Maddalena e quelle che sarebbero dovute essere collaterali al G8 saranno completate. «Sono tutte confermate», sottolineano Mauro Pili, Settimo Nizzi, Bruno Murgia, Paolo Vella (c’è anche lui, tra i parlamentari eletti in Sardegna: imposto da Berlusconi dopo l’approvazione di nuovi lavori a Villa Certosa, avvenuta quando erano già completati), Carmelo Porcu e Piero Testoni. Hanno parlato, alla vigilia della discussione conclusiva alla Camera del decreto, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè, delegato Cipe: che ha confermato che tutto procederà secondo i programmi iniziali e che le opere saranno a carico dello Stato. Niente di scritto, niente nero su bianco: in sostanza, c’è poco da stare tranquilli.

Soprattutto c’è poco da fidarsi, sottolineano i parlamentari dell’opposizione: in Aula presenteranno tredici emendamenti, quelli rimasti in piedi dopo la scrematura per accelerare i lavori. In Sardegna servono certezze, è il ragionamento. Ma la partenza non è delle migliori, visto che nel Pdl assicurano che tutto sarà completato con risorse stanziate dallo Stato. A mettere i puntini sulle i sono i deputati del Pd Giulio Calvisi, Guido Melis e Caterina Pes. Parlano da Olbia a nome di tutti i colleghi: e assicurano che il problema non è tanto lo spostamento del G8 quanto la sottrazione dei fondi assegnati all’isola che sono stati dirottati altrove.

« Pensiamo che i fondi previsti in origine per il G8 maddalenino siano finiti nel Fondo Strategico allocato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Un fondo cospicuo, da nove miliardi di euro». Quanto debba arrivare in Sardegna non è stabilito: «Per ora, stando ai provvedimenti in campo, i fondi non ci sono. Il Pdl parla di accreditamento dei fondi Fas come se fosse una cortesia che viene fatta alla Sardegna. Dimenticano che sono soldi della Sardegna. E che le strade non si fanno con i comunicati stampa». Il riferimento è tutto alla Sassari-Olbia: «Il finanziamento, infatti, era stato disposto dal Governo Prodi: ora devono restituire i soldi. È un’opera collaterale al G8 anche se qualcuno (Pili, ndr) tenta di spacciare come intervento previsto nell’ambito dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Senza gli emendamenti non vi sarà la Sassari-Olbia e non ci saranno le misure per le imprese».

Il Pd chiede che il decreto Abruzzo contenga una specifica garanzia sui tempi e sulle risorse disponibili, ma anche tutela per le imprese esecutrici dei lavori: «Al momento le uniche ad aver percepito i fondi stanziati sono quelle appaltatrici, per le subappaltatrici non vi è il becco di un quattrino e si tratta soprattutto di ditte sarde. Chiediamo anche dei risarcimenti per gli albergatori, i ristoratori, chiunque abbia creduto nel rilancio dell’isola attraverso il summit». Dalla fiction alla realtà il passo è breve. La prima, sottolinea Melis, è quella orchestrata da Berlusconi: uno scippo studiato, perché «voleva trasferirlo fin dall’inizio, prima a Napoli e oggi a L’Aquila. La tragedia del subappalto, invece, è reale. I grandi appaltatori non hanno problemi ma gli altri sì».

Chi li tocca con mano, tutti i giorni, è il sindaco Angelo Comiti. Un esempio su tutti: «L’ex ospedale militare rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Ci sono problemi che ne impediscono il concreto utilizzo e che vanno eliminati perché solo così si potrà fare un bando di affidamento. Dovremo discutere delle opere collaterali il prossimo 23 giugno nella conferenza di servizi che è stata rimandata per ben cinque volte. Il Governo deve fare la sua parte, deve dare risorse. Non possono esserci solo i fondi Fas».

L’Altra Voce

16.06.2009

Tre forti boati, arriva il terremoto. Ma si tratta di esercitazioni militari

PAURA DA OLBIA A BUDONI
I deputati Melis e Calvisi interrogano il ministro

OLBIA. Tre boati, la terra trema per alcuni secondi. Nelle case vibrano i vetri, nelle spiagge gli ombrelloni oscillano. Migliaia di persone vanno nel panico e le linee telefoniche dei vigili del fuoco di Olbia si intasano.
Le scosse si avvertono su tutta la parte nord orientale dell’isola, da San Teodoro a Porto San Paolo fino a Budoni ma anche in città. In molti pensano al terremoto e in quel momento nessuno, neppure alla centrale del 115, sa dare risposte certe nè è in grado di tranquillizzare chi chiama. Solo dopo più di un’ora si viene a sapere che si tratta di esercitazioni militari. Le squadre lanciano missili e razzi, il rumore è impressionante e l’effetto da paura. Dall’8 al 18 giugno un ampio tratto di mare davanti alla costa nord orientale della Sardegna è stato interdetto alla navigazione per permettere l’addestramento degli specialisti del Poligono interforze del Salto di Quirra. Mezzi aerei e navali e uomini si trovano nel Tirreno centrale, per «esercitazioni militari con lancio di missili e razzi superficie-superficie, superficie-aria e aria-superficie, sperimentali e di addestramento», si legge nell’ordinanza firmata dal comandante della capitaneria di porto di Olbia il 27 maggio scorso.
Lo specchio d’acqua off-limit copre longitudinalmente la costa da punta Li Pidriani, fra Ottiolu e Budoni, e capo Monte Santu, poco a sud del golfo di Orosei. Ma l’area si allunga verso il largo fin nel cuore del Tirreno, a parecchie miglia di distanza.
Non si è trattato, dunque, di un movimento tellurico, come confermato subito dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il timore che potesse trattarsi di un terremoto ha gettato nel panico molti abitanti della zona che già il 5 febbraio scorso avevano percepito, nella stessa area, due scosse. Movimenti, in quel caso, registrati intorno alle 17 e ancora un’ora dopo dagli strumenti della rete sismica nazionale dell’Istituto di geofisica, di intensità non elevata (rispettivamente di magnitudo 3,65 e 2,8 della scala Richter). Allora gli scienziati avevano individuato l’origine del sisma nel distretto del Tirreno centrale al largo della Sardegna nord orientale a una profondità di 10-20 chilometri.
Ma sull’episodio di ieri è già polemica. I deputati Giulio Calvisi e Guido Melis con un’interrogazione al ministro della Difesa chiedono chiarimenti immediati. «Turisti e residenti di San Teodoro e Budoni – scrivono i due parlamentari – hanno temuto scosse di terremoto, chiedendo l’intervento dei vigili del fuoco: in realtà, il panico è stato causato dalle vibrazioni dei mezzi militari. Il ministro spieghi questa anomala circostanza, quali siano le eventuali conseguenze anche per l’ecosistema e, in ogni caso, perchè la popolazione non sia stata avvisata delle possibili conseguenze della manovre in corso proprio al fine di evitare il panico tra i cittadini».

La Nuova Sardegna

15.06.2009

Pd-Idv contro Pdl sui fondi del G8

la Nuova Sardegna — 15 giugno 2009   pagina 05   sezione: SARDEGNA

SASSARI. Inizia oggi alla Camera l’esame del decreto legge sull’Abruzzo che legittima lo spostamento del G8 dalla Maddalena all’Aquila. E i parlamentari sardi del Pdl garantiscono: «Tutte confermate le opere previste alla Maddalena». Anche la quattro corsie Sassari-Olbia. Ma l’opposizione non è affatto convinta. I parlamentari del Pd e quelli dell’Idv annunciano infatti che presenteranno gli emendamenti che ritengono necessari per evitare lo scippo.  «Sono tutte confermate» le opere previste a La Maddalena per il G8. La strada a quattro corsie Sassari-Olbia «è in fase di appalto» e i lavori partiranno «dopo la ripartizione dei fondi Fas». Lo affermano i parlamentari sardi del Pdl Mauro Pili, Settimo Nizzi, Bruno Murgia, Paolo Vella, Carmelo Porcu, Piero Testoni. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianfranco Miccichè ha detto che tutto procederà secondo i programmi iniziali e che le opere saranno a carico dello Stato. «La Sassari-Olbia – sottolinea Pili – è già inserita nei piani delle opere strategiche del governo Berlusconi e fa parte delle opere connesse all’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Sarà realizzata appena la Regione trasmetterà al governo il programma di spesa dei fondi Fas». Già banditi otto lotti «per un ammontare complessivo di 475 milioni».  Ma il Pd non è tranquillo. I parlamentari sardi illustreranno stamane a Olbia gli emendamenti al decreto legge sul G8 per garantire le opere previste a La Maddalena e nel nord Sardegna prima dello spostamento del vertice all’Aquila. L’appuntamento è alle 10.30 nella sede del partito, in via Roma. Parteciperanno Giulio Calvisi, Guido Melis, Amalia Schirru, Caterina Pes, Paolo Fadda, Siro Marroccu, Giampiero Scanu, il sindaco di La Maddalena Angelo Comiti, consiglieri regionali, provinciali e amministratori locali oltre a rappresentanti di associazioni, comitati e movimenti.  Altri emendamenti saranno presentati anche dall’Idv, primo firmatario Federico Palomba che annuncia in una nota che ripresenterà «i medesimi emendamenti già proposti al Senato». «Daremo battaglia», è la sfida di Palomba ai parlametari sardi del Pdl: «Vedremo se saranno dalla parte dei sardi oppure no».

La Nuova Sardegna

15.06.2009

G8: Pd presenta emendamenti al Decreto Abruzzo

Sono 13 gli emendamenti al Decreto Abruzzo in fase di discussione alla Camera che tutti i deputati sardi del Pd presenteranno nel tentativo di tutelare la Sardegna. ”I nostri sono emendamenti firmati da tutti i deputati sardi per confermare il messaggio già passato in Senato: questa è una battaglia parlamentare per tutta la Sardegna e non solo per la Gallura. Il trasferimento del G8 toglie molto alla Sardegna e nulla da’ all’Abruzzo”, ha detto Giulio Calvisi che, assieme a Guido Melis e Caterina Pes, si sono riuniti nella sede di Olbia del Pd.
OLBIA – Tutele per la Sardegna nel decreto Abruzzo. ”Il dramma non sta nell’aver spostato il vertice G8 dalla Maddalena all’Aquila ma nell’aver sottratto fondi che appartenevano alla Sardegna per dirottarli altrove – ha spiegato Calvisi – Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, recentemente ha assicurato che l’arcipelago sarà sede di importanti eventi. Quali e quando non e’ dato saperlo, che venga messo tutto nero su bianco”.

“Vorremo che il nome de La Maddalena sia legato a eventi internazionali che proiettino l’immagine dell’isola a livello internazionale, così come sarebbe stato col G8” – ha detto Giulio Calvisi. Il Pd chiede che il decreto Abruzzo contenga una specifica garanzia sui tempi e sulle risorse disponibili, ma i deputati sardi del Pd richiedono anche tutela per le imprese esecutrici dei lavori.

“Al momento le uniche ad aver percepito i fondi stanziati sono quelle appaltatrici, per le subappaltatrici non vi è il becco di un quattrino e si tratta soprattutto di ditte sarde. Ma chiediamo – hanno aggiunto i deputati del Pd – anche dei risarcimenti per gli albergatori, i ristoratori, chiunque abbia creduto nel rilancio dell’isola attraverso il summit. Per ora, stando ai provvedimenti in campo, i fondi non ci sono. Le strade non si fanno con i comunicati stampa. Il Pdl parla di accreditamento dei fondi Fas come se fosse una cortesia che viene fatta alla Sardegna. Dimenticano che sono soldi della Sardegna. Il finanziamento della Olbia-Sassari, infatti, era stato disposto dal Governo Prodi, devono restituire i soldi. Senza gli emendamenti non vi sarà la Sassari-Olbia e non ci saranno le misure per le imprese”.

“Gli emendamenti hanno tutti una copertura economica – ha sottolineato Calvisi – si tratta di 750 milioni di euro che possono essere presi dal Fondo strategico per interventi di opere pubbliche della Presidenza del Consiglio”. Per i deputati infatti anche gli oltre 500 milioni di euro per la Olbia-Sassari sono finiti nel Fondo strategico per le Infrastrutture.

Sardegna Oggi
15.06.2009

« DL TERREMOTO: EMENDAMENTI PD SU GARANZIE OPERE G8 LA MADDALENA

LA MADDALENA: EMENDAMENTI PD A DL SU G8 PER GARANZIE SU OPERE

(AGI) – Olbia, 15 giu. – “Pensiamo che i fondi previsti in origine per il G8 maddalenino siano finiti nel Fondo Strategico allocato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Un fondo cospicuo, da nove miliardi di euro, di cui solo due gia’ utilizzati”, ha ipotizzato Calvisi. “I parlamentari sardi del Pdl dicono che i fondi per la nuova Olbia-Sassari ci sono e che la strada si fara’ ma al momento, stando ai provvedimenti in campo, i soldi non ci sono. Le strade non si fanno con i comunicati stampa. Quelli del Pdl parlano di accreditamento dei fondi Fas come se fosse una cortesia che viene fatta alla Sardegna ma dimenticano che sono soldi della Sardegna”. Secondo Melis, e’ evidente che sulla questione G8 “c’e’ stato uno scippo basato su una fiction. Berlusconi voleva trasferirlo fin dall’inizio, prima a Napoli e oggi a L’Aquila. La tragedia del subappalto, invece – ha concluso Melis – e’ reale. I grandi appaltatori non hanno problemi ma gli altri si”. Alla conferenza stampa era presente anche il sindaco di La Maddalena, Angelo Comiti. “L’ex ospedale militare – ha detto il primo cittadino – rischia di diventare una cattedrale nel deserto. Ci sono problemi che ne impediscono il concreto utilizzo e che vanno eliminati perche’ solo cosi’ si potra’ fare un bando di affidamento. Dovremo discutere delle opere collaterali – ha annunciato Comiti – il prossimo 23 giugno nella conferenza di servizi che e’ stata rimandata per ben cinque volte. Il Governo deve fare la sua parte, deve dare risorse. Non possono esserci solo i fondi Fas”. Critiche al governatore Ugo Cappelaci sono giunte dall’assessore all’Ambiente della provincia di Olbia-Tempio, Piefranco Zanchetta: “C’e’ un governo regionale assente che non presta alcuna attenzione a cio’ che sta succedendo in Gallura e a La Maddalena. E ci sono cose incomprensibili come il bando di gara aggiudicato dalla Mita Resort di Emma Marcegaglia che prevedeva una concessione di 30 anni successivamente portata a 40 anni con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri”. (AGI) Cli/Rob/Cog

25.05.2009

Cavalcata sarda, storia e spettacolo
Gran caldo e folla record a Sassari

Una folla record ha assistito a Sassari alla sessantesima edizione della Cavalcata Sarda, la più grande festa laica della Sardegna. La prima edizione risale al 1899, quando la città indossò i suoi abiti migliori per onorare il re Umberto e la regina Margherita di Savoia in visita in città.

melis_borsellino I gruppi, a piedi e a cavallo, hanno sfilato sotto un sole cocente partendo da via Asproni e arrivando, dopo la parata in piazza d’Italia davanti alla tribuna vip, in via Manno. Tra i più applauditi, come al solito, i Mamuthones e gli Isohhadores di Mamoiada e i Merdules di Ottana. Molto apprezzate anche le cornamuse del gruppo ospite, i Lothian & Bordees Police Pipe Band di Edimburgo. Nella tribuna riservata alle autorità, insieme al padrone di casa, il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau, e al presidente della Provincia Alessandra Giudici, hanno preso posto gli assessori regionali al Turismo e alla Cultura, Bastianino Sannittu e Lucia Baire. Presenti anche i parlamentari Piero Testoni (Pdl) e Guido Melis (Pd) e la candidata alle Europee Rita Borsellino. “E’ una festa bellissima, il futuro viene dal passato – ha osservato la signora Borsellino – E’ bello affondare le radici nella propria terra, è un modo di caratterizzarsi ma di guardare anche al domani. Mi ricorda – ha aggiunto – una festa che si fa da noi in Sicilia a Pasqua, in un paesino che si chiama Prizzi”. “E’ stato un sessantennale per riuscito – ha commentato il sindaco Gianfranco Ganau – La città ha accolto con grande piacere la folla di turisti che hanno scelto di assistere a questa festa di colori, di suoni e di profumi della Sardegna”. Nel pomeriggio, dalle 16, la festa prosegue all’ippodromo Pinna con le pariglie, poi, dalle 18.30 fino a notte fonda, canti e balli in piazza d’Italia.

L’Unione Sarda

14.05.2009

Canoni Airone, caso Sogeaal in Parlamento

La questione dei canoni per i transiti nello scalo catalano che l’Airone avrebbe dovuto versare alla Sogeaal dal 2000 fino ad oggi, è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare a firma del deputato Guido Melis. In esclusiva alleghiamo l’intero documento.

ALGHERO – Non si placano le fibrillazioni in relazione alle situazione presenti e passate dell’aeroporto di Alghero. Lunedi ci sarà l’attesa nomina del presidente e il rinnovo delle cariche sociali. Si parla di Carlo Luzzati, visto l’indirizzo della Regione, ma non sono escluse sorprese dell’ultimo momento.

E intanto la questione dei canoni per i transiti nello scalo catalano che l’Airone avrebbe dovuto versare alla Sogeaal dal 2000 fino ad oggi, è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare a firma del deputato Guido Melis. L’esponente di centrosinistra chiede di “dare corso senza ulteriori ritardi, ove le notizie da lui riportate nell’aula parlamentare, alla sanatoria del contenzioso con l’Agenzia del Demanio, fornendo rapidamente alla Sogeaal l’atto amministrativo conclusivo previsto dalla commissione Enac, ciò per difendersi nella causa intentata da Airone per la restituzione dei canoni attualmente pendenti presso il Tribunale di Chieti”. Di seguito l’interrogazione completa:

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che:
in data 6 luglio 2000, l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) stipulava con la Sogeaal spa una convenzione per realizzare l’ampliamento della aerostazione, della centrale tecnologica, della viabilità e del parcheggio auto dell’aeroporto di Alghero-Fertilia;
tale convenzione prevedeva al punto 4 dell’articolo 11: «le opere realizzate e collaudate verranno consegnate dal soggetto contraente al Ministero dei trasporti e della navigazione, che ne assumerà la titolarità mediante loro iscrizione nel demanio dello Stato [….] per l’assegnazione in uso gratuito all’Ente e per la successiva consegna da parte di quest’ultimo alla società di gestione aeroportuale in qualità di concessionaria della gestione di aeroporto»;
prevedeva inoltre che, al fine di non penalizzare l’operatività aeroportuale, «fino al trasferimento definitivo delle opere il soggetto contraente, d’intesa con l’Ente, e previa verifica agibilità, al fine di assicurare la continuità del pubblico servizio, potrà utilizzare in tutto o in parte le opere realizzate»;
di conseguenza, a seguito della conclusione parziale delle opere e della prevista dichiarazione di agibilità, le attività svolgentesi nella vecchia aerostazione sono state trasferite sin dal 24 giugno 2003, nel nuovo corpo in allestimento;
in data 22 dicembre 2005, il direttore ad interim dello scalo di Alghero dottor Carlo Luzzatti rilevava l’inesistenza di uno specifico atto concessorio nei confronti della Sogeaal avente per oggetto i beni occupati dalla Air One e destinati da questa a banchi di check in; di ciò il direttore ad interim dava notizia all’Agenzia del demanio;
in data 15 maggio 2006, su istanza di concessione della Sogeaal, l’allora direttore pro tempore dello scalo, nelle more del certificato di collaudo, emanava un provvedimento di concessione dell’intera aerostazione con decorrenza 1° giugno 2006;
tuttavia per il periodo giudicato «scoperto» (2002-2006) l’Agenzia del demanio, a seguito degli atti trasmessi dalla direzione aeroportuale nel 2005, chiedeva alla Sogeaal il rimborso di somme a questa corrisposte dalla Air one pari a circa euro 849.852;
sull’intera vicenda si esprimeva il 30 settembre 2008 una Commissione incaricata dall’Enac;
tale Commissione, dopo un accurato esame degli atti, rilevava:

a) come l’autorizzazione della Sogeaal allo svolgimento del servizio di handling fosse stata in realtà sancita sin dal 1995 da un provvedimento (n. 124870 del 10 maggio di quell’anno) nel quale detta Società veniva autorizzata (ai sensi e per gli effetti dell’articolo 38 del c.n.) all’anticipata occupazione di beni ed aree necessari all’espletamento del servizio di handling;

b) come tale provvedimento condizionasse l’attività all’applicazione di convenzioni di concessione di linea all’epoca stipulate con le compagnie di navigazione aerea e vincolasse il concreto esercizio a preventivi accordi di subconcessione tra le parti;

c) come tale atto prevedesse anche il subentro della Sogeaal nei beni in uso alla ATI spa;

d) come esistesse verbale di constatazione di occupazione dei beni redatto dalla locale direzione aeroportuale in data 11 febbraio 1999 (con espressa menzione dei banchi check in all’epoca concessi in subconcessione da Sogeaal ad Alitalia);

e) come esistesse altro verbale, in data 24 maggio 2003, con il quale la direzione aeroportuale, in considerazione dell’entrata in funzione della nuova aerostazione, riprendeva in consegna dalla Sogeaal i beni di cui sopra, accertati in specifico verbale di consistenza dell’11 febbraio 1999;

La Commissione accertava altresì:

f) l’esistenza di un provvedimento (n. 709 del 29 maggio 2002) col quale la direzione aeroportuale autorizzava Sogeaal alla subconcessione in favore di Air One, frattanto subentrata alla Alitalia, di aree demaniali per servizio di handling in subconcessione (rinnovata con note successive agli atti della Commissione);

g) l’esistenza di una nota (n. 01779 del 9 dicembre 2004) indirizzata al Dipartimento Economia nella quale la direzione aeroportuale, nel trasmettere tabelle relative ai corrispettivi applicati da Sogeaal al vettore Air One, faceva espresso riferimento ai canoni relativi ai banchi check in;

h) l’esistenza di una nota in data 12 aprile 2005 (n. 00445), nella quale la direzione aeroportuale comunicava a Sogeaal come l’accoglimento della richiesta di rinnovo della subconcessione, con decorrenza 29 maggio 2005, risultasse subordinata alla definizione dei rapporti conflittuali con Air One;

pertanto la Commissione concludeva stabilendo:

a) che la autorizzazione della Sogeaal allo svolgimento del servizio di handling era stata certamente sancita dal provvedimento di anticipata occupazione del 1995;

b) che il rapporto di subconcessione Sogeaal-Air One con decorrenza 2002 era ampiamente provato agli atti;

c) che – forse anche per effetto degli spostamenti degli uffici dovuti ai lavori in corso – sembrava «potersi ragionevolmente concludere che in tale situazione […] sia sfuggito il passaggio formale (articolo 11 della Convenzione lavori stipulata in data 6 luglio 2000)», ma che ciò «nulla ha comportato dal punto di vista sostanziale in merito all’effettiva occupazione ed esercizio dell’aerostazione da parte della Sogeaal»;
la Commissione invitava dunque l’Enac a comunicare subito, «a tutela dell’Ente», l’esito di quanto emerso all’Agenzia del demanio «per le necessarie azioni di competenza»; ciò che a tutt’ oggi non risulta avvenuto, con gravi ripercussioni sugli interessi di Sogeaal e sull’intero assetto dell’aeroporto di Alghero-Fertilia;
successivamente la Corte dei conti apriva sull’intera vicenda un procedimento, ciò che rende ancora più urgente l’intervento del Ministro -:
se le notizie sopra riassunte risultino anche al Ministero e, ove lo fossero, quali atti immediati il Ministro intenda adottare, anche sollecitando l’Enac a dare corso senza ulteriori ritardi alla sanatoria del contenzioso con l’Agenzia del demanio;
se non ritenga opportuno fornire rapidamente a Sogeeal l’atto amministrativo conclusivo previsto dalla commissione Enac, onde consentire alla società di gestione dell’aeroporto di Alghero di difendersi nella causa intentatale da Air One per la restituzione dei canoni attualmente pendente presso il Tribunale di Chieti.

