Sardegna

12.05.2010

Vinyls, Melis (Pd): “Governo obblighi Eni a risolvere problema”

“La decisione della Ramco di ritirarsi dalla trattativa apre uno scenario drammatico per i lavoratori, per l’economia del Nord Sardegna e per le sorti stessi della chimica nazionale” – dichiara in una nota il deputato PD, Guido Melis, ricordando le due interrogazioni parlamentari rivolte al governo nel recente passato .

“Non posso non ricordare che questa traumatica rottura è il frutto congiunto della pervicace sordità dell’Eni, che ha fatto di tutto (da ultimo demolendo la banchina e impedendo la cessione delle saline, Contivecchi e Ciro Marina, in Calabria) per scoraggiare gli acquirenti arabi, ma anche della debole e incerta iniziativa del governo nei lunghi mesi delle trattative”.

Secondo Melis, “vengono cosi al pettine una volta di più le false promesse di Berlusconi in campagna elettorale, che ad una ad una si stanno rivelando delle bufale: Euroallumina, Alcoa, Porto Torres, Sassari-Olbia, ecc. Non c’è una di queste assicurazioni che si sia rivelata veritiera. “

“Mi auguro” – conclude il deputato del PD – “che ora almeno il Governo obblighi l’Eni, sia pure in fase transitoria, a riavviare gli impianti di Porto Torres (che sono moderni e produttivi e che non devono essere rottamati), ricomponendo l’intera filiera produttiva in modo da poterla rimettere presto sul mercato con migliori e più efficaci prospettive di cessione. Ma bisogna fare in fretta. I lavoratori non possono stare eternamente sull’isola o nella torre.”

Rassegna.it

12.05.2010

PD NUORO: PARLAMENTARI SARDI, ESPULSIONE RIGURGITO STALINISMO

(AGI) – Cagliari, 12 mag. – “Come dirigenti del Partito democratico e come parlamentari apprendiamo con vivissima preoccupazione la notizia della espulsione dal nostro Partito del sindaco di Ollolai Efisio Arbau e di numerosi altri iscritti della provincia di Nuoro”. Lo affermano in una nota i parlamentari sardi del Pd Guido Melis, Caterina Pes, Giampiero Scanu e Antonello Soro che parlano di “rigurgito di stalinismo” sottolineando di “non conoscere le norme statutarie invocate dalla commissione provinciale di garanzia” e sottolineando “che la disciplina sanzionatoria nel nostro partito e’ ancora largamente indefinita”. Gli esponenti nazionali del Pd pensano “che la questione non possa essere risolta in questo modo” e affermano che “quando si impediscono scientemente – come si e’ fatto a Nuoro e altrove in Sardegna – le primarie, ignorandone la richiesta formalmente presentata a termini di statuto, ostacolandone l’organizzazione nei tempi e con le modalita’ che sono loro fisiologiche, se si impedisce agli iscritti di misurarsi nel Partito in base a quanto stabiliscono le nostre regole comuni, non ci si puo’ poi sorprendere delle conseguenze che possono derivarne”.
“Operare in tal modo – proseguono i quattro – in una situazione come quella sarda, dove il Pd e’ allo stato nascente, e’ certamente sbagliato. Espellere decine di dirigenti alla vigilia del voto, poi, e’ anche controproducente, perche’ pregiudica qualunque possibilita’ di future convergenze nel ballottaggio. Siamo seriamente preoccupati per quanto sta accadendo in Sardegna. Ci opponiamo fermamente a questa paralisi del confronto politico. Invitiamo tutti i democratici a ragionare nell’interesse comune del Partito. E gli organi dirigenti del Partito sardo a mobilitarsi perche’ la politica prevalga e le sanzioni vengano revocate”.
(AGI) Red/Cog 121827 MAG 10

03.05.2010

Quante emozioni

1º Maggio   Ore 9. Bella giornata oggi. Ci narrano di una grande adunata al porto di Porto Torres. Tutto procede per il meglio. Fra poco l’isola sarà invasa.   Ore 11-13. Sono tantissimi, tutti colorati, tutti contenti di partecipare a una giornata straordinaria. L’atmosfera è bellissima, iniziano gli Istentales e cantano con noi la loro e nostra «Isola ribelle». Alla fine applausi e lacrime, di dignità e di coraggio. Dall’Asinara un grido di libertà, un grido di lotta per l’occupazione e contro il precariato.   Ore 13.15. Canta il coro di Neoneli, gli Etnias, con la canzone «Terra soberana» a noi dedicata, i giovanissimi rappers portotorresi Volti Strani.   Ore 16. Comincia la ritirata. Tutto è andato per il meglio. Anche la Torre ha fatto il 1º Maggio, tantissima gente anche lì, emozione e commozione. Vi salutiamo, cari amici della Torre. Siete sempre con noi.   2 maggio   Ore 9-12. Altra grande giornata. Salpa da Porto Torres altra folla, trasportata dal mitico comandante Carannante e dai suoi pirati arancioni. Arrivano nell’isola Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, con Giommaria Bellu, sardissimo condirettore e la cronista parlamentare Maria Zegarelli. Nella compagnia c’è anche Renato Soru che dice di preferire l’isola dell’Asinara, schietta, popolare e genuina a mille Billionaire di Briatore.   Ore 12-16. Il tiranno Pietro e Gianmario illustrano la nostra vertenza di cui conoscono ogni particolare. Parla Vincenzo Tiana di Legambiente, indispensabile per la riuscita della manifestazione, e Francesco Barbato, impetuoso parlamentare dell’Italia dei Valori. Intervengono altri bravissimi relatori, come Concita e Guido Melis, parlamentare del Pd. I tenores di Bitti «Remundu ’e locu» tanto cari a Peter Gabriel, riempiono di voci potenti di Sardegna l’atrio del carcere. Tutto finisce in fretta, troppo in fretta, ma sono stati grandi giornate. Ha piovuto un po’, anche il cielo si è commosso per un manipolo di operai e per tanta gente che in questi due giorni ha partecipato a un grande evento su un’isola incantata. Vogliamo ringraziare i partecipanti e tutti coloro che si sono uniti a noi nell’organizzazione. Intanto guardiamo il calendario: mercoledì c’è l’incontro tra l’Eni e la Ramco, ci auguriamo che porti buone notizie, ne abbiamo bisogno. Un saluto ai lettori dai profughi dell’isola dell’Asinara.

La Nuova Sardegna

03.05.2010

Asinara, festa per il lavoro che non c è

ASINARA. Hanno una maglietta azzurra, c’è scritto “Ravenna c’è”. Sono sette colleghi della Vinyls romagnola, con loro anche due operai dello stabilimento di Porto Marghera. Stesse storie, stessa cassa integrazione che non basta neppure per pagare le bollette a fine mese. È per loro l’abbraccio più fraterno, nell’isola presa d’assalto il giorno della festa del lavoro. Ottocento persone sabato, poco più di un centinaio ieri. Dal deserto alla folla.  All’Asinara si celebra la festa del “lavoro non c’è”, che da mesi ha stravolto la vita di 130 operai e messo di fronte a un bivio l’esistenza di almeno 4mila famiglie. C’è un’azienda, la Vinyls, che viaggia verso il fallimento e trascina con sè nel baratro anche le due cooperative Eurocoop e Tecnicoop. C’è una multinazionale, la Ramco, che ha presentato la sua proposta per l’acquisizione dei tre stabilimenti Vinyls e dell’intero ciclo del cloro, e un’altra, l’Eni, che sembra vedere di buon occhio l’offerta. Mercoledì 5 Eni e Ramco si incontreranno: potrebbe essere quello il giorno decisivo.La storia è finita su giornali e tv di tutto il mondo dopo l’occupazione dell’isola dell’Asinara e della torre aragonese a Porto Torres da parte dei cassintegrati. Ma, tra gli 800 che il 1º Maggio varcano l’ingresso del carcere di Cala d’Oliva, forse non tutti la conoscono.  Il cortile della diramazione centrale si riempie come un uovo intorno a mezzogiorno, dopo lo sbarco dei visitatori dai 4 traghetti partiti da Porto Torres e Stintino. I cassintegrati sono lì ad aspettare, rimangono senza parole di fronte alla folla: «Siete grandiosi», dice Andrea Spanu. Tantissimi i cappellini gialli di Legambiente, poco rosso Cgil, che pure è il principale sindacato di riferimento per gli operai. Lo fa notare Pierfranco Delogu, segretario territoriale Filctem-Cgil: quando lo chiamano sul palco insieme a Giovanni Tavera della Uil dice che è curioso che «i sindacalisti vengano invitati sul palco il 1º Maggio». Una polemica neanche poco sottile che però muore lì, perchè, dicono i cassintegrati, «questa deve essere una giornata di festa». È festa è, con gli Istentales che cantano l’inno ufficiale «Isola ribelle» insieme agli operai con in braccio i loro bambini, mentre nel pubblico tutti applaudono, molti hanno le lacrime agli occhi e alcuni corrono ad acquistare il cd, nella bancarella apparecchiata dalla band barbaricina all’ingresso. «È una pausa che ci siamo concessi dopo due mesi di occupazione – dice Gianmario Sanna, cassintegrato di Siligo -. Ma sappiamo tutti perchè siamo qui: rivogliamo il nostro lavoro, ce lo riprenderemo». Tino Tellini e Pietro Marongiu ricordano l’appuntamento del 5, il tiranno si appella al governo, che ha il potere di regalare il lieto fine a questa lunga battaglia.  Lo sanno bene i colleghi Vinyls di Ravenna e Porto Marghera. Dice Michele Garofalo (Ravenna): «Noi viviamo la stessa identica situazione. Ma loro sono stati più bravi, perchè hanno messo in piedi una protesta così efficace da farci sperare che tutto si risolva». Se lo augura il sindaco di Porto Torres, Luciano Mura, che dal palco ribadisce che «industria e parco possono convivere. Dobbiamo renderci conto che in Sardegna il turismo da solo non basta». Annuiscono Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente, e Giampiero Samuri, presidente nazionale Federparchi: loro, che l’industria l’hanno sempre osteggiata, dicono che l’occupazione dell’Asinara può essere occasione di rilancio per il parco nazionale.  In mezzo al pubblico ci sono anche i consiglieri regionali Luigi Lotto (Pd) e Claudia Zuncheddu (Rossomori), in giro si vedono assessori e consiglieri comunali. A pranzo tutti a Cala d’Oliva, pietanze preparate dalla Pro Loco di Sorso. Ieri nuovi sbarchi: la redazione dell’Unità, Renato Soru, Guido Melis, la musica di Enzo Favata.  Oggi si riparte, dita incrociate e occhi puntati sul calendario.

La Nuova Sardegna

17.04.2010

Il parco non può attendere

CAGLIARI. L’immagine è da cartolina: un panorama mozzafiato, che abbraccia Tuvumannu e Tuvixeddu. Da via Castelfidardo il presidente di Legambiente Vincenzo Tiana, il senatore Roberto Della Seta (già presidente nazionale di Legambiente), la deputata Amalia Schirru e il consigliere regionale Chicco Porcu (tutti e tre del Pd) hanno ribadito l’attenzione per la formazione del parco di Tuvixeddu-Tuvumannu. Secondo l’associazione ambientalista dovrebbe andare da via Is Mirrionis sino a via Sant’Avendrace, «in modo da comprendere anche Tuvumannu. Dopo l’approvazione dell’ordine del giorno unitario per la creazione di un grande parco regionale – ha informato Tiana – ora presenteremo un’ipotesi di planimetria alla Regione, chiedendo di non far costruire gli edifici previsti su Tuvumannu e di bloccare i lavori della strada del tunnel che dovrebbe poi passare per il canyon».  Si dovrebbe tenere la settimana prossima, invece, un incontro tra il presidente della Regione Ugo Cappellacci e alcuni parlamentari, sardi e non, che hanno sollecitato il governatore a un confronto sul futuro di Tuvixeddu-Tuvumannu. Lo ha annunciato ieri il senatore Della Seta che ha assunto questa iniziativa assieme ai parlamentari Amalia Schirru, Guido Melis e Francesco Sanna (tutti del Pd). «Cappellacci ha risposto l’altro ieri alla richiesta di incontro per sollecitare l’attuazione dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale sul futuro dell’area archeologica. Il governatore – ha spiegato il senatore – si è reso disponibile a un incontro a Roma».  L’importanza della nascita del parco Tuvixeddu-Tuvumannu è ormai acquisita anche a ivello internazionale data la presenza della necropoli punico romana più grande del Mediterraneo. «Noi – ha continuato Della Seta – chiederemo al presidente di bloccare i lavori della Coimpresa, ripresi dopo la sentenza del Tar Sardegna. Rispetto a luglio ascorso, l’ultima mia visita a Tuvixeddu, devo infatti constatare con rammarico che in via Is Maglias sono già stati costruiti due degli otto palazzi previsti. La mia impressione è che non ci sia più tempo. E credo che la questione non possa essere risolta solo per via giudiziaria. Noi chiederemo al governatore Cappellacci che intervenga per sospendere i lavori che si stanno facendo. Ma siamo consapevoli che bisognerà agire anche in termini finanziari per risarcire chi ha avuto le concessioni, indipendentemente dal fatto che queste siano giuste o sbagliate. Ed è per questo che pensiamo debba esserci uno sforzo sia della Regione che del ministero competente».  Su Tuvixeddu e Tuvumannu, ricorda Schirru, «nel 2000 venne firmato un accordo di programma tra Regione, Comune e Coimpresa per una lottizzazione integrata. Assieme ai colleghi sardi abbiamo fatto due interrogazioni, ma alla seconda (del febbraio del 2010) il ministro Sandro Bondi non ha risposto. Ora chiediamo di accelerare la proposa di perimetrazione del parco regionale e di sostenere l’aspetto finanziario per i risarcimenti. Anche il governo centrale di Roma deve fare la sua parte». Su questo aspetto, Chicco Porcu ha precisato che una parte dei fondi per l’acquisizione delle aree potrebbe essere inserita nel collegato alla Finanziaria regionale, in aula a maggio, o inserita nel testo che modifica la legge sull’edilizia di novembre.  Tiana ha poi ribadito che, «al contrario di quanto si afferma, l’area punica non riguarda solo Sant’Avendrace. In via Is Maglias i lavori della facoltà di Ingegneria sono stati autorizzati dalla Sovrintendenza con esclusione di un blocco di roccia con tombe puniche e di una cava romana. E proprio in quel punto oggi l’archeologo Stiglitz terrà una lezione sulla storia della presenza punica in Sardegna».

La Nuova Sardegna

28.03.2010

Prezzi delle bombole,  maximulta a Butangas e Liquigas

Dovranno pagare 22 milioni. Le associazioni dei consumatori sardi chiedono i  risarcimenti. L’inchiesta è partita dall’isola

SASSARI. Hanno ragione i sardi a lamentarsi del prezzo delle bombole di gas, tra i più cari d’Italia. È l’effetto del «cartello» tra Butangas, Liquigas ed Eni che mettendosi segretamente d’accordo hanno penalizzato gli acquirenti. La conferma è arrivata dall’A ntitrust che ha sanzionato pesantemente le prime due società con multe per un totale di 22 milioni di euro. Per l’Eni, che «pentita» ha cantato fornendo le prove dell’intesa, nessuna «condanna» a pagare.

Si chiude così l’istruttoria avviata dall’Autorità garante per la concorrenza due anni fa dopo le rimostranze dei consumatori sardi che pagano la bombola di gpl a peso d’oro rispetto ai prezzi nelle altre regioni. Nel dettaglio Butangas è stata multata per 4.888.121 euro e Liquigas per 17.142.188 euro per un’attività che è andata avanti per dieci anni, dal 1995 al 2005. L’Eni non ha pagato dazio in considerazione del suo comportamento collaborativo. Ma non si può dimenticare che la società del cane a sei zampe è partecipata dal ministero per l’Economia. Insomma, lo Stato non fa una bella figura in tutta la vicenda. Vicenda da cui rimangono invece fuori altre tre imprese imbottigliatrici di gpl operanti in Sardegna, finite anche loro nel mirino. Per Fiamma 2000, Sardagas e Ultragas Tirrena nel corso dell’indagine Antitrust non sono infatti emersi elementi che provassero la loro partecipazione a un’intesa per il mercato sardo.

Come funzionasse l’accordo tra società, in spregio alle norme sulla concorrenza e gravando sulle tasche di cittadini e imprese sarde, lo ha descritto l’Eni che lo ha denunciato nell’ottobre del 2008 all’Autorità ottenendo di essere ammessa al «trattamento favorevole di non imposizione della sanzione». Un resoconto dettagliato arrivato grazie alle informazioni fornite da un ex dipendente della società (non si sa se diventato ex proprio in seguito alla combine), al vertice del business del gpl.

Amministratori delegati e alti responsabili si incontravano periodicamente e con frequenza, lontano da occhi e orecchie indiscreti, e concordavano variazioni dei prezzi di listino nella stessa misura in seguito agli aggiornamenti delle quotazioni internazionali della materia prima. Ovviamente nessuna traccia scritta, ma l’Antristrust ricorda che «le variazione avvenivano per tutte le voci del listino (relative a ripartizioni territoriali e tipologie di prodotto) e questo sia per il listino del canale bombole che per quello del canale piccoli serbatoi». E i ritocchi alla fin fine venivano fatti anche indipendentemente dal costo della materia prima. Un po’ come avviene per la benzina: il prezzo del barile di petrolio scende ma alla pompa l’automobilista non se ne accorge.

La supermulta ha fatto esultare le associazioni dei consumatori. Federconsumatori Sardegna studia se sia possibile ottenere un risarcimento. Federcontribuenti chiede un intervento della magistratura penale. Esulta anche Gavino Sale, presidente dell’Irs, che aveva portato in piazza d’Italia a Sassari la protesta vendendo bombole a 18 euro. «Ora la nostra battaglia si sposta sulla Saras, che fornisce il gpl nell’isola facendolo pagare 100 euro in più a tonnellata rispetto a quanto avviene in Italia», annuncia il leader indipendentista.

Infine esprimono soddisfazione i deputati sardi del Pd, che, ricorda Guido Melis, avevano presentato per primi un’interrogazione sul «caro bombole» sulla base delle indicazioni di Tore Sanna, un ex tecnico del petrolchimico di Porto Torres e dirigente del partito sassarese.

Resta però una domanda: la scure dell’Antitrust avrà qualche effetto? Ancora ieri, a Sassari, una bombola portata a domicilio, costava 39 euro: il doppio del prezzo medio praticato nella penisola.

La Nuova Sardegna

28.03.2010

«Primarie d obbligo»

CAGLIARI. Il deputato del Pd Guido Melis e Giorgio Macciotta hanno scritto una lettera aperta al segretario regionale Silvio Lai sullo stato del partito democratico, «sul complicarsi della gestione interna». «Lo strumento delle primarie», scrivono Melis e Macciotta a Silvio Lai, «come elemento di apertura del partito e dei suoi gruppi dirigenti non solo non è valorizzato ma viene apertamente osteggiato: i casi di Nuoro (elezioni provinciali) e di Portotorres (elezioni comunali) indicano i guasti che da tale scelta possono derivare». In almeno tre consultazioni provinciali – scrivono Melis e Macciotta – le primarie potrebbero essere il modo per dare slancio in situazioni di difficoltà. Pensiamo al Sulcis, a Cagliari (le vicende extra politiche impongono se si decide la candidatura dell’uscente una sua legittimazione attraverso primarie); a Sassari dove per cancellare l’impressione che le modalità di deleggitimazione del presidente siano la conclusione di una congiura di palazzo, primarie partecipate sarebbero non solo formalmente dovute ma politicamente più opportune.

La Nuova Sardegna

19.03.2010

Il Pd ozierese è per l autonomia dell ospedale Segni

OZIERI. Era attesa ed è giunta, qualche giorno fa, la presa di posizione del Partito democratico sulla proposta di autonomia dell’ospedale e del distretto sanitario di Ozieri. Il pieno appoggio all’idea è emerso dal convegno «Sanità. Quale futuro?». La consonanza di vedute tra gli esponenti delle forze politiche è stato il filo conduttore del dibattito, dove non sono comunque mancate alcune critiche del Pd alla nascente riforma. Ma bisogna agire, hanno concluso i convenuti, e portare avanti l’idea di autonomia. La parola spetta ora a Sassari, dove questa sera la segretaria del Pd locale Rosa Serra e il sindaco Leonardo Ladu presenzieranno a un convegno del Pd sulla Sanità. «Crediamo sia un’idea realistica, concreta e responsabile – ha chiosato Rosa Serra -, perché è condivisa e deriva da un dibattito che ha coinvolto tutte le forze politiche del territorio, che hanno dimostrato grande maturità politica». Al convegno, davanti a un pubblico di esponenti del Pd e di altri partiti, di cittadini, medici, rappresentanti sindacali e di enti locali, l’impegno a portare avanti la proposta di autonomia della Sanità del territorio è stata fatta propria dal capogruppo nel consiglio regionale Mario Bruno e ha incassato il sì della presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici. Importanti gli interventi del segretario regionale Silvio Lai e del deputato Guido Melis. È stato un coro a più voci, con gli interventi di Nanni Terrosu e Antonio Doneddu del Pdl, Vanni Fadda dei Riformatori, Vittorio Budroni della Cisl e del sindaco di Anela Giovanni Flore. (b.m.)

La Nuova Sardegna

07.03.2010

Nelle celle è tornata la luce

6 Marzo 2010   Ore 6.30. Non sappiamo, a 56 anni, da dove tolga questa energia Pietro Marongiu. È andato a dormire come tutti noi alle 3, dopo poche ore si è svegliato e di fronte al mare ha invocato Manitou (divinità degli indiani d’America), a squarciagola. Siamo stati costretti ad alzarci dai tavolacci delle nostre celle di Cala d’Oliva.   Ore 7.30. Il rito propiziatorio di Pietro le prime volte ci appariva incomprensibile, ora riusciamo a decifrare il suo linguaggio primordiale. Non vorremmo essere nei panni dei dirigenti Eni e del Governo a cui sono indirizzati i suoi strali.   Ore 8.30. Adunata nell’atrio del carcere. Ricordiamo la lezione di scienze forestali di Venanzio Cadoni, Pietro Piga e Alessandro Colombino (Corpo forestale). Hanno torchiato Gianmario, prossimo all’esame di porto d’armi, pretendendo da lui i nomi in latino di piante e animali sconosciuti.   Ore 9.30. Il nostro ministro degli Esteri, noto Viveur, si sveglia con la vestaglia di raso granata e chiede alla servitù un caffè americano. A voi lettori lasciamo le risposte irripetibili dei cassintegrati dell’isola.  Ore 10. Arrivano da Cala Reale i nostri colleghi con i viveri. Ci vengono a visitare insieme all’onorevole Guido Melis che, siamo certi, continuerà a interessarsi di noi.  Ore 10.30. Approda anche il direttore del nostro stabilimento con una sgargiante giacca a vento rosso fuoco: il padovano Federico Bordin. Ad accompagnarlo il capo impianto del Pvc Peppino Mundula. Rappresentano la fusione tra la cultura sarda e la migliore tradizione padana.  Ore 11. Come d’incanto ci appaiono dei veterani della torre aragonese, per la prima volta nell’isola: l’indomito Pinuccio Bongiorno col suo capellino d’ordinanza nero, Pier Franco Serra, giovane ma esperto navigatore, in forza alla chimica. Rivediamo la nostra vedetta Gavino Mura, e il dinamico Gianni Nieddu.  Ore 11.30. Altri arrivi: ecco l’analista Salvatore Mureddu, dal Vcm il tenace Diego Falzoi, e il leggendario Ignazio Ruggiu.  Ore 12. Tutti i nuovi arrivati vogliono andare a visitare l’abitazione, in riva a Cala d’Oliva, da dove Borsellino e Falcone istruirono per 4 lunghi mesi il maxi processo. L’idea è di apporre nell’uscio una targa in onore dei 2 grandi servitori dello Stato. Ne faremo richiesta all’amministrazione e all’Ente parco.  Ore 13.30. Federico Bordin si rivolge a noi confidando in un nostro ritorno al lavoro e in un imminente riavvio delle nostre produzioni. E’ chiaramente un augurio.  Ore 15. Discussione sulla nostra vertenza. Anche oggi il pensiero unanime è che il Governo sinora sia stato totalmente assente. Lamentiano la poca determinazione del sindacato chimici nazionale e la totale sudditanza nei confronti dell’Eni. Rammaricandoci, un sindacalista nazionale è portotorrese d’adozione.   Ore 16. Ritorno all’imbarco dei visitatori.   Ore 17. Cala il vento. Cerchiamo di comunicare con i nostri cari, è tornata la corrente elettrica. Un saluto a tutti i lettori.

La Nuova Sardegna

06.03.2010

L’isola dei cassintegrati. IL DIARIO

Sono più di 4 mila gli utenti che su Facebook sostengono la lotta dei dipendenti Vinyls, giunti al nono giorno di presidio sull’ex isola-carcere. Intanto i lavoratori continuano a raccontare, nel loro diario, come trascorrono le giornate di protesta pacifica

ASINARA. Terzo giorno di black out all’Asinara e disagi non indifferenti per gli operai della Vinyls e dell’Eurocoop giunti al nono giorno sull’Isola dei cassintegrati. Ma c’è grande soddisfazione perché ormai i riflettori sono accesi in permanenza sulla vertenza del petrolchimico. Come dimostrano le 4 mila adesioni al gruppo creato su Facebook in sostegno alla lotta degli operai. Ecco il diario dall’Asinara.

Ore 9.30.
Pietro Marongiu, a Cala Reale per accogliere una delegazione di lavoratori dell’Electa che da mesi hanno perso il loro posto di lavoro ma lottano con tanta determinazione. Sono sei ragazze (Luisa, Cinzia, Giovanna, Giuseppina, Giusy, Roberta) ed un ragazzo (Giuseppe), accompagnati dai sindacalisti.

Ore 10.30.
La comitiva è simpaticissima, le ragazze vogliono subito andare a visitare la casa in cui Borsellino e Falcone istruirono il maxiprocesso.

Ore 11. Le guardie forestali ci invitano a vedere a liberazione di un gheppio da loro salvato e curato poi in seguito a Bonassai. È stato ferito da una poiana. L’uccello esce dalla scatola come un razzo. È sicuramente spaventato. Immaginiamo la sua gioia nel ritrovare le sue amate scogliere e i suoi volteggi nell’a ria. Dopo un po’ lo perdiamo di vista.

Ore 12. Le ragazze del call center dell’Electa ci parlano della loro situazione e di come sono state prese in giro dagli imprenditori. Perchè le istituzioni non controllano a dovere?

Ore 14.30. Ci dicono di un atteggiamento infastidito di automobilisti al seguito di un piccolo corteo improvvisato dai sulcitani dell’Alcoa a Porto Torres, e dalla nostra lotta per la sopravvivenza del Petrolchimico. Facciamo notare a costoro che senza la nostra realtà industriale, in assenza di alternative certe, Porto Torres diventerebbe un posto di pescatori. Il problema è che non sappiamo più neanche pescare.

Ore 15.30. Ci comunicano l’arrivo domani (oggi per chi legge – ndr) del presidente della commissione Asinara del Comune di Porto Torres e del deputato Guido Melis, uno dei pochi parlamentari a seguirci con attenzione. A quest’ultimo chiederemo anche di rintracciare la lettera di cassa integrazione degli oltre 200 lavoratori e lavoratrici del call center Electa, dispersa nei meandri oscuri di qualche ministero.

Ore 16.30. Partenza delle nostre carissime amiche e amici. Siamo di nuovo soli nell’isola. Gradiremmo una visita, una menzione, un segno di vita da parte dei sindacalisti nazionali.

Ore 17.30.
Inizia a fare buio, dobbiamo «dettare» il diario con mezzi di fortuna. Iniziamo ad accendere le steariche, nelle celle di Cala d’Oliva cala la penombra. Un saluto a tutti i lettori.

La Nuova Sardegna

06.03.2010

Pd, fronte comune a Roma e in Consiglio

Interrogazione di sette parlamentari a quattro ministri e interpellanza di otto consiglieri al presidente della Regione e a tre assessori

I deputati e i consiglieri regionali del Pd fanno fronte comune contro il progetto del parco eolico nel golfo di Cagliari e chiedono spiegazioni ai ministri interessati e al presidente della Giunta e agli assessori regionali.
In una interrogazione ai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Ambiente e della tutela del territorio, dello Sviluppo economico e del Turismo i parlamentari del Pd Giulio Calvisi, Caterina Pes, Paolo Fadda, Siro Marroccu, Guido Melis, Arturo Parisi e Amalia Schirru hanno scritto di ritenere che il procedimento per l’autorizzazione degli impianti off-shore sia «illegittimo perché non sono mai state coinvolte le autorità preposte alla tutela paesaggistica come la Soprintendenze ed Uffici Tutela del Paesaggio».
I parlamentari del Partito democratico sottolineano che «i contenuti dei progetti, tra i quali quello della società Trevi Energy di Cesena che prevede l’installazione di ben 33 pale alte 90 metri in prossimità della costa cagliaritana, non sono ancora noti e neppure gli enti locali, chiamati a dare il parere, sono stati messi nella condizione di poterli esaminare con la dovuta attenzione. Grave è inoltre il rischio ambientale per la prateria di posidonia del fondale che provocherebbe il previsto cavo marino di 10 chilometri»
SARDEGNA SATURA «Ad oggi i parchi eolici installati in Sardegna», dicono gli interroganti, «e quelli già autorizzati coprono le possibilità di effettivo utilizzo della rete elettrica sarda e qualsiasi ulteriore impianto è da ritenersi superfluo».
I deputati del Pd Aggiungono che «il procedimento di autorizzazione degli impianti off-shore, è stato recentemente modificato e, in caso di dissenso di una amministrazione locale, la competenza a decidere non è più attribuita alle Regioni. A seguito di tale modifica, la disposizione di cui all’articolo 12 nel testo vigente è risultata palesemente incostituzionale e, pertanto, ogni autorizzazione che dovesse essere rilasciata può considerarsi illegittima».
I parlamentari ritengono anche che «i tempi stabiliti per l’esame e la valutazione dei progetti da parte degli enti locali coinvolti siano insufficienti» e chiedono al Governo una ripartizione territoriale della produzione elettrica con quote regionali per evitare pericolose «concentrazioni».
I CONSIGLIERI REGIONALI Anche consiglieri regionali del Pd Chicco Porcu, Giampaolo Diana, Marco Espa, Cesare Moriconi, Marco Meloni, Gavino Manca, Francesco Sabatini e Antonio Solinas, ripropongono quanto espresso dai colleghi deputati eprendono precisa e ferma posizione contro il progetto dei parchi eolici lungo le coste sarde. Chiedono, in un’interpellanza al Presidente della Regione, agli assessori dell’Industria, della Difesa dell’ambiente, della Pubblica istruzione, del Turismo, Artigianato e commercio, delle iniziative da intraprendere per contrastare i procedimenti illegittimi autorizzativi di impianti off-shore in Sardegna. I consiglieri del Pd rimarcano ancora che «il Consiglio regionale della Sardegna ha recentemente approvato la legge regionale 23 ottobre 2009, n° 4, che all’articolo 13, vieta nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia la realizzazione di linee elettriche diverse da quelle strettamente necessarie e funzionali agli insediamenti urbanistico-edilizi. E ancora «Sono stati approvati recentemente due ordini del giorno in materia di impianti eolici off-shore che impegnano la Regione ad opporsi formalmente, in sede di autotutela, al rilascio delle concessioni demaniali».
I consiglieri del Pd chiedono perciò alla Giunta regionale di rivendicare le proprie competenze violate dal Governo e fare pressioni per ottenere una delega per quanto riguarda i parchi eolici off-shore nell’isola.