Alghero Notizie

09.05.2009

GIORNALISTI: SIDDI A SASSARI, RIFORMA EDITORIA E ORDINE

(AGI) – Sassari, 9 mag. – “No ai bavagli” e’ per Siddi un imperativo democratico. “La sfida sulla privacy e sulla lealta’ dell’informazione si fa e si vince su altro terreno: quello della qualificazione e dell’autonomia dell’informazione che passa per gli statuti della professione (da riformare, certo), dalla tenuta del contratto di lavoro dei giornalisti e, finalmente, dallo statuto di autonomia dell’impresa editoriale”. Tra i relatori della giornata dell’informazione di Sassari, il consigliere nazionale dell’Ordine Giancarlo Ghirra, che ha illustrato le linee guida per una riforma condivisa della legge professionale, e Maria Francesca Chiappe, presidente dell’Unione dei cronisti sardi, che si e’ soffermata sui danni del ddl Alfano rispetto al diritto deo cittadini a sapere come procedono le inchieste giudiziarie. Oltre Beppe Pisanu sono intervenuti numerosi esponenti della politica sarda e nazionale: Federico Palomba, Piero Testoni, Guido Melis, Giulio Calvisi, Silvestro Ladu, Mario Bruno. E’ intervenuto, inoltre, il prorettore dell’Universita’ di Sassari, Attilio Mastinu. Presenti, nell’affollata aula delle conferenze della Nuova Sardegna, il presidente dell’Anci Sardegna, Tore Cherchi, e i deputati Carmelo Porcu e Bruno Murgia. (AGI)

23.04.2009

Il G8 a L’Aquila per il sindaco de La Maddalena è fantascienza. Berlusconi: finiremo quanto cominciato

“Tutto procede normalmente. Trasferire il G8 a L’Aquila è pura fantascienza. L’ipotesi mi sembra talmente inverosimile che non la prendo neppure in considerazione”. Lo ha detto il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, in un’intervista a R101. “La macchina non si può fermare – ha aggiunto il sindaco – perché quando si spendono soldi e risorse pubbliche si risponde ad organismi che non scherzano, come la magistratura e la Corte dei Conti. Abbiamo già ricevuto le delegazioni di tutti i Paesi partecipanti, che hanno già fatto sopralluoghi e stabilito questioni che riguardano la sicurezza. Sono già state realizzate strutture importanti”. “Ci sono centinaia di operai che stanno continuando a lavorare – ha concluso il sindaco – con un investimento di risorse pubbliche spaventoso. Non credo che siano questioni che possono essere decise con un battito di ciglia. Il G8 non è una festa di compleanno tra compagni di scuola. E’ un meccanismo importante che comporta la mobilitazione di migliaia di persone”.

Ci sono stati diversi contatti telefonici tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, dopo la delibera del Consiglio del Ministri con l’indicazione di trasferire il G8 da La Maddalena a l’Aquila.
Lo ha rivelato all’ANSA lo stesso Cappellacci riferendo che il premier ha ribadito l’impegno di ‘compensare’ l’isola di La Maddalena con il G8 dell’ambiente voluto dal presidente Usa Barack Obama.
“Durante le telefonata il presidente Berlusconi ha assicurato che tutte le strutture previste a La Maddalena andranno avanti – ha spiegato il governatore sardo – Inoltre,
motivando la scelta dell’Abruzzo, mi ha accennato alle contestazioni che accompagnano sempre il G8 e che potrebbero non esserci in una zona colpita da un evento calamitoso di tale portata”.

Il Pd sardo: Berlusconi non ha mai creduto al G8 a La Maddalena
“Berlusconi non ha mai creduto nel G8 a La Maddalena. Ha sempre lavorato per non far svolgere il vertice in Sardegna, sin dall’inizio del suo mandato di governo. La notizia del suo spostamento non ci lascia quindi di sorpresa”. Lo affermano in una nota i deputati sardi del Pd, Guido Melis e Giulio Calvisi, commentando il trasferimento del G8 da La Maddalena in Abruzzo.”Ora si spiega la cancellazione di tutte le opere collaterali, a partire dalla Sassari-Olbia – dicono – e il mancato trasferimento nella struttura di missione dei finanziamenti gia’ disposti per l’isola di La Maddalena. Tutte cose che abbiamo denunciato con atti parlamentari sin dal mese di settembre dello scorso anno. Berlusconi le ha provate tutte per non fare il vertice in Sardegna. Ora – proseguono gli esponenti del Pd – dice che si fara’ in Abruzzo. Comprendiamo il favore con il quale la notizia e’ stata accolta dagli amministratori, dalla popolazione abruzzese e in generale dall’opinione pubblica. Ma attenzione. Proprio perche’ siamo solidali con l’Abruzzo e perche’ ci preoccupiamo dei tempi e delle modalita’ della sua rapida ricostruzione, dubitiamo fortemente di una scelta improvvisata che rischia soltanto di accrescere il caos in quella sfortunata regione senza portarle alcun beneficio”. “Spostare un evento internazionale come il G8 in una terra martoriata come l’Abruzzo nel giro di soli due mesi – proseguono – non e’ cosa facile. Il presidente del Consiglio parla poi di un risparmio di 225 milioni di euro. Vorremo sommessamente ricordare che quelli destinati all’isola di La Maddalena non erano fondi dello Stato, ma fondi Fas gia’ destinati dalla programmazione nazionale alla Sardegna e che il Governo Prodi e la giunta Soru avevano deciso di utilizzare per la trasformazione dell’economia di La Maddalena dopo l’abbandono della presenza militare americana. Invitiamo il presidente del Consiglio a risparmiare sulle risorse nazionali, non solo su quelle dei sardi”. “Ricordiamo infine che la localizzazione del G8 a La Maddalena, frutto di una lunga istruttoria durata anni, in sedi nazionali ed internazionali, ha gia’ comportato la pianificazione di opere dai costi elevatissimi, alcune delle quali sono gia’ in avanzata fase di realizzazione. Ci sono a La Maddalena imprese al lavoro, manodopera assunta ad hoc, programmi stabiliti in relazione a quella localizzazione. C’e’ un intero indotto,- concludono – che gravita sul G8 sardo e un’economia regionale che dipende da quell’evento. Che fine fara’ tutto questo?”.

“Se questa decisione venisse confermata non dovrebbe arrecare o distruggere quanto ipotizzato e stabilito per la Maddalena e l’intero territorio sardo”. Lo ha detto il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli commentando la proposta del governo di spostare il G8 a L’Aquila.
“Fermo restando la solidarieta’ per le popolazioni dell’Abruzzo – ha sottolineato – si deve necessariamente tenere conto delle aspettative generate in Sardegna e degli impegni che coinvolgono decine di imprese e centinaia di lavoratori e di coloro che in ragione dell’evento si sono resi disponibili a programmare la loro attivita’ proprio in vista del summit”.
“I progetti di riconversione – ha aggiunto il sindaco – sono preziosi, il percorso avviato non puo’ interrompersi senza una precisa assunzione di impegno e responsabilita’. Se il G8 non si dovesse piu’ fare a La Maddalena – si chiede Giovannnelli come
si completeranno le opere? Quale seguito si potrebbe dare agli impegni presi?”.

Rainews24

21.04.2009

«Ogliastra, polizia da potenziare»

LANUSEI. Il deputato del Pd, Guido Melis, ha proposto al Ministro della Giustizia un’interrogazione in riferimento all’intervista apparsa sulla Nuova nella quale il procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, parlava dell’esistenza in Ogliastra di aree sottoposte a un controllo militare simile a quello mafioso. Melis chiede se il Ministro sia al corrente delle affermazioni, quale giudizio dia della situazione in Ogliastra e se intenda potenziare gli apparati delle forze di polizia nella zona.

La Nuova Sardegna

09.04.2009

Niente ronde e governo battuto sulle espulsioni

ROMA. Giornata nera per il governo. Prima è stato costretto dall’ostruzionismo dell’opposizione a ritirare la norma sulle ronde dal decreto sulla sicurezza. Poi è stato battuto, grazie a 17 franchi tiratori sui banchi della maggioranza, sul prolungamento della permanenza degli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione. Infine è passata una mozione del Pd sulle fondazioni bancarie. «Una bella giornata per la democrazia parlamentare», ha commentato Guido Melis.
Il governo ha accettato di eliminare dal dl sicurezza le norme sulle ronde duramente contestate dall’opposizione. L’accordo è stato raggiunto nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Esulta l’opposizione la quale ha interrotto il suo ostruzionismo, consentendo di dare il via libera al resto del testo. La norma sulle ronde verrà molto probabilmente inserita in un disegno di legge. «Quando prevalgono la saggezza e la ragionevolezza non vince nessuno ma sono tutti a vincere», spiega il capogruppo del Pd Antonello Soro. «Oggi è una bella giornata per la democrazia parlamentare – aggiunge Guido Melis, Pd – dopo una dura battaglia siamo riusciti a ottenere il ritiro di una misura che avrebbe introdotto in Italia una serie di polizie private al di fuori di ogni controllo di legalità. È ora di fermare la deriva razzista imposta dalla Lega». E Michele Vietti, Udc: «Siamo molto soddisfatti che il governo abbia cambiato parere su una nostra proposta molto ragionevole».
Per il ministro Roberto Maroni si è trattato di una «scelta di responsabilità che andava fatta anche considerato l’ostruzionismo, dal mio punto di vista immotivato, dell’opposizione». «Ho incontrato il presidente del Consiglio. Le strade erano soltanto due: mettere la fiducia, forzando la mano all’opposizione, oppure togliere dal decreto le norme contestate e inserirle nel disegno di legge sulla sicurezza, chiedendo alla conferenza dei capigruppo di garantire la calendarizzazione immediata della discussione».
«E’ una cosa che abbiamo fatto senza gioia, ma per senso di responsabilità. In ogni caso c’è l’impegno di Berlusconi a farle in un secondo momento». Così il leghista Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione normativa.
Soddisfazione anche a destra: «L’eliminazione delle ronde è stata una cosa buona e giusta – dice Alessandra Mussolini – al sud sarebbero state molto nocive».

La Nuova Sardegna

02.04.2009

CGIL: ‘ANCHE NOI IN PIAZZA’, IL DOCUMENTO DI 73 DEPUTATI PD

(AGI) – Roma, 2 apr. – “La crisi non e’ uno spettro agitato per strumentalizzazioni politiche. Esiste ed e’ il dramma patito, in maniera particolare, ogni giorno dalle milioni di famiglie, precari, lavoratori dipendenti e pensionati del nostro Paese.
Per questa ragione non faremo finta di non vedere e accoglieremo l’appello della Cgil che il 4 aprile lancera’ il segnale che vuole guardare al futuro ed esorcizzare ogni tipo di ritorno al passato”. E’ quanto affermano 73 deputati Pd, tra i quali D’Alema, Bersani, Cuperlo, Verini, Madia, Pollastrini, in un documento congiunto che prosegue dicendo: “Non tornare indietro significa scegliere oggi le politiche piu’ adeguate per fronteggiare la crisi. Scelte che sinora il governo Berlusconi ha superficialmente corroso tagliando gli investimenti pubblici, riducendo i trasferimenti a Comuni e Regioni, tagliando ancora su sanita’, politiche sociali, per la scuola e privando il Sud delle sue risorse comunitarie. Un addio alla formazione, all’assistenza, alla pari dignita’ tra diverse zone del nostro paese”.
“In poche parole – prosegue la nota – un addio allo sviluppo della nazione. Bisogna da subito rendere effettivamente disponibili le risorse per gli ammortizzatori sociali e garantire lo strumento anche a tutti i lavoratori precari. Crediamo, inoltre, sostenere la battaglia condotta da tanti sindaci del nostro Paese che chiedono di allentare i vincoli del Patto di stabilita’ che impediscono ai Comuni di spendere tutto quanto e’ possibile per una vasta azione di piccole e diffuse opere pubbliche che sarebbero in grado, ad esempio, di dare sollievo in termini occupazionali e di rilancio dell’economia, ma anche di spendere piu’ velocemente e con maggiore efficacia i fondi europei. Siamo, infine, fermamente convinti che bisogna realizzare rapidamente l’unita’ di tutti i lavoratori con i precari e percorrere il sentiero comune dell’unita’ sindacale.
Le adesioni diffuse in calce alla nota comprendono: Bersani, Vico, Lulli, Marchignoli, Scarpetti, Zunino, Lenzi, Tullo, Nannicini, Bossa, Samperi, Ghizzoni, Froner, Fontanelli, Velo, Marantelli, Villecco Calipari, Bellanova, Sbrollini, Concia, Albonetti, Schirru, Motta, Rossa, Rampi, Murer, Madia, Fiorio, Fiano, Lovelli, Rugghia, D’Alema, Carra Marco, Beretta, Cenni, Gatti, Codurelli, Pollastrini, Brandolini, Zucchi, Mariani, Mastromauro, Ginefra, Verini, Pompili, Ferranti, Cuperlo, Corsini, Giovannelli, Misiani, Colombo, Siragusa, Capano, Calvisi, Melis, Coscia, Debiasi, Marini Cesare, Ceccuzzi, Boccuzzi, Esposito, Luongo, Capodicasa, Sposetti, Vannucci, Meta, Peluffo, Marchi, Martella, Quartiani, Picierno, Sani, Tocci.

01.04.2009

BIOTESTAMENTO: EMENDAMENTI BIPARTISAN PRONTI ALLA CAMERA

VINCOLANTE VOLONTA’ PAZIENTE, MA POSSIBILE DISATTENDERLA (ANSA) – ROMA, 1 APR – Tre emendamenti bipartisan alla legge sul testamento biologico. Per offrire una soluzione di ‘buonsenso’ alla questione della nutrizione e idratazione, eliminando le rigidita’ del testo approvato dal Senato. Sono pronti per essere presentati alla Camera, su iniziativa di alcuni deputati del Partito democratico, che stanno raccogliendo adesioni anche tra i colleghi di altri partiti, inclusi quelli del Popolo della liberta’. ‘Si e’ mossa una sorta di anonima deputati’, scherza il primo firmatario, Eugenio Mazzarella (Pd), ‘per un dibattito senza protagonismi e divisioni in gruppi identitari’.
Ecco i punti fondanti della proposta: alimentazione e idratazione sono ‘assicurate’ al paziente in quanto forme di sostegno vitale, conformemente ai principi della deontologia medica. Ma, al contrario di quanto deciso al Senato, le dichiarazioni espresse dal paziente che rifiuti quei trattamenti, devono considerarsi ‘impegnative’ e percio’ vincolanti per fiduciario, medici e familiari.
Sara’ inoltre possibile, per poter valutare ciascun caso concreto, disattendere la volonta’ del paziente di sospensione nutrizione e idratazione, quando il medico prospetti effettive possibilita’ di ‘beneficio terapeutico’. In una circostanza del genere, se medico, fiduciario e familiari non trovassero un accordo, la decisione spetterebbe a un collegio medico della struttura in cui il paziente e’ ricoverato.
La proposta include anche una valutazione della legge sul testamento biologico a cinque anni dall’entrata in vigore, in modo che possano essere apportate modifiche alla prova dei fatti.
I firmatari al momento sono i deputati del Pd Eugenio Mazzarella, Sandra Zampa, Paolo Corsini, Pasquale Ciriello, Roberto Zaccaria, Guido Melis, Luigi Nicolais, Maria Letizia De Torre, Salvatore Piccolo e Mimmo Luca’. Per il Pdl hanno aderito Fabio Granata, Stefano Caldoro e Gabriella Giammarco. Ci sono anche le firme di Franco Barbato (Idv) e Francesco Pionati (Misto). (ANSA)

29.03.2009

L’ idea di Sgarbi «Un ristorante per Racz a Salemi»

SALEMI (Trapani) – Se il celebre chef Filippo La Mantia ha dovuto fare un passo indietro, Vittorio Sgarbi ne fa due avanti. Il sindaco di Salemi offre un lavoro a Karol Racz, «faccia da pugile», il romeno ingiustamente arrestato per lo stupro della Caffarella. «Gli diamo un lavoro per questioni di principio e di legalità – spiega Sgarbi – allo stesso tempo chiedo a Filippo La Mantia, attraverso Fulvio Pierangelini che della città è l’ assessore alle mani in pasta, di aprire un ristorante a Salemi. Gli offriamo spazio nella sede del palazzo del sindaco, al pian terreno, perché possa far lavorare nella tollerante città di Salemi Karol Racz vittima della cattiva giustizia». In un primo momento anche La Mantia aveva offerto un lavoro al romeno, ma aveva dovuto far marcia indietro dopo le lamentele del personale del suo locale. «Sono indignato – commenta il deputato del Pd Guido Melis, promotore dell’ associazione parlamentare Amici della Romania -. Prima si sbatte il mostro in prima pagina – poi si impedisce un minimo di recupero sociale a chi è stato ingiustamente accusato. A. Sc.

Il romeno scagionato, Corriere della sera,domenica 29 marzo 2009, p. 18

17.03.2009

Passoni apre il dibattito  sulla sconfitta

Assemblea a Sassari con Ganau e Melis su “errori e sottovalutazioni”

sassari-dibattito-pd-con-passoni_16-marzo_1SASSARI. Non si limita a leccarsi le ferite. Il Pd entra nel profondo e cerca di vivisezionare il suo malessere. Ne vien fuori una radiografia della sconfitta elettorale molto composita, e una grande voglia di riprovare a camminare. Nella sala conferenze dell’Hotel Grazia Deledda, a confrontarsi c’è una grande fetta del partito. C’è il commissario Achille Passoni, il deputato Guido Melis, il sindaco Gianfranco Ganau, più una larghissima rappresentanza della base. Mancano invece molti di quelli che l’assemblea definirà i capicorrenti, ovvero gli eterni ex. Gli ex Margherita, gli ex Progetto Sardegna, gli ex qualcosa: quelli che, dirà Guido Melis, «si riuniscono segretamente in summit e prendono le decisioni. Quelli che vorrebbero che il partito restasse ancora così: con i suoi conflitti e le sue guerre di trincea». Che il Pd sia ancora un aggregato di vecchi clan politici, con padrini e affiliati, lo si è visto chiaramente alle regionali. E’ stato uno dei punti a suo sfavore. E ad ogni analisi post sconfitta, ad ogni esame di coscienza, questo peccato originale viene puntualmente stigmatizzato. E allora, come molto tempo fa, ecco che la panacea di tutti i mali è sempre quella: i circoli che spuntano in ogni paese, il tesseramento, altra linfa, il rinnovamento che dalle radici si propaga ai vertici, prima i congressi periferici e poi quelli regionali.
sassari-dibattito-pd-con-passoni_16-marzo_7 E infine le primarie. «Con candidati – suggerisce Melis – che niente abbiano a che fare con le recenti dispute per la segreteria. Tutto questo da un punto di vista logistico organizzativo. L’altra sfida, la più difficile, riguarda invece la ricucitura col tessuto sociale: «Abbiamo perso consensi su tutti i fronti – dice Passoni – operai, casalinghe, imprenditori, disoccupati maschi, donne: tutti hanno votato dall’altra parte. Gli unici che hanno capito il nostro messaggio sono stati i giovani» Un gap di comunicazione c’è stato.
sassari-dibattito-pd-con-passoni_16-marzo_2Quello di Soru viene definito come un “riformismo illuminato, dove il cambiamento viene spiegato e offerto al popolo da una sola persona. «Invece, perché il cambiamento venga vissuto, deve passare attraverso un riformismo di massa». Occorre cioè che i partiti lo accompagnino dentro la società, e facciano da filtro anche altri enti intermedi, come i sindacati o i comuni. Questa iniezione graduale del cambiamento invece non c’è stata. Agli occhi dei sardi è arrivata una trasformazione dal volto deformato, con tratti eccessivamente identitari: il vellutino come simbolo di appartenenza. Poi sarà anche vero, come dice Giulia Lombardo, che Soru non è solamente vellutino: «Se siamo qui a scannarci è per merito della sua rivoluzione, che ha smantellato il sistema dei partiti». Il problema è che certe rivoluzioni hanno bisogno di tempo per essere metabolizzate, e ogni scossa tellurica crea scompensi e fratture nel corpo sociale. «Non ci siamo accorti del blocco elettorale che si stava cementando intorno al centrodestra – dice Melis – abbiamo sottovalutato il dissenso che si allargava. Non basta fare buone leggi, bisogna anche farle capire e avere anche il coraggio di modificarle, se necessario, sulla base delle istanze del territorio». L’errore e la leggerezza più grave, infine, sono stati non concentrarsi abbastanza sulla crisi economica in atto. «Abbiamo lasciato i ceti più esposti alla recessione soli davanti alla televisione – dice Passoni – e il messaggio che arrivava dallo schermo era un “Ci penso io”. Questa è la grande forza del Berlusconismo. Perché la Sardegna doveva essere refrattaria? Perché la ventata di centrodestra qui doveva arrivare meno impetuosa che altrove? Noi invece ci siamo intestarditi sulle cose già fatte, senza parlare del futuro, del modo in cui affrontare la crisi».
sassari-dibattito-pd-con-passoni_16-marzo_9Molte delle riflessioni emerse ieri a Sassari, oggi pomeriggio verranno messe in campo a Cagliari durante la riunione del direttivo, nella sede del Pd. «La prima cosa che proporrò ai vertici – conclude Passoni – sarà di sancire il legittimo riconoscimento delle posizioni diverse dentro il partito. Se questo meccanismo perverso dell’additare come nemico chi la pensa in modo diverso, continua a vivere nel Pd, allora non andremo da nessuna parte».