L’Unione Sarda

05.03.2010

Disagi per le raccomandate, interrogazione al ministero

SASSARI. L’ufficio unico per la consegna delle raccomandate di Predda Niedda diventa un caso nazionale. Il deputato del Partito Democratico, Guido Melis, nei giorni scorsi ha presentato una interrogazione a risposta scritta al ministro delle Comunicazioni, Claudio Scajola. «L’ufficio si trova nell’estrema periferia della città – si legge nell’interrogazione – e sta creando enormi disagi ai cittadini, obbligati a raggiungere il nuovo ufficio con mezzi propri (data anche la difficoltà dei collegamenti con i mezzi pubblici), in orari disagevoli, in locali inadatti a sostare in lunghe file».  Guido Melis spiega che il disagio è particolarmente acuto per coloro che – come a esempio gli anziani – non possono guidare e non hanno la possibilità di accedere al servizio. «A questo si aggiunga che l’informazione sul servizio è carente – continua Melis -. Per esempio si deposita nelle caselle postali degli utenti un avviso nel quale l’ufficio viene dato per aperto il sabato mattina, mentre ciò non corrisponde a verità».  Di questi gravi disagi e delle proteste dei cittadini, oltre che la Nuova con diversi articoli, si è occupato il sindaco con una lettera al direttore di Poste Italiane.  «Nella lettera – spiega Melis nell’interrogazione – si denuncia il disservizio e si chiedono urgenti provvedimenti che vi pongano immediatamente fine. Chiediamo se il ministro non ritenga di intervenire tempestivamente presso Poste Italiane per sollecitare il ritorno alle precedenti modalità di espletamento del servizio, favorendo così le legittime richieste della cittadinanza e mettendo fine a un serio disagio che colpisce le categorie più deboli dell’utenza».

La Nuova Sardegna

27.02.2010

Carceri, appalti agli indagati del G8

Interrogazione dei deputati del Pd sui lavori nei penitenziari di Cagliari, Tempio e Sassari

«Dopo la risposta del Governo abbiamo la certezza che alcune imprese della cosiddetta cricca della Ferratella hanno avuto anche l’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione dei nuovi istituti di pena in Sardegna».
La denuncia è della capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, e del deputato Guido Melis che hanno rivolto un’interpellanza urgente al ministro della Giustizia.
«Gli appalti sono stati affidati alla ditta Anemone per il carcere di Sassari, alla Giafi per quello di Tempio Pausania e alla Opere pubbliche per il penitenziario di Cagliari. Si tratta di società al centro dell’inchiesta del G8 della Maddalena che hanno ottenuto questi appalti attraverso gare informali, in cui si è derogato alle procedure ordinarie con decreto del ministro della Giustizia del 2 ottobre 2003 che ha dichiarato l’urgenza e la segretezza, senza darne motivazione effettiva». Poiché i lavori sono iniziati nel dicembre del 2005 e non si sa ancora quando saranno ultimati (il Governo su questo punto è stato reticente, sostiene Donatella Ferranti) «non si capisce a cosa sia servita realmente la dichiarazione d’urgenza». È certo però che a tutt’oggi «Anemone ha incassato 26 milioni di euro (il 35% dell’importo totale dell’appalto di Sassari), la Giafi 31 milioni di euro (che è il 52% dell’importo totale dell’appalto di Tempio Pausania), le Opere pubbliche 39 milioni di euro (che è il 52% dell’importo totale di Cagliari), senza contare poi tutte le opere date in sub-appalto». Secondo i deputati del Pd è l’ennesima dimostrazione che «con la straordinarietà e l’urgenza si è sicuramente operato in una zona grigia, in deroga alle ordinarie procedure per le gare d’appalto, ma non si sono raggiunti risultati concreti. Chiediamo ai ministri Alfano e Matteoli di procedere con la massima trasparenza ed efficacia per il completamento di queste opere e, relativamente al piano straordinario per le carceri, recentemente varato, si adoperino procedure che, seppur semplificate, siano in grado di garantire trasparenza, economicità, buona amministrazione del denaro pubblico e finalmente risultati concreti».

L’Unione Sarda

26.02.2010

«Carceri sarde, le mani della cricca»

LA MADDALENA. «Dopo la risposta del governo, abbiamo la certezza che alcune imprese della cosiddetta cricca della Ferratella hanno avuto l’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione dei nuovi istituti di pena in Sardegna». Lo denunciano la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, e il deputato sassarese Guido Melis commentando la replica del ministero della Giustizia all’interpellanza urgente presentata sul tema dal gruppo dopo la pubblicazione di un servizio sulla «Nuova Sardegna». Si parla, riferiscono gli esponenti dell’opposizione, della «Anemone per il carcere di Sassari, della Giafi per Tempio e della Opere Pubbliche per Cagliari.

La Nuova Sardegna

20.02.2010

In parlamento i tempi lunghi del nuovo carcere

Sassari. Ordine del giorno sui lavori

A ccelerare i lavori per la costruzione del nuovo carcere di Sassari. È l’impegno preso dalla Camera dei deputati, che ieri ha accolto un ordine del giorno presentato dal parlamentare del Partito democratico, Guido Melis. Nell’ordine del giorno si chiede al Governo «di garantire poteri straordinari al Commissario per l’attuazione del piano delle carceri», in modo che ci possa essere, «lo spostamento immediato del carcere di Sassari in una struttura più idonea».
Impossibile venire a sapere quando il nuovo carcere in costruzione a Bancali potrà essere pronto per il trasferimento dei detenuti: tutto l’iter è coperto dal segreto di Stato.
I lavori, iniziati nell’autunno 2007 e affidati a un’associazione di imprese con la Anemone capofila, si sarebbero dovuti concludere il 19 marzo, fra un mese. Ma l’andamento decisamente a rilento delle opere dovrebbe far slittare la consegna al 2011, nella più rosea delle previsioni. L’area su cui sta sorgendo il nuovo carcere di Sassari si sviluppa su una superficie di circa 133mila metri quadrati, nella borgata di Bancali, in prossimità della strada che collega Sassari con l’Argentiera.
La struttura, secondo il progetto, risulterà composta in due blocchi. Il primo agglomerato accoglierà le strutture di detenzione vere e proprie: la sezione circondariale (duecentocinquanta posti in tutto), la divisione di alta sicurezza (cento posti), il blocco detenzione femminile (quindici posti), il reparto infermeria, la chiesa, la sala polivalente, la palestra, la cucina, l’insieme dei laboratori e dei magazzini, la sezione dei prigionieri sotto protezione (cinquanta posti).
Il secondo blocco del carcere, accoglierà invece tutte le attività di supporto alla detenzione, dal controllo di accesso, alla caserma per gli agenti (ottanta posti), l’autorimessa, le centrali tecnologiche, la portineria, gli uffici della direzione, l’edificio che ospita i detenuti in semilibertà (quindici posti), sei alloggi di servizio. Il primo lotto dei lavori era stato finanziato con quaranta milioni di euro, ma per il completamento sono necessari altri trentun milioni di cui non si conosce la disponibilità.

L’Unione Sarda

20.02.2010

Dal governo sì al trasferimento

SASSARI. Spostamento immediato del carcere di San Sebastiano in una struttura idonea: ieri mattina il governo ha accolto un ordine del giorno presentato dal deputato sassarese del Partito Democratico Guido Melis. «Continuare a far vivere i detenuti a San Sebastiano, quattro per cella in pochi metri quadrati, è intollerabile – spiega il parlamentare -. L’ho già visitato tre volte da quando sono deputato, è una situazione drammatica. Non bastano l’abnegazione del personale di custodia (sotto organico) e la competenza della direttrice per superare le evidenti carenze strutturali. Il nuovo carcere a Bancali, dove si sta costruendo la nuova sede (con ritardi e con un appalto secretato attribuito alla nota impresa Anemone spa, coinvolta anche nell’inchiesta sul G8), è previsto per il 2011, ma potrebbe ancora slittare. Speriamo che l’ordine del giorno valga ad accelerare la situazione o almeno a individuare qualche provvedimento, sia pure temporaneo, per alleviare le attuali condizioni di vita all’interno del carcere».  Una situazione, quella del carcere, più volte posta all’attenzione dell’opinione pubblica. Nei giorni scorsi anche i sindacati della polizia penitenziaria avevano chiesto a gran voce soluzioni al drammatico e cronico sovraffollamento nelle celle e alla mancanza di organico che costringe a turni massacranti gli agenti in servizio.

La Nuova Sardegna

18.02.2010

Il Pd contro la salva-Cualbu

CAGLIARI. Otto parlamentari sardi del centrosinistra capeggiati da Guido Melis (Pd) chiedono al ministro dei beni culturali Sandro Bondi se è vero o no che sia in vista un provvedimento del governo destinato a togliere la competenza sui nullaosta paesaggistici alle sovrintendenze per restituirla alle regioni e ai comuni.  Un provvedimento – ipotizzano i deputati – costruito ad hoc per rimettere in pista il progetto del gruppo Cualbu su Tuvixeddu, bloccato dal Consiglio di Stato che ha dato ragione all’ex responsabile dell’ufficio sardo Fausto Martino sulla nullità delle autorizzazioni concesse dal comune di Cagliari nell’agosto 2008.  L’interpellanza – firmata anche dai parlamentari Schirru, Soro, Pes, Calvisi, Fadda, Marrocu e Parisi, tutti del Pd – fa riferimento alle «voci insistenti provenienti da ambienti ministeriali per le quali sarebbe allo studio un’ulteriore proroga del regime transitorio definito dal citato articolo 159 del Codice Urbani sebbene la scadenza del 31 dicembre 2009 sia superata da tempo proprio con lo scopo di restituire al comune di Cagliari il potere di rilasciare autorizzazioni paesaggistiche e, con esso, la possibilità di reiterare le autorizzazioni annullate dal Soprintendente della Sardegna».  I parlamentari chiedono di conoscere «quali azioni intenda porre in essere il ministro per i beni e le attività culturali per smentire immediatamente tali voci incontrollate, che gettano discredito sull’istituzione rappresentata e alimentano sospetti in ordine ad un provvedimento di portata nazionale che sarebbe emesso per favorire l’edificazione dell’area di Tuvixeddu, iniziativa giudicata devastante dall’intero mondo della cultura».  La norma salva-Cualbu doveva far parte del decreto ‘Milleproroghe’ approvato la scorsa settimana dalla Camera e destinato ora all’esame del Senato, la cui approvazione è scontata. Contenuta in due emendamenti, la disposizione è stata cassata in commissione per ragioni imprecisate. Comunque è scomparsa dal testo finale, quello andato al voto. Ora si parla di un ritorno all’idea della proroga in un’altra forma e l’iniziativa dei parlamentari è tesa proprio a sollecitare un chiarimento da parte del ministro. Anche perchè dal primo gennaio ad oggi le sovrintendenze hanno ricevuto numerose richieste di nullaosta paesaggistico e si sono organizzate per farvi fronte. Un ritorno della competenza alle regioni provocherebbe una situazione di caos negli uffici.  Il comune di Cagliari, su delega della Regione – è scritto nell’interpellanza – aveva concesso alla Nuova Iniziative Coimpresa di realizzare sulla collina punica 28 unità immobiliari per un volume di 14.630 metri cubi, autorizzazione successivamente annullata dall’allora soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Sardegna, ma poi ritenuta legittima nella sentenza, pronunciata su ricorso della Nuova Iniziative Coimpresa, del Tar di Cagliari in data 8 febbraio 2008, sentenza nella quale si bocciavano i provvedimenti sospensivi dei lavori emanati dalla Regione sarda. Regione sarda – va avanti il documento – che interveniva ancora, con un analogo provvedimento del 4 settembre 2008, per scongiurare il pericolo del venir meno dei connotati primari e qualificanti il patrimonio storico e archeologico di Tuvixeddu e con proprio provvedimento d’urgenza imponeva il blocco dei lavori. Da qui il contenzioso giudiziario, che appare ancora lontano dal capolinea. (m.l)

La Nuova Sardegna

18.02.2010

Montecitorio. Interrogazione dei deputati sardi del Pd al ministro dei Beni culturali: «Colle da tutelare»

«Le autorizzazioni paesaggistiche restino nella gestione della Sovrintendenza»

Tuvixeddu di nuovo in Parlamento. Otto deputati del Pd, primo firmatario Guido Melis, hanno presentato al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi un’interrogazione per chiedergli di smentire le voci su una possibile proroga del regime transitorio sulle autorizzazioni paesaggistiche, scaduto nel dicembre scorso. Secondo gli interroganti, la proroga restituirebbe al Comune la competenza sulle autorizzazioni per i progetti edilizi di Coimpresa sul colle di Tuvixeddu. Mentre, ricordano i firmatari del documento (oltre a Melis, Amalia Schirru, Antonello Soro, Caterina Pes, Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marrocu e Arturo Parisi) dal 1 gennaio scorso le autorizzazioni devono essere rilasciate dalla regioni in base a un parere vincolante delle soprintendenze per i Beni architettonici e paesaggistici. Le voci insistenti “provenienti da ambienti ministeriali”, scrivono i deputati, sull’eventuale proroga del vecchio regime «gettano discredito sull’istituzione e alimentano sospetti su un provvedimento di portata nazionale che sarebbe emesso per favorire l’edificazione dell’area di Tuvixeddu, iniziativa giudicata devastante dall’intero mondo della cultura». Al ministro gli esponenti dell’opposizione chiedono anche quali iniziative intenda assumere «per garantire definitivamente la piena tutela dei valori culturali e paesaggistici posti a rischio nel caso di Tuvixeddu». Dopo vari passaggi alla giustizia amministrativa, quasi tutti a favore di Coimpresa, qualche settimana fa il Consiglio di Stato ha ritenuto legittimo il primo decreto di annullamento dell’autorizzazione comunale firmato dalla Soprintendenza.

Il Sardegna

11.02.2010

«Dalla torre non cadranno gli operai»

PORTO TORRES. Da metà gennaio a tanti quesiti ha cercato di avere risposte, fra gli altri, un gruppo di deputati sardi del Pd: Guido Melis, Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marrocu, Arturo Parisi, Caterina Pes, Antonello Soro. Ma sinora non hanno avuto successo. La loro interrogazione, per quanto urgente e firmata dallo stesso capogruppo nella commissione attività produttive, Ludovico Vico, pugliese di estrazione sindacale, non ha avuto seguito. «Con tecniche dilatorie il dibattito è stato evitato o rinviato», dicono. I firmatari volevano che la maggioranza di governo spiegasse le ragioni dell’omertà nei confronti della chimica. Eppure, il ministro per lo Sviluppo economico si è guardato dal fornire i chiarimenti.  Nell’elencare le tappe della lunga vicenda, il commissariamento e il fatto che la Vinyls è «parte integrante della filiera del cloro», i parlamentari ricordano come «gli impianti dovessero ripartire il 15 dicembre, dietro il presupposto che la società avrebbe intanto ottenuto fidejussioni». Dall’autunno, invece, la sorte dei 137 dipendenti diretti e di altre migliaia collegati è appesa a un filo. «Il Governo in primis avrebbe dovuto esercitare una moral suasion sulle banche – sostengono i deputati – Ma nessuno ha chiesto il rispetto degli impegni. Mentre l’Eni, fornitore unico della materia necessaria alla produzione Vinyls, nella delicatissima fase ha concorso al perdurare delle difficoltà: prima col fissare prezzi iniqui e in seguito rifiutando ogni forma di garanzia che non comportasse l’evidentemente impossibile finanziamento».  Nel frattempo la Regione, tramite Sfirs, ha concesso fidejussioni sino a 20 milioni. Ma, dato che lo stanziamento è soggetto al parere della Commissione europea e che i tempi di valutazione si sono dilatati, la situazione è precipitata nonostante la mobilitazione sindacale e le lotte degli operai asserragliati nella torre aragonese.  Da tutto ciò Guido Melis argomenta una conclusione: «I chimici sardi sono qualificatissimi, la loro professionalità è indiscussa, il settore rimane strategico. Meraviglia allora la latitanza delle banche. Così come la posizione di governo ed Eni. Insomma, è come un cane che si morde la coda: come si può tornare all’ordinario senza crediti? Siamo di fronte per l’ennesima volta ai soliti castelli di parole sul rilancio dell’economia e sulla promozione delle nostre aziende, quando di fatto si smantella pezzo dopo pezzo l’industria chimica».  «Per non parlare della Sardegna, regione che dopo le elezioni è stata abbandonata – prosegue in ultima analisi Melis – E non ci vengano a dire, come fa oggi qualcuno per spiegare i ritardi sull’interrogazione, che prima si devono risolvere i nodi Alcoa. Questo è il gioco delle tre carte: alluminio e chimica hanno pari dignità, non possono venire messi sullo stesso piano perché i maggiori stabilimenti si trovano nell’isola. Nessuno scambio: non saranno gli operai Vinyls a venire buttati giù dalla torre». (pgp)

La Nuova Sardegna

09.02.2010

SARDEGNA TUVIXEDDU – Guido Melis: «Ora serve un atto di tutela pubblica»

CAGLIARI. «A questo punto penso sia necessario procedere a un atto di tutela pubblica di Tuvixeddu: farù in tal senso un’interrogazione al ministro competente», afferma il parlamentare del Pd Guido Melis commentando la sentenza del Consiglio di Stato e quella che proscioglie la Giunta guidata da Renato Soru dall’accusa di irregolarità avanzate dalla Coimpresa. Soddisfatto per l’ultima sentenza anche Fausto Martino, il soprintendente ai Beni architettonici, che nell’agosto del 2008 annullù le due autorizzazioni paesaggistiche date dal Comune alla Coimpresa, poi ripristinate dal Tar e successivamente cassate per incompletezza dal Consiglio di Stato. «Ora io non sono piì a Cagliari, ma una valutazione di merito sulla lottizzazione la sovrintendenza l’ha già fatta ed è negativa. E le future richieste di autorizzazione paesaggistica andranno viste all’interno di questo quadro». La Regione da parte sua, spiega l’assessore regionale Lucia Baire (Cultura), «ha attivato un tavolo di lavoro regionale con tutti gli assessorati competenti e le sovrintendenze locali». Come preocederete ora? «Premesso che partiamo dalla tutela e conservazione del bene pubblico della necropoli di Tuvixeddu, cercheremo una soluzione che rispetti tutti i diritti delle parti in campo ». Per il sindaco di Cagliari Emilio Floris «la morale è che oggi non abbiamo ancora un parco. Come Municipio siamo disposti a discutere: avevamo ipotizzato che la strada fosse sotterranea e non passasse per il canyon e di non edificare nel catino». Per Vincenzo Tiana, responsabile regionale di Legambiente, invece «la sentenza del Consiglio di Stato renderà molto piì problematico, per il Comune, avere le concessioni. Per questo non ci sembra corretto che la Coimpresa metta in vendita anche case per le quali non ha ancora le autorizzazioni paesaggistiche».

La Nuova Sardegna 09/02/2010

08.02.2010

Veleni tra le tombe di Tuvixeddu

Intercettati politici e imprenditori, continua l’inchiesta su Santoni

CAGLIARI. Nuove sentenze, politica e veleni su Tuvixeddu. I fantasmi della necropoli del colle forse avranno qualche difficoltà a capire i nostri tempi. L’ultimo risultato di una saga politico ambientale vede, da un lato, l’ennesimo pronunciamento della magistratura (amministraiva in questo caso) che annulla due autorizzazioni paesaggistiche per la lottizzazione targata Coimpresa; e, dall’altro, la comparsa di una serie di intercettazioni telefoniche che, seppure non di rilevanza penale, sono significative in termini di costume politico.
L’antefatto. L’odissea dei fantasmi inizia da lontano e riguarda il modo di tutelare e valorizzare la necropoli punico-romana più ampia del Mediterraneo, che si trova a Tuvixeddu. L’oggetto del contendere è la lottizzazione integrata della Coimpresa che si sta realizzando nel colle. E la cui storia parte da un accordo di programma, firmato nel 2000 dalla Regione, dal Comune e dall’impresa interessata. Questa intesa prevedeva sia un parco di 23 ettari (per la zona archeologica), che una edificazione di 400 appartamenti in un’altra parte del colle, a lato di via Is Maglias, e ai piedi di Tuvumannu. Ma dagli anni Novanta ambientalisti e intellettuali (tra cui Giovanni Lilliu) avevano chiesto la tutela integrale di Tuvixeddu perché «valore unitario paesaggistico e memoria storica».
Il contenzioso. Nel 2004 c’è stato il Codice Urbani che, tra le altre cose, ha precisato il valore culturale del paesaggio («non commercializzabile») e nel 2007 l’intervento della giunta di Renato Soru, che ha bloccato l’intervento della Coimpresa. Poi esposti e contro esposti hanno portato la questione nelle aule dei tribunali. I vincoli imposti da Soru sono stati cassati e i lavori della Coimpresa ripresi.
L’ultima sentenza. In questo quadro, nell’agosto del 2008, Fausto Martino (l’allora responsabile della sovrintendenza per i beni architettonici) ha annullato le due autorizzazioni paesaggistiche date dal Comune alla Coimpresa per altrettante licenze edilizie. Alcuni mesi dopo il Tar, a cui aveva fatto ricorso la società di costruzioni, ha depennato la decisione di Martino, mentre il Consiglio di Stato (la cui motivazione è stata resa pubblica tre giorni fa) ha ripristinato l’atto del soprintendente.
Il nuovo quadro. La sentenza, disconoscendo come fondante l’autorizzazione paesaggistica del 1999, impone che per ogni concessione edilizia si abbia l’autorizzazione paesaggistica: non come un atto automatico, ma con una istruttoria che passa per il Ppr regionale.
Le intercettazioni. In ultimo sono comparse una serie di intercettazioni telefoniche legate all’inchiesta penale conclusasi recentemente con la richiesta di archiviazione delle accuse alla giunta regionale guidata da Renato Soru, mosse dalla Coimpresa e la continuazione delle indagini per l’ex soprindentente Vincenzo Santoni. In questo materiale, che non ha rilevanza penale ma di costume politico, vi sono diverse telefonate, comprese quelle tra l’imprenditore Gualtiero Cualbu (a cui fa capo Coimpresa) e il consigliere regionale Paolo Maninchedda, e di Cualbu con Giulio Steri, controparte del costruttore in un processo davanti al Tar. Tutte conversazioni legate alle vertenze della Coimpresa.
I commenti. Sull’argomento il parlamentare del Pd Guido Melis è netto: «Comportamenti inammissibili, quelli di Steri e di Maninchedda. Per motivi diversi avrebbero dovuto mantenere un distacco decisamente diverso». Renato Soru preferisce non parlare e annuncia un suo intervento in consiglio regionale. Mentre il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, liquida come «crastulate, o petegolezzi, che lasciano il tempo che trovano» i commenti negativi da parte di Cualbu.

La Nuova Sardegna

29.01.2010

La Maddalena: Opere a metà? Bertolaso spalanca le porte

Sono davvero rimaste a metà le opere realizzate a La Maddalena dalla Protezione civile? A che punto sono realmente i lavori appaltati per ospitare il G8? Per mostrare lo stato dell’arte martedì prossimo arriva Guido Bertolaso, il sottosegretario che ha coordinato i progetti. All’incontro parteciperanno anche il governatore Cappellacci e il progettista Stefano Boeri. Sulla vicenda intanto hanno presentato un’interrogazione i deputati del Pd Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Guido Melis, Amalia Schirru, Caterina Pes e Siro Marroccu.

L’Unione Sarda

29.01.2010

Paesi piccoli senza futuro, rilanciare l agricoltura

SILIGO. «Il futuro (meno ingiusto del presente)», questo il tema dell’incontro dibattito che si è svolto domenica davanti a una folta cornice di pubblico nel centro di Aggregazione sociale di Piazza Maria Carta. Organizzata dal locale circolo del Partito democratico, la manifestazione politica è stata coordinata dal segretario Giorgio Bianco, che ha spiegato come il convegno abbia preso spunto da un articolo apparso sulla rivista silighese “Biddanoa”. Nel pezzo, lo studioso Fabrizio Manca ha tracciato un’analisi sulle prospettive future dei comuni del Meilogu e dell’interno dell’isola, a partire dai dati pubblici relativi allo spopolamento.  Un problema che interessa l’intera provincia italiana. Il Meilogu e il Goceano appaiono tra le zone più colpite, come logica conseguenza del fenomeno della disoccupazione e della mancanza di servizi essenziali nei piccoli centri dell’isola. La parola è quindi passata a Fabrizio Manca che ha spiegato che un paese è “a rischio insediativo” quando presenta contemporaneamente una bassa densità demografica, un basso tasso di occupazione, un alto indice di vecchiaia e dei pubblici esercizi e servizi carenti rispetto ai bisogni dei residenti.  All’interno di questa fascia rientrano 271 comuni della Sardegna su 377, circa il 70 per cento del totale, di cui nel 2016 un centinaio sono destinati a diventare “ghost towns”: città a rischio di estinzione. Un dato impressionante e allarmante. Questa classifica vede Siligo agli ultimi posti con un tasso di natalità pari al 4,1 per cento e un tasso di celibato altrettanto negativo.  Dopo la presentazione dei dati oggettivi scaturiti dall’analisi, compito dei politici invitati è stato quello cercare di dare risposte al problema. A cominciare dal deputato Guido Melis che ha indicato come soluzioni immediate quelle di un turismo compatibile con la tradizione agroalimentare delle zone interne, che tenga conto delle peculiarità dell’identità regionale. Parere condiviso dal consigliere regionale Luigi Lotto che ha indicato nell’agricoltura una risorsa fondamentale da potenziare fortemente nelle zone interne. Agricoltura che abbia l’ambizione di salvaguardare il territorio e di offrire servizi al turismo.  A chiudere gli interventi dei politici è stato un’amministratore ed esponente dell’Anci Sardegna, il sindaco di Banari Giampiero Cordedda. «Solo unendo le forze tra noi e con le altre realtà della società possiamo sperare di combattere e di vincere questa battaglia difficile – ha spiegato il primo cittadino – lamentando che alcuni comuni rischiano di non poter più offrire ai residenti servizi essenziali a causa dei tagli alle risorse da parte dello Stato e della Regione».  Al termine degli interventi dei politici è toccato alla società civile esprimersi. Varie e articolate le proposte dell’ex dirigente scolastico Gavino Cabras, del parroco don Luca Collu, dell’architetto Frank Pittui e dell’ex assessore comunale Giampaolo Ledda. Tutti hanno concordato sulla necessità immediata di utilizzare al meglio le ricchezze ambientali e le risorse del territorio cercando di fare gruppo.  «Uniti si vince, da soli si scompare», questa sarà per tutti la scommessa dei prossimi anni. – Antonio Carboni

La Nuova Sardegna

26.01.2010

La Provincia si allea con gli operai

Sassari. Un appello a Governo e Regione per far uscire il Nord ovest dal baratro
Area di crisi: istituzioni e sindacati contro la crisi economica
Politici, Provincia, Comuni e associazioni di categoria del territorio saranno in prima fila alle manifestazioni di protesta dei sindacati.

I stituzioni in piazza, in un’alleanza forte e decisa, a braccetto con i sindacati e al fianco degli operai, per chiedere al Governo nazionale di arginare la crisi economica del nord ovest Sardegna.
Politici, Provincia, Comuni e associazioni di categoria del territorio saranno in prima fila alle manifestazioni di protesta organizzate dai sindacati, dopodomani a Porto Torres, e il 5 febbraio allo sciopero generale regionale.
L’adesione è stata decisa ieri mattina, nel corso di un vertice convocato dal Comitato per l’Area di crisi Sassari-Alghero-Porto Torres, presieduto dal presidente della Provincia, Alessandra Giudici.
Un incontro cui hanno preso parte oltre ai componenti del Comitato (Provincia, Comuni di Sassari, Alghero e Porto Torres, Cgil, Cisl e Uil, Confindustria, Confcommercio, Consorzio industriale, Api sarda, Coldiretti, Confcooperative) anche i parlamentari Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Guido Melis e Amalia Schirru, seguiti dai consiglieri regionali Mario Bruno, Franco Cuccureddu, Luigi Lotto, Valerio Meloni, Antonello Peru, Giacomo Sanna e Carlo Sechi.
Al termine della riunione il Comitato per l’Area di crisi ha messo nero su bianco un documento con cui dichiara la piena adesione alle manifestazioni di protesta, e richiama i Governi nazionale e regionale al massimo impegno per far uscire il nord ovest Sardegna dal decadimento economico e sociale causato principalmente dalla inarrestabile perdita di posti di lavoro. Il territorio è in agonia. Nel giro di pochi ani è venuta a mancare la linfa vitale che dava sostentamento a mille famiglie di lavoratori, senza che sia apparsa all’orizzonte un’alternativa alle fabbriche chiuse. Adesso in sala urgenze c’è obbligatoriamente il polo industriale di Porto Torres: «Il prolungarsi della chiusura degli impianti rischia di tagliare fuori dal mercato l’industria di Porto Torres. In attesa che i nuovi scenari ipotizzati in questi ultimi giorni possano tradursi in qualcosa di concreto, si ritiene indispensabile la ripresa della produzione. In questo senso si considera fondamentale l’intermediazione della Regione e l’intervento del Governo affinché Eni consenta la nuova partenza degli impianti attraverso un anticipo in conto produzione», si legge nel documento. «Il Nord Ovest Sardegna, a fronte di una crisi che interessa anche altri settori, intende aderire massicciamente alle iniziative di sensibilizzazione promosse dalle organizzazioni sindacali». La mobilitazione di massa non dimentica Fiume Santo: «è necessario che la Regione si attivi assieme al territorio affinché il governo nazionale proceda nell’indizione della conferenza dei servizi per lo sblocco degli investimenti E.On nella centrale elettrica di Fiume Santo».