17.03.2009

SCUOLA: 70 DEPUTATI DEL PD ADERISCONO A SCIOPERO CGIL

(ASCA) – Roma, 17 mar – ”Domani saremo in piazza con la Flc-Cgil per manifestare contro i tagli del governo Berlusconi e le manovre che hanno impoverito e messo in crisi tutto il settore della conoscenza”.

Lo annunciano un gruppo di circa settanta deputati del Pd in un comunicato appello per sottolineare quanto ”la situazione dell’istruzione pubblica, dell’universita’ e della ricerca si e’ aggravata enormemente in seguito alle scelte adottate dal governo. I tagli operati, infatti, sono assolutamente insostenibili e compromettono seriamente anche i livelli minimi di funzionalita’ delle scuole e delle universita’. In questo quadro cosi’ drammatico per il sistema formativo, ci uniamo, dunque, al mondo del sapere per ribadire il nostro dissenso e la nostra dura opposizione contro le scelte del governo. Abbiamo, infatti, una forte consapevolezza del valore e del ruolo fondamentale che nel nostro Paese rappresentano i sistemi dell’educazione, dell’istruzione, della formazione e della ricerca. Siamo, pertanto, vicini a tutte le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza che stanno combattendo una giusta battaglia contro i tagli indiscriminati e i provvedimenti approvati dal Governo”.

Hanno firmato il comunicato-appello: Manuela Ghizzoni, Maria Coscia, Mariangela Bastico, Mariapia Garavaglia, Marilena Adamo, Silvana Amati, Sesa Amici, Giovanni Bachelet, Giuliano Barbolini, Fiorenza Bassoli, Teresa Bellanova, Tamara Blazina, Luisa Bossa, Chiara Braga, Sandro Brandolini, Marco Causi, Marco Carra, Lucia Codurelli, Paola Concia, Paolo Corsini, Giovanni Cuperlo, Cesare Damiano, Olga D’Antona, Emilia De Biasi, Mauro Del Vecchio, Rosa De Pasquale, Cecilia Donaggio, Stefano Esposito, Marco Fedi, Vittoria Franco, Laura Froner, Maria Grazia Gatti, Rita Ghedini, Dario Ginefra, Marialuisa Gnecchi, Maria Fortuna Incosante, Franco Laratta, Donata Lenzi, Ricardo Levi, Giovanni Lolli, Marianna Madia, Maino Marchi, Raffaella Mariani, Alberto Maritati, Donatella Mattesini, Eugenio Mazzarella, Guido Melis, Michele Meta, Ivano Miglioli, Roberto Morassut, Carmen Motta, Delia Murer, Luigi Nicolais, Caterina Pes, Pina Picierno, Massimo Pompili, Sabina Rossa, Antonio Rugghia, Antonino Russo, Marilena Samperi, Amalia Schirru, Anna Serafini, Alessandra Siragusa, Walter Tocci, Walter Verini, Ludovico Vico, Luigi Vimercati, Vincenzo Vita, Walter Vitali.

min/sam/alf

ASCA

16.03.2009

MINORI. INTERPELLANZA PD SU DATI ISCRIZIONI A SCUOLE PRIMARIE

(DIRE – notiziario Minori) Roma, 16 mar. – Un’interpellanza urgente per chiedere al ministro dell’Istruzione Gelmini di riferire in Parlamento in merito ai dati sulle iscrizioni alla scuola primaria. A presentarla il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro. Questo il testo:

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, per sapere – premesso che: nei giorni scorsi sono stati resi noti dal Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca i dati sulle iscrizioni degli alunni alle prime classi della scuola primaria per il prossimo anno scolastico 2009/2010 relativi ad un campione di circa 900 scuole rappresentative e distribuite su tutto il territorio nazionale; da tali dati risulta che solo il 3 per cento delle famiglie che hanno iscritto i propri figli alla prima classe della scuola primaria ha scelto l’orario settimanale di 24 ore con il maestro unico, solo il 7 per cento ha scelto l’orario di 27 ore, ben il 56 per cento ha scelto l’orario con i moduli a 30 ore e oltre il 34 per cento ha scelto il tempo pieno con l’orario di 40 ore; i dati dimostrano che e’ stata bocciata dalla quasi totalita’ delle famiglie italiane la scelta del Governo del maestro unico.
Infatti, il decreto-legge 1o settembre 2008 n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 169 del 30 ottobre 2008 all’articolo 4 prevede che «le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali» e non il maestro unico di riferimento per tutte le tipologie di orario come si ostina a dichiarare il Ministro interpellato; in data 27 febbraio 2009 il Governo ha approvato, in attuazione dell’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 25 giugno 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 6 agosto 2008, i regolamenti relativi rispettivamente al primo ciclo dell’istruzione e alla rete scolastica; i predetti regolamenti prevedono di attribuire alle scuole una dotazione organica di istituto in misura tale da garantire alle prime classi solo il personale corrispondente ad un orario settimanale medio di 27 ore settimanali; e’ del tutto evidente che quanto previsto dai predetti regolamenti non si concilia con le richieste della famiglie e che anzi impedisce di tener fede alle promesse piu’ volte fatte dal Governo, non solo dal Ministro dell’istruzione ma dallo stesso Presidente del Consiglio, di esaudire tali richieste non solo nella misura garantita nell’anno scolastico in corso ma anche e soprattutto di far fronte alle eventuali maggiori richieste per il tempo pieno fino ad un incremento del 50 per cento della sua attuale consistenza; non sono stati ancora resi noti dati, seppur parziali, relativi alle iscrizioni alle prime classi della scuola secondaria di primo grado -: se intenda riferite al Parlamento sui dati definitivi sulle iscrizioni alla scuola primaria e alla scuola secondaria di 1° grado e sulle misure che intende attivare per soddisfare, come promesso, le richieste dei vari moduli orari avanzate dalle famiglie, con particolare riferimento alle 30 e alle 40 ore per la scuola primaria e al tempo prolungato per la scuola secondaria di primo grado e se non ritenga al tal fine adottare iniziative per la modifica dei regolamenti approvati dal Consiglio dei ministri il 27 febbraio 2009.
(2-00336) «Soro, Coscia, Ghizzoni, De Pasquale, De Torre, Pes, Tocci, Siragusa, Antonino Russo, Bachelet, De Biasi, Mazzarella, Rossa, Lolli, Nicolais, Ginefra, Levi, Picierno, Fluvi, Cesare Marini, Mogherini Rebesani, Scarpetti, Agostini, Melis, Marrocu, Tidei, Carella, Enzo Carra, Marco Carra, Lulli, Naccarato, Lanzillotta, Lovelli, Pedoto, Trappolino, Ria, Grassi, Binetti, Ventura, Bossa».

(Wel/ Dire) 16:03 16-03-09

13.03.2009

Apc-Sicurezza/ Pd: “Ronde ricordano Camicie nere”. Scontro sul dl

VOTAZIONE

Democratici all’attacco. Pdl e Lega difendono “volontari”

Roma, 13 mar. (Apcom) – Le ‘ronde’ ricordano in maniera “allarmante” la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, il corpo militare dell’Italia fascista costituitosi nel 1923. La preoccupazione è stata espressa dai deputati del Pd in commissione Giustizia alla Camera, dove ieri si è concluso l’esame preliminare del decreto sicurezza.

E’ stato Guido Melis ad avanzare per primo il paragone con le Camicie nere: “Non è dato ravvisare precedenti apprezzabili tali da giustificare il fenomeno delle ronde – ha detto – storicamente l’unico precedente che presenta qualche allarmante analogia è rappresentato dalla costituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale”. L’attività svolta dalle ronde “presuppone una specifica preparazione, della quale le ‘ronde’, a differenza delle forze dell’ordine, non sembrano disporre”. Quindi sono “inutili, dannose e rappresentano un chiaro segno di degrado politico-istituzionale”.

A difendere la norma è Maurizio Scelli del Pdl, che rileva come “il termine ‘ronda’ sia del tutto improprio ed irrispettoso nei confronti di un movimento che, gratuitamente, si mette a disposizione di chi ne ha bisogno offre la propria collaborazione nell’attività di contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa, entro i limiti in cui ciò sia consentito dal nostro ordinamento.
Il provvedimento in esame è un riconoscimento della rilevanza del volontariato, dello spirito di servizio di coloro che vi partecipano”.

Una spiegazione, quella di Scelli, che Cinzia Capano del Pd definisce “poco tranquillizzante” ricordando che “anche le camicie nere erano associazioni di volontari”. Mentre il capogruppo dei Democratici in Commissione, Donatella Ferranti, fa sapere che il Pd “non intende assolutamente sminuire il ruolo e l’importanza del volontariato” invitando “i colleghi di maggioranza a non utilizzare questa argomentazione tendenziosa”.
Secondo Ferranti “non si può parlare certamente di associazionismo e volontariato con riferimento alle ‘ronde’, trattandosi di un fenomeno ben diverso, come dimostra la forte l’ingerenza dei poteri pubblici nella disciplina prevista dal decreto: si tratta di ‘squadre’, che saranno connotate geograficamente e politicamente, senza considerare che, di fatto, gli ex appartenenti alle forze armate in congedo ben potrebbero essere armati o comunque non più idonei a svolgere funzioni di polizia”.

A difendere con le unghie e con i denti l’articolo 6 del provvedimento è stata anche la Lega, prima sostenitrice dei cosiddetti “volontari per la sicurezza”: “L’opposizione – afferma Fulvio Follegot – li dipinge come se fossero delle associazioni a delinquere. Queste realtà non hanno una qualificazione politica, e spesso sono state organizzate da sindaci di sinistra”. Luca Paolini ricorda che “la parola ‘ronde’ non è contemplata nel decreto, ma è un termine che è stato tendenziosamente attribuito alle associazioni di cui all’articolo 6 per diffondere nell’opinione pubblica un’immagine negativa, creando una una sorta di analogia con le organizzazioni paramilitari”.

Luc

131628 mar 09

13.03.2009

Manifestazione unitaria e trasversale di protesta per la Olbia-Sassari

olsshomeUna folta rappresentanza di amministratori del Nord-Sardegna ha protestato contro il blocco dei finanziamenti, quasi 500 milioni di euro, destinati alla strada Olbia-Sassari. Molti gli esponenti delle forze sindacali e delle associazioni di categoria che hanno accolto l’invito del sindaco di Oschiri Antonio Perinu. E’ stato lui ad aprire la serie degli interventi con queste parole: “Abbiamo segnalato che questa strada doveva essere fatta con procedure celeri.
olss03A noi non interessa averla tra quarant’anni. La nostra mobilitazione non ha colore; non ci sono strade, incidenti, vittime di destra o di sinistra. Siamo qui per rivendicare il nostro diritto allo sviluppo che, allo stato attuale, passa attraverso una strada piena di croci, in attesa di un intervento serio da 40 anni”. Duro e determinato il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli che ha dichiarato: “La nostra non sarà una semplice protesta ma attueremo azioni concrete. Io non mi fermo alle rassicurazioni avute anche stamattina dal presidente Cappellacci. Ci faremo sentire a tutti i livelli e sarà mobilitazione ad oltranza fino a quando non verranno aperti i cantieri per la realizzazione della 4 corsie. Chiediamo che il Governo faccia marcia indietro e ripristini le risorse che sono state dirottate altrove. Il nostro compito è anche quello di tenere alta la protesta per far valere i nostri diritti affinchè non ci vengano scippati”. Il presidente della Provincia Olbia-Tempio Pietrina Murrighile, il presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici, insieme ai sindaci, ai sindacalisti e ai rappresentanti delle associazioni di categoria, hanno chiesto che “la Regione intervenga con forza sul governo perché ripristini i finanziamenti per la Sassari-Olbia e sblocchi le procedure di appalto interrotte”. Dopo il comizio, tenuto nella piazza del Municipio di Oschiri , si è formato un corteo che ha raggiunto la strada in questione bloccando il traffico per una decina di minuti.
olss02Unanime, pacifica e trasversale l’adesione alla protesta che ha visto anche la partecipazione del neo-assessore regionale al Turismo Bastianino Sannitu, del senatore Gian Piero Scanu e dei deputati Giulio Calvisi e Guido Melis. Oltre agli amministratori locali, appartenenti ai diversi schieramenti politici, c’erano numerosi cittadini e rappresentanti delle associazioni di volontariato.

08.03.2009

Leader del centrodestra spiazzati

SASSARI. Nessuno se l’aspettava. Il finanziamento della Sassari-Olbia cancellato dal governo ha colto in contropiede i politici sassaresi. Spiazzato il centrosinistra, che, preso per stanchezza dalle continue rassicurazioni di Berlusconi, aveva finito per crederci. Molto in imbarazzo il centrodestra, che su quelle promesse ci aveva invece costruito mezza campagna elettorale.  Il parlamentare del Pdl Carmelo Porcu alla quattro corsie quasi ci crede ancora. Sarà che l’intervista arriva proprio all’intervallo della partita dell’Inter, la sua squadra è in vantaggio per 1-0, quindi l’ottimismo vola. Dice: «La telenovela della Sassari-Olbia dura da anni e ci ha abituato a continui colpi di scena. Non mi stupirei che alla prossima riunione del Cipe il quadro cambiasse ancora una volta. E infatti prima di esprimere giudizi, vorrei vederci più chiaro. Voglio capire cosa è successo, se realmente i fondi per la nuova strada non ci sono più o se sono stati momentaneamente congelati».  Pesano come macigni le dichiarazioni generosamente elargite durante la campagna elettorale dai vari leader del Pdl che hanno fatto tappa in Sardegna: «Anche a me è capitato di sentire, durante le varie convention, continue rassicurazioni sulla certezza dei finanziamenti. E confido molto sul mantenimento degli impegni da parte di Berlusconi e del ministro Matteoli. E’ stato detto che la Sassari-Olbia è una infrastruttura di rilevanza internazionale e vitale per la Sardegna: non voglio pensare che ci si possa rimangiare tutto questo». In ogni modo i parlamentari e i senatori sardi del centrodestra corrono subito ai ripari: «Martedì abbiamo una riunione e sicuramente affronteremo questo delicato argomento – continua Carmelo Porcu – se poi i timori dovessero rivelarsi fondati, allora ci mobilitermo per un’azione forte di convincimento verso il governo. Lo stesso pressing, però, dovrebbe fare anche il nuovo Governatore Cappellacci».  Il deputato del Pd Guido Melis è anche lui un tantino incredulo, ma almeno non si sente tradito. «Le promesse di Berlusconi le conosciamo – dice – ed Euroallumina è solo un altro esempio di bufala. Però sulla Sassari-Olbia il Pdl aveva insistito talmente tanto, con una serie di assicurazioni ufficiali durante la campagna elettorale, che pareva quasi impossibile un simile voltafaccia a pochi giorni dal voto. Tutto questo è gravissimo e offensivo nei confronti dei sardi. E’ una presa in giro. Purtroppo non abbiamo grossi strumenti per difenderci. La delegazione sarda in Parlamento farà subito un’interrogazione. Poi toccherà anche a Cappellacci ricordare al premier gli impegni assunti. Sempre che il nuovo Governatore se la senta di farlo». (lu.so.)

La Nuova Sardegna

05.03.2009

Il carcere di Sassari, descritto dall’On. Melis

Tempo fa, l’On. Guido Melis (Pd) ha posto un’interrogazione al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, attraverso la quale descriveva la situazione del carcere di Sassari. Era settembre, tema dominante della cronaca politica erano la riforma della scuola e quella della Giustizia. I mesi passano, ma le condizioni dei carcerati restano sempre le stesse. Il testo del documento parlamentare …

“La casa circondariale di Sassari è ospitata nel vecchio edificio di San Sebastiano; il carcere è stato progettato a cavallo dell’unità d’Italia, e inaugurato, come attesta lo storico locale Enrico Costa, nel 1871, ben 137 anni fa; ai tempi era, forse, un gioiello di edilizia carceraria, ma adesso si può parlare di un vero e proprio rudere da museo archeologico; l’intero secondo piano dell’edificio è attualmente inagibile, a causa della continua minaccia di crolli e le celle, per lo più fatiscenti nonostante i vari restauri succedutisi negli anni, sono di pochi metri quadri, hanno muri scrostati, sono buie, umide e malsane con servizi alla turca divisi dai letti da un muretto alto appena 80, 90 centimetri, e ospitano ciascuna 4 o 5 detenuti.

All’interno della struttura per i detenuti non vi è nessuna possibilità di lavorare né di imparare un mestiere, il personale di custodia, lodevole per abnegazione, si trova perennemente sotto organico (l’ultimo concorso è stato espletato nel 1993), e gli educatori, che sono pochissimi, in tutto tre, devono dividersi tra il carcere di Sassari e quello di Alghero; da tempo si attende il completamento del nuovo carcere, che dovrebbe sorgere nella zona di Bancali, alla periferia della città, ma i lavori, come può constatare chiunque visiti la zona, languono o procedono con inspiegabile lentezza; l’addensamento dei detenuti a San Sebastiano ha, nel frattempo, aggiunto limiti decisamente al di là della soglia di tolleranza della struttura.

Il fenomeno del sovraffollamento nelle carceri rappresenta un’emergenza non solo in Sardegna, dove i dati più recenti ci dicono che nei dodici istituti penitenziari presenti nella regione sono ospitati 1888 detenuti, di cui 51 donne e di cui solo 991 condannati in via definitiva, ma in tutto il Paese; l’emergenza viene fronteggiata in modo dissennato con una politica volta a penalizzare, invece che a depenalizzare, che riempie le celle di ragazze e ragazzi che, responsabili di piccoli reati, alla scuola del carcere naturalmente diventano quei veri delinquenti che magari ancora non sono; inoltre con il decreto-legge n.112 del 2008 sono stati tagliati i fondi per l’edilizia carceraria, è stato gravemente penalizzato il reclutamento degli agenti di custodia che attualmente si trovano a dover sostenere turni che vanno dalle 6 alle 12, per poi tornare in servizio dalla mezzanotte all’alba, a fronte di stipendi assolutamente inadeguati: si chiude la porta alle riforme e si arriva a minacciare la stessa legge Gozzini, che negli anni scorsi ebbe almeno il merito di ridare una parvenza di civiltà a un ordinamento penitenziario di stampo medievale, totalmente inadeguato agli standard europei.

Rivist@

28.02.2009

Al Forum giovani si parla di politica con Guido Melis e Carmelo Porcu

SASSARI. Saranno i parlamentari Guido Melis e Carmelo Porcu i protagonisti del prossimo seminario del Forum giovani del Comune. Lunedì 2 marzo alle 15,30 nella Biblioteca comunale di piazza Tola, i due esponenti politici parleranno con i giovani del ruolo dei partiti e del rapporto fra istituzioni e cittadini. Saranno presenti anche alcuni rappresentanti delle organizzazioni della società civile e dell’associazionismo culturale ed economico cittadino: Franco Uda responsabile regionale dell’Arci, Giuseppe Lendini responsabile della Federconsumatori e Alberto Cossu presedente della Confcommercio.  Con l’incontro di lunedì si apre il secondo ciclo di seminari del Forum organizzati dall’assessorato per le Politiche giovanili, per favorire l’incontro tra gli studenti e importanti testimoni del mondo della cultura e della politica. Le prime due giornate degli incontri sul tema “La cultura, la città e lo sviluppo locale” hanno visto i partecipanti discutere con operatori culturali di rilievo nel mondo della cultura regionale: Isola delle Storie di Gavoi, Container e Cooperativa Teatro e/o Musica di Sassari.  Il calendario di seminari proseguirà con questi appuntamenti: per il ciclo “La cultura, la città e lo sviluppo locale: come fare?”, il 3 marzo si discuterà di politiche regionali per la cultura, il 10 marzo di circuiti turistico-culturali e il 17 marzo di politiche culturali del Comune; per il ciclo “Essere cittadini: conosciamo la politica e le istituzioni locali, il 2 marzo si parlerà di partiti politici e società civile, il 12 marzo di democrazia partecipativa: esperienze locali, e il 19 marzo di democrazia partecipativa e i giovani, il 26 marzo del consiglio comunale, la giunta, il sindaco, le commissioni, il 31 marzo del rapporto fra politica e media. Il numero massimo di partecipanti per ciascun ciclo è di 30 persone. Ci si può iscrivere lasciando un post sul Forum Giovani del Comune nell’area di discussione (www.comune.sassari.it/forumgiovani.htm), sul profilo Facebook del Forum, oppure compilando il modulo d’iscrizione nei locali dell’assessorato, in viale Umberto 72, (tel. 079/2018702). Sarà possibile iscriversi ai seminari nella Biblioteca comunale, presentandosi al banco di accettazione della Sala Multimediale. Verranno considerate prioritarie la motivazione dei partecipanti, la loro eventuale partecipazione a iniziative del Forum nel 2007-2008, l’ordine di arrivo delle richieste. I partecipanti riceveranno un attestato di frequenza e potranno partecipare alle iniziative successive del Forum (progetti internazionali di scambio, iniziative formative). Per informazioni http://www.comune.sassari.it/forumgiovani.htm, profilo Facebook del Forum (ForumGiovani Sassari), assessorato Pubblica istruzione, viale Umberto 72.

La Nuova Sardegna

14.02.2009

Sardegna: Melis, ad Alfano, “Su corte appello Sassari propaganda elettorale scorretta”.

“Ieri a Sassari abbiamo assistito ad un piccolo ma eloquente esempio di propaganda elettorale scorretta”. A denunciarlo è il deputato del Pd, componente della commissione Giustizia della Camera, Guido Melis che contesta quanto avvenuto nel corso del comizio sassarese del ministro Alfano, ‘uno dei tanti ministri mobilitati contro Soru dal cavaliere’.

“Nei giorni precedenti al comizio del ministro della Giustizia – ricostruisce Melis – si era fatta circolare ad arte la falsa notizia a che la Corte di Appello sassarese fosse a rischio immediato di soppressione (notizia falsa perché non esiste uno stralcio di documento che la attesta, salvo una indagine di routine sulla produttività di quelli uffici). In questo quadro, il Presidente del consiglio dell’ordine forense di Sassari, l’avvocato Giancarlo Cugiolu, ha invitato i suoi iscritti a partecipare alla manifestazione del ministro promettendo notizie certe sulle sorti della Corte d’appello. Sarebbe bastato un incontro istituzionale con il Consiglio dell’ordine, magari tenuto in tribunale. E in effetti l’incontro c’è stato qualche ora prima del comizio. Ma ciononostante gli avvocati sono stati invitati dal loro presidente a partecipare alla manifestazione del Pdl, a tre giorni dalle elezioni. Nella quale manifestazione Alfano ha smentito quella che giornalisticamente era e resta una non notizia. Ora, Alfano fa la sua parte e cerca voti dove può, ma – si chiede in conclusione Melis – non sarebbe stato meglio tenere il consiglio dell’ordine, istituzione neutrale, al di fuori delle strumentalizzazioni elettorali?”.

10.02.2009

(AGI) INTERCETTAZIONI: PD, GOVERNO FACCIA MARCIA INDIETRO

Politica

martedì 10 febbraio 2009 13.19

(AGI) – Roma, 10 feb. – “Il Partito democratico e’ fortemente contrario al ddl intercettazioni che giudica un provvedimento ‘ammazza indagini’, che mina il sistema investigativo, mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini, compromette l’esercizio del diritto di cronaca e non risolve il problema della tutela della privacy”. Lo dichiarano i deputati del Pd della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, Cinzia Capano, Mario Cavallaro, Pasquale Ciriello, Anna Paola Concia, Guido Melis, Anna Rossomando, Marilena Samperi, Lanfranco Tenaglia, Pietro Tidei a poche ore dall’esame in commissione degli emendamenti al ddl governativo. “Il Pd – annunciano i parlamentari – votera’ contro ogni proposta volta che indebolisce uno strumento essenziale ed insostituibile per la ricerca della prova. Per questo abbiamo presentato un pacchetto di emendamenti volto che modifica radicalmente l’impianto di un testo che ‘lega le mani’ alla polizia giudiziaria e alla magistratura inquirente. Nel merito – aggiungono – la richiesta di ‘gravi indizi di colpevolezza’ per attivare le intercettazioni comprime fortemente la possibilita’ di utilizzarle efficacemente. E’ un’ipotesi gravissima che rivela come il governo e la maggioranza siano disposti a sacrificare uno strumento importantissimo per la ricerca della prova sull’altare di un astratto concetto di riservatezza perche’ non introduce una effettiva responsabilizzazione per coloro che hanno accesso alle intercettazioni e non realizza un filtro efficace per evitare che le intercettazioni irrilevanti per le indagini e quelle relative a soggetti estranei alle indagini rimangano segrete e siano distrutte. Il testo del governo – sottolineano – non evitera’ infatti l’uso strumentale delle intercettazioni, ma avra’ l’unico effetto di bloccare l’efficace contrasto della criminalita’, anche quella organizzata. Inoltre – proseguono – il ddl intercettazioni e’ un attacco al diritto di cronaca e un bavaglio all’informazione: il diritto ad informare e ad essere informati viene calpestato perche’ il governo ha deciso di impedire la cronaca giudiziaria, vietando la pubblicazione (‘anche parziale, o per riassunto o nel contenuto’, e ‘anche se non sussiste piu’ il segreto’) degli atti di indagine fino al termine dell’udienza preliminare’. Siamo molto critici – concludono – ed oggi in commissione chiederemo convintamente al governo di fare marcia indietro su questo testo ammazza indagini.

04.02.2009

Antitrust: Pd, “Bene estensione istruttoria su GPL”.

“Esprimiamo piena soddisfazione e l’auspicio che l’indagine venga rapidamente portata a termine”.
Così i deputati del Pd Gianluca Benamati e Guido Melis commentando la decisione dell’Antitrust di estendere a livello nazionale l’istruttoria per verificare l’esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza nel settore del gpl in bombole per uso domestico in Sardegna.

“Lo scorso dicembre – ricordano Benemati e Melis – avevamo presentato un’interrogazione al ministro per lo Sviluppo Economico per denunciare i prezzi particolarmente elevati del gas di petrolio liquefatto nella regione Sardegna e la conseguente penalizzazione dei consumatori sardi. Inoltre – aggiungono i due deputati – da uno studio condotto a livello nazionale nel novembre 2008 è emerso che il prezzo delle bombole da 10 Kg, a fronte di un costo medio nazionale di euro 20,00, era di 24,07 per la regione Sardegna. Dunque aspettiamo di conoscere quanto prima l’esito dell’indagine dell’Antitrust e di sapere cosa sia accaduto anche nelle altre Regioni in questo delicato settore”.

Partito Democratico

30.01.2009

L’on. Melis visita il carcere di Alghero

Venerdì 30 gennaio Guido Melis, accompagnato dall’avv. Giovanni Isetta, ha visitato il carcere circondariale di Alghero. Nel corso della visita, durata due ore, il deputato del Pd è stato accompagnato dal dirigente dell’Ufficio detenuti e trattamento dott. Giampaolo Cassitta, del provveditorato regionale della Sardegna, nonché dall’educatore dott. Salvatore Spina. Oltre che col direttore del carcere dott. Gigante si è inoltre trattenuto con le educatrici impegnate nel carcere e con il capo del personale penitenziario. Ha quindi visitato diverse sezioni, nonché gli ambienti comuni, i servizi medici, la biblioteca ecc. “Il carcere di Alghero – dichiara Melis –  con 198 detenuti (capienza massima 203) e 80 agenti di custodia (dovrebbero essere 198, un organico fissato nel 2001, quando i detenuti erano 70), appare carente di personale, tanto più che molti detenuti sono tossicodipendenti, il che richiede un surplus di assistenza, anche psicologica (15 ore di presenza dello psicologo in un mese sono davvero poche). Gli educatori sono 6, ma a scavalco con Tempio e Macomer. Le attività, pure ben strutturate in locali adatti (falegnameria, tipografia ecc.), sono rese impossibili dalle carenze di personale”.

22.01.2009

Comunicato Stampa dei Deputati PD della Commissione Giustizia – Camera dei Deputati:
La Commissione Giustizia della Camera ha esaminato ieri il decreto legge 200/08 che abroga quasi 29.000 leggi.
Il Gruppo del Pd ha fatto rilevare le gravi incongruenze del documento che abroga norme che tuttora disciplinano l’accesso alle professioni, le modalità del loro esercizio, la costituzione di società tra professionisti e la stessa disciplina degli Ordini Professionali e dei relativi albi.

Il Pd ha, infatti, criticato il metodo seguito che si affida a una verifica di congruità delle abrogazioni solo successiva all’approvazione della legge, evidenziando le gravi conseguenze in materia di certezza dei rapporti giuridici di un tale metodo ed ha chiesto che detta verifica sia svolta prima dell’approvazione della Legge.
Ha quindi richiesto che nel parere della Commissione Giustizia sia prevista come condizione la valutazione preventiva dell’impatto complessivo sul sistema normativo del Decreto 200/08.
Roma, giovedì 22 gennaio 2009
Commissione Giustizia della Camera – Gruppo PD
Donatella FERRANTI (capogruppo)
Rita BERNARDINI , Cinzia CAPANO , Mario CAVALLARO , Pasquale CIRIELLO , Anna Paola CONCIA , Giovanni CUPERLO , Gianni FARINA , Pierluigi MANTINI , Guido MELIS , Anna ROSSOMANDO , Marilena SAMPERI , Lanfranco TENAGLIA , Pietro TIDEI , Guglielmo VACCARO.

Partito Democratico

14.01.2009

Crisi. 100 deputati: Flop social card, 190 mila senza copertura

Roma, 14 gen. – “Delle 520 mila card assegnate, risulta che circa 190mila non avevano alcuna copertura”. Al punto che “le persone povere si sono viste beffate e umiliate quando si sono presentate alle casse dei supermercati per pagare con la ‘tessera dei poveri’ che pure era stata regolarmente assegnata”. Sulla social card in parlamento scoppia la polemica e arriva la denuncia dell’esponente del Pd, Franco Laratta, che parla di “una vera e propria truffa del Governo nei confronti della povera gente” e chiede al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, “di riferire con urgenza in Aula”.

Nel frattempo circa cento deputati dell’opposizione hanno firmato la richiesta di Laratta, chiedendo di conoscere i dati al 31 dicembre 2008 dell’operazione ‘social card’, “quante tessere sono state distribuite, quante sono quelle effettivamente coperte e cosa inoltre intende fare il governo per rispondere alla drammatica situazione economica in cui si trovano le famiglie italiane, i precari, gli anziani, i disoccupati”. Secondo i deputati dell’ opposizione, infatti, al 31 dicembre 2008 “sono state consegnate 520.000 social card su 1.400.000 previste. E delle 520 mila card assegnate, risulta che circa 190mila non avevano alcuna copertura”.

“E’ evidente- aggiunge l’esponente del partito Democratico- che per ottenere la social card si e’ voluto sommare troppi requisiti e si e’ cosi’ ridotta drasticamente la platea in modo non equo”. Tra le altre cose, aggiunge l’esponente del Pd, Franco Laratta, “appare molto discutibile applicare sia l’Isee, che e’ un parametro familiare che gia’ considera piu’ fonti di reddito compreso il patrimonio, sia il reddito individuale. In questo modo il parametro famiglia viene usato per ridurre e non per ampliare la platea, si tiene conto delle risorse della famiglia ma non del carico”. Era dunque “chiaro e prevedibile sin dall’inizio, anche alla luce di questi criteri- prosegue l’esponente del Pd- il fallimento dell’intera operazione, tanto che la grande maggioranza delle tessere non sono state nemmeno assegnate”. Per questo Laratta spera che il Governo dia numeri certi e inconfutabili.

“In sostanza- spiega- chiediamo che Tremonti non imbrogli il parlamento cosi’ come ha fatto con i poveri cittadini italiani presi in giro e umiliati. Ci dica la verita’ e soprattutto chieda scusa a tanta povera gente”. Tra i deputati che hanno sottoscritto l’interpellanza urgente di Laratta, ci sono: Ermete Realacci, Marco Minniti, Sandro Gozi, Paola Binetti, Gianni Dal Moro, Marialuisa Gnecchi, Anna Paola Concia, Enrico Farinone, Mario Cavallaro, Gianluca Benamati, Marco Fedi, Carmen Motta, Stefano Graziano, Tommaso Ginoble, Maino Marchi, Carlo Emanuele Trappolino, Antonio Boccuzzi, Angelo Zucchi, Franco Barbato, Ivano Strizzolo, Giuseppe Berretta, Guido Melis, Alessandro Bratti, Gerolamo Grassi, Olga D’Antona, Rosa Calipari, Maria Grazia Lagana’ Fortugno, Andrea Sarubbi, Cesare Marini, Doris Lo Moro.

DireGiovanni.it

17.12.2008

Riforme, più aiuti alle isole

In commissione via libera ai fondi aggiuntivi

CAGLIARI. La commissione costituzionale e bicamerale ha approvato ieri il disegno di legge sul federalismo fiscale e vi ha inserito il concetto di «insularità». Un passaggio importante per il riconoscimento di una battaglia storica: il provvedimento passa ora all’esame del Senato; l’approvazione da parte della commissione è avvenuta a maggioranza con l’astensione del Pd.
«Per la prima volta nella riforma federalista si introduce la questione dell’insularità», spiega Mauro Pili (Pdl), «con una precisa disposizione che sancisce che al costo standard delle prestazione erogate sia affiancato un piano di riallineamento definito per obiettivi e risorse certe e si tenga conto di un riconoscimento fiscale ed economico aggiuntivo, compensativo e permanente in relazione alla specificità insulare». Pili, in commissione, aveva ricordato le ragioni che ancora oggi caratterizzano la specialità di alcune regioni fra cui la Sardegna.
Il deputato del Pd Guido Melis spiega il perché dell’astensione da parte del Partito democratico: «La nostra astensione prende atto dell’accelerazione di gran parte degli emendamenti presentati dall’opposizione in commissione», afferma Melis, «il progetto di governo, però, resta ancora un involucro essendo indeterminati punti decisivi quali quello della tutela dell’unità nazionale». E su tutti questi aspetti e su altri (compreso il ruolo spettante alle regioni a statuto speciale – conclude Guido Melis – il Pd condurrà nelle prossime settimane la sua battaglia costruttiva perché si affermi in Italia un federalismo equo e solidale».
L’insularità, cioè il riconoscimento dello svantaggio economico per le isole e le zone periferiche d’Europa, era stata inserita anche in un Trattato dell’Ue a cui non era stato dato un seguito. Il Concetto era stato ripreso più volte ma solo adesso c’è un atto scritto, un punto di partenza su cui costruire un eventuale sostegno concreto allo sviluppo delle isole. Per Mauro Pili «il provvedimento approvato dalla commissione aggiunge alcuni elementi decisivi: prima di tutto il riconoscimento fiscale aggiuntivo». In pratica, oltre all’utilizzo del fondo perequativo per i parametri dei costi alla Sardegna verrebbero riconosciuti le compensazioni drivanti dalla misurazione dei divari infrastrutturali e strutturali permanenti causati dall’insularità».

La Nuova Sardegna

16.12.2008

Federalismo: Melis, “Lavoriamo in modo costruttivo per federalismo equo e solidale”

n1013702578_30071555_459“Oggi la Commissione bicamerale per le Questioni regionali ha approvato, con l’astensione del Gruppo del Pd, il parere favorevole sul disegno di legge del Governo sul federalismo fiscale”. Lo rende noto il deputato del Pd, componente della Commissione bicamerale sulle Questioni regionali, Guido Melis, che aggiunge, “ci siamo astenuti perchè, sebbene nel corso del dibattito la maggioranza abbia accolto la gran parte dei nostri emendamenti, il progetto del Governo resta ancora un involucro con molti punti indeterminati. Tra questi: la perequazione tra le regioni, la definizione dei costi standard e, in genere, la tutela dell’unità nazionale”.

“Su tutti questi aspetti, e su altri (compreso il ruolo spettante alle regioni a statuto speciale), il Pd – conclude – condurrà nelle prossime settimane una azione costruttiva perché si affermi in Italia un federalismo equo e solidale”.

Ufficio stampa PD

13.12.2008

Contro il disegno di legge sulle intercettazioni a Cagliari

Sabato 13 dicembre 2008 dibattito su “Intercettazioni e diritto dell’informazione” al Tribunale di Cagliari. Lo ha promosso l’Associazione stampa sarda, d’intesa con l’Unione nazionale cronisti italiani (gruppo sardo), l’Associazione nazionale magistrati e l’Ordine degli avvocati di Cagliari. Eccellenti le relazioni, tutte estremamente preoccupate per il disegno di legge presentato dal Governo. Hanno parlato il prof. Leonardo Filippi (avvocato e docente di procedura penale), il dott. Mario Marchetti (magistrato della Procura di Cagliari), la giornalista Maria Francesca Chiappe dell’ “Unione sarda” (presidente del gruppo cronisti sardi), l’avvocato Roberto Nati (del Consiglio dell’Ordine), il maggiore della Guardia di finanza Stefano Rebechesu (comandante del Gico di Cagliari). Ha introdotto e coordinato il presidente dell’Associazione stampa sarda Francesco Birocchi. Tra gli interventi nel dibattito quello di Guido Melis, che ha illustrato la battaglia del Pd in commissione giustizia Camera contro il disegno di legge ed ha presentato la proposta di legge alternativa Veltroni-Tenaglia.

13.12.2008

Melis: «I miei primi sette mesi»

Il parlamentare Pd si è occupato di chimica e giustizia

SASSARI. Sette mesi sono sufficienti per tirare le prime somme. E Guido Melis, parlamentare designato in quota Pd, dall’iperuranio di nominati della politica ridiscende tra i suoi elettori per raccontare che aria tira lassù. Dice: «La prima sensazione che ho avuto è quella di un grande acquario popolato di pesci ben pasciuti, all’interno del quale arrivano i rumori ovattati della realtà».
Un mondo altrove, cioè, dove spesso gli inquilini si concentrano su se stessi e perdono contatto con i problemi veri. Dove capita di infervorarsi per questioni di cui alla gente non frega assolutamente nulla. «Non che non si lavori – spiega – perché si entra alle 8 del mattino e si va via anche alle 9 di sera. Solo che spesso, nonostante i ritmi sostenuti, la produttività è deludente». I risultati scarseggiano soprattutto se alla Camera si resta seduti nelle poltrone di minoranza. «E’ molto frustrante il rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo. 20 decreti legge rappresentano un record e la dicono lunga sul modo di gestire la dialettica politica». Anche perché, a detta di Melis, i decreti legge sono studiati dal Governo in maniera chirurgica: «Quando il Presidente li firma contengono 2 articoli, quando poi arrivano in aula per diventare legge, i commi si moltiplicano: le 2 paginette della Gazzetta Ufficiale diventano 10». Si tratta perlopiù di decreti blindati, quasi impossibili da ritoccare, anche perché per l’opposizione il Parlamento si è trasformato in un luogo «dove si gioca a premere dei pulsantini, e dove generalmente si perde». Il centrodestra detta legge a suon di numeri, «abusa dello strumento del decreto, che invece si dovrebbe mettere in campo solo quando esiste il requisito dell’urgenza, e mortifica l’attività parlamentare». Le battaglie, per chi siede nei banchi della minoranza, si fanno con le interrogazioni, con gli ordini del giorno, i tentativi di emendamento e le mozioni. Melis si è concentrato essenzialmente su due temi: i problemi della Sardegna, e quelli della giustizia. Per quanto riguarda i primi, l’emergenza è senza dubbio la crisi della chimica. «Ho assistito allo scontro tra il deputato Paolo Fadda e l’amministratore delegato dell’Eni. Ho sentito Scaroni che definiva la chimica come un ferro arrugginito, il fenolo e il cumene come impianti improduttivi. Da parte mia ho fatto un’interrogazione dove ho chiesto al Governo un intervento sull’Eni per indurla a cambiare rotta». Un mese fa, alla Camera di Commercio, i parlamentari sardi, sia di destra che di sinistra, avevano ipotizzato un fronte comune bipartisan, una specie di “santa alleanza” per sostenere con forza la vertenza del petrolchimico. «Un incontro vero e proprio alla fine non c’è mai stato – ammette Melis – però anche loro si sono mossi con un’interrogazione del tutto simile alla nostra. Anche se non formalizzata, una sintonia esiste». Se le questioni del territorio uniscono, a creare un solco invalicabile ci pensa la riforma della giustizia. «Il progetto del Governo è quello di asservire la magistratura al potere politico. Si parte dal “blocca processi” (con una selezione fatta sulla base dei reati), per arrivare al “lodo Alfano” (immunità per le alte cariche dello Stato), sino al “lodo Matteoli” (immunità anche per i ministri) che giace nei cassetti della commissione giustizia. E ancora la separazione delle carriere tra giudici e pm, un altra grande ferita al sistema giustizia. L’ l’operato del pm diventerebbe molto più complicato, primo perché sarebbe sottoposto al ministro e poi perchè non avrebbe più il controllo delle indagini svolte dalla polizia».

La Nuova Sardegna

12.12.2008

A Cagliari con Soru per parlare di welfare

guido1«Persona, famiglia comunità. Welfare, lavoro, sviluppo: il modello Sardegna, le idee del PD». Ne hanno discusso sabato 13 dicembre, alle 17,30 presso l’Hotel Mediterraneo a Cagliari, Enrico e Renato Soru, presidente della Regione Sardegna, in un affollato incontro organizzato da TrecentoSessanta Sardegna. Ha aperto il convengno Guido Melis, deputato del PD e presidente dell’Associazione TrecentoSessanta Sardegna, che ha illustrato gli scopi dell’associazione, insistendo sul bisogno di “laboratori per la politica” che elaborino idee e filtrino proposte mobilitando le risorse della società civile. “In Sardegna – ha detto Melis – si tratta di ripensare la questione sarda negli anni Duemila”. Introduzione di Marco Meloni, consigliere regionale e segretario generale di TrecentoSessanta nazionale.

Alla tavola rotonda iniziale su “Cittadino al centro: diritti, salute, welfare territoriale”, coordinata dal giornalista Rai Paolo Piras, hanno partecipato Nerina Dirindin, assessore regionale per Igiene, sanità e assistenza sociale; don Ettore Cannavera, sacerdote e psicologo, responsabile della comunità di recupero La Collina di Serdiana; Mario Bruno, consigliere regionale; Gigi Ruggeri, sindaco di Quartu Sant’Elena; Carlo Tedde, presidente di Federsolidarietà Sardegna e Francesco Sanna, senatore PD, che ha descritto i principali interventi del governo in materia nella sessione “Dal Parlamento, scacco al welfare”. Ha concluso la manifestazione l’atteso faccia a faccia tra Enrico Letta e Renato Soru. Nell’occasione molte le adesioni al Pd.

03.12.2008

I deputati sardi del Pd a fianco dei lavoratori di Porto Torres

ROMA. I deputati sardi del Partito democratico, in continuità con l’azione già svolta e in svolgimento alla Camera (in particolare con la presentazione dell’interpellanza urgente sul blocco del fenolo e del cumene alla Polimeri di Porto Torres), non potendo intervenire alla manifestazione perché impegnati alla Camera nei lavori parlamentari, sono a fianco dei lavoratori chimici in lotta per la difesa del posto di lavoro, dei livelli di occupazione e delle prospettive della chimica in Sardegna. Insistono perché il Governo, intervenendo presso l’ENI e nel quadro del tavolo nazionale della chimica, garantisca il mantenimento, in Sardegna e altrove, delle attività produttive e dei posti di lavoro in questo settore strategico per il nostro Paese.

Giulio Calvisi

Paolo Fadda

Siro Marrocu

Guido Melis

Arturo Parisi

Caterina Pes

Amalia Schirru

Antonello Soro

02.12.2008

Un gruppo di 54 deputati del Pd ha sottoscritto questo appello, nell’intento di contribuire a superare la grave crisi nella quale versa il Partito. Tra i firmatari anche Guido Melis.

PER RIPARTIRE.