L’Unione Sarda

24.01.2010

Caso-Talidomide, interrogazione Pd al ministro Fazio

U na richiesta al ministro della Salute per estendere a tutto il 1958 il periodo di riferimento per il risarcimento alle vittime del talidomide. Il caso di Antonello Trogu, il 51enne di Carbonia, focomelico, che si è visto negare per limiti di età (appena sei mesi) il diritto all’indennizzo deciso dal Governo, approda in Parlamento.
I deputati sardi del Pd, appresa la notizia del rigetto della richiesta di risarcimento presentata da Trogu, hanno presentato un’interrogazione sul tema al ministro della Salute Ferruccio Fazio. I parlamentari Paolo Fadda (primo firmatario) Giulio Calvisi, Siro Marroccu, Guido Melis, Arturo Parisi, Caterina Pes e Amalia Schirru partono dalla considerazione che la legge tutela le vittime del talidomide nate tra il 1959 e il 1965, mentre il farmaco, venduto alle donne in dolce attesa come anti-nausea, fu introdotto nel mercato europeo nel 1957 e ritirato nel 1962. Quelle pillole la madre di Antonello Trogu le assunse anche durante la seconda gravidanza e anche il suo secondo figlio, nato nel 1960, nacque focomelico. “Mentre è stato previdente indicare l’anno 1965 in quanto tale farmaco, che aveva una scadenza di 36 mesi, può essere stato venduto e distribuito entro tutto questo periodo – scrivono i parlamentari – è stato senza ombra di dubbio un errore, che va urgentemente rimediato, indicare l’anno 1959 come periodo iniziale di possibile assunzione del farmaco”. I deputati sottolineano che il caso di Antonello Trogu, escluso perchè nato nel 1958, potrebbe non essere l’unico.
Queste considerazioni portano i parlamentari a porre una serie di domande al ministro tra cui la richiesta di un decreto legge urgente per estendere a tutto il 1958 il periodo di riferimento per ottenere l’indennizzo previsto dalla legge del 27 febbraio del 2009 e chiedono anche l’autorizzazione alle Commissioni mediche a sottoporre a visita di accertamento anche quanti, affetti dalla sindrome di talidomide, sono nati antecedentemente il 1959. Nell’interrogazione si chiede anche “quali siano stati i criteri che hanno portato ad indicare in legge come riferimento temporale l’anno 1959 e non l’anno 1958 e quali siano i periodi indicati nella legislazione delle altre nazioni europee che riconoscono un indennizzo simile per gli affetti da sindrome di talidomide”.
Per Antonello Trogu e la sua famiglia, insomma, potrebbe riaccendersi la speranza di ottenere giustizia.

L’Unione Sarda

16.01.2010

Guido Melis: «Un accordo trasversale per salvare migliaia di posti di lavoro»

Ora l’obiettivo è far approdare la vertenza Vinyls nella commissione parlamentare alle Attività produttive. Magari facendola sostenere anche dagli onorevoli veneti e romagnoli, perché la società ha impianti pure a Marghera e Ravenna. Il parlamentare del Pd, Guido Melis, cerca vie d’uscita assieme agli operai. Arriva alla Torre Aragonese alle 10,40: sale sul monumento occupato dal 7 gennaio dai lavoratori della Vinyls. Al secondo piano ad attenderlo ci sono i sindacalisti di Filcem Cgil e Uilcem Uil e un gruppo di dipendenti. Nella sala-dormitorio spiccano i poster della lotta: comunicati stampa, articoli di giornale, testi di interpellanze parlamentari. Anche i nomi dei turnisti settimanali sono appesi alle pareti. Si avvicinano al deputato sassarese e cominciano a raccontare. «Siamo tutti operai specializzati e diplomati. Se chiude Vinyls chiude l’intero stabilimento». I sindacalisti fanno due conti: «Abbiamo calcolato che sarebbero 3440 i dipendenti delle piccole e medie imprese che perderebbero il lavoro in caso di sigilli al petrolchimico, più altri mille lavoratori diretti. Bisogna ricordarsi che al ciclo dei cloroderivati sono legati anche gli altri impianti, compreso il Cracking di Polimeri Europa». Guido Melis annuisce. La chimica è materia che conosce, la mastica da mesi. I primi incontri con gli operai risalgono a un anno fa. Da allora non c’è stato nessun passo avanti. «Assieme ad altri otto colleghi ho presentato un’interpellanza al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Il tempo delle parole è finito, ora bisogna dare seguito alle dichiarazioni sulla chimica, da lui definito più volte come un settore strategico per il Paese», dice Melis. “Noi parlamentari sardi siamo disponibili a fare accordi trasversali per fare pressioni sul governo – conclude – ma da Scajola ora pretendiamo solo fatti concreti”.

L’Unione Sarda

14.01.2010

Sardegna, Melis: “La chiusura della Vinyls, risultato mancati impegni Scaiola”

“Nonostante l’accordo del 12 novembre scorso tra il Ministero dello Sviluppo Economico, la Vinyls e l’Eni, gli impianti di Porto Torres continuano ad essere fermi “ – denuncia in una nota il deputato PD Guido Melis – “ed i 137 dipendenti Vinyls sono costretti ad occupare la Torre aragonese di Porto Torres per far valere le proprie legittime ragioni. Sto parlando di operai qualificatissimi, la cui professionalità specifica è indiscussa e che non possono essere impiegati in altri settori di attività. E si tratta di una produzione strategica per l’intero compatto chimico nazionale, ovvero quella dei cloro derivati, un settore nel quale per lungo tempo siamo stati all’avanguardia”.
“Meraviglia la latitanza degli istituti bancari” – prosegue il deputato PD –  “che hanno ritenuto non finanziabile la posizione di un’azienda chiave che si trova solo provvisoriamente in stato di amministrazione straordinaria. È come un cane che si morde la coda: vorrei sapere come si può tornare ad una situazione di ordinarietà senza finanziamenti. Ed è sconcertante che il Governo, dopo infinite dichiarazioni sulla importanza strategica di questa industria, non sia in grado neppure di influenzare l’Eni per quanto riguarda i prezzi della materia prima necessaria alla produzione. Siamo di fronte per l’ennesima volta ai soliti castelli di parole sul rilancio dell’economia nazionale, sulla promozione delle nostre aziende, quando di fatto si sta smantellando pezzo dopo pezzo tutta l’industria chimica. Per non parlare della Sardegna, una regione che, dopo le elezioni regionali, è stata letteralmente abbandonata, nel più totale disinteresse del Governo e della maggioranza.”
“Su questi problemi, insieme ai miei colleghi sardi del PD, ho presentato un’interrogazione al Ministro delle Attività Produttive. Anche di questo discuterò domani mattina, venerdì 15 gennaio, nell’incontro che avrò con i lavoratori della Vinyls. Vista la drammaticità della  situazione, mi auguro che il Ministro risponda alla nostra interrogazione celermente ed in modo più convincente e sincero di quanto fin’ora non abbia fatto, “ – conclude Melis.

14.01.2010

VINYLS: COMMISSIONE INDUSTRIA DA LAVORATORI SU TORRE P.TORRES

(AGI) – Sassari, 14 gen. – Alle 15.30 la commissione Industria del Consiglio regionale andra’ in missione alla torre aragonese di Porto Torres (Sassari), occupata da una settimana a turno dai 140 operai della Vinyls in cassa integrazione a rotazione.
Ai commissari, i manifestanti chiederanno chiarimenti sulla fideiussione garantita dalla Regione, tramite la Sfirs, il 24 dicembre scorso e sostegno alla vertenza presso il governo.
Domani, intanto, saranno alla torre i deputati Guido Melis (Pd) e Mauro Pili (Pdl), gli unici due deputati eletti in Sardegna che avevano risposto nei giorni scorsi alla richiesta di sostegno dei manifestanti. Mentre proseguono le trattative di vendita da parte dei commissari straordinari, che reggono l’azienda in amministrazione straordinaria, i lavoratori non escludono nei prossimi giorni un inasprimento delle iniziative di lotta. (AGI) Cli/Rob/Cog 141339 GEN 10

07.01.2010

Sul futuro della chimica una pericolosa indifferenza

di Guido Melis

Che ne sarà della chimica in Sardegna? Il Natale difficilissimo dei 138 della Vinyls, a Porto Torres, è passato nell’indifferenza più o meno generale. Certo: solidarietà, dichiarazioni ufficiali. Ma intanto, mentre 11 ragazzi stanno per perdere il contratto di apprendistato, è possibile che gli impianti si fermino per sempre. Che gli accordi sottoscritti al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero del lavoro risultino poco meno che carta straccia. Che l’intervento della Regione sarda, sub judice davanti all’Unione europea, non sortisca effetto alcuno. Che una filiera produttiva vitale per l’economia nazionale, quella dei cloroderivati (Assemini-Porto Torres-Marghera-Ravenna), letteralmente sparisca. Che l’economia del Nord Sardegna subisca un colpo mortale.
C’è in tutto questo qualcosa di sconcertante: che nessuno, nella classe dirigente nazionale o locale, si ponga il problema se un paese come l’Italia possa sopravvivere nel dopo-crisi senza una seria, moderna, competitiva industria chimica di base. Il Tremonti-pensiero dice che la crisi sta passando, che noi ne usciremo senza traumi, che tutto va bene madama la marchesa. Non è così. La crisi, intanto, ben lungi dall’essere passata, produrrà circa 2 milioni di disoccupati. Poi – quand’anche sarà passata – lascerà dietro di sé un paesaggio industriale profondamente trasformato.
Lo sappiamo o no che nel dopo-crisi le famose tigri asiatiche (parlo della Cina, dell’India, della Corea del Sud) conquisteranno l’arena mondiale sottoponendo i paesi europei ad una spietata concorrenza? Possiamo dimenticarci che su interi settori produttivi dovremo fronteggiare una vera e propria aggressione?
Gli altri paesi industrializzati lo sanno. Sanno che per resistere bisognerà investire di più in ricerca e puntare su prodotti più sofisticati. Insomma più qualità, visto che sulla quantità sarà difficile competere. Più specializzazione. E più brevetti.
E’ esattamente il contrario di quello che l’Italia sta facendo. Per qualche decennio ci siamo trastullati nel mito del made in Italy, togliendo soldi alla ricerca di base e chiudendo interi comparti nei quali avevamo il primato: l’elettronica, l’informatica, l’aeronautica civile, la radiofonia. Abbiamo smembrato la grande industria, cioè i cavalli da tiro dello sviluppo, puntando tutte le carte sulla piccola industria. Ma la piccola industria ha senso se lavora spalla a spalla con l’industria di grandi proporzioni. Altrimenti è solo una presenza di nicchia. “La scomparsa dell’Italia industriale”, s’intitolava anni fa un bel libro del sociologo Luciano Gallino. Appunto.
C’è troppa indifferenza, in Sardegna e in Italia, sulla morte annunciata della chimica. Indifferenza e persino qualcosa di peggio, perché passa l’idea che la chimica inquina (e in effetti la chimica sarda dei primi decenni ha molto inquinato, nella colpevole indifferenza dell’autorità politica) e che dunque è incompatibile con l’ambiente.
Così, tra inerzie della politica, distrazioni dell’opinione pubblica, strategie affossatrici dell’Eni e complicità del Governo (dove sono finite le promesse elettorali di Berlusconi?) Porto Torres va a picco.
Siamo solidali, certo, coi 138 della Vinyls. Ci auguriamo che arrivino gli arabi (come la cavalleria nei film western: e speriamo non sia troppo tardi). Ma cosa ne faremo dell’industria chimica in Italia vogliamo domandarcelo? Tremonti, Scajola, Berlusconi, Cappellacci vogliono dircelo finalmente? Che razza di classe dirigente e di governo è un ceto politico che non si pone una domanda come questa?

La Nuova Sardegna

16.12.2009

I deputati del Pd all Inpredil

SAN SPERATE. Non abbassano la guardia i lavoratori dell’Inpredil. Un nuovo presidio dei dipendenti della fabbrica di laterizi, ai bordi della Carlo Felice, è previsto oggi alle 10.30 davanti ai cancelli della fabbrica. L’annuncio arriva dai deputati sardi del Partito democratico che parteciperanno alla manifestazione: ‹‹Gli operai dello stabilimento, insieme alle organizzazioni sindacali e ai sindaci cominceranno una nuova mobilitazione in difesa dei 70 posti di lavoro››. I parlamentari del centrosinistra, prima firmataria Amalia Schirru, auspicano una soluzione della vertenza: ‹‹L’Inpredil era, fino a qualche settimana fa – recita il documento – l’unica azienda del territorio che sembrava non essere interessata dalla crisi ma l’azienda deciso di chiudere i battenti».  La deputata non esclude che la vicenda possa essere portata anche all’attenzione della Camera: ‹‹Nell’esprimere la solidarietà ai lavoratori c’è da sperare che da parte dell’azienda, nonostante le difficoltà esistenti, come i debiti pregressi, i costi energetici, ci sia un attento ascolto dei lavoratori che chiedono l’approvvigionamento dei forni per mantenere la produzione, nonché il rispetto degli impegni per le commesse››. I parlamentari dei democratici promettono un sostegno ai dipendenti in lotta per la salvaguardia del posto di lavoro: ‹‹In attesa di una verifica della situazione contabile e gestionale dell’azienda, come pure la messa a punto delle misure di sostegno richieste dal gruppo regionale del Pd alla Giunta vogliamo sperare che si continui a fare il possibile per salvare questa realtà produttiva», conclude il documento sottoscritto da Caterina Pes, Giulio Calvisi, Guido Melis, Siro Marroccu e Paolo Fadda. (lp)

La Nuova Sardegna

28.10.2009

Enac concede opere a Sogeaal
C’è voluta una interrogazione di Guido Melis alla Camera perché l´Ente nazionale dell´Aviazione Civile concedesse a Sogeaal le opere dell´aeroporto di Alghero

guido-melis1001ALGHERO – «C’è voluta la mia interrogazione alla Camera perché l’Enac si decidesse a fare quel che doveva fare da tempo, firmando la concessione alla Sogeaal delle opere realizzate all’aeroporto di Alghero- Fertilia». E’ stato questo il commento soddisfatto dell’on. Guido Melis, deputato Pd, dopo che il sottosegretario ai trasporti Mantovani ha replicato oggi alla sua interrogazione in aula (in data 13 maggio 2009) sulle inspiegabili inadempienze Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) circa quello che era diventato ormai “il caso dell’aeroporto di Alghero”.

I fatti, in breve: nel 2000 l’Enac stipula con Sogeaal (società di gestione dell’aeroporto) una convenzione per ampliamento delle strutture ecc.; la consegna a Sogeal avverrà – vi si dice – ad opere finite e collaudate, in base a una serie di passaggi di proprietà (prima andranno al Ministero, poi da questo all’Enac, poi finalmente a Sogeal). Ma, per abbreviare i tempi, nel 2003 si trasferiscono le opere già pronte, che cominciano a funzionare.

A questo punto l’allora direttore ad interim dell’aeroporto eccepisce l’inesistenza di uno specifico atto di concessione. Rimedia nel 2006, ma lasciando apparentemente “scoperto” il periodo 2003-2006, col risultato che Sogeal si vede intentare causa dalla subconcessionaria AirOne, che in quegli anni le ha pagato il canone. Una commissione Enac dà però ragione a Sogeal, e anzi documenta che la società di gestione aveva le carte in regola sin dall’inizio.

Basterebbe adesso provvedere, interrompendo la causa AirOne contro Sogeaal. «Ma inspiegabilmente – ha detto alla Camera l’on. Melis – l’Enac tace, e lascia trascorrere gli anni. Col rischio che Sogeal perda la causa e venga condannata al rimborso». Ora, finalmente, proprio pochi giorni prima della discussione in aula dell’interrogazione Melis (il 21 ottobre), l’Enac ha firmato la sospirata concessione. «Si sarebbe potuto fare molto prima, e senza andare in tribunale o dover investire del problema il Parlamento», commenta Melis, che aggiunge «mi domando se qualcuno non dovrebbe adesso risponderne».