Siamo nel cuore di una “crisi storica” segnata da una recessione globale e dalla minaccia costante di quel terrorismo che ha segnato il mondo dopo l’11 settembre. L’economia – non solo la finanza speculativa – è investita da previsioni allarmanti. Del resto basta guardare a noi. Un milione i posti di lavoro a rischio da qui a un anno. Quattrocentomila i precari a casa entro Natale, e tra questi moltissime donne. Una diffusione della povertà che lambisce e recluta parte del ceto medio. Imprese, anche coraggiose nel modo di stare sui mercati, dal futuro ipotecato. Il tutto in un Paese col bilancio pubblico che conosciamo, coi ritardi e le anomalie note. Fino a ieri eravamo una Nazione perennemente in bilico dentro un G8 che dominava il mondo. Oggi muore il G8 sostituito da un altro club dove per noi difficilmente ci sarà uno spazio significativo. Mentre restiamo una Nazione che non ha risolto il suo problema di fondo: l’aver rinviato per anni una profonda e giusta modernizzazione in termini di crescita e di espansione di opportunità, diritti, responsabilità. Un’Italia declassata: questo è il rischio. Un Paese isolato nelle sue lentezze, burocrazie, ineguaglianze. Dove le élites della politica e della società, in questo appaiate, potrebbero continuare nella mortificazione di talenti e persone per tutelare gli interessi e le rendite di pochi. Un grande paese che letteralmente può perdersi. Spegnersi. Eppure le risorse per reagire ci sono. Ma vanno viste, riconosciute, valorizzate. Il che è una delle ambizioni morali e politiche del Pd.
Questo è il quadro: un mondo che cambia in modo vorticoso. Un’Europa alla ricerca della propria funzione. Un’Italia che dovrebbe avere il coraggio, soprattutto adesso, di una “rivoluzione dolce”. Rivoluzione di idee, mentalità, contenuti economici e sociali.  E che invece è in mano a un governo – a una destra – che si limita a rinnovare le cause della nostra decadenza in nome della triade “Dio Patria e Famiglia”. La realtà è che mai come ora siamo di fronte a snodi che investono il nostro destino. Il futuro per le prossime cinque o sei generazioni. La sorte stessa della “democrazia repubblicana”. E non perché siano in pericolo principi costituzionali formali ma per lo slittamento progressivo da una democrazia rappresentativa a un “autoritarismo subdolo”. Un processo che svuota delle sue prerogative un Parlamento “nominato”, che riduce gli spazi della partecipazione, che amplifica l’ossessione mediatica, che prosciuga le residue forme di civismo in un Paese di suo poco incline al rispetto delle regole e dell’etica pubblica.
Sono solo alcuni dei temi che il Pd deve affrontare. E la ragione che ha spinto molti tra noi a porre da tempo il nodo della sua cultura politica e del significato autentico di una “vocazione maggioritaria” che non va intesa come “autosufficienza”. Che ruolo immaginiamo per l’Italia dei prossimi anni? Che modello di democrazia scegliamo di difendere o promuovere, a partire dal “nostro” federalismo? Come pensiamo di affrontare il tema della crescita: quali terapie d’urto per creare nuova occupazione, per una più equa distribuzione dei redditi, per ridare dignità al lavoro? Che concezione abbiamo di sicurezza e legalità, della cittadinanza, del dialogo sulla pace e sui diritti umani? E come pensiamo di rapportarci a quelle domande di senso che ovunque investono le coscienze e responsabilizzano i parlamenti, a partire dalla difesa del principio della laicità nell’epoca dei fondamentalismi e di temi etici inediti? Insomma la vera domanda è come una politica “autonoma” intende rinnovare quella trama di diritti e doveri, quella comune responsabilità che distingue una società libera e consapevole, e che è l’unica strada per rilanciare una crescita competitiva, giusta socialmente e sostenibile nel suo impatto ambientale.
Si dice che guardiamo a Obama. Ma a quale dimensione di Obama? Quella che coltiva nel presente le grandi passioni civili del popolo americano? O anche l’Obama promotore di un programma di innovazione dell’economia e della coesione sociale? O ancora, l’Obama dei diritti civili e della tutela di ogni minoranza? E l’Europa? Possiamo noi – Democratiche e Democratici italiani – costruire oltre Atlantico il nostro campo di riferimenti ideali e culturali? O non è anche dalla storia e dalle radici profonde dell’Europa – della nostra civiltà e memoria – che dobbiamo trarre spunto per consolidare l’innovazione che ci siamo candidati a promuovere e governare? Questione che attiene anche al nodo della nostra collocazione futura nel Parlamento di Strasburgo.
Domande serie. Fino a quella – non la meno rilevante – che riguarda il modello di Partito che vogliamo costruire. Quale sarà nei fatti la sua articolazione territoriale, il suo radicamento. Quale sarà il peso dell’autonomia dei partiti regionali, nella definizione della propria cultura politica, delle alleanze, della selezione delle classi dirigenti. Perché una cosa è un partito federale. Altra sarebbe una confederazione di partiti. E ancora: come combineremo la spinta alla partecipazione delle primarie a tutti i livelli con una vita democratica che non si riduca solo a quell’aspetto, pure fondamentale?
Non è solo un elenco di temi. Il punto è che la risposta a questi e altri snodi fisserà la cornice culturale del Partito Democratico. Quel Partito che è la risorsa sulla quale abbiamo investito. E che rappresenta per ciascuno di noi la vera speranza di avvenire per il Paese.
Non possiamo assistere in silenzio a ciò che avviene sotto i nostri occhi. Un grande progetto di unità e innovazione rischia di smarrirsi dentro logiche di rendita e logoramento. A tutti i livelli. Prima di tutto al vertice, talvolta insofferente verso un confronto di merito sulle scelte che si compiono. Sul territorio dove i conflitti si moltiplicano, e spesso per ragioni di assetto o di potere. Nonostante ciò un “popolo democratico” esiste. Resiste. Reagisce, a partire dai nostri Circoli. Come si è visto al Circo Massimo. O nelle proteste di studenti, insegnati, lavoratori. Ma è lo scarto tra le due dimensioni – il paese reale e la vita politica e democratica del Pd – a creare incertezza, sconcerto, e in alcuni casi un abbandono silenzioso. Di fronte a questa situazione ognuno deve rimboccarsi le maniche. Non basta più dire che siamo nati solo da un anno, che si sono fatte molte cose buone e che il tempo premierà il nostro coraggio. Né il punto è una “resa dei conti” che riduca tutto alla questione della leadership. Noi dobbiamo affrontare e risolvere i problemi. E per farlo non è sufficiente ripetere che le “correnti” sono il male da combattere. E’ una frase di buon senso ma prescinde dal fatto che le correnti ci sono. Selezionano le persone sulla base della fedeltà più che del merito, e la maggioranza di chi le contesta – fino dentro il coordinamento nazionale – non può dire di esserne estraneo. Il risultato è che per i più “le correnti fanno male”, salvo la propria. Ma non è pensando a questo modo che si fanno dei passi avanti.
Per tutte queste ragioni è consolatorio ridurre la discussione sul nostro futuro allo scontro tra singole personalità. Soprattutto non aiuta. Il dovere di ognuno è dibattere dell’avvenire dell’Italia e della nostra democrazia. Senza reticenze. Proprio in nome dell’unità di un partito nel quale potersi sentire “comunità” è giusto confrontarsi in modo libero e limpido su idee e proposte per dare vita finalmente a un “pensiero democratico”. Un confronto dove l’appartenenza ai luoghi di tutti sia più forte del sostegno a singole componenti. Che poi è la condizione per una mescolanza che possa dar vita a un pluralismo di segno diverso. Certo, le emergenze incombono. La crisi economica e sociale, le elezioni europee e amministrative. E soprattutto l’azione quotidiana, il “fare”. Che passa dal sostegno alle nostre amministrazioni. E dalla qualità della nostra opposizione. In Parlamento, nella società, in ogni comune, provincia, regione. Ma proprio quelle emergenze impongono di affrontare i nodi non risolti nella costruzione del Pd. Perché un equivoco va superato. L’idea che la costruzione paziente dell’unità derivi dall’accantonamento della discussione sulle scelte. Scelte chiare e comprensibili a tutti. La realtà è che il Partito Democratico se vuole riacquistare quella credibilità delle “sue” parole, che oggi pare aver smarrito, deve puntare sulla limpidezza delle sue posizioni. E quella limpidezza non può essere il frutto di rimozioni o unanimismi di facciata ma il prodotto di una discussione franca e appassionata. Noi vogliamo contribuire a farlo, nelle sedi e nei luoghi dove ciò sarà concretamente possibile e nella stessa Conferenza Programmatica. Lo vogliamo fare con umiltà. Per amore della politica. Per passione verso il Partito nel quale crediamo. E per un’idea di partecipazione che dia valore a ogni persona, alla sua autonomia critica e all’impegno di ciascuno.

25.10.2008

Alluvione Cagliari: Interrogazione 9 deputati sardi al premier

(AGI) – Cagliari, 25 ott. – Nove deputati sardi, di maggioranza e opposizione, hanno presentato un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio dei ministri per sollecitare l’immediato stanziamento di risorse per fronteggiare l’emergenza alluvione nel Cagliaritano, ripristinare le infrastrutture danneggiate e dare sostegno alle popolazioni interessate.

Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Guido Melis, Giorgio Oppi, Arturo Parisi, Caterina Pes e Amalia Schirru chiedono al governo quali provvedimenti intenda adottare e l’entita’ delle risorse da destinare anche per finanziare interventi necessari “a scongiurare il rischio che eventi drammatici come quello di ieri possano ripetersi”.

(AGI)

17.11.2008

Assemblea sulla chimica a Sassari. Guido Melis: troviamo subito un’intesa tra tutti i parlamentari sardi.

guido-a-ptAffollata riunione alla Camera di commercio di Sassari lunedì 17 novembre. Convocata dal presidente della Camera Gavino Sini come consiglio camerale pubblico e allargato, l’assemblea ha visto la partecipazione di numerosi esponenti delle istituzioni e della politica, attentamente ascoltati da un centinaio di lavoratori chimici del polo di Porto Torres. Tema dell’incontro, naturalmente, la crisi, specialmente quella della chimica, all’ordine del giorno dopo la decisione della Polimeri-Europa (una azienda d’avanguardia della zona industriale) di smettere la produzione del fenolo e del rumene, due reparti-chiave per l’intera filiera della chimica sarda. Presenti tra gli altri il sindaco di Porto Torres Luciano Mura (che ha anche insistito sul tema della bonifica del territorio, requisito fondamentale perché si possano ospitare nuovi investimenti), la presidente della Provincia Alessandra Giudici, il sindaco di Alghero Marco Tedde, l’assessore Pani in rappresentanza del sindaco di Sassari Ganau, il consigliere regionale Mario Bruno. Dagli assessori regionali Rau e Morittu, impegnati a Cagliari in una riunione di Giunta, sono arrivati messaggi di adesione.

convegno-del-15-11-2008Molto dettagliata ed esauriente (quasi una relazione introduttiva) la ricognizione dei problemi della chimica fatta dall’ing. Franco Appeddu, indiscusso esperto del settore e dirigente di Ineos (una azienda a sua volta sulle prime pagine, perché in procinto – sembra – di essere acquistata dal gruppo capeggiato dal veneto cav. Sartor). Appassionati gli interventi dei dirigenti sindacali. Gavino Sini ha insistito sull’esigenza che i parlamentari sardi di ogni schieramento trovino, in questa drammatica occasione, una linea unitaria a difesa della chimica e dell’occupazione. Guido Melis, rispondendo a nome del Pd, e ricordando di aver presentato sul punto una circostanziata interrogazione urgente alla Camera, si è detto disposto da subito a partecipare ad un tavolo unitario. Meno entusiasti sono sembrati gli esponenti della maggioranza, specie Salvatore Cicu e Settimo Nizzi (quest’ultimo protagonista di un intervento fuori le righe, nel quale ha teorizzato che vale più l’amicizia personale con il ministro Scajola che non presentare interrogazioni “che non si negano a nessuno”). Le elezioni regionali imminenti, evidentemente, consigliano alla maggioranza di arroccarsi su posizioni di intransigenza: con buona pace, però, degli interessi veri della Sardegna.

16.11.2008

Petrolchimico in crisi? Vertenza regionale

Operai in assemblea a Porto Torres “Messa in pericolo l’intera filiera”

All’incontro gli assessori Rau e Morittu e il deputato Guido Melis: «Faremo la nostra parte contro la chiusura degli impianti». A rischio 140 posti su 720 «Le linee sono in attivo». Altri scioperi

PORTO TORRES. Stavolta il messaggio è passato: la crisi del petrolchimico di Porto Torres non è una questione locale ma investe l’intero territorio e, in seconda battuta, rischia di travolgere la filiera della chimica in Sardegna. Un concetto che gli «addetti ai lavori» hanno ripetuto agli amministratori locali, provinciali e regionali che hanno partecipato all’assemblea che organizzata dal Pd, ieri mattina si è tenuta nella stazione marittima di Porto Torres.
E che il messaggio sia passato si è capito dalla presenza dei sindaci di Sassari Gianfranco Ganau, di Sorso Antonio Spano, di Florinas Giovanna Sanna, di Valledoria Tore Terzitta, del consigliere comunale di Alghero Enrico Daga, dell’assessore all’Ambiente della Provincia di Sassari Pino Ortu, di alcuni consiglieri regionali. Il petrolchimico, come ha sottolineato il sindaco di Porto Torres Luciano Mura aprendo i lavori dell’assemblea, è infatti patrimonio dell’intera provincia, un territorio la cui economia non può fare a meno dell’industria. Un’industria che ha causato danni ambientali di portata ancora da quantificare, e che ora non può decidere di non rispettare più gli impegni presi con il territorio chiudendo due linee di produzione, fenolo e cumene, annunciando una riduzione di 140 unità lavorative su 720. Ad ascoltare sindacalisti e lavoratori, gli assessori regionali all’Ambiente Cicito Marittu e all’Industria Concetta Rau e il parlamentare del Pd Guido Melis, che hanno raccolto il grido di allarme (ma anche il timore per il futuro) lanciato dai segretari territoriali del sindacato.
I chimici hanno proclamato uno sciopero che da una settimana sta bloccando il pontile liquidi e di conseguenza l’approvvigionamento dei carburanti per riscaldamento e autotrazione. «Siamo in sciopero da 10 giorni, e andremo avanti, perché dobbiamo portare la vertenza sino ai tavoli romani – ha detto Antonio Cabitta, un dipendente di Polimeri Europa -. I numeri di questo stabilimento li conoscete tutti, ma non tutti sanno che nei primi 10 mesi di esercizio, l’Eni ha registrato un aumento del 75% degli utili. E ora l’Eni vuol chiudere fenolo e cumene, cioè la fabbrica». «Non si tratta di mandare a casa lavoratori al limite della pensione – ha aggiunto un altro lavoratore del petrolchimico, Enrico Crescio -: io ho 38 anni e sono uno degli “anziani” del reparto. Manca una progetto per la chimica, mancano quei 100 milioni di investimenti su Porto Torres che Polimeri Europa aveva annunciato solo otto mesi fa». E altri numeri, importanti, sono stati forniti da Franco Appeddu, ex direttore degli impianti Ineos. «Negli ultimi dieci mesi sono stati assunti nel petrolchimico 180 giovani diplomati e 10 laureati – ha spiegato Appeddu – per far marciare una fabbrica che dal 1978 non ha preso un soldo dai finanziamenti pubblici». Occorre quindi mettere l’Eni davanti alle proprie responsabilità ed è per questo che, come ha sottolineato il segretario nazionale della Filcem-Cgil Tore Corveddu, il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola deve tradurre in atti concreti la dichiarazione che affida alla chimica un ruolo strategico nell’industria italiana. Certo, si deve attendere la conclusione dell’accordo Ineos-Sartor (è necessario il via libera dell’Eni), ma occorre anche che riparta l’accordo di programma sulla chimica. «Noi faremo la nostra parte – ha detto Concetta Rau – come abbiamo già fatto con l’accordo (con Endesa e ora con E.On) per la fornitura di energia alle imprese energivore a costi di mercato». Manca, però, un progetto complessivo per la chimica nazionale. Ed è per questo motivo che il governo deve diventare protagonista di questo progetto, anche attraverso l’azione del parlamento. «Ho già presentato un’interpellanza al ministro Scajola sulla situazione della chimica in Sardegna – ha spiegato Guido Melis – ed è mia intenzione coinvolgere tutti i parlamentari sardi perché questo è un problema che coinvolge tutta l’isola. Occorre un fronte comune fra politica, sindacato e territori, da Porto Torres ad Assemini, perché in questa partita o ci salviamo tutti o non si salva nessuno».

La Nuova Sardegna

13.11.2008

Carceri/ Pd: Il governo intervenga contro il sovraffollamento

Melis e Samperi: “a Regina Coeli 5 morti dall’inizio dell’anno”

Roma, 13 nov. (Apcom) – “Il governo intervenga urgentemente sulla emergenza delle carceri italiane che sono super affollate e con personale sottodimensionato”. Lo chiedono i deputati Marilena Samperi e Guido Melis, esponenti del Pd in commissione Giustizia. “Questa mattina abbiamo visitato Regina Coeli dove martedì è deceduto un detenuto algerino di 20 anni – proseguono i deputati democratici – ed è stata l’occasione per raccogliere elementi importanti sulla elevata mortalità determinatasi negli ultimi mesi nelle carceri romane e laziali”.

“Solo nel carcere romano – si legge in una nota – da gennaio sono morti 5 detenuti. Dalla visita è emerso anche lo stato di super affollamento del carcere Regina Coeli il quale, a fronte di una capienza di 650 persone, ne ospita 950 per di più ristretti in sei sezioni per la impraticabilità di due delle otto previste. Il personale di custodia risulta inferiore all’organico di 189 unità”.

“Durante la visita – proseguono i due deputati – abbiamo avuto un incontro con il commissario capo Menichini il quale ci ha informati che il giovane aveva assunto droghe e che le cause della morte sembrano naturali anche se si attende la perizia medica. La situazione di Regina Coeli si collega alla drammatica situazione delle carceri in Italia. Solo nel Lazio da gennaio si sono registrati 15 decessi. Questi dati allarmanti – concludono i due esponenti dell’opposizione – pongono seri interrogativi sulla idoneità delle strutture attuali ad accogliere persone portatrici di patologie e disagi molto spesso legati alla tossicodipendenza. In questo senso il Pd ha chiesto al governo specifiche misure senza trovare adeguate risposte”.

13 novembre 2008

Ufficio stampa | Comunicato stampa

Carceri. Pd, il governo intervenga per il sovraffollamento

“Questa mattina abbiamo visitato Regina Coeli dove martedì è deceduto un detenuto algerino di 20 anni – proseguono i deputati democratici -. È stata l’occasione per raccogliere elementi importanti sulla elevata mortalità determinatasi negli ultimi mesi nelle carceri romane e laziali. Solo nel carcere romano da gennaio sono morti 5 detenuti. Dalla visita è emerso anche lo stato di super affollamento del carcere Regina Coeli il quale, a fronte di una capienza di 650 persone, ne ospita 950 per di più ristretti in sei sezioni per la impraticabilità di due delle otto previste. Il personale di custodia risulta inferiore all’organico di 189 unità. Durante la visita abbiamo avuto un incontro con il commissario capo Menichini il quale ci ha informati che il giovane aveva assunto droghe e che le cause della morte sembrano naturali anche se si attende la perizia medica. La situazione di Regina Coeli si collega alla drammatica situazione delle carceri in Italia. Solo nel Lazio da gennaio si sono registrati 15 decessi. Questi dati allarmanti pongono seri interrogativi sulla idoneità delle strutture attuali ad accogliere persone portatrici di patologie e disagi molto spesso legati alla tossicodipendenza. In questo senso il Pd ha chiesto al governo specifiche misure senza trovare adeguate risposte”.

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=64303

09.11.2008

«La nuova era dopo la Costituzione»

FLORINAS Incontro al centro sociale

FLORINAS. Cittadini, sindaci, insegnanti e poi tanti bambini e ragazzi delle elementari e medie, interessati e mai annoiati. Il convegno organizzato dal Comune al centro sociale, in occasione dei 60 anni della Costituzione e dello Statuto sardo, è stato trasformato in una piacevole lezione di storia contemporanea. Il sindaco Giovanna Sanna, presenti assessori e consiglieri, si è limitata alla presentazione dei protagonisti della serata. Guido Melis, deputato del Pd e docente di storia delle istituzioni all’università La Sapienza di Roma, ha fatto fare un passo indietro, al 2 febbraio del 1946: «Quando gli italiani poterono tornare a votare liberamente per uomini e partiti, dopo il ventennio fascista che imponeva il plebiscito, tra un si o un no. E con il voto democratico – ha sottolineato Melis – poterono andare alle urne anche le donne. Grazie a quel suffragio gli italiani scelsero la forma di governo repubblicana. Fu nominata l’Assemblea costituente, per scrivere una nuova costituzione che sostituisse lo Statuto albertino del 1848». Il deputato sassarese ricordava che i 556 “padri costituenti” erano giovani, e arrivavano da tutte le regioni, cosa non usuale per quel tempo. La politica usciva dal palazzo e penetrava nel territorio nazionale. «Poche modifiche sono state apportate alla Costituzione – ha concluso Giudo Melis – che resta salda nel futuro della nostra democrazia». Gianmario Demuro, docente di diritto costituzionale all’università di Cagliari, ha fatto notare come già l’articolo 1 dello Statuto speciale sardo parla di autonomia. Con lo Statuto speciale la Sardegna gode di particolari forme e condizioni di autonomia, con proprie regole e una propria rappresentanza amministrativa. «La costituzione europea non esiste – ha risposto Demuro a una domanda dei ragazzi – e sono forti le resistenze dei Paesi per crearla. Ma capita spesso che la Comunità europea intervenga sul diritto di altri paesi con proprie determinazioni». Accorato l’intervento dell’ex presidente della Provincia Pietrino Soddu, che ha sottolineato come oggi talvolta siamo più partecipi agli avvenimenti di altri paesi che a quelli di casa nostra. «Ci sentiamo più cittadini del mondo – ha detto Soddu – coinvolti anche dalle ingerenze che spesso avvengono tra nazioni. Quando sono stato sindaco io, a 26 anni, la povertà qui era tangibile, così come la sensazione di oppressione e colonizzazione, che solo la “rinascita”, già prevista dall’articolo 13 dello Statuto, seppe alleggerire facendoci avvertire concretamente la solidarietà nazionale».
A intervenire subito dopo è stato lo storico Manlio Brigaglia. «Il periodo post bellico che per l’Italia segnò la ricostruzione, fu per noi quello della costruzione. Dai servizi più elementari, all’amministrazione, alla scuola, avevamo bisogno di tutto. Il 1950 fu per noi quello della liberazione dalla malaria. Nel 55 anticipammo il governo centrale privatizzando l’elettricità. Dal 62 viene avviato il Piano di Rinascita, che negli anni Settanta perde importanza. Nel decennio seguente entra in crisi il sistema petrolifero e con lui il miraggio della nostra grande industria». Le conclusioni dell’assessore regionale Massimo Dadea sono partite dal ricordo del 90º anniversario della fine della Grande Guerra. Il secolo scorso ha dunque annoverato un evento impensabile, con la nascita della pacificata Comunità Europea. «Il 1948 era pronto per la nostra Costituzione – ha osservato Dadea – ma non per lo Statuto speciale, che fu scritto in tempi ristretti, per l’evolversi degli eventi di allora. Ancora oggi non riusciamo ad entrare nel merito di questa necessità, cioè riscriverlo riformulando alcuni concetti che dopo sessant’anni sono cambiati». Commentando una domanda sul diritto allo studio, il sindaco ha chiesto l’aiuto dei politici sardi per evitare la probabile chiusura della scuola media locale, determinata dalle disposizioni del decreto Gelmini.
Pietro Saba

La Nuova Sardegna

31.10.2008

Dibattito sulla Scuola a Ploaghe

Si è tenuto il 31 ottobre a Ploaghe (Sassari) un partecipato incontro su “Tagli all’istruzione, quali prospettive?”. L’incontro, promosso dalla sezione locale del Pd, ha visto la partecipazione dell’on. Guido Melis, del prof. Ciriaco Carru (docente della facoltà di Medicina di Sassari), del prof. Eraldo Sanna Passino (docente della facoltà di Veterinaria di Sassari), della prof. Maria Tedde (dirigente scolastica I.C.), del prof. Gianni Saba (vicepreside Istituto tecnico industriale di Sassari). Ha introdotto e moderato per il Pd Carlo Sotgiu. Al vivace dibattito ha partecipato un pubblico di un’ottantina di persone, per lo più giovani e giovanissimi. Melis ha preso le mosse dalla manifestazione del giorno precedente (quella di Roma, ma anche quella, riuscitissima, di Sassari) per tracciare un rapido identikit del movimento nato sui temi della difesa della scuola pubblica e della lotta ai tagli del Governo. Ha quindi criticato a fondo la politica dell’esecutivo, prospettando l’esigenza che il Pd, come già accada, stia all’interno del movimento degli studenti e degli insegnanti e ne condivida gli obiettivi di riforma.