Alguer

28.10.2009

Risolta la contesa Enac-Sogeaal Decisivo l’intervento di Melis

guido_sardegnaALGHERO. Un contenzioso tra l’Enac e la Sogeaal, che con un briciolo di buon senso si sarebbe potuto evitare, è stato risolto nel pomeriggio di ieri nell’aula di Montecitorio dove il sottosegretario ai Trasporti, onorevole Mantovani, ha dato risposta a una interrogazione presentata dal parlamentare sassarese, il professor Guido Melis, accogliendola di fatto, nel merito e nel principio.
La vicenda risale al 2000 quando l’Enac stipula con Sogeaal (società di gestione dell’aeroporto) una convenzione per ampliamento delle strutture nella quale è previsto che la consegna alla società aeroportuale avverrà a opere finite e collaudate in base a una serie di passaggi di proprietà (prima andranno al Ministero, poi da questo all’Enac, poi finalmente a Sogeal). Ma, per abbreviare i tempi, nel 2003 si trasferiscono le opere già pronte, che cominciano a funzionare determinando le abituali procedure concessorie. Nel caso specifico quella che riguarda gli spazi utilizzati dalla compagnia aerea AirOne. L’allora direttore locale dell’Enac, guarda caso il dottor Carlo Luzzati, attuale presidente della Sogeaal, eccepisce l’inesistenza di uno specifico atto di concessione e quindi AirOne non deve pagare alla società di gestione alcuna locazione. Si rimedia nel 2006, ma lasciando apparentemente «scoperto» il periodo 2003-2006, col risultato che Sogeaal si vede intentare causa dalla subconcessionaria Air One, che in quegli anni le ha pagato il canone. Una commissione Enac da però ragione a Sogeaal, disattentendo di fatto l’operato della direzione locale e anzi documenta che la società di gestione aveva le carte in regola sin dall’inizio.
«C’è voluta la mia interrogazione alla Camera perché l’Enac si decidesse a fare quel che doveva fare da tempo, firmando la concessione alla Sogeal delle opere realizzate all’aeroporto di Alghero- Fertilia», è il commento soddisfatto di Guido Melis, deputato del Pd, dopo che il sottosegretario ai trasporti Mantovani ha replicato alla sua interrogazione in aula, presentata il 13 maggio, sulle inspiegabili inadempienze dell’Ente nazionale per l’aviazione civile circa quello che era diventato ormai il “caso dell’aeroporto di Alghero”. «Inspiegabilmente – ha detto alla Camera dei deputati Melis – l’Enac lascia trascorrere diversi anni, col rischio che Sogeal perda la causa e venga condannata al rimborso». Finalmente, pochi giorni prima della discussione in aula, l’Enac ha firmato la sospirata concessione.
«Si sarebbe potuto fare molto prima, e senza andare in tribunale o dover investire del problema il Parlamento e soprattutto perdere tanto tempo – commenta ancora Melis -, mi domando se qualcuno non dovrebbe essere chiamato a risponderne». Un quesito legittimo, quello che si pone il parlamentare sassarese, dopo la conclusione di una vicenda intricata.

La Nuova Sardegna

24.07.2009

Incendi Sardegna: Pd chiede rapido piano di intervento.

Presentata interpellanza urgente alla Camera e al Senato, primi firmatari Antonello Soro e Giampiero Scanu.

“Il dramma di queste ore, con la Sardegna devastata dal fuoco, intere comunità in ginocchio, cittadini uccisi dalle fiamme, patrimoni distrutti, non può essere ancora una volta fatalisticamente classificato tra i mali endemici della sfortunata storia secolare dell’isola sarda. Pur consapevoli del ripetersi ad ogni estate di questa drammatica emergenza, non si può pensare che sia impossibile trovare i rimedi, attraverso adeguate politiche di prevenzione e tempestive misure che, all’occasione, mobilitino più efficacemente tutti i poteri pubblici, le comunità locali e i cittadini. Chiediamo pertanto al governo di predisporre un rapido piano di intervento.”

E’ quanto si legge in una interpellanza urgente del Partito Democratico presentata sia alla Camera, primo firmatario il presidente del gruppo Antonello Soro, sia al Senato (primo firmatario Giampiero Scanu), sottoscritta da tutti i parlamentari del Pd eletti in Sardegna e da Achille Passoni, commissario Pd nell’Isola.

Secondo i parlamentari democratici, il piano dovrà contenere “una intensificazione del controllo del territorio per rimediare all’isolamento di intere zone e perciò stesso esposte all’opera dei criminali incendiari”. Inoltre, “occorre incrementare le reti di avvistamento nelle campagne, riposizionandovi l’organizzazione diffusa delle diverse forze di Polizia con opportuni servizi di pattugliamento”. Per il Pd è necessario anche “l’utilizzo di elicotteri a scopo di sorveglianza del territorio e nuovi aerei per lo spegnimento del fuoco” nonchè “un potenziamento del lavoro dell’amministrazione forestale”.

I parlamentari del Pd hanno chiesto inoltre al Governo se “intenda riferire, sulla base degli elementi in suo possesso, sulle eventuali cause dei roghi di questi giorni e quali iniziative urgenti intenda porre in essere per evitare il ripetersi di simili eventi in questa stagione estiva”.

09.07.2009

«Questa è alta politica»

ROMA. Numerosi gli interventi di maggioranza e opposizione al vertice romano voluto da Cappellacci, tutti, pur con diverse sfumature, favorevoli a una lotta unitaria. Come succede spesso in queste occasioni, il dibattito è a tratti ripetitivo e talvolta sulle questioni generali.  Tanto che il senatore Antonello Cabras (Pd), che di vertenze di questo tipo ne ha condotto anche da assessore e da presidente della Regione, è esplicito: “La battaglia va finalizzata avendo ben preciso il quadro della situazione. L’Eni ha avuto il via libera a uscire dalla chimica ma non riesce a piazzare gli impianti, il governo dice che la chimica può essere strategica anche senza l’Eni. Che fare? E’ di questo che dobbiamo discutere”.  Nessuno, ovviamente, può avee al momento soluzioni a questi interrogativi e il dibattito si concentra su come arrivare al confronto del 17 tra il governo e la giunta. Giacomo Sanna (Psd’Az) non esclude la possibilità di denunce “penali e civili” per l’inquinamento. Luciano Uras (Sinistra) dice che se il governo non convince l’Eni a ritirare il provvedimento “significa che non conta nulla per cui sarà inutile andare il 17”. Guido Melis (Pd) invita Cappellacci e Pisanu a “recuperare la politica contestativa della Dc sarda” e cerca di ridimensionare il peso dell’Eni: “Scaroni non è Mattei”. Mariano Delogu nega che il Pdl voglia evitare di coinvolgere il governo: “Lo abbiamo interpellato subito chiedendo risposte”. Settimo Nizzi (Pdl): “Io non ho paura, qui dobbiamo decidere di far rispettare gli impegni presi dal governo. Da Berlusconi dovremmo andare tutti insieme”. Pierpaolo Vargiu (Riformatori): “E’ obbligatorio dare fiducia piena al presidente, ma poi, risolta la vertenza, siano i sardi a decidere il modello di sviluppo”.  C’è anche la presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, che però non interviene. A una domanda sulle proposte di dimissioni in massa, risponde: “Sono cose che non servono, l’Eni se ne infischia. Se servisse, mi dimetterei oggi stesso”.  Cappellacci alla fine è soddisfatto. “Una giornata di alta politica”. Ma Federico Palomba (Idv) lo avverte mentre, finita la riunione, la sala si svuota: “Sì, ma si vada sino in fondo”.

La Nuova Sardegna

03.07.2009

E stiamo in piazza. Sabato i cantadores de «sas serenadas»

OZIERI. Estiamo in Piazza: sabato alle 21 nel quartiere di San Nicola, di fronte allo scenario del nuraghe Sa mandra e sa jua, si esibiranno i cantadores de sas “Antigas Serenadas”. Sul palco saliranno Marco Manca, Emanuele Bazzoni e Franco Dessena, accompagnati dalla chitarra di Nino Manca. Domenica alle 18 nel teatro Civico toccherà alle voci bianche dello “Zecchino Ozierese”. Lunedì 6 alle 17,30 “Gioco anch’io in Piazza”, con i giochi all’aria aperta in piazza Cantareddu. (a.te) SALA COMBATTENTI Domani la festa del Partito democratico  La segreteria del Partito democratico informa che domani, a partire dalle 19 nella sala Combattenti di Piazza Garibaldi, si terrà la festa del circolo Pd di Ozieri. All’evento, oltre agli iscritti e ai simpatizzanti, «sono invitati tutti coloro che si sentono vicini agli ideali del partito». Alla festa saranno presenti il deputato Guido Melis, Francesca Barracciu, Bruno Dettori e il capogruppo in consiglio regionale Mario Bruno. (a.te)

La Nuova Sardegna

01.07.2009

Passa all’unanimità un emendamento del Pd sul costo dell’energia

SASSARI. «Grazie all’unità delle forze politiche il costo dell’energia elettrica per le imprese sarde sarà ridotto e migliaia di posti di lavoro potranno essere salvati». È il commento dei deputati democratici sardi Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Guido Melis, Arturo Parisi, Caterina Pes e Amalia Schirru all’approvazione all’unanimità da parte dell’aula di Montecitorio dei commi 9 e 10 dell’articolo 30 del ddl sviluppo che, dopo l’approvazione definitiva, dovrebbero garantire prezzi di mercato anche nell’isola attraverso un rafforzamento della concorrenza.  Positivo anche il giudizio di Federico Palomba, Idv, che perà lancia un allarme: se si protrae l’iter parlamentare è «a rischio l’assetto economico finanziario dell’Alcoa e delle altre imprese energivore» e si può arrivare alla «chiusura negativa della procedura da parte dell’Unione europea».

La Nuova Sardegna

30.06.2009

«Il governo restituisca i 14 milioni delle bonifiche sottratti per l’Alitalia»

PORTO TORRES. Un «centro d’ascolto» per salvare la chimica da una morte annunciata. E un tavolo nazionale, a Palazzo Chigi, per chiedere che fine hanno fatto gli Accordi di Programma siglati negli ultimi dieci anni e mai diventati operativi, ma anche per sapere perchè i soldi delle bonifiche per il Sito nazionale di Porto Torres, usciti dalla finestra per «soccorrere» un altro malato grave, l’Alitalia, non sono mai rientrati (neppure con l’ultima delibera Cipe). Infine, la proposta di un commissario straordinario – proprio per le bonifiche – da individuare nel presidente della Regione Ugo Cappellacci, per fare in modo che si sblocchi la situazione e si possa procedere senza più ritardi e incertezze. E la richiesta al ministro Claudio Scajola di fare valere concretamente quel no al Piano industriale dell’Eni che prevede la chiusura di Porto Torres.  Sono queste le cose più importanti che finiscono nell’agenda della X Commissione permanente Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati che ieri ha trascorso una intera giornata tra Porto Torres e Sassari per sentire organizzazioni sindacali, parlamentari sardi, amministratori e consiglieri regionali, sindaci, dirigenti del petrolchimico e lavoratori. Audizioni a ritmi serrati, dalla mattina alla sera, con l’impegno di non buttare via niente e di dare più forza alla vertenza Sardegna. Guidata dal leghista Andrea Gibelli, uomo del Nord che evidenzia concetti chiari e una profonda conoscenza della materia, la commissione arriva nel palazzo comunale di Porto Torres alle 11. Si comincia subito.  «Sono i parlamentari della Sardegna che hanno suggerito questa visita – dice Andrea Gibelli – e io condivido, perchè vale più la presenza sul campo che un incontro a Roma, seppure bene organizzato». E il presidente mette in chiaro i possibili limiti: «Non siamo nelle condizioni di fare ciò che vorremmo – afferma – ma ciò che si può fare».  Il sindaco Luciano Mura, che solo pochi giorni fa ha messo in mora Governo e Eni sulla questione delle bonifiche, annunciando una richiesta di risarcimento danni se entro tre mesi non saranno avviati gli interventi, apre puntando sul nocciolo del problema. «L’Eni ha chiesto di chiudere Porto Torres, il ministro Scajola ha risposto che il Piano non gli piace, ma questo non basta. Serve una azione forte per cambiare direzione e trovare le soluzioni».  L’idea di arroccarsi solo sulla chimica non c’è, e la linea che si profila è quella di puntare «su un processo di reindustrializzazione, avendo come prospettiva un mercato che ha delle sigenze che, a volte, ci vengono imposte da altre realtà ecnomiche». La commissione Attività produttive è presente con Catia Polidori (Pdl) e Ludovico Vico (Pd), anche lui esperto del problema e autore di due risoluzioni (con Fava della Lega) proprio sul rilancio della chimica. Insieme a loro anche i parlamentari sardi Paolo Fadda, Giulio Calvisi, Amalia Schirru e Guido Melis (tutti del Pd).  L’avvio dell’incontro è segnato da un lungo applauso dei tanti lavoratori presenti nella sala consiliare, quando Cgil, Cisl e Uil rendono omaggio alle vittime dell’incidente alla raffineria Saras di Sarroch: solidarietà e profondo cordoglio alle famiglie. Paolo Fadda dice: «Grazie per la sensibilità, erano tutti e tre del mio paese».  Poi si va avanti con il «centro d’ascolto» appena nato. Lo sciopero del 10 luglio non è per l’assistenza ma per il lavoro. E Tore Corveddu, segretario nazionale dei chimici della Cgil, sostiene che «bisogna passare dal dire al fare, che l’attenzione è stata dimostrata solo a parole. Se l’Eni non è in grado di fare la chimica non deve creare le condizioni perchè altri non possano farla».  L’assessore regionale all’Industria Andreina Farris, porta la posizione della giunta e sottolinea che «se viene tolto un tassello cade tutto, si causa l’effetto domino. A rischio, solo in Sardegna, ci sono cinquemila posti di lavoro». Punta decisa sulle bonifiche: «Siamo pronti a rispettare tutti gli impegni – dice – ma chiariamo subito che quel Piano industriale dell’Eni che non piace al ministro Scajola non piace neanche a noi. Quella delle bonifiche è una problematica molto seria, e deve essere considerata la necessità che il presidente della Regione venga nominato commissario. Serve per velocizzare le procedure». Ricorda l’Osservatorio regionale sulla chimica riattivato dopo anni di silenzio «che hanno fatto perdere anche contatto con il riferimento nazionale». Giulio Calvisi (Pd) chiede conto dei 14 milioni per le bonifiche già deliberati: «La Regione si faccia dire dal Governo dove sono finiti, sono spariti per il risanamento Alitalia e mai più reintegrati. Il problema di oggi non è Scajola che è d’accordo con i sindacati ma ha dimostrato l’incapacità di incidere sull’Eni. Il vero nodo è Palazzo Chigi».  Il presidente della commissione Andrea Gibelli torna sulla Sardegna, «sulle grandi potenzialità di quest’isola che la mettono al centro del dibattito per il rilancio della chimica nel Paese». E poi guarda i lavoratori in sala, molti già licenziati, altri a rischio imminente: «Meglio trattenere una persona in azienda piuttosto che lasciarla a casa. Questo è rispetto per la persona. Ho visto trasformare delle realtà in ragione delle opportunità del luogo stesso, vuol dire che si può fare».  Trovare soluzioni, guardare oltre senza disperdere il patrimonio di conoscenze e di professionalità, risanare il territorio e ripartire con iniziative valide. La commissione si sposta nello stabilimento petrolchimico, l’Eni da Milano ribadisce due dati: «Il cracker è l’unico rimasto im Europa, è superato. Dal 2002 a oggi Porto Torres ha gravato sui conti Eni per 500 milioni di euro, di cui 100 milioni solo nel 2008. Il livello di stoccaggio dei prodotti è di 170 giorni contro la media attuale del mercato che è di 45-70 giorni». Una croce sopra.  Di nuovo al Comune di Porto Torres. C’è la commissione Industria del consiglio regionale guidata da Nicola Rassu (Pdl), insieme a lui una decina di consiglieri regionali. Il suo è un intervento appassionato. Chiede «di non andare più a mode», parla «della scelta subita cinquant’anni fa» e dice che «oggi non si può subire la scelta opposta» che si deve ripartire dalle bonifiche. L’ultima tappa della commissione è in Provincia, con il Comitato per l’Area di crisi guidato dal presidente Alessandra Giudici. Informazioni e richieste, l’esigenza di un tavolo nazionale, quello di Palazzo Chigi. Per avere certezze e non promesse.