28.10.2008

Un’inchiesta del Sole 24 ore: cosa vorrebbero i deputati

Di seguito la risposta di Guido Melis all’inchiesta di Nicoletta Cottone pubblicata sul sito del Sole 24 Ore.

Magistrati, lavoro e scuola
Guido Melis (Pd)
Melis propone soluzioni in 3 ambiti diversi: come componente della commissione giustizia della Camera propone un forte intervento sugli organici dei magistrati delle sedi disagiate, specialmente nel Sud. Come parlamentare sardo vorrebbe una politica del lavoro per inserire i precari e salvare salari e stipendi più bassi. Come professore universitario, scrive, «non posso non pensare alla scuola (il decreto Gelmini è pannicelli caldi, anzi tiepidi: i tagli saranno devastanti) e specialmente alla situazione degli atenei. Insomma, non le ho risposto. Per fortuna non accetteranno neanche un emendamento (o porranno la fiducia), sicché ci siamo tolti il pensiero».

23.10.2008

La polizia a scuola

contributo inviato da PD Sardegna

Le dichiarazione del Presidente del Consiglio in merito al possibile intervento della polizia per porre fine alle proteste studentesche nelle scuole e nelle università sono di una gravità inaudita. Speriamo che vengano smentite al più presto,come ha chiesto il capogruppo del PD Soro intervenendo alla Camera dei deputati. Tuttavia, anche se ne fossero smentite o ridimensionate, a nessuno sfugge che esse minano alla radice i principi di uno stato democratico nel quale la prima regola è la garanzia della libera manifestazione del pensiero. Siamo convinti che gli studenti e i docenti della Sardegna che in tutte le scuole sarde hanno dato vita a manifestazioni civili e non violente ,cosi come gli studenti, i professori,i ricercatori delle università di Sassari e Cagliari non si lasceranno intimorire. A loro va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Le ragioni della loro contestazione non solo sono più che giustificate alla luce dei tagli indiscriminati che questo Governo ha operato con il decreto Gelmini sulla scuola e l’università . Il punto è che mai può succedere in uno stato democratico e di diritto che sia il governo a giudicare giusta o sbagliata una protesta. Fuori dalla legalità sarebbero quindi gli interventi della polizia e non le proteste civili e composte degli studenti. Il Ministro dell’Interno lasci stare i ragazzi e le ragazze delle scuole e delle università e ci si concentri nel perseguire i crimini del nostro paese e della nostra ragione. Lo stato di diritto si difende perseguendo e assicurando alla giustizia chi oggi mette le bombe o minaccia impunemente gli amministratori e i sindaci dei nostri comuni sardi e non certo ragazzi e ragazze che manifestano liberamente e pacificamente le proprie idee.
(giulio calvisi, siro marrocu, amalia schirru, caterina pes, paolo fadda, guido melis).

21.10.2008

Quasi un secolo, a sinistra

La ricerca dell’unità il filo rosso del suo impegno

Vittorio Foa è morto ieri nella sua casa di Formia. Aveva 98 anni, era nato a Torino il 18 settembre del 1910 da una famiglia di origini ebraiche. Nel 1933 entrò in Giustizia e Libertà. Il 15 maggio 1935, all’età di 25 anni, venne arrestato a Torino in seguito alla segnalazione di un confidente dell’Ovra, quindi denunciato al Tribunale speciale fascista, che lo condannò a quindici anni di reclusione (nel 1936) per attività antifascista. Condivise la stessa cella con Ernesto Rossi, Massimo Mila e Riccardo Bauer. Dopo la Resistenza è stato deputato alla Costituente per il Partito d’azione. Dirigente della Cgil, è stato parlamentare socialista e poi senatore del Pds.
A 95 anni si era sposato con Maria Teresa Tatò, sua compagna da ventisei anni (in precedenza era stato sposato con Lisa Giua). Quest’anno, in occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione, la comunità ebraica di Roma gli aveva conferito l’iscrizione onoraria.
La vita di Foa è quasi un riassunto di un secolo di storia della sinistra italiana. Era diventato, anche grazie all’autorevolezza che gli veniva dalla sua storia, un padre nobile per tutta la sinistra. E se aveva scelto infine il Partito democratico, ciò non impediva che la sua voce, lontana dai condizionamenti della politica quotidiana e libera di pungolare i conservatorismi ovunque si nascondessero, venisse ascoltata con rispetto anche dagli uomini della sinistra (molti dei quali sono stati suoi allievi). Anche perché la ricerca dell’unità a sinistra è stata la costante del suo impegno, politico e intellettuale.

di Guido Melis
Ho conosciuto Vittorio Foa negli ormai lontanissimi anni Settanta, quando venne a Sassari insieme alla sua compagna di allora (Lisa, la Lisetta Giua figlia dell’antifascista sardo Michele). Li accompagnava un gruppetto di fedelissimi nel quale ricordo due ragazzi che sarebbero diventati professori universitari ed ottimi storici: Fabio Levi e Guido Crainz. Li ospitava, in un’aula dell’università, un altro indimenticabile amico, Giampiero Bozzolato, per un curioso seminario aperto dalla provocatoria relazione di uno storico francese amico di Mao, polemicissimo con la storiografia ufficiale del suo paese, autore di un manualetto su come fare la storia dalla parte delle masse: Jean Chesneaux.
Foa mi apparve già allora fisicamente un vecchio. Veniva da una storia che conoscevo bene: irriducibile nemico del fascismo, ne aveva patito i rigori subendo carcere e confino; aveva preso parte alla Resistenza nelle file del Partito d’Azione sfuggendo alla cattura e alla morte; aveva poi combattuto una lunga battaglia nel campo politico e sindacale, diventando uno dei leader di maggior spicco della Cgil del dopoguerra.
Foa era uno dei padri della democrazia repubblicana, ma come accadeva a molti altri suoi compagni di lotta, di quella sua creatura non condivideva più molti aspetti, giudicando che tanti degli ideali dell’antifascismo fossero stati traditi nella pratica compromissoria del dopoguerra. Era laico, ma attento ai valori religiosi; non comunista, per quanto si dichiarasse marxista; sempre curioso del nuovo ovunque ne cogliesse l’apparire. A noi studenti (erano quelli gli anni della cosiddetta rivoluzione studentesca) guardava con interesse e insieme con la speranza che fossimo capaci i riprendere i suoi stessi ideali, e di portarli avanti. Aveva seguito la sua Lisa (più tardi se ne sarebbe separato per innamorarsi, ottantenne, di un’altra donna) nelle peregrinazioni intorno al mondo: la Cina di Mao, l’Africa e l’America Latina e i movimenti i liberazione. Era un quasi settantenne vivo, stimolante, mai banale, pieno di interrogativi, dotato di un eloquio accattivante e di un fascino cui era difficile resistere.
Quel seminario sassarese durò troppo poco. A ripensarci adesso mi dolgo di non averne profittato per conoscerlo meglio. Erano tempi un po’ estremistici. Io ed altri studenti sassaresi più o meno «rivoluzionari» intervenimmo per accusare gli ospiti di un loro vero o presunto peccato intellettuale («Gli scopritori», mi ricordo che li chiamai in un intervento un po’ arrabbiato. La citazione era da Antonio Gramsci, che bollava a quel modo le comitive di parlamentari in gita nella Sardegna del primo Novecento).
Lisa l’avrei rivista molti anni dopo e avremmo riso insieme di quella polemica un po’ infantile (anzi lei ne avrebbe anche scritto, descrivendomi in un libro di ricordi in un improbabile maglione rosso). Vittorio invece non sarebbe più capitato di incontrarlo.
La scomparsa di Vittorio Foa non è una perdita da nulla. E’ un lutto collettivo della sinistra italiana e della democrazia. Muore con lui non solo il testimone, onesto e rigoroso, di un’epoca intera della storia d’Italia che va dall’avvento del fascismo sino agli anni Duemila. Scompare anche, più in generale, la coscienza critica della sinistra italiana, la voce che forse più di ogni altra, nei frangenti cruciali, aveva saputo trovare le parole giuste, i toni appropriati per riflettere, per discutere quel che sembrava indiscutibile, per capire quello che nessuno capiva. Una mente lucidissima, accompagnata da una onestà intellettuale assoluta: sia che si applicasse ai limiti antidemocratici dell’esperienza sovietica (come a lungo aveva fatto, quando a sinistra il farlo non era né comodo né scontato), sia che cogliesse i vizi del capitalismo e demistificasse i miti dell’Occidente.
Ricordo una pagina, una sola delle tante che potrei citare, nel bellissimo saggio scritto nel 1975 per la «Storia d’Italia» Einaudi: descrivendo l’avvento della fabbrica industriale nell’Italia di Giolitti, Foa vi coglieva la contraddizione tra un sistema (quello del lavoro industriale) basato tassativamente sulla «dittatura» dell’imprenditore in tutta l’organizzazione del lavoro e i principi della democrazia liberale. La società – diceva – è democratico-liberale, ma il suo nocciolo duro, la fabbrica moderna, è autoritaria. Cortocircuito ineliminabile, tragico, dal quale sarebbero derivati molti dei patemi della democrazia del Novecento.
Limpidissimo, dotato di una scrittura nitida e antiretorica, Foa era sempre «moderno», sempre «contemporaneo». Sia che ponesse in evidenza i limiti delle politiche sindacali, parlando autorevolmente dalle tribune congressuali della Cgil, sia che denunciasse i ritardi culturali della sinistra di cui si sentiva profondamente partecipe. Era anche un uomo generoso, che non si ritraeva dalle proprie responsabilità. Negli ultimi anni, dalla sua casa di Formia dove si era praticamente ritirato, aveva seguito con simpatia il processo costituente del Partito democratico. La mia amica Dora Marucco, che gli voleva bene e andava spesso a trovarlo, lo ricorda come un grande vecchio affascinato dal mondo in trasformazione. Che con chiunque avesse davanti, piuttosto che ricordare il passato, preferiva fare domande.

La Nuova Sardegna

18.10.2008

Nasce TrecentoSessanta Sardegna

TrecentoSessanta nasce anche in Sardegna. Durante una conferenza stampa tenutasi questa mattina, venerdì 10 ottobre, a Cagliari, sono state presentati gli obiettivi di fondo dell’associazione, il suo programma di attività, i prossimi appuntamenti. In sintonia con il network nazionale, TrecentoSessanta Sardegna sarà un luogo di elaborazione e di approfondimento politico, di collegamento tra politica e società, di promozione della partecipazione democratica. In particolare, nei prossimi mesi verranno sviluppate attività di formazione e, attraverso l’attività di gruppi di lavoro, seminari e convegni, si contribuirà all’elaborazione di contenuti funzionali alla costruzione del programma del Partito democratico per le elezioni regionali ed europee del 2009.
Durante la conferenza stampa è stato presentato il programma del Sud Camp, la due giorni che il network nazionale ha organizzato a Napoli il 17 e 18 ottobre p.v. per riprendere a pensare alle politiche per il Mezzogiorno e le Isole. Al Sud Camp l’Associazione regionale porterà le proposte della Sardegna, anche alla luce delle riforme attuate dal governo del centrosinistra nell’Isola.

Alla conferenza stampa hanno preso parte molti dei soci fondatori dei principali esponenti di TrecentoSessanta Sardegna: Guido Melis, deputato del PD e docente universitario, che presiederà TrecentoSessanta Sardegna, Marco Meloni, consigliere regionale PD e segretario generale di TrecentoSessanta, i parlamentari Francesco Sanna e Caterina Pes, Mario Bruno, consigliere regionale del PD, gli Assessori regionali Sandro Broccia, Concetta Rau e Eliseo Secci.

12.10.2008

Comunicato stampa dei Deputati sardi sul futuro del poligono di Perdasdefogu e sul progetto dell’aereo senza pilota.

Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Guido Melis, Paolo Fadda, Caterina Pes , Siro Marrocu,

Il senso di una interrogazione – presentata al Ministro della Difesa dai noi deputati sardi e dal collega Lulli – sul futuro del poligono interforze del Salto di Quirra e sulla possibilità di far partecipare la Sardegna al progetto europeo di sviluppo di aereo senza pilota ci pare sia stato ampiamente frainteso e strumentalizzato. Da alcuni esponenti del mondo pacifista siamo stati accusati di essere diventati guerrafondai e di far venire meno l’impegno di questi anni del centrosinistra al governo regionale e nazionale per la riduzione delle servitù e delle presenze militari nell’isola.

Vogliamo tranquillizzare: non c’è nessun cambio di linea al proposito. Il punto è un altro: a livello europeo è partito un progetto per la sperimentazione sui due prototipi di aereo senza pilota (Sky X e Neuron). Stiamo parlando di un progetto a cosiddetta tecnologia duale, cioè tecnologia militare, ma con considerevoli possibilità di sviluppi dal punto di vista civile, in molteplici campi: telecomunicazioni, agricoltura, sorveglianza del territorio, industria energetica controllo del territorio per la prevenzione di incendi, interventi nel corso di calamità naturali, controllo dei flussi migratori, sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Un po’ come è accaduto per internet e per il gsm: tecnologie nate in ambito militare che hanno cambiato, applicate in ambito civile, il vivere quotidiano di ognuno di noi.

Tale progetto vede in primo piano il gruppo italiano Alenia-Finmeccanica. In Italia si è costituito da poco con il diretto coinvolgimento delle regioni interessate, delle loro imprese e delle loro università il Metadistretto italiano dell’Aerospazio tra le Regioni Piemonte, Puglia e Calabria per lo sviluppo di tale tecnologia. Non ci pare che Niki Vendola , Mercedes Bresso e Antonio Bassolino siano accusati per questo di essere dei guerrafondai.

La Sardegna al momento pare essere stata è stata tagliata fuori, nonostante rappresenti con il Poligono del Salto di Quirra il quarto vertice naturale del sistema, indispensabile per chiudere il quadrilatero delle sperimentazioni più impegnative in Italia. Pensiamo che questo sia una scelta sbagliata e abbiamo chiesto al governo di chiarire le ragioni di tale esclusione.

La nascita del Polo Aerospaziale può rappresentare, quindi, per quei territori sardi, una possibilità di un futuro industriale e di sbocco lavorativo altamente qualificato. Sono impegnati in questo senso, non solo le forze politiche, ma i sindacati e gli amministratori dell’Ogliastra, uniti al fine di recuperare al territorio un ruolo adeguato in un contesto di sviluppo di industria ad alto contenuto tecnologico. E giustamente preoccupati di non rinunciare a cuor leggero ad un progetto di investimento del valore prossimo ai 5 miliardi di euro. Non si tratta quindi di “martoriare” o mortificare la nostra terra. Si tratta, piuttosto, di avere il coraggio di investire sul futuro dei nostri giovani, affinché si dia loro l’opportunità di impegnare braccia e intelligenza nella propria Regione. Solo strumentalmente si può pensare che tutto ciò voglia dire mettere in discussione la battaglia di tutte le forze autonomiste, alla quale abbiamo partecipato e partecipiamo in prima persona, e del governo regionale in questi anni per la riduzione delle servitù militari in Sardegna e per un riequilibrio del loro peso con le altre regioni del paese.

Cogliamo anzi questa occasione per ribadire il nostro impegno a fianco del governo regionale e del Presidente Soru per completare il processo, gia concordato dalla Regione e dal governo Prodi, per liberare quanto previsto dagli accordi a La Maddalena e contrastiamo con forza ogni tentativo dell’attuale governo di rimettere in discussione quelli accordi.

Confermiamo la nostra contrarietà a qualsiasi tipo di insediamento
militare che possa creare ulteriori interdizioni temporanee o permanenti di aree
marittime, terrestri e aeree nella nostra regione.

Confermiamo il nostro impegno per liberare dalla presenza militare Teulada e Capofrasca e condividiamo quanto va facendo a questo fine la Regione sarda.

Contrastiamo con forza ogni tentativo di interrompere o rinviare il processo avviato in questi anni di anni di riduzione delle servitù militari in Sardegna.

07.10.2008

Allarme inascoltato

“Tutto funziona” assicura la relazione eppure nelle celle piccole, puzzolenti e con poca aria i detenuti sono stipati

Il sottosegretario di Stato alla giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati è, come diceva Shakespeare di Bruto, una donna d’onore. Dovremmo dunque crederle quando, in risposta alla interrogazione del Partito democratico sul carcere sassarese di San Sebastiano, ci assicura che tutto va bene: corsi di alfabetizzazione per italiani e stranieri, un corso di scuola media di 150 ore, una convenzione in atto con l’Università, moduli per l’insegnamento dell’informatica e, nella sezione femminile, addirittura per stiliste di moda (sì, avete capito bene, per stiliste di moda). E inoltre un servizio “voce amica”, un servizio “nuovi giunti” con una esperta criminologa e un medico, uno sportello informativo per detenuti stranieri e uno per gli italiani, attività di biblioteca con convenzione esterna, una collaborazione con la Asl per i detenuti con problemi psichici.

Insomma, un paradiso in terra. Peccato che il giorno di Ferragosto, in visita al carcere come parlamentare, io abbia visto coi miei occhi detenuti stipati malamente in celle fatiscenti, servizi di custodia largamente sotto organico, caldo opprimente, scarsa luce e poca aria, il bugliolo maleodorante nel pavimento delle celle; e, ancora, assenza totale di attività formative, un bugigattolo adibito pomposamente ad officina privo di qualunque attrezzatura, l’acqua per bere della sezione maschile raffreddata alla meno peggio involgendo le bottiglie nelle calze bagnate, insetti nel cibo, un detenuto con il viso deturpato perché – mi è stato detto – la notte sente le voci e sbatte la testa alle sbarre. Non avrebbe dovuto, quella persona malata, essere ricoverata in una struttura psichiatrica? Non avrebbero potuto quelle bottiglie d’acqua essere raffreddate in frigorifero? Non avrebbe dovuto quell’invasione di insetti essere combattuta con adeguate disinfestazioni? L’onorevole Maria Elisabetta Alberti Casellati non ha risposto, limitandosi a leggere compitamente la nota fornitale dai suoi uffici. Lei crede ciecamente che a San Sebastiano le detenute imparino a fare le stiliste di moda.

Ho letto intanto, proprio sulle pagine della “Nuova” la denuncia disperata di uno degli ospiti di questo presunto hotel a quattro stelle che invoca il trasferimento ad altro carcere: dovunque, purché sia. Ho parlato con gli agenti di custodia, largamente sotto organico (questo, bontà sua, lo ammette anche la sottosegretaria), che l’altro giorno hanno dovuto persino fare un sit-in in via Roma per denunciare la loro insopportabile situazione. Ho controllato su fonti ufficiali i dati sul personale: tre soli educatori per tre carceri come Sassari, Tempio ed Alghero, 192 unità nella polizia penitenziaria a Sassari contro le 212 previste. E c’è qualche detenuto che compila la classifica: meglio Badu ‘e Carros, che almeno è moderno, dello scempio di San Sebastiano.

Si aspetta con ansia che apra la nuova struttura in costruzione a Bancali. La sottosegretaria dice che il nuovo istituto (430 posti) potrà ospitare i primi 125 detenuti solo dal marzo 2010 (primo lotto, finanziato e appaltato). Per il completamento bisognerà trovare altri 31 milioni di euro, ma non si sa dove né quando. E intanto ci terremo la vergogna di San Sebastiano.

La Nuova Sardegna

06.10.2008


La Caporetto della destra: fiducia in Soru, ora nuovo slancio per vincere le elezioni

È stata la Caporetto della destra. Disertando in massa un referendum esplicitamente indirizzato dai suoi promotori contro la Giunta regionale i sardi hanno detto con chiarezza di approvare la politica di tutela delle coste e di avere fiducia nel presidente Soru.

La destra esce da questa prova da lei stessa testardamente voluta (e con costi finanziari non indifferenti per la collettività) pesantemente sconfitta. E non solo sul tema della legge salva-coste ma anche su quello altrettanto importante dell’acqua, dove è stato respinto il tentativo dei referendari di bocciare la gestione pubblica e coordinata delle risorse idriche in nome di interessi privati e localistici.

In entrambi i casi gli elettori, astenendosi dalle urne, mandano alla politica un messaggio chiarissimo: vogliono la tutela, senza se e senza ma, delle coste sarde; e vogliono una gestione di quel bene prezioso che è rappresentato dall’acqua in nome dell’interesse collettivo. Viene premiata insomma in entrambi i campi la politica della Giunta, del suo presidente, dei suoi assessori, dell’intero centro-sinistra.

Tutto ciò è ancora più significativo se si pensa che nelle ultime ore era sceso in campo (come lui stesso ama dire) il presidente del Consiglio in persona, pronunciando con la consueta arroganza dichiarazioni faziose contro la Giunta Soru che non trovano precedenti in tutta la lunga storia dell’autonomia sarda. I sardi hanno evidentemente sentito quell’intervento di Berlusconi come un’indebita ingerenza del governo in questioni che non lo riguardano e lo hanno punito, facendo fallire il referendum.