La Nuova Sardegna

20.05.2009

Pd: continuità territoriale in bilico?

aulaAlla Camera sono stati bocciati degli ordini del giorno sulla continuità territoriale presentati sia da deputati sardi del centro sinistra che dai deputati sardi di centro destra. Lo annunciano in una nota
Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marrocu, Guido Melis, Federico Palomba, Arturo Parisi, Caterina Pes ed Amalia Schirru. I deputati del pd si chiedono se il Governo si prepari “a togliere anche la continuità territoriale per i sardi: A giudicare dal voto alla Camera di oggi c’è di che essere preoccupati”.
ROMA – Il Governo ha detto no a due distinti odg presentati dai deputati sardi sul tema della continuità territoriale. Ne danno notizia, in una nota i deputati sardi del Partito democratico. Il primo a cadere sotto la scure è stato quello presentato da Mauro Pili e altri.
“Dopo il parere negativo espresso dal Governo – dicono – il deputato sardo lo ha dovuto ritirare, cosciente della sicura bocciatura da parte della sua maggioranza. Si trattava – spiegano – della proposta sulla cosiddetta nuova continuità territoriale che lo stesso Pili aveva presentato negli scorsi giorni alla stampa sarda come una specie di rivoluzione dei trasporti nel cielo della Sardegna. Come deputati del PD avevamo più di una riserva sul merito della proposta ,tuttavia eravamo pronti al confronto. In ogni caso, visti i precedenti, dubitavamo molto che potesse essere accolta da questo Governo, e infatti non è stata accolta”.Successivamente è stato discusso l’odg dei deputati PD, prima firmataria Amalia Schirru, che semplicemente chiedeva di confermare il principio della continuità territoriale. Anche questa volta il Governo ha detto di no.Il Pd ha proposto allora una riformulazione che mettesse insieme i due odg per confermare almeno il principio della continuità territoriale. Anche a questa proposta il Governo si è opposto ed il documento è stato bocciato dalla maggioranza. “A questo punto esprimiamo la nostra indignazione e forte preoccupazione per il futuro della continuità territoriale – concludono – E siamo pronti a difenderla in ogni sede invitando a fare altrettanto i colleghi sardi della Pdl”.

Sardegna Oggi

Crisi chimica Porto Torres: interrogazione deputati sardi PD.

L’Eni chiarisca perché nega a Sartor i prezzi di mercato che riconosce agli indiani.

Comunicato stampa di Guido Melis e Giulio Calvisi

Tutti sanno che la società Vinyls Italia, dopo avere rilevato gli impianti chimici ex-Ineos di Porto Torres, Porto Marghera e Ravenna per mantenervi le produzioni, ha avviato le procedure fallimentari, rinunciando di fatto al proprio impegno in Italia, con grave effetto sulle sorti della produzione chimica nazionale e con drammatiche conseguenze sui livelli occupativi in particolare del Nord Sardegna;

Tale  decisione è maturata, secondo le dichiarazioni rese dalla Vinyls, dopo che l’Eni ha notificato alla Vinyls un prezzo del dicloretano (materia prima necessaria alla produzione degli impianti di Porto Torres) di circa tre volte superiore a quello praticato a suo tempo nei confronti dell’Ineos;

In questi giorni è apparsa  sulla stampa locale sarda notizia (di fonte sindacale) secondo la quale l’Eni avrebbe di recente venduto nel mercato indiano, “a parità di condizioni”, una significativa quantità (“una nave da 10.000 tgonnellate”) della stessa materia prima.

Se cosi fosse saremmo di fronte ad una situazione gravissima: l’indicazione dei prezzi Harriman praticati in questa occasione risulta significativamente più bassa rispetto alle condizioni imposte dall’Eni a Vinyls; infatti, anche assumendo un prezzo di 300$/te, consegnato al cliente, in India (p. 2 del bollettino Harriman n. 292  30 aprile 2009) e assumendo i costi di mercato per il trasporto dall’Europa all’India, il prezzo di vendita del dicloretano franco stabilimento di partenza (Assemini, Cagliari) non potrà che essere nell’intervallo di 160$/te -200 $/te, cioè 120-150 $/te, largamente inferiore a quello richiesto a Vinyls (245-265 $/te).

Abbiamo perciò chiesto, con la nostra interrogazione -firmata da tutti i deputati sardi del PD ,compreso il capogruppo Antonello Soro- di sapere  se tali  notizie  risultino anche al Ministero e, ove lo fossero, come sia giustificabile il comportamento di Eni. Sollecitiamo perciò   atti immediati da parte del Governo   affinché  l’Eni  pratichi a Vinyls Italia  le stesse condizioni offerte ai compratori del mercato indiano.


30.04.2009

SARDEGNA. MELIS-CALVISI (PD): PROMESSE ELETTORALI TRADITE DA PDL “DALLO SCIPPO DEL G8 ALLA CHIUSURA DELLE FABBRICHE”

Roma, 30 apr. – “Dopo le elezioni e le tante promesse, chiudono le fabbriche sarde”. Lo dicono i deputati del Pd Giudo Melis e Giulio Calvisi sottolineando che “la decisione presa ieri dal consiglio di amministrazione della neonata Vinyls Italia di Fiorenzo Sartor di imboccare la strada del fallimento conclude tragicamente la vicenda della chimica del Nord Sardegna”. Poi aggiungono: “E non solo di quella, perche’ nella filiera oltre alla produzione di Porto Torres viene colpita a morte anche quella di Assemini, con effetti drammatici anche su Marghera”.

Melis e Calvisi osservano che “cosi’, dopo le promesse di Berlusconi e Cappellacci in campagna elettorale viene dato un colpo mortale a una produzione d’avanguardia, vitale per l’intero comparto chimico nazionale, con grave danno all’occupazione in una Regione gia’ messa in ginocchio dalla crisi e dalla politica del governo”.

I due deputati ricordano che “a risultato elettorale incassato, sono venuti uno dopo l’altro: la dismissione della Euroallumina, la soppressione della strada Sassari-Olbia, lo scippo del G8 alla Maddalena, la annunciata cancellazione delle navi traghetto Tirrenia sulle rotte Genova-Porto Torres e Genova-Olbia”.

E concludono: “Non occorrono commenti. Se a Porto Torres si chiude lo si deve alla proterva volonta’ dell’Eni, un ente governativo, e al fallimento del ministro Scajola, del governo e del nuovo presidente della Regione”.

(AGI- ANSA-ADNKRONOS-DIRE) 11:08 30-04-09

29.04.2009

TIRRENIA : PD, MINISTERO VERSO SOPPRESSIONE GENOVA-PORTO TORRES E GENOVA-OLBIA

“Sarebbe davvero grave ed irresponsabile se, stando ad indiscrezioni, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti decidesse di sopprimere i collegamenti Genova – Porto Torres e Genova – Olbia effettuati da Tirrenia”. Lo denunciano il capogruppo del Partito Democratico in commissione Trasporti alla Camera, Michele Meta, ed i deputati sardi Giulio Calvisi e Guido Melis.

“Chiediamo al Ministro Matteoli – continuano i deputati PD -, di venire a riferire in Parlamento e di smentire una notizia che allarma non poco i cittadini sardi e gli utenti, oltre alle famiglie di trecento lavoratori che perderanno il posto. Anche perché, con il processo di privatizzazione della compagnia Tirrenia già deciso, la soppressione di due linee così strategiche, con la relativa vendita delle navi, determinerebbe un deprezzamento del valore della compagnia di navigazione notevole ed una perdita per le casse dello Stato all’atto di vendita”.

“Insomma – concludono i deputati democratici-, una vicenda che ricorda la privatizzazione di Alitalia, un’Alitalia 2, il cui prologo fu proprio lo spezzatino aziendale con la creazione della bad company. Un regalo, insomma, ai privati che subentreranno alla Tirrenia, alla futura CAI del mare.”


16.03.2009

Anno zero

Partito democratico sardo, anno zero. Dopo la Caporetto elettorale si pongono per il Pd sardo almeno tre improrogabili interrogativi.

Il primo: perché, pur avendo alle spalle un quinquennio di governo virtuoso, si è perduto così rovinosamente? Il secondo: è possibile, in breve tempo, ricomporre un organismo spaccato in due da una lunga guerra intestina, ritrovare un minimo di convivenza unitaria, riportare la nave semiaffondata in linea di galleggiamento? Il terzo (forse il più difficile da risolvere): quale politica si deve fare, se si vuol parlare a quella maggioranza dei sardi che ha dimostrato di preferire Cappellacci?

Rispondo alle tre domande con obbligata schematicità.

1) Si è perso perché per cinque anni la Giunta, e per essa Renato Soru, sono stati lasciati soli, senza il sostegno dei partiti e della coalizione, anzi bersagliati spesso e volentieri dall’insidia del “fuoco amico”; si è perso perché il progetto di governo, l’idea di Sardegna nuova che vi stava dietro, non è stato spiegato, mediato, tradotto nei bisogni quotidiani dei sardi, modulato in tempi e gradazioni tali da essere compreso e condiviso; si è perso – in una parola – perché dietro l’azione di governo, pure virtuosa, non c’è stata la politica, intesa come attività di conquista e di organizzazione del consenso, messa in opera da un partito radicato nel sociale. Avrebbe detto Gramsci, con una parola passata di moda: è mancata l’egemonia.

2) Che fare, dunque? Abbiamo, a conti fatti, un Pd spaccato a metà, con tossine antiche difficili da digerire, con gruppi dirigenti logorati dalla lunga guerriglia interna. Ci vuole, se se ne vuole uscire, un colpo di reni: sgombrare il campo delle macerie, aprire porte e finestre del partito con un massiccio tesseramento di forze fresche, largo ai giovani (e alle donne) dove si può, costruzione immediata degli organi locali (prima comunali e provinciali, poi regionali) attraverso il metodo delle primarie e la partecipazione dei cittadini. Naturalmente anche riprendere a fare politica come si deve, non chiusi dentro le sedi a discutere di cose nostre, ma fuori, tra la gente, a misurarsi sui problemi reali. La crisi e le scelte sciagurate che già si preannunciano da parte del centrodestra (vedi la ripresa in grande dell’edilizia da speculazione, tanto per dirne una) ne offrono il campo: si torni a quello che un tempo si chiamava il lavoro di massa, si aprano di nuovo sedi e circoli nei quartieri popolari delle città, si riprenda a organizzarsi nei paesi. E si costruisca nel lavoro politico di base un nuovo Pd, a partire dalla società civile. Il resto verrà, compreso il necessarissimo ricambio dei gruppi dirigenti. L’unica cosa da non fare (pena il suicidio) sono i caminetti tra capatàz, per spartirsi le spoglie: “a te il gruppo consiliare, a me la segreteria regionale del partito”.

3) Quale politica per la rivincita? Credo che l’esperienza di governo fatta rappresenti un immenso serbatoio cui attingere, specialmente quell’idea di Sardegna insieme moderna e antica, aperta al nuovo ma anche forte delle sue radici identitarie che è stata la vera grande proposta di Renato Soru ai sardi per gli anni che verranno. Quella prospettiva non è stata capita (o forse non è stata adeguatamente spiegata), ma vale la pena di lavorarci ancora, e di riproporla con parole e con motivazioni più chiare. Occorre però che quell’idea generale sia poi tradotta in proposte concrete, valide a risolvere i problemi più urgenti. Il nuovo Pd di Franceschini, con l’assegno ai precari ad esempio, o con il complesso delle misure sulla difesa del welfare, sta andando finalmente in questa direzione.  Ed è su questo filo conduttore che si deve lavorare anche in Sardegna, se si vuole essere un grande partito riformista dalle radici popolari, capace di parlare in primo luogo agli strati sociali più deboli e più esposti al vento gelido della crisi economica.

Ci vuole però, ed è questo un punto ancora dolente, un’analisi aggiornata della società sarda, dei processi di trasformazione innescati dal quinquennio di Soru ma anche delle lunghe durate che ancora la caratterizzano. E ci vuole una proposta complessiva, in termini politici, che di quella analisi tenga conto.

Assistiamo da tempo, senza riuscire a porvi riparo, al progressivo smantellamento di quella che era un tempo l’industria d’avanguardia, a cominciare dall’aggressione mortale alla chimica e dall’ultimo grave colpo all’Eurallumina.

Non abbiamo un’idea chiara di dove vada l’agricoltura, né una proposta politica vincente per l’agro-pastorale.

Abbiamo mobilitato una generazione di giovani sardi, dando loro l’opportunità di studiare all’estero con le borse del master and back, ma non sappiamo garantire il rientro e l’inserimento positivo di queste fondamentali esperienze nel tessuto produttivo e culturale della Sardegna.

La politica della ricerca e dell’istruzione, pure fortemente galvanizzata dalle misure di Soru, manca tuttavia di struttura, di organizzazione e spesso anche di coordinamento, come dimostra il cattivo dialogo che tuttora persiste (ed è un vizio secolare) tra le due università sarde.

Il Partito democratico, se vuole essere quello che dice, deve saper comprendere, scegliere tra gli interessi in campo, e soprattutto parlare agli operai minacciati dal colpo finale inferto dalla crisi, agli agricoltori, ai pastori, agli insegnanti e agli studenti aggrediti dalla ristrutturazione selvaggia della Gelmini, ai ricercatori privi di finanziamenti e di mezzi, ai piccoli imprenditori espulsi dalla stretta del credito. C’è un blocco sociale, nella Sardegna dei nostri anni, al quale il Partito democratico debba e possa prioritariamente rivolgersi? Questo è il punto cruciale: perché il partito “pigliatutto”, che ripete a ciascuno degli interessi in gioco quel che quell’interesse vuole sentirsi dire, e poi magari, vinte le elezioni, fa una politica di governo diversa da quella che ha promesso in campagna elettorale, può andar benissimo per Berlusconi (anzi, è il suo vero modello di partito) ma non si attaglia al riformismo moderno del centro-sinistra. Un riformismo che non abbia alle spalle un insediamento sociale di riferimento, un riformismo che non susciti il consenso e non si valga del sostegno di un fronte di interessi progressivi semplicemente non può esistere. O, se esiste, si riduce a pura propaganda.

C’è, in Sardegna, una drammatica emarginazione delle zone interne, un processo di inesorabile desertificazione di territori, insediamenti, economie locali, culture. Una volta detto che su Cagliari e sul suo hinterland gravitano quasi i due terzi dei sardi, si può per questo abbandonare la Sardegna che resta al di fuori del circuito a quel tragico destino che tanti anni fa Peppino Fiori definiva con l’espressione “la società del malessere”?