Mi auguro che ora il Partito democratico, superando lo stallo nel quale lo hanno posto da troppi mesi le sue stesse divisioni interne, sappia riprendere in mano l’iniziativa, sfruttando a fondo l’apertura di credito che il fallimento del referendum rappresenta.

Nelle prossime elezioni regionali del 2009 il centrosinistra non parte affatto sconfitto. Può anzi godere di ottime probabilità di successo, solo che impari a parlare con chiarezza agli elettori e a rivendicare a viso aperto i successi di questi quattro anni e mezzo di governo della Regione. Occorre però, lo dico a tutti i militanti del Pd qualunque ne sia la collocazione nel dibattito interno, uno sforzo comune per uscire dalle divisioni e per fondare materialmente il Partito in Sardegna, costituendo i circoli e le strutture provinciali e rafforzando l’azione della segretaria regionale Francesca Barracciu.

Si preparano settimane decisive, non solo per il Pd sardo ma per le stesse sorti dell’opposizione a livello nazionale. Il prossimo 25 ottobre parteciperemo tutti alla grande manifestazione di Roma contro la politica del governo Berlusconi, ma già nei prossimi giorni, e in quelli dopo il 25, saremo chiamati ad una attività di spiegazione, incontro coi cittadini, mobilitazione sul territorio. Sarà un’occasione per uscire dal chiuso del dibattito interno e per ritornare tra la nostra gente, che attende con giusta impazienza che il Pd svolga il ruolo al quale lo ha destinato il voto popolare.

È ora, anche in Sardegna, di riprendere la parola. Il risultato di oggi dimostra che esiste lo spazio per un rilancio vittorioso nei confronti di una destra drasticamente ridimensionata dal suo fallimento. Facciamo in modo di non lavorare per perdere. Costruiamo insieme al candidato Renato Soru le basi per rivincere e governare altri cinque anni la Sardegna.

www.altravoce.net

03.10.2008

La Scuola di Formazione Politica 2008/2009 dell’Associazione “Nino Carrus”

Venerdì 3 ottobre 2008, alle ore 17,30 presso l’Hotel Nuscadore di Birori, è stata presentata la Scuola di Formazione Politica 2008/2009 dell’Associazione “Nino Carrus”.
L’inaugurazione delle attività è stata affidata ad Antonello Soro, Presidente del Gruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, con una lezione sul tema: “La società e il senso della politica”. La Scuola di Politica, giunta alla seconda edizione, è rivolta ad una platea di 50 partecipanti circa. Sono disponibili gli ultimi posti, per i quali è possibile scrivere all’indirizzo info@ninocarrus.it. Le lezioni si terranno principalmente l’ultimo venerdì di ogni mese, e proseguiranno per tutto il 2009. Verranno affrontati i temi dell’Autonomia e della legge statutaria, le riforme istituzionali e il federalismo fiscale, la pianificazione territoriale e il ruolo degli Enti locali, il ruolo della comunicazione politica, l’Europa e la programmazione comunitaria, ecc. Il Collegio dei Docenti della Scuola è composto da personalità provenienti dall’Università, della Politica e della Cultura. Le adesioni sono state finora numerose, tra le quali quella di Umberto Cocco, Mariangela Bastico, Gianmario Demuro, Gian Luigi Gessa, Giorgio Macciotta, Paolo Maninchedda, Guido Melis, Salvatore Mereu, Vincenzo Migaleddu, Gianni Mura, Francesco Maria Licheri, Francesco Pigliaru, Gianvalerio Sanna, Francesco Sanna, Mario Segni, Francesco Soddu, Antonello Soro, Filippo Spanu, Silvano Tagliagambe, Salvatore Vassallo, ed altri.

24.09.2008

Interrogazione: “Troppi detenuti a San Sebastiano”

ROMA. L’indeguatezza delle carceri sassaresi sovraffollate è arrivata, ancora una volta, alla commissione parlamentare per la Giustizia. A presentare un’interrogazione sono stati gli onorevoli Guido Melis e Donatella Ferranti, che chiedono di conoscere quali siano le linee programmatiche per le carceri sarde, in genere, e notizie sugli impegni presi dal governo per il completamento dei lavori del nuovo carcere sassarese di Bancali, considerando che i fondi per l’edilizia carceraria hanno subito tagli.

La Nuova Sardegna

18.09.2008

Europee, Melis: Sardegna non avrà deputati europei

Ancora una volta promesse Pdl vengono tradite

“Berlusconi ha chiaramente detto di volere una legge elettorale europea con uno sbarramento al 5%, con 5 circoscrizioni, senza preferenze e con liste preparate dalle forze politiche. Questa proposta non consentirà a tutti i territori di essere rappresentati nel parlamento europeo e viene così tradita la promessa di una circoscrizione autonoma della Sardegna. Ancora una volta in Europa non ci saranno deputati sardi, con buona pace degli amici sardi di Berlusconi che si vantavano in proposito di avere ottenuto chissà quali successi”.

“Aspettiamo adesso di sapere – conclude – come il Popolo delle Libertà spiegherà ai sardi che il diritto della Sardegna di esprimere autonomamente parlamentari europei è stato ancora una volta ignorato dalla maggioranza”.

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=59303

16.09.2008

Il giudizio sul fascismo – Netta la condanna politica, libera ricerca storica

Distinguere nel Ventennio il buono e il cattivo, per portare a casa l’uno e buttare l’altro è un’operazione sciocca, ed anche inutile

Come cittadino e anche come storico di professione mi sento poco coinvolto nel dibattito di fine estate apertosi con le improvvide dichiarazioni del sindaco di Roma sul razzismo male assoluto e sul fascismo in parte da salvare.
Dal punto di vista etico-politico il fascismo è stato condannato dalla storia: è andato al potere con la violenza squadristica, ha compiuto nel 1922 un colpo di Stato con l’avallo del re, ha imposto leggi liberticide cancellando i diritti di libertà, ha istituito un tribunale speciale per condannare i suoi oppositori, ha instaurato un regime di polizia che si è macchiato di efferati assassinii, ha ingannato generazioni intere portandole alla cieca nel baratro della guerra a fianco di Hitler. Le leggi razziali sono arrivate solo nel 1938, d’accordo, forse per scimmiottare l’alleato tedesco: ma certo se ne possono rintracciare facilmente i germi nella concezione fascista delle razze (vedi tutta la propaganda africana del regime) e in generale in quel mito della forza prevaricatrice e delle ragioni supreme della violenza che sta alla base della concezione fascista sin dal 1919.
Dunque, sotto questo profilo, non c’è nulla da dire. O, come dicevano un tempo gli oratori ufficiali delle cerimonie del 25 aprile, c’è solo da ricordare che i conti, col fascismo, li abbiamo chiusi a suon di fucilate partigiane nel 1945.
Come storico, per di più specificamente impegnato sul periodo fascista, sento però il dovere di capire, e di distinguere.
Oggi la storiografia italiana è molto più avanti della vecchia diatriba degli anni Settanta tra Renzo De Felice e i suoi oppositori di sinistra. Oggi sappiamo tutti, bene o male, che il fascismo, come tutti i fenomeni storici, è stato complesso e ha racchiuso in sé più di una contraddizione. Dunque oggi studiamo il compromesso tra Mussolini e le vecchie classi dirigenti italiane, il carattere ambiguo della diarchia tra il duce e il re, il dibattito (che ci fu, e fu di qualche significato) tra le varie anime del fascismo. Alberto Beneduce, vale a dire il fondatore nei primi anni Trenta dell’Iri e dello Stato imprenditore, era fascista solo formalmente, ma veniva da una cultura liberale, era un ex collaboratore di Nitti e certamente il suo progetto di governo dell’economia collimava solo in parte con le linee portanti della teoria corporativa. Intere branche del diritto (penso a tutto il diritto civile) subirono solo parzialmente l’influenza del fascismo. E il guardasigilli Grandi chiamò a riscrivere i codici civile e di procedura civile giuristi certamente non fascisti, come – primo tra tutti – Piero Calamandrei. Infatti bastò poi far cadere la Carta del lavoro, che era stata posta a premessa posticcia del codice, perché quelle stesse norme tornassero buone anche dopo il 25 luglio.
Vuol dire questo che il fascismo è stato «poco fascista»? Certamente no. Vuol dire che il progetto totalitario del regime, realizzato per fasi e in gradi diversi nei vari settori dell’ordinamento, ha subito qua e là dei temperamenti, delle battute d’arresto. Ferocemente illiberale nel cancellare le libertà politiche, il fascismo lo è stato molto meno nell’aggredire quelle economiche (i diritti dei padroni, per dirla con una battuta). Tanto è vero che nell’epilogo fosco della Repubblica sociale Mussolini, ormai libero da lacci e laccioli, ha gridato ai quattro venti di voler realizzare adesso il fascismo vero, rivoluzionario, dopo che per vent’anni aveva dovuto mediare con la vecchia classe dirigente.
Tutto questo non sposta un ette, come si dice, il giudizio morale sulla dittatura. La quale ebbe responsabilità terribili ben prima della sciagurata entrata in guerra. Distinguere nel fascismo, come se si fosse al mercato, il buono e il cattivo, per portare a casa l’uno e buttare l’altro è un’operazione sciocca, ed anche inutile. A meno che – come nel caso di Alemanno – non si voglia, rifacendo la storia, trovare l’alibi personale per essere stati sino a ieri in camicia nera, impettiti nel saluto romano.

La Nuova Sardegna

04.09.2008


Pd, si spacca il fronte anti-Barracciu Emanuele Sanna contro Cabras per il ricorso giudiziario: giochi riaperti

Ha voglia Francesca Barracciu a lanciare l’ennesimo appello distensivo. A pochi giorni dal doppio passaggio in direzione regionale e poi in assemblea, giovedì e sabato prossimi, la segretaria regionale del Partito democratico sardo sceglie il palcoscenico del Tg3 per ribadire le sue intenzioni: «Vorrei che ci si sedesse attorno a un tavolo, tutti insieme, per tornare finalmente a parlare di politica». C’è un partito da rinnovare e radicare nel territorio, dice, da costruire «per vincere le elezioni regionali del 2009». Ma la situazione si è parzialmente sbloccata: il fronte anti-Barracciu si divide, con il gruppo che fa capo ad Emanuele Sanna (con Silvio Cherchi, Silvio Lai, Antonio Calledda, Billia Pes e altri) che prende le distanze da Antonello Cabras e rompe l’unità degli oppositori alla segretaria eletta e poi legittimata dalla commissione di garanzia nazionale presieduta da Luigi Berlinguer. E’ decisamente una svolta anche se motivata abilmente con il dissenso sul ricorso alla “via giudiziaria”, ovvero l’esposto al Tribunale civile di Cagliari per invalidare l’elezione di Barracciu. Il ricorso era stato presentato da Tonio Lai, vicesindaco di Quartu, ma si era poi visto platealmente chi c’era dietro: Antonello Cabras si era presentato alla prima udienza con Massimo Deiana, preside di Giurisprudenza, per sostenere il ricorso. Dal quale ora Emanuele Sanna prende ufficialmente le distanze, prendendole di fatto da tutta la linea di Cabras. A beneficio della Barracciu? Difficile esprimersi per ora. I pontieri che hanno lavorato al cambio di passo del gruppo Sanna sono consapevoli che un azzeramento della situazione è poco praticabile e farebbe letteralmente implodere tutto il partito. In una prima fase, si potrebbe rilanciare la candidatura fatta abortire di Silvio Cherchi: per non rompere malamente con Cabras e i pasdaran, anche se i distinguo parziali non coprono la sostanza di una divergenza ormai strategica. Certificata nel documento diffuso dalla corrente di Sanna: «Il dispositivo del comitato nazionale di garanzia non soltanto non ha risolto i problemi di gestione interna del Pd sardo ma anzi apre a dubbi di coerenza interpretativa dello statuto nazionale. È evidente che resta ancora incerta la rappresentatività politica di un segretario eletto con 64 voti su 155 aventi diritto, tuttavia il rispetto delle regole interne, principio fondamenta- le di qualsiasi forza politica, non può tradursi, seppur criticamente, nella presa d’atto e nel rispetto del pronunciamento del supremo organismo di garanzia interna. Aldilà del merito – precisa il comunicato – è perciò da ritenersi anomalo e fuorviante il ricorso alla magistratura ordinaria per vicende che necessitano soluzioni politiche che il partito nella sua interezza ha il dovere di trovare. Il non riconoscimento del ruolo dell’organismo di garanzia aprirebbe la strada a pericolose e confuse prese di distanza dallo stesso partito nazionale, inaccettabile per tutti coloro che hanno innanzitutto a cuore il rafforzamento e il radicamento del pd sardo. per questi motivi andrebbe rivista la decisione di adire il giudice civile confidando nella capacità del partito sardo di superare gli attuali problemi attraverso l’esercizio dei naturali percorsi politici». Insomma, non si va da nessuna parte scegliendo le aule di giustizia e ricusando le decisioni nazionali del partito.

Cosa accadrà ora? Domani gli ormai ex autoconvocati anti-Barracciu si riuniranno per valutare le novità, forse contarsi e confrontare le posizioni ormai diversificate col gruppo di Emanuele Sanna. La cui mossa sembra far venire meno la maggioranza necessaria per sfiduciare la Barracciu, forse obbligando gli irriducibili a prendere atto di una situazione cambiata che richiede un compromesso per non trovarsi comunque in minoranza nella prossima assemblea regionale.

Dall’inizio di agosto a oggi, infatti, molto è cambiato. Prima di tutto il pronunciamento della commissione nazionale di garanzia, il “tribunale” del partito: che ha confermato l’elezione del 28 e 29 luglio a Tramatza, quindi la Barracciu come successore di Cabras, bocciando il ricorso presentato dagli stessi ammutinati. Tutta gente, per essere chiari, che ha pochissimo da perdere: tra chi ha il posto assicurato a Roma, in Parlamento, e chi ha esaurito le legislature previste in Consiglio regionale. Lo sanno anche i fedelissimi: è il motivo per cui l’assemblea di domani potrebbe spaccare interna il composito schieramento Cabras, Paolo Fadda, Marrocu e altri.Con i big oltranzisti da una parte e dall’altra chi non ha intenzione di schierarsi apertamente contro la segreteria nazionale.

Un altro segnale di avvicinamento potrebbe essere quello che arriva dai parlamentari “giovani”. Al di là degli schieramenti interni, Amalia Schirru e Giulio Calvisi (vicini a Cabras) insieme a Guido Melis e Caterina Pes (soriani di ferro) escono dalle stanze segrete per tornare sul territorio: con una visita, ieri, al centro di accoglienza e primo transito per gli immigrati clandestini di Elmas. Fa parte di un programma iniziato il giorno di Ferragosto con la visita di Melis al carcere sassarese di San Sebastiano, ma assume un significato particolare per come il governo Berlusconi sta affrontando la partita sugli irregolari: « Il ministero dell’Interno», sottolinea Calvisi, «dovrebbe chiarire la reale natura del centro di Elmas perché gli standard richiesti e i servizi offerti nei centri per i richiedenti asilo sono molto diversi rispetto a quelli previsti nei centri di prima accoglienza».

Le condizioni della struttura sembrano all’altezza degli standard previsti da altre strutture nazionali, ma vanno perfezionati i servizi per i richiedenti asilo e quelli per i minori non accompagnati: gli ospiti del Cpa sono attualmente 134, con due donne e otto minorenni. Il centro – ricordano i parlamentari – oltre a rispondere alle esigenze poste dagli sbarchi dei clandestini sulle coste sarde, ha dovuto ospitare in questa prima fase anche più di duecento richiedenti asilo in transito da altri centri italiani, assolvendo quindi a funzioni inizialmente non previste. Impegno garantito perché nei prossimi mesi siano migliorati e ampliati da parte del Ministero i servizi erogati agli ospiti e, soprattutto, venga chiarito il futuro la funzione e la natura del centro inaugurato il quattro giugno nell’aeroporto militare alle porte di Cagliari.

http://www.altravoce.net/2008/09/04/pd.html

03.09.2008

Delegazione di parlamentari sardi del PD visita Centro per Immigranti di Elmas

Una delegazione di parlamentari del PD sardo composta da Amalia Schirru, Guido Melis, Giulio Calvisi e Caterina Pes ha visitato questa mattina il centro di accoglienza e primo transito degli immigrati clandestini situato nell’aeroporto militare di Elmas.

Hanno accolto la delegazione la direttrice del centro, dott.essa Danese; la responsabile del servizio immigrazione della Prefettura di Cagliari, dott.essa Garau; il responsabile per la Questura, dottor Amat. La delegazione ha visitato per circa due ore e mezzo i locali, si è intrattenuta con gli operatori e ha incontrato gli ospiti stranieri del centro, che sono attualmente 134, dei quali 2 donne e 8 minori.

Le condizioni della struttura sono sembrate all’altezza degli standard previsti da altre strutture nazionali come centri di prima accoglienza (sistemi di vigilanza, kit da assegnare agli immigrati per il sostentamento durante i giorni di presenza nel centro, separazione fra uomini e donne, unità dei nuclei familiari, infermeria e assistenza medica, spazio mensa e servizi ricreativi) . Il sito (un’ex caserma) presenta requisiti logistici e funzionali in grado di sostenere per la prima accoglienza il flusso attuale di immigrati clandestini che sbarcano sulle coste della Sardegna. Vanno però sicuramente perfezionati i servizi per i richiedenti asilo, per permettere a coloro che intendono presentare domanda di asilo nel nostro paese di poterlo effettivamente fare; e vanno curati i servizi per i minori non accompagnati.

Il centro di Elmas, inaugurato il 4 giugno, oltre a corrispondere alle esigenze poste dagli sbarchi dei clandestini sulle coste sarde, ha dovuto ospitare in questa prima fase anche più di duecento richiedenti asilo in transito da altri centri italiani, assolvendo quindi a funzioni inizialmente non previste.

Si ritiene a questo proposito che per il futuro il Ministero dell’interno dovrebbe chiarire la reale natura del centro di Elmas, perché gli standard richiesti ed i servizi offerti nei centri per i richiedenti asilo sono molto diversi rispetto a quelli previsti nei centri di prima accoglienza.

I parlamentari sardi del PD, preso atto della situazione e apprezzata la professionalità degli operatori che, in base ad una specifica convenzione, gestiscono il centro, hanno garantito il loro impegno affinché nei prossimi mesi siano migliorati e ampliati da parte del Ministero i servizi oggi erogati agli ospiti e affinché, soprattutto, venga chiarita meglio per il futuro la funzione e la natura del centro stesso.

28.08.2008

La segretaria: impegno di tutti per l’unità – Melis rilancia, Sanna “radicare il partito”
Marrocu irriducibile, Milia “testa nel frigo”

Era serena e serena rimane. Però Francesca Barracciu un po’ se la gode: a pochi minuti dal pronunciamento della commissione nazionale di garanzia del Pd che la conferma alla guida del partito in Sardegna, risponde a due telefoni insieme e ride. «Ho atteso questa decisione con massimo rispetto», dice, «però in cuor mio sapevo che quella elezione era legittima. A ragion veduta, perché si era seguito il regolamento; ma anche perché se avessi avuto un solo dubbio non sarei andata avanti». Lo aveva già detto: è il tono della voce, molto più rilassato rispetto a quello delle scorse settimane, a sottolineare che quella di ieri potrebbe essere davvero la giornata decisiva.

Potrebbe, perché le contestazioni non mancano. Dall’altra parte, tra le fila dei suoi oppositori, si parla di «decisione tutta politica». Graziano Milia, a esempio: «Non sono sorpreso: in tanti anni non ho mai visto una commissione di garanzia che smentisca l’operato di una assemblea». Però, aggiunge il presidente della provincia di Cagliari, «c’è un fatto politico nuovo: il Re è nudo», con un chiaro riferimento alle volontà soddisfatte della segreteria nazionale. C’è anche il pronunciamento ufficiale di un organismo presieduto da Luigi Berlinguer, mica l’ultimo arrivato: in casi come questo «mi hanno insegnato che serve mettere la testa dentro il frigorifero e ragionare sul da farsi a mente fredda». Dice anche «borsa del ghiaccio», che sarebbe più assimilabile a una botta in testa.

Chi non la accetta proprio è Siro Marroccu: «Francesca Barracciu non è stata mai eletta e non è segretaria: neanche nei condomini si decide qualcosa senza maggioranza». Niente di nuovo, nelle parole del deputato di Villacidro, neanche alla luce di quella decisione: «Mantengo le stesse posizioni. Quello della commissione è un pronunciamento politico, viene dalla segreteria nazionale e vuol dire che dietro c’è dell’altro». Non lo dice, ma è il segreto di Pulcinella: la candidatura di Renato Soru alle regionali della prossima primavera, già benedetta anche da Veltroni. A dirla tutta, però, è lo stesso motivo per cui una fetta del partito non riconosce ancora oggi l’incarico alla Barracciu.

Lei glissa ma non troppo, e torna seria: «Il dispositivo non lascia nessun margine di manovra a qualunque dubbio interpretativo». È il momento dei messaggi e delle mani tese: «Chi mantiene ancora un barlume di appartenenza politica, di rispetto per il partito e le regole, anche per la storia politica di ciascuno di noi, già da domani lavori con me alla costruzione e al radicamento del Pd in Sardegna. Perché ancora non c’è». Idee chiare, già espresse nei giorni immediatamente successivi alla elezione nonostante la bufera e gli attacchi anche personali: «Andrò davanti ai delegati regionali a presentare il documento politico programmatico: poi l’assemblea sarà sovrana».

Tutto già previsto anche nel pronunciamento della commissione: l’elezione è valida ma «occorre peraltro sottolineare che il comma 9 del medesimo art. 15 dello Statuto prevede espressamente che la maggioranza assoluta dei componenti l’assemblea regionale possa in qualsiasi momento sfiduciare il segretario. Ciò implica che il segretario medesimo debba comunque evitare di trovarsi nella condizione di conflitto con la maggioranza dei componenti l’assemblea, anche attraverso un proficuo rapporto con l’assemblea medesima».

La disponibilità c’è tutta: «È fondamentale per me ricercare un consenso ampio di tutte le componenti dell’assemblea, sulla via del rinnovamento». Ma è importante anche «avere massimo rispetto del pronunciamento». Il riferimento, in questo caso, è al ricorso presentato davanti ai giudici del tribunale di Cagliari: «Chiunque andasse avanti anche su quella strada dovrebbe riconoscersi, lui per primo, fuori dal partito: perché una cosa del genere non era mai successa in nessuno dei nostri vecchi partiti. I nemici sono fuori, sono nel centrodestra: quello che dobbiamo fare è radicarci nel territorio e vincere le elezioni regionali».