Sta qui un’altra delle scommesse possibili: coniugare insieme la politica per la Sardegna urbana e quella per la Sardegna rurale, riunificare centri e periferie, immaginare una piattaforma rivendicativa che rilanci la questione sarda nei termini nuovi degli anni Duemila, proponendo sviluppo e integrazione, in un equilibrato progetto di modernizzazione dell’intero territorio regionale. Sapendo che l’avversario non è affatto invincibile. La nuova giunta Cappellacci, piena com’è di segnaposto anonimi dei poteri forti (leggasi chiesa e massoni), allinea un team da mezza classifica. Diciamo la verità: sembra la prosecuzione della campagna elettorale. Perché puntare su individualità di peso, se si tratta solo di applicare direttive che vengono dal lider maximo?

Certo, quanto a noi, tutto questo, se davvero vogliamo venirne a capo, implica un partito nient’affatto “liquido”. Diverso forse da quello che furono i partiti nella prima Repubblica, anche nella loro fase più virtuosa (senza dire delle degenerazioni oligarchiche di Tangentopoli), ma al tempo stesso organizzato sul territorio, con circoli funzionanti, attraversato da una democrazia interna capace di elaborare gli input provenienti dalla società civile. E di questa famosa società civile, di questo universo esterno che guarda alla politica con un misto di diffidenza e di attesa, un partito democratico moderno dovrebbe farsi espressione, filtro, razionale sintesi politica.

Obiettivo arduo, si dirà. Traguardi da far tremare le vene. Sì, ma o la politica torna ad essere questo, opera collettiva, giorno dopo giorno, di donne e uomini di buona volontà per cambiare il mondo nell’interesse collettivo, oppure la partita è persa. Tanto vale, altrimenti, rassegnarci per sempre a Berlusconi.

http://www.sardinews.it/

08.02.2009

<<Un bivio storico con due isole da scegliere>>
Melis (Pd): “Da un lato industria, ricerca, ambiente; dall’altro giardini e vacanze”

SASSARI. La storia della Sardegna, di tanto in tanto, si è fermata di fronte ad alcuni bivi. E il suo corso è cambiato radicalmente a seconda della direzione scelta. «Questo che abbiamo davanti a noi – dice il parlamentare del Pd Guido Melis – è uno dei bivi più importanti dal dopoguerra a oggi».

I cartelli indicano due mete opposte: da una parte la Sardegna tratteggiata dal centrosinistra, dall’altra quella delineata dal centrodestra. L’elettore tra le mani ha il timone della sua isola e del suo futuro. «Se svolterà dalla parte di Berlusconi – prosegue Melis – ciò che lo attende dietro l’angolo è questo». E cita testualmente uno dei discorsi pronunciati dal premier durante la campagna elettorale in Sardegna: lampeggiano come spot parole tipo: «industria delle vacanze, centri benessere, campi da golf, grande oasi del giardinaggio, migliaia di posti di lavoro grazie al mirto e al corbezzolo». Queste venti righe, secondo Guido Melis, contengono il distillato del Berlusconi pensiero: «Per i miei figli – dice – non voglio proprio questo scenario». L’altra possibilità, invece, la descrive il convegno “Sviluppo, industria, innovazione”, organizzato ieri mattina all’Hotel Carlo Felice dal Circolo Partecipazione e Democrazia del Pd. Con Concetta Rau, assessore regionale all’Industria, Giorgio Macciotta, consigliere del Cnel, Giuliano Murgia, presidente di Sardegna Ricerche, Salvatore Corveddu, segretario nazionale della Filcem Cgil, e Sandro Ruju a coordinare i lavori. Vengono analizzate alcune tessere di quel grande mosaico che costituisce il progetto di Renato Soru: «Perché questa è stata la forza innovativa della sua giunta – dice Melis – aver lavorato sulla base di un progetto integrato fatto di tanti piccoli pezzi, ognuno coerente col successivo, e funzionale a un’idea precisa della Sardegna da costruire». La soppressione degli enti, delle comunità montane e dei consorzi, è funzionale a una logica di risparmio della spesa pubblica, così come la riduzione delle auto blu e dei membri dei cda. E poi un chiodo fisso per la valorizzazione dell’ambiente, cardine dello sviluppo futuro dell’isola. Secondo Giorgio Macciotta in questi ultimi anni la Sardegna ha lavorato con profitto: «Ci presenteremo bene davanti alla rivoluzione del federalismo fiscale. La nostra situazione è migliore del resto del Mezzogiorno. Non lo dico io, lo dicono i dati. Ci fanno vedere che le risorse sono state spese bene. Grazie alla chiusura della vertenza sulle entrate l’isola ha potuto contare su 3 miliardi e 800mila euro di fiscalità. Moltissimo è stato investito sull’ambiente, il doppio rispetto alla media italiana. Ma si è puntato anche sull’università, sulla formazione e sulla ricerca». Eppure, secondo Giulinano Murgia, buona parte di questa rivoluzione è passata sotto silenzio. Le politiche di sviluppo scientifico e tecnologico della giunta Soru hanno mobilitato risorse per 190 milioni di euro, ottenuti in gran parte con compartecipazioni nazionali ed europee per i progetti di Sardegna Ricerche. Ma per lo sviluppo dell’economia isolana non si può mettere da parte la grande industria. Che deve fare i conti con la presenza di una moltitudine di microattività. «Nel passato si è seguita una politica di sostegno diretto alle imprese che non è servita a nulla – ha spiegato l’assessore Concetta Rau – il 75% delle risorse andava nei capannoni e nei macchinari, e non sull’innovazione e i progetti. Ora i parametri di valutazione sono finalmente cambiati, viene premiata la qualità». Ma in questo momento di grande crisi economica diventa fondamentale puntellare anche i pilastri storici dell’economia sarda, e quindi anche l’industria chimica. E poi, naturalmente, stimolare la spesa e l’occupazione attraverso le grandi opere, come le bonifiche a Fiume Santo o le infrastrutture: «Un mese fa ho sentito con le mie orecchie Bertolaso rispondere a un’interrogazione parlamentare sulla Sassari-Olbia – dice Melis – aveva garantito che le risorse mai e poi mai sarebbero state toccate. Ed ecco, notizia fresca, la ritirata del governo per generiche emergenze di bilancio».

La Nuova Sardegna

25.07.2008

Discussa l’intrepellanza di trenta deputati del Pd
Alla Camera il caso Tuvixeddu

ROMA. E’ stata discussa alla Camera l’interpellanza presentata da 30 deputati del Pd (tra i quali tutti i sette eletti in Sardegna più il capogruppo Antonello Soro) sulla tutela del sito archeologico di Tuvixeddu. Amalia Schirru, nel presentare l’interpellanza, ha insistito sull’importanza culturale di quella che è forse la più grande e significativa necropoli fenicio-punica dell’intero Mediterraneo, «oggi minacciata – ha detto – dalla decisione del comune di Cagliari di dar luogo a opere di urbanizzazione invasive e di costruire sul colle 260 mila metri cubi di nuove case.

Le ha risposto per il governo il sottosegretario alla pubblica istruzione Pizza, che si é detto consapevole della rilevanza culturale di Tuvixeddu e disponibile ad opporre i necessari vincoli. In replica Guido Melis si è detto solo parzialmente soddisfatto: «Le buone intenzioni del governo – ha detto – contrastano con le cattive pratiche: ad esempio con l’inspiegabile comportamento della soprintendenza archeologica di Cagliari, contraria a porre nuovi vincoli nonostante scavando le fondamenta dei nuovi palazzi siano state scoperte 431 nuove tombe».

La Nuova Sardegna

26.07.2008

Tuvixeddu: in arrivo nuovi vincoli?

CAGLIARI. Per Tuvixeddu potrebbe essere il momento della svolta: il ministero dei beni culturali ha annunciato che sarà «valutata l’opportunità di proteggere con un’estensione del vincolo archeologico le tombe rinvenute al di fuori dal vincolo attuale». E’ stato il sottosegretario per l’istruzione, l’università e la ricerca Giuseppe Pizza a confermarlo nella sua risposta all’interpellanza urgente presentata dai deputati Amalia Schirru e Guido Melis (Pd). Pizza ha fatto riferimento al ricorso presentato da Regione, associazioni ambientaliste e dall’avvocatura generale dello Stato contro la sentenza del Tar Sardegna che ha cancellato i vincoli imposti dall’amministrazione Soru, ricorso già respinto dai giudici di palazzo Spada con una sentenza non ancora depositata. Quando l’esito del giudizio amministrativo sarà ufficiale, il ministero dovrebbe muoversi nella direzione indicata dall’avvocatura dello Stato e dalla Regione. Non c’è molto tempo: incassato il giudizio definitivo del Consiglio di Stato, le imprese private avranno pieno diritto a riprendere i lavori interrotti sull’area di Tuvixeddu-Tuvumannu e sul viale Sant’Avendrace. Ecco una sintesi del resoconto stenografico degli interventi del 24 luglio sul caso Tuvixeddu.  AMALIA SCHIRRU. Vorremmo richiamare il Governo sulla necessità di sostenere l’azione di tutela già intrapresa dalla Regione per la salvaguardia di un’area di rilevanza storico-archeologica, il colle di Tuvixeddu e Tuvumannu in cui insiste la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo e che si presta alla realizzazione di un parco. La Regione ha bloccato un progetto edificatorio in essere, che ha messo in rilievo un patrimonio enorme, un numero di sepolture superiore a quanto preventivato. Tale operazione ha rivelato che l’area è molto più vasta e va oltre i confini sottoposti a vincolo. Riteniamo urgente richiamare la vostra attenzione a intervenire per la conferma e l’allargamento del vincolo posto alle aree sinora non interessate».  GIUSEPPE PIZZA, sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca: «Signor Presidente, l’area denominata Tuvixeddu in Cagliari è articolata in due sommità collinose ed è caratterizzata dalla presenza di reperti di grande interesse storico-archeologico – certamente la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo – architettonico, speleologico e naturalistico, il tutto in un contesto di notevole suggestione paesaggistica, essendo peraltro situato all’interno dell’area dell’ambito urbano. In questi ultimi dieci anni, a seguito di ulteriori campagne di scavo, è stato approfondito lo stato della conoscenza delle emergenze archeologiche presenti sul colle, mostrando un inaspettato quanto innegabile aumento di valore dell’intero complesso il quale, nonostante l’intensificarsi delle attività di scavo, rimane solo parzialmente esplorato anche a causa del concentrarsi, da parte dei ricercatori, in un’area limitata e circoscritta del colle. L’attuale assetto dell’area è anche il risultato di scelte urbanistiche operate nei trascorsi decenni dal comune e confermate a suo tempo dalla regione Sardegna. Riferisce la soprintendenza archeologica della Sardegna che, proprio durante l’esecuzione dei lavori del parco, sono state rinvenute e scavate centinaia di tombe. Su queste il Ministero per i beni e le attività culturali esercita le azioni di tutela e di conservazione di propria competenza. Invece, sono state scavate, documentate e rimosse, ma certamente non «distrutte», quelle sepolture strutturalmente non consistenti, cioè le tombe in fossa terragna, quelle ad incinerazione dentro o fuori urne, in quanto per loro natura non sono suscettibili di interventi di tutela analoghi a quelli adottati nei confronti di quelle monumentali. Gli scavi effettuati di recente hanno, altresì, portato all’esplorazione di aree di necropoli marginali rispetto all’area di vincolo archeologico del 1996 e in minima parte esterne ad esso, ma comunque ricomprese nel perimetro costituito dalla più vasta area sottoposta a vincolo paesaggistico nel 1997. Si vuole pertanto rassicurare l’onorevole interpellante circa l’efficacia delle azioni di tutela esercitate nei confronti dei bacini archeologici ritrovati, in considerazione del fatto che i medesimi, pur ricadendo in un’area immediatamente esterna al vincolo archeologico, sono tuttavia ricompresi nella più vasta area sottoposta al vincolo paesaggistico del 1997. Anche se i due vincoli sono concepiti per finalità diverse, quello paesaggistico, nel caso di specie, ingloba anche quello archeologico, con la conseguenza che i beni ivi ricadenti non possono essere sottratti al regime di tutela. Nel caso in cui il Consiglio di Stato non dovesse accogliere il ricorso contro la sentenza del Tar che ha bocciato i nuovi vincoli, il Ministero per i beni e le attività culturali può fin d’ora fornire assicurazione all’onorevole interpellante che i propri uffici provvederanno a valutare l’opportunità di proteggere con un’estensione del vincolo archeologico le tombe rinvenute non ricadenti in esso». GUIDO MELIS. «Tuvixeddu ha un’importanza storico-culturale che non interessa soltanto gli studiosi, gli archeologici e gli eruditi della Sardegna, che pure si sono mobilitati in difesa di questi scavi. Vi è un valore – se mi consentite – di tipo turistico e culturale in senso lato. Questi sono siti che si prestano ad essere visitati ed utilizzati per far conoscere le antiche civiltà: dal punto di vista della civiltà fenicio-punica, questa è una testimonianza di straordinaria originalità. Dunque ci saremmo aspettati dal Governo una posizione un po’ più forte ed anche un richiamo alla soprintendenza di Cagliari, perché faccia valere, con più forza di quanto non abbia fatto passato, il regime vincolistico nei confronti di questo bene». (m.l)

La Nuova Sardegna

25.07.2008

Alla Camera il caso Tuvixeddu

ROMA. E’ stata discussa alla Camera l’interpellanza presentata da 30 deputati del Pd (tra i quali tutti i sette eletti in Sardegna più il capogruppo Antonello Soro) sulla tutela del sito archeologico di Tuvixeddu. Amalia Schirru, nel presentare l’interpellanza, ha insistito sull’importanza culturale di quella che è forse la più grande e significativa necropoli fenicio-punica dell’intero Mediterraneo, «oggi minacciata – ha detto – dalla decisione del comune di Cagliari di dar luogo a opere di urbanizzazione invasive e di costruire sul colle 260 mila metri cubi di nuove case.  Le ha risposto per il governo il sottosegretario alla pubblica istruzione Pizza, che si é detto consapevole della rilevanza culturale di Tuvixeddu e disponibile ad opporre i necessari vincoli. In replica Guido Melis si è detto solo parzialmente soddisfatto: «Le buone intenzioni del governo – ha detto – contrastano con le cattive pratiche: ad esempio con l’inspiegabile comportamento della soprintendenza archeologica di Cagliari, contraria a porre nuovi vincoli nonostante scavando le fondamenta dei nuovi palazzi siano state scoperte 431 nuove tombe».
La Nuova Sardegna

25.07.2008

Tuvixeddu, interpellanza dei parlamentari Pd

A proposito di speculazioni edilizie e tutela del paesaggio, due giorni fa, alla Camera è stata discussa l’interpellanza presentata da 30 deputati del Partito democratico (tra i quali tutti i 7 eletti in Sardegna più il capogruppo Antonello Soro) sulla tutela del sito archeologico di Tuvixeddu. . Amalia Schirru, nel presentare l’interpellanza a nome dei colleghi, ha insistito sull’importanza culturale di quella che è forse la più grande e significativa necropoli fenicio-punica dell’intero Mediterraneo, «oggi minacciata dalla decisione del Comune di Cagliari di dar luogo a opere di urbanizzazione invasive e di costruire sul colle 260 mila metri cubi di nuove case». Il sottosegretario alla pubblica istruzione Pizza, replicando per il Governo, si é detto consapevole della rilevanza culturale di Tuvixeddu-Tuvumannu e disponibile ad opporre i necessari vincoli.

Solo parzialmente soddisfatto si è dichiarato Guido Melis nella sua contro replica: «Le buone intenzioni del Governo contrastano con le cattive pratiche: ad esempio con l’inspiegabile comportamento della sovrintendenza archeologica di Cagliari, contraria a porre nuovi vincoli nonostante scavando le fondamenta dei nuovi palazzi siano state scoperte 431 nuove tombe».

http://www.altravoce.net/2008/07/25/betile.html

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