Dal deputato e docente sassarese Guido Melis arriva la soddisfazione per l’interpretazione data dalla commissione nazionale. Con lo sguardo rivolto al futuro immediato: «Leggo alcuni passaggi del dispositivo della Commissione come un implicito invito a tutti i democratici sardi a voler superare l’attuale impasse politico, ripristinando la normale dialettica e l’unità d’azione del partito, anche in vista delle prossime impegnative scadenze elettorali. La segretaria regolarmente eletta Francesca Barracciu, interpretando con lodevole sensibilità politica questo invito, si è subito dichiarata disponibile a ritornare in assemblea per chiedere ai delegati un secondo voto di conferma».

Messaggio chiaro: «Credo che questo importante atto di buona volontà della segretaria eletta dovrebbe convincere adesso chi dissente a ritirare il ricorso, evitando così che nella vita interna del partito debba ingerirsi dall’esterno l’attività della magistratura. Mi auguro che nelle sedi proprie, e principalmente in Assemblea regionale, si possa riprendere il dibattito interrotto e ricomporre sul nome di Francesca Barracciu l’unità, condizione indispensabile per vincere, con Renato Soru come candidato, le prossime elezioni regionali».

Radicamento nel territorio e sforzo unitario nella composizione della segreteria. Per il sindaco di Villasimius Tore Sanna la via da ricercare è quella «dell’accordo con tutte le correnti, condizione unica per la crescita del partito in Sardegna». Come se fosse facile. Sanna confida in settembre: non per il tempo a disposizione ma «perché agosto è quasi passato, speriamo che il sole faccia meno male». Batta meno forte, in sostanza, a partire dai prossimi giorni. In caso contrario resta il frigorifero di Milia.

http://www.altravoce.net/2008/08/28/segretaria.html

15.08.2008

Intervento Radio Radicale – Visita al Carcere “San Sebastiano” di Sassari

05.08.2008

Presto una chiesa per i romeni ortodossi di Monterotondo

ROMA – Il prefetto di Roma, Carlo Mosca ha ricevuto alcuni rappresentanti della comunità romena, accompagnati da Guido Melis, parlamentare del Pd e fra i fondatori del gruppo interparlamentare “Amici della Romania”. All’incontro, dedicato ai problemi della chiesa ortodossa di Monterotondo, hanno partecipato Diana Alina Harja, presidente dell’Associazione “Amici della Romania”; padre Petre Bogdan, parroco della chiesa ortodossa di Monterotondo; i diacono Tudor Cristian Chelaru; Mihai Muntean, vice-segretario del partito Identità Romena e Cristiano Acquaroli, segretario dell’associazione “Amici della Romania.

Il 15 giugno scorso, la chiesa in uso dalla comunità romena di Monterotondo è stata chiusa per problemi strutturali. Da allora la messa domenicale viene celebrata in piazza, all’aperto. per i rappresentanti della comunità romena “è una vergogna che una comunità di 10.000 persone non abbia nemmeno un posto per pregare”. Il prefetto Mosca, già a conoscenza della situazione, ha espresso la sua solidarietà alla comunità e si è impegnato a trovare al più presto una soluzione.

http://temi.repubblica.it/metropoli-online/presto-una-chiesa-per-i-romeni-ortodossi-di-monterotondo/

25.07.2008

Discussa l’intrepellanza di trenta deputati del Pd
Alla Camera il caso Tuvixeddu

ROMA. E’ stata discussa alla Camera l’interpellanza presentata da 30 deputati del Pd (tra i quali tutti i sette eletti in Sardegna più il capogruppo Antonello Soro) sulla tutela del sito archeologico di Tuvixeddu. Amalia Schirru, nel presentare l’interpellanza, ha insistito sull’importanza culturale di quella che è forse la più grande e significativa necropoli fenicio-punica dell’intero Mediterraneo, «oggi minacciata – ha detto – dalla decisione del comune di Cagliari di dar luogo a opere di urbanizzazione invasive e di costruire sul colle 260 mila metri cubi di nuove case.
Le ha risposto per il governo il sottosegretario alla pubblica istruzione Pizza, che si é detto consapevole della rilevanza culturale di Tuvixeddu e disponibile ad opporre i necessari vincoli. In replica Guido Melis si è detto solo parzialmente soddisfatto: «Le buone intenzioni del governo – ha detto – contrastano con le cattive pratiche: ad esempio con l’inspiegabile comportamento della soprintendenza archeologica di Cagliari, contraria a porre nuovi vincoli nonostante scavando le fondamenta dei nuovi palazzi siano state scoperte 431 nuove tombe».

La Nuova Sardegna

26.07.2008

Tuvixeddu: in arrivo nuovi vincoli?

CAGLIARI. Per Tuvixeddu potrebbe essere il momento della svolta: il ministero dei beni culturali ha annunciato che sarà «valutata l’opportunità di proteggere con un’estensione del vincolo archeologico le tombe rinvenute al di fuori dal vincolo attuale». E’ stato il sottosegretario per l’istruzione, l’università e la ricerca Giuseppe Pizza a confermarlo nella sua risposta all’interpellanza urgente presentata dai deputati Amalia Schirru e Guido Melis (Pd). Pizza ha fatto riferimento al ricorso presentato da Regione, associazioni ambientaliste e dall’avvocatura generale dello Stato contro la sentenza del Tar Sardegna che ha cancellato i vincoli imposti dall’amministrazione Soru, ricorso già respinto dai giudici di palazzo Spada con una sentenza non ancora depositata. Quando l’esito del giudizio amministrativo sarà ufficiale, il ministero dovrebbe muoversi nella direzione indicata dall’avvocatura dello Stato e dalla Regione. Non c’è molto tempo: incassato il giudizio definitivo del Consiglio di Stato, le imprese private avranno pieno diritto a riprendere i lavori interrotti sull’area di Tuvixeddu-Tuvumannu e sul viale Sant’Avendrace. Ecco una sintesi del resoconto stenografico degli interventi del 24 luglio sul caso Tuvixeddu. AMALIA SCHIRRU. Vorremmo richiamare il Governo sulla necessità di sostenere l’azione di tutela già intrapresa dalla Regione per la salvaguardia di un’area di rilevanza storico-archeologica, il colle di Tuvixeddu e Tuvumannu in cui insiste la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo e che si presta alla realizzazione di un parco. La Regione ha bloccato un progetto edificatorio in essere, che ha messo in rilievo un patrimonio enorme, un numero di sepolture superiore a quanto preventivato. Tale operazione ha rivelato che l’area è molto più vasta e va oltre i confini sottoposti a vincolo. Riteniamo urgente richiamare la vostra attenzione a intervenire per la conferma e l’allargamento del vincolo posto alle aree sinora non interessate». GIUSEPPE PIZZA, sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca: «Signor Presidente, l’area denominata Tuvixeddu in Cagliari è articolata in due sommità collinose ed è caratterizzata dalla presenza di reperti di grande interesse storico-archeologico – certamente la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo – architettonico, speleologico e naturalistico, il tutto in un contesto di notevole suggestione paesaggistica, essendo peraltro situato all’interno dell’area dell’ambito urbano. In questi ultimi dieci anni, a seguito di ulteriori campagne di scavo, è stato approfondito lo stato della conoscenza delle emergenze archeologiche presenti sul colle, mostrando un inaspettato quanto innegabile aumento di valore dell’intero complesso il quale, nonostante l’intensificarsi delle attività di scavo, rimane solo parzialmente esplorato anche a causa del concentrarsi, da parte dei ricercatori, in un’area limitata e circoscritta del colle. L’attuale assetto dell’area è anche il risultato di scelte urbanistiche operate nei trascorsi decenni dal comune e confermate a suo tempo dalla regione Sardegna. Riferisce la soprintendenza archeologica della Sardegna che, proprio durante l’esecuzione dei lavori del parco, sono state rinvenute e scavate centinaia di tombe. Su queste il Ministero per i beni e le attività culturali esercita le azioni di tutela e di conservazione di propria competenza. Invece, sono state scavate, documentate e rimosse, ma certamente non «distrutte», quelle sepolture strutturalmente non consistenti, cioè le tombe in fossa terragna, quelle ad incinerazione dentro o fuori urne, in quanto per loro natura non sono suscettibili di interventi di tutela analoghi a quelli adottati nei confronti di quelle monumentali. Gli scavi effettuati di recente hanno, altresì, portato all’esplorazione di aree di necropoli marginali rispetto all’area di vincolo archeologico del 1996 e in minima parte esterne ad esso, ma comunque ricomprese nel perimetro costituito dalla più vasta area sottoposta a vincolo paesaggistico nel 1997. Si vuole pertanto rassicurare l’onorevole interpellante circa l’efficacia delle azioni di tutela esercitate nei confronti dei bacini archeologici ritrovati, in considerazione del fatto che i medesimi, pur ricadendo in un’area immediatamente esterna al vincolo archeologico, sono tuttavia ricompresi nella più vasta area sottoposta al vincolo paesaggistico del 1997. Anche se i due vincoli sono concepiti per finalità diverse, quello paesaggistico, nel caso di specie, ingloba anche quello archeologico, con la conseguenza che i beni ivi ricadenti non possono essere sottratti al regime di tutela. Nel caso in cui il Consiglio di Stato non dovesse accogliere il ricorso contro la sentenza del Tar che ha bocciato i nuovi vincoli, il Ministero per i beni e le attività culturali può fin d’ora fornire assicurazione all’onorevole interpellante che i propri uffici provvederanno a valutare l’opportunità di proteggere con un’estensione del vincolo archeologico le tombe rinvenute non ricadenti in esso». GUIDO MELIS. «Tuvixeddu ha un’importanza storico-culturale che non interessa soltanto gli studiosi, gli archeologici e gli eruditi della Sardegna, che pure si sono mobilitati in difesa di questi scavi. Vi è un valore – se mi consentite – di tipo turistico e culturale in senso lato. Questi sono siti che si prestano ad essere visitati ed utilizzati per far conoscere le antiche civiltà: dal punto di vista della civiltà fenicio-punica, questa è una testimonianza di straordinaria originalità. Dunque ci saremmo aspettati dal Governo una posizione un po’ più forte ed anche un richiamo alla soprintendenza di Cagliari, perché faccia valere, con più forza di quanto non abbia fatto passato, il regime vincolistico nei confronti di questo bene». (m.l)

La Nuova Sardegna

26.07.2008

Tutela del patrimonio: incontro con Guido Melis

SASSARI. Quali sono le politiche più adeguate a promuovere il patrimonio storico ed artistico della Sardegna? Di questo si parlerà lunedì alle 16,30 nella facoltà di Lettere e Filosofia in un incontro con il deputato Guido Melis, al quale parteciperanno l’assessore regionale alla Cultura, Maria Antonietta Mongiu e l’archeologo e rettore vicario dell’Università di Sassari, Attilio Mastino. Il dibattito è stato organizzato in occasione della conclusione del Master in “Produzione e Management dell’informazione” in cui Melis insegna Storia delle istituzioni culturali della Sardegna. «Il problema di fondo – dice Guido Melis – è quello di tutelare l’identità del patrimonio artistico ed archeologico della Sardegna, rendendolo un veicolo di sviluppo del territorio». E il professor Mastino aggiunge che «bisogna prima di tutto conservare e portare alla luce quanto c’è di interessante e solo parzialmente emerso». Ma purtroppo non sembrano procedere in tal senso vicende come quella della necropoli di Tuvixeddu, ricca di tombe ed ipogei del periodo punico-romano, che sembrano destinati ad essere soffocati dal cemento, secondo quanto lasciano presagire le recenti sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. Molti intellettuali si sono mobilitati contro questo progetto e in questi giorni è stata presentata un’interpellanza parlamentare. Anche di questo si discuterà alla facoltà di Lettere nell’incontro di lunedì.

La Nuova Sardegna

25.07.2008


Alla Camera il caso Tuvixeddu
ROMA. E’ stata discussa alla Camera l’interpellanza presentata da 30 deputati del Pd (tra i quali tutti i sette eletti in Sardegna più il capogruppo Antonello Soro) sulla tutela del sito archeologico di Tuvixeddu. Amalia Schirru, nel presentare l’interpellanza, ha insistito sull’importanza culturale di quella che è forse la più grande e significativa necropoli fenicio-punica dell’intero Mediterraneo, «oggi minacciata – ha detto – dalla decisione del comune di Cagliari di dar luogo a opere di urbanizzazione invasive e di costruire sul colle 260 mila metri cubi di nuove case. Le ha risposto per il governo il sottosegretario alla pubblica istruzione Pizza, che si é detto consapevole della rilevanza culturale di Tuvixeddu e disponibile ad opporre i necessari vincoli. In replica Guido Melis si è detto solo parzialmente soddisfatto: «Le buone intenzioni del governo – ha detto – contrastano con le cattive pratiche: ad esempio con l’inspiegabile comportamento della soprintendenza archeologica di Cagliari, contraria a porre nuovi vincoli nonostante scavando le fondamenta dei nuovi palazzi siano state scoperte 431 nuove tombe».

La Nuova Sardegna

25.07.2008

Tuvixeddu, interpellanza dei parlamentari Pd

A proposito di speculazioni edilizie e tutela del paesaggio, due giorni fa, alla Camera è stata discussa l’interpellanza presentata da 30 deputati del Partito democratico (tra i quali tutti i 7 eletti in Sardegna più il capogruppo Antonello Soro) sulla tutela del sito archeologico di Tuvixeddu. . Amalia Schirru, nel presentare l’interpellanza a nome dei colleghi, ha insistito sull’importanza culturale di quella che è forse la più grande e significativa necropoli fenicio-punica dell’intero Mediterraneo, «oggi minacciata dalla decisione del Comune di Cagliari di dar luogo a opere di urbanizzazione invasive e di costruire sul colle 260 mila metri cubi di nuove case». Il sottosegretario alla pubblica istruzione Pizza, replicando per il Governo, si é detto consapevole della rilevanza culturale di Tuvixeddu-Tuvumannu e disponibile ad opporre i necessari vincoli. Solo parzialmente soddisfatto si è dichiarato Guido Melis nella sua contro replica: «Le buone intenzioni del Governo contrastano con le cattive pratiche: ad esempio con l’inspiegabile comportamento della sovrintendenza archeologica di Cagliari, contraria a porre nuovi vincoli nonostante scavando le fondamenta dei nuovi palazzi siano state scoperte 431 nuove tombe».

http://www.altravoce.net/2008/07/25/betile.html

25.06.2008

Pd, le due anime pronte per venerdì scontro finale e giorno del giudizio sul candidato di Cabras e Renato Soru

Il Pd si gioca tutto in 48 ore, e saranno due giorni di attesa e tensioni. Venerdì è in programma la direzione regionale del partito, a Cagliari: in cui le due anime del gruppo, quella legata al segretario Antonello Cabras e quella del presidente della Regione Renato Soru, si ritroveranno allo stesso tavolo dopo gli incontri separati di lunedì pomeriggio. Soprattutto sarà il giorno della verità in vista delle primarie: con la corrente del senatore che presenta il suo candidato nella corsa contro il governatore per le regionali del 2009.

Tutto normale se non fossimo in Sardegna, con il precedente imbarazzante di ottobre: appuntamento fratricida che si ripresenterà dopo un anno esatto. Solo che a questo giro non si tratta più della battaglia interna per la segreteria: il vincitore dovrà rappresentare la coalizione nella guerra di primavera contro il centrodestra.

Hanno voglia i due big a parlare di distensione e invitare alla saggezza. Soru lo ha fatto lunedì nell’intervento di apertura dell’assemblea di Tramatza, davanti a centinaia di riunione di corrente, presieduta dal segretario regionale e aperta ai soli dirigenti: nessun dubbio sull’azione riformatrice del governatore, nelle parole di Cabras, ma le amministrative hanno dato un altro segnale. Bisogna tenerne conto: servono le primarie e che siano di coalizione.

Figurarsi se qualcuno potesse obiettare qualcosa: c’erano Paolo Fadda e Tore Ladu, in quella sala riservata dell’Ala Birdi, Giulio Calvisi e Piersandro Scanu. Tutti fautori delle primarie senza se e senza ma, purché contro il presidente della Regione. Perché Cabras dirà pure che non c’è nessuno scontro in atto su Soru ma Fadda ha ricordato che proprio il governatore «disse che non si sarebbe riproposto in caso di sconfitta alle primarie per la segreteria». Invece eccolo qua, candidato naturale secondo lo Statuto. Lo avevano sottolineato anche Emanuele Sanna e Silvio Cherchi durante una assemblea regionale: è lui, dissero. Salvo poi stizzirsi per i titoli sui giornali dei giorni dopo: la loro, spiegarono poi, era semplicemente l’interpretazione delle norme del partito. Ecco perché due giorni fa sono tornati senza difficoltà tra i sostenitori tout court delle primarie.

La stanza è blindata: dentro i dirigenti, fuori tutti gli altri. Neanche un operatore della tv per raccogliere qualche immagine: troppo disturbo. In quella sala Cabras e soci decidono i nomi dei possibili candidati, contano le firme raccolte e tirano il sospiro di sollievo: le primarie si faranno. Soru contro uno tra Tore Cherchi, Graziano Milia e Giacomo Spissu: chi sarà si saprà solo dopodomani, anche se il sindaco di Carbonia resta il favorito. Era stato proprio lui, durante l’incontro, a respingere l’ipotesi di un ticket con Soru per scongiurare la consultazione.

Abbastanza perché dall’altra parte i buoni propositi andassero a farsi benedire. Praticamente in tempo reale, a Tramatza saliva la tensione: tanto tra i partecipanti semplici («Questa non è politica, sono intrallazzi»), quanto tra i fedelissimi del presidente. «Se c’è qualcuno che giudica negativi questi quattro anni, abbia il coraggio di dirlo», ha tuonato il deputato Siro Marroccu: «Nel partito non ne abbiamo mai discusso, impossibile farlo dentro una riunione di corrente».

A spaventare sono proprio i giochetti. Guido Melis, deputato voluto fortemente dal governatore: «È la prima volta nella storia dell’autonomia regionale che il segretario del partito del presidente organizza una riunione per cercare un altro candidato» e comunque «sono favorevole alle primarie, che consentiranno a Soru di avere una legittimazione più forte».Allarma il metodo: quello di «raccogliere le firme su un documento in bianco, durante una riunione della corrente del segretario del partito in cui il segretario dirige i lavori», sottolinea il consigliere regionale Sandro Frau. In quella lista di nomi – dovrebbero essere oltre 70 – quella di Cabras è la prima sottoscrizione.

Si saprà il giorno dopo, questo: quando Frau ha già annunciato che «chiederemo formalmente le dimissioni del segretario». Viste le premesse, la direzione regionale di venerdì sarà tutto fuorché il «naufragar m’è dolce in questo mare» utilizzato da Gianluigi Gessa per descrivere la situazione di chi vuole le primarie per forza. Si annuncia tempesta, altroché: e potrebbe proseguire sino alla fine della legislatura.persone: salvo poi mutare tono man mano che da Arborea arrivavano le notizie dell’altro incontro del giorno. Una riunione di corrente, presieduta dal segretario regionale e aperta ai soli dirigenti: nessun dubbio sull’azione riformatrice del governatore, nelle parole di Cabras, ma le amministrative hanno dato un altro segnale. Bisogna tenerne conto: servono le primarie e che siano di coalizione.
12.06.2008

Sull’articolo 138 della Costituzione

E’ stata presentata alla Camera la proposta di legge costituzionale sulle “Modifiche all’articolo 138 della Costituzione, concernenti la procedura per l’approvazione delle leggi costituzionali” .
La proposta porta la firma dell’onorevole Giovanni Bachelet, di Antonello Soro, Presidente del Gruppo PD, del vicepresidente della Camera Rosy Bindi, del vicepresidente del Gruppo PD Gianclaudio Bressa, e dei deputati Roberto Zaccaria, Luigi Bobba, Leoluca Orlando, Linda Lanzillotta, Savino Pezzotta, Bruno Tabacci, Livia Turco, Alessandra Siragusa, Doris Lo Moro, Sesa Amici, Sabina Rossa, Guido Melis, Giuseppe Giulietti, Angelo Cera, Paolo Corsini, Caterina Pes.
Tale proposta viene contemporaneamente presentata con identico testo al Senato dal presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Essa riprende una sua proposta, presentata nella precedente legislatura e non esaminata per via dello scioglimento anticipato delle Camere, ed ha un precedente nella XII legislatura, nella quale una proposta analoga fu presentata dagli onorevoli Bassanini ed Elia e sottoscritta, fra gli altri, anche dall’onorevole Veltroni.
La proposta è finalizzata a riaffermare la garanzia di rigidità della nostra Carta Fondamentale, votata 60 anni fa a larghissima maggioranza dalla Assemblea Costituente e ancora oggi forte nella coscienza dei cittadini, come ha dimostrato il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, del quale ricorre fra pochi giorni il secondo anniversario.
L’attenzione dei firmatari della proposta è rivolta al fatto che le leggi elettorali, sia quella a prevalenza maggioritaria approvata dopo il referendum del ’93, sia quella proporzionale con premio di maggioranza adottata nel 2005, trasformano maggioranze relative di elettori in maggioranze assolute di deputati e senatori in grado di modificare, come già avvenuto, parti della Carta Costituzionale. La Costituzione non dovrebbe, invece, essere esposta alle opinioni o peggio alle convenienze dei vincitori di turno delle competizioni elettorali, e va, di conseguenza, sottratta alla disponibilità della maggioranza: ciò rappresenta il presidio più robusto delle libertà e dei diritti di tutti e di ciascuno, come in quasi tutte le grandi democrazie, nelle quali si è ritenuto e si ritiene che le leggi di revisione costituzionale debbano essere il prodotto di larghe intese tra maggioranza e opposizione.
Per queste ragioni i presentatori della proposta di legge propongono di elevare a due terzi dei componenti delle Camere il quorum attuale previsto per l’approvazione, in seconda votazione, di leggi di modifica o di revisione della Costituzione. Nonché di stabilire che non si faccia luogo a referendum solo se la legge di revisione costituzionale sia stata approvata, nella seconda votazione di ciascuna Camera, a maggioranza dei quattro quinti dei suoi componenti.

27.04.2008

Analisi del voto del 14 Aprile
Linea diretta con la Regione – su Radio Onda Stereo
http://www.ondastereo.com/lineadiretta.asp?id=562

